ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


Leave a comment

Una vita e una morte in ginocchio; ad un anno dal martirio di Padre Hamel

Oggi è già un anno da quando Padre Hamel è stato  ucciso, vilmente e senza pietà a Saint-Etienne-du Rouvray, vicino a Rouen, in Francia, mentre celebrava la messa del mattino nella sua chiesa; ci furono anche alcuni feriti tra i fedeli che stavano partecipando alla liturgia. Il sacerdote aveva 86 anni e tutti gli volevano bene per le sue qualità umane e la sua profonda spiritualità .

La morte di un prete e’ come quella di tutti gli altri uomini, ma agli uomini può sempre insegnare qualcosa. Padre Hamel e’ stato ucciso vilmente e senza pietà, in ginocchio. In ginocchio e’ stata anche tutta la sua vita, curvo sui bisogni della gente, alle altezze dei poveri. Anche noi in questo momento ci vogliamo mettere in ginocchio per rendere omaggio a questo sacerdote che ha speso la sua lunga esistenza a servizio dell’uomo.

All’inizio di giugno nel Bollettino parrocchiale aveva scritto un saluto ai fedeli che si apprestavano a partire per le vacanze estive dicendo:”portate un po’ di umanità e misericordia nel mondo “.Poi e’arrivata la morte. La morte e’ l’ultima parola e noi non abbiamo parole da dire, ma solo il silenzio della preghiera e degli affetti, il silenzio dell’amore forte come la morte.  La Bibbia nel Cantico dei Cantici non dice che l’amore è più forte della morte, ma dice: “ forte come la morte e’ l’amore “. Forse perché la lotta tra amore e morte la può vincere definitivamente solo il Risorto. A Lui solo vogliamo lasciare la parola che noi non abbiamo.

Noi non abbiamo la forza di dire la parola che viene dopo la morte; la parola che viene dopo la morte, la può dire Dio solo. E Gesù questa Parola non l’ha solo detta o scritta ma l’ha vissuta in se stesso, consegnandola una volta per sempre alla Storia del mondo: “ Io sono la resurrezione e la vita , chi crede in me anche se muore vivrà “.(GV 11,25)

Gesù chiede ancora alla sua Chiesa, all’Europa ad ognuno di noi, di gettare la rete, di continuare a credere, vivere e sperare. E’ una rete che non si spezza e si riempie di amore sempre nuovo, perché è gettata sulla Parola del Risorto anche se a volte non lo abbiamo  riconosciuto , anche se a volte non ce la facciamo perché la vita non è un principio da difendere ma una cosa drammatica e magnifica,  una grande avventura  da accompagnare con l’aiuto della Grazia.

Aspettiamo continuando a fare il bene, seminando semi di fraternita’ e di pace, un alba nuova dov’è potremo gridare “ è il Signore!”, il grido di amore di Giovanni, il grido del Cantico dei Cantici “l’amato mio” (Ct2,8). Non abbiate paura – ci dice ancora una volta Gesu’- Io ho vinto il mondo.


Leave a comment

Dio ci accoglie così come siamo

Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.

Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce  dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.

Credere in un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una elite, una struttura chiusa che non accoglie come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.

Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce  nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.

Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco – alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.

La frase del Vangelo – «passando in mezzo a loro si mise in cammino» (Lc 4,30) – rappresenta uno straordinario monito per tutti noi e per tutta la Chiesa.  Gesu’ passa oltre, se ne va. Se ne va, quando la fede si allea con il potere. Se ne va, quando il clericalismo prevarica sul popolo di Dio e sullo stesso Vangelo. Se ne va, quando il Vangelo è ridotto a legge morale e non ne è il fondamento, o quando si difendono principi astratti e privilegi molto concreti invece di comprendere e accompagnare situazioni ordinarie molto concrete.

Il Signore va verso e rimane dove la fede è semplice e sincera; dove la speranza non è retorica, ma attesa fiduciosa di una promessa che si compirà; e dove la carità ascolta il grido del povero e tende la mano ad ogni fratello, senza giudizio, condizioni o “preferenza di persone”.


Leave a comment

Fede in Dio e nell’uomo

Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? ” il grido del profeta Abacuc appartiene a molti. In tanti aspetti della vita spesso siamo vittime e testimoni di iniquità, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. E’ vero anche che a volte siamo complici, magari con il nostro silenzio, o il nostro voltarsi dall’altra parte. Il profeta ascolta poi la risposta di  Dio: “ scrivi la visione è una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà ”. Conclude: “il giusto vivrà per la sua fede”. Che cosa è allora la fede? E’ quella fiducia che dona la forza di combattere nell’attesa del Suo ritorno. Noi infatti viviamo l’Eucaristia “finché egli venga“nell’attesa della tua venuta”. Dobbiamo poi tenere sempre presente che la fede non è nata dal ricordo di Gesù, da qualcuno che ce lo ha raccontato solamente.

La fede è nata da una presenza, non da una rievocazione (con buona pace dei tradizionalisti che vivono una Chiesa del ricordo e non della presenza). Cristo deve tornare e noi lo aspettiamo, ma è già presente nel dono dello Spirito. Stette in mezzo a loro raccontano i vangeli a proposito del Risorto. Gesù si fa presenza, dentro una comunità che è capace di sostenere, la paura, il pericolo, ma direi soprattutto per otto giorni porta sulle proprie spalle, anche l’incredulità, la non fede di Tommaso e chissà di quanti altri. Tommaso dubita, non crede, eppure rimane dentro la comunità, e neanche nessuno lo caccia via: rimane in un gruppo che non lo esclude. Che bella la Chiesa che accoglie e non esclude, sostiene e non isola nessuno. Una Chiesa che proprio come Gesù sempre ti aspetta con le porte aperte, anzi ti viene a cercare, rispettosa perfino della nostra poca fede e delle nostre paure.

Stiamo tutti molto attenti a separare troppo in fretta la fede, la speranza e la carità, perché in fondo sono una cosa sola. Nella storia abbiamo conosciuto uomini di fede che hanno distrutto tante speranza, specialmente quelle dei poveri. Abbiamo conosciuto uomini di fede senza carità che hanno ammazzato altri gli uomini. Non è bene anche, distinguere troppo rigidamente tra credenti e non credenti. Ci sono alcuni che dicono di credere in Dio ma non credono nell’uomo; altri dicono di non credere, ma sono a servizio dell’uomo, specialmente il più debole e indifeso. E’ lo Spirito l’unico che può distinguere, nell’attesa della verità tutta intera.


Leave a comment

Esemplari servitori del vangelo

Papa Francesco pellegrino sulle orme di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani

Papa Francesco a Bozzolo è stato accolto dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, che ha subito annunciato l’avvio del processo di beatificazione di don Primo Mazzolari il prossimo 18 settembre. Si è poi recato nella parrocchia di San Pietro per pregare sulla tomba di don Primo Mazzolari, e tenendo un memorabile discorso, dove tra le altre cose ha parlato del “magistero dei parroci”.

A Barbiana è stato accolto dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e anche qui ha voluto subito recarsi a pregare sulla la tomba di don Lorenzo Milani a 50 anni dalla morte. In chiesa ha poi incontrato gli studenti del priore di Barbiana e tenuto un discorso che sarà difficile dimenticare sul piazzale davanti la canonica di don Lorenzo. La sua passione educativa è stata fedeltà al vangelo e a tutti coloro che gli erano affidati ha detto il papa. Poi ha aggiunto:” Oggi il vescovo di Roma riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il vangelo, i poveri e la chiesa; prendete la fiaccola di don Lorenzo e portatela avanti”.

Don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, sono ” due sacerdoti che ci offrono un messaggio di cui oggi abbiamo tanto bisogno”, ha detto papa Francesco domenica scorsa alla preghiera dell’Angelus.

In questi giorni da più parti nella Chiesa e fuori, si sono succedute varie analisi e commenti su questo pellegrinaggio del papa; alcuni hanno parlato di “riabilitazione”, altri di “omaggio” per due sacerdoti sempre in trincea nel loro ministero. Quale che sia la giusta interpretazione, è bene lasciare spazio ai fatti. Papa Francesco si inginocchia davanti a due grandissimi protagonisti della chiesa e della società italiana del Novecento, riconoscendo in loro una Chiesa che si mette a servizio dei poveri e annuncia la misericordia di Cristo per tutti.

Questo mettersi in ginocchio è un atto dalla forte valenza simbolica. Non sono mancati come tutti sanno molto bene i “nemici” di don Mazzolari e don Milani, come oggi non mancano quelli di papa Francesco. Sono nemici di varia provenienza specialmente ecclesiale e tra questi ci sono anche coloro che al primo soffio di vento, cambiano bandiera, pronti a ricambiarla ogni volta che sia necessario. Pare riascoltare l’esperienza di San Paolo quando raccontando la sua storia parla di:“pericoli da parte di falsi fratelli”( 2Cor 11,26). L’opposizione alla Chiesa dei poveri e degli ultimi è molto attiva sul web e su alcuni blog di tradizionalisti; essi accusano oggi il papa, come ieri don Primo e don Lorenzo, di aver gettato la Chiesa in confusione dottrinale, morale, pastorale. Curiosamente questi blog parlano tra di loro si citano l’uno con l’altro quasi fossero novelli Padri della Chiesa. In realtà in confusione sono oggi questi difensori di una chiesa vecchia, che non c’è più, che si sono presi spazio esclusivo per troppi anni, ignorando sensibilità e voci differenti, ignorando i poveri. Alcuni pseudo cattolici laici e chierici che negli anni di pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, alle spalle dei due pontefici, hanno ridotto una parte della Chiesa ad una spelonca di ladri, brigando i loro affari con i potenti di turno, svendendo il Vangelo per quattro spiccioli; tramando nelle lobby gay e in quelle finanziarie, appaltando ai movimenti ecclesiali ogni opera di evangelizzazione, umiliando le parrocchie e il popolo di Dio; pseudo cattolici che difendono i principi che non vivono, e giudicano i drammi delle persone che non ascoltano, con cui non condividono.

Bisogna ritornare urgentemente alla chiesa di Mazzolari, Milani e papa Francesco che con lo Spirito del Concilio trasmettono il vangelo per attrazione e non per proselitismo.

E’ con la forza della preghiera di Gesù e di tutta la Chiesa che papa Francesco sta compiendo il Suo viaggio pastorale per confermare i suoi fratelli nella fede. E’ partito come sappiamo dalla periferia, da Lampedusa, indicando al mondo la centralità delle periferie fisiche ed esistenziali.

Oggi a Bozzolo e a Barbiana, Papa Francesco ci testimonia che la cruna d’ago attraverso cui passare per parlare di Dio è l’uomo scartato. Dare la vita per gli scartati, proprio come Gesù, anche Lui uomo brutalmente scartato.  Ogni giorno, sempre più forte il grido degli scartati ci investe e “rovescia” i banchi delle nostre chiese, richiamandoci alle cose essenziali.

Il papa ci ricorda che la “Buona Notizia” di Gesù non è una nuova filosofia, ma è la risposta al desiderio di tutti gli uomini di ogni tempo, di essere amati e liberati da ogni schiavitù.

Chiunque curi le piaghe del mondo, difenda il suo popolo, educhi alla vera libertà, non escluda nessuno a priori, è nel cuore stesso di Dio.

Papa Francesco venuto “dalla fine del mondo” oggi ha volto lo sguardo all’intero mondo e all’intera Chiesa cattolica, indicando questi due sacerdoti come modelli del vangelo.

Il Buon Pastore conosce le sue pecore ci ricorda il vangelo. Papa Francesco ha fatto dell’” odore delle pecore” il profumo di ogni opera di evangelizzazione. E’ l’odore delle pecore dice papa Francesco, che può risvegliare la chiesa, il dolore e la solitudine delle persone, la loro voglia di vita e di riscatto, la frontiera sulla quale costruire l’ospedale da campo che è la Chiesa.

Ringraziamo il Signore per il dono di don Primo e don Lorenzo e chiediamo allo Spirito la forza di continuare a trasmettere il vangelo con la loro audacia e coerenza; chiediamo anche allo stesso Spirito l’umiltà di sapere chiedere perdono come battezzati, come laici, come sacerdoti, come chiesa italiana a questi due grandi testimoni di Cristo.

Da oggi dopo questo pellegrinaggio di papa Francesco, la chiesa italiana e  la chiesa cattolica tutta, o si modella sulle orme di don Mazzolari e don Milani, o sarà una chiesa disobbediente allo Spirito e a Pietro.

 


Leave a comment

Eucarestia pane per tutti

imageOgni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga

Il più antico testo sull’Eucaristia – la Lettera ai Corinzi (53/57) – ci parla del fatto che essa è in connessione con la morte di Gesù. Il Signore è morto, consegnandosi, lasciandosi prendere dai nemici, non chiedendo nessuna difesa agli amici. Celebrare l’eucaristia vuole insegnarci come vivere. Si vive consegnandosi, senza difendersi, come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli. Una Chiesa che pensa a difendersi, non è più chiesa.

Vivere consegnandosi, è il Vangelo, è il percorso da compiere per avere la vita eterna. Noi infatti celebriamo l’Eucaristia “finché egli venga”, aspettando che Lui ritorni, credendo che la morte non lo ha sconfitto, perché chi vive consegnandosi per amore, ha una vita più forte della morte.

L’Eucaristia è un modo di vivere, non un rito. Stiamo tutti molto attenti al rischio di ridurre l’Eucarestia ad una devozione privata, intimistica, come se tutto potesse risolversi nel rapporto esclusivo tra me e il Signore, chiusi agli altri e alla storia

A questo proposito ci sono due pericoli sempre attuali.

Nel libro del Deuteronomio vediamo il pericolo della nostalgia di altri tempi: il popolo dalla dura cervice resiste allo Spirito. Ancora oggi alcuni come quel popolo, rimpiangono tempi di tranquillità, tempi della chiesa trionfante, quando le chiese erano piene e le liturgie fastose, gli ostensori così imponenti da “soffocare” la fragilità dell’Ostia Sacra; tempi che erano però, di ingiustizia, di potere, di denaro, di clericalismo, dove Cristo non c’era.

Il pericolo dello spiritualismo «E il pane che io darò è la mia carne». La vita di Dio non è al di fuori della realtà umana. Non ci può essere dono dello Spirito dove non ci sia anche il dono della carne. Gesù, dice precisamente, nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni: “Chi mastica la mia carne”. Il verbo masticare in greco è molto forte e significa “triturare, spezzettare”. Il Vangelo non è un ideale, ma la concretezza del pane e della carne.

Anche il Vangelo di Luca nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci offre una indicazione molto importante

 Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

Non c’è nessuno che, venuto al banchetto del Messia, sia costretto a tornarsene a digiuno. Anzi, ci sono dei pani che sono riservati a chi è rimasto fuori dalla mensa. Pensiamo, e preghiamo, per tutti i cristiani che vivono in situazione di persecuzione, e non possono celebrare l’eucaristia; preghiamo per chi non può accostarsi ai sacramenti e attende la misericordia del Signore e della Chiesa, non la durezza della legge; preghiamo per le chiese in terra di missione, dove il sacerdote arriva una volta al mese; preghiamo per tutti quelli che non hanno mai incontrato chi il Signore, e anche per coloro che si sono allontanati  per colpa nostra e delle nostre contraddizioni. Preghiamo perché al tavolo a cui Gesù  si è voluto sedere, ci sia veramente un posto per tutti, e nessuno venga escluso, nessuno manchi; forse allora quello sarà il giorno in cui Lui ritornerà.

 


Leave a comment

La Trinita’ ci dice che la molteplicità appartiene a Dio

“Nella famiglia umana, radunata da Cristo, è restituita l’immagine e somiglianza della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore” (Papa Francesco, Amoris laetitia, 71).

Per parlare della Trinità non è bene avventurarsi in speculazioni teoriche, ma guardare alla concretezza dell’amore. L’amore che lega il Padre nella forza dello Spirito.

“Lo Spirito mi glorificherà: prenderà del mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,14). La vita di Gesù, la Sua testimonianza che supera ogni confine e abbatte ogni barriera, sono per ognuno di noi l’esempio da imitare, il cammino da fare insieme. Gesù dona a noi, attraverso il Suo Spirito, tutto ciò che è Suo, e anche in questo darsi, in questa comunione con noi, manifesta la Sua Gloria, la Sua gioia.

“Tutto quello che il Padre possiede è mio”. La Gloria del Padre è quella del Figlio, ma per puro dono è e sarà anche la nostra gloria, se avremo risposto giorno dopo giorno alla nostra vocazione cristiana. Vivere relazioni di gratuita’, essere testimoni bellezza, fuggire non solo il male ma anche la tanto diffusa mediocrità, in una parola vivere le beatitudini evangeliche, tutto questo manifesta e ci rende partecipi della Gloria di Dio.

Il mistero della Trinità ci dice inoltre che la diversità, la molteplicità, appartengono originariamente a Dio e quindi noi dobbiamo guardare con rispetto e attenzione ad ogni diversità e molteplicità.

Il nostro annuncio del Vangelo, la nostra pastorale hanno bisogno per essere efficaci, di entrare, guidati dallo Spirito, nella vita delle persone, nei luoghi e nelle società dove palpita il cuore della modernità, con “immensa simpatia” come diceva Paolo VI. Il mondo a volte così diverso noi, cosi molteplice e complesso, ha però dentro di se i semi del Verbo, ed è già amato dal Signore.

Molte cose il Signore ha ancora da dirci come ci ricorda il Vangelo, ma già sappiamo che saranno parole di amore e riconciliazione. Nessun ostacolo, nessuna difficoltà, nessuna forza umana potranno impedirci, se noi lo desideriamo, di essere nella Gloria di Dio.


Leave a comment

Quando pregate dite Padre

Per quasi due millenni la preghiera cristiana era dentro i ritmi giornalieri  della vita individuale e sociale, aveva le sue scadenze, i suoi riti, le sue prescrizioni, ma anche le sue ipocrisie. Pensiamo ad esempio al rito medievale del Carroccio. In quel periodo storico i comuni italiani, prima di partecipare ad una determinata battaglia schieravano un carro su cui si celebrava l’ eucaristia e subito dopo si faceva la guerra e ci si ammazzava gli uni con gli altri. Questo esempio ci ricorda che non bastano i simboli e i riti per identificare la preghiera.

Le parole di Gesù dicono cosa è preghiera. Gesù ci dona il modello della preghiera, una cosa semplice, che nella sua semplicità getta una luce sul nostro modo spesso complicato di pregare. Pregare vuol dire riconoscere i nostri bisogni, la nostra fragilità di essere creature. Gli uomini forti e superbi infatti non pregano, ma piuttosto si fanno pregare. La preghiera esprime allora umiltà davanti a Dio e davanti agli altri uomini. «Quando pregate, dite: Padre» è l’imperativo semplice di Gesù. Tutte le preghiere di Gesù ini­ziano con questa parola Padre. Con Dio non si parla usando prima di tutto le parole della Sua divinità (ad esempio l’onnipotente). La parola tutta divina e tutta umana è Padre, perché Gesù è venuto a restaurare proprio il rapporto tra il Padre e noi  figli nel Figlio. Gesù poi da a noi una sola  garanzia come frutto della preghiera; il Padre darà lo Spirito Santo. A che serve lo Spirito? Lo Spirito è l’amore del Padre e del Figlio per ognuno di noi. Dio risponde alle nostre preghiere non lasciandoci delle leggi alle quali ubbidire, ma donando il suo Spirito, che ci guida infallibilmente nella vita ogni giorno. A questo proposito oggi la liturgia ci propone due versetti significativi:

“Vorrei scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere” (Gen 18,20). Impariamo a guardare la nostra storia personale, il mondo con gli occhi dello Spirito non con quelli della legge. Ritroviamo ogni giorno quella fiducia e quella serenità che il Signore donandoci il Suo Sopirito ci ha promesso.

“In Cristo, Dio ha dato vita anche a noi, perdonandoci tutte le colpe, e annullando il documento scritto contro di noi, che con le prescrizioni ci era contrario. Lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.(Col 2,14) Chiediamo al Signore nella preghiera di aiutarci a togliere di mezzo le prescrizioni che umiliano l’uomo e sono ostacolo alla misericordia. Salgano sulla croce della umiltà anche le persone che impediscono la misericordia, appellandosi ad una pseudo dottrina, oppure ad una pseudo tradizione che invece rappresenta precetti di uomini dirà Gesù. Queste persone non sanno pregare e non sanno amare.