ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Vivere in Cristo il digiuno e la festa: immagini dalla Chiesa in Cina

Con gratitudine e ammirazione verso i nostri amati Fratelli e Sorelle della Chiesa in Cina, condividiamo alcune immagini che ci hanno inviato da varie diocesi in questi giorni in cui inizia il tempo di Quaresima e ricorre la Festa di Primavera o Capodanno lunare. Sacerdoti e fedeli hanno voluto condividere con noi i momenti della Messa delle Ceneri – il giorno prima della Vigilia del Capodanno. In diverse chiese i fedeli hanno trascorso la Vigilia in  adorazione eucaristica e pregato per il nuovo anno. Alcune immagini ci mostrano sacerdoti e fedeli che visitano gli anziani soli e malati e portano loro doni nei giorni precedenti al Capodanno, “rispettando la pietà filiale” della tradizione cinese ed esercitando le opere di carità cristiana. Tante immagini ci mostrano i festeggiamenti del Capodanno, a partire dalla Messa, le decorazioni nelle chiese e i messaggi augurali, alcuni dei quali con citazioni o contenuti cristiani. Accompagna queste belle immagini una riflessione che ci ha inviato una giovane cattolica, sul significato del digiuno in questo tempo quaresimale. In queste settimane in cui tante notizie circolano sulla Chiesa in Cina, noi continuiamo a seguire e amare il Santo Padre e preghiamo per lui e tutte le sue intenzioni, che facciamo nostre e portiamo nel cuore. Con questo post desideriamo ancora una volta mostrare come  la fede cristiana fiorisca in armonia con la ricchissima e antica cultura cinese, abbia una grande  vitalità e si faccia prossima nell’esperienza della carità.

Yanlina

Inizia la Quaresima; osserviamo pertanto lo spirito del digiuno:

1) Digiuniamo dall’ira e dall’odio: ogni giorno offriamo un gesto d’amore agli altri.

2) Digiuniamo dal giudicare: quando abbiamo la tentazione di giudicare gli altri, ripensiamo prima a come Gesù ha dimenticato i nostri errori.

3) Digiuniamo dalla mancanza di speranza: crediamo alla promessa di Gesù, Che per la nostra vita ha un progetto perfetto.

4) Digiuniamo dal lamentarci: quando abbiamo la tentazione di farlo, ripensiamo a Gesù, che ci ha donato la luce della gioia e offriamoGli gratitudine e lode.

5) Digiuniamo dal rancore e dalla tristezza: cerchiamo di perdonare chi potrebbe averci fatto del male.

6) Digiuniamo dall’infelicità: quando non ci sentiamo felici, ripensiamo a quanto il Signore ci ama e accettiamo tutto con gioia.

7) Digiuniamo dal consumismo: impegniamoci a spendere meno e a donare ai poveri quello che abbiamo risparmiato.

Speriamo che attraverso questo digiuno, possiamo vivere un tempo di Quaresima pieno di pace, amore e gioia, superando le difficoltà con Gesù, nella speranza di condividere con Lui la gioia della risurrezione.

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Celebrare il Capodanno cinese in tempo di Quaresima

Riportiamo una condivisione di un bravo sacerdote cinese su come i cattolici in Cina si preparano a festeggiare il Capodanno lunare, che quest’anno cade il giorno dopo il Mercoledì delle Ceneri, quindi in tempo di Quaresima. I cattolici in Cina continuano a mantenere la propria millenaria cultura e nel contempo a vivere la loro fede cristiana, in piena armonia.

Don Ambrogio, dalla Cina

Tra poco festeggeremo ancora il nuovo anno. Nei centri commerciali e per strada si respira già un po’ di atmosfera della Festa di Primavera (o Capodanno lunare). Come cristiano nato in Cina, sono chiamato a trascorrere una festa autenticamente cinese, ma anche a vivere in Cristo la Festa di Primavera.

Essendo stato sin da piccolo parte della famiglia cristiana, i ricordi della celebrazione del nuovo anno della mia infanzia sono sempre inevitabilmente legati ad aspetti religiosi. Nell’ultimo giorno dell’anno, tutti si riuniscono in chiesa per partecipare alla preghiera e alla Messa presieduta dal Vescovo, la benedizione eucaristica, e il rendimento di grazie. Nello stesso tempo riconosciamo gli errori commessi nel corso dell’anno e chiediamo perdono a Dio.

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La Festa di Primavera e’ il primo giorno del calendario lunare. In quel giorno, tutti si scambiano gli auguri per il nuovo anno, anche i cristiani. Noi cristiani, dopo i tradizionali festeggiamenti, andiamo in chiesa per celebrare il nuovo anno con il vescovo e i sacerdoti e scambiarci gli auguri di un meraviglioso nuovo anno di pace nel Signore e di realizzazione dei nostri desideri. Poi celebriamo una Messa solenne di rendimento di grazie.

In questo giorno di benedizione e di gioia, che in ogni famiglia assume il senso della riunione, si parla, si ride e si mangia insieme. Allo stesso modo, nelle famiglie cristiane, si attribuisce grande importanza al significato di questa festa e prima di iniziare a mangiare si prega il Signore affinché benedica il nuovo anno, tutti abbiano il pane quotidiano a sufficienza e a nessuno manchi il lavoro e la felicità in famiglia.

La Festa di Primavera e’ la festività più solenne tra tutte quelle celebrate in Cina. Dura 15 giorni e gli studenti hanno un periodo di vacanza di circa un mese. Tuttavia, il Capodanno lunare non cade ogni anno negli stessi giorni e quest’anno si festeggia il giorno successivo al Mercoledì delle Ceneri. Quindi si tratta di una giornata di festa che cade in tempo di Quaresima.

Il Mercoledì delle Ceneri e’ l’inizio della Quaresima, quindi l’intero periodo del Capodanno lunare coincide con il tempo quaresimale. La Quaresima e’ il tempo di preparazione alla Pasqua. In questo tempo la Chiesa ci invita alla preghiera, la sobrietà, la conversione, la penitenza, l’elemosina e il digiuno…. Tutto questo ci sembra “stonare” con l’atmosfera di festa e divertimento del Capodanno. E’ vero che la strada verso il paradiso e le vie del mondo non sempre si incontrano. Non è che Dio non sia vicino ai sentimenti umani, ma piuttosto le vie del mondo non si fermano in paradiso. I piaceri mondani non superano la prova del tempo, il tempo passa e non lascia nulla, i divertimenti sono destinati a finire. Solo Dio c’e’ sempre, ieri, oggi e per l’eternità.

In questa Festa di Primavera invitiamo Gesù a venire a casa nostra, solo Lui e’ per sempre. Quest’anno, dopo l’imposizione delle ceneri e la vigilia di Capodanno, invitiamo Gesù a venire a casa nostra. Solo Lui e’ per sempre. Quest’anno, dopo l’imposizione delle ceneri e la vigilia di Capodanno, invitiamo Gesù a casa nostra a portare la pace e celebrare nella pace la Festa di Primavera! Come sono meravigliosi i piani di Dio!


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Papa Francesco, un dono di Benedetto XVI

Riflessioni sulla Chiesa di Francesco a 5 anni dalla rinuncia di Benedetto XVI.

Dal’11 febbraio al 13 marzo dell’anno del Signore 2013 la Chiesa e il mondo furono attraversate da un intenso vento dello Spirito.

Fratelli e sorelle, buonasera! […]“E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca (si recitò il Padre Nostro, e l’Ave Maria e il Gloria al Padre). E adesso, incominciamo questo cammino, vescovo e popolo.”

Francesco, nuovo Vescovo di Roma raccolse così la complessa eredità del pontificato di Benedetto XVI.

«Pur essendo figlio Egli imparò l’obbedienza dalle cose che patì…»(Eb5,8). Possiamo dire che anche da pontefice, Benedetto XVI imparò l’obbedienza dalle cose che patì. Per tante cose della vita possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, la letteratura, quanti maestri ci sono! Ma quando entriamo nell’ombra del dolore non c’è nessun maestro perché tutte le voci tacciono. Allora noi impariamo, nell’obbedienza – e in particolare cinque anni fa in questa obbedienza del Papa Benedetto – che cosa significhi servire e non servirsi della Chiesa, cosa significa amare e non usare la Chiesa. Solo l’esperienza del dolore, del tradimento, in una parola del Getsemani ci introduce nell’ascolto docile di un amore più forte della morte.

In quel 11 febbraio il “Professor Ratzinger” diede alla Chiesa e al mondo una grande lezione; il suo ultimo servizio d’amore come Pastore universale.

Benedetto XVI con la sua rinuncia diede anche allo Spirito lo spazio per donarci Papa Francesco, che ha aperto una nuova stagione per la Chiesa.

Sappiamo dai Vangeli che la professione di fede di Pietro, roccia su cui Gesù vuole costruire la Sua Chiesa, è subito “smentita dai fatti”. Gesù rimprovera Pietro con parole dure, perché non accetta l’annuncio della croce. Un momento prima l’Apostolo era benedetto dal Padre e subito dopo diventa addirittura un ostacolo, una pietra d’inciampo sulla strada di Gesù. Pietro e gli altri hanno ancora molta strada da fare, molte cose da comprendere.

La tentazione è di seguire un Cristo senza croce, ma Gesù ci ricorda che la sua via è quella dell’amore e non c’è vero amore senza il sacrificio di sè.

Papa Francesco ha preso in consegna la croce di Cristo e la porta in giro per il mondo non come un vessillo, ma indicandola come strumento di salvezza per tutti gli uomini.

Cammina contro corrente e in salita il Papa. Ci dice che solo l’amore di Cristo da’ senso e felicità alla vita. Ci dice ogni giorno con il suo esempio che se impostiamo la nostra vita sull’amore come ha fatto Gesù la nostra vita non sarà sterile ma feconda. Ci dice che nell’Eucarestia Gesù perde se stesso per ritrovare tutti noi.

Nonostante la Sua testimonianza di un “Vangelo sine glossa” (o forse proprio per questo) l’opposizione alla Chiesa di Francesco, alla Chiesa dei poveri e degli ultimi, è molto attiva, anche sul web e su alcuni blog di tradizionalisti. In modo spesso maldestro che si squalifica da sè, essi accusano oggi il Papa di aver gettato la Chiesa in confusione dottrinale, morale, pastorale. Curiosamente questi blog parlano tra di loro, si citano l’uno con l’altro, si fanno forza reciprocamente per mettere insieme dei gruppi che rimangono minoritari – anche se le loro esternazioni sono molto gravi. Si spacciano quasi per novelli Padri della Chiesa. In realtà contano come il pulviscolo sulla bilancia. I loro toni e i loro argomenti li screditano da sè, ma hanno la responsabilità di ingenerare dubbi e confusione tra il Popolo, soprattutto i semplici e i piccoli. Ma come dice il Vangelo, gli scandali devono avvenire affinché si manifestino i veri credenti.

Papa Francesco venuto “dalla fine del mondo” oggi ha volto lo sguardo all’intero mondo, ai cristiani, alle altre religioni, e naturalmente all’intera Chiesa Cattolica, indicando il Vangelo come rotta sicura da seguire per la barca della Chiesa e testimoniandolo nel dialogo con credenti di altre fedi e non credenti, puntando su “ciò che ci unisce piuttosto che ciò che ci divide”.


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In cammino verso la Pasqua

Don Enrico Ghezzi

Cos’è il  paradiso? Sarà un prendere coscienza del nostro io. E’ avere  finalmente  conoscenza che il nostro  Io  è creato  a  immagine di Dio (Gen 1,27: “E Dio creò l’uomo a sua immagine…”). Vedrò in me l’immagine di Dio creatore. Ognuno  vedrà in se stesso il riflesso di Dio; come un raggio del sole, che nasce  dall’origine incandescente dell’amore di Dio. Io mi conoscerò come parte dell’amore eterno di Dio.

Dio sarà presente e conosciuto da miliardi di creature che vivranno nella incandescenza del suo Amore, lo Spirito Santo di Dio. L’intero cosmo sarà dispiegato dal sole dell’amore.

cristo risorto

Il paradiso allora, sarà per tutti noi godere di Dio che ci ha creati a sua immagine. lo contemplerò in me, immerso nel suo amore; l’amore ci unirà tutti in Dio.

Questo intendeva Giovanni nella sua Prima lettera 3,1-2: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!  Carissimi, noi fin da ora noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è ancora stato rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili  a lui, perché lo vedremo così come egli è”.  Infatti: “l’amore è da Dio, chiunque ama è generato da Dio e conosce  Dio. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio ma è lui che ha  amato noi e ha mandato il suo Figlio”(1 Gv 34.7-10). Il paradiso sarà conoscere e vivere nella somiglianza con Dio, il Padre.

Ma ci sarà ancora di più: il Figlio mandato dal Padre, il Verbo di Dio ha preso e compreso nella sua ‘divinità’  la carne simile alla nostra carne, al nostro corpo: “Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14). E’ il “primo-genito” della nuova creazione, dopo la creazione di Adamo ed Eva.  Nella carne corporale di Cristo è stata assorbita e vissuta la carne di ogni uomo, nella sua sofferenza che penetra il vissuto umano e l’intero cosmo.

Sulla croce, Gesù, nell’abbraccio di tutta l’umanità, ci fa scendere nella morte per risorgere  con lui nel giorno della Pasqua. Il paradiso sarà la gloria della nostra risurrezione nella risurrezione di Gesù. Ci riconosceremo e ci ameremo nell’amore di Gesù con il nostro corpo creato per la felicità. Vivrà per sempre in noi l’amore dello Spirito che vive eternamente tra il Padre e il Verbo di Dio, il Figlio fatto uomo.  Creazione e Incarnazione, sono il mistero della luce e della felicità.


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Nel gelo dell’Amore soffocato

Il messaggio per la Quaresima di Papa Francesco

Nel messaggio per la Quaresima  di quest’anno Papa Francesco si rivolge ai credenti e agli uomini di buona volontà: “Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio”. Il Santo Padre invita tutti a stare molto attenti a ciò che può ostacolare un cammino di fede e di vita in particolare dice il papa il pericolo del raffreddarsi dell’amore.

La bella immagine di Dante Alighieri che immagina satana, seduto su un trono di ghiaccio, è molto efficace: “egli abita nel gelo dell’amore soffocato”. Il titolo del Messaggio infatti riprende Mt 24,12: “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti”.

quaresima2018

Cosa fare allora dice il Papa? “Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno”.

Già il profeta Abacuc aveva gridato: “Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?” il grido del profeta Abacuc appartiene a molti. In tanti aspetti della vita spesso siamo vittime e testimoni di iniquità, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. E’ vero anche che a volte siamo complici, magari con il nostro silenzio, o il nostro voltarsi dall’altra parte. Il profeta ascolta poi la risposta di Dio: “Scrivi la visione è una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà ”. Conclude: “Il giusto vivrà per la sua fede”. Che cosa è allora la fede? E’ quella fiducia che dona la forza di combattere nell’attesa del Suo ritorno. Noi infatti viviamo l’Eucaristia “finché egli venga” “nell’attesa della tua venuta”. Dobbiamo poi tenere sempre presente che la fede non è nata dal ricordo di Gesù, da qualcuno che ce lo ha raccontato solamente.

La fede è nata da una presenza, non da una rievocazione (con buona pace dei tradizionalisti che vivono una Chiesa del ricordo e non della presenza). Cristo deve tornare e noi lo aspettiamo, ma è già presente nel dono dello Spirito. Stette in mezzo a loro raccontano i vangeli a proposito del Risorto. Gesù si fa presenza, dentro una comunità che è capace di sostenere, la paura, il pericolo, ma direi soprattutto per otto giorni porta sulle proprie spalle, anche l’incredulità, la non fede di Tommaso e chissà di quanti altri. Tommaso dubita, non crede, eppure rimane dentro la comunità, e neanche nessuno lo caccia via: rimane in un gruppo che non lo esclude. Che bella la Chiesa che accoglie e non esclude, sostiene e non isola nessuno. Una Chiesa che proprio come Gesù sempre ti aspetta con le porte aperte, anzi ti viene a cercare, rispettosa perfino della nostra poca fede e delle nostre paure.

Stiamo tutti molto attenti a separare troppo in fretta la fede, la speranza e la carità, perché in fondo sono una cosa sola. Nella storia abbiamo conosciuto uomini di fede che hanno distrutto tante speranza, specialmente quelle dei poveri. Abbiamo conosciuto uomini di fede senza carità che hanno ammazzato altri gli uomini. Non è bene anche, distinguere troppo rigidamente tra credenti e non credenti. Ci sono alcuni che dicono di credere in Dio ma non credono nell’uomo; altri dicono di non credere, ma sono a servizio dell’uomo, specialmente il più debole e indifeso. E’ lo Spirito l’unico che può distinguere, nell’attesa della verità tutta intera.

Per questo iniziamo il cammino di Quaresima con tanta fiducia: “Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare”.


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Dio debitore del nostro dolore

don Enrico Ghezzi

“Il verbo si è fatto carne” dice l’apostolo Giovanni. Dio si fa carne perché si sente in “debito” con gli uomini. Le sue creature sono sottoposte al male, al dolore, alla sofferenza, fino alla morte.

Dio vuol rendesi solidale con questa creatura che paga un debito duro senza averlo personalmente contratto, se non all’inizio.

Il Verbo allora, Dio stesso, diventa uomo come noi, diventa la nostra carne. E’ come se Dio dicesse: “voglio partecipare anch’io a quello che l’uomo sopporta, gli sono debitore, del dolore”.

Dio, provando la carnalità, ci riserva una incredibile sorpresa: in lui uomo crocifisso e risorto, ci raggiunge con la risurrezione di questo nostro corpo. Il Primogenito dei risorti, come ricorda San Paolo, inizia la creazione nuova, un nuovo Eden, a riparo dal peccato di Adamo.


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Sempre più ricchi e sempre più poveri

don Francesco Pesce

La ong inglese Oxfam ha da poco pubblicato un nuovo rapporto sulla ricchezza nel mondo alla vigilia del World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, alla presenza dei grandi nomi dell’economia e della politica. «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», è il titolo del report che si serve di alcuni dati elaborati dal Credit Suisse redatto anche sulla base delle novità che arrivano sui nuovi ricchi di Cina, Russia e India. L’1% più ricco della popolazione mondiale possiede come il restante 99%, e continua ad arricchirsi. Ogni due giorni si registra l’arrivo di un nuovo miliardario.

Come cristiani abbiamo il dovere, non solo di dare una buona testimonianza, ma di parlare chiaro. Le ricchezze non sono un fine, ma uno strumento nelle mani degli uomini; spesso sono diventate uno strumento iniquo perché l’uomo se ne è servito per dominare gli altri uomini e assoggettare interi popoli al controllo di alcune elite. Siamo arrivati nella storia perfino allo sterminio programmato e calcolato dei poveri, come ricorda il profeta Amos. Grazie a Dio il progresso culturale dei popoli sta favorendo una sempre maggiore presa di coscienza, circa il bisogno di una più equa distribuzione delle ricchezze del pianeta. Alcune organizzazioni internazionali e alcune nazioni più sviluppate stanno lottando per nuovi equilibri sociali, ma la battaglia è ancora molto lunga e difficile. Gesù invita i suoi discepoli ad essere “scaltri” nell’uso delle ricchezze. Chiede ad ognuno di noi un diverso rapporto con le ricchezze sia sul piano individuale che in quello comunitario. Proprio per questo non può più bastare il gesto privato della elemosina; bisogna agire perché la ricchezza possa diventare uno strumento di liberazione e di riconciliazione tra i popoli; questa è la concretezza del vangelo, che per sua natura è un fatto sociale. La storia ci insegna che non pochi si sono allontanati dalla Chiesa e dalla fede, perché hanno ricevuto una cattiva testimonianza nell’uso del denaro e delle ricchezze. Assistiamo poi in questi anni come cristiani e cittadini del mondo a due fatti molto importanti. Papa Francesco sta testimoniando la possibilità concreta di una Chiesa povera per i poveri, ed è uno straordinario dono del Signore, un esempio che ci stimola a sempre nuova conversione. Inoltre al contempo assistiamo al fatto che molti poveri, si stanno -potremmo dire così- riprendendo il vangelo, spesso a loro nascosto, dietro parole di circostanza e umilianti elemosina. I poveri oggi sono coscienti che il vangelo è prima di tutto per loro, e non sono più disposti ad aspettare per i loro diritti e la loro dignità. Rileggiamo e meditiamo attentamente a questo proposito le parole profetiche di don Primo Mazzolari, prete povero tra i poveri:” io non ho mai contato i poveri, perché i poveri non si possono contare; i poveri si abbracciano, non si contano. Eppure c’è chi tiene la statistica dei poveri, e ne ha paura; paura di una pazienza che si può anche stancare, paura di un silenzio che potrebbe diventare un urlo,paura di un lamento che potrebbe diventare un canto, paura dei loro stracci che potrebbero farsi bandiera, paura dei loro arnesi che potrebbero farsi barricata.” Io credo che stia già avvenendo.