ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Viaggio del Papa negli Emirati Arabi Uniti

Siamo fratelli pur essendo differenti” ha detto Papa Francesco nel videomessaggio  diffuso questa mattina, in vista del suo Viaggio Apostolico ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) dal 3 al 5 febbraio.

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Il pellegrinaggio del Papa risponde all’invito dello Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Principe ereditario di Abu Dhabi, a partecipare all’Incontro Interreligioso Internazionale su “Fraternità Umana”. Il Pontefice incontrerà anche la piccola comunità cattolica che vive negli Emirati Arabi.

Il tema scelto dal Vicariato Apostolico dell’Arabia meridionale è tratto dalla Preghiera di Pace di San Francesco: Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”, parole che esprimono speranza perchè il viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti possa diffondere la pace.

Quello di Papa Francesco è il primo pellegrinaggio in assoluto da parte di un Vescovo di Roma nella penisola arabica. Significativamente la visita arriva anche nell’anno in cui si celebra l’800° anniversario dell’incontro tra Francesco di Assisi e il Sultano Malik Al-Kamil, avvenuto in Egitto nel 1219.

Colpisce di questo viaggio, l’attesa gioiosa e piena di speranza che si registra in tutti gli ambiti religiosi e civili, dagli apparati governativi alla gente comune. Papa Francesco è riconosciuto come uomo di pace e grande autorità morale e spirituale. Francesco Vescovo di Roma, Papa cammina verso ogni uomo e ogni cultura, cosi’ come vorrà lo Spirito. Il dialogo si fa camminando, sottolinea spesso il Papa.

Il Dio di Gesu’ Cristo è il Dio dei cammini; percorriamo anche noi, ciascuno nella propria storia personale, il cammino nel dialogo interreligioso. Guardiamo oltre le difficoltà e le incomprensioni.

Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb12,1-2).

 

 


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Messaggio di Papa Francesco per la 53a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Lo scorso 23 gennaio, alla vigilia della festa di San Francesco di Sales, come da tradizione Papa Francesco ha consegnato il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che sarà celebrata domenica 2 giugno.

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Il tema, annunciato lo scorso settembre,  “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
Dalle social network communities alla comunità umana” è stato scelto dalla Lettera di San Paolo agli Efesini.

Nel Messaggio di quest’anno, il Santo Padre esorta a un corretto uso della rete e ad aprire la strada “al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza…”. Il Papa richiama anche l’attenzione sui rischi che possono correre le fasce più deboli e le nuove generazioni:Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”.

La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione di Papa Francesco per le nuove forme di comunicazione e, in particolare, per le Social Network dove il Pontefice è presente in prima persona.

In Vaticano sarà, inoltre, istituito un Osservatorio internazionale sul cyberbullismo.

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è l’unica giornata mondiale istituita dal Concilio Vaticano II (“Inter Mirifica”, 1963), e viene celebrata nei vari Paesi, su impulso dei vescovi, la domenica prima della Pentecoste. Il testo del Messaggio del Papa viene poi pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali fu istituita da San Paolo VI nel 1967 e il primo messaggio portava la data del 7 maggio.

Affermava Paolo VI: “Con quest’iniziativa, proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa, che si sente intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia, intende richiamare l’attenzione dei suoi figli e di tutti gli uomini di buona volontà sul vasto e complesso fenomeno dei moderni strumenti di comunicazione sociale, quali la stampa, il cinema, la radio e la televisione, che costituiscono una delle note più caratteristiche della civiltà odierna”.

La storia delle Giornata delle Comunicazioni Sociali ha accompagnato l’evoluzione della società e gli straordinari progressi degli strumenti di comunicazioni. La Chiesa si è da una parte messa in ascolto della società moderna, riconoscendone gli sviluppi positivi, e dall’altra ha posto l’attenzione sul pericolo di smarrire la centralità dell’uomo, a favore della tecnica che invece deve essere a suo servizio.


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Le fatiche del Signore nella storia degli uomini

Viaggio apostolico a Panama: Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua e Veglia di preghiera con i giovani del mondo 

Nella giornata di ieri il papa ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua con il rito della Dedicazione dell’altare.

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Due particolari significati hanno allora caratterizzato la cerimonia: la consacrazione dell’altare e l’incontro con sacerdoti, religiose, religiosi e laici consacrati. Partendo dal vangelo di Giovanni al capitolo 4, papa Francesco ha dedicato la sua omelia alla sete della donna samaritana e al viaggio di Gesù incontro agli uomini :”È relativamente facile per la nostra immaginazione, ossessionata dall’efficienza, contemplare ed entrare in comunione con l’attività del Signore, ma non sempre sappiamo o possiamo contemplare e accompagnare le “fatiche del Signore”, come se questa non fosse cosa di Dio. Il Signore si è affaticato, e in questa fatica trovano posto tante stanchezze dei nostri popoli e della nostra gente, delle nostre comunità e di tutti quelli che sono affaticati e oppressi” (cfr Mt 11,28).

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Alla sera la grande Veglia di preghiera con i giovani al Campo San Juan Pablo II, che  si è celebrata nel segno di Maria. Sul palco in bella vista c’era la mitria di San Oscar Romero, con il suo motto tanto significativo: «Sentire con la Chiesa».

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Sentire con la Chiesa dentro la storia, come ci testimonia la Madonna, che con tutta se stessa ha vissuto il suo tempo, come storia di amore con Dio :” La giovane di Nazaret  non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia”. Ecco, Maria, «la “influencer” di Dio. Con poche parole ha saputo dire “sì” e confidare nell’amore e nelle promesse di Dio, unica forza capace di fare nuove tutte le cose”.

Maria ricorda il papa ci aiuta anche a vivere la nostra storia così come è, debole, con tutta la sua fragilità e piccolezza e anche con le sue contraddizioni.

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Papa Francesco sottolinea con forza che “l’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità, però è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore”.

I giovani in particolare allora non devono aver paura della loro storia. Devono però essere messi in condizione di esprimersi:”Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro!”.

Senza lavoro, senza istruzione, senza comunità, senza famiglia. Questi quattro “senza” uccidono, scandisce papa Francesco.

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Ognuno di noi può mettere accanto al nome di Maria anche il proprio nome; ognuno di noi è ricolmato dell’amore di Dio; la Vergine lo è in pienezza, noi dobbiamo ancora lottare con il mistero del peccato che ci impedisce di accogliere totalmente l’amore di Dio. Noi però, siamo già totalmente amati da Dio, che non smette mai di tendere la sua mano misericordiosa verso di noi. Il primo Sì è quello di Dio verso Maria e verso tutti noi. Nessuno si senta mai escluso da questo Sì del Signore.


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Una fede provata ma semplice

Viaggio apostolico a Panama: Incontro con i vescovi, Liturgia penitenziale con i detenuti e Via Crucis con i giovani 

È stato un incontro molto importante, quello che il papa ha avuto con i vescovi centroamericani del Sedac, il Segretariato episcopale dell’America Centrale che da 75 anni comprende i vescovi delle Conferenze episcopali di Panamá, El Salvador, Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua.

Papa Francesco nel suo appassionato discorso ha indicato a loro e a tutta la Chiesa universale, la grande testimonianza di  Sant’Oscar Romero, per  parlare  alla gente del Centro America il cui “volto povero” dice una fede “provata ma semplice” per “ampliare la visione” e “unire gli sforzi” nel servizio al vangelo.

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Vivere le opere di misericordia, non come “elemosina” ma come “vocazione”. Il cardinale Antonio Quarracino – racconta il papa parlando del suo predecessore a Buenos Aires  – diceva che era candidato al Premio Nobel per la fedeltà; eppure Romero – come tanti vescovi – fu considerato una brutta parola, sospettato, scomunicato anche nelle chiacchiere private di tanti vescovi. “Sentire con la Chiesa” fu la bussola che ha segnato la sua vita nella fedeltà, anche nei momenti “più turbolenti”, sfociata in una “dedizione martiriale nel servizio quotidiano.

Papa Francesco ha ricordato come il Sentire con la Chiesa di Romero fosse una concreta attuazione del rinnovamento del Concilio Vaticano II.

Ascoltare il Concilio e ascoltare il Popolo di Dio, questo fanno i Pastori che cercano il Signore; ascoltano il battito del cuore del loro popolo, sentono l’odore della loro gente, e insieme camminano verso il Risorto.

A questo proposito papa Francesco ha ricordato la kenosis di Cristo, che ha svuotato sè stesso, prendendo forma di servo per divenire simile agli uomini. Per fare questo, la Chiesa e i suoi Pastori  devono  essere necessariamente poveri, umili, non autosufficienti, e che sanno commuoversi davanti le ferite le  mondo.

Nella Chiesa Cristo vive tra di noi, e perciò essa dev’essere umile e povera, perché una Chiesa arrogante, una chiesa piena di orgoglio, una Chiesa autosufficiente non è la Chiesa della kenosis.

Una Chiesa che vive per strada, rubando alla strada tanti giovani sedotti da venditori di fumo, gente senza scrupolo che vende loro illusioni e morte.

L’America centrale deve riscoprire la propria  forza e la propria dignità :” la vostra gente  non è la serie B della società e di nessuno”.

Anche verso il fenomeno migratorio, così drammaticamente importante nel continente latino- americano, la Chiesa dice il papa, deve sempre esprimere la Sua maternità. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono i quattro verbi dei cristiani. I sacerdoti superando la piaga del clericalismo devono essere in prima linea a fianco del loro popolo, con la “centralità della compassione.

Papa Francesco ha esortato anche i vescovi, con parole molto forti, ad avere sempre la porta aperta per i loro sacerdoti, rifuggendo dalla mondanità spirituale, esprimendo pienamente la paternità.

Una Chiesa che non vuole che la sua forza stia – come diceva Mons. Romero – nell’appoggio dei potenti o della politica, ma che si svincoli con nobiltà per camminare sorretta unicamente dalle braccia del Crocifisso, che è la sua vera forza.

Nel Centro de Cumplimiento de Menores Las Garzas de Pacora  il papa ha celebrato una Liturgia penitenziale con i detenuti.

 «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro» (Lc 15,2), è il versetto biblico spunto per la Sua Omelia.

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Dio ci accoglie così come siamo. Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.

Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.

Credere in un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una elite, una struttura chiusa che non accoglie come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.

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Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.

Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco – alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.

Gesù non ha paura di avvicinarsi a coloro che, per mille ragioni, portavano il peso dell’odio sociale. Gesù si avvicina e si compromette, mette in gioco la sua reputazione e invita sempre a guardare un orizzonte capace di rinnovare la vita, di rinnovare la storia.

Amici, dice il papa ai detenuti:” ognuno di noi è molto di più delle “etichette che gli mettono; è molto di più degli aggettivi che vogliono darci, è molto di più della condanna che ci hanno imposto. Tutti, lottate, lottate – ma non tra di voi, per favore! –, per che cosa?, per cercare e trovare strade di inserimento e di trasformazione. E questo il Signore lo benedice. Questo il Signore lo sostiene e questo il Signore lo accompagna.”

Alla sera poi papa Francesco a celebrato la Via Crucis con i giovani, nel Campo Santa Maria la Antigua – Cinta Costera . “Camminare con Gesù sarà sempre una grazia e un rischio”, è stato il filo conduttore della Sua meditazione.

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La Via Crucis di Gesù oggi ancora si prolunga, in tante drammatiche situazioni; la tentazione è quella di dire :” È più facile e “paga di più” essere amici nella vittoria e nella gloria, nel successo e nell’applauso; è più facile stare vicino a chi è considerato popolare e vincente”.

 Gesù è ancora un uomo solo. La forza di Maria ci è necessaria per stare sotto la croce:” Contempliamo Maria, donna forte. Da Lei vogliamo imparare a rimanere in piedi accanto alla croce. Con la sua stessa decisione e il suo coraggio, senza evasioni o miraggi.”

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Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. Un incontro del Sangue e delle lacrime, lungo il Calvario e ai piedi della Croce.


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Eyes that search

Reflections on Gospel of III Ordinary Sunday, Year C

don Francesco

The eyes of all were fixed on Him” is the way the evangelist Luke narrates what happened after Jesus had proclaimed the Word from the scroll of Isaiah.

We also know from the Gospels that Jesus desired to see Zacchaeus and Zacchaeus desired to see Jesus. Ultimately, Christian life is the outcome of these glances. God and human look for each other because they have nostalgia for each other. It’s not a Christian life to look at oneself and never at others. It’s not a Christian life first of all to look at one’s own sins. It’s not a Christian life to look at only at norms or regulations. Jesus first of all looks at the person and his needs that which he lacks to be fully human. All of us must always recover a positive look at ourselves and at others, to grow in our image and likeness of God.

Jesus, then, calls you by name, loves properly you with your personal history, your contradictory aspects, your joys and your sorrows. I would like to enter into your house and sit at the table, to live not with a judgment but with a profound intimacy. The Christian life is an intimate relationship with God the Father, revealed by Jesus on the other hand, not a list of humiliating sins to be confessed nor a mortifying punishment to be expiated. The love of God, His mercy are the foundations of everything and prevents everything. “Today this Scripture has been fulfilled in your hearing.” Not tomorrow nor after the resurrection but today, in daily occurrences, in breaking every day’s bread we already enjoy the presence of God, we enjoy the presence of the Spirit in the anticipation of the ultimate fulfillment.

Those who had fixed their eyes on Jesus felt loved by Him as one day felt by Peter and Paul, woman aught in adultery or the born blind person, Zacchaeus, or many others as narrated in the Bible.

Feeling loved is the real beginning of the conversion which has its foundation in Christ. The ‘conversions’ based on norms or moral principles result in fanaticism, rigidity or elite form of pseudo Christianity. Those who feel  loved by Lord, find the strength to break open pessimism and are no more slaves to their poverty but become free humans.

There’s need to live the life of grace, which is life in accordance with Beatitudes with free hands and heart that feels loved, ready to love.


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寻求对方的目光

丙年常年期第三主日的福音默想

方济各神父

“会堂内众人的眼睛都注视着祂!”。圣史路加在他的福音里这样描写耶稣刚宣讲了依撒意亚书卷的圣言之后所发生的事。

我们从福音也知道耶稣想见匝凱,而匝凱也想见耶稣。基督信徒的生活,说到底就是这种目光的效果天主和人类寻求对方,因为他们彼此想念。只看到自己,而从不看到别人,不是基督信徒的生活;首先看到自己的罪过,不是基督信徒的生活;只看规则与规章,不是基督信徒的生活。耶稣首先看人和他的需要,他还缺什么,好成为圆满的人。我们所有的人都必须经常恢复一个对我们自己和对别人的积极目光,以便我们按照天主的肖像与模样成长

然后耶稣叫你的名字;我就是喜欢你,你那个个人的故事、你矛盾的方面、你的喜悦和你的痛苦。我想进入你家里,作为你的座上客,度一个不是判断,而是有深入亲密关系的生活。基督信徒的生活是一个与被耶稣启示的天父的亲密关系;不是一个要告罪的羞辱名单,或要赎罪的屈辱惩罚。天主的爱,祂的慈悲总是一切的基础,并可预防一切。“你们刚才听过的这段圣经,今天应验了”不是明天,不是复活之后,而是今天,在日常生活内,在掰开日用的食粮时,我们已享有天主的临在,享有圣神的临在,等待最终的完成

那些把眼睛一直盯在祂身上的人,感受到被爱,如同圣伯多禄与圣保禄、淫妇、或胎生瞎子、匝凱和圣经上许多别的人物曾经感受到的一样。

感到被爱,是以基督为基础的所有归化的真正开始。在规则或道德原则上所建立的“归化”产生狂热、僵硬、伪基督教的精英形式那些感受到被天主爱上的人,就能找到打破悲观主义的力量,不再是他们贫困的奴隶,但成为自由的人。

我们必须自由自在地,并以感到被爱及拥有爱的心,度一个恩典的,也就是真福八端的生活。


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Sguardi che si cercano

Riflessioni sul Vangelo della Domenica Terza del Tempo ordinario anno C

don Francesco Pesce

“Gli occhi di tutti erano fissi su di Lui!”. Così l’evangelista Luca descrive nel Vangelo ciò che accadeva dopo che Gesù aveva appena proclamata la Parola del rotolo di Isaia.

Sappiamo anche dai Vangeli che Gesù desidera vedere Zaccheo e Zaccheo desidera vedere Gesù. La vita cristiana in fondo è il risultato di questi sguardi. Dio e l’uomo si cercano perché hanno nostalgia l’uno dell’altro. Non è vita cristiana, guardarsi addosso e non vedere mai gli altri; non è vita cristiana guardare prima di tutto i propri peccati ; non è vita cristiana guardare solo le norme e i regolamenti. Gesù guarda prima di tutto la persona e i suoi bisogni, quello che ancora gli manca per essere pienamente uomo. Tutti noi dobbiamo sempre recuperare uno sguardo positivo su noi stessi e sugli altri, per crescere nella nostra immagine e somiglianza con Dio.

Gesù poi ti chiama per nome; voglio bene proprio a te, con quella storia personale, con i tuoi aspetti contraddittori, le tue gioie e i tuoi dolori. Desidero entrare in casa tua e mettermi alla tua tavola, vivere non un giudizio ma una profonda intimità. La vita cristiana è relazione intima con Dio Padre, rivelato da Gesù; non è l’umiliante elenco dei peccati da confessare, o la mortificante pena da espiare. L’Amore di Dio, la sua Misericordia sono sempre a fondamento di tutto, e tutto prevengono. “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltata”. Non domani, non dopo la resurrezione, ma oggi, nella quotidianità, nello spezzare il pane quotidiano, noi già godiamo della presenza di Dio, godiamo della presenza dello Spirito nell’Attesa del compimento finale.

Coloro che tenevano fissi lo sguardo su di Lui si sono sentiti amati, come un giorno lo furono Pietro e Paolo, come lo è stata l’adultera, o il cieco nato, Zaccheo e tantissimi altri raccontati nella Bibbia.

Sentirsi amati è il vero inizio di ogni conversione che abbia il fondamento in Cristo. Le “conversioni” fondate sulle norme o sui principii morali, producono fanatismo, rigidità, forme elitarie di pseudo cristianesimo. Coloro che si sentono amati dal Signore, allora trovano la forza di rompere con il pessimismo, e non sono più schiavi delle loro povertà, ma diventano uomini liberi.

Bisogna vivere la vita della Grazia, che sono le Beatitudini, con le mani libere e il cuore che si sente amato e ama.