ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Ha saputo amare anche nelle tenebre

In memoria di Madre Teresa di Calcutta a 20 anni dalla scomparsa

Ricorre oggi il ventesimo anniversario della morte di Madre Teresa di Calcutta, straordinaria donna di fede e missionaria proclamata santa. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar, il giorno della scomparsa della madre ebbe a dire : “Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo.” Queste parole esprimono efficacemente l’ampiezza, la grandezza, la profondità del servizio alla vita che questa piccola donna ha saputo esprimere nella fede in Dio e nell’uomo, in ogni uomo. Oggi sulla sua tomba bianca nella casa di Calcutta i pellegrini di ogni tempo e di ogni fede possono leggere un versetto del Vangelo di Giovanni: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Giovanni 15,12).

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Prima che essere donna d’azione, Madre Teresa era una donna di preghiera. Questo forse spiega la sua intrepida forza d’animo lungo una vita vissuta tra le miserie e le sofferenze del mondo. Diceva di se stessa e delle sue suore: “Siamo delle contemplative che vivono in mezzo al mondo. […] La nostra vita deve essere una preghiera continua” (R. Allegri, “Madre Teresa mi ha detto”, Ancora Editrice, Milano, 2010, pag. 59). Silenzio e preghiera sono ancor più necessari oggi per testimoniare Cristo con la vita e la carità, per vivere la nostra missione di uomini e di donne in un mondo sempre più complesso e difficile.

Nell’agosto del 1946 Madre Teresa cominciò a sentire la “ chiamata nella chiamata” come la definì lei stessa. Era la sera del 10 settembre in treno mentre andava nella città di Darjeeling per fare gli esercizi spirituali: “Quella notte aprii gli occhi sulla sofferenza e capii a fondo l’essenza della mia vocazione […] Sentivo che il Signore mi chiedeva di rinunciare alla vita tranquilla all’interno della mia congregazione religiosa per uscire nelle strade a servire i poveri. Era un ordine. Non era un suggerimento, un invito o una proposta […] ” (Cit. in Renzo Allegri, Madre Teresa mi ha detto, Ancora Editrice, Milano, 2010). Fu una chiamata interiore, una voce nel silenzio della preghiera che la spinse ad aprirsi all’accoglienza dei più poveri tra i poveri. Madre Teresa ha saputo coltivare e praticare il dono evangelico dell’accoglienza. Accogliere, prima di tutto nel proprio tempo, nel proprio cuore, andando a cercare chi era solo e abbandonato. Madre Teresa ha fatto la Chiesa in comunione, abbattendo ogni muro di indifferenza e di ipocrisia.

Davanti ai tanti calvari di tanti uomini e donne del nostro tempo, davanti alle croci degli uomini di ogni razza e religione, Madre Teresa ha saputo contemplare il volto di Cristo, come l’unità di misura di tutti quelli che danno la vita per amore. Con la forza dell’amore, questa suora che era in se stessa la carità, ha saputo fare una cosa grandiosa, una cosa divina; ha dato un nome, una dignità ad ogni croce. Cosa significa dare un nome alla croce ?

Gesù nella sua pienezza di Messia non era più un ebreo, era l’uomo: “Ecco l’uomo”. Il nome sulla croce è Uomo. Hanno certamente importanza le nostre distinzioni culturali, etniche, religiose ma quando si è in croce, quando si muore non contano più. Questa uguaglianza nel negativo è importante, perché Gesù l’ha assunta su di sé come un appuntamento: «Quando sarò sollevato sulla croce attirerò tutti a me». Tutti. Madre Teresa si è lasciata attirare ed ha attirato moltissimi alla croce di Gesù figlio dell’uomo, Salvatore di ogni uomo. Ecco perché, esattamente come ha fatto Madre Teresa non dobbiamo chiedere alla politica nessuna difesa della religione, ma dobbiamo chiedere con forza la difesa della dignità dell’uomo, di ogni uomo.

Ci sono un ecumenismo e un dialogo intereligioso della carità, in cui Madre Tereesa credeva molto: “C’è un solo Dio, ed è Dio per tutti; è per questo importante che ognuno appaia uguale dinnanzi a Lui. Ho sempre detto che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore ed un cattolico a diventare un cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d’esempio alla gente. Attorno noi abbiamo 475 anime: di queste, solo 30 famiglie sono cattoliche. Le altre sono indù, musulmane, sikh… Sono tutti di religioni diverse, ma tutti quanti vengono alle nostre preghiere”. (Lucinda Yardey, Mother Teresa: A Simple Path, Ballantine Books, 1995.)

Com’e’ ormai noto, Madre Teresa ha anche sperimentato il buio della fede. In una delle sue lettere pubblicate postume scriveva di non sentire “la presenza di Dio né nel suo cuore né nell’Eucaristia”. E confidava : “Nella mia anima sperimento proprio quella terribile sofferenza dell’assenza di Dio, che Dio non mi voglia, che Dio non sia Dio, che Dio non esista veramente”.

In quegli anni, Madre Teresa si è offerta veramente tutta al mistero, ancora una volta con l’atto supremo di donazione nell’amore, che lei descrive con parole impressionanti: “Ho cominciato ad amare le mie tenebre perché credo che siano una parte, una piccola parte delle tenebre di Gesù e della Sua pena sulla terra“( Franca Zambonini, “Madre Teresa: la mistica degli ultimi”, Paoline, 2003, pagg. 33-34).

Madre Teresa ha saputo amare anche le tenebre, proprio come Gesù che ha vinto la morte con l’amore.

Nel nostro blog abbiamo in passato raccolto delle testimonianze di devozione verso Madre Teresa dall’India e dalla Cina.

 

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La non violenza come stile personale e comunitario per costruire la pace

Il messaggio di papa Francesco per la giornata della pace 2017, ha il  titolo:” La non violenza: stile di una politica per la pace”.Sono passati quasi 50 anni da quando Paolo VI con intuizione profetica istituì per il primo gennaio di ogni anno una giornata dedicata al grande tema della pace.

Quest’anno il papa ha fatto della “non violenza” vissuta concretamente “come strategia di costruzione della pace” il perno sul quale ruota tutto il messaggio. Vengono subito alla mente i grandi costruttori non violenti della pace, come Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela e anche il grande impegno in questo campo così delicato, del partito Radicale italiano.

La prima violenza è quella dell’occhio; si lavora per la pace e la si costruisce, imparando giorno dopo a giorno a guardare il mondo con gli occhi dello Spirito, sapendo scrutare i segni dei tempi. Il fatalismo, il giudizio di condanna senza appello, sono solo modi per nascondere il disimpegno, per ripararsi fuori dal mondo reale. Il papa ci sfida invece a:” costruire la società, la comunità, con lo stile degli operatori di pace”.

Lo vediamo bene anche oggi: le ripercussioni della guerra cadono soprattutto sui poveri. Vediamo però anche la forza del messaggio evangelico, non sconfitta dalla storia e sempre capace di riecheggiare potentemente«beati i poveri, beati i miti…».I poveri si riappropriano della speranza, e allora la guerra rimane nuda e manifesta tutta la sua assurdità e inutilità, Noi siamo in questi tempi, tante guerre ma anche tante speranze non vinte e non annientate dai signori della guerra.

Noi inoltre siamo dentro alla inesorabile decadenza di una parte del mondo che ha fatto la storia e adesso usa le armi perché la storia non cambi. La storia però è già cambiata e oral’ombra della morte, non causata della guerra, ma per autodistruzione, copre molti cieli occidentali. Il futuro passa altrove e passa attraverso quei luoghi del mondo dove vivono gli esclusi, le vedove, gli orfani, i poveri; cioè le categorie evangeliche di quelli che non hanno mai contato nulla, agli occhi dei signori della guerra e dei loro complici silenziosi e opulenti. Nessuno di noi può permettersi di rimanere fuori da questa vera e propria rivoluzione dei poveri che cercano la pace.La rivoluzione, per essere efficace, deve sempre cominciare dalla sfera privata, e la distinzione tra privato e pubblico è in questo senso un inganno pensato a tavolino da una parte della cultura di cui siamo eredi. Scrive papa Francesco:” che siano la carità e la non violenza a guidarci nei rapporti interpersonali come in quelli sociali e internazionali”.

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. «Metti via la spada» ha detto Gesù a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato.

Certo a volte c’è anche da aver paura quando i potenti fanno la pace. Non possiamo mai dimenticare e sottovalutare che Gesù fu crocifisso quando Pilato ed Erode, divennero amici, fecero la pace sopra il suo corpo martoriato. Non dobbiamo chiedere alla politica nessuna difesa della religione; quante volte si sente dire ma quel tale politico, quel partito, difendono i valori cattolici. Non dobbiamo chiedere alla politica nessuna difesa della religione perché si rischia di fare della casa del Signore un mercato e una spelonca di ladri; anzi non è un rischio, è quasi una certezza.

Dobbiamo chiedere invece con forza alla politica, ai regni di questo mondo cioè, la difesa della dignità e della libertà dell’uomo, di ogni uomo, in particolare oggi dei migranti e di tutte le minoranze.

Chiediamo allora ai leaders mondiali, di fare la pace, quella vera,che non si fa sulle spalle dei poveri. Preghiamo per una pace non sulle spalle della povera gente. Per esempio una pace che preveda il continuo innalzamento degli armamenti, e quindi affami mezzo mondo, non è pace. Preghiamo allora Gesù Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo di papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di costantiniana memoria, e in questo modo come seme fecondo costruisce un mondo non violento dove:”non abbiamo bisogno di bombe e di armi,di distruggere per portare pace,ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri”( Madre Teresa di Calcutta discorso alla consegna del premio Nobel  per la Pace 1979).


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Madre Teresa, prega per la Cina!

Riceviamo alcune belle riflessioni su Madre Teresa dalla Cina. Si tratta di giovani cattolici cinesi, che ringraziamo per la loro profonda e limpida testimonianza di fede. 

Teresa: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Madre Teresa per tutta la vita ha messo in pratica questa Parola detta da Gesù Cristo! Lei è la santa dei bassifondi, l’angelo di Calcutta, la personificazione della misericordia, perché i lebbrosi, i moribondi e i più poveri tra i poveri sono i suoi più cari amici! Madre Teresa per tutta la vita ha molto desiderato di venire in Cina a servire i poveri cinesi, ma questo suo desiderio non si è mai avverato! Ora, amata Madre Teresa che stai per essere canonizzata, prega sempre per la Cina dall’alto dei cieli! Prega per i poveri in Cina!

ShengNa: Madre Teresa con spirito di fraternità e in silenzio si è occupata dei poveri, facendo in modo che sentissero rispetto, solidarietà e amore. Questa santa non aveva una profonda filosofia, ha usato solo l’amore sincero e il servizio,  dedicando la sua vita alla cura delle malattie più gravi dell’umanità, in particolare vizi quali egoismo, avidità, edonismo, indifferenza, crudeltà, sfruttamento… Ella ha aperto una nuova strada, per condurre verso la giustizia sociale e la pace nel mondo. Per questo motivo una persona comune come lei è diventata il modello del buon samaritano di tutto il mondo.

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YanliNa: Pensando al fatto che questa suora non è potuta entrare in Cina, lei che ha lottato per salvare i deboli, mi sento molto addolorata. Pensando a ogni piccola cosa che ha fatto, queste appaiono in realtà come cose che tutti potremmo, ma non siamo capaci di fare.  Possa Madre Teresa diventare una lampada, che guida il nostro cammino.

Luqing: il suo amore per gli altri superava l’amore verso se stessa. Per tutta la vita Madre Teresa non ha pensato a se stessa, ma ha sempre messo Dio al primo posto. Il suo amore e’ così grande!

Weitao: “Amare finché fa male” – Madre Teresa ha interpretato pienamente la verità di questa frase. A me piace la sua dedizione nell’amore, la sua gioia nell’amore. Con il cuore, gli occhi e la mente dona amore agli altri.

 


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I miei incontri con Santa Madre Teresa

Pubblichiamo una bella e commovente condivisione del nostro caro amico padre Valerian, sacerdote salesiano indiano che vive nello Stato del Maharashtra, dove si trova la grande città di Mumbai (Bombay). Ci scrive in occasione della prossima tanto attesa canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, che si terrà a San Pietro domenica prossima e sarà presieduta da Papa Francesco. Questa testimonianza di padre Valerian ci rende da una parte molto grati a lui per aver voluto condividere queste esperienze di conoscenza diretta di Madre Teresa, che gli sono rimaste così profondamente nel cuore e nei ricordi. Dall’altra parte non possiamo non provare un po’ di “rammarico” per non aver potuto molti di noi avere la fortuna di incontrare questa piccola grande santa dei nostri tempi. Che Madre Teresa dal Cielo possa venire incontro a tutti noi con il suo amore materno e la sua intercessione.

Dall’India Padre Valerian Pereira, sdb

C’e’ un detto “ vivere con i santi in cielo porta onore e gloria, ma vivere con i santi sulla terra è piuttosto una storia diversa, si tratta più che altro di “pseudo-santi”. Madre Teresa, che ho avuto la fortuna di incontrare alcune volte in India e sarà canonizzata da Papa Francesco domenica prossima 4 settembre a San Pietro, certamente non era una pseudo-santa, come la stigmatizzavano alcuni critici.

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Il mio primo contatto personale con questa suora fu all’aeroporto di Mumbai nel 1987. Dopo aver superato i controlli di sicurezza in sala partenze, vidi una folla di gente in piedi in soggezione che guardava una persona che era seduta in silenzio, tutta da sola. Appena mi sono avvicinato alla scena, ho riconosciuto Madre Teresa nel suo sari bianco bordato di blu e la sua semplice borsa. Qualcosa dentro mi ha spinto di avvicinarmi a lei. Con un dolce sorriso e un cenno di benvenuto, mi ha invitato a sedermi al suo fianco. Mi sono così presentato come un sacerdote salesiano di San Giovanni Bosco. Gia’dall’inizio della nostra breve conversazione, ha avuto con me un approccio molto materno. Le ho detto che ero a Pune e le ho chiesto più di un “autografo” – un messaggio per la mia comunità di giovani seminaristi. Questo è quello che ha scritto: “Insegnate ai vostri seminaristi a trovare gioia nel sacrificio.” Mi sono ricordato delle parole di mamma Margherita al figlio, Giovanni Bosco, appena fu ordinato sacerdote: “Ricorda, essere prete significa cominciare a soffrire.” Nel corso degli anni ho capito che “la gioia nel sacrificio” è l’essenza della maternità, proprio come essere genitori. Ho potuto sperimentare questo insegnamento di saggezza, e anche le difficoltà in quanto sacerdote e pastore salesiano.

Ogni volta che le era possibile, Madre Teresa partecipava alle riunioni annuali del CRI (Conferenza dei religiosi indiani). Quello che mi colpiva e’ che nonostante partecipasse quasi sempre in silenzio e senza pretese, la sua presenza umile e i suoi colloqui vivaci con i membri dell’Assemblea durante le pause erano un’occasione formativa di grande influenza su tutti noi.

Ma il mio ricordo più bello di Madre Teresa e’ stato era durante gli esercizi spirituali che fui invitato a presiedere per le Missionarie della Carità a Calcutta nel 1990. I partecipanti erano le superiori di molte comunità delle Missionarie della Carità provenienti dall’Africa Orientale e dall’Asia. Vi avrebbe partecipato anche la loro fondatrice, appunto Madre Teresa. Madre Teresa arrivo’ all’aeroporto a tarda notte, la sera prima degli esercizi. Fu accolta affettuosamente da un piccolo gruppo di suore ed fu trattata con rispetto dai funzionari dell’immigrazione. Tuttavia, si presentò un problema. La giovane novizia dalla Polonia che accompagnava Madre Teresa fu fermata all’ Immigrazione poiché, a quel tempo, la Polonia comunista non aveva relazioni diplomatiche con l’India. Non fu possibile contattare il capo dell’Ufficio dell’Immigrazione per chiedere un permesso speciale. Il funzionario in servizio in quel momento suggerì a Madre Teresa di recarsi al suo convento mentre loro si occupavano della sorella polacca in attesa di ottenere il permesso d’ingresso. Madre Teresa rimase con la suora dicendo: “Avete trattenuto mia figlia pertanto io devo stare con lei.” Il responsabile dell’immigrazione fu finalmente contattato alle 2 di notte e fu concesso il permesso d’ingresso per la giovane novizia. Che grande testimonianza materna di “gioia nel sacrificio”!

La mattina successiva, nonostante una notte insonne, Madre Teresa era presente puntualmente alle 7 nella cappella, per la prima meditazione. Con devozione partecipò a tutti i momenti liturgici, ascoltando con attenzione seduta nell’ultima fila. Sopraffatto dalla sua presenza umile, dopo ogni meditazione mi sedevo al suo fianco invitandola a condividere le proprie riflessioni – cosa che ha fatto con umiltà e rispetto. Mentre io predicavo dalla parte anteriore della sala, da un piedistallo di teoria, lei predicava dal lato in fondo alla stanza, con parole incarnate in atti di totale donazione della sua vita e di amore materno per i poveri, i malati e gli abbandonati.

Predicare alla presenza di una santa che ho sempre tenuto in alta considerazione, e’ stato un privilegio, seppur imbarazzante. Pertanto, quando lei mi si avvicinò con fiducia filiale per ricevere un supporto spirituale seguito dalla sua confessione, il mio nervosismo non conosceva limiti: non riuscivo proprio a ricordare la formula di assoluzione! Madre Teresa era una penitente che mi ha convertito in un confessore pentito.

Alla fine del ritiro, Madre Teresa mi ringrazio’ profusamente donandomi gentilmente un rosario per mia madre. Accetto’ perfino di venire a visitare la città dei ragazzi di Don Bosco a Nairobi il giorno seguente. Sfortunatamente non poté fare la visita perché contrasse l’influenza.

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In un mondo terrorizzato e lacerato dalle forze dell’odio e della distruzione e in una società piena di crimini contro la dignità delle donne, la canonizzazione di Madre Teresa il 4 settembre si distinguerà come un faro di disinteressato amore materno. Questa canonizzazione non sono annovererà Madre Teresa tra i Santi della Chiesa Cattolica, ma ispirerà tutte le persone a riconoscere e rispettare il volto “materno” di Dio nel volto di ogni donna che incontriamo sul nostro cammino e vive nelle nostre case.

Possa la Parola di Dio “qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli e sorelle, lo avrete fatto a me”, concretizzarsi nelle nostre vite, come ha fatto nella vita della grande missionaria della carità, la “materna Santa Teresa”.