ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace

Riflessioni sul Vangelo della VII Domenica del Tempo ordinario Anno C (1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23   Sal 102 1Cor 15,45-49   Lc 6,27-38)

don Francesco Pesce

Spesso il nostro sistema per stare in piedi deve identificare il nemico, lo deve quasi produrre. Questo è vero anche nell’ educazione dei bambini. Ricordiamo quando i nostri nonni usavano il termine “austriaco” in modo dispregiativo: se non ti comporti bene chiamo gli austriaci, si diceva. Poi abbiamo chiamato in senso dispregiativo gli uomini di colore, i comunisti, oggi forse i musulmani.

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Un primo insegnamento del Vangelo è quello dell’idea del nemico: non ci sono nemici, ci sono uomini. Ci ricorda Paolo nella seconda lettura, c’è l’uomo della terra, fragile, fallibile, ma è l’uomo in cui abita lo Spirito. Anche la Chiesa ci hanno alcune volte malamente insegnato ha dei nemici e quindi occorre difenderla: dal relativismo, dal soggettivismo, dal laicismo e così via, Gesù però non si è mai difeso; e allo stesso modo Pietro e Paolo non si sono mai difesi. C’è tutta una storia di nemici che abbiamo combattuto mentre il male era interno a noi: il potere, il denaro, la paura di perdere posizione dominante.

Per questo quando Gesù dice “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra tu porgigli anche l’altra”, ci dice di andare oltre il nemico. Nel Vangelo di Giovanni anche Gesù prende uno schiaffo, ma lo rende inefficace: “Se ho sbagliato mostrami dove ho sbagliato, se non ho sbagliato perché questa violenza?”

Gesù invita a non opporre alla violenza, altra violenza, altrimenti questa cresce e poi diventa un crescendo interminabile. La logica del porgere l’altra guancia o di lasciarsi togliere il mantello o di lasciarsi trascinare in tribunale, significa riconoscere la violenza, dargli un nome e “combatterla” come fa il sole con le tenebre che a poco a poco sono vinte dalla espansione della luce.

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. “Metti via la spada”, ha detto Gesù a Pietro, “altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato”.

La prima violenza è quella dell’occhio; si lavora per la pace e la si costruisce, imparando giorno dopo a giorno a guardare il mondo con gli occhi dello Spirito, sapendo scrutare i segni dei tempi. Il fatalismo, il giudizio di condanna senza appello, sono solo modi per nascondere il disimpegno, per ripararsi fuori dal mondo reale. Il Papa ci sfida invece a: “Costruire la società, la comunità, con lo stile degli operatori di pace”.

Lo vediamo bene anche oggi: le ripercussioni della guerra cadono soprattutto sui poveri. Vediamo però anche la forza del messaggio evangelico, non sconfitta dalla storia e sempre capace di riecheggiare potentemente: “Beati i poveri, beati i miti…”. I poveri si riappropriano della speranza, e allora la guerra rimane nuda e manifesta tutta la sua assurdità e inutilità. Noi siamo in questi tempi, tante guerre ma anche tante speranze non vinte e non annientate dai signori della guerra.

Preghiamo allora Gesù Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo di Papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di costantiniana memoria, e in questo modo come seme fecondo costruisce un mondo non violento dove: “Non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri” (Madre Teresa di Calcutta, discorso alla consegna del premio Nobel per la Pace, 1979).

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Chiesa, popolo di Dio radunato in preghiera

Riflessione sul Discorso di Papa Francesco ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Pochi giorni fa, nel Discorso ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti , il Papa ha offerto una luce per il cammino liturgico della Chiesa. Ha ricordato il suo Motu Proprio “Magnum Principium”  del 9 Settembre del 2017.

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Papa Francesco continuando con la ricezione dello Spirito del Concilio, chiarisce che la competenza della traduzione dei testi liturgici, spetta alle Conferenze Episcopali Nazionali. Non è soltanto un decentramento di funzioni e di competenze, ma un riconoscimento dello Spirito e del magistero dei singoli vescovi diocesani. La Santa Sede come suo compito proprio interverrà per confermare o no e non per revisionare le traduzioni.

Papa Francesco ha inoltre sottolineato nel Suo discorso che nel Motu Proprio: “Ho inteso favorire, tra l’altro, la necessità di una costante collaborazione piena di fiducia reciproca, vigile e creativa, tra le Conferenze Episcopali e il Dicastero della Sede Apostolica che esercita il compito di promuovere la sacra Liturgia. L’auspicio è di proseguire nel cammino della mutua collaborazione, coscienti delle responsabilità implicate dalla comunione ecclesiale, in cui trovano armonia l’unità e la varietà. È un problema di armonia.” Aggiunge poi: “Aiutare concretamente il Popolo di Dio a interiorizzare meglio la preghiera della Chiesa, ad amarla come esperienza di incontro col Signore e con i fratelli e, alla luce di ciò, riscoprirne i contenuti e osservarne i riti”.

Il Popolo di Dio non è un passivo oggetto della preghiera nella Chiesa ma il soggetto orante e protagonista. Anche per questo il Papa ancora sottolinea: “Quando si rimpiangono nostalgicamente tendenze passate o se ne vogliono imporre di nuove, si rischia invece di anteporre la parte al tutto, l’io al Popolo di Dio, l’astratto al concreto, l’ideologia alla comunione e, alla radice, il mondano allo spirituale.”

La formazione liturgica è uno strumento molto importante per favorire una profonda vita spirituale. Avverte però Papa Francesco: “La formazione liturgica non può limitarsi a offrire semplicemente delle conoscenze – questo è sbagliato –, pur necessarie, circa i libri liturgici, e nemmeno a tutelare il doveroso adempimento delle discipline rituali. Affinché la liturgia possa adempiere la sua funzione formatrice e trasformatrice, occorre che i Pastori e i laici siano introdotti a coglierne il significato e il linguaggio simbolico, compresi l’arte, il canto e la musica al servizio del mistero celebrato, anche il silenzio”. Da qui l’importanza di una retta valorizzazione e comprensione dei segni liturgici, in particolare nei sacramenti e anche nella catechesi mistagogica che ricorda il Santo Padre significa in sostanza: “Scoprire la vita nuova che nel Popolo di Dio abbiamo ricevuto mediante i Sacramenti”.

La missione della Chiesa come «sacramento» è fondamentale; essa dovrebbe sempre svelare Cristo-Verità da incontrare, non come sistema di dottrine da conoscere perché c’è il rischio perenne di farne una ideologia, una filosofia morale. Svelare la Verità/Cristo significa aiutare gli uomini e le donne a scendere nel pozzo profondo della propria coscienza e restare lì ad ascoltare la voce di colui che viene a chiamarti per nome perché solo lui sa quello che c’è in ciascuno di noi (Gv 2,24).

La storia del cammino liturgico, è una storia affascinante, che interessa le culture degli uomini e dei popoli, la fede della Chiesa, la Parola di Dio che vuole donarsi agli uomini di ogni generazione.

Una tappa fondamentale di questa storia, è stata l’introduzione del nuovo Messale romano, nel novembre 1969 quando entrò in vigore la Riforma Liturgica del dopo Concilio. Cinque anni prima il papa Paolo VI aveva già celebrato la messa nella nuova forma, nella parrocchia romana di Ognissanti e aveva tra le altre pronunciato queste significative parole: “Prima bastava assistere, ora occorre partecipare; prima bastava la presenza, ora occorre l’attenzione e l’azione.; prima qualcuno poteva sonnecchiare, e forse chiacchierare, ora no, deve ascoltare e pregare”.

Le ricchezze che la storia liturgica ci ha consegnato e trasmesso, non sono un fine, ma uno strumento nelle mani della Chiesa che sempre più e meglio vuole aiutare i fedeli a meglio conoscere e a meglio entrare nel grande mistero di Dio.

Come si sa, la novità più importante della Riforma Liturgica post conciliare è stata l’introduzione nel rito della Messa, delle traduzioni nelle lingue volgari e anche una grande ricchezza dei testi biblici da proporre nelle letture della messa.

Oggi Papa Francesco ancora una volta esorta la Chiesa, ad essere popolo di Dio radunato in preghiera, per una sempre nuova conversione, nell’attesa dell’incontro definitivo con il Signore che viene.


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Incontro protezione minori: la conferenza di presentazione

Ieri mattina si è svolta nella Sala Stampa della Santa Sede la Conferenza Stampa di presentazione dell’“Incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa, previsto dal 21 al 24 febbraio. L’Incontro, espressamente voluto dal Papa, avverrà nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, dove s’incontreranno i presidenti di tutte le Conferenze Episcopali del mondo e saranno presenti anche vittime di abusi.

Vaticano

Alla conferenza di presentazione sono intervenuti il card. Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, Membro del Comitato organizzativo; mons. Charles J. Scicluna, arcivescovo di Malta, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, membro del Comitato organizzativo dell’incontro; padre Federico Lombardi, moderatore dell’Incontro e Presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI; presente anche padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana, membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e referente del Comitato organizzativo. Infine sr Bernadette Reis, assistente del Direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.

Mons. Charles J. Scicluna  ha elencato i temi principali delle tre giornate:  la responsabilità, il rendere conto e la trasparenza.

Padre Lombardi, moderatore dell’Incontro, ha illustrato il programma delle tre giornate, a cui corrispondono i tre temi principali.

Nella prima mattinata ci sarà un video di testimonianza delle vittime, e una breve introduzione del Papa.

Sabato sera è prevista una liturgia penitenziale, dove il Papa sarà presente ma non farà l’Omelia, che sarà invece tenuta dall’Arcivescovo ghanese Naameh.  Alla liturgia sarà presente una vittima di abusi.

Domenica mattina verrà concelebrata una Messa dal Papa, in cui l’Omelia sarà celebrata da Monsignor Coleridge, proveniente dall’Oceania. Il Santo Padre terrà un discorso finale, per poi recarsi alla finestra per il consueto momento dell’Angelus.

Lo schema delle tre giornate prevede una preghiera iniziale, tre relazioni a giornata, lavori di gruppo e la preghiera della sera.

Il primo giorno avrà come relatori il cardinale Tagle, monsignor Scicluna e il Cardinale Salazar Gomez; nel secondo giorno ci saranno gli interventi del cardinale Gracias, del cardinale Cupich e nel pomeriggio parlerà la dottoressa Ghisoni; per l’ultima giornata sono previsti come relatori la religiosa nigeriana Veronica Openibo, il cardinale Marx e infine la relazione pomeridiana sulla comunicazione della giornalista Valentina Alazaraki.

I partecipanti arrivano da tutti i paesi: 190, tra presidenti delle Conferenze episcopali o loro rappresentanti – 114 in totale dai cinque continenti -, 14 capi delle Chiese orientali, 12 religiosi e 10 religiose, a cui vanno aggiunti una decina di capi Dicastero attinenti alla questione, il sostituto e il segretario per i rapporti con gli Stati, 5 membri del Consiglio di Cardinali che non rientrano nei presidenti delle Conferenze episcopali, 4 membri dell’organizzazione e i 9 relatori dell’incontro, tre per ogni giornata. Saranno inoltre presenti varie associazioni di vittime di abusi.

Padre Hans Zollner ha inoltre spiegato due importanti strumenti riguardanti l’Incontro: il questionario proposto ai partecipanti e il sito internet ufficiale, pbc2019.org, che è già consultabile.


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我们生来为做有福的人

丙年常年期第六主日默想,读经一 耶(十七,5-8),圣咏 1,读经二  格前(十五,12、16-20),福音 路(六,17、20-26)

鱼方济神父

在我们默想真福八端时,我们必须摆脱先前的理解,摆脱使之成为一个几乎不能实现的事实的理解,相反,我们必须相信它们不仅有可能,而且也是每个人明确的使命。我们生来为做有福的人。

圣保禄提醒我们,耶稣被钉十字架上后在祂自身内消灭了仇恨,消灭了分开人类的藩篱。耶稣不仅是真福八端的宣告者,如历史上曾有许多一样;祂在自身内实现了真福八端的真实条件。

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为这原因福音里真福八端的宣告不够,我们还必须从我们自己开始消灭仇恨、藩篱、偏见,就如耶稣做过的一样。我们也必须摧毁某个总是潜伏着的圣经原教旨主义。

今天在读经一里耶肋米亚先知这么写说:“凡信赖世人,是可咒骂的!”。我们大家或多或少受过的完整宗教教育,对圣经上的这一节和其他部分给了错误的解读,并增加了对人、世界和历史的不信任。在家庭内曾经有过,现在仍然还有这种消极的教育学:“你别相信任何人”。教育的本质经常是恐惧、怀疑、和自我封闭。

此怀疑建基在一个非常近视和教权主义的神学解读上。人类不都是罪人吗?而人不是生存在原罪内吗?因而产生了某个表示怀疑与恐惧的伪天主教看法,而压坏信德和望德的这个奇妙珍宝

今天读经一的经句却说的是另一回事,它整个句子是这么写的:“凡信赖世人,以血肉的人为自己的臂膊,是可咒骂的”今天我们可这样表达:”你们别信任那些有权势的,并自认为是神的人”。这的确是悲惨的真实。

关于这件事,今天礼仪里的圣咏1说的也很清楚。

这样的人才是有福的:

凡不随从恶人的计谋的人;今天我们可以说,他不随从某些公共、私人、有时甚至是教会的理事会,那里贿赂、共济会、教权主义是通行的货币。

不插足于罪人的道路的人;他有改换道路的勇气,并公开地退出某些黑手党、不道德、贪污的环境,而不是在桌下拾起他的歹徒头子如对流浪狗一样抛给他的权力碎屑;耶稣这样提醒我们,我们在世界里,但不属于世界。

“不与狂妄自大者同席”的人:在富人与权力者们的狂妄自大也想买他的灵魂时,他就站起来走开。

当耶稣把穷人称为“有福”的时候,祂那时不是在说安慰话,而想宣布凡没有权力,而有道德、社会、福音的权威的人,他双手里握有望德那独特的珍宝天主的穷人就是那些只有笼罩他们的天父之爱,而没有其他珍宝的人。

真正的真福八端就是这个:“凡信赖上主的人,是可祝福的”。这是一句简单的话,但在它的简单里射出光芒,照亮我们复杂与焦虑的生活。

我们要如圣保禄在读经二里说的一样,学习用建立在复活的基督上的望德的权威眼光,而不要用权力的眼光来看待我们的个人历史及世界。我们每天要找回来信任与平安,也就是上主赐给我们祂圣神时答应过我们的那种信任与平安。我们要祈求上主协助我们排除所有羞辱人类的权力,它是幸福生活与永生的障碍。

 

 


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Siamo fatti per essere beati

Riflessioni per la Domenica VI del Tempo ordinario anno C , Prima Lettura Ger 17,5-8, Salmo 1, Seconda Lettura  1 Cor 15,12.16-20,  Vangelo Lc 6, 17.20-26

don Francesco Pesce

Quando noi riflettiamo sulle Beatitudini, dobbiamo liberarci da una precomprensione che ne fa quasi un fatto irrealizzabile e credere  invece  come esse siano non solo possibili ma anche una chiara vocazione per ogni uomo. Noi siamo fatti per essere beati.

Gesù poi sulla Croce, ci ricorda San Paolo, ha distrutto in sé l’inimicizia, ha distrutto le barriere che separano gli uomini. Gesù non è solo un annunciatore di beatitudini, come ce ne sono stati molti nella storia; Lui ha realizzato in sé le condizioni vere per le beatitudini.

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Per questo l’annuncio del vangelo delle beatitudini non basta, bisogna distruggere a cominciare da noi stessi, le inimicizie, i muri, i pregiudizi, proprio come ha fatto Gesù. Dobbiamo distruggere anche un certo fondamentalismo biblico sempre in agguato.

Geremia nella Prima lettura di oggi così scrive: «maledetto l’uomo che confida nell’uomo». C’è tutta una educazione religiosa in cui più o meno siamo stati educati, che ha dato di questo versetto e di altre parti della Bibbia, una lettura sbagliata, che alimentava la sfiducia nell’uomo, nel mondo, nella storia. Anche nella famiglia c’era e c’è ancora questa pedagogia negativa: «non ti fidare di nessuno». L’essenza dell’educazione spesso è la paura, la diffidenza, il chiudersi in sè stessi.

Una diffidenza che si basava su una lettura teologia molto miope e clericale. Gli uomini non sono tutti peccatori? E l’uomo non è nel peccato originale? È nata così una certa visione pseudo cattolica che esprime diffidenza, paura e schiaccia quel tesoro straordinario che è la fiducia, la Speranza.

Il versetto della prima lettura di oggi invece dice un’altra cosa e per intero così si esprime: «maledetto l’uomo che confida nell’uomo che pone nella sua carne il suo sostegno». Oggi potremmo esprimerlo così: « non vi fidate degli uomini del potere, degli uomini che si credono Dio». Questo sì, che è tragicamente vero.

Anche Il salmo 1 che oggi ci propone la liturgia è molto chiaro a questo proposito.

Beato l’uomo che:

“non entra nel consiglio dei malvagi”; potremmo oggi dire, non entra in certi Consigli di Amministrazione pubblici, privati, anche ecclesiali a volte, dove la tangente, la massoneria, il clericalismo, sono moneta comune.

“non resta nella via dei peccatori”; ha il coraggio di cambiare strada e si dissocia pubblicamente da certi ambienti mafiosi, immorali, corrotti, invece che prendere sotto il tavolo le briciole del potere che i loro capi malavitosi, offrono loro come ai cani randagi; nel mondo ma non del mondo ci ricorda Gesù.

“non siede in compagnia degli arroganti”: si alza e se ne va dove l’arroganza dei ricchi e dei potenti vorrebbe comprarti anche l’anima.

Quando Gesù chiama «beati» i poveri non dice allora parole di consolazione ma vuole rivelare che chi è senza Potere ma ha Autorità morale sociale evangelica, possiede nelle sue mani quel tesoro unico che è la Speranza. Sono i poveri di Dio, gli uomini che non hanno altra ricchezza che l’Amore del Padre sopra di loro.

La vera Beatitudine infatti è questa: “Beato l’uomo che confida nel Signore”. Una Parola semplice, che nella sua semplicità getta una luce sulle nostre vite complicate e affannate.

Impariamo a guardare la nostra storia personale, il mondo, con gli occhi autorevoli della Speranza fondata in Cristo risorto, come dice Paolo nella seconda lettura, non con gli occhi del potere. Ritroviamo ogni giorno quella fiducia e quella serenità che il Signore donandoci il Suo Spirito ci ha promesso. Chiediamo al Signore nella preghiera di aiutarci a togliere di mezzo ogni potere che umilia l’uomo ed è ostacolo alla vita felice e alla vita eterna.


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Papa Francesco in visita in Marocco

E’ stato reso noto il programma del Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Marocco, Paese in maggioranza musulmano, previsto il 30 e il 31 marzo prossimi.

ImgViaggioMaroccoIl Papa ha accolto l’invito del Re Mohammed VI e dei vescovi del Paese. Tra le tappe del Viaggio Apostolico sono previsti anche l’incontro con i migranti nella sede della Caritas diocesana e quello con i sacerdoti, i consacrati e il Consiglio ecumenico delle Chiese nella cattedrale di Rabat.

Il viaggio, come da proposta delle autorità del Marocco per facilitare la visita del Pontefice, sarà circoscritto alla sola città di Rabat, dove dal 1976 ha sede la nunziatura apostolica.

A 33 anni dalla storica visita di San Giovanni Paolo II che nello stadio di Casablanca il 19 agosto 1985 incontrò i giovani musulmani in un’iniziativa di dialogo senza precedenti, certamente il viaggio di Francesco sarà un’altra occasione per sviluppare il dialogo interreligioso e la reciproca conoscenza fra cristiani e musulmani.

 

 


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Il Signore ha scelto Francesco per guidare la Chiesa oggi

Una riflessione sul “manifesto della fede” del Cardinale Müller

Don Enrico Ghezzi

Caro Cardinal Müller,
Sono un vecchio prete, in pensione, come si dice. Ieri mattina 10 febbraio 2019, nella S. Messa della V Domenica dell’anno C, ascoltando la Prima Lettura di Isaia (6,1-2.3-8), sulla “vocazione” del Profeta impostagli con autorità da Dio, mi sono chiesto se io – nei miei lunghissimi anni di sacerdozio in mezzo al popolo – sono stato “bruciato”, sulle labbra, dal “tizzone ardente” come il Profeta, oppure, per i miei peccati, ho lasciato riempire di “fumo” il Tempio di Dio, la Chiesa, dove ho servito per tanti anni. Non sarò stato forse un uomo dalle “labbra impure”?

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Finita la celebrazione, come ogni mattina, mi sono recato dal giornalaio per avere qualche notizia del giorno. Cosa mi colpisce? Leggo, su un giornale, un titolo inquietante: il “manifesto della fede” del cardinale Müller.

Avevo già sentito, in passato, pronunciare il suo nome e già da allora non mi era sembrato particolarmente “affettuoso” verso Papa Francesco. Dicevano: “questo Muller, è discepolo di Papa Ratzinger” – come a sottolineare l’esistenza di due chiese diverse, che però non esistono. Papa Benedetto XVI è un uomo di Dio, che ha dato tutta la sua vita al servizio del Vangelo. L’uomo di Dio, caro Cardinale, non divide mai la Chiesa di Cristo!

Mi ha colpito subito il titolo del suo scritto: “Manifesto della fede”. Ma – mi dicevo – la nostra fede non è forse quella che da secoli confessiamo in Gesù Cristo? Ma che sia “nata”, in questi mesi, anche una fede “secondo Müller”? Forse che il Vangelo che ho predicato per molti anni – il Vangelo di Matteo, Marco, Luca e Giovanni – siano vangeli “apocrifi”? Che il Vangelo “vero” ci viene finalmente da questo sapiente cardinale tedesco?

Con lo stupore, mi ha colto anche un dubbio: “Stai attento – mi sono detto – non è che questo manifesto non sia piuttosto il “fumo” che ha riempito il Tempio del Signore, invece del “tizzone ardente” dell’amore di Dio che ha spinto il Profeta ad accettare la sua vocazione? E continuando, nella mia riflessione: il cardinale Müller dice di aver accolto il “grido” di dolore che si alza da vescovi, sacerdoti e fedeli smarriti per la confusione della dottrina cattolica dei nostri giorni. La mia gente, il mio popolo, non si è mai sentito “smarrito”, anche davanti alle prove dolorose della vita: a loro bastava il Vangelo di Gesù, che ha precedenza sulla teologia dei sapienti di ieri e di oggi.

Inoltre, non si è sempre insegnato che a capo della Chiesa, e quindi anche di vescovi, sacerdoti e fedeli smarriti, il Signore ha scelto Pietro e i suoi successori? Proprio come leggiamo nel Vangelo di questa domenica, il Signore dice a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10).

Caro cardinale, Lei si deve persuadere: il Signore ha “scelto” Francesco! E’ lui – con la sua saggezza e santità, riconosciute da tutto il popolo dei vari continenti – che il Signore ha scelto: è lui l’Isaia e il Simone voluto da Gesù oggi per il tempo del nostro cammino.

Caro cardinale, le dò un consiglio fraterno e sacerdotale (anche se so con certezza che non leggerà mai questo mio testo!): deponga la porpora e i fasti che la circondano, accetti di andare in qualche parrocchia del suo Paese, la Germania, a fare il prete: sono certo che ne troverà grande beneficio spirituale e sacerdotale. Così, insieme, eviteremo di correre il pericolo di finire nelle fiamme dell’inferno, come ci ricorda nel suo “manifesto sulla fede”.

Non ce l’abbia con me, sono soltanto pensieri spontanei, sorti dopo la celebrazione della S. Messa.

Le auguro ogni bene.

Don Enrico Ghezzi