ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Maria Regina della Cina Nostra Signora di Sheshan

Domenica scorsa papa Francesco alla preghiera del Regina Coeli ha chiesto di unirsi alla preghiera dei cattolici cinesi, nel giorno della festa del 24 maggio nella Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, instaurata da Benedetto XVI.

Nel santuario cinese di Sheshan, dove la Vergine Maria “Aiuto dei cristiani” è molto venerata dai cattolici in Cina, Maria sorregge in alto il suo Figlio, presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto di amore e misericordia. Amore e misericordia sono le strade principali dove il vangelo cammina e si incarna nel grande mondo cinese.

Ogni anno nel santuario pregano migliaia di cinesi soprattutto in occasione della festa di Nostra Signora di Sheshan, che è anche la patrona della Cina.  Papa Benedetto XVI ha scritto  la preghiera alla Vergine di Sheshan, affidandole tutta la Cina. E sempre alla Vergine lo stesso Benedetto XVI aveva affidato la chiesa in Cina nella lettera ai vescovi, ai presbiteri alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa Cattolica nella Repubblica Popolare Cinese, chiedendo che il giorno della memoria liturgica della Madonna di Sheshan, il 24 maggio, diventasse in tutto il mondo giornata di vicinanza e di preghiera per la Chiesa in Cina.

La chiesa dedicata alla Vergine è stata costruita nel XIX secolo e si trova  in cima a una collina a pochi chilometri a sudovest di Shanghai. La devozione a Maria in Cina è sempre stata ed è ancora oggi un fattore determinante di unità nella chiesa.

Chiediamo in questo tempo di Pasqua alle soglie della Pentecoste, allo Spirito di irrompere ancora una volta nella amata Chiesa di Cina. Lo Spirito ci chiama ad una originaria e sempre nuova identità alla quale ci dobbiamo con fiducia abbandonare. Lo Spirito ci dice che Gesù Cristo non è un guardiano di un fortino non è un punto di riferimento del passato, non è lo sgabello di ogni egoismo, anche ecclesiale, ma è garanzia del futuro.

Sappiamo bene che anche nella chiesa in Cina, non esiste futuro senza memoria. La nostra memoria però non può più essere fatta di professioni di fede proclamate con la spada in mano, con la tendenza a scomunicare gli altri che non la pensano come noi.

L’unità della Chiesa in Cina non si può fare secondo un criterio di egoismo e col desiderio di alzare altre barriere, allargando ancora “il fossato di Gerico”. Si fa con il soccorso dello Spirito e la preghiera con Maria. La lingua del cristianesimo è una lingua universale; è una lingua di unità e non di uniformità; Lo Spirito ci insegni a parlare questa lingua universale, anche nella grande nazione cinese.

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Il Papa a Fatima: Dio perdona tutto, la paura non si addice all’amato

Dopo essere arrivato questo pomeriggio a Fatima e aver pregato alla cappella delle apparizioni, Papa Francesco è tornato in serata al popolare santuario per la benedizione delle candele e la recita del rosario, secondo quanto indicato dal programma ufficiale del Vaticano.

Il pellegrinaggio del Papa avviene in occasione del centenario delle apparizioni della Vergine ai tre pastorelli – i beati Giacinta e Francisco, che saranno canonizzati domani – e suor Lucia, l’ultima veggente di Fatima scomparsa nel 2005 a 97 anni. Appena arrivato nel santuario, di nuovo il pontefice si è fermato in silenzio e preghiera di fronte alla piccola e amata statua della Madonna, nella cappellina del santuario che ogni anno accoglie milioni di pellegrini da tutto il mondo. Quello stesso luogo dove in quel lontano 13 maggio 1917 la Vergine è apparsa a tre semplici bambini, che oggi è gremito da una folla immensa di pellegrini.

statua madonna fatima

Il Papa ha poi presieduto il rito della benedizione delle candele, accompagnato dal canto del coro. La spianata del santuario è gremita di pellegrini, che ancora nella tarda serata continuano ad arrivare nella piazza. “Se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani” – dice Papa Francesco all’inizio del suo saluto. Secondo Francesco, dobbiamo riconoscere il legame provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù e ci apre la via che ci conduce a Lui. Quando recitiamo il rosario in questo luogo benedetto e in ogni altro luogo, “il Vangelo riprende la sua strada nella vita di ognuno, delle famiglie e del mondo” – continua il Papa. Francesco ci invita a essere pellegrini con Maria, “maestra di vita spirituale”, la prima che ha seguito Cristo lungo la via stretta della croce donandoci l’esempio.

Come non si stanca di ricordarci dall’inizio del pontificato, il Papa ci esorta ad “anteporre la misericordia al giudizio”. Ma precisa che la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha preso il nostro peccato su di sé, pagando per noi sulla croce. In questo modo – continua Francesco – nella fede che ci unisce alla croce di Cristo siamo liberi dai nostri peccati. Mettiamo dunque da parte ogni forma di paura e di timore perché “non si addice a chi è amato”.  Ci ricorda con forza, ancora una volta, Francesco: “Dio perdona sempre, perdona tutto”. Presi per mano dalla Vergine Madre e sotto il suo sguardo possiamo cantare con gioia “le misericordie del Signore” e ciascuno di noi può gioire nel Signore, per la misericordia che ha avuto verso tutto i tuoi santi, l’intero popolo, e che è arrivata anche a me.
pastorelli fatima

Una folla silenziosa alla luce delle candele appena benedette dal Papa recita ora il Santo Rosario, dopo il quale verrà celebrata la Messa, presieduta dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Domani in mattinata il Papa celebrerà la Messa durante la quale Giacinta e Francisco verranno proclamati santi.

 


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Papa Francesco pellegrino ai piedi di Nostra Signora di Fatima

L’aereo con a bordo il papa è partito da Roma ed è arrivato a Fatima. Si tratta del 19° viaggio apostolico di Francesco fuori dall’Italia. “Chiedo a tutti di unirsi a me, come pellegrini di speranza e di pace, le vostre mani in preghiera continuino a sostenere le mie”. In  un messaggio rivolto al Presidente della Repubblica, italiana così ha scritto: “Nel lasciare il suolo italiano per recarmi in Portogallo in occasione del centenario delle apparizioni della beata Vergine Maria a Fatima, mi è caro rivolgere a lei signor Presidente il mio deferente saluto e mentre mi accingo ad incontrare pellegrini e specialmente malati che da tutto il mondo accorrono in quel santuario mariano per trovare luce e speranza invoco la benedizione del Signore sull’intera nazione italiana in particolare su quanti soffrono nel corpo e nello spirito”.

Ricevendo alcuni giorni fa il Pontificio Collegio Portoghese papa Francesco ha esplicitato il motivo profondo del suo pellegrinaggio: “porterò un augurio di pace e speranza al mondo”.

“La Madonna di Fatima ha dato ai pastorelli un messaggio contro corrente – ha detto ieri il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin -. Eravamo in tempo di guerra, 1917, il discorso era quello dell’odio, era quello della vendetta, era quello dell’ostilità e dello scontro, ‘l’inutile strage’ di Benedetto XV. La Madonna, invece, parla di amore, parla di perdono, parla della capacità di sacrificare se stessi e di fare di se stessi un dono agli altri”.

Dalla base militare dove è atterrato, il papa si trasferirà in elicottero allo stadio di Fatima per poi in papamobile raggiungere il Santuario mariano dove avverranno gli eventi centrali dei due giorni di visita, che culmineranno con la canonizzazione dei due pastorelli Francesco e Giacinta Marto, i primi bambini a diventare Santi senza aver subito il martirio. Stasera la visita alla Cappellina delle apparizioni e, dopo il vespro, la benedizione delle candele e la recita del Rosario. Anche tutti noi spiritualmente siamo a Fatima.

Anche a San Giuseppe dei Falegnami al Foro romano vi è la Cappella in onore della Madonna “Nostra Signora di Fatima” (vedi foto).

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La storia di questa devozione al Foro romano è singolare. Al termine degli anni cinquanta, Fratel Gino Burresi creò un movimento mariano attorno alla piccola statua della Madonna di Fatima.  La preghiera sincera dei numerosi fedeli ottenne molte grazie dalla Vergine e diversi miracoli, tra cui quello di una bimba, figlia di una famiglia amica del Papa Pio XII. Il Pontefice desiderò vedere questa immagine, ne favorì la venerazione e volle che rimanesse a San Giuseppe dei falegnami.  La Cappellina è molto semplice e capace di favorire quel silenzio che ispira una profonda preghiera di conversione. Accanto a San Giuseppe, la presenza di Maria di Fatima aiuta a ritrovare la dimensione familiare della fede e del desiderio della pace.

Oggi ci uniamo tutti alla preghiera che Papa Francesco farà a Fatima per l’umanità intera e chiediamo la grazia di amare la Chiesa con lo stesso materno amore di Maria che illumina il segreto stupendo della vita umana, la fede che riconcilia. Il Centenario della Apparizioni della Madonna di Fatima ridia speranza a tutti.


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Abraham went out, not knowing where he was to go

Monica Romano

The season of Lent is, more than any other, a period in which the Word of God invites us to set out on a journey.  An  “important time”- our deputy parish priest, Fr. Paolo reminded us when we were young – many years ago, when he prepared a true and proper “agenda” for Advent and Lent for every one of us, with references to Readings for each day.  He aimed to give us a useful tool to encourage us to read the Bible more often than at other times during the liturgical year.

The journey, the vocation to which God calls us, does not always seem straightforward.  On the contrary, it requires us to take a “ leap in the dark”. I have always been struck by Abraham’s experience; he went out leaving everything and everyone behind and, as the Letter to the Hebrews points out subsequently, “by faith” he obeyed God “and went out not knowing where he was to go”. Here a fundamental aspect of the journey into faith comes into play:  trust, confidence, in God. Many of us have no doubt that God exists and believe that Jesus Christ is His Son, the Saviour who came into this world to redeem us, the firstfruits of the Resurrection which we, too, will experience.   But there is a huge leap to be made from our faith in Jesus Christ to unconditional trust and confidence in Him.

This is often the weakness in our faith: to trust God and entrust ourselves unconditionally to Him. Trust which God mapped out from the minute he became flesh as a defenceless child, who could only live if cared for and loved by Mary and Joseph. God himself was the first to make an act of trust towards men and women, first creating them and then descending into the womb of Mary, entrusting himself into the hands of a family, “an ordinary family”, which in turn placed its trust in God and pursued the extraordinary vocation to which it had been called. Not without times of darkness and uncertainty, some of which emerge from the stories in the Gospels.

There is a beautiful image which I keep in my heart, painted by the Little Sisters of Charles de Foucault (see image below). Mary is holding  Jesus Child in her arms and, instead of  “cuddling ” in the safe arms of His Mother,  He is stretching  out His arms as if to be taken by the first passer-by who wishes to welcome Him. This original “iconography” reminds me again of the idea of the trust the Lord has placed in men and women, to the point of giving His own life for them, for each one of us and all of us together. Trust that He has asked us Christians to live, we that have believed “even though we have not seen”. Acts of trust which are not just asked of us once in our lives. Later, Abraham was even asked to sacrifice his son Isaac. The meaning of which is that, in addition to the “small”, “daily”, acts of trust in God which we Christians are asked to do in our day to day lives, there can be many larger ones during our lifetime.

Madonna-con-Bambino

The saints are a luminous mirror of this unconditional trust in the love of the Father and followed Him always and no matter what, often persevering when the paths are dark and unclear in their souls and in their everyday lives. For me,  saints are a great consolation because they have shown us that life’s bitter moments can be overcome humanly and lived in the way the Lord asks us to do, with the aid of grace. 

But we see that the temptation of  taking “shortcuts” , the alternative to the “leap” into the dark, appears  immediately in the hearts of men and women, even those who were closest to the Lord and who gave everything, his life, for Him.  In today’s Gospel which follows the First Reading on the vocation of Abraham, the liturgy proposes the story of the Transfiguration of Jesus.  The Lord, Peter, James and John are walking “up a high mountain”. Often, when the Lord is preparing something special as in this case, the Gospel tells us that we start walking, generally under difficult, hostile situations or circumstances. Climbing the mountain, as in this case; the environment of the shepherds – the marginalized ones at the time – or the Magi from the East deceived by Herod when Jesus was born…..Once Jesus and the disciples reached their destination, Peter proposed to prepare three shelters and stay there, just them alone.  “Let us leave everything behind us, abandon this world with its hardships” Peter seems to be wanting to say. Or even, perhaps: “Let the three of us enjoy the company of the Lord”.  It has happened to me on more than one occasion to experience or to meet people who have experienced this temptation.  “Give everything up”, to say it in everyday language and perhaps in a more effective manner; “keep our faith only for us”, within our parish or Christian group,  far from the world that “does not know” or even worse “refuses” the Lord…. The Liturgy of the Word which was wisely “put together” by the Second Vatican Council tells us in these Readings that instead we must not stop but –paraphrasing the words of Jesus in the Gospel today – we must “rise and not be afraid”, like Abraham did. We must walk on our pathway and, after enjoying the light of Jesus, we must, in turn, bring it to the world, to light those dark paths on which we often find ourselves and walk along during our lives.  The Christian vocation does not mean to live in shelters by ourselves, but, as Pope Francis would say, it means opening the doors, go out, and bring Jesus to the world and let anyone who so desires come in.

May this Season of Lent, which I have always considered a propitious gift in my faith pathway, help us to light  the small lamp of our faith and our trust in God, which already have not been disappointed, with the promise of Resurrection.


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Abramo partì, senza sapere dove andava

Monica Romano

Il tempo di Quaresima è, più di altri, un tempo in cui la Parola di Dio ci invita a metterci in cammino. Un “tempo forte”- ci ricordava da ragazzi il mio vice-parroco, Don Paolo – molti anni fa, quando preparava per ognuno di noi una vera e propria “agenda” per l’Avvento e la Quaresima, con i riferimenti alle Letture giorno per giorno. Per darci uno strumento utile e incoraggiarci ad accostarci alla Bibbia più regolarmente rispetto ad altri tempi dell’anno liturgico.

Il cammino, la vocazione alla quale Dio ci chiama, non ci appare sempre lineare, anzi a volte ci richiede quasi un “salto nel buio”. Mi ha sempre colpito l’esperienza di Abramo, che parte lasciando tutto e tutti e, come noterà successivamente la Lettera agli Ebrei, “per fede” obbedì a Dio e “partì senza sapere dove andava”. Qui entra il gioco un aspetto fondamentale nel cammino di fede: la fiducia in Dio. Molti di noi non mettono in dubbio l’esistenza di Dio e credono che Gesù Cristo sia Suo Figlio, il Salvatore, venuto nel mondo per riscattarci, come primizia della Resurrezione che sperimenteremo anche noi. Ma dalla fede in Gesù Cristo alla fiducia incondizionata vi è appunto un salto molto grande da fare. Spesso questa è la debolezza della nostra fede – fidarsi (e affidarsi) incondizionatamente di Dio. Fiducia che Dio ci ha tracciato dal momento in cui si è incarnato in un bambino indifeso, che poteva vivere solo se accudito e amato da Maria e Giuseppe. Dio ha fatto Lui stesso per primo un atto di fiducia nell’uomo, prima creandolo e dopo scendendo nel grembo di Maria e affidandosi a una famiglia diciamo “come tutte le altre”, che si è a sua volta fidata di Dio e ha portato avanti una vocazione straordinaria alla quale era stata chiamata. Non senza momenti di buio e di incertezza, alcuni dei quali emergono anche dai racconti del Vangelo. C’è un’immagine molto bella che porto nel cuore, dipinta dalle Piccole Sorelle di Charles de Foucault (vedi immagine sotto). Maria che tiene in braccio il piccolo Gesù, che invece di starsene “accovacciato” tra le braccia rassicuranti della mamma, le tende come per farsi prendere dal passante che desidera accoglierlo. Questa “iconografia” originale mi richiama di nuovo l’idea della fiducia, che il Signore ha riposto nell’uomo, fino a donare la sua vita per lui, ciascuno di noi e tutti insieme. E che ha richiesto a noi cristiani, che crediamo “pur non avendo visto”. Atti di fiducia che ci vengono richiesti non una sola volta nella vita. Ad Abramo successivamente verrà chiesto addirittura di sacrificare il figlio Isacco. A significare che, in aggiunta ai “piccoli”, “quotidiani”, atti di fiducia cui i cristiani sono chiamati a rispondere nella vita ordinaria, ve ne possono essere di molto, molto grandi, nel corso della vita.

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I santi sono uno specchio luminoso di questa fiducia incondizionata nell’amore del Padre e hanno seguito Gesù sempre e comunque, molte volte attraversando percorsi bui, nell’anima e nella vita concreta di tutti i giorni. Per me i santi sono una grande consolazione, perché nelle amarezze della vita mostrano che esse si possono superare umanamente o vivere secondo quanto il Signore ci chiede, con l’aiuto della grazia.

Ma vediamo che già da subito, la tentazione alla “scorciatoia”, all’alternativa alla “salita” nel buio, si affaccia nel cuore dell’uomo, perfino in chi era più vicino al Signore e ha poi dato tutto, la vita, per Lui. Nel Vangelo di oggi che segue la Prima Lettura sulla vocazione di Abramo, la liturgia propone il racconto della Trasfigurazione di Gesù. Camminano il Signore, Pietro, Giacomo e Giovanni, “su un alto monte”. Spesso, quando il Signore prepara qualcosa di speciale come in questo caso, il Vangelo racconta che ci si mette in cammino e in condizioni o circostanze generalmente ostili, difficili. La salita sul monte, come in questo caso; il contesto dei pastori – i reietti della società di allora – o i Magi ingannati da Erode, quando nasce Gesù… Una volta giunti a destinazione, Pietro propone di preparare tre capanne e rimanere lì, loro soli. “Lasciamoci tutto alle spalle, abbandoniamo il mondo con le sue amarezze”, praticamente a me sembra voglia dire Pietro. Forse, anche: “Godiamoci noi tre la compagnia del Signore”. Mi è capitato molte volte di sperimentare o incontrare persone che hanno vissuto questa tentazione. “Mollare tutto”, per dirla con un linguaggio più vicino a noi e forse più efficace; “tenerci stretta” la fede, nel nostro gruppo parrocchiale, nel nostro movimento, lontani dal mondo che “non conosce” o peggio ancora “rifiuta” il Signore…. La liturgia della Parola che saggiamente è stata “assemblata” con il Concilio ci dice con queste Letture che invece non bisogna fermarsi ma – come Abramo e parafrasando le parole di Gesù nel Vangelo di oggi, “alzarci e non avere paura” -, camminare, e dopo aver goduto della luce di Gesù, dobbiamo a nostra volta portarla nel mondo, per illuminare quei cammini bui che molte volte ci ritroviamo a percorrere nelle nostre vite. Non è una vocazione cristiana vivere in una capanna tra di noi, ma – direbbe ancora Papa Francesco – aprire le sue porte,  uscire per portare Gesù al mondo e lasciar entrare chi lo desidera.

Che questo tempo quaresimale, che ho sempre considerato un dono propizio nel cammino di fede, possa aiutarci ad alimentare sempre di più la piccola lampada della nostra fede e della nostra fiducia in Dio, che già non è stata delusa, , con la promessa della Resurrezione.


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Verso il Natale 4. Giuseppe, uomo giusto

Afferma il vangelo circa Giuseppe:«poiché era uomo giusto» (Mt 1,19) .

Prima di tutto Giuseppe era un uomo; con la sua fede, e con i suoi dubbi, con il suo amore e con il suo timore. Giuseppe non è giusto perché rispetta la legge ( che gli avrebbe consentito di ripudiare Maria) ma  è «giusto» perché supera la legge e si inoltra nei sentieri dell’amore. Giuseppe è “giusto” perché ama Maria e crede nel progetto di  Dio. Giuseppe realizza in sé ciò che dice il Salmo: «Beato l’uomo che teme il Signore, la sua giustizia rimane per sempre. Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, buono, misericordioso e  giusto. Il giusto sarà sempre ricordato (cf Sal 112/111, 1.3-4.6).

Noi abbiamo bisogno di questa giustizia, non la giustizia della legge, ma la giustizia come virtù, una delle quattro «virtù cardinali» insieme alla prudenza, la fortezza e la temperanza. Noi abbiamo anche bisogno di uomini e donne come Giuseppe ; persone di fede, di speranza e di carità. Queste tre parole non si possono dire separatamente, perché sono una sola parola. Se io separo la fede dalla speranza o la fede dalla carità,compio una divisione indebita. Abbiamo avuto nella storia,anche la nostra storia contemporanea, uomini di fede senza speranza che hanno combattuto ogni innovazione, ogni attesa dei poveri, in nome della loro fede. Abbiamo avuto  uomini di grande fede senza carità che hanno ammazzato gli uomini per la loro fede. Non separiamo ciò che Dio ha unito! Come ha fatto Giuseppe uomo giusto.


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Verso il Natale 2. Maria ha detto un Sì pieno di fede e umanità

L’angelo Gabriele entrò da Lei. Il signore entra nelle nostre case, nella ferialità e quotidianità delle nostre vite. Dio si manifesta non soltanto nei grandi momenti della storia, ma soprattutto, negli incontri di ogni giorno, nei piccoli – grandi doni quotidiani.

La prima parola dell’angelo non è un semplice saluto, ma la parola di cui tutti abbiamo bisogno: la gioia. Rallegrati, gioisci, sii contenta.Come sarebbero migliori e più evangeliche le nostre comunità cristiane se avessero al centro questa gioia da annunciare, che sarà poi compiuta nella notte di Natale.

La seconda parola dell’angelo ci dice anche il perché della gioia: sei piena di grazia. Ognuno di noi può mettere accanto al nome di Maria anche il proprio nome; ognuno di noi è ricolmato dell’amore di Dio; la Vergine lo è in pienezza, noi dobbiamo ancora lottare con il mistero del peccato che ci impedisce di accogliere totalmente l’amore di Dio.Noi però pur nelle tenebre del peccato, siamo già totalmente amati da Dio, che non smette mai di tendere la sua mano misericordiosa verso di noi. Il primo Sì è quello di Dio verso Maria e verso tutti noi. Nessuno si senta mai escluso da questo Sì del Signore.

Maria risponde alla sua vocazione, con grande umanità e con grande fede. Non risponde con un sì forte e isolato dalla vita concreta; Ella vuole capire, desidera riflettere; Maria ha sostenuto la sua fede con il servizio della ragione; si è servita anche della esuberanza della sua adolescenza; nel suo sì definitivo è entrata tutta la concretezza della sua vita di donna. Questo è una grande testimonianza per noi, a volte rinchiusi in un comodo spiritualismo disincarnato che ti fa stare al riparo dalla complicatezza della vita e alla fine ti deresponsabilizza.

Eccomi,come hanno detto tutti coloro che hanno ascoltato la voce di Dio;sono la serva del Signore. Sono disposto cioè non ad essere uno schiavo o un servo di un padrone, ma voglio vivere la mia vita come collaboratore di una grande gioia che sarà di tutto il popolo come ascolteremo nella notte di Natale.

Oggi Maria ha detto il suo sì. Davanti alla croce di Suo figlio rimarrà in silenzio, un silenzio bagnato di lacrime. Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. Un incontro del Sangue e delle lacrime, lungo il Calvario e ai piedi della Croce.Ci vogliono le lacrime della Madonna, ci vuole la sua Pietà per abbattere la durezza dei nostri cuori. Oggi diciamo tutti sì alla vita, una vita redenta dal sangue del Figlio e protetta giorno dopo giorno dalle lacrime di Maria