ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Papa Francesco visita Giappone e Thailandia

Un nuovo Viaggio Apostolico attende Papa Francesco, che dal 19 al 26 novembre prossimi si recherà in Thailandia e in Giappone, come dichiarato questa mattina dal neo Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

ViaggioGiapponeThailandia

Il Governo del Regno della Thailandia e i Vescovi del Paese attendono il Papa dal 20 al 23 novembre, mentre dal 23 al 26 è atteso dal Governo ed Episcopato del Giappone, in cui visiterà le città di Tokyo, Nagasaki ed Hiroshima.

Non è stato ancora reso noto il programma ufficiale.

Il viaggio in Giappone era stato già annunciato dal Papa a fine gennaio, prima della partenza per Panama, in occasione della XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, come riportato anche dal nostro blog .

Dopo Giovanni Paolo II, Bergoglio sarà il secondo Papa a fare visita alla Thailandia e al Giappone.

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Papa Francesco: messaggio per un nuovo patto educativo

Papa Francesco ha rilasciato un Videomessaggio per rilanciare un nuovo “patto educativo globale“, richiamato più volte nei suoi documenti e discorsi.

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Photo credit: https://www.vaticannews.va/it.html

Un evento mondiale che si terrà in Vaticano il 14 maggio 2020. Convocate le personalità di tutto il mondo e i giovani in una serie di dibattiti e tavole rotonde per discutere sul tema “Ricostruire il patto educativo globale”.

Un incontro per rafforzare l’impegno con le giovani generazioni, ascoltarle e costruire un dialogo propositivo e di mutua comprensione. Nel Messaggio il Papa ricorda l’Enciclica Laudato Si’, un invito rivolto a tutti per collaborare alla custodia della nostra casa comune: “Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”.


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Il viaggio di Papa Francesco in Africa

Nell’Udienza Generale di oggi, Papa Francesco ha ricordato il suo Viaggio apostolico in Mozambico, Madagascar e Mauritius, che si è concluso ieri. Il trentunesimo del Suo pontificato, all’insegna della pace e della riconciliazione, in particolare in Mozambico, della salvaguardia del creato – il fenomeno della deforestazione ha colpito in parte anche il Madagascar – e della cura dei malati, soprattutto di Aids, che rappresenta ancora oggi una grande minaccia per questi paesi.

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Photo credit: http://w2.vatican.va

Nella prima tappa del Viaggio, la Repubblica del Mozambico, Francesco è arrivato in papamobile al Pavillon Maxaquene per lIncontro interreligioso, in cui erano presenti circa 6.000 giovani. Accolto da canti, interventi musicali, coreografie e danze di giovani musulmani, indù e cattolici, il Suo discorso ha sottolineato la loro importanza per il presente, ribadita anche nell’Udienza di oggi: “Cosa c’è di più importante per un pastore che incontrarsi con i suoi giovani? Voi siete importanti! Perché non siete solo il futuro del Mozambico, o della Chiesa e dell’umanità; voi siete il presente, siete il presente del Mozambico…”. Il Papa ha poi sottolineato: “Senza il vostro entusiasmo, le vostre canzoni, la vostra gioia di vivere, che sarebbe di questa terra? Senza i giovani, cosa sarebbe di questa terra? Vedervi cantare, sorridere, ballare, in mezzo a tutte le difficoltà che attraversate è il miglior segno del fatto che voi giovani siete la gioia di questa terra, la gioia di oggi, di oggi. La speranza del domani”.

Nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione Papa Francesco ha incontrato i Vescovi, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Consacrati e Seminaristi, i Catechisti e gli Animatori a cui ha proposto “la via di Nazareth, la via del “sì” generoso a Dio, nella memoria grata della sua chiamata e delle proprie origini”.

La visita all’Ospedale Zimpeto , nella periferia della capitale, realizzato con l’impegno della Comunità di Sant’Egidio, luogo in cui si curano i malati di Aids, e la Messa celebrata nello Stadio Zimpeto sotto la pioggia, tra canti e danze religiose, hanno concluso la tappa del Viaggio in Mozambico.

In Madagascar, nel Monastero delle Carmelitane Scalze di Antananarivo, Papa Francesco ha celebrato l’Ora Media , nella Cattedrale di Andohalo ha incontrato i Vescovi del Paese con cui ha rinnovato l’impegno di essere “seminatori di pace e di speranza, prendendoci cura del popolo di Dio, specialmente dei poveri, e dei nostri presbiteri”. Nella Cappella di fronte alla Cattedrale di Andohalo, il Papa ha visitato la tomba della Beata Victoire Rasoamanarivo, dove ha pregato in silenzio.

Nel Campo Diocesano di Soamandrakizay si è svolta la Veglia di preghiera con i giovani, che nell’Udienza di oggi ha definito “ricca di testimonianze, di canti e di danze”.

L’Eucaristia domenicale si è celebrata ad Antananarivo, nel “Campo diocesano”, in cui si sono radunate grandi folle. Il Papa ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella XXIII Domenica del Tempo Ordinario. Dopo la proclamazione del Vangelo, Francesco ha pronunciato l’omelia.

Tra le tappe più emozionanti c’è la visita allaCittà dell’amicizia” – Akamasoa, il luogo dove vengono assistiti i poveri, fondata da un missionario lazzarista, padre Pedro Opeka: “Là si cerca di unire lavoro, dignità, cura dei più poveri, istruzione per i bambini. Tutto animato dal Vangelo” ha detto Francesco oggi in Udienza.

Al termine della visita, mentre i giovani intonavano un canto, il Papa si è trasferito in papamobile al Cantiere di Mahatazana, presso la cava di granito, per un momento di preghiera con i lavoratori, in cui ha lanciato un’invocazione nella speranza che si raggiungano “modelli di sviluppo che privilegino la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale a partire dalla fiducia, dall’educazione, dal lavoro e dall’impegno, che sono sempre indispensabili per la dignità della persona umana“. Ha poi aggiunto che bisogna assicurare ai lavoratori un salario dignitoso, impegnarsi perché la disoccupazione, che causa miserie, sparisca dalle società.

L’ultimo impegno nel Paese è stato al Collège de Saint Michel per l’Incontro con i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose, i Consacrati e i Seminaristi, “un incontro nel segno della lode a Dio”.

Nella Repubblica di Mauritius, nel Monumento di Maria Regina della Pace a Port Louis, il Papa ha celebrato la Santa Messa e dopo la proclamazione del Vangelo ha pronunciato l’omelia . Alla celebrazione erano presenti circa 100.000 fedeli.

Ultima tappa l’incontro con le autorità locali e il corpo diplomatico:Ho manifestato l’apprezzamento per l’impegno di armonizzare le differenze in un progetto comune – ha detto oggi in Udienza Papa Francesco – e ho incoraggiato a portare avanti anche nell’oggi la capacità di accoglienza, come pure lo sforzo di mantenere e sviluppare la vita democratica.”

A cavallo tra il 1988 e il 1989, san Giovanni Paolo II visitò i tre Paesi in tre viaggi diversi, parlando di temi che sono stati centrali in questo trentunesimo Viaggio Apostolico segnato da gioia, speranza e grande senso di responsabilità.


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受造界时期节,一个保护大自然的祈祷与行动

我们把罗马教区周刊2019年9月4日的一篇文章刊登在我们的博客上。其中文翻译由我们的博客负责。若某版权拥有者不喜欢我们把这篇文章放在网站上,我们可随时立刻删除。

方济各神父

重新推出教宗方济各「愿祢受赞颂」通谕的实现是很迫切的,从在普世程度上分享为环境努力的时期开始,直到10月4日为止。

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我们周围的受造物在我们眼前被破坏了,正是由应该关心维护它的我们给弄死了。受造物反复受到暴力了,有如一只受伤的动物一样反抗。我们精神分裂症的人类中心论让我们认为自己是主人,而海、山、空气、水、和土成为了我们的奴隶。人类和宇宙之间的「新约」是很迫切的。人类回到维护者与仆人的身份是很迫切的,好使受造物的呻吟不再是悲哀的,而是希望的呻吟。在我们平凡的教理中加入教宗方济各的通谕「愿祢受赞颂」是很迫切的。

教会、教区、堂区教会、各式各样的教会现实、和家庭,我们每个人都能够是标志,是哨兵,对我们说,在我们是天主肖像的本质内,可能有这种普遍的视野,也就是与整个受造界和好,因为在基督内和好已经开始了。9月1日星期天(在亚马逊特殊主教会议之前几个星期)举行的照料受造界世界祈祷日可能是这任务的宝贵的机会,有感的前行不会因世界祈祷日和受造界时期节而耗尽;受造界时期节是一个由普世圣公宗、路德宗世界连盟、普世教会协会及世界福音联盟和天主教会共同分享的活动,是一个将于10月4日圣方济各主保日结束的「祈祷与行动」的时期。

这圣言已托付给我们了:「天主曾藉基督使我们与他自己和好,并将这和好的职务赐给了我们。」(格 后 五,18-20)。信仰没有受任何结构的维护,它不是历史性的选择,而是在人类创造历史道路上迈进的内在动力,直到与天主完全共融,祂将是所有人里的一切。「我几时软弱,正是我有能力的时候」。我经常也会想到圣保禄宗徒在格林多人后书所写的这句话。在面对我们正在经历的生态悲剧的时候,我们不要害怕我们的脆弱和有时的无力感;我们也不要害怕我们反对受造界的罪过,因为我们经历这一切时,天主的权力就会显现出来,祂不让我们孤独,祂领导并支持我们。

所以受造界的时期首先是个祈祷的时期,为了不断地重新体会天主就是通过我们的脆弱来实现奇迹。如教宗方济各在世界日文告里所写的,「在这时期中,我很热心地邀请教友们潜心祈祷,此时期从一个在普世范围中产生的合适活动成为了受造界时期节:一个为了共同家庭的利益,有更激烈的祈祷与行动的时期」。

圣保禄宗徒的话也是先知性的话。当聆听受造界的呐喊,轮到我们时,我们也呐喊,已没有很多时间从环境衰退中恢复受造界,呐喊是为了向未来开启。要呐喊,即便我们清楚知道先知们「在家里」所说有希望的话不可能被聆听。受造界时期也是「失衡」的时期,那里一个负责任的爱可使我们与我们平衡的受害者和好,而受害者有好几百万呢。在我们的星球上有一半居民问我们,他们为何没有足够的食物,为何处于生存的极限,为何清水、空气,海洋都被毁了。圣经提醒我们,我们要用事实和真理来回答。「我们成为他所造之物中的初果。」(雅 一,18)。初果的意思不代表我们是最强的,而代表我们是首先生出来的,预先收获的果子。我们得到了世界预期该是什么的非凡、美妙的任务。


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一种普遍的大爱

丙年常年期第二十二主日默想

方济各神父

 在前几节经文内耶稣说过宴会的客人是穷人与被排斥的人,因为他们跟耶稣一样。现在祂叫门徒们看清楚他们是否处在那些人中。

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穷人,因为他们给予、把他们所有的一切与他人共享。「同样,你们中不论是谁,如不舍弃他的一切所有,不能做我的门徒。」

被排斥的,因为他们在所有权力之外,他们没有任何权力,但拥有权威。

 耶稣说话生硬:「如果谁来就我,而不恼恨自己的父亲、母亲、妻子、儿女、兄弟、姊妹,甚至自己的性命,不能做我的门徒。」。在这里,恼恨意味着打开一个更广阔的视野,一个更大的担忧。每个爱必须放在一个更大的背景中,也就是对全世界的爱,并要与祂有关。

 耶稣邀请我们背上祂的十字架,这没有接受痛苦的意思。而在表示一个生活上的选择。

 我们知道十字架对耶稣来讲代表什么:没有防御或带上面具地度生活,反对所有说过「把祂钉在十字架上」的权力和舆论。

十字架的选择是个生活上的选择,是拥抱一个更大的项目,关乎我的家庭、我的团体、我的党派,它是一个普世的项目,而它的标志是对人类的爱,是从所有奴隶制度中解放人类。关于奴隶,需要用圣保禄宗徒对费肋孟讲的同一句话说:「就是为我在锁链中所生的儿子敖乃息摩来求你。我现今把他给你打发回去,他是我的心肝。」

在专门献给受造界的月份中,也要对受造界做个生活上的选择。教会、教区、堂区、各式各样的教会现实、和家庭,我们每个人都能够是标志,是哨兵,对我们说,在我们是天主肖像的本质内,可能有这种普遍的视野,也就是与整个受造界和好,因为在基督内和好已经开始了。

天主曾藉基督使我们与他自己和好,并将这和好的职务赐给了我们。」(格 后 五,18-20)

这圣言已托付给我们了。信仰没有受任何结构的维护,它不是历史性的选择,而是在人类创造历史道路上迈进的内在动力,直到与天主完全共融,祂将是所有人里的一切。

「我几时软弱,正是我有能力的时候」。我经常也会想到圣保禄宗徒在格林多人后书所写的这句话。在面对我们正在经历的生态悲剧的时候,我们不要害怕我们的脆弱和有时的无力感;我们也不要害怕我们反对受造界的罪过,因为我们经历这一切时,天主的权力就会显现出来,祂不让我们孤独,祂领导并支持我们。所以受造界的时期首先是个祈祷的时期,为了不断地重新体会天主就是通过我们的脆弱来实现奇迹。

圣保禄宗徒的话也是先知性的话。当聆听受造界的呐喊,轮到我们时,我们也呐喊,已没有很多时间从环境衰退中恢复受造界,呐喊是为了向未来开启。要呐喊,即便我们清楚知道先知们「在家里」所说有希望的话不可能被聆听。受造界时期也是「失衡」的时期,那里一个负责任的爱可使我们与我们平衡的受害者和好,而受害者有好几百万呢。

在我们的星球上有一半居民问我们,他们为何没有足够的食物,为何处于生存的极限,为何清水、空气,海洋都被毁了。圣经提醒我们,我们要用事实和真理来回答。「我们成为他所造之物中的初果。」(雅 一,18)。初果的意思不代表我们是最强的,而代表我们是首先生出来的,预先收获的果子。我们得到了世界预期该是什么的非凡、美妙的任务。


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Un Amore universale

Riflessioni sul Vangelo della Domenica XXII del Tempo Ordinario Anno C 

Don Francesco Pesce

Nei versetti precedenti Gesù aveva detto che gli invitati al banchetto sono i poveri e gli esclusi perché erano come Gesù. Ora dice ai discepoli di vedere bene se si trovano tra quelli.

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Poveri perché donano, mettono in comune quello che hanno.Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

Esclusi perché sono fuori da ogni potere, non hanno alcun potere, ma autorità.

Gesù dice una parola dura: “Chi non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Odiare qui vuol dire aprirsi ad un più vasto orizzonte, una più grande preoccupazione. Ogni amore deve essere inserito in un contesto più grande, l’amore per il mondo intero ed essere relativo a Lui.

Gesù invita a prendere la sua croce, che non significa accettare il dolore. Indica una scelta di vita.

Sappiamo cosa fu per Gesù la croce: passare in mezzo alla vita senza difese nè maschere, mettendosi contro ogni potere e contro l’opinione pubblica che diceva: “crucifige”.

La scelta della croce è una scelta di vita, è l’abbracciare un progetto più grande della mia famiglia, del mio gruppo, del mio partito, è un progetto universale il cui segno è l’amore per l’umanità, la liberazione dell’umanità da tutte le schiavitù. Serve dire come San Paolo a Filèmone circa lo schiavo: “Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore”.

Fare una scelta di vita anche verso il Creato nel mese dedicato proprio a questo. La Chiesa, la diocesi, le parrocchie, le varie realtà ecclesiali, le famiglie, ognuno di noi, possono essere un segno, la sentinella che dice che è possibile, anzi è nella nostra natura, immagine di Dio, avere questo sguardo universale, che è la riconciliazione, con il Creato intero, perché in Cristo la riconciliazione è già cominciata.

“Dio ha riconciliato a sè il mondo in Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2Cor5,18-20).

A noi è stata affidata questa Parola. La fede non è difesa di nessuna struttura, non è alternativa storica ma animazione interna al cammino della storia della creazione dell’uomo, fino alla piena comunione con Dio che sarà tutto in tutti.

“Quando sono debole, è allora che sono forte”. Penso spesso anche a queste altre parole di San Paolo, contenute nella seconda Lettera ai Corinzi. Non dobbiamo aver paura della nostra debolezza e a volte anche impotenza, nell’affrontare il dramma ecologico che stiamo vivendo; non dobbiamo aver paura neanche del nostro peccato contro la Creazione, perché nel momento in cui facciamo esperienza di tutto questo, si manifesta la potenza di Dio, che non ci lascia soli, ma ci guida e ci sostiene. Per questo il Tempo del Creato è prima di tutto un tempo di preghiera per gustare sempre di nuovo che è Dio che opera meraviglie proprio attraverso la nostra debolezza.”

Le parole di San Paolo sono anche parole profetiche. Ascoltare il grido del Creato e, a nostra volta, gridare anche noi che non c’è più molto tempo per risollevare il Creato dal suo degrado ambientale, gridare per aprire al futuro. Gridare anche se sappiamo bene che le parole di speranza dei profeti “in casa” non si possono ascoltare. Il Tempo del Creato è anche il tempo dello “squilibrio” dove un amore responsabile ci riconcilia con chi è vittima dei nostri equilibri, e le vittime sono milioni.

Nel nostro pianeta una buona metà degli abitanti ci chiede conto del perché non sono nutriti abbastanza, perché sono ai limiti della sopravvivenza, perché l’acqua, l’aria, il mare sono devastati. Dobbiamo rispondere con i fatti e nella verità, ricorda la Scrittura. “Siamo le primizie delle sue creature” (Gc 1,18). Primizia non vuol dire che siamo i migliori, ma siamo, i frutti che nascono per primi e che anticipano il raccolto. A noi è dato il compito straordinario, bellissimo dell’anticipazione di ciò che il mondo dove essere.


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Il “Tempo del Creato”, preghiera e azione a difesa della natura

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato su Romasette.it del 4 settembre 2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Don Francesco Pesce

Urgente rilanciare l’attuazione della Laudato si’ di Papa Francesco, a partire dal mese di impegno per l’ambiente condiviso a livello ecumenico, fino al 4 ottobre.

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La creazione attorno a noi è in rovina, sotto il nostro sguardo, anzi colpita a morte proprio da noi che dovremmo esserne premurosi custodi. Ripetutamente violentata, come un animale ferito, si ribella. Il nostro antropocentrismo schizofrenico ci ha fatto credere di essere padroni, e così i mari, i monti, l’aria, l’acqua, la terra, sono diventati i nostri schiavi. È urgente una «nuova alleanza» fra l’uomo e l’universo. È urgente che l’uomo ritorni custode e servitore, affinché il gemito della Creazione non sia più di disperazione ma di speranza. È urgente inserire nella nostra catechesi ordinaria la Laudato si’ di Papa Francesco.

 La Chiesa, la diocesi, le parrocchie, le varie realtà ecclesiali possono essere un segno, la sentinella che dice che è possibile, anzi è nella nostra natura, immagine di Dio, la riconciliazione con il Creato, perché in Cristo la riconciliazione è già cominciata. Occasioni preziose per questo impegno possono essere la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, celebrata domenica 1° settembre (che precede di poche settimane il Sinodo speciale dei vescovi sull’Amazzonia), con un cammino di sensibilizzazione che non si esaurisce con la Giornata, e il “Tempo del creato” – iniziativa condivisa dalla Comunione anglicana, dalla Federazione mondiale luterana, dal Consiglio mondiale delle Chiese e dall’Alleanza evangelica mondiale e dalla Chiesa cattolica -, un mese di «preghiera e di azione» che si concluderà il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi.

A noi è affidata questa Parola: «Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18-20). La fede non è difesa di nessuna struttura, non è alternativa storica ma animazione interna al cammino della storia della creazione dell’uomo, fino alla piena comunione con Dio che sarà tutto in tutti. Penso spesso anche ad altre parole di san Paolo, contenute nella seconda Lettera ai Corinzi: «Quando sono debole, è allora che sono forte». Non dobbiamo aver paura della nostra debolezza, e a volte anche impotenza, nell’affrontare il dramma ecologico che stiamo vivendo; non dobbiamo aver paura neanche del nostro peccato contro la Creazione, perché nel momento in cui facciamo esperienza di tutto questo, si manifesta la potenza di Dio che non ci lascia soli, ma che ci guida e ci sostiene.

Per questo il “Tempo del Creato” è prima di tutto un tempo di preghiera per gustare sempre di nuovo che Dio opera meraviglie proprio attraverso la nostra debolezza. Come scrive Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale, «invito fortemente i fedeli a dedicarsi alla preghiera in questo tempo, che da un’opportuna iniziativa nata in ambito ecumenico si è configurato come Tempo del Creato: un periodo di più intensa orazione e azione a beneficio della casa comune».

Le parole di San Paolo sono anche parole profetiche. Ascoltare il grido del Creato e a nostra volta gridare anche noi che non c’è più molto tempo per risollevare il creato dal suo degrado ambientale, gridare per aprire al futuro. Gridare anche se sappiamo bene che le parole di speranza dei profeti  «in casa» non si possono ascoltare. Il Tempo del Creato è anche il tempo dello “squilibrio” dove un amore responsabile ci riconcilia con chi è vittima dei nostri equilibri; e le vittime sono milioni. Nel nostro pianeta una buona metà degli abitanti ci chiede conto del perché non sono nutriti abbastanza, perché sono ai limiti della sopravvivenza, perché l’acqua, l’aria, il mare sono devastati. Dobbiamo rispondere con i fatti e nella verità, ricorda la Scrittura. «Siamo le primizie delle sue creature» (Gc 1,18). Primizia non vuol dire che siamo i migliori, ma siamo i frutti che nascono per primi e che anticipano il raccolto. A noi è dato il compito straordinario, bellissimo della anticipazione di ciò che il mondo dove essere.