ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)

Papa Francesco testimone vero della gioia del vangelo

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Oggi 22 febbraio la Chiesa celebra la festa della cattedra di S. Pietro. La cattedra indica il ruolo primaziale di Pietro nel collegio degli apostoli, quando Gesù, gli assegna il compito di “pascere” il gregge. Oggi su questa cattedra siede papa Francesco ed essa brilla di una luce particolare che fa intravvedere lo Spirito all’opera nella Chiesa.

Evangelii Gaudium, Laudato Si’ e Amoris Laetitia. Gaudio, lode, letizia. Già il nome dei documenti del magistero del papa fanno chiaramente capire la fede in Dio e la fiducia nell’uomo che abitano il cuore sacerdotale di Francesco. Una gioia biblica emerge prepotentemente:” Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo”. Una gioia entrata nel mondo e che non è riservata solo ad un club esclusivo.

Chi parla sempre e solo di “dottrina” è un cristiano triste, e non può essere un buon testimone del vangelo che a proposito di testimoni così afferma di  Giovanni :” il discepolo che Gesù amava”. I discepoli si istruiscono prima di tutto con l’amore, volendogli bene, accogliendoli così come sono, facendo un tratto di strada con loro, “contagiandoli” con una coerente testimonianza di vita cristiana.

Se non:” rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”(AL) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Annunciare il vangelo senza coinvolgimento personale, è una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, e le pecore fuggiranno via da Lui.

«Dio nessuno l’ha mai visto, soltanto il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato». O è il Dio che si fa conoscere attraverso la Parola incarnata del Figlio dell’uomo, oppure questo Dio non è il Dio cristiano, ma un concetto, o addirittura uno strumento ideologico, ma non dice niente al nostro cuore. Il popolo di Dio ha bisogno di pastori che scaldano il cuore, non di istruzioni per l’uso. Un cuore caldo poi è come la creta, più facilmente malleabile e a poco a poco vengono fuori dei capolavori; un cuore riempito di istruzioni per l’uso è bello fuori, ma dentro non palpita e non si può in nessun modo plasmare.

A volte non solo non si vuole fare la fatica di conoscere il Dio di Gesù Cristo, ma spesso anche l’uomo; l’uomo è un impasto di fango e Spirito. Il fango è una cosa importante; è il sudore che vediamo ogni giorno nelle nostre strade; è il sangue che tante famiglie versano per arrivare con dignità alla fine del mese; è la “meravigliosa complicatezza” della vita. Lo Spirito ha bisogno di questo fango, ne ha bisogno la Chiesa, tutti noi ne ho bisogno; per non dimenticare mai che Tutto è Grazia.

“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Figli di Dio, in un certo senso, non si nasce, ma si diventa; si diventa accogliendo Gesù e imitando la sua vita di amore, che sono le beatitudini. Anche famiglia si diventa a poco a poco; e quando non ci si riesce per tanti motivi, rimangono le persone, per sempre immagine e somiglianza di Dio.

Spesso sprechiamo troppe energie per combattere il male:” La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Accogliere l’amore di Dio e poi subito manifestarlo a coloro che incontri, semplicemente con gioia e senza condizioni, come una confidenza del cuore. Amare senza condizioni. Abbiamo visto tante volte nelle nostre campagne che all’alba a poco a poco la luce si espande e le tenebre se ne vanno da sole. E’ solo la luce che scaccia le tenebre, perché le sovrasta, la legge le può sanzionare ma nulla più.

Il magistero di papa Francesco è una luce, “pericolosa”; basta entrare in una parrocchia, parlare con la gente per sperimentare come le persone si sentono rispettate, amate e incoraggiate dalle Sue parole e dal Suo esempio. Si sente quasi fisicamente la paternità e maternità della Chiesa.

Una testimonianza quella di papa Francesco, di vita, di fedeltà al vangelo e alla Tradizione della Chiesa (non ai precetti degli uomini). Una fede coerente con l’onestà, la sobrietà, la giustizia e la carità, che sa trasmettere alle nuove generazioni la gioia dell’incontro con il Risorto.

Chiediamo allo Spirito di irrompere ancora una volta nel cammino Chiesa di e nelle nostre paure. Lo Spirito ci chiama ad una originaria e sempre nuova identità alla quale ci dobbiamo con fiducia abbandonare. Lo Spirito ci dice che Gesù Cristo non è un guardiano di un fortino non è un punto di riferimento del passato, non è lo sgabello di ogni egoismo, anche ecclesiale, ma è garanzia del futuro.

Sappiamo bene che non esiste futuro senza memoria. La nostra memoria però non può più essere fatta di professioni di fede proclamate con la spada in mano, con la tendenza ad emarginare chi è più debole.

L’unità della Chiesa non si mantiene secondo un criterio di egoismo e col desiderio di alzare altre barriere, allargando ancora “il fossato di Gerico”.

La lingua del cristianesimo è una lingua universale; è una lingua di unità ma non di uniformità; Lo Spirito ci insegni a parlare questa lingua universale, ogni giorno della nostra vita.

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Author: ConAltriOcchi

"C'e' un solo modo di vedere le cose, finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" (Picasso)

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