ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Da soli si va più veloce, ma insieme si arriva più lontano

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 31 marzo 2021. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

Il Vangelo della Domenica di Pasqua

Don Francesco Pesce

La pietra era stata tolta dal sepolcro racconta il vangelo. Questa pietra è composta da tutte le pietre che i lapidatori di ogni tempo hanno scagliato con estrema precisione; poi è fatta anche di milioni di pietre scartate, da noi costruttori di grattacieli e di cimiteri. Ci sono anche le pietre che abbiamo lasciato cadere dalle nostre mani più per convenienza che per scelta. Cristo incomincia a morire molto presto.

La Pietra scartata dai costruttori è la stessa che oggi viene rotolata via. Il Padre non è intervenuto tutte le volte che l’hanno calpestata; non ha risposto nemmeno al grido sulla croce. Non era possibile, non era necessario; Cristo e tanti poveri cristi con Lui non sarebbero stati veri uomini. Adesso, nella Sua ora, il Padre ribalta la pietra perché: «È Lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita» (Prefazio di Pasqua i ).

Anche la corsa dei testimoni di quella mattina è stata un segno della Grazia. Non sapevano, non capivano ma lo desideravano più di ogni altra cosa; la fede è desiderio del frutto più proibito di tutti, la gratuità del dono della vita. Proibito dai nostri regolamenti che vorrebbero perfino che la risurrezione fosse qualcosa da meritare. Proibito dagli uomini non veri, che nascondono la morte, il dolore dietro le mura degli ospedali e le grate delle carceri, e ti dicono con superbia quando parli di risurrezione: «Su questo ti sentiremo un’altra volta» (At 17, 32); la cultura che si pone al di sopra e non a servizio del vangelo, della vita, pensa di sapere tutto e invece non sa neanche gioire. La pietra ribaltata, fa crollare le mura, le grate, e chiude anche tutti i libri. A Pasqua solo si contempla e si ama. Da quel giorno poi siamo chiamati a stare tutti insieme alla Sua presenza, senza pietre tra le mani, senza giudizi sulla bocca; senza bastone ne bisaccia, l’evangelista Luca dice addirittura senza pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno. Così semplicemente con la fede, volendosi un po’ più bene, un grande popolo in cammino.

Racconta il vangelo che: «Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti». Mentre camminiamo nell’Attesa di poterlo vedere penso che dobbiamo fare come l’apostolo Filippo che desidera favorire l’incontro con il Risorto: «Capisci quello che stai leggendo» (At 8, 30) dirà al funzionario di Candace. Facilitare l’incontro con il Signore è già missione; essere ognuno di noi una presenza discreta che vuole tendere una mano, e aiutare il cammino, suscitando un dialogo. Proprio come Filippo che: «Prendendo la Parola annunciò a lui Gesù». Che sintesi efficace.

La Buona Notizia da annunciare, e che l’uomo del nostro tempo desidera anche senza averne piena coscienza, nel deserto di tanti giorni, è Gesù, non occorre aggiungere altro. Ecco allora il nostro compito; far vedere, dire, testimoniare come Gesù ha cambiato la nostra vita, come in concreto ha agito in me, e ha ribaltato anche la mia pietra. Nessuno abbia paura di non essere degno di annunciare o di ricevere, questa Buona Notizia di Gesù; e quando il Signore pare non rispondere, lo Spirito susciterà anche per noi incontri sorprendenti, perché è la Parola stessa che corre insieme a Pietro, Giovanni, e i testimoni di ogni tempo.

Perché da soli si va più veloce, ma insieme si arriva più lontano. Anche se è ancora buio.


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Un annuncio sempre nuovo e sorprendente

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 19 gennaio 2021. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo della III domenica del tempo ordinario

Don Francesco Pesce

Gesù, inizia la sua missione con l’annuncio del Regno: «Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1, 15).

È conclusa la missione di Giovanni Battista, cioè il tempo dell’attesa e della preparazione ed è stato portato a compimento con Gesù Cristo. Ora è il tempo di “convertitevi” alla Buona Notizia. L’unica, perenne, buona notizia è quella dell’Amore.

Ecco, perché, il primo annuncio è sempre nuovo e sorprendete; ogni istante della nostra vita è davvero il momento favorevole per convertirsi all’amore. Andare verso l’altro, uscire da sé stessi, uscire dal proprio egoismo per farsi dono, e dedicare la propria vita, agli altri.

Ognuno di noi può essere buona notizia, può essere vangelo per qualcun altro. Il Vangelo non è una notizia che si trasmette attraverso le parole, ma è una notizia buona che passa attraverso l’uomo, attraverso le relazioni quotidiane. Ringraziamo il Signore per tutte le persone che sono state per noi buona notizia, testimoni di vangelo, preziosi compagni di strada per un tratto di cammino. Ognuno custodisce nel cuore, nomi e volti di questi inviati del Signore.

Nel Vangelo di Marco, subito dopo l’invito alla conversione, Gesù passa lungo il mare di Galilea e vede dei pescatori, Simone e Andrea e poi altri due, Giacomo e Giovanni.

Mi ha sempre colpito che i primi chiamati sono coppie di fratelli; il Signore cerca e chiama, dove le relazioni umane sono vere e vitali. Gesù non cerca leader solitari, oppure persone che vivono rapporti di convenienza, meschini gregari che si attaccano al carro vincente in quel momento, pronti a saltare su un altro carro appena cambia il vento.

Si avvicina e dice loro una sola parola: «Seguitemi» (Mc 1, 16-20). Questo ci aiuta a riflettere sulla nostra vocazione. Facciamoci una domanda sempre importante. La nostra scelta di fede è una cosa che abbiamo fatto da soli, di nostra iniziativa o è la risposta a una chiamata?

Il vangelo ci aiuta a capire circa l’origine della nostra fede. Quando c’è una chiamata, ci deve essere sempre un distacco da qualche cosa. Nel caso di Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, Gesù li chiamò e loro lasciarono le reti, la barca, persino il padre, lasciarono i garzoni e lo seguirono. Anche noi dobbiamo sapere che cosa abbiamo lasciato nel momento in cui siamo diventati credenti, cosa è cambiato nella nostra vita; abitudini, relazioni, idee, progetti, perché se non abbiamo lasciato nulla, se non viviamo nessun cambiamento dalla condizione di prima, allora la nostra vocazione sarebbe ambigua. Un certo distacco da ciò che si lascia ci aiuta a gustare meglio il dono che si è ricevuto. A noi spetta di mettersi dietro di Lui, senza sapere in un certo senso dove andare; solo Lui lo sa, perché è Lui che ci ha chiamati. Camminiamo come i discepoli verso la Pasqua, verso Gerusalemme, la città che uccide i profeti, pronti cioè a pagare un prezzo personale senza facili illusioni. Collaboriamo per essere costruttori di pace e fraternità sulla pietra angolare Gesù Cristo. Facciamo del crocifisso il fondamento della nostra vita, non un distintivo da mettersi sul petto e neanche un aggressivo strumento da scagliare contro il mondo che avrebbe smarrito Dio, perché invece il regno di Dio è in mezzo a noi.