ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Tutto si Compie nell’Amore

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 15 Maggio 2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

Il Vangelo di domenica 19 maggio, V domenica di Pasqua

Don Francesco Pesce

Gesù inizia il suo discorso di addio che culminerà con il testamento spirituale (16,33) e la grande preghiera al Padre.

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All’inizio del capitolo Giovanni ci ricorda che Gesù: “Avendo amato i suoi, li amò fino alla fine” (GV 13,1). Un amore significato dal gesto rivoluzionario della lavanda dei piedi.

Tutto si compie, non perché Giuda tradisce, ma perché Gesù ama; non perché Pietro rinnega ma perché Gesù ama. La nostra vita si compie perché Gesù ci vuole bene.

La “novità” del comandamento è questo Amore che si lascia vincere, si lascia prendere, si lascia usare, e in questo modo illumina le tenebre di ogni notte e di ogni cuore.

Così anche si manifesta la Gloria di Dio. Essa non proviene dalla sofferenza in croce, ma dalla sofferenza per amore che dà valore alla croce.

Il Padre “lo glorificherà subito”. La Chiesa prega questo brano nel Tempo di Pasqua perché nel Vangelo di Giovanni la sofferenza per amore è già Gloria. Lo sappiano tutti quelli, che soffrono per amore; tutti coloro che schiacciati dalla vita, non smettono di amare; l’Amore non dipende dalle circostanze, ma dal nostro rapporto indissolubile con Dio che è Amore. La croce è un “luogo” di sofferenza per amore, dove Dio parla, si rivela e compie la storia della nostra salvezza.

Anche noi sull’esempio di Gesù, siamo chiamati per vocazione a percorrere la stessa strada, a vivere così la vita. E in questo modo : “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. Lo saprà il mondo intero, che aspetta questo da noi; un mondo che in parte ha smarrito Dio, ma non è contro Dio, anzi lo cerca e ha diritto di aspettarsi da noi la testimonianza di Amore che ci ha trasmesso Gesù.

Lo saprà anche il Padre. Noi saremo riconosciuti da Lui, non se abbiamo vissuto una fede forte, dura, che non ha mai dubitato; non saremo riconosciuti neanche se avremo vissuto una Speranza incrollabile. Al contrario saremo riconosciuti nella fragilità di una fede che ha saputo amare anche nel dubbio; saremo riconosciuti nella disperazione di tanti giorni che non hanno mai smesso di lasciarsi amare.

Gesù Cristo ci ha rivelato un Padre misericordioso che ci vuole più felici che fedeli, deboli ma che amano con la fede che c’è uno Spirito che ci previene ci sostiene e ci guida verso la verità tutta intera. Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere come una colomba. Da questo cielo aperto per sempre, e non chiuso dentro nessuna legge o dottrina, noi attendiamo ancora una volta il dono dello Spirito che continua ad agire a volerci bene e parla in molte lingue e in molti modi. Chiediamo al Signore di saperlo ascoltare e alla Madonna di saperlo custodire. Nell’Attesa di poterlo incontrare.

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Un Pastore povero, ricco di fede

Riflessioni sul Vangelo della IV Domenica di Pasqua Anno C

Don Francesco Pesce

Il Pastore, secondo la Bibbia, è un uomo dedito al suo gregge. Gli vuole bene, lo guida saggiamente e lo sa difendere.

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L’autorità è preziosa ed è, secondo l’esempio di Gesù, quando si prende cura.

A volte purtroppo si vedono autorità, poco autorevoli, che si occupano dei propri interessi personali o di famiglia, o di partito, o di gruppo di appartenenza, interessate solo al potere. Sono pastori, come ci ricorda Geremia, che pascolano sè stessi e rovinano il popolo di Dio.

Come un Pastore dovrebbe annunciare il Risorto, cosa dobbiamo dire, consapevoli della nostra debolezza? Gesù dice: “Non portate borsa né sacca né sandali” (Lc 10,4). Ecco in sintesi il metodo dell’evangelizzazione: non vi lasciate mai condizionare dai mezzi che avete in mano, non diventate gruppo di pressione, o gruppo di potere. Andate soltanto con la forza della fede incontro alla coscienza di ogni uomo che attende una Parola di Speranza.

Certamente il cristiano non è un ingenuo, e sa bene di essere inviato come un agnello in mezzo ai lupi; è necessario un profondo spirito di discernimento per non essere sedotti dai lupi, che ti invitano nei loro palazzi, ti presentano ai loro amici, ti offrono i loro denari, ti espongono alle loro televisioni e così ti catturano nella loro rete. Ringraziamo il Signore per tutti quei Pastori che nel corso della storia sono andati nel mondo, poveri, liberi da ogni condizionamento, annunciando solo Gesù. Chiediamo anche perdono per quelli che invece si sono lasciati sedurre dai lupi, e che hanno testimoniato solo se stessi, comodi nei loro privilegi e con le sacche piene di denari e di potere.

Gesù rilancia la differenza cristiana consegnata a noi discepoli: “Voi siete nel mondo, ma non del mondo”. Il suo regno è differente non perché riguardi l’aldilà, ma perché propone la trasformazione di questo mondo. I regni della terra, si combattono, si nutrono di violenza. Invece Gesù non ha mai assoldato mercenari, non ha mai arruolato eserciti, non è mai entrato nei palazzi dei potenti, se non quando lo hanno catturato.

“Metti via la spada” ha detto a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato. Gesù dice: non passa di qui il mio regno. Si vive testimoniando le beatitudini e si muore, amando. E chi muore amando risorge per l’eternità.


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Eucarestia, unica sorgente di testimonianza e missione

Riflessioni sul Vangelo della III Domenica di Pasqua Anno C 

Don Francesco Pesce

Il discorso di Pietro è il Kerigma, cioè l’annuncio essenziale, il nucleo della fede: Gesù di Nazareth… Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.

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Questo è il motivo e la forza del nostro essere chiesa. La Chiesa è testimone di un mistero che lo Spirito Santo continua ad illuminare.

Quando parliamo di fede troppo spesso alludiamo ad una certezza incrollabile. Le certezze incrollabili alimentano i fanatismi e sradicano le fede dalla sua condizione umana. La fede invece è una cosa umile, mite, che non alza il tono e che sempre deve essere sostenuta dallo Spirito.

Nella fede c’è poi la necessità di una sofferenza. “Cristo doveva soffrire”, come anche aveva detto lo sconosciuto Gesù ai due di Emmaus. C’è la necessita di soffrire e di combattere per la pace, la giustizia per la fraternità tra tutti i popoli, per essere testimoni credibili del risorto. C’è la necessità di soffrire le beatitudini per essere testimoni del risorto. C’è la necessita di ancorare la fede al dolore dell’uomo.

Dicevamo domenica scorsa che chi fonda la fede non sulla presenza del Risorto, ma sul suo ricordo è fuori strada. Oggi il vangelo ci dice di più. Ci dice che noi dobbiamo ogni giorno ricominciare da questo gettare la rete sulla Sua Parola, ognuno con i propri dubbi, i propri limiti, con una fragilità naturale di una natura corrotta dal mistero del peccato, prima ancora che dovuta ai condizionamenti esterni (relativismo, soggettivismo, ecc).

L’annuncio Pasquale è ancorato alla Eucarestia come racconta la Bibbia innumerevoli volte: eucarestia unica sorgente non solo della identità cristiana, ma della testimonianza e della missione.

Notate anche che il Primato dell’Amore conferito a Pietro avviene “quando ebbero mangiato”, dunque una conseguenza dell’Eucarestia che cosi’ diventa anche la sorgente del ministero di Pietro. Il Papa ha il mandato dal Risorto dell’amore senza confini fino al dono di sè nel servizio fino alla fine.

Pietro e gli apostoli furono frustati. Oggi il potere, anche quello religioso, non usa le fruste, ha mezzi più sofisticati e percuote anche il Papa attraverso quelli che non accettano di cambiare il loro stile di vita i loro privilegi e il loro lobbismo, fondamentalmente perché non sanno amare.

Appena ha spezzato il pane lo hanno riconosciuto. Il pane non è nostro, ma di Dio: la condivisione non è la divisione o la concessione di ciò che ci appartiene, bensì una partecipazione a un dono di Dio che è per tutti. In questo modo Gesù apre la mente alle Scritture. Le Scritture vanno lette con lo stesso Spirito con cui sono state scritte, cioè l’amore di Dio per l’uomo.


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La Pasqua a Santa Maria ai Monti

Ripercorriamo come abbiamo vissuto in parrocchia i giorni precedenti la Pasqua e la Settimana Santa

Nella nostra comunità parrocchiale di Santa Maria ai Monti nella diocesi di Roma, come da ormai decennale tradizione, abbiamo iniziato i riti della Settimana Santa, anticipando all’ultimo venerdì di Quaresima la VIA CRUCIS per le strade del rione Monti. Questo perché il Venerdì santo partecipiamo tutti al Colosseo alla VIA CRUCIS presieduta da Papa Francesco.

La galleria fotografica che segue, vuole ripercorrere questi intensi giorni in cui abbiamo sperimentato le meraviglie del Signore e la bellezza di essere popolo di Dio in cammino.

Via Crucis per le strade nell’ultimo Venerdì di Quaresima

E’ sempre commovente il silenzio con cui il popolo di Dio segue la Via Crucis che attraversa il Rione Monti e celebra le quattordici Stazioni che sono animate dalle varie rettorie e case religiose presenti nel territorio parrocchiale.

Partendo dalla nostra parrocchia, viviamo le Stazioni insieme ai fratelli ortodossi della Georgia, i religiosi francescani, stimmatini, maroniti, le suore pallottine, vincenziane, domenicane, la Prosanctitate, le suore di Gesù Bambino, le suore di San Giuseppe Marello, la comunità cattolica cinese, quella ucraina e le Piccole sorelle dei Poveri.

Siamo veramente una piccola Pentecoste che, attraversando il Rione portando la croce, ripercorre la via dolorosa del Signore nella consapevolezza che tutto è dono.

Domenica delle Palme

La Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11.30. Nella Piazza della Madonna dei Monti, detta “la piazzetta”, centro del rione, ci siamo ritrovati tutti insieme per la Benedizione dei rami d’ulivo. Abbiamo letto il Vangelo dell’ingresso a Gerusalemme e poi in processione siamo andati in chiesa per ascoltare la lettura della Passione e celebrare l’Eucarestia.

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Ogni qualvolta che si segue lo sviluppo della narrazione evangelica, quest’anno nella versione di Luca, si rimane colpiti dalla solitudine assoluta in cui entra Gesù, il cui crimine unico era di aver fatto dell’amore il senso della sua vita.

Così fu, così è e così sarà. È certo che chiunque fa dell’amore il senso della vita morirà crocifisso. Chiunque ama il prossimo, se davvero ama non potrà che soffrire nella solitudine. Questo è il dramma, il mistero della storia.

Giovedì Santo: Messa in Coena Domini e adorazione all’Altare della Reposizione

La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione.

“Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”.

Il più antico testo sull’Eucaristia – la Lettera ai Corinzi (53/57) – ci parla del fatto che essa è in connessione con la morte di Gesù. Il Signore è morto, consegnandosi, lasciandosi prendere dai nemici, non chiedendo nessuna difesa agli amici. Celebrare l’eucaristia vuole insegnarci come vivere. Si vive consegnandosi, senza difendersi, come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli. Una Chiesa che pensa a difendersi, non è più chiesa.

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Vivere consegnandosi è il Vangelo, è il percorso da compiere per avere la vita eterna. Noi infatti celebriamo l’Eucaristia “finché egli venga”, aspettando che Lui ritorni, credendo che la morte non lo ha sconfitto, perché chi vive consegnandosi per amore, ha una vita più forte della morte.

Il Sacerdozio, l’Eucarestia e il Servizio significato nel rito della Lavanda dei piedi sono stati al centro della nostra preghiera

Nel canone romano abbiamo pregato con queste parole: “Tu che hai voluto accettare i doni di Abele il giusto, il sacrificio di Abramo nostro Padre nella fede, l’oblazione pura e santa di Melchisedek tuo sommo sacerdote, volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno”.

Il Signore ci guarda sereno e benigno, guarda così ognuno di noi, i nostri cari, accetta così i doni e le preghiere che avete portato.

Ci dice la Lettera agli Ebrei che Gesu’ non appartiene ad una casta sacerdotale, ma e’ sacerdote secondo Melchisedek , esprime cioe’ un sacerdozio universale che appartiene a tutti i battezzati come sottolinea il CV II .

Il sacerdote deve essere un uomo puro e santo che celebra l’eucarestia iniziata sul monte di Abramo e Melchisedek: “Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Il sacerdote è uomo della eucarestia che annuncia la risurrezione, non la morte.

E poi dira’ la lettera agli ebrei:  “Si e’ rivestito di debolezza e proprio per questo deve offrire sacrifici per se stesso e per tutto il popolo”. Il sacerdote e’ uno che entra nel dolore del mondo e qui sta anche la universalità del sacerdozio, che è il nostro dolore.

Accostiamoci al dolore del mondo con il pane e il vino: Dio e’ il pane e Dio e’ il vino. Pensate che bella definizione di Dio: chi e’ Dio? Un giudice implacabile delle nostre azioni e dei nostri pensieri? No. Dio e’ il pane e Dio e’ il vino e noi anche dobbiamo essere pane e vino per gli altri e dobbiamo essere mangiati, perche’ tutti abbiano vita speranza è gioia.

Ogni volta che non siamo pane diventiamo pietre e allora la vita e’ dura, triste, cattiva.

Gesu’ ci dà l’esempio inginocchiandoci e lavandoci i piedi. Sapete qual e’ il grande pericolo di una chiesa che distribuisce il pane per pochi e invece lancia le pietre? Il pericolo e’ il concetto sbagliato di gerarchia,  non intesa come servizio ma come gerarchia del potere, dei primi posti, della carriera, dell’uomo che comanda sugli altri uomini. Questo e’ il grande satana del cristianesimo, per questo Gesu’ dice a Pietro e a noi, tu non capisci, voi non capite.

La vera autorita’ nella Chiesa e’ l’uomo umile che vive nel servizio con gioia e fedelta’ e che quando si accosta all’altare sa che non c’e’ nessun capotavola, ma e’ il pane che comanda, perche’ una tavola senza pane e’ solamente una pietra.

Al termine della messa adoreremo questa eucarestia nell’altare della reposizione: è uno dei momenti più alti del nostro essere chiesa. Ognuno di noi porterà la sua pena e la sua gioia, la sua malinconia e la sua povera fede. Per tutti  ci sarà posto nell’Eterno fatto pane.

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Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

Venerdì Santo: Liturgia della Croce e Via Crucis con Papa Francesco

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce.

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Il Venerdì Santo siamo all’essenziale.

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Non ci sono illusioni, non ci sono interessi su cui appoggiarsi. Oggi c’è soltanto una croce su cui appoggiarsi. Ognuno di noi ha tanti motivi per aggrapparsi alla croce, l’ho visto con chiarezza nelle vostre confessioni: la fedeltà faticosa nelle vostre case, la croce del vostro lavoro così precario tante volte da renderlo disumano. E poi la malattia, la solitudine. La Pasqua incomincia così, sorreggendoci a questa croce tutti insieme. Certamente la chiesa in comunione si fa così, stando tutti insieme sotto la croce, a mani vuote. Lasciamo ad altri lanterne, fiaccole e armi. Chi cercate ci chiede Gesù? Forse dobbiamo imparare che cosa significhi il dolore innocente e dobbiamo con delicatezza affettuosa vegliare con Gesù. Gesù è contento che noi siamo qui. Non importa se noi alcune volte siamo tra i crocifissori. E’ più importante che oggi siamo qui. Gesù ha bisogno che noi vegliamo con Lui così semplicemente senza troppi sensi di colpa e senza troppi onori, semplicemente volendogli bene.

Come fanno i poveri che sono rimasti fedeli a Cristo e glielo hanno testimoniato come hanno potuto. Non possono togliergli la Croce, ma lo seguono da lontano. Come hanno fatto le donne. Sul Calvario non si ragiona, si contempla. Con Cristo nel mondo si è aggiunta una nuova dimensione: quella di coloro che danno la vita per ciò che amano. La Croce è l’unità di misura di questa nuova dimensione umana che sconfina nell’eterno.

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Ci siamo avvicinati al legno della croce per baciarlo contemplando il Figlio. Ci siamo avvicinati al legno della croce contemplando anche lo Spirito, legame d’amore tra il Padre e il Figlio, che è stato donato dal Figlio mentre moriva e ha iniziato a creare anche sulla terra legami di amore: pensate, ha legato i carnefici alla loro vittima perché  non li ha odiati e ha cercato di interrompere la catena della violenza. Ancora oggi sostiene i passi di ogni uomo e di ogni donna che stanno cercando un senso alla propria esistenza, aiutando ognuno a comprendere che questo senso è l’amore, il legame che vince ogni notte, ogni paura, ogni tradimento, e fa delle nostre esistenze un giardino in cui la vita può sempre ricominciare. Nessuno abbia paura, noi abbiamo più futuro che passato.

Sabato Santo: Solenne Veglia Pasquale dopo il grande silenzio

La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza.

Il Sabato è la giornata del grande silenzio.

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La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa della Notte di  Pasqua.

Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?“, dicono gli angeli nel vangelo di Luca. Che bellissimo nome gli danno gli angeli: “Colui che è vivo!”. Qui è la scommessa della mia fede: se Cristo è vivo, adesso, qui. Non tanto se vive il suo insegnamento o le sue idee, ma se la sua persona, se lui è vivo e mi vuole bene.

“Forte come la morte è l’amore!”, dice il Cantico. Il vero nemico della morte è l’amore. Nell’alba di Pasqua, non a caso, chi si reca alla tomba sono quelli che hanno fatto l’esperienza dell’amore di Gesù: le donne, la Maddalena, il discepolo amato, sono loro i primi a capire che l’amore vince la morte.

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Noi tutti siamo qui pellegrini sulla terra per fare cose che meritano di non morire. Tutto ciò che vivremo nell’amore sarà resurrezione. Nessuno abbia paura di non farcela o di non essere degno.

 


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Il Signore della vita abita la notte

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 17 aprile 2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo di domenica 21 aprile, Pasqua

Don Francesco Pesce

E’ significativo che la nascita e la resurrezione di Gesù avvengano di notte. Mentre i pastori “vegliavano di notte” (Lc 2,8) il Verbo si fa carne, e “quando ancora era buio” (Gv20,1) la carne diviene eterna.

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In quel sabato di più di 2000 anni fa, quando era ancora buio, Maria corse da Simone e dall’altro discepolo, che Gesù amava. Correvano insieme anche Pietro e Giovanni.

Che cosa meravigliosa è la corsa dell’amore. La fede nel Risorto è proprio passare attraverso il buio degli ostacoli, delle difficoltà, del dolore, con amore, perché l’amore è più forte della morte. Nessuno abbia paura delle proprie notti, perché il Signore che ci ama illumina la notte: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (GV 1,4-5).

Cosa significa questo per noi cristiani? L’indicazione della Parola di Dio è chiara: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità“(1 Gv 3,18).

Il baricentro di una vita e di una comunità che abbia le misure del Risorto, non è dentro i propri confini, nella propria autosufficienza, ma fuori, dove c’è il buio della sofferenza, della solitudine, della morte. Noi crediamo che il Signore che ha creato l’universo, e ha dato a noi la vita, questa vita già la custodisce per sempre con sé. Dice la Liturgia: “Ai tuoi fedeli Signore la vita non è tolta ma trasformata”. La resurrezione è la Buona Notizia di Gesù Cristo. Ci ricorda San Paolo : “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”(1 Cor 14).

Come Maria, come le donne e i discepoli che corrono al sepolcro, noi cristiani non possiamo rassegnarci ad accettare nessun sepolcro. Noi crediamo che la morte non è un evento naturale, ma l’evento di una natura corrotta dal mistero del male e del peccato. La vita, la gioia, la felicità, sono un evento naturale. Noi siamo fatti per la vita, e per averla “in abbondanza”, questa è la nostra natura.

Come San Paolo nell’Aeropago, anche noi oggi siamo chiamati ad annunciare e testimoniare nel mondo contemporaneo la Parola del Risorto. La dobbiamo proclamare senza gridare, senza alzare il tono, tantomeno con l’arroganza di chi si sente padrone della verità, perché la verità della resurrezione non ha padroni, ma solo testimoni.


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In compagnia dello Spirito sulle strade del mondo come missionari di Pace.

Gli evangelisti Matteo e Marco raccontano la missione di annunciare la Buona Notizia, in particolare dal punto di vista dei «Dodici», cioè diremmo oggi dell’Istituzione; Luca invece rende protagonista il popolo di Dio, forte anche della sua esperienza a contatto con Paolo apostolo dei gentili. Gerarchia e Popolo di Dio, gli uni e gli altri sono inviati insieme a testimoniare il Risorto nel mondo.

“La messe è abbondante ma sono pochi gli operai! Pregate!”( Lc 10,2) . Non si tratta qui di fare la conta del numero dei missionari, o di lasciarsi impaurire della vastità del mondo; si tratta invece ancora una volta di mettere la preghiera al centro di ogni opera di evangelizzazione. La preghiera è il luogo dove possono convivere la nostra debolezza di annunciatori e la grandezza del compito che il Signore assegna alla Sua Chiesa.

Come si fa ad annunciare il Risorto, cosa dobbiamo dire, consapevoli della nostra debolezza? Gesù dice: «non portate borsa né sacca né sandali»(Lc 10,4). Ecco in sintesi il metodo dell’evangelizzazione; non vi lasciate mai condizionare dai mezzi che avete in mano, non diventate gruppo di pressione, o gruppo di potere; andate soltanto con la forza della fede incontro alla coscienza di ogni uomo che attende una Parola di Speranza. Il cristiano missionario non è un ingenuo, sa bene di essere inviato come un agnello in mezzo ai lupi; è necessario un profondo spirito di discernimento per non essere sedotti dai lupi, che ti invitano nei loro palazzi, ti presentano ai loro amici, ti offrono i loro denari, ti espongono alle loro televisioni e così ti catturano alle loro logiche, che invece di servire si servono della Chiesa. Ringraziamo il Signore per tutti quei missionari che nel corso della storia sono andati nel mondo, poveri, liberi da ogni condizionamento, a volte vittime lungo la strada della loro miseria, ma già semi fecondi del vangelo. Chiediamo anche perdono per quelli che invece si sono lasciati sedurre dai lupi, e che hanno testimoniato solo se stessi, comodi nei loro privilegi e con le sacche piene di denari e di potere.

«In qualunque casa entriate prima dite: Pace a questa casa!»(Lc 10, 5). In un certo senso questo è l’unico annuncio necessario, la base per ogni opera di evangelizzazione. Oggi fa comodo a quelli che si sono alleati con i lupi, creare una contrapposizione tra Dottrina e Pastorale. Non esiste una dottrina che rimane vera, se la pastorale è sbagliata. Non sta in piedi una dottrina fatta di principii, con una pastorale che entra nella case facendo “la guerra”, entra nel mondo avendolo già giudicato e condannato a priori. Fra la dottrina e la pratica pastorale c’è un rapporto necessario in cui la priorità è della pastorale che annuncia la Pace, non della dottrina. Preghiamo lo Spirito che ci aiuti tutti ad essere annunciatori di Cristo Nostra Pace, camminando insieme agli uomini del nostro tempo, amandoli rispettandoli e servendoli.


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Gesù è risorto! La Settimana di Pasqua nella nostra parrocchia

Monica Romano

Come ogni anno, la Settimana Santa è stata molto intensa. Tanto lavoro per organizzare le varie celebrazioni e i momenti di preghiera, le confessioni, la benedizione delle case, ma anche molti momenti di preghiera e raccoglimento, soprattutto la Domenica delle Palme e durante i giorni del Triduo. Ripercorriamo con questo post, accompagnato da una galleria fotografica, questa intensa settimana vissuta nella comunità di Santa Maria ai Monti, nella Diocesi di Roma.

Domenica delle Palme

Come da tradizione, la Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11. Ci si riunisce prima nella piazzetta di Monti, dove si legge il passo sull’entrata di Gesù a Gerusalemme e si benedicono le palme insieme alla comunità cattolica ucraina, che per quell’ora ha terminato la Messa, mentre noi dobbiamo ancora iniziarla. Don Francesco, Mons. Guido Mazzotta, e Don Ivan (parroco degli ucraini) benedicono le palme, insieme ai Fratelli Ortodossi della Georgia, cui la Diocesi di Roma ha affidato una rettoria vicino alla nostra parrocchia. Quest’anno questo momento è stato ancora più ecumenico perché era presente anche un rappresentante di una comunità svedese riformata, il mio amico Fredrik Fallman, sinologo, professore all’Università di Göteborg.

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Dopo la benedizione delle palme, la breve processione si è avviata verso la chiesa per la celebrazione della Messa, intonando il canto “Osanna al Figlio di David, Osanna al Redentor”. La chiesa era gremita e la Messa è stata animata dal coro, quest’anno allargato dal prezioso contributo delle suore che gestiscono l’emporio per i poveri e due ragazze cinesi, Cristina e Sofia, che studiano al Conservatorio di Santa Cecilia. Anche le Messe della sera hanno registrato una notevole partecipazione popolare.

Giovedì Santo

I preparativi per il Giovedì Santo sono iniziati già martedì alle 4 del mattino, con don Francesco e le suore che sono andati al mercato dei fiori per preparare le composizioni floreali e allestire l’Altare della Reposizione. Il mercoledì pomeriggio, le suore hanno preparato delle splendide composizioni floreali – cui se ne sono aggiunte altre regalate da una generosa donatrice della parrocchia e tutte le piante fiorite bianche portate dai parrocchiani – che abbiamo disposto nell’Altare della Reposizione il giovedì mattina, mentre don Francesco partecipava alla Messa crismale presieduta da Papa Francesco. Ci sono volute come sempre diverse ore e abbiamo concluso nel primo pomeriggio. Oltre i fiori, abbiamo disposto anche il pane, l’uva e la stola – a ricordare l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio ministeriale di cui si fa memoria il Giovedì Santo.

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La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione. Hanno concelebrato con Don Francesco, Don Ermanno e Don Guido, che aiutano in parrocchia e alcuni religiosi delle rettore vicine. Diversi bambini del catechismo hanno servito come ministranti. La chiesa era talmente piena che diverse persone hanno dovuto trovare vari stratagemmi per potersi sedere – come mettersi dietro al coro. Hanno letto le letture Gigi Accattoli, il nostro “vaticanista parrocchiano”, e in rappresentanza dei “giovani adulti” Anna Maria, mentre la Dottoressa Flaminia Giovanelli, Sottosegretario del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, ha letto le preghiere dei fedeli. Don Francesco ha presieduto la lavanda dei piedi per la quale aveva scelto una decina di parrocchiani tra donne, anziani e bambini.

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Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

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Dopo la Messa e una sosta di preghiera in parrocchia, mia madre e mia zia sono andate a fare il tradizionale giro delle chiese per il centro di Roma e pellegrinaggio per pregare all’Altare della Reposizione. Hanno così documentato con delle foto la bellezza delle decorazioni floreali di alcune delle stupende chiese di Roma – la Basilica di Santa Cecilia, San Francesco a Ripa e Santa Maria dell’Orto.

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Venerdì Santo

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce. La processione è entrata in chiesa in silenzio e don Francesco quale celebrante principale si è prostrato di fronte al Tabernacolo vuoto e all’Altare spoglio. Hanno concelebrato Don Ermanno, Don Guido e alcuni religiosi delle rettore vicine. Anche questa sera la chiesa era gremita e la gente ha presenziato con grande partecipazione, soprattutto al momento della Lettura del Passio e dell’adorazione della Croce. Hanno letto Stefania Falasca, giornalista di Avvenire, e Francesco Rui Zhang, giovane cinese della nostra parrocchia. Don Francesco ha letto la Preghiera Universale della Chiesa.

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Subito dopo la Messa alcuni di noi sono corsi al Colosseo per la Via Crucis presieduta da Papa Francesco. Com’è noto, la zona era blindatissima ed essendo noi in lieve ritardo dovuto al protrarsi della Liturgia della Croce in parrocchia fino alle 21 passate, ci siamo messi su una strada laterale dalla quale vedevamo la croce illuminata dalle fiaccole del Colosseo. Non potevamo sentire bene le parole dei lettori e poi del Papa, ma abbiamo potuto seguire dal cellulare in diretta streaming.

 

Sabato Santo

Il Sabato è la giornata del grande silenzio. La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa di Pasqua. Abbiamo preso tutte le composizioni floreali e le piante fiorite che erano state allestite per il Giovedì Santo e le abbiamo sistemate per decorare l’Altare centrale, il Tabernacolo, e il Fonte Battesimale. Anche questo un grande lavoro, ma il risultato finale ci ha ripagato di tutta la fatica, oltre la gioia di aver contribuito a rendere più bello il luogo dove è riposto il Signore e per la celebrazione della Messa di Pasqua.

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La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza. Tanti i lettori che si sono avvicendati – tutti parrocchiani, perché questa è davvero una festa di tutta la parrocchia. Il Coro ha intonato tutti i canti e cantato alcuni dei Salmi. Durante la Messa si è svolto anche il Battesimo di Lorenzo, che ha reso la festa ancora più bella. Don Francesco ha poi intonato le Litanie dei Santi, tra i quali gli ultimi Papi (San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II e il Beato Paolo VI), i Santi Martiri Cinesi (a significare la nostra comunione speciale con la Chiesa in Cina), e Santa Teresa di Calcutta e il Beato Gabriele Allegra, di cui conserviamo le reliquie in chiesa.

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Come si vede dalle foto, dal buio e la fioca luce all’inizio della celebrazione, siamo passati all’accensione delle candele al Canto del Gloria, fino all’illuminazione completa della Chiesa al momento dell’Alleluia, che non cantavamo dall’inizio della Quaresima. Aumentava la gioia man mano che celebravamo la memoria della Resurrezione di Cristo, mentre pregavamo i santi, rinnovavamo la promesse battesimali, pregavamo per Lorenzo, facevamo la Comunione e intonavamo il Regina Coeli e il canto finale ,”Resurrezione”. “Che gioia ci hai dato, Signore del Cielo, Signore del grande Universo” – così inizia il canto, che poi abbiamo “incrociato” dividendo il coro in due gruppi, per accompagnare la gente che usciva dalla lunga Veglia. Davvero, una grande gioia, una gioia che è di tutto il Popolo.