ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Il Signore della vita abita la notte

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 17 marzo 2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo di domenica 21 aprile, Pasqua

Don Francesco Pesce

E’ significativo che la nascita e la resurrezione di Gesù avvengano di notte. Mentre i pastori “vegliavano di notte” (Lc 2,8) il Verbo si fa carne, e “quando ancora era buio” (Gv20,1) la carne diviene eterna.

Omeliapasqua

In quel sabato di più di 2000 anni fa, quando era ancora buio, Maria corse da Simone e dall’altro discepolo, che Gesù amava. Correvano insieme anche Pietro e Giovanni.

Che cosa meravigliosa è la corsa dell’amore. La fede nel Risorto è proprio passare attraverso il buio degli ostacoli, delle difficoltà, del dolore, con amore, perché l’amore è più forte della morte. Nessuno abbia paura delle proprie notti, perché il Signore che ci ama illumina la notte: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (GV 1,4-5).

Cosa significa questo per noi cristiani? L’indicazione della Parola di Dio è chiara: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità“(1 Gv 3,18).

Il baricentro di una vita e di una comunità che abbia le misure del Risorto, non è dentro i propri confini, nella propria autosufficienza, ma fuori, dove c’è il buio della sofferenza, della solitudine, della morte. Noi crediamo che il Signore che ha creato l’universo, e ha dato a noi la vita, questa vita già la custodisce per sempre con sé. Dice la Liturgia: “Ai tuoi fedeli Signore la vita non è tolta ma trasformata”. La resurrezione è la Buona Notizia di Gesù Cristo. Ci ricorda San Paolo : “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”(1 Cor 14).

Come Maria, come le donne e i discepoli che corrono al sepolcro, noi cristiani non possiamo rassegnarci ad accettare nessun sepolcro. Noi crediamo che la morte non è un evento naturale, ma l’evento di una natura corrotta dal mistero del male e del peccato. La vita, la gioia, la felicità, sono un evento naturale. Noi siamo fatti per la vita, e per averla “in abbondanza”, questa è la nostra natura.

Come San Paolo nell’Aeropago, anche noi oggi siamo chiamati ad annunciare e testimoniare nel mondo contemporaneo la Parola del Risorto. La dobbiamo proclamare senza gridare, senza alzare il tono, tantomeno con l’arroganza di chi si sente padrone della verità, perché la verità della resurrezione non ha padroni, ma solo testimoni.

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In croce per amore, poi verrà la luce

Riflessioni sul Vangelo della Domenica delle Palme e della Passione di Gesù  Anno C (Lc 22,14-23,56)

Don Francesco Pesce

Ogni qualvolta si segue lo sviluppo della narrazione evangelica, quest’anno nella versione di Luca, si rimane colpiti dalla solitudine assoluta in cui entra Gesù, il cui crimine unico era di aver fatto dell’amore il senso della sua vita.

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Così fu, così è e così sarà. È certo che chiunque fa dell’amore il senso della vita morirà crocifisso. Chiunque ama il prossimo, se davvero ama non potrà che soffrire nella solitudine. Questo è il dramma, il mistero della storia.

Gesù fu perseguitato dal potere politico e religioso, ugualmente preoccupati di un uomo del genere, che aveva chiamato beati i poveri, i perseguitati, i pacifici. Ma Lui è stato abbandonato anche da quelli che volevano cambiare l’ordine politico. I due ladroni rappresentano la grande schiera di coloro che volevano, con le armi, col terrorismo, cambiare l’ordine esistente, il mondo dominato dall’invasore romano, volevano ridare libertà al popolo con la violenza. Egli si trovò lontano da loro. Fu abbandonato anche dagli amici, da coloro che avevano accettato la sua parola. Non solo da Giuda, ma anche da Pietro che disse: “Non lo conosco quest’uomo!”.

Nella passione c’è una specie di progressione, un crescendo, fino a che nella croce si ha l’ultima solitudine: “Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Anche il Padre sembra che lo abbandoni.

Questa è l’esperienza di Gesù di Nazareth: la totale solitudine dovuta al suo totale amore. Ognuno di noi ha la sua solitudine, accostiamoci in questa Settimana Santa a questo mistero di solitudine. Poi verrà la luce.


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La misericordia solleva ogni miseria

Riflessioni sul Vangelo della V Domenica di Quaresima Anno C

Don Francesco Pesce

Nella V Domenica di Quaresima, la Liturgia propone il ben noto Vangelo dell’adultera riportato da Luca.

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Il Signore con  queste parole passate alla storia del linguaggio comune – “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di Lei” – ci invita con forza  a lasciar cadere le pietre della nostra presunzione e arroganza. Ci invita a ripudiare per sempre un dio cattivo che vuole spietatamente regolare i conti con il peccatore e non con il peccato. Ci invita a guardare alla uguale dignità di ogni essere umano, da qualunque parte provenga, in qualunque condizione sia, in qualunque stato di vita, anche se “macchiato” dal peccato.

Questo è  il Vangelo dove appare la frase “misericordes sicut Pater” – siate misericordiosi come il Padre – che il Papa ha scelto nel 2013 come motto dell’anno giubilare  e che noi abbiamo fatto nostra al lancio di questo blog.

I farisei e scribi di ogni tempo nel delirio del proprio potere e nella cecità del loro proprio peccato, vorrebbero anche Dio dalla loro parte. Un dio che invece di cancellare, redimere il peccato, punisce inesorabilmente il peccatore. Un dio che chiude gli occhi di fronte all’ipocrisia dei lapidatori o che peggio viene tirato in ballo per legittimare l’atto di violenza contro la donna inerme, cui non è stata data neanche la possibilità di difendersi, di essere ascoltata.

Gesù invece smaschera la loro ipocrisia. Uno dopo l’altro, partendo dagli anziani, se ne vanno inchiodati dalla Parola di Gesù, che con la sua misericordia solleva ogni miseria. “Neanche io ti condanno, va’ e d’ora in poi non  peccare più”. Il Signore invita ognuno di noi a uscire da un passato che ci schiaccia e ci imprigiona. Ci invita a superare i sensi di colpa per proiettarci con slancio verso un futuro che è tutto nelle mani del Padre buono, che vuole che nessuno di noi vada perduto.

Questa donna del Vangelo senza nome buttata per terra, molto probabilmente terrorizzata e piena di vergogna, è anche segno eloquente delle tante donne violentate dalla prepotenza degli uomini, scribi e farisei di ogni tempo, che le sfruttano, le usano e poi le gettano via, calpestate nella loro dignità, integrità e libertà. Gli uomini dovrebbero per primi fare mea culpa e sentire forte il grido di dolore e di desiderio di riscatto delle tante donne maltrattate e violentate, spesso bambine o giovani ragazze. Anche la Chiesa dovrebbe denunciare di più questo crimine orrendo, della violenza contro la donna.

La legge prevedeva che entrambi gli adulteri fossero puniti. Invece conducono solo la donna per condannarla. L’oppressione della donna inizia da molto lontano e ancora oggi è perpetrata nel mondo. In realtà la donna è solo un pretesto per mettere in trappola Gesù e accusarlo di tradire la legge.

Sul significato del gesto di Gesù di “scrivere col dito per terra” vi sono state moltissime interpretazioni. Secondo San Girolamo, Gesù scriveva i peccati degli accusatori della donna. E’ significativo che il riferimento al “dito” che scrive, rimandi al brano della Bibbia in cui Mose’ scrive le Tavole dalla Legge, le “Dieci Parole”, appunto col dito di Dio. Mose’ spacca le pietre su cui la Legge era stata scritta quando scende dal monte e scopre che il popolo ha tradito Dio e si e’ fatto un vitello d’oro. Ma Dio riscrive la Legge su nuove tavole.

Questo significa che il Signore non lascia che ci perdiamo nel nostro peccato, ci da’ ancora una possibilità dopo che abbiamo infranto i Suoi insegnamenti, crea in noi un cuore di carne e non più un cuore di pietra, con il dono dello Spirito  affinché osserviamo i Suoi comandamenti.

Il solo che era senza peccato – Gesù – e che eventualmente era nella posizione di giudicare la donna, è anche l’unico che non la condanna. Noi spesso vorremmo un mondo diviso tra buoni da una parte e cattivi dall’altra. Invece Gesù qui ci vuole dire che nessuno è senza peccato.

Ci si aspettava che Gesù almeno rimproverasse la donna, invece la lascia andare – da qui l’imbarazzo della Chiesa primitiva nei confronti di questo racconto evangelico. Al contrario le restituisce dignità, la considera nuovamente per quella che è – persona – e non la identifica più col suo peccato. La chiama “donna”, usando la stessa espressione usata per la Madre e per la Maddalena, quindi con grande senso di rispetto.

Anche noi cristiani abbiamo innestato un meccanismo perverso di “delitto e castigo”. Gesù qui rovescia la prospettiva e contraddice questa logica, perché Dio non solo perdona, ma cancella e dimentica i peccati. Noi umanamente possiamo perdonare il male ricevuto, ma non lo dimentichiamo – una prerogativa che rimane di Dio. Il perdono di Dio precede il nostro pentimento, è misericordia. Non c’è conflitto, contraddizione come spesso si pensa tra giustizia e misericordia. Se non capiamo e viviamo la misericordia, possiamo anche essere “religiosi”, ma non siamo “cristiani”.


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“Christus vivit”: l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco ai giovani

Si è tenuta questa mattina la Conferenza Stampa di presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale di Papa Francesco dedicata ai giovani Christus vivit, frutto della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi I Giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale che si è svolta lo scorso ottobre, e firmata la scorsa settimana nella Santa Casa di Loreto.

Loreto

Photo credit: http://w2.vatican.va

Alla Conferenza Stampa sono intervenuti l’Em.mo Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, che ha ripreso le parole del Papa che ha definito il Documento “una pietra miliare nell’ambito di un cammino sinodale” e così, aggiunge il Cardinale, “vuole quindi essere la nuova Esortazione Apostolica Postsinodale”.

S.E. Mons. Fabio Fabene, Sotto Segretario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, ha definito l’Esortazione Apostolica post-sinodale come un’altra nuova perla che Papa Francesco ha donato non solo alla Chiesa ma, in particolare, ai giovani cristiani, ai quali il Papa ha scritto “con affetto(ChV 3).

Il Dott. Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, si è soffermato soprattutto sugli aspetti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale che riguardano la comunicazione, anche perché i giovani, a cui si rivolge principalmente l’Esortazione, sono figli di una società della comunicazione, luogo troppo spesso segnato da una vera e propria incomunicabilità.

La Sig.ra Laphidil Oppong Twumasi, Responsabile del gruppo dei giovani della Comunità ghanese nella Diocesi di Vicenza, è una studentessa di 25 anni del corso magistrale di Ingegneria Biomedica all’Università di Bologna. La giovane studentessa ha condiviso le emozioni della sua partecipazione alla Riunione Presinodale dei Giovani a Roma e del percorso del Sinodo seguito fino all’emissione del Documento Finale.

L’ultimo intervento è stato quello del Prof. Alessio Piroddi Lorrai, Docente di scuola secondaria di secondo grado (Diocesi di Roma). Il professore fa parte della comunità parrocchiale di Santa Monica ad Ostia e ultimamente collabora con l’équipe diocesana dell’Ufficio di Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma. Anche lui ha condiviso emozioni e pensieri su alcuni punti della lettura dell’Esortazione post-sinodale.


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Misericordiosi come il Padre

Riflessioni sul Vangelo della IV Domenica di Quaresima Anno C

Don Francesco Pesce

Il Vangelo di questa Domenica, raccontando la Parabola del Padre misericordioso, ci chiama a superare le facili contrapposizioni tra giusti e ingiusti, peccato e virtù.

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Anche il figlio maggiore onesto, che rimane in casa è un peccatore. Cosa ha fatto? Niente! Non ha capito l’amore. Non ha capito l’amore e con il suo occhio guardava tutto e tutti con sospetto. Ricordiamo bene quando gli scribi e i farisei mormoravano contro Gesù perché “guardavano” che mangiava con i peccatori. La prima violenza è proprio quella dell’occhio: dobbiamo sempre tutti imparare ogni giorno a guardare il mondo con gli occhi misericordiosi del Padre. Un padre che sa solo correre incontro e abbracciare. E’ un’immagine bellissima di un Dio che ci cerca continuamente e non trova pace fino a quando non ci ha ritrovati. Dio non guarda i nostri meriti o le nostre colpe, ma prima di tutto i nostri bisogni.

Che devo fare io? Oggi come posso mettermi a servizio dell’uomo, di ogni uomo? Come mettere in gioco il talento delle mie competenze, della mia storia, della mia fede? Bisogna andare incontro agli altri non con le tavole della legge in mano, sia essa civile che religiosa, ma con gesti di umanità pura, con una carità non finta, non diplomatica, non dettata dalla convenienza del momento o dalla appartenenza al proprio gruppo che prevede anche piccoli momenti di carità, ma poi fa i suoi affari.

Con qualsiasi segno politico, sociale o religioso, chi si abbassa verso l’uomo ferito, verso il diverso da lui, per soccorrerlo, questo uomo che si curva è già un buon samaritano, è un buon cittadino è un buon credente. E’ già un modello di civiltà. E’ già nel cuore stesso di Dio.


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Acqua per tutti: la Giornata Mondiale dell’Acqua

Questa mattina Papa Francesco ha inviato un Messaggio Direttore Generale della FAO, Prof. José Graziano da Silva, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, World Water Day, che si celebra oggi.

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Il Messaggio del Santo Padre è incentrato sul tema scelto dalle Nazioni Unite: “Water for All Leaving no one behind”, che si ispira al sesto dei 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

La giornata mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, si celebra in tutto il mondo. E’ una ricorrenza prevista all’interno delle direttive dell’Agenda 21, risultato della conferenza di Rio. Il 22 marzo di ogni anno gli Stati che fanno parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono invitati alla promozione dell’acqua con attività concrete nei loro rispettivi Paesi.

L’accesso all’acqua pulita e a servizi igienico-sanitari adeguati è un diritto fondamentale per sostenere la salute delle persone e la loro dignità di esseri umani, un diritto che deve poter essere garantito a tutti senza distinzioni, anche in base a quanto sancito dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

 


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Vivere la dimensione della preghiera

Riflessioni sul Vangelo della II Domenica di Quaresima  Anno C

Don Francesco Pesce

Il Vangelo di questa domenica ci parla della Trasfigurazione di Gesú. Racconta il Vangelo che Gesù sale sul monte per pregare, e “mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto” (Lc 9,29).

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La preghiera cambia la vita, fa vedere in profondità, oltre il velo, oltre le lacrime; la preghiera asciuga il volto e lo trasforma in un volto sorridente, trasfigurato perchè è intima relazione con Dio, è porsi in ascolto e dialogo con Lui. L’uomo antico conosceva l’importanza della preghiera, anche se a volte essa sfociava nella superstizione e nella magia. L’uomo dell’antichità era un uomo di profonda spiritualità. L’uomo moderno invece spesso è un uomo che sa solo programmare; programma bene il tempo e lo spazio, ma non prega più. Dobbiamo stare tutti attenti a non togliere dalla nostra vita, questa dimensione essenziale della nostra natura, prima ancora che della nostra fede.

E’ bello pregare, è bello stare qui dice Pietro (Lc 9,33). Dobbiamo recuperare la bellezza delle fede, della preghiera, del Vangelo, la Buona Notizia di Gesù. Dobbiamo recuperare la dimensione spirituale, trascendente ed escatologica della fede. Un Cristianesimo ridotto ad ossessione moralista non è autentico, non ci trasforma da dentro e non ci trasfigura all’esterno, non ci pone sul cammino verso la salvezza in Cristo, alleandosi spesso con il potere di turno e riducendo i discepoli a servi sciocchi di un padrone.

Il Vangelo di questa domenica inoltre segue il primo annuncio della Passione. Il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto, essere escluso e venire ucciso. Questa è spesso anche l’avventura di ogni cristiano. Non mancano nella vita lunghi momenti di buio; il Signore però ci invita a guardare a Lui: “Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti” (Salmo 33). La Trasfigurazione non è soltanto un anticipo del Mistero della Gloria di Dio, ma anche la nostra quotidiana certezza che Dio è sempre con noi, specialmente nei momenti della tristezza, del buio e della sofferenza.

Gesù svela un nuovo baricentro della fede che è il mistero, il buio, della condizione umana. Dio sta per nascondersi nella sofferenza, nel buio, di un viaggio di morte; Gesù sarà condannato a morte. E’ dentro la condizione della sofferenza umana che si nasconde il mistero del Dio di Gesù Cristo.  Lì noi dobbiamo abitare, lì noi troveremo la luce.

Riscopriamo la dimensione della preghiera, non soltanto come momento per fermarsi nel silenzio, nella contemplazione di Dio, nella meditazione della Sua Parola, ma proprio come stato del cuore, come spazio interiore della nostra vita. Un invito soprattutto in questo tempo di Quaresima, in cui contempleremo il mistero della morte, poi della resurrezione, di Gesù.