ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Esemplari servitori del vangelo

Papa Francesco pellegrino sulle orme di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani

Papa Francesco a Bozzolo è stato accolto dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, che ha subito annunciato l’avvio del processo di beatificazione di don Primo Mazzolari il prossimo 18 settembre. Si è poi recato nella parrocchia di San Pietro per pregare sulla tomba di don Primo Mazzolari, e tenendo un memorabile discorso, dove tra le altre cose ha parlato del “magistero dei parroci”.

A Barbiana è stato accolto dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e anche qui ha voluto subito recarsi a pregare sulla la tomba di don Lorenzo Milani a 50 anni dalla morte. In chiesa ha poi incontrato gli studenti del priore di Barbiana e tenuto un discorso che sarà difficile dimenticare sul piazzale davanti la canonica di don Lorenzo. La sua passione educativa è stata fedeltà al vangelo e a tutti coloro che gli erano affidati ha detto il papa. Poi ha aggiunto:” Oggi il vescovo di Roma riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il vangelo, i poveri e la chiesa; prendete la fiaccola di don Lorenzo e portatela avanti”.

Don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, sono ” due sacerdoti che ci offrono un messaggio di cui oggi abbiamo tanto bisogno”, ha detto papa Francesco domenica scorsa alla preghiera dell’Angelus.

In questi giorni da più parti nella Chiesa e fuori, si sono succedute varie analisi e commenti su questo pellegrinaggio del papa; alcuni hanno parlato di “riabilitazione”, altri di “omaggio” per due sacerdoti sempre in trincea nel loro ministero. Quale che sia la giusta interpretazione, è bene lasciare spazio ai fatti. Papa Francesco si inginocchia davanti a due grandissimi protagonisti della chiesa e della società italiana del Novecento, riconoscendo in loro una Chiesa che si mette a servizio dei poveri e annuncia la misericordia di Cristo per tutti.

Questo mettersi in ginocchio è un atto dalla forte valenza simbolica. Non sono mancati come tutti sanno molto bene i “nemici” di don Mazzolari e don Milani, come oggi non mancano quelli di papa Francesco. Sono nemici di varia provenienza specialmente ecclesiale e tra questi ci sono anche coloro che al primo soffio di vento, cambiano bandiera, pronti a ricambiarla ogni volta che sia necessario. Pare riascoltare l’esperienza di San Paolo quando raccontando la sua storia parla di:“pericoli da parte di falsi fratelli”( 2Cor 11,26). L’opposizione alla Chiesa dei poveri e degli ultimi è molto attiva sul web e su alcuni blog di tradizionalisti; essi accusano oggi il papa, come ieri don Primo e don Lorenzo, di aver gettato la Chiesa in confusione dottrinale, morale, pastorale. Curiosamente questi blog parlano tra di loro si citano l’uno con l’altro quasi fossero novelli Padri della Chiesa. In realtà in confusione sono oggi questi difensori di una chiesa vecchia, che non c’è più, che si sono presi spazio esclusivo per troppi anni, ignorando sensibilità e voci differenti, ignorando i poveri. Alcuni pseudo cattolici laici e chierici che negli anni di pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, alle spalle dei due pontefici, hanno ridotto una parte della Chiesa ad una spelonca di ladri, brigando i loro affari con i potenti di turno, svendendo il Vangelo per quattro spiccioli; tramando nelle lobby gay e in quelle finanziarie, appaltando ai movimenti ecclesiali ogni opera di evangelizzazione, umiliando le parrocchie e il popolo di Dio; pseudo cattolici che difendono i principi che non vivono, e giudicano i drammi delle persone che non ascoltano, con cui non condividono.

Bisogna ritornare urgentemente alla chiesa di Mazzolari, Milani e papa Francesco che con lo Spirito del Concilio trasmettono il vangelo per attrazione e non per proselitismo.

E’ con la forza della preghiera di Gesù e di tutta la Chiesa che papa Francesco sta compiendo il Suo viaggio pastorale per confermare i suoi fratelli nella fede. E’ partito come sappiamo dalla periferia, da Lampedusa, indicando al mondo la centralità delle periferie fisiche ed esistenziali.

Oggi a Bozzolo e a Barbiana, Papa Francesco ci testimonia che la cruna d’ago attraverso cui passare per parlare di Dio è l’uomo scartato. Dare la vita per gli scartati, proprio come Gesù, anche Lui uomo brutalmente scartato.  Ogni giorno, sempre più forte il grido degli scartati ci investe e “rovescia” i banchi delle nostre chiese, richiamandoci alle cose essenziali.

Il papa ci ricorda che la “Buona Notizia” di Gesù non è una nuova filosofia, ma è la risposta al desiderio di tutti gli uomini di ogni tempo, di essere amati e liberati da ogni schiavitù.

Chiunque curi le piaghe del mondo, difenda il suo popolo, educhi alla vera libertà, non escluda nessuno a priori, è nel cuore stesso di Dio.

Papa Francesco venuto “dalla fine del mondo” oggi ha volto lo sguardo all’intero mondo e all’intera Chiesa cattolica, indicando questi due sacerdoti come modelli del vangelo.

Il Buon Pastore conosce le sue pecore ci ricorda il vangelo. Papa Francesco ha fatto dell’” odore delle pecore” il profumo di ogni opera di evangelizzazione. E’ l’odore delle pecore dice papa Francesco, che può risvegliare la chiesa, il dolore e la solitudine delle persone, la loro voglia di vita e di riscatto, la frontiera sulla quale costruire l’ospedale da campo che è la Chiesa.

Ringraziamo il Signore per il dono di don Primo e don Lorenzo e chiediamo allo Spirito la forza di continuare a trasmettere il vangelo con la loro audacia e coerenza; chiediamo anche allo stesso Spirito l’umiltà di sapere chiedere perdono come battezzati, come laici, come sacerdoti, come chiesa italiana a questi due grandi testimoni di Cristo.

Da oggi dopo questo pellegrinaggio di papa Francesco, la chiesa italiana e  la chiesa cattolica tutta, o si modella sulle orme di don Mazzolari e don Milani, o sarà una chiesa disobbediente allo Spirito e a Pietro.

 


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Una vita e una morte in ginocchio

Come voi tutti sapete, e’ stato ucciso,vilmente e senza pietà a Saint-Etienne-du Rouvray, vicino a Rouen, in Francia, un sacerdote mentre celebrava la messa del mattino nella sua chiesa; ci sono stati anche alcuni feriti tra i fedeli che stavano partecipando alla liturgia.Il sacerdote aveva 86 anni e tutti gli volevano bene per le sue qualità umane e la sua profonda spiritualità .
La morte di un prete e’ come quella di tutti gli altri uomini,ma agli uomini può sempre insegnare qualcosa. Padre Hamel e’ stato ucciso vilmente e senza pietà, in ginocchio. In ginocchio e’ stata anche tutta la sua vita, curvo sui bisogni della gente, alle bassezze dei poveri.Anche noi in questo momento ci vogliamo mettere in ginocchio per rendere omaggio a questo sacerdote che ha speso la sua lunga esistenza a servizio dell’uomo. 
All’inizio di giugno nel Bollettino parrocchiale aveva scritto un saluto ai fedeli che si apprestavano a partire per le vacanze estive dicendo:”portate un po’ di umanità e misericordia nel mondo “.Poi e’arrivata la morte. La morte e’ l’ultima parola e noi non abbiamo parole da dire, ma solo il silenzio della preghiera e degli affetti, il silenzio dell’amore forte come la morte. Perche’ la Bibbia nel Cantico dei Cantici non dica che l’amore è più forte della morte, ma dica “ forte come la morte e’ l’amore “. Forse perché la lotta tra amore e morte la può vincere definitivamente solo il Risorto. A Lui solo vogliamo lasciare la parola che noi non abbiamo. 
Noi non abbiamo la forza di dire la parola che viene dopo la morte; la parola che viene dopo la morte, la può dire Dio solo.E Gesù questa Parola non l’ha solo detta o scritta ma l’ha vissuta in se stesso, consegnandola una volta per sempre alla Storia del mondo: “ Io sono la resurrezione e la vita , chi crede in me anche se muore vivrà “.(GV 11,25)
Gesù chiede ancora alla sua Chiesa, all’Europa ad ognuno di noi, di gettare la rete, di continuare a credere, vivere e sperare. E’ una rete che non si spezza e si riempie di amore sempre nuovo, perché è gettata sulla Parola del Risorto anche se a volte non lo abbiamo riconosciuto , anche se a volte non ce la facciamo perché la vita non è un principio da difendere ma una “grande avventura” da accompagnare con l’aiuto della Grazia.
Aspettiamo continuando a fare il bene, seminando semi di fraternita’ e di pace, un alba nuova dov’è potremo gridare “ è il Signore!”, il grido di amore di Giovanni, il grido del Cantico dei Cantici “l’amato mio” (Ct2,8). Non abbiate paura – ci dice ancora una volta Gesu’- Io ho vinto il mondo.


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Il sacerdote celebra la resurrezione e accompagna il dolore del mondo

Don Francesco Pesce

Le celebrazioni per il Giubileo dei sacerdoti presiedute oggi da Papa Francesco

In questi due giorni in cui si celebra il giubileo dei sacerdoti, il sacerdozio è   al centro della nostra preghiera. Nel canone romano  cosí leggiamo: “Tu che hai voluto accettare i doni di Abele il giusto, il sacrificio di Abramo nostro Padre nella fede, l’oblazione pura e santa di Melchisedek tuo sommo sacerdote”.

Ci dice poi la lettera agli Ebrei che Gesù è sacerdote secondo Melchisedek, non secondo qualche casta. Sarebbe tragico se il sacerdozio appartenesse a una casta, e a volte nella storia è avvenuto, come per le caste dei guerrieri e dei mercanti.

Nel libro della Genesi si descrive l’incontro tra Abramo e Melchisedek. Credo che da questo incontro sul monte possiamo trarre molti spunti di  riflessione sul sacerdozio. Abramo era appena tornato vincitore da in epica battaglia per liberare il nipote Lot. Melchisedek lo accoglie e gli offre pane e vino. Abramo si inchina a questo Re. Il sacerdote deve essere un uomo autorevole, ospitale, che sa condividere e donare. Melchisedek era re di Gerusalemme, città   della pace. Il sacerdote deve essere anche un uomo di pace. “Cristo nostra  pace“, dirà  San Paolo. Papa Francesco ha dato nuovamente enfasi a una Chiesa non “aggressiva” sempre in guerra con tutti, peggio ancora in perenne stato di difesa perché assediata dal mondo circostante.

Poi Melchisedek benedice Abramo : “Sia benedetto Abramo dal Dio altissimo creatore del cielo e della terra”. Ecco, il sacerdote é l’uomo della benedizione e questa benedizione  continua per tutte le genti e per tutti i tempi. Non e’ possibile interrompere la benedizione di Dio, non lo può fare  il male, il terrorismo, i nostri peccati. Non solo la benedizione non può  essere interrotta ma raggiunge ogni uomo. Inoltre dice ancora la Scrittura: “benedetto il Dio Altissimo che ti ha messo in mano i tuoi nemici”.I nemici sono sconfitti dalla nostra benedizione.A maggior ragione il sacerdote deve essere un uomo di dialogo, di pazienza, di mediazione, che con la sua testimonianza benedicente (ma limpida e autorevole) disarma gli aggressori e rende vana ogni contesa.

Poi Abramo rinuncia al bottino di guerra : “Non prenderò  nulla neanche un legaccio dei calzari”. Il sacerdote deve essere un uomo povero, povero in ogni senso, in particolare vivendo  della fiducia in Dio, un uomo, un cristiano, che spera contro ogni speranza.

Ancora  il sacerdote deve essere un uomo puro che celebra l’eucarestia iniziata sul monte di Abramo e Melchisedek. “Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo resusciterò  nell’ultimo giorno”. Sacerdote uomo della eucarestia che annuncia la risurrezione non la morte.

Infine  dirà  la Lettera agli Ebrei : “Si e’ rivestito di debolezza e proprio per questo deve offrire sacrifici per se stesso e per tutto il popolo”. Il sacerdote e’ un uomo che entra nel dolore del mondo e qui sta la vera universalità  del suo ministero;  e’ il nostro dolore, quello del mondo.

Accostiamoci al dolore del mondo come sacerdoti che hanno  in mano  il pane e il vino; Dio e’ il pane e Dio e’ il vino;  anche noi sacerdoti dobbiamo essere pane e vino per gli altri e dobbiamo essere mangiati perché  tutti gli uomini possano arrivare a Cristo nostro Salvatore.

Una tavola senza pane è una pietra, come un cuore sacerdotale senza misericordia .


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Sull’amicizia tra un sacerdote e una donna

Una bella amicizia durata oltre trent’ anni, di Papa Wojtyla con una donna – Anna Teresa Tymieniecka, filosofa americana di origini polacche – ci può aiutare a riflettere proprio sul valore dell’amicizia tra un prete e una donna. Wojtyla, come sappiamo, ebbe anche un’intensa amicizia con un’altra donna,  la psichiatra polacca Wanda Poltawska, sin dalla giovinezza, amicizia durata cinquant’anni.
Nella Bibbia e’ noto che ci si riferisca all’amore con il termine agape, che implica il dono gratuito di se stessi. Tuttavia l’amore cristiano include anche l’amicizia (philia) e la passione (eros), comprendendo quindi in se’ una vasta gamma di “accezioni”, quasi a indicare la completezza, forse anche la complessità, dell’agape e tutto il mistero del Dio amore. L’amicizia quindi e’ una forma di condivisione molto intima e molto profonda e non vi sono distinzioni tra i “generi” su come vivere una relazione d’amicizia. 
Nella Bibbia poi si parla molto dell’amicizia e sono anche numerosissimi i racconti di amicizia. Ammonisce per esempio il Libro del Siracide: “Il parlare dolce moltiplica gli amici e la lingua affabile trova accoglienza. Prima di farti un amico, mettilo alla prova, non confidarti subito con lui. L’amico fedele è solido rifugio, chi lo trova, trova un tesoro. C’è chi è amico quando gli è comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi. C’è l’amico compagno a tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore” (Sir 6,5-15). È ancora: “Anche se hai usato la spada contro un amico, non disperare: potete tornare ancora amici. Se hai criticato un amico a tu per tu, non temere perché potete riconciliarvi; invece se l’hai insultato con arroganza, se hai tradito le sue confidenze o l’hai attaccato a tradimento, qualsiasi amico se ne andrà” (Sir. 22,21-22). Tra le più belle storie bibliche di amicizia vi è quella tra Rut e Noemi. Dice la protagonista del Libro biblico dalla quale prende il nome all’amica: “Perché dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te” (Rt 1,16-18).  Si può addirittura essere amici di Dio, come ci ricorda l’apostolo Giacomo a proposito di Abramo: “Si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio”(Gc 2,23). Gesù stesso proclamerà l’amicizia di Dio con l’uomo: “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamati amici”. (Gv15,14-15)
Non esiste nessun ostacolo o tantomeno proibizione a una amicizia tra un sacerdote e una donna. Come abbiamo visto, la Bibbia ha un concetto molto alto dell’amicizia e ne esalta il valore. Gesu’ poi aveva molte amiche. Spesso barriere all’amicizia tra un sacerdote e una donna possono essere di natura sociale, esterna, non “vocazionale”. Il sacerdote ha fatto dono dell’espressione del suo eros (non del suo eros in se’ ma del suo esercizio nel matrimonio) per potersi donare a tutti, mentre la donna amica esprime la sua vocazione a seconda del suo stato di vita nella famiglia, nella società, nella scelta religiosa. Vi è spazio in entrambi i casi per una relazione di amicizia, quindi.

Una parte dell’istituzione Chiesa e’ storicamente “misogina” ed è quella che non vede di buon occhio (oltre a non saper vivere e riconoscere come preziosa) l’amicizia con una donna. Notava anche Papa Francesco recentemente: “Poi, io dirò che un uomo che non sa avere un buon rapporto di amicizia con una donna – non parlo dei misogini: questi sono malati – è un uomo a cui manca qualcosa” (sul volo di ritorno verso Roma dal Messico).  Si tratta spesso di figure sacerdotali che vivono al loro interno una affettività non equilibrata e non di rado repressa, spesso estrinsecata da un rapporto ambiguo con il denaro e il potere, nascosta dietro il tradizionalismo e l’ossessione per la “liturgia” stravolta in spettacolo e puro formalismo. Vi sono poi problematiche collegate alla cosiddetta lobby gay dei sacerdoti, che all’interno di una certa parte della Chiesa ha vissuto per anni in maniera corrotta e mondana, contribuendo a una sorta di “emarginazione” se non anche di “demonizzazione” della donna nella Chiesa. Vi sono poi alcuni preti che sono gelosi dell’amicizia tra un sacerdote e una donna. In quanto più rara, tale amicizia si estrinseca spesso in un legame molto speciale e molto forte. Pensiamo agli esempi di grandi santi, come Chiara e Francesco. Proprio perché così speciali, certe amicizie suscitano gelosie e invidie tra i preti, soprattutto tra quelli che mai saranno capaci di relazionarsi con una donna, a causa di una vita spesa sin dall’adolescenza solo in mezzo ai maschi, barriere psicologiche, atteggiamenti difensivi, ecc. Alcune di queste figure di preti elencati fin qui sembrano ricordare il clero cui S.Antonio da Padova si riferiva nei suoi sermoni: “Prelati vestiti come femmine in cerca di marito”.

Vi sono poi residui (a dire il vero non tanto residui) di una mancata attuazione del Concilio circa il ruolo dei laici (quindi anche quello della donna) nella vita della Chiesa – soprattutto ai livelli istituzionali più alti – che portano ancora oggi alcuni fedeli e la gente in generale a guardare con sospetto e a volte anche malizia una relazione tra un sacerdote e una donna, secondo una logica di “divisione” dei sessi che vige ancora in certi ambienti ecclesiali. Il grande ruolo che le donne svolgono nella vita della Chiesa, tuttavia, nelle parrocchie, nelle istituzioni educative e di carità, a vari livelli le porta ormai da tempo a lavorare fianco a fianco ai sacerdoti e ai religiosi, instaurando proficui rapporti di collaborazione e spesso anche di amicizia, contribuendo a sradicare certe visioni e certi atteggiamenti chiusi e sospettosi.
La sana amicizia tra un sacerdote e la donna ha sofferto e soffre ancora oggi di alcuni condizionamenti esterni, non nuovi  e non ancora totalmente superati. Ma gli esempi dei santi del passato, del Signore nei Vangeli, e oggi di San Giovanni Paolo II e tanti santi sacerdoti che lavorano con le donne nelle strutture ecclesiali e per il bene della società invitano i sacerdoti e forse dovrebbero incoraggiarli a ricercare una bella e sana amicizia con le donne – le prime testimoni della Resurrezione, le nostre madri, coloro che con la preghiera, l’insegnamento e la carità mandano avanti le famiglie e soprattutto quella grande Famiglia che e’ la Chiesa, in seno alle quali nascono la maggior parte delle vocazioni sacerdotali.