ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Maria donna dell’Avvento e di ogni tempo

Tempo di Avvento

L’angelo Gabriele entrò da LeiIl signore entra nelle nostre case, nella ferialità e quotidianità delle nostre vite. Dio si manifesta non soltanto nei grandi momenti della storia, ma soprattutto, negli incontri di ogni giorno, nei piccoli – grandi doni quotidiani.

La prima parola dell’angelo non è un semplice saluto, ma la parola di cui tutti abbiamo bisogno: la gioia. Rallegrati, gioisci, sii contenta.Come sarebbero migliori e più evangeliche le nostre comunità cristiane se avessero al centro questa gioia da annunciare, che sarà poi compiuta nella notte di Natale.

La seconda parola dell’angelo ci dice anche il perché della gioia: sei piena di grazia. Ognuno di noi può mettere accanto al nome di Maria anche il proprio nome; ognuno di noi è ricolmato dell’amore di Dio; la Vergine lo è in pienezza, noi dobbiamo ancora lottare con il mistero del peccato che ci impedisce di accogliere totalmente l’amore di Dio.Noi però pur nelle tenebre del peccato, siamo già totalmente amati da Dio, che non smette mai di tendere la sua mano misericordiosa verso di noi. Il primo Sì è quello di Dio verso Maria e verso tutti noi. Nessuno si senta mai escluso da questo Sì del Signore.

Maria risponde alla sua vocazione, con grande umanità e con grande fede. Non risponde con un sì forte e isolato dalla vita concreta; Ella vuole capire, desidera riflettere; Maria ha sostenuto la sua fede con il servizio della ragione; si è servita anche della esuberanza della sua adolescenza; nel suo sì definitivo è entrata tutta la concretezza della sua vita di donna. Questo è una grande testimonianza per noi, a volte rinchiusi in un comodo spiritualismo disincarnato che ti fa stare al riparo dalla complicatezza della vita e alla fine ti deresponsabilizza.

Eccomi,come hanno detto tutti coloro che hanno ascoltato la voce di Dio;sono la serva del Signore. Sono disposto cioè non ad essere uno schiavo o un servo di un padrone, ma voglio vivere la mia vita come collaboratore di una grande gioia che sarà di tutto il popolo come ascolteremo nella notte di Natale.

Oggi Maria ha detto il suo sì. Davanti alla croce di Suo figlio rimarrà in silenzio, un silenzio bagnato di lacrime. Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. Un incontro del Sangue e delle lacrime, lungo il Calvario e ai piedi della Croce.Ci vogliono le lacrime della Madonna, ci vuole la sua Pietà per abbattere la durezza dei nostri cuori. Oggi diciamo tutti sì alla vita, una vita redenta dal sangue del Figlio e protetta giorno dopo giorno dalle lacrime di Maria


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I cattolici cinesi e la devozione a Maria

Oggi la Chiesa celebra la festa liturgica del Cuore Immacolato di Maria, istituita da Papa Pio XII nel 1944. Qualche anno prima, nel 1942, il Pontefice aveva consacrato il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. Recita il Vangelo secondo Luca: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc. 2,19). Nelle apparizioni e nel messaggio di Fatima, la devozione al Cuore Immacolato di Maria è centrale. Il 13 giugno 1917, nella seconda apparizione, la Vergine si riferisce al suo Cuore Immacolato come “rifugio e cammino” che condurrà a Dio.

In questo giorno che celebra questa bella devozione popolare di amore alla Madonna, postiamo alcune foto che abbiamo ricevuto nelle scorse settimane dai nostri carissimi  fratelli e sorelle della Chiesa in Cina, che come da tradizione, per tutto il mese di maggio, si sono recati in pellegrinaggio in diversi santuari mariani. Tra essi anche il santuario dedicato a Maria, Aiuto dei Cristiani, che si trova a Sheshan, a una trentina di chilometri da Shanghai. Papa Benedetto XVI nella sua Lettera ai Cattolici Cinesi (2007) ha indetto una giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, da celebrarsi ogni anno il 24 maggio, appunto festa di Maria Ausiliatrice, invitando i cattolici cinesi a recarsi in pellegrinaggio in questo importante santuario. Oltre a visitare Sheshan, diversi gruppi parrocchiali si sono organizzati per recarsi nei tanti santuari mariani sparsi per la Cina (Fujian, Jiangxi, Shanxi, Shaanxi – vedi foto). Il 12 maggio in particolare, la Chiesa cinese ha festeggiato la festa di Nostra Signora della Cina (中华圣母), che si celebra ogni anno nella seconda domenica di maggio, in coincidenza della Festa della Mamma.

Chiediamo l’intercessione di Maria, Regina della Cina, affinchè vegli sull’amato Popolo cinese e la Chiesa in Cina e li protegga sempre.

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Foto/Photos: ©Francesco Pesce / ConAltriOcchi Blog


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Grandezza e piccolezza nell’Ascensione e nel messaggio di Fatima

Oggi la Chiesa celebra la Festa della Ascensione che, cadendo quest’anno il 13 maggio, coincide anche con la memoria liturgica della Madonna di Fatima, stabilita nel giorno della prima apparizione della Vergine ai tre pastorelli, nel 1917. Nell’Ascensione di Gesù e nel messaggio di Fatima troviamo la grandezza e piccolezza di Dio che parla e si manifesta agli uomini.

Il Signore Gesù ascende al cielo. Dio che è sceso nel mondo facendosi piccolo, facendosi bambino, è ora elevato in cielo. Gesù, che ha condiviso tutto con noi (tranne il peccato), comprese la fragilità di essere un bimbo bisognoso di tutto, la debolezza del corpo fisico, la sofferenza e l’umiliazione, fino alla morte, non è più fisicamente con noi. E’ nel Mistero della Gloria del Padre, non abita più soltanto il tempo e lo spazio, li supera, quindi è sempre presente in mezzo a noi e ci rende più vicini al cuore del Padre. Nello stesso tempo, l’Ascensione inaugura la “grande” missione della Chiesa nel mondo, l’annuncio della Buona Notizia a tutti i popoli, come ha ricordato Papa Francesco oggi durante il Regina Coeli: “Gesù risorto e asceso al cielo manda i suoi discepoli a diffondere il Vangelo in tutto il mondo. Pertanto, l’Ascensione ci esorta ad alzare lo sguardo al cielo, per poi rivolgerlo subito alla terra, attuando i compiti che il Signore risorto ci affida“.

 

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La domenica,  giorno della Resurrezione, e per di più la solennità dell’Ascensione , “prevalgono” sulle altre memorie liturgiche e sono il centro della riflessione e della vita cristiana di questa giornata. Tuttavia, è bello ricordare e pregare anche la Madonna di Fatima in questo giorno particolare. Così il Papa su twitter: “Beata Vergine di Fatima, volgi il tuo sguardo su di noi, sulle nostre famiglie, sul nostro Paese, sul mondo“.

Il 13 maggio 1917 la Vergine è apparsa a tre bambini, semplici pastorelli, lasciando loro un messaggio di pace universale, una profezia per la Chiesa, che ci interpella ancora oggi. “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa” – disse Papa Benedetto nell’omelia della Messa il 13 maggio 2010, in occasione del suo Viaggio Apostolico in Portogallo. Quindi un messaggio semplice, ma ancora valido dopo più di 100 anni.

 

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© Francesco Pesce / ConAltriOcchi Blog

 

L’anno scorso la Chiesa ha celebrato il centenario delle apparizioni, con tante iniziative in diversi diocesi del mondo, tra cui in Cina (foto).  In occasione del centenario, il Papa ha canonizzato i due dei pastorelli, Giacinta e Francisco, che erano scomparsi ancora bambini, qualche anno dopo le apparizioni. Suor Lucia, l’ultima veggente di Fatima entrata in clausura, è morta nel 2005 a 97 anni. La statua della Madonna pellegrina e le reliquie dei santi pastorelli sono stati portati in pellegrinaggio in varie parti d’Italia durante il centenario, anche al Santuario del Divino Amore Roma e in Vaticano, dove dopo la processione per Via della Conciliazione è stata celebrata la Messa in San Pietro (foto).

 

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© Francesco Pesce / ConAltriOcchi Blog

 

Se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani” – ha detto Papa Francesco all’inizio del suo pellegrinaggio a Fatima l’anno scorso, ripetendo una frase del Beato Paolo VI. Portiamo questa esortazione nel cuore e, come Maria, teniamo lo sguardo fisso su Gesù, annunciando il Vangelo e testimoniando la fede nella vita di tutti i giorni.


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I cattolici cinesi celebrano la festa di Nostra Signora della Cina

Come ogni anno, alla vigilia della Festa della Mamma – che cade la seconda domenica di maggio – i cattolici cinesi celebrano la festa di Nostra Signora della Cina (中华圣母, letteralmente “Santa Madre della Cina”). Ringraziamo due comunità cattoliche nella provincia dell’ Hebei per averci mandato delle belle foto della celebrazione che hanno svolto oggi.

 

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Secondo la tradizione, nel 1900, durante la rivolta dei Boxer , la Madonna è apparsa nel villaggio di Donglü (Hebei), a circa 150 km da Pechino. I cattolici del villaggio, attaccati dai boxer, invocarono la protezione di Maria, che apparve luminosa e vestita di bianco, e attribuirono la loro salvezza alla sua intercessione. Da quel momento Donglü è diventato un centro di grande devozione mariana. Nel 1908, un quadro della Vergine con in braccio Gesù Bambino, circondati dai fedeli del villaggio, fu posto sopra l’altare della chiesa a rappresentare “Nostra Signora di Donglü”. Il quadro fu poi sostituito da un’altra immagine di Maria seduta su un trono e Gesù Bambino alla sua sinistra, in abiti imperiali. L’immagine è venerata come Maria Regina della Cina (中华之后).

Papa Pio XI riconobbe il santuario di Donglü come luogo di pellegrinaggio e Pio XII approvò la festività di Nostra Signora della Cina nel calendario liturgico, la cui data fu  modificata dopo il Concilio Vaticano II e fissata il giorno prima della seconda domenica di maggio. Il santuario di Donglü fu distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Una chiesa imponente è stata ricostruita e consacrata nei primi anni ’90.

 

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  © Francesco Pesce / ConAltriOcchi Blog

 

E’ ormai noto che i cattolici cinesi hanno un grande amore verso la Madonna. Papa Benedetto XVI nella sua Lettera ai Cattolici Cinesi (2007) ha indetto una giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, da celebrarsi ogni anno il 24 maggio, festa di Maria Aiuto dei Cristiani. Nella Lettera il Papa invita i cattolici a recarsi in pellegrinaggio al santuario mariano di Sheshan, vicino a Shanghai, dedicato appunto a Maria Ausiliatrice, e molto caro alla devozione popolare.

Nel mese di maggio, sono tanti i cattolici che  offrono ancora di più gesti di devozione alla Madre di Dio, sopratutto con la preghiera del Rosario e i pellegrinaggi. Condividiamo alcune immagini che ci possono aiutare a capire meglio la devozione mariana in Cina.

 

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    © Francesco Pesce / ConAltriOcchi Blog 

 

Maria Regina della Cina prega per noi!

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San Benedetto Giuseppe Labre testimone del Risorto

Oggi la Chiesa celebra la memoria di San Benedetto Giuseppe Labre  , “Il pellegrino della Madonna”, “Il povero delle Quarantore”, “Il penitente del Colosseo”, “Il nuovo sant’Alessio”. Così il popolo romano chiamava Benedetto Giuseppe Labre, che morì a Roma a 35 anni. Un francese che trascorse parte della sua breve vita come pellegrino, sostando in preghiera davanti alle immagini più care della Madonna e davanti all’Eucarestia.

San Benedetto Giuseppe  Labre ci sorregge in quella grande avventura dello Spirito che è la nostra vita di fede

Ha testimoniato   che la Parola di Dio è una Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia e che carezza come un vento leggero la nostra vita, spesso così difficile in tante giornate.

Ha testimoniato che la Parola di Dio è una Parola efficace che opera ciò per cui era stata mandata.

Ha testimoniato che la Parola di Dio porta in sé il gemito di ogni carne in cammino verso la pienezza, di Dio.

Ha testimoniato qui a Roma che una Chiesa in preghiera con Pietro e per Pietro è una Chiesa in cammino verso il Risorto.

Ha testimoniato come Profeta, la sofferenza della incomprensione e anche della derisione dei profeti di sventura.

Ha testimoniato la gioia del Natale con la sua devozione alla Santa Famiglia

Ha testimoniato che l’eucarestia non è un rito ma uno stile di vita, di vita eterna.

La sua testimonianza continua   lungo i secoli.

La nostra società vuole ispirarsi ai grandi principi dell’uguaglianza e della fraternità, cari all’Illuminismo, e ai principi cristiani, ma si trova a compiere una impossibile quadratura del cerchio. Fa finta di voler inserire in sé, dentro le proprie città, l’escluso, (l’immigrato, il clandestino, il senza fissa dimora, il carcerato) ma non ci riesce; perché non ci riesce?

 Non ci riesce perché dovrebbe contestare se stessa, nei propri principi costitutivi, e non ne ha il coraggio, anzi meglio non ne abbiamo il coraggio.

San Benedetto Giuseppe Labre ha avuto il coraggio di contestare se stesso, la società e la Chiesa del suo tempo;

Oggi siamo in tempi di grande inquietudine. Ci sono vari tipi di inquietudini. Ci sono purtroppo inquietudini non sane, cattive, violente, razziste, egoiste, borghesi.

La sana inquietudine invece nasce dal desiderio di allargare i confini delle nostre città, perché ci sia posto anche per quelli che sono esclusi e nasce dalla necessità di aggiornare le regole della nostra società, perché la violenza non nasca da dentro di noi; già sta succedendo.

Questa sana inquietudine, morale, giuridica, politica, religiosa, è l’ultimo lembo della nostra dignità.

San Benedetto Giuseppe Labre è anche un testimone della dignità dell’uomo, di ogni uomo.

Ci testimonia che Gesù è andato fra i lebbrosi di ogni tempo, per insegnare loro a smettere di dirsi immondi, a guardare le nostre città e scoprire che sono loro molto spesso immonde. Questa è la rivoluzione cristiana, il capovolgimento.

Chiediamo a San Benedetto Giuseppe  Labre di intercedere affinchè nessuno di noi trasformi Gesù in un profeta accomodante a misura delle nostre società.

Chiediamogli di intercedere presso il Signore per allargare i nostri confini, i nostri spazi, i nostri cuori, per accogliere i piccoli di ogni tempo.


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Se Tu squarciassi i cieli e scendessi (Is 63,19): il Tempo di Avvento

L’Avvento non è una prima di tutto una preparazione al Natale, ma una contemplazione della seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi. Noi viviamo i nostri giorni tra due avvenimenti; un fatto già avvenuto, la nascita, e un altro atteso, il suo ritorno alla fine della storia. Noi anche celebriamo l’eucarestia, “nell’Attesa della Sua venuta”.

L’Avvento si estende per quattro settimane nel quale il colore liturgico è il viola, riservato ai tempi di attesa (Avvento e Quaresima) e di dolore (morte).  Si distingue la terza domenica, detta domenica Gaudete/Rallegratevi, dalla prima parola dell’antifona d’ingresso, in cui nel medioevo si interrompeva il digiuno di Avvento, simile a quello di Quaresima per l’ormai prossimo Natale. Durante il periodo di Avvento non si canta il Gloria,che esprimerà la gioia degli angeli e di tutta la creazione nella notte di Natale,  mentre rimane il canto dell’Alleluia, come espressione del già e non ancoradel tempo in cui viviamo.

Nel 490 il vescovo di Tours ordinò che il periodo prima di Natale diventasse un tempo penitenziale nella Chiesa Franca dell’Europa Occidentale, e ordinò un digiuno di tre giorni ogni settimana a partire dall’11 novembre, festa di S. Martino di Tours protettore della sua città. Tra la festa di San Martino e il Natale ci sono 40 giorni. Questo numero di giorni   ricordava il  tempo dei 40 giorni della Quaresima, come anche  i 40 giorni e le 40 notti di Mosè sul monte Sinai (Es 24,18; 34,28). Ecco perché il tempo di Avvento fu anche denominato   Quadragesima Sancti Martini o anche Quaresima e  digiuno  di 40 giorni di San Martino. Come la Pasqua era preceduta dalla Quaresima di penitenza, così anche il Natale era preceduto dalla Quaresima di San Martino. Si viveva la gioia della venuta del Messia con una attenzione penitenziale.

Un secolo dopo (sec. VI) anche nella Chiesa di Roma viene introdotto il Tempo di Avvento, con un tono prevalentemente gioioso sviluppando di più l’aspetto di preparazione al Natale.  Nel sec. XIII, alla fine del Medio Evo, i due aspetti della liturgia gallicana e romana trovarono una sintesi tra aspetto penitenziale e festoso. Ancora oggi fondamentalmente si mantiene questo equilibrio grazie alla riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II e da Paolo VI.

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Il  nostro  compito di cristiani del ventunesimo secolo  è quello di tenere alta  e luminosa la fede nel Dio di Gesù Cristo, tra poco bambino, crocifisso e risorto. Dobbiamo anche mantenere , e non è un compito secondario,  la fede in un mondo di giustizia e di pace di cui nel tempo di Avvento ci parleranno i profeti. Noi crediamo che sia necessario, l’amore, il volersi bene nella città, cioè nelle nostre metropolitane, nei nostri palazzi, nei nostri luoghi di lavoro; crediamo che sia non solo importante, ma necessario.

Non basta più che nel mondo ci siano le anime buone che si dedicano alle opere buone. Ogni potere ha sempre avuto bisogno di qualche anima buona. Nella logica del potere   qualcuno che si dedica alla giustizia è un ottimo paravento, per fare più comodamente i propri affari!

Ascolteremo in questo tempo di Avvento, il grido di Giovanni Battista : «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte abbassato; le vie tortuose diventeranno diritte e quelle impervie, spianate». La voce ci parla di un mondo duro e difficile, violento in tanti giorni della storia.  Le montagne insuperabili oggi sono quei muri che tagliano in due le città, le nazioni, le speranze di tanta povera gente. I burroni scoscesi sono la disperazione di molti che attendevano carità e hanno trovato leggi disumane e spietate. Il profeta però vede oltre, vede strade che corrono diritte e piane, burroni colmati, monti spianati. Il profeta vede le speranze mai sconfitte degli uomini. Vede soprattutto il sole che sorge sulle notti di tante persone e di tanti popoli.

Il profeta garantisce: «Ogni uomo vedrà la salvezza». Dio viene e non si fermerà davanti ai burroni o alle montagne, e neanche ai cuori di pietra.  Perché :” un bambino è nato per noi; ci è stato dato un figlio”.(Is 9,5)


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Maria Regina della Cina Nostra Signora di Sheshan

Domenica scorsa papa Francesco alla preghiera del Regina Coeli ha chiesto di unirsi alla preghiera dei cattolici cinesi, nel giorno della festa del 24 maggio nella Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, instaurata da Benedetto XVI.

Nel santuario cinese di Sheshan, dove la Vergine Maria “Aiuto dei cristiani” è molto venerata dai cattolici in Cina, Maria sorregge in alto il suo Figlio, presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto di amore e misericordia. Amore e misericordia sono le strade principali dove il vangelo cammina e si incarna nel grande mondo cinese.

Ogni anno nel santuario pregano migliaia di cinesi soprattutto in occasione della festa di Nostra Signora di Sheshan, che è anche la patrona della Cina.  Papa Benedetto XVI ha scritto  la preghiera alla Vergine di Sheshan, affidandole tutta la Cina. E sempre alla Vergine lo stesso Benedetto XVI aveva affidato la chiesa in Cina nella lettera ai vescovi, ai presbiteri alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa Cattolica nella Repubblica Popolare Cinese, chiedendo che il giorno della memoria liturgica della Madonna di Sheshan, il 24 maggio, diventasse in tutto il mondo giornata di vicinanza e di preghiera per la Chiesa in Cina.

La chiesa dedicata alla Vergine è stata costruita nel XIX secolo e si trova  in cima a una collina a pochi chilometri a sudovest di Shanghai. La devozione a Maria in Cina è sempre stata ed è ancora oggi un fattore determinante di unità nella chiesa.

Chiediamo in questo tempo di Pasqua alle soglie della Pentecoste, allo Spirito di irrompere ancora una volta nella amata Chiesa di Cina. Lo Spirito ci chiama ad una originaria e sempre nuova identità alla quale ci dobbiamo con fiducia abbandonare. Lo Spirito ci dice che Gesù Cristo non è un guardiano di un fortino non è un punto di riferimento del passato, non è lo sgabello di ogni egoismo, anche ecclesiale, ma è garanzia del futuro.

Sappiamo bene che anche nella chiesa in Cina, non esiste futuro senza memoria. La nostra memoria però non può più essere fatta di professioni di fede proclamate con la spada in mano, con la tendenza a scomunicare gli altri che non la pensano come noi.

L’unità della Chiesa in Cina non si può fare secondo un criterio di egoismo e col desiderio di alzare altre barriere, allargando ancora “il fossato di Gerico”. Si fa con il soccorso dello Spirito e la preghiera con Maria. La lingua del cristianesimo è una lingua universale; è una lingua di unità e non di uniformità; Lo Spirito ci insegni a parlare questa lingua universale, anche nella grande nazione cinese.


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Il Papa a Fatima: Dio perdona tutto, la paura non si addice all’amato

Dopo essere arrivato questo pomeriggio a Fatima e aver pregato alla cappella delle apparizioni, Papa Francesco è tornato in serata al popolare santuario per la benedizione delle candele e la recita del rosario, secondo quanto indicato dal programma ufficiale del Vaticano.

Il pellegrinaggio del Papa avviene in occasione del centenario delle apparizioni della Vergine ai tre pastorelli – i beati Giacinta e Francisco, che saranno canonizzati domani – e suor Lucia, l’ultima veggente di Fatima scomparsa nel 2005 a 97 anni. Appena arrivato nel santuario, di nuovo il pontefice si è fermato in silenzio e preghiera di fronte alla piccola e amata statua della Madonna, nella cappellina del santuario che ogni anno accoglie milioni di pellegrini da tutto il mondo. Quello stesso luogo dove in quel lontano 13 maggio 1917 la Vergine è apparsa a tre semplici bambini, che oggi è gremito da una folla immensa di pellegrini.

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Il Papa ha poi presieduto il rito della benedizione delle candele, accompagnato dal canto del coro. La spianata del santuario è gremita di pellegrini, che ancora nella tarda serata continuano ad arrivare nella piazza. “Se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani” – dice Papa Francesco all’inizio del suo saluto. Secondo Francesco, dobbiamo riconoscere il legame provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù e ci apre la via che ci conduce a Lui. Quando recitiamo il rosario in questo luogo benedetto e in ogni altro luogo, “il Vangelo riprende la sua strada nella vita di ognuno, delle famiglie e del mondo” – continua il Papa. Francesco ci invita a essere pellegrini con Maria, “maestra di vita spirituale”, la prima che ha seguito Cristo lungo la via stretta della croce donandoci l’esempio.

Come non si stanca di ricordarci dall’inizio del pontificato, il Papa ci esorta ad “anteporre la misericordia al giudizio”. Ma precisa che la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha preso il nostro peccato su di sé, pagando per noi sulla croce. In questo modo – continua Francesco – nella fede che ci unisce alla croce di Cristo siamo liberi dai nostri peccati. Mettiamo dunque da parte ogni forma di paura e di timore perché “non si addice a chi è amato”.  Ci ricorda con forza, ancora una volta, Francesco: “Dio perdona sempre, perdona tutto”. Presi per mano dalla Vergine Madre e sotto il suo sguardo possiamo cantare con gioia “le misericordie del Signore” e ciascuno di noi può gioire nel Signore, per la misericordia che ha avuto verso tutto i tuoi santi, l’intero popolo, e che è arrivata anche a me.
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Una folla silenziosa alla luce delle candele appena benedette dal Papa recita ora il Santo Rosario, dopo il quale verrà celebrata la Messa, presieduta dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Domani in mattinata il Papa celebrerà la Messa durante la quale Giacinta e Francisco verranno proclamati santi.

 


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Papa Francesco pellegrino ai piedi di Nostra Signora di Fatima

L’aereo con a bordo il papa è partito da Roma ed è arrivato a Fatima. Si tratta del 19° viaggio apostolico di Francesco fuori dall’Italia. “Chiedo a tutti di unirsi a me, come pellegrini di speranza e di pace, le vostre mani in preghiera continuino a sostenere le mie”. In  un messaggio rivolto al Presidente della Repubblica, italiana così ha scritto: “Nel lasciare il suolo italiano per recarmi in Portogallo in occasione del centenario delle apparizioni della beata Vergine Maria a Fatima, mi è caro rivolgere a lei signor Presidente il mio deferente saluto e mentre mi accingo ad incontrare pellegrini e specialmente malati che da tutto il mondo accorrono in quel santuario mariano per trovare luce e speranza invoco la benedizione del Signore sull’intera nazione italiana in particolare su quanti soffrono nel corpo e nello spirito”.

Ricevendo alcuni giorni fa il Pontificio Collegio Portoghese papa Francesco ha esplicitato il motivo profondo del suo pellegrinaggio: “porterò un augurio di pace e speranza al mondo”.

“La Madonna di Fatima ha dato ai pastorelli un messaggio contro corrente – ha detto ieri il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin -. Eravamo in tempo di guerra, 1917, il discorso era quello dell’odio, era quello della vendetta, era quello dell’ostilità e dello scontro, ‘l’inutile strage’ di Benedetto XV. La Madonna, invece, parla di amore, parla di perdono, parla della capacità di sacrificare se stessi e di fare di se stessi un dono agli altri”.

Dalla base militare dove è atterrato, il papa si trasferirà in elicottero allo stadio di Fatima per poi in papamobile raggiungere il Santuario mariano dove avverranno gli eventi centrali dei due giorni di visita, che culmineranno con la canonizzazione dei due pastorelli Francesco e Giacinta Marto, i primi bambini a diventare Santi senza aver subito il martirio. Stasera la visita alla Cappellina delle apparizioni e, dopo il vespro, la benedizione delle candele e la recita del Rosario. Anche tutti noi spiritualmente siamo a Fatima.

Anche a San Giuseppe dei Falegnami al Foro romano vi è la Cappella in onore della Madonna “Nostra Signora di Fatima” (vedi foto).

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La storia di questa devozione al Foro romano è singolare. Al termine degli anni cinquanta, Fratel Gino Burresi creò un movimento mariano attorno alla piccola statua della Madonna di Fatima.  La preghiera sincera dei numerosi fedeli ottenne molte grazie dalla Vergine e diversi miracoli, tra cui quello di una bimba, figlia di una famiglia amica del Papa Pio XII. Il Pontefice desiderò vedere questa immagine, ne favorì la venerazione e volle che rimanesse a San Giuseppe dei falegnami.  La Cappellina è molto semplice e capace di favorire quel silenzio che ispira una profonda preghiera di conversione. Accanto a San Giuseppe, la presenza di Maria di Fatima aiuta a ritrovare la dimensione familiare della fede e del desiderio della pace.

Oggi ci uniamo tutti alla preghiera che Papa Francesco farà a Fatima per l’umanità intera e chiediamo la grazia di amare la Chiesa con lo stesso materno amore di Maria che illumina il segreto stupendo della vita umana, la fede che riconcilia. Il Centenario della Apparizioni della Madonna di Fatima ridia speranza a tutti.


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Abraham went out, not knowing where he was to go

Monica Romano

The season of Lent is, more than any other, a period in which the Word of God invites us to set out on a journey.  An  “important time”- our deputy parish priest, Fr. Paolo reminded us when we were young – many years ago, when he prepared a true and proper “agenda” for Advent and Lent for every one of us, with references to Readings for each day.  He aimed to give us a useful tool to encourage us to read the Bible more often than at other times during the liturgical year.

The journey, the vocation to which God calls us, does not always seem straightforward.  On the contrary, it requires us to take a “ leap in the dark”. I have always been struck by Abraham’s experience; he went out leaving everything and everyone behind and, as the Letter to the Hebrews points out subsequently, “by faith” he obeyed God “and went out not knowing where he was to go”. Here a fundamental aspect of the journey into faith comes into play:  trust, confidence, in God. Many of us have no doubt that God exists and believe that Jesus Christ is His Son, the Saviour who came into this world to redeem us, the firstfruits of the Resurrection which we, too, will experience.   But there is a huge leap to be made from our faith in Jesus Christ to unconditional trust and confidence in Him.

This is often the weakness in our faith: to trust God and entrust ourselves unconditionally to Him. Trust which God mapped out from the minute he became flesh as a defenceless child, who could only live if cared for and loved by Mary and Joseph. God himself was the first to make an act of trust towards men and women, first creating them and then descending into the womb of Mary, entrusting himself into the hands of a family, “an ordinary family”, which in turn placed its trust in God and pursued the extraordinary vocation to which it had been called. Not without times of darkness and uncertainty, some of which emerge from the stories in the Gospels.

There is a beautiful image which I keep in my heart, painted by the Little Sisters of Charles de Foucault (see image below). Mary is holding  Jesus Child in her arms and, instead of  “cuddling ” in the safe arms of His Mother,  He is stretching  out His arms as if to be taken by the first passer-by who wishes to welcome Him. This original “iconography” reminds me again of the idea of the trust the Lord has placed in men and women, to the point of giving His own life for them, for each one of us and all of us together. Trust that He has asked us Christians to live, we that have believed “even though we have not seen”. Acts of trust which are not just asked of us once in our lives. Later, Abraham was even asked to sacrifice his son Isaac. The meaning of which is that, in addition to the “small”, “daily”, acts of trust in God which we Christians are asked to do in our day to day lives, there can be many larger ones during our lifetime.

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The saints are a luminous mirror of this unconditional trust in the love of the Father and followed Him always and no matter what, often persevering when the paths are dark and unclear in their souls and in their everyday lives. For me,  saints are a great consolation because they have shown us that life’s bitter moments can be overcome humanly and lived in the way the Lord asks us to do, with the aid of grace. 

But we see that the temptation of  taking “shortcuts” , the alternative to the “leap” into the dark, appears  immediately in the hearts of men and women, even those who were closest to the Lord and who gave everything, his life, for Him.  In today’s Gospel which follows the First Reading on the vocation of Abraham, the liturgy proposes the story of the Transfiguration of Jesus.  The Lord, Peter, James and John are walking “up a high mountain”. Often, when the Lord is preparing something special as in this case, the Gospel tells us that we start walking, generally under difficult, hostile situations or circumstances. Climbing the mountain, as in this case; the environment of the shepherds – the marginalized ones at the time – or the Magi from the East deceived by Herod when Jesus was born…..Once Jesus and the disciples reached their destination, Peter proposed to prepare three shelters and stay there, just them alone.  “Let us leave everything behind us, abandon this world with its hardships” Peter seems to be wanting to say. Or even, perhaps: “Let the three of us enjoy the company of the Lord”.  It has happened to me on more than one occasion to experience or to meet people who have experienced this temptation.  “Give everything up”, to say it in everyday language and perhaps in a more effective manner; “keep our faith only for us”, within our parish or Christian group,  far from the world that “does not know” or even worse “refuses” the Lord…. The Liturgy of the Word which was wisely “put together” by the Second Vatican Council tells us in these Readings that instead we must not stop but –paraphrasing the words of Jesus in the Gospel today – we must “rise and not be afraid”, like Abraham did. We must walk on our pathway and, after enjoying the light of Jesus, we must, in turn, bring it to the world, to light those dark paths on which we often find ourselves and walk along during our lives.  The Christian vocation does not mean to live in shelters by ourselves, but, as Pope Francis would say, it means opening the doors, go out, and bring Jesus to the world and let anyone who so desires come in.

May this Season of Lent, which I have always considered a propitious gift in my faith pathway, help us to light  the small lamp of our faith and our trust in God, which already have not been disappointed, with the promise of Resurrection.