ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


Leave a comment

La Pasqua a Santa Maria ai Monti

Ripercorriamo come abbiamo vissuto in parrocchia i giorni precedenti la Pasqua e la Settimana Santa

Nella nostra comunità parrocchiale di Santa Maria ai Monti nella diocesi di Roma, come da ormai decennale tradizione, abbiamo iniziato i riti della Settimana Santa, anticipando all’ultimo venerdì di Quaresima la VIA CRUCIS per le strade del rione Monti. Questo perché il Venerdì santo partecipiamo tutti al Colosseo alla VIA CRUCIS presieduta da Papa Francesco.

La galleria fotografica che segue, vuole ripercorrere questi intensi giorni in cui abbiamo sperimentato le meraviglie del Signore e la bellezza di essere popolo di Dio in cammino.

Via Crucis per le strade nell’ultimo Venerdì di Quaresima

E’ sempre commovente il silenzio con cui il popolo di Dio segue la Via Crucis che attraversa il Rione Monti e celebra le quattordici Stazioni che sono animate dalle varie rettorie e case religiose presenti nel territorio parrocchiale.

Partendo dalla nostra parrocchia, viviamo le Stazioni insieme ai fratelli ortodossi della Georgia, i religiosi francescani, stimmatini, maroniti, le suore pallottine, vincenziane, domenicane, la Prosanctitate, le suore di Gesù Bambino, le suore di San Giuseppe Marello, la comunità cattolica cinese, quella ucraina e le Piccole sorelle dei Poveri.

Siamo veramente una piccola Pentecoste che, attraversando il Rione portando la croce, ripercorre la via dolorosa del Signore nella consapevolezza che tutto è dono.

Domenica delle Palme

La Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11.30. Nella Piazza della Madonna dei Monti, detta “la piazzetta”, centro del rione, ci siamo ritrovati tutti insieme per la Benedizione dei rami d’ulivo. Abbiamo letto il Vangelo dell’ingresso a Gerusalemme e poi in processione siamo andati in chiesa per ascoltare la lettura della Passione e celebrare l’Eucarestia.

domenica1

Ogni qualvolta che si segue lo sviluppo della narrazione evangelica, quest’anno nella versione di Luca, si rimane colpiti dalla solitudine assoluta in cui entra Gesù, il cui crimine unico era di aver fatto dell’amore il senso della sua vita.

Così fu, così è e così sarà. È certo che chiunque fa dell’amore il senso della vita morirà crocifisso. Chiunque ama il prossimo, se davvero ama non potrà che soffrire nella solitudine. Questo è il dramma, il mistero della storia.

Giovedì Santo: Messa in Coena Domini e adorazione all’Altare della Reposizione

La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione.

“Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”.

Il più antico testo sull’Eucaristia – la Lettera ai Corinzi (53/57) – ci parla del fatto che essa è in connessione con la morte di Gesù. Il Signore è morto, consegnandosi, lasciandosi prendere dai nemici, non chiedendo nessuna difesa agli amici. Celebrare l’eucaristia vuole insegnarci come vivere. Si vive consegnandosi, senza difendersi, come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli. Una Chiesa che pensa a difendersi, non è più chiesa.

giovedi3

Vivere consegnandosi è il Vangelo, è il percorso da compiere per avere la vita eterna. Noi infatti celebriamo l’Eucaristia “finché egli venga”, aspettando che Lui ritorni, credendo che la morte non lo ha sconfitto, perché chi vive consegnandosi per amore, ha una vita più forte della morte.

Il Sacerdozio, l’Eucarestia e il Servizio significato nel rito della Lavanda dei piedi sono stati al centro della nostra preghiera

Nel canone romano abbiamo pregato con queste parole: “Tu che hai voluto accettare i doni di Abele il giusto, il sacrificio di Abramo nostro Padre nella fede, l’oblazione pura e santa di Melchisedek tuo sommo sacerdote, volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno”.

Il Signore ci guarda sereno e benigno, guarda così ognuno di noi, i nostri cari, accetta così i doni e le preghiere che avete portato.

Ci dice la Lettera agli Ebrei che Gesu’ non appartiene ad una casta sacerdotale, ma e’ sacerdote secondo Melchisedek , esprime cioe’ un sacerdozio universale che appartiene a tutti i battezzati come sottolinea il CV II .

Il sacerdote deve essere un uomo puro e santo che celebra l’eucarestia iniziata sul monte di Abramo e Melchisedek: “Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Il sacerdote è uomo della eucarestia che annuncia la risurrezione, non la morte.

E poi dira’ la lettera agli ebrei:  “Si e’ rivestito di debolezza e proprio per questo deve offrire sacrifici per se stesso e per tutto il popolo”. Il sacerdote e’ uno che entra nel dolore del mondo e qui sta anche la universalità del sacerdozio, che è il nostro dolore.

Accostiamoci al dolore del mondo con il pane e il vino: Dio e’ il pane e Dio e’ il vino. Pensate che bella definizione di Dio: chi e’ Dio? Un giudice implacabile delle nostre azioni e dei nostri pensieri? No. Dio e’ il pane e Dio e’ il vino e noi anche dobbiamo essere pane e vino per gli altri e dobbiamo essere mangiati, perche’ tutti abbiano vita speranza è gioia.

Ogni volta che non siamo pane diventiamo pietre e allora la vita e’ dura, triste, cattiva.

Gesu’ ci dà l’esempio inginocchiandoci e lavandoci i piedi. Sapete qual e’ il grande pericolo di una chiesa che distribuisce il pane per pochi e invece lancia le pietre? Il pericolo e’ il concetto sbagliato di gerarchia,  non intesa come servizio ma come gerarchia del potere, dei primi posti, della carriera, dell’uomo che comanda sugli altri uomini. Questo e’ il grande satana del cristianesimo, per questo Gesu’ dice a Pietro e a noi, tu non capisci, voi non capite.

La vera autorita’ nella Chiesa e’ l’uomo umile che vive nel servizio con gioia e fedelta’ e che quando si accosta all’altare sa che non c’e’ nessun capotavola, ma e’ il pane che comanda, perche’ una tavola senza pane e’ solamente una pietra.

Al termine della messa adoreremo questa eucarestia nell’altare della reposizione: è uno dei momenti più alti del nostro essere chiesa. Ognuno di noi porterà la sua pena e la sua gioia, la sua malinconia e la sua povera fede. Per tutti  ci sarà posto nell’Eterno fatto pane.

Giovedi2.jpeg

Giovedi3.jpeg

Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

Venerdì Santo: Liturgia della Croce e Via Crucis con Papa Francesco

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce.

Venerdì1

Il Venerdì Santo siamo all’essenziale.

Venerdi2

Non ci sono illusioni, non ci sono interessi su cui appoggiarsi. Oggi c’è soltanto una croce su cui appoggiarsi. Ognuno di noi ha tanti motivi per aggrapparsi alla croce, l’ho visto con chiarezza nelle vostre confessioni: la fedeltà faticosa nelle vostre case, la croce del vostro lavoro così precario tante volte da renderlo disumano. E poi la malattia, la solitudine. La Pasqua incomincia così, sorreggendoci a questa croce tutti insieme. Certamente la chiesa in comunione si fa così, stando tutti insieme sotto la croce, a mani vuote. Lasciamo ad altri lanterne, fiaccole e armi. Chi cercate ci chiede Gesù? Forse dobbiamo imparare che cosa significhi il dolore innocente e dobbiamo con delicatezza affettuosa vegliare con Gesù. Gesù è contento che noi siamo qui. Non importa se noi alcune volte siamo tra i crocifissori. E’ più importante che oggi siamo qui. Gesù ha bisogno che noi vegliamo con Lui così semplicemente senza troppi sensi di colpa e senza troppi onori, semplicemente volendogli bene.

Come fanno i poveri che sono rimasti fedeli a Cristo e glielo hanno testimoniato come hanno potuto. Non possono togliergli la Croce, ma lo seguono da lontano. Come hanno fatto le donne. Sul Calvario non si ragiona, si contempla. Con Cristo nel mondo si è aggiunta una nuova dimensione: quella di coloro che danno la vita per ciò che amano. La Croce è l’unità di misura di questa nuova dimensione umana che sconfina nell’eterno.

Venerdi3

venerdi4

Ci siamo avvicinati al legno della croce per baciarlo contemplando il Figlio. Ci siamo avvicinati al legno della croce contemplando anche lo Spirito, legame d’amore tra il Padre e il Figlio, che è stato donato dal Figlio mentre moriva e ha iniziato a creare anche sulla terra legami di amore: pensate, ha legato i carnefici alla loro vittima perché  non li ha odiati e ha cercato di interrompere la catena della violenza. Ancora oggi sostiene i passi di ogni uomo e di ogni donna che stanno cercando un senso alla propria esistenza, aiutando ognuno a comprendere che questo senso è l’amore, il legame che vince ogni notte, ogni paura, ogni tradimento, e fa delle nostre esistenze un giardino in cui la vita può sempre ricominciare. Nessuno abbia paura, noi abbiamo più futuro che passato.

Sabato Santo: Solenne Veglia Pasquale dopo il grande silenzio

La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza.

Il Sabato è la giornata del grande silenzio.

sabato1

La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa della Notte di  Pasqua.

Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?“, dicono gli angeli nel vangelo di Luca. Che bellissimo nome gli danno gli angeli: “Colui che è vivo!”. Qui è la scommessa della mia fede: se Cristo è vivo, adesso, qui. Non tanto se vive il suo insegnamento o le sue idee, ma se la sua persona, se lui è vivo e mi vuole bene.

“Forte come la morte è l’amore!”, dice il Cantico. Il vero nemico della morte è l’amore. Nell’alba di Pasqua, non a caso, chi si reca alla tomba sono quelli che hanno fatto l’esperienza dell’amore di Gesù: le donne, la Maddalena, il discepolo amato, sono loro i primi a capire che l’amore vince la morte.

sabato2

Noi tutti siamo qui pellegrini sulla terra per fare cose che meritano di non morire. Tutto ciò che vivremo nell’amore sarà resurrezione. Nessuno abbia paura di non farcela o di non essere degno.

 

Advertisements


Leave a comment

Papa Francesco in visita a Loreto

Il prossimo 25 marzo, Solennità dell’Annunciazione del Signore, Papa Francesco visiterà Loreto.

lORETOiMG

In questa occasione, il Santo Padre offrirà alla Vergine Maria l’Esortazione post-sinodale del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, svoltosi in Vaticano lo scorso ottobre. Il nostro blog ne aveva dato conto commentando il Documento finale. Un Sinodo in cui per la prima volta hanno partecipato anche due vescovi della Cina continentale.

E’ stato diffuso nei giorni scorsi dalla Sala Stampa il Programma della Visita, che prevede l’arrivo di Francesco in elicottero nella mattina del 25 marzo al centro Giovanni Paolo II di Montorso. Seguirà la celebrazione dell’Eucaristia nella Santa Casa e al termine della Messa firmerà la Lettera post-sinodale ai Giovani. Il Discorso del Pontefice e l’Angelus avverranno nel Santuario, dove il Papa saluterà gli ammalati presenti ed uscirà sul sagrato per incontrare i fedeli.


Leave a comment

Siamo fatti per essere beati

Riflessioni per la Domenica VI del Tempo ordinario anno C , Prima Lettura Ger 17,5-8, Salmo 1, Seconda Lettura  1 Cor 15,12.16-20,  Vangelo Lc 6, 17.20-26

don Francesco Pesce

Quando noi riflettiamo sulle Beatitudini, dobbiamo liberarci da una precomprensione che ne fa quasi un fatto irrealizzabile e credere  invece  come esse siano non solo possibili ma anche una chiara vocazione per ogni uomo. Noi siamo fatti per essere beati.

Gesù poi sulla Croce, ci ricorda San Paolo, ha distrutto in sé l’inimicizia, ha distrutto le barriere che separano gli uomini. Gesù non è solo un annunciatore di beatitudini, come ce ne sono stati molti nella storia; Lui ha realizzato in sé le condizioni vere per le beatitudini.

Immagine correlata

Per questo l’annuncio del vangelo delle beatitudini non basta, bisogna distruggere a cominciare da noi stessi, le inimicizie, i muri, i pregiudizi, proprio come ha fatto Gesù. Dobbiamo distruggere anche un certo fondamentalismo biblico sempre in agguato.

Geremia nella Prima lettura di oggi così scrive: «maledetto l’uomo che confida nell’uomo». C’è tutta una educazione religiosa in cui più o meno siamo stati educati, che ha dato di questo versetto e di altre parti della Bibbia, una lettura sbagliata, che alimentava la sfiducia nell’uomo, nel mondo, nella storia. Anche nella famiglia c’era e c’è ancora questa pedagogia negativa: «non ti fidare di nessuno». L’essenza dell’educazione spesso è la paura, la diffidenza, il chiudersi in sè stessi.

Una diffidenza che si basava su una lettura teologia molto miope e clericale. Gli uomini non sono tutti peccatori? E l’uomo non è nel peccato originale? È nata così una certa visione pseudo cattolica che esprime diffidenza, paura e schiaccia quel tesoro straordinario che è la fiducia, la Speranza.

Il versetto della prima lettura di oggi invece dice un’altra cosa e per intero così si esprime: «maledetto l’uomo che confida nell’uomo che pone nella sua carne il suo sostegno». Oggi potremmo esprimerlo così: « non vi fidate degli uomini del potere, degli uomini che si credono Dio». Questo sì, che è tragicamente vero.

Anche Il salmo 1 che oggi ci propone la liturgia è molto chiaro a questo proposito.

Beato l’uomo che:

“non entra nel consiglio dei malvagi”; potremmo oggi dire, non entra in certi Consigli di Amministrazione pubblici, privati, anche ecclesiali a volte, dove la tangente, la massoneria, il clericalismo, sono moneta comune.

“non resta nella via dei peccatori”; ha il coraggio di cambiare strada e si dissocia pubblicamente da certi ambienti mafiosi, immorali, corrotti, invece che prendere sotto il tavolo le briciole del potere che i loro capi malavitosi, offrono loro come ai cani randagi; nel mondo ma non del mondo ci ricorda Gesù.

“non siede in compagnia degli arroganti”: si alza e se ne va dove l’arroganza dei ricchi e dei potenti vorrebbe comprarti anche l’anima.

Quando Gesù chiama «beati» i poveri non dice allora parole di consolazione ma vuole rivelare che chi è senza Potere ma ha Autorità morale sociale evangelica, possiede nelle sue mani quel tesoro unico che è la Speranza. Sono i poveri di Dio, gli uomini che non hanno altra ricchezza che l’Amore del Padre sopra di loro.

La vera Beatitudine infatti è questa: “Beato l’uomo che confida nel Signore”. Una Parola semplice, che nella sua semplicità getta una luce sulle nostre vite complicate e affannate.

Impariamo a guardare la nostra storia personale, il mondo, con gli occhi autorevoli della Speranza fondata in Cristo risorto, come dice Paolo nella seconda lettura, non con gli occhi del potere. Ritroviamo ogni giorno quella fiducia e quella serenità che il Signore donandoci il Suo Spirito ci ha promesso. Chiediamo al Signore nella preghiera di aiutarci a togliere di mezzo ogni potere che umilia l’uomo ed è ostacolo alla vita felice e alla vita eterna.


Leave a comment

Il Signore ha scelto Francesco per guidare la Chiesa oggi

Una riflessione sul “manifesto della fede” del Cardinale Müller

Don Enrico Ghezzi

Caro Cardinal Müller,
Sono un vecchio prete, in pensione, come si dice. Ieri mattina 10 febbraio 2019, nella S. Messa della V Domenica dell’anno C, ascoltando la Prima Lettura di Isaia (6,1-2.3-8), sulla “vocazione” del Profeta impostagli con autorità da Dio, mi sono chiesto se io – nei miei lunghissimi anni di sacerdozio in mezzo al popolo – sono stato “bruciato”, sulle labbra, dal “tizzone ardente” come il Profeta, oppure, per i miei peccati, ho lasciato riempire di “fumo” il Tempio di Dio, la Chiesa, dove ho servito per tanti anni. Non sarò stato forse un uomo dalle “labbra impure”?

ImgPostDonEnrico

Finita la celebrazione, come ogni mattina, mi sono recato dal giornalaio per avere qualche notizia del giorno. Cosa mi colpisce? Leggo, su un giornale, un titolo inquietante: il “manifesto della fede” del cardinale Müller.

Avevo già sentito, in passato, pronunciare il suo nome e già da allora non mi era sembrato particolarmente “affettuoso” verso Papa Francesco. Dicevano: “questo Muller, è discepolo di Papa Ratzinger” – come a sottolineare l’esistenza di due chiese diverse, che però non esistono. Papa Benedetto XVI è un uomo di Dio, che ha dato tutta la sua vita al servizio del Vangelo. L’uomo di Dio, caro Cardinale, non divide mai la Chiesa di Cristo!

Mi ha colpito subito il titolo del suo scritto: “Manifesto della fede”. Ma – mi dicevo – la nostra fede non è forse quella che da secoli confessiamo in Gesù Cristo? Ma che sia “nata”, in questi mesi, anche una fede “secondo Müller”? Forse che il Vangelo che ho predicato per molti anni – il Vangelo di Matteo, Marco, Luca e Giovanni – siano vangeli “apocrifi”? Che il Vangelo “vero” ci viene finalmente da questo sapiente cardinale tedesco?

Con lo stupore, mi ha colto anche un dubbio: “Stai attento – mi sono detto – non è che questo manifesto non sia piuttosto il “fumo” che ha riempito il Tempio del Signore, invece del “tizzone ardente” dell’amore di Dio che ha spinto il Profeta ad accettare la sua vocazione? E continuando, nella mia riflessione: il cardinale Müller dice di aver accolto il “grido” di dolore che si alza da vescovi, sacerdoti e fedeli smarriti per la confusione della dottrina cattolica dei nostri giorni. La mia gente, il mio popolo, non si è mai sentito “smarrito”, anche davanti alle prove dolorose della vita: a loro bastava il Vangelo di Gesù, che ha precedenza sulla teologia dei sapienti di ieri e di oggi.

Inoltre, non si è sempre insegnato che a capo della Chiesa, e quindi anche di vescovi, sacerdoti e fedeli smarriti, il Signore ha scelto Pietro e i suoi successori? Proprio come leggiamo nel Vangelo di questa domenica, il Signore dice a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10).

Caro cardinale, Lei si deve persuadere: il Signore ha “scelto” Francesco! E’ lui – con la sua saggezza e santità, riconosciute da tutto il popolo dei vari continenti – che il Signore ha scelto: è lui l’Isaia e il Simone voluto da Gesù oggi per il tempo del nostro cammino.

Caro cardinale, le dò un consiglio fraterno e sacerdotale (anche se so con certezza che non leggerà mai questo mio testo!): deponga la porpora e i fasti che la circondano, accetti di andare in qualche parrocchia del suo Paese, la Germania, a fare il prete: sono certo che ne troverà grande beneficio spirituale e sacerdotale. Così, insieme, eviteremo di correre il pericolo di finire nelle fiamme dell’inferno, come ci ricorda nel suo “manifesto sulla fede”.

Non ce l’abbia con me, sono soltanto pensieri spontanei, sorti dopo la celebrazione della S. Messa.

Le auguro ogni bene.

Don Enrico Ghezzi


Leave a comment

Le fatiche del Signore nella storia degli uomini

Viaggio apostolico a Panama: Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua e Veglia di preghiera con i giovani del mondo 

Nella giornata di ieri il papa ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua con il rito della Dedicazione dell’altare.

http:w2.vatican.va

Due particolari significati hanno allora caratterizzato la cerimonia: la consacrazione dell’altare e l’incontro con sacerdoti, religiose, religiosi e laici consacrati. Partendo dal vangelo di Giovanni al capitolo 4, papa Francesco ha dedicato la sua omelia alla sete della donna samaritana e al viaggio di Gesù incontro agli uomini :”È relativamente facile per la nostra immaginazione, ossessionata dall’efficienza, contemplare ed entrare in comunione con l’attività del Signore, ma non sempre sappiamo o possiamo contemplare e accompagnare le “fatiche del Signore”, come se questa non fosse cosa di Dio. Il Signore si è affaticato, e in questa fatica trovano posto tante stanchezze dei nostri popoli e della nostra gente, delle nostre comunità e di tutti quelli che sono affaticati e oppressi” (cfr Mt 11,28).

http:w2.vatican.va

Alla sera la grande Veglia di preghiera con i giovani al Campo San Juan Pablo II, che  si è celebrata nel segno di Maria. Sul palco in bella vista c’era la mitria di San Oscar Romero, con il suo motto tanto significativo: «Sentire con la Chiesa».

http:w2.vatican.va

Sentire con la Chiesa dentro la storia, come ci testimonia la Madonna, che con tutta se stessa ha vissuto il suo tempo, come storia di amore con Dio :” La giovane di Nazaret  non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia”. Ecco, Maria, «la “influencer” di Dio. Con poche parole ha saputo dire “sì” e confidare nell’amore e nelle promesse di Dio, unica forza capace di fare nuove tutte le cose”.

Maria ricorda il papa ci aiuta anche a vivere la nostra storia così come è, debole, con tutta la sua fragilità e piccolezza e anche con le sue contraddizioni.

http:w2.vatican.va

Papa Francesco sottolinea con forza che “l’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità, però è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore”.

I giovani in particolare allora non devono aver paura della loro storia. Devono però essere messi in condizione di esprimersi:”Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro!”.

Senza lavoro, senza istruzione, senza comunità, senza famiglia. Questi quattro “senza” uccidono, scandisce papa Francesco.

http:w2.vatican.va

Ognuno di noi può mettere accanto al nome di Maria anche il proprio nome; ognuno di noi è ricolmato dell’amore di Dio; la Vergine lo è in pienezza, noi dobbiamo ancora lottare con il mistero del peccato che ci impedisce di accogliere totalmente l’amore di Dio. Noi però, siamo già totalmente amati da Dio, che non smette mai di tendere la sua mano misericordiosa verso di noi. Il primo Sì è quello di Dio verso Maria e verso tutti noi. Nessuno si senta mai escluso da questo Sì del Signore.


Leave a comment

Sguardi che si cercano

Riflessioni sul Vangelo della Domenica Terza del Tempo ordinario anno C

don Francesco Pesce

“Gli occhi di tutti erano fissi su di Lui!”. Così l’evangelista Luca descrive nel Vangelo ciò che accadeva dopo che Gesù aveva appena proclamata la Parola del rotolo di Isaia.

Sappiamo anche dai Vangeli che Gesù desidera vedere Zaccheo e Zaccheo desidera vedere Gesù. La vita cristiana in fondo è il risultato di questi sguardi. Dio e l’uomo si cercano perché hanno nostalgia l’uno dell’altro. Non è vita cristiana, guardarsi addosso e non vedere mai gli altri; non è vita cristiana guardare prima di tutto i propri peccati ; non è vita cristiana guardare solo le norme e i regolamenti. Gesù guarda prima di tutto la persona e i suoi bisogni, quello che ancora gli manca per essere pienamente uomo. Tutti noi dobbiamo sempre recuperare uno sguardo positivo su noi stessi e sugli altri, per crescere nella nostra immagine e somiglianza con Dio.

Gesù poi ti chiama per nome; voglio bene proprio a te, con quella storia personale, con i tuoi aspetti contraddittori, le tue gioie e i tuoi dolori. Desidero entrare in casa tua e mettermi alla tua tavola, vivere non un giudizio ma una profonda intimità. La vita cristiana è relazione intima con Dio Padre, rivelato da Gesù; non è l’umiliante elenco dei peccati da confessare, o la mortificante pena da espiare. L’Amore di Dio, la sua Misericordia sono sempre a fondamento di tutto, e tutto prevengono. “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltata”. Non domani, non dopo la resurrezione, ma oggi, nella quotidianità, nello spezzare il pane quotidiano, noi già godiamo della presenza di Dio, godiamo della presenza dello Spirito nell’Attesa del compimento finale.

Coloro che tenevano fissi lo sguardo su di Lui si sono sentiti amati, come un giorno lo furono Pietro e Paolo, come lo è stata l’adultera, o il cieco nato, Zaccheo e tantissimi altri raccontati nella Bibbia.

Sentirsi amati è il vero inizio di ogni conversione che abbia il fondamento in Cristo. Le “conversioni” fondate sulle norme o sui principii morali, producono fanatismo, rigidità, forme elitarie di pseudo cristianesimo. Coloro che si sentono amati dal Signore, allora trovano la forza di rompere con il pessimismo, e non sono più schiavi delle loro povertà, ma diventano uomini liberi.

Bisogna vivere la vita della Grazia, che sono le Beatitudini, con le mani libere e il cuore che si sente amato e ama.


Leave a comment

La Parola del Padre su di noi

Festa del Battesimo di Gesù

La Festa del Battesimo di Gesù che conclude il tempo di Natale ci aiuta a riflettere sul nostro Battesimo. Anche per  noi, nel battesimo, si sono aperti i cieli, come raccontano i vangeli, e nella fede abbiamo ascoltata  la Parola del Padre : “Sei il figlio mio, l’Amato”. Essere battezzati significa essere “immersi” nel Figlio Gesù e, in Lui, essere Figli del Padre, che manda su noi lo Spirito del suo Amore. Dobbiamo tutti essere consapevoli della responsabilità di questo dono dello Spirito che grida Abbà Padre e sentire l’urgenza di trasmettere in questo modo la fede alle nuove generazioni.

Per questo essere battezzati vuol dire anche essere inviati, mandati. Ricevere lo Spirito Santo che grida Abbà, Padre, professare la fede in Gesù e dire pubblicamente io con il dono dello Spirito voglio vivere come Lui, facendo del bene e liberando l’uomo da ogni schiavitù.

Risultati immagini per battesimo di gesù

In questa testimonianza che trasmette la fede bisogna sempre più dare spazio nella prassi pastorale, nella catechesi e nella liturgia dei sacramenti, alla Parola di Dio. Se io getto un po’ di acqua in testa ad un bambino, mentre lo battezzo, compio un gesto semplice; ma se io dico nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo io ti battezzo, ecco la Parola di Dio che ti fa rinascere; bisogna proprio ridare la Parola all’acqua, la Parola all’olio, la Parola al pane. Il rischio altrimenti è quello di essere dei sacramentalizzati, schedati in un polveroso registro da sagrestia.

Il Signore farà fruttificare i suoi doni posti nelle nostre mani, non se avremo fatto riti sacri e processioni, ma se li avremo fatti mentre servivamo gli uomini, annunciando la Parola che salva.