ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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让我们一起前行。教宗方济各与宗教改革500周年

“现在我想起了选举教宗的秘密会议之前的筹备会议,在我们的众多讨论中,一个最活跃、最常提及的就是关于革新的话题……”。明天教宗将前往瑞典的隆德,与世界信义会一起纪念由奥斯定会士马丁路德在1517年开始的宗教改革500周年。瑞典耶稣会士乌尔夫琼森(Ulf Jonsson)对教宗进做了采访,《天主教文明》杂志也刊登了该内容,其中,教宗方济各强调改革的积极方面,特别强调两个词。“圣经”,因为是路德首先把圣经翻译成白话文,教宗说:“为了把天主的圣言传递给人,他迈出了很大的一步”。另一个词是“改革”,教宗继续说:“露德最初想做的是针对处在困难时刻的教会进行改革”。大公运动强调罗马主教应该继续“共同前行!不应该封闭在强硬观点内,因为停留在这样的观点中是不可能有革新的”。关于大公合一运动的步伐,很多人都担心这样的进程可能会神学和牧灵之间造成混乱。教宗方济各已经多次澄清,在神学和牧灵之间必须有一种平衡关系。在此,我们特别提出2015年9月在布宜诺斯艾利斯(Buenos Aires)天主教宗座大学举行的国际研讨会的一段视频信息:“很多次在神学和牧灵之间会发生冲突,就像两个彼此对立,互不隶属的现实,没有任何共性。很多次我们以保守,甚至是裹足不前的方式确认教义;另一方面,我们从适应、简化和舒适的角度出发考虑牧灵工作。好像他们之间毫无关系。这样就会在所谓的“牧灵主义者”和“学究主义者”之间,也就是拥护人民利益者和捍卫教义者之间造成一种假的对立。如果在神学和牧灵之间,在信徒反思与信徒生活之间产生虚假的的对立,那么,生活将失去反思的空间,而反思也无法在生活中找到立足之地。伟大的教父们,我们在此只列举几位,像依来内,奥斯定,巴西略,盎博罗削等,他们是伟大的神学家,因为他们都是伟大的牧者。教宗方济各希望人们在深入神学反思的同时,也能涉及到大公运动的领域,因为在这个前提下,人们可以共同向人类施行仁爱;这不是一个居于次要地位的大公运动,而是为实现共融合一,彼此共同前行之路上的一个不可或缺和重要的因素。

我们认为需要恢复路加福音所记载慈善的撒玛黎雅人那个比喻的核心:“便从旁边走过去”(路10:31)。正如普里莫·马卓拉瑞(Primo Mazzolari)神父在他对这个比喻的著名的释义中所说的,他用了三个词来描述合一,那就是宗教、科学和哲学的合一;宗教,科学,哲学,文化,政治策略,牧灵计划,大公运动的步伐,简单的一天,如果只是从受伤的人的身边路过,那它们根本就是无用的,甚至是有害的。

耶稣没有回答法学士提出的问题:“师傅,我应当做什么,才能获得永生?”(路10,26),但祂讲述了一个故事。那是我们每个人的故事。首先我们注意到这个问题是最根本的;它涉及的是我们的生活。我们人类的处境,我们存在的终极意义,以及为实现自己的圣召我们需要选择的道路,所有这一切都处于一种危险的状态。道路正是这个比喻的所讲的主人翁。从耶路撒冷到耶利哥大约有30公里的上坡道路,期间会穿过犹大沙漠。这些特意强调的地理位置就是生活的一个比喻,因为经常都处于一种上坡路,有时甚至似乎缺少舒心的绿洲。最后,就像宗徒大事录所记载的,路就是福音本身;撒种者也不忘把他的种子撒路旁,因为他相信天主的大能;路是耶稣的生活特别地方,是他每天施行慈悲的空间。这条路就是所有走向大公合一运动的地方。

“便从旁边走过去”(路10:31)。感谢天主,已有许多人停了下来;教会和世界的历史中充满了慈善的撒玛黎雅人,他们救护“半死不活”的人,如果把他放在肩膀上,就等于是找回了他的人性尊严。我们想想,大公会议知道为大公运动该做些什么;我们也可以想想二十世纪所有教宗的行动标记。

今天,我们都经历到了,那就是我们被召叫带着每日的慈悲心肠来站在世人面前;谁也不能说,我不知道,或我不了解人类的创伤。事实上,道路只有一条,没有其它任何的捷径或小巷,半死不活的人就停在我们面前,阻碍了我们的前进的脚步,他们蹲在我们的门前,并且对每一个人的良心都不停地发出警告。为承受永生,我该做什么?我该怎么办?现在我该怎么致力于为每一个人服务?如何才能把我的技能,我的故事,我的信仰发挥出来?

需要屈服于他人,不是因为手中的法律书,不论是社会法还是宗教法,而是透过圣洁的行为,借着仁爱,不是虚假的,不是外交的,也不是因为一时的方便或作为教会或小组成员的身份而屈服。

不论谁通过任何社会政治或宗教标志而能够在受伤者面前俯身,对待与自己不同的人,并帮助他,这样恳屈服的就是一个善心的撒玛利亚人,是一个好公民,是一个很好的信徒,堪称社会文明的典范。这样,他已经完成了大公运动的步伐。已经生活在天主内了。

刚才在主日三钟经的祈祷中,教宗提到了即将开始的旅行:在接下来的两天,我将去瑞典进行牧灵访问,参加信义会纪念宗教改革500周年活动。天主教徒与信义会信徒将首次一起纪念,一起祈祷。 我请你们大家祈祷,愿这次的行程在走向圆满共融的友爱道路上是个新阶段。

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La Chiesa in Cina prega per l’Italia colpita dal terremoto

Tanti messaggi di solidarietà ci sono arrivati in questi giorni da diversi cattolici che vivono nella Repubblica Popolare Cinese. Per avere informazioni più specifiche su come fosse la situazione, se vi fossero vittime, o semplicemente per esprimere una parola di vicinanza e assicurare la preghiera della Chiesa in Cina per l’Italia. “Non possiamo dimenticare quanto l’Italia e tanti Paesi in Europa hanno fatto per noi” – ci dice un sacerdote dal Nord della Cina. E nel sito di Xinde (“Faith”), organo di stampa cattolica con base a Shijiazhuang, capitale della provincia dell’Hebei, fondata da padre Giovanni Battista Zhang, appare stamattina ora italiana un articolo che informa sulla situazione del terremoto (http://www.chinacatholic.org/News/show/id/36608.html). Dice che anche Macerata, che ha dato in natali a Matteo Ricci, è tra le zone interessate dal sisma, e cita i comuni più colpiti di Ussita e Visso. Ma la cosa più significativa è l’invito ai cattolici cinesi a pregare per le popolazioni italiane colpite dal sisma. Già ad agosto dopo il terremoto ad Amatrice, i cattolici cinesi si erano dati da fare e avevano perfino raccolto fondi per l’Italia tramite Jinde Charities, ONG cattolica fondata sempre da padre Zhang, inviandoli tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum, organo preposto alla carità del Papa (ora confluito nel nuovo dicastero dello Sviluppo Umano Integrale).

L’articolo poi si sofferma a ricordare la straordinaria figura di Padre Matteo Ricci, nato a Macerata nel 1552 ed “entrato nella Compagnia di Gesù il giorno dalla Festa dell’Assunzione di Maria nel 1571”. Nel 1583 arriva in Cina con il confratello Michele Ruggeri e a Zhaoqing fondano la prima stazione missionaria nel Paese. Dopo vari tentativi e peripezie, nel 1601 Ricci riesce finalmente ad ottenere il permesso dall’Imperatore e fermarsi a Pechino.

Continua l’articolo sottolineando che Matteo Ricci “è stato uno dei primi pionieri della missione cristiana in Cina”. Contribuì a portare nel Paese molte conoscenze anche di carattere scientifico. “Assunse un atteggiamento di apertura nei confronti della cultura e dei costumi tradizionali cinesi, permettendo ai convertiti cinesi di praticare il culto al Cielo (‘tian’), agli Antenati e a Confucio”. Indosso’ le vesti dei letterati cinesi e il suo “metodo missionario” è stato seguito anche successivamente dai gesuiti.

Citando un discorso tenuto da San Giovanni Paolo II ai partecipanti a un convegno in onore del celebre gesuita italiano (http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2001/october/documents/hf_jp-ii_spe_20011024_matteo-ricci.html), l’articolo aggiunge che “Padre Matteo Ricci si fece talmente ‘cinese coi cinesi’ da diventare un vero sinologo, nel più profondo significato culturale e spirituale del termine, poiché nella sua persona seppe realizzare una straordinaria armonia interiore tra il sacerdote e lo studioso, tra il cattolico e l’orientalista, tra l’italiano e il cinese”.

Anche il Presidente cinese Xi Jinping ha parlato in alcune occasioni della storia di contatti tra Cina e Italia, come riporta Xinde: “Cina e Italia sono tradizionalmente legate da una lunga  amicizia. I nostri due Popoli sono fieri delle loro antiche civiltà, si apprezzano reciprocamente e hanno imparato l’uno dall’altro. Marco Polo e Matteo Ricci, nella storia degli scambi culturali tra oriente e occidente, hanno svolto un ruolo molto importante”. L’agenzia stampa cattolica continua riportando la “storia di Matteo Ricci e Hangzhou/Suzhou”, raccontata dal Presidente Xi durante il G20, che si è tenuto a inizio settembre nella città di Hangzhou, provincia del Zhejiang. “L’italiano Matteo Ricci e’ arrivato in Cina nel 1583. Nel 1599 raccontava: “in alto c’è  il paradiso, in basso ci sono Hangzhou e Suzhou”.

Dopo queste belle considerazioni sull’amicizia di popoli e civiltà e sul contributo che la Chiesa può dare per la comprensione reciproca e la pace, l’articolo invita nuovamente i fedeli a pregare per le vittime del terremoto, “perché nella preghiera possiamo stare più uniti”. Un grazie ancora e di cuore ai nostri amati fratelli cinesi, per la testimonianza luminosa della loro fede in Cristo!


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房子和教堂倒塌了,但意大利仍屹立不摇 

于方济神父

房子和教堂倒塌了,但意大利仍屹立不摇 房子和教堂又坍塌了;商店和人民聚会的地方也倒了;感谢天主没有任何人遇难。今早七点四十分在意大利中部又发生了强烈地震。诺尔恰市受灾最严重;古老的圣本笃大殿(St. Benedict Basilica,in Norcia) ,以及圣妇里达教堂(St. Rita Church of Cascia)也都倒塌了。但是这个地区从八月二十四日到今天受到如此摧残,在圣本笃和圣妇里达见证过福音的土地上,虽然在恐怖的黑暗中,今天看见了生命和希望的一大迹象。

大家从他们自己的房屋逃了出来,集合在小镇的大广场上。我们看到神父修女跪在地上祈祷;青年男女也在祈祷;甚至不信教的人也在那里,作为人类上的弟兄姐妹来见证整个镇的痛苦,而且首先见证了具体的共同意志,见证了一起从新开始的愿望。

为了这个基督信徒和非教徒的团结意志,它代表我们国家最美丽的一部分,我感谢了天主。不晓得为什么,我想起了“卡米洛神父(Don Camillo)与佩彭内(Peppone)”电影中美丽的意大利;然后我想起了许多精彩的故事,有关一个家庭和团结的意大利,一个在两次世界大战的悲剧中,或是在恐怖主义的“铅时代”(七十年代)时期,唯一紧密相拥的意大利。我也想到我们这个大国家,它虽然有经济困难,但立刻张开了双臂和心灵,来接待移民和寻求庇护者。

这几个小时的报告给我们讲述一个经受打击和痛苦的意大利。历史却是讲一个有时侯被打倒,但永不会被打败的意大利;一个有广场和教堂、市民和神父们的意大利,一个有希望、祈祷和首先有爱情的意大利。


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Crollano le case e le chiese ma l’Italia rimane in piedi

Don Francesco Pesce

Ancora crollano le case e le chiese; cadono anche i negozi e i luoghi di ritrovo della popolazione; grazie a Dio nessuna vittima.  Alle 7,40 ancora una scossa molto forte in Italia centrale. La città di  Norcia è la più colpita ; è crollata anche  l’antica  cattedrale di San Benedetto, come pure la chiesa di Santa Rita. Eppure in questo zone così provate dal 24 agosto fino ad oggi, in queste terre dove San Benedetto e Santa Rita hanno testimoniato il vangelo, si è visto oggi, pur nelle tenebre della paura, un grande segno di vita e di speranza.

Tutti scappavano dalle loro case e si sono ritrovati nella piazza del paese. Abbiamo visto monaci e suore che pregavano inginocchiati per terra; ragazzi e ragazze che pregavano anch’essi; anche chi non era credente era li, fratello e sorella in umanità per testimoniare il dolore di un intero paese, ma anche e soprattutto la solidarietà concreta, il desiderio di ricominciare tutti insieme.

Ho ringraziato il Signore per questa unità cristiana e laica che rappresentano la parte più bella del nostro paese. Chissà perché ,mi è venuta alla mente la bella Italia di Peppone e don Camillo; ho ricordato poi le tante splendide storie di un Italia familiare  e solidale, stretta in un unico abbraccio nella tragedia di ben due guerre mondiali o durante gli anni di piombo del terrorismo. Penso anche a questo nostro grande paese, che pur nelle sue difficoltà economiche ha da subito aperto le braccia e il cuore per accogliere i migranti e i richiedenti Asilo.

La cronaca di queste ore ci racconta di una Italia provata e addolorata. La storia ci racconta invece di un Italia a volte abbattuta ma mai sconfitta; un Italia con le sue piazze e le sue chiese, i suoi cittadini e i suoi preti, un Italia  dove si spera, si prega e soprattutto si ama.


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Andare e Camminare insieme. Papa Francesco e i 500 anni della Riforma

“Mi vengono in mente adesso le Congregazioni Generali prima del Conclave e quanto la richiesta di una riforma sia stata viva e presente nelle nostre discussioni…”. Il Papa domani  sarà  a Lund, in Svezia, per commemorare, insieme alla Federazione luterana mondiale, i 500 anni della Riforma protestante iniziata dal religioso agostiniano Martin Lutero nel 1517.In un’intervista rilasciata al gesuita svedese UlfJonsson, e pubblicata dalla Civiltà cattolica, papa Francesco mette in rilievo  gli aspetti positivi della Riforma, sottolineando in particolare due parole. “Scrittura”, perché Lutero,  per primo ha tradotto la Bibbia in lingua vernacolare  in e dice il papa “ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo”.  L’altra  parola è “riforma”:“All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa”, dice ancora il papa.  L’ecumenismo sottolinea il vescovo di Roma  deve essere un continuo “andare, camminare insieme! Non restare chiusi in prospettive rigide, perché in queste non c’è possibilità di riforma”.

Anche a riguardo del cammino ecumenico, molti già invocano con timore una possibile confusione tra Teologia e Pastorale che potrebbe scaturire da questo viaggio. Papa Francesco ha già chiarito  molte volte quale deve essere un equilibrato rapporto tra teologia e Pastorale. Citiamo in particolare il videomessaggio al congresso Internazionale tenuto alla Pontificia Università cattolica di Buenos Aires nel settembre 2015:“Non sono poche le volte in cui si genera un’opposizione tra teologia e pastorale, come se fossero due realtà opposte, separate, che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra. Non sono poche le volte in cui identifichiamo dottrinale con conservatore, retrogrado; e, all’opposto, pensiamo la pastorale a partire dall’adattamento, la riduzione, l’accomodamento. Come se non avessero nulla a che vedere tra loro. In tal modo si genera una falsa opposizione tra i cosiddetti “pastoralisti” e gli “accademicisti”, quelli che stanno dalla parte del popolo e quelli che stanno dalla parte della dottrina. Si genera una falsa opposizione tra la teologia e la pastorale; tra la riflessione credente e la vita credente; la vita, allora, non ha spazio per la riflessione e la riflessione non trova spazio nella vita. I grandi padri della Chiesa, Ireneo, Agostino, Basilio, Ambrogio, solo per citarne alcuni, furono grandi teologi perché furono grandi pastori.“ Papa Francesco auspica per il presente, mentre si approfondisce la riflessione teologica, un ecumenismo di campo, dove si possa insieme esercitare la carità verso gli uomini ; questo non è un ecumenismo di serie b, ma fa parte integrante e centrale del cammino da fare verso la piena unità.

Crediamo allora che bisogna recuperare la centralità del brano di Luca che descrive il buon samaritano:“Passò oltre dall’altra parte”(Lc 10,31). Come notava don Primo Mazzolari nel suo famoso commento a questa parabola, in tre parole, ecco descritta l’inutilità della religione della scienza,della filosofia; una religione, una scienza,una filosofia,una cultura, un progetto politico, un piano pastorale, un cammino ecumenico  una semplice giornata, che passano oltre l’uomo e le sue ferite , sono semplicemente inutili, anzi dannose.

Gesù non risponde alla domanda posta dal maestro della legge :”Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna”? ”(Lc 10,26 ) ma racconta una storia. E’ la storia di ognuno di noi. Notiamo prima di tutto che la domanda è fondamentale; si tratta della nostra vita. E’ in gioco la nostra umanità, il senso ultimo del nostro esistere, la strada da percorrere per realizzare la nostra vocazione. La strada è proprio una protagonista di questo racconto. Da Gerusalemme a Gerico ci sono circa trenta km di strada in salita attraverso il deserto di Giuda. Queste notazioni geografiche sono una buona metafora della vita che spesso è in salita, e a volte sembrano  mancare anche le oasi di ristoro. La strada in fondo è il vangelo stesso così come ci ricordano gli Atti degli apostoli; anche il seminatore non si è dimenticato di far cadere il suo seme perfino sulla strada, fiducioso della potenza di Dio; la strada è il luogo privilegiato della vita di Gesù,è lo spazio quotidiano  della sua misericordia. La strada è il luogo di ogni cammino ecumenico.

“Passò oltre dall’altra parte”(Lc 10,31). Grazie a Dio tanti invece si sono fermati ; la storia della Chiesa e del mondo è piena di Buoni samaritani che hanno soccorso l’uomo “mezzo morto” se lo sono caricati sulle spalle e lo hanno rialzato a nuova dignità. Pensiamo a che cosa ha saputo fare il Concilio anche circa l’ecumenismo; pensiamo ai gesti di tutti i pontefici del 900.

Oggi  tutti lo sperimentiamo, siamo chiamati a fermarci davanti l’uomo con una carità quotidiana; nessuno può dire di non sapere o di non essere bene informato sulle ferite della  umanità. La strada infatti è una sola, non ci sono scorciatoie o corsie preferenziali e gli uomini mezzi morti sono davanti a noi,intralciano i nostri passi, sono accovacciati alle nostre porte, sono un monito perenne alla coscienza di ciascuno. Che devo fare per ereditare la vita eterna? Che devo fare io ? oggi come posso mettermi a servizio dell’uomo, di ogni uomo ? come mettere in gioco il talento delle mie competenze, della mia storia, della mia fede?

Bisogna curvarsi  verso gli altri non  con le tavole della legge in mano, sia essa civile che religiosa ma  con gesti di umanità pura, con una carità non finta, non diplomatica, non dettata dalla convenienza del momento o solo dalla appartenenza alla propria chiesa, al proprio gruppo.

Con  qualsiasi segno politico sociale o  religioso, chi si abbassa  verso l’uomo ferito, verso il diverso da lui, per soccorrerlo, questo uomo che si curva è già un buon samaritano, è un buon cittadino è un buon credente è già un modello di civiltà. Ha già compiuto il cammino ecumenico. E’ già nel cuore stesso di Dio.

Poco fa nella preghiera domenicale dell’Angelus il papa ha  ricordato l’ormai imminente viaggio :Nei prossimi due giorni compirò un Viaggio apostolico in Svezia, in occasione della commemorazione della Riforma, che vedrà cattolici e luterani raccolti insieme nel ricordo e nella preghiera. Chiedo a tutti voi di pregare affinché questo viaggio sia una nuova tappa nel cammino di fraternità verso la piena comunione.”


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Sguardi che cambiano la vita

Gesù desidera vedere Zaccheo e Zaccheo desidera vedere Gesù. La vita cristiana in fondo è il risultato di questi sguardi. Dio e l’uomo si cercano perché hanno nostalgia l’uno dell’altro. Non è vita cristiana, guardarsi addosso e non vedere mai gli altri; non è vita cristiana guardare prima di tutto i propri peccati ; non è vita cristiana guardare solo le norme e i regolamenti Gesù guarda prima di tutto la persona e i suoi bisogni, quello che ancora gli manca per essere pienamente uomo. Tutti noi dobbiamo sempre recuperare uno sguardo positivo su noi stessi e sugli altri, per crescere nella nostra immagine e somiglianza con Dio. Gesù poi ti chiama per nome; voglio bene proprio a te, con quella storia personale, con i tuoi aspetti contraddittori, le tue gioie e i tuoi dolori. Desidero entrare in casa tua e mettermi alla tua tavola, vivere non un giudizio ma una profonda intimità. La vita cristiana è relazione intima con Dio Padre, rivelato da Gesù; non è l’umiliante elenco dei peccati da confessare, o la mortificante pena da espiare. L’Amore di Dio, la sua Misericordia sono sempre a fondamento di tutto, e tutto prevengono. “Oggi per questa casa è avvenuta la Salvezza”. Non domani, non dopo la resurrezione, ma oggi, nella quotidianità, nello spezzare il pane quotidiano, noi già godiamo della presenza di Dio, nell’Attesa del compimento finale. Zaccheo si è sentito amato, come un giorno lo furono Pietro e Paolo, come lo è stata l’adultera, o il cieco nato, e tantissimi altri raccontati nella Bibbia. Sentirsi amati è il vero inizio di ogni conversione che abbia il fondamento in Cristo. Le “conversioni” fondate sulle norme o sui principii morali, producono fanatismo, rigidità, forme elitarie di pseudo cristianesimo. Zaccheo si è sentito amato dal Signore e allora trova la forza di rompere con l’ingiustizia, che fino a ieri aveva caratterizzato la sua vita: ”Signore, la metà dei miei beni per i poveri; e se ho rubato, restituisco quattro volte tanto. Rompere ogni rapporto con il potere e con l’ingiustizia sono una prova molto concreta ed efficace di vera conversione. Troppi cristiani, scrivono con la mano sinistra e poi fanno affari con la mano destra e viceversa. Bisogna salire invece  in alto sull’albero della vita cristiana che sono le Beatitudini, con le mani libere e il cuore che si sente amato e ama.


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Why me? Testimony of a Missionary of Mercy in Mali

We have received and are pleased to publish the testimony of a dear friend of ours appointed by Pope Francis as a Missionary of Mercy, Don Toussaint Ouologuem, a Mali priest.  We are very grateful to Toussaint for this beautiful testimony for, knowing him as we do, we know that he will be capable of announcing the love and infinite mercy of our Father to whomever he meets.

Fr. Toussaint Ouologuemi

If they had asked me to choose a priest in my diocese to be a Missionary of Divine Mercy, I would never have chosen myself. Not because I have a lack of faith in myself or a low opinion of myself but because it is Mercy which is involved, Divine Mercy.

Summing up all my sins, weaknesses, spiritual, intellectual and moral frailties and adding to these my severity of judgment, my search for justice at any cost, the difficulty I have in giving people a second chance, above all those who have in some way, offended me. And to conclude, my youth and lack of experience in the priesthood ( two and a half years). Putting all this together, I would certainly not have chosen myself as a Missionary of Mercy. A sinner, too severe, too young and little experience, I would have defined myself as inadequate for such an important mission.

But here I am; chosen by the Pontifical Council for New Evangelization, through the Urban College, approved by my bishop and designated by Pope Francis as a Missionary of Mercy. And I ask myself: why me?

Regardless of the Urban College’s choice, regardless of my bishop’s approval, his Green Light, regardless of the letters and e-mails between myself and the Pontifical Council for New Evangelization, regardless of any other human intervention,  I can’t help but see the hand of God in the fact that I was chosen. It is my faith which is asking this of me, my spirituality that is telling this to me, my vocation to the priesthood that is shouting it out loudly. So, I ask myself: why me?

This is the question I have never stopped asking myself and God ever since I was approached the first time because someone, somewhere proposed my name.  With huge joy, with fascination on the one hand and tremendous fear on the other, I willingly accepted this mission.  But ever since then I have been asking myself: why me?

I am now sure that I will ask myself this question way beyond this year, until the end of my days, seeking to understand better the full meaning hidden and desired by God, a meaning both for me and for others.

A few days after my consecration as a Missionary of Mercy, after a Eucharistic Adoration in one of the Churches in Torbe, a holy hand gave me a book, a book called «We  cannot keep quiet about what we have seen». I started to read it straight away a sentence struck me, a sentence which answered my continual question. In fact, the sentence said «when God touches your life he assigns you a duty: to give yourself wholly to Him and be happy in Him in order to announce it to others».

Between conferences on Mercy and missions on the radio and the TV, between homilies and Penitential Celebrations and some personal encounters, I try in every way to carry out my mission as a priest promoting Divine Mercy and spread word of my happiness. But it is never enough. That is why I have never missed an opportunity of asking people to pray for me, just as Pope Francis does on many occasions,  asking people to pray for him.

Many stories about vocation in the Holy Scriptures make us understand that God, for the most part, doesn’t choose someone because that person is already able to accomplish his mission, but he chooses him in order to make him able, suitable for that mission. Therefore it is my duty to be vigilant in order to receive such Grace as God may give me for my mission. May God help me in this.!

This is a Year of Grace which has been granted us.  It is a year in which we have the task of meditating (personally) on God’s Mercy, benefiting from his Divine Mercy (by the sacrament of penitence) and living it (the 14 works of Divine Mercy).

Towards the end of his Bull, Misericordiae Vultus, Pope Francis says:” In this Jubilee Year, let us allow God to surprise us”. I wish to add that we need to allow ourselves to be surprised … by ourselves, : surprised at what we can do that is  beautiful, great and extraordinary meditating on, benefiting from, living and sharing Divine Mercy. God bless us all!