ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


Leave a comment

Gesù è risorto! La Settimana di Pasqua nella nostra parrocchia

Monica Romano

Come ogni anno, la Settimana Santa è stata molto intensa. Tanto lavoro per organizzare le varie celebrazioni e i momenti di preghiera, le confessioni, la benedizione delle case, ma anche molti momenti di preghiera e raccoglimento, soprattutto la Domenica delle Palme e durante i giorni del Triduo. Ripercorriamo con questo post, accompagnato da una galleria fotografica, questa intensa settimana vissuta nella comunità di Santa Maria ai Monti, nella Diocesi di Roma.

Domenica delle Palme

Come da tradizione, la Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11. Ci si riunisce prima nella piazzetta di Monti, dove si legge il passo sull’entrata di Gesù a Gerusalemme e si benedicono le palme insieme alla comunità cattolica ucraina, che per quell’ora ha terminato la Messa, mentre noi dobbiamo ancora iniziarla. Don Francesco, Mons. Guido Mazzotta, e Don Ivan (parroco degli ucraini) benedicono le palme, insieme ai Fratelli Ortodossi della Georgia, cui la Diocesi di Roma ha affidato una rettoria vicino alla nostra parrocchia. Quest’anno questo momento è stato ancora più ecumenico perché era presente anche un rappresentante di una comunità svedese riformata, il mio amico Fredrik Fallman, sinologo, professore all’Università di Göteborg.

This slideshow requires JavaScript.

Dopo la benedizione delle palme, la breve processione si è avviata verso la chiesa per la celebrazione della Messa, intonando il canto “Osanna al Figlio di David, Osanna al Redentor”. La chiesa era gremita e la Messa è stata animata dal coro, quest’anno allargato dal prezioso contributo delle suore che gestiscono l’emporio per i poveri e due ragazze cinesi, Cristina e Sofia, che studiano al Conservatorio di Santa Cecilia. Anche le Messe della sera hanno registrato una notevole partecipazione popolare.

Giovedì Santo

I preparativi per il Giovedì Santo sono iniziati già martedì alle 4 del mattino, con don Francesco e le suore che sono andati al mercato dei fiori per preparare le composizioni floreali e allestire l’Altare della Reposizione. Il mercoledì pomeriggio, le suore hanno preparato delle splendide composizioni floreali – cui se ne sono aggiunte altre regalate da una generosa donatrice della parrocchia e tutte le piante fiorite bianche portate dai parrocchiani – che abbiamo disposto nell’Altare della Reposizione il giovedì mattina, mentre don Francesco partecipava alla Messa crismale presieduta da Papa Francesco. Ci sono volute come sempre diverse ore e abbiamo concluso nel primo pomeriggio. Oltre i fiori, abbiamo disposto anche il pane, l’uva e la stola – a ricordare l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio ministeriale di cui si fa memoria il Giovedì Santo.

This slideshow requires JavaScript.

La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione. Hanno concelebrato con Don Francesco, Don Ermanno e Don Guido, che aiutano in parrocchia e alcuni religiosi delle rettore vicine. Diversi bambini del catechismo hanno servito come ministranti. La chiesa era talmente piena che diverse persone hanno dovuto trovare vari stratagemmi per potersi sedere – come mettersi dietro al coro. Hanno letto le letture Gigi Accattoli, il nostro “vaticanista parrocchiano”, e in rappresentanza dei “giovani adulti” Anna Maria, mentre la Dottoressa Flaminia Giovanelli, Sottosegretario del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, ha letto le preghiere dei fedeli. Don Francesco ha presieduto la lavanda dei piedi per la quale aveva scelto una decina di parrocchiani tra donne, anziani e bambini.

This slideshow requires JavaScript.

Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

This slideshow requires JavaScript.

Dopo la Messa e una sosta di preghiera in parrocchia, mia madre e mia zia sono andate a fare il tradizionale giro delle chiese per il centro di Roma e pellegrinaggio per pregare all’Altare della Reposizione. Hanno così documentato con delle foto la bellezza delle decorazioni floreali di alcune delle stupende chiese di Roma – la Basilica di Santa Cecilia, San Francesco a Ripa e Santa Maria dell’Orto.

This slideshow requires JavaScript.

Venerdì Santo

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce. La processione è entrata in chiesa in silenzio e don Francesco quale celebrante principale si è prostrato di fronte al Tabernacolo vuoto e all’Altare spoglio. Hanno concelebrato Don Ermanno, Don Guido e alcuni religiosi delle rettore vicine. Anche questa sera la chiesa era gremita e la gente ha presenziato con grande partecipazione, soprattutto al momento della Lettura del Passio e dell’adorazione della Croce. Hanno letto Stefania Falasca, giornalista di Avvenire, e Francesco Rui Zhang, giovane cinese della nostra parrocchia. Don Francesco ha letto la Preghiera Universale della Chiesa.

This slideshow requires JavaScript.

Subito dopo la Messa alcuni di noi sono corsi al Colosseo per la Via Crucis presieduta da Papa Francesco. Com’è noto, la zona era blindatissima ed essendo noi in lieve ritardo dovuto al protrarsi della Liturgia della Croce in parrocchia fino alle 21 passate, ci siamo messi su una strada laterale dalla quale vedevamo la croce illuminata dalle fiaccole del Colosseo. Non potevamo sentire bene le parole dei lettori e poi del Papa, ma abbiamo potuto seguire dal cellulare in diretta streaming.

 

Sabato Santo

Il Sabato è la giornata del grande silenzio. La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa di Pasqua. Abbiamo preso tutte le composizioni floreali e le piante fiorite che erano state allestite per il Giovedì Santo e le abbiamo sistemate per decorare l’Altare centrale, il Tabernacolo, e il Fonte Battesimale. Anche questo un grande lavoro, ma il risultato finale ci ha ripagato di tutta la fatica, oltre la gioia di aver contribuito a rendere più bello il luogo dove è riposto il Signore e per la celebrazione della Messa di Pasqua.

This slideshow requires JavaScript.

La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza. Tanti i lettori che si sono avvicendati – tutti parrocchiani, perché questa è davvero una festa di tutta la parrocchia. Il Coro ha intonato tutti i canti e cantato alcuni dei Salmi. Durante la Messa si è svolto anche il Battesimo di Lorenzo, che ha reso la festa ancora più bella. Don Francesco ha poi intonato le Litanie dei Santi, tra i quali gli ultimi Papi (San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II e il Beato Paolo VI), i Santi Martiri Cinesi (a significare la nostra comunione speciale con la Chiesa in Cina), e Santa Teresa di Calcutta e il Beato Gabriele Allegra, di cui conserviamo le reliquie in chiesa.

This slideshow requires JavaScript.

Come si vede dalle foto, dal buio e la fioca luce all’inizio della celebrazione, siamo passati all’accensione delle candele al Canto del Gloria, fino all’illuminazione completa della Chiesa al momento dell’Alleluia, che non cantavamo dall’inizio della Quaresima. Aumentava la gioia man mano che celebravamo la memoria della Resurrezione di Cristo, mentre pregavamo i santi, rinnovavamo la promesse battesimali, pregavamo per Lorenzo, facevamo la Comunione e intonavamo il Regina Coeli e il canto finale ,”Resurrezione”. “Che gioia ci hai dato, Signore del Cielo, Signore del grande Universo” – così inizia il canto, che poi abbiamo “incrociato” dividendo il coro in due gruppi, per accompagnare la gente che usciva dalla lunga Veglia. Davvero, una grande gioia, una gioia che è di tutto il Popolo.

Advertisements


Leave a comment

Gioia, lode, amore: il pontificato di Francesco

Oggi 13 marzo sono cinque anni che sulla  Cattedra di Pietro siede Papa Francesco ed essa brilla di una luce particolare che fa intravvedere lo Spirito all’opera nella Chiesa.

Evangelii Gaudium, Laudato Si’ e Amoris Laetitia. Gioia, lode, amore. Già il nome dei documenti del magistero del Papa fanno chiaramente capire la fede in Dio e la fiducia nell’uomo che abitano il cuore sacerdotale di Francesco. Una gioia biblica emerge prepotentemente: “Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo”. Una gioia entrata nel mondo e che non è riservata solo ad una elite esclusiva di “puri”.

Chi parla sempre e solo di “dottrina” e la separa dal Vangelo, che ne è il fondamento, è un cristiano triste e non può essere un testimone credibile. I discepoli si istruiscono prima di tutto con l’amore, accogliendoli così come sono, facendo un tratto di strada con loro, correggendoli come un padre ma soprattutto “contagiandoli”, attraendoli, con una coerente e gioiosa testimonianza di vita cristiana.

Se non “rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano” (AL) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Annunciare il Vangelo senza coinvolgimento personale è una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, che le pecore non riconosceranno.

Risultati immagini per papa Francesco immagini

Ripercorriamo alcuni momenti significativi del ministero di Francesco. A 500 anni dalla Riforma luterana, a fine Ottobre 2017, Francesco è stato  a Lund, in Svezia, per commemorare, insieme alla Federazione luterana mondiale, questo importante anniversario.

Nel 2016 Francesco, Vescovo di Roma Papa della Chiesa Cattolica, e Kirill Patriarca di Mosca e di tutta la Russia (come si firmano nella Dichiarazione, )si sono abbracciati a Cuba.  Non propongono  una Santa Alleanza, ma camminano insieme verso l’unita’ annunciando Cristo al mondo. L’unita’ si fa camminando, sottolinea il Papa.

Francesco ha poi intrapreso con prudenza e con evangelica determinazione un cammino di riconciliazione e dialogo con la Cina. Certo riprendendo gli importanti passi dei predecessori, soprattutto la Lettera ai cattolici cinesi forse già pensata sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e realizzata da Benedetto XVI. Presentando anche alla Cina nel lungo e tortuoso cammino, una Chiesa del dialogo, del rispetto reciproco, della misericordia. La Chiesa dove si guarda e si lavora su “ciò che ci unisce piuttosto che su ciò che ci divide”.

Francesco poi come vescovo di Roma ha anche indicato la rotta alla Chiesa che è in Italia, cominciando il Suo pellegrinaggio da Lampedusa, e rendendo omaggio a due grandi profeti dello Spirito come don Milani e don Mazzolari; fra poche settimane il pellegrinaggio proseguirà sulle orme di don Tonino Bello e di don Zeno Saltini. Nel convegno ecclesiale di Firenze ha donato ancora una volta la Sua esortazione Evangelli Gaudium a tutti i vescovi italiani perché ne facciano strumento principale di evangelizzazione.

Non possiamo poi dimenticare il Giubileo della Misericordia, che ha iniziato in uno dei Paesi più poveri del Mondo – la Repubblica Centrafricana – offrendo il dono di aprire la “Porta Santa” non solo a Roma ma nel mondo intero, per raggiungere tutti, anche i lontani.

«Dio nessuno l’ha mai visto, soltanto il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato». O è il Dio che si fa conoscere attraverso la Parola incarnata del Figlio dell’uomo, oppure questo Dio non è il Dio cristiano, ma un concetto, o addirittura uno strumento ideologico, ma non dice niente al nostro cuore. Il popolo di Dio ha bisogno di pastori che scaldano il cuore, non di istruzioni per l’uso. Un cuore caldo poi è come la creta, più facilmente malleabile dalla quale a poco a poco vengono fuori dei capolavori; un cuore riempito di istruzioni per l’uso è bello fuori, ma dentro non palpita e non si può in nessun modo plasmare.

“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Figli di Dio, in un certo senso, non si nasce, ma si diventa; si diventa accogliendo Gesù e imitando la sua vita di amore, che sono le beatitudini. Papa Francesco ha messo la Chiesa davanti al Vangelo e invita tutti noi ad essere imitatori di Cristo.

La lingua del Cristianesimo è una lingua universale; è una lingua di unità ma non di uniformità. Papa Francesco guidato dallo Spirito ci insegna ogni giorno  a parlare questa lingua universale, la lingua dell’amore nella gioia del Signore che viene e nella lode delle cose grandi che ha fatto e continua a compiere per noi.


Leave a comment

Perdono,umiltà, schiettezza,

il viaggio apostolico di papa Francesco in Cile

don Enrico Ghezzi 

Nei suoi viaggi apostolici, il Papa non cerca un successo personale: vuole annunciare Gesù Cristo, con un vangelo che sia innanzitutto carico di gioia. Annuncio lieto, notizia di speranza. Le folle che accompagnano il Papa, certamente riconoscono al Papa di saper centrare il cuore del messaggio. Pare che il Papa abbia ricevuto una”giornalata” sulla testa, si sono affrettati a scrivere tutti i media. Questo piccolo episodio ha fatto notizia, più che le migliaia di persone che lo acclamano per lunghi chilometri. Eppure la giornata del 16  è stata ricchissima di eventi.

Verso le otto di sera (mezzanotte in Italia), il Papa ha concluso una giornata che mi è sembrata intensa e piena di emozioni. Ha concluso con l’ultimo incontro nella casa di accoglienza San Umberto Hurtado, un grande gesuita, intellettuale e santo della carità. Le file di ospiti hanno iniziato a sfilare davanti a lui, per gli abbracci.

Alle prime ore del mattino, la musica era stata di ben altro tono. Nel palazzo de La Moneda ( (carico delle  memorie di Allende il Presidente eroico ucciso, e della figura inquietante di Pinochet, il barbaro dittatore), davanti alle Autorità del paese, il Papa ha ricordato il dolore che il Cile sta ancora vivendo per il drammatico comportamento di pedofilia da parte di un gruppo di sacerdoti e religiosi nei recenti anni passati. Il Papa è pervaso da un fuoco evangelico e davanti all’intero popolo cileno, diritto in piedi nella sua solennità di Vescovo di Roma e dell’universo mondo cattolico, con inaudita umiltà e schiettezza dice:“Qui non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna davanti al danno causato  a bambini da parte di ministri della Chiesa…E’ giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime”. E’ il Vescovo di Roma che davanti a tutto il mondo, con dolore e vergogna, con la forza  solenne dell’umiltà, chiede perdono.

Più tardi la sala stampa vaticana informerà che il Papa, incontrando un gruppo di persone abusate dai preti, “ha pregato con loro e pianto”.

A seguire la Santa Messa davanti a più di  quattrocentomila persone. Una Messa di gioia, di musiche, di canti, di colori, di “alegrìa”, di festa. Una omelia di commento delle Beatitudini;  sono dice il papa, la forza, l’energia di ogni persona e dei popoli, alla ricerca della vita e della speranza. Il messaggio della speranza cristiana, nel cammino su questa terra. Sono lo scuotimento dal sonno della pigrizia e del fatalismo; sono parola di risurrezione contro la caduta della rassegnazione: “Rialzati o Cile, cammina o Chiesa, ridestati o Terra!” ha così concluso. Una nuova lettura biblica del testo di Matteo 5, che proporrei a tutti di rileggere, anche in chiave di esegesi del testo.

Molto commovente e intenso l’incontro con le donne prive di libertà (in carcere). La dura vita non toglie a queste donne la bellezza, la cura del corpo, la festa che oggi vivono sia pure attraversate il dolore. Lo vogliono dire e gridare al Papa; tengono tra le braccia i bambini sotto i due anni che la legge permette di tenere in carcere. Bambini bellissimi, paffuti, sorridenti e felici tra le braccia della mamma. Un’immagine davvero straordinaria, frutto del lavoro nelle carceri della Chiesa cilena. La suora responsabile, conclude un intenso discorso: “nel Cile è imprigionata la libertà!”.  I poveri, nel mondo, finiscono in carcere. Il papa ascolta e si emoziona e poi, nel suo dialogo, grida: “la dignità esiste anche se non c’è la libertà!  La dignità non si può mai togliere”. Un messaggio carico di umanità riscritto sulle righe del vangelo.

Molto forte anche il discorso nella Cattedrale di Santiago rivolto a sacerdoti, religiosi, suore, seminaristi, diaconi, vescovi. E’ forse il discorso più “bergogliano” fino ad ora del pellegrinaggio. Il papa scava le radici nella sua spiritualità personale radicata nel vangelo e nelle viscere della spiritualità ignaziana. Direi a tutti i preti e ai rettori di seminario: questo è il testo più moderno e antico per la formazione dei sacerdoti e dei religiosi. Non è più possibile rifugiarsi  in una spiritualità  astratta e angelicata, senza  la concretezza della carne dei pastori che Gesù sceglie per portate  il suo messaggio. Qui c’è il futuro!


Leave a comment

La stalla e la stella

I Magi videro la stella e la percepirono come un segno; avrebbero potuto adorarla come suggeriva la loro cultura e la loro formazione; invece capirono con l’aiuto della Grazia che era un segno e andarono a Gerusalemme per chiedere dove fosse nato il bambino. Gli fu risposto tramite la Parola di Dio:” a Betlemme di Giudea perché così è scritto”

La stella provoca una grandissima gioia ma rimane un segno; i magi vanno oltre il segno e trovano il bambino; vanno oltre il segno tramite la Parola di Dio; i segni non sono utili per il loro splendore, ma se interpretati alla luce della Parola di Dio.

Vanno a Betlemme a vedere. Vedere che cosa? C’è una grande differenza tra lo splendore della stella e il piccolo bambino, in una semplice e avvilente capanna. Ecco dove entra la fede; credere in Dio davanti alle cose piccole, un bambino in una capanna, il seme gettato, Il lievito nella pasta, un granellino di senape.

L’Altro aspetto fondamentale della Festa della Epifania è la manifestazione di Cristo a tutte le genti.  Il capitolo 60 del profeta Isaia è veramente una luce che illumina i nostri passi verso la contemplazione del bambino nelle nostre vite.

Gerusalemme risplende di una luce non sua, ma di una luce che è venuta su di lei; Isaia da un nome a questa luce, il Signore. Su Gerusalemme risplende non solo un luce, non solo la Gloria ma il Signore stesso.

“I Popoli cammineranno alla tua luce e i re allo splendore che emana da te” Questa luce che è il Signore è l’unica luce che brilla nel mondo, che attira, che segna il cammino, di tutti i popoli e di tutti i capi, i re.

Isaia si rende subito conto che neanche Gerusalemme è consapevole di questo; il mondo non capisce che il Signore regna.  Allora come fa spesso Isaia lo fa  riflettere  con queste stupende parole: Gira intorno gli occhi e guarda, tutti costoro si sono radunati e vengono a te; figli vengono da lontano e figlie ti saranno portate in seno.”

Il nostro mondo, oggi lo vediamo bene, è invaso dalle genti; sono figli e figlie, non stranieri; sono figli e figlie non immigrati; sono figli e figlie che Gerusalemme, il nostro mondo non sapeva di avere.

“A quella vista tu risplenderai, sarà commosso e si rallegrerà il tuo cuore; perché si riverserà su di te la moltitudine delle genti del mare, e le schiere dei popoli verranno a te.”

 Il profeta ci sta dicendo che la presenza del Signore si manifesta sempre di più nella conpresenza di tutti i popoli; San Paolo si inventa il termine concorporei che è molto efficace; tutti i popoli sono un solo corpo.

Si parla in Isaia di genti del mare; cioè neanche il mare può più arrestare  questo flusso di popoli. Il mare come sappiamo ha fatto numerose vittime nel pellegrinaggio dei migranti, ma neanche il mare, che nella bibbia è sinonimo di male, di avversità, può fermare la volontà di Dio di unire il mondo in  una sola famiglia.

Dicono ancora Isaia e i racconti sui Magi nei vangeli, che questi popoli non vengono a mani vuote ma portano doni, che non sono le singoli cose naturalmente, ma le lodi del Signore, portano una spiritualità una cultura una tradizione una umanità, altro che rubarci il lavoro.

Si parla spesso a proposito delle migrazioni, di Esodo biblico; e se invece fosse una Epifania ?


Leave a comment

Tempo di Natale; di che cosa abbiamo bisogno?

Quasi fino ai nostri giorni il Natale era vissuto come un momento di sosta e di riposo dai brutti giorni della vita feriale; anche la guerra quasi si fermava. Al fronte i cannoni tacevano per una intera giornata, i fucili erano riposti nel fodero. Il nemico per un giorno, non esisteva più e in un certo senso gli uomini diventavano tutti fratelli. Dopo un poche ore però tutto tornava come e peggio di prima.

Oggi abbiamo ben capito che se vogliamo vivere senza finzioni, l’unico modo è quello di ritornare alla Parola di Dio che si incarna. «Dio nessuno l’ha mai visto, soltanto il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato». Abbiamo bisogno del Dio della fede, rivelato dalla Parola di Gesù, altrimenti sarebbe un Dio concettuale, uno strumento fantasioso per le varie ideologie. Abbiamo anche bisogno di credere nell’uomo, di rispettarlo e di rispettare l’ambiente in cui vive. L’uomo viene spesso scartato, quando è debole, vecchio, dimenticato. Nei nostri presepi scorrono i ruscelli, il muschio odora di Natale, ma le nostre terre sono “del fuoco” devastate dai rifiuti tossici, l’aria i fiumi e i mari inquinati. Le periferie delle città sono lazzaretti, in loro non c’è posto per la dignità uomo.

Risultati immagini per Natale A santa maria ai Monti Roma

Abbiamo bisogno di vivere sul serio il Natale che viene a partire dalla nostra umanità, per saper accogliere degnamente quella di Cristo. Il Natale descritto dai profeti, in particolare Isaia si colloca sul versante della umanità in un punto molto preciso: dividere il pane con l’affamato. Il vero Natale è l’incontro con le persone più bisognose e solo così si può incontrare Dio che viene. Il Natale che aspettiamo di cui parlano i profeti fino a Giovanni Battista è il digiuno dall’egoismo, dall’interesse privato, dalla corruzione, dalla globalizzazione della indifferenza.

Nel bambino Gesù, debole come ogni uomo, che deve compiere il suo viaggio, Dio stesso si rivela, si rende presente, viene ad abitare la nostra storia. La debolezza è la casa di Dio. Questo significa anche che lo sguardo su Gesù bambino deve diventare anche sguardo su noi stessi, nuova comprensione di noi e della nostra povera vita di donne e di uomini, come luogo in cui, proprio grazie alla nostra debolezza, Dio vive, si rende presente, e ci ama fino alla fine.


Leave a comment

La resurrezione è la Buona Notizia di Gesù

Riflessione nella Festa di Tutti i Santi e nella Commemorazione dei defunti 

Noi crediamo che quel Dio che ha creato l’universo, che ha dato la bellezza ai fiori, che ha dato le stelle al cielo, e il cielo alle stelle, e che ha dato la vita anche a noi, questa vita già la custodisce per sempre con sé. Dice la Liturgia: “ai tuoi fedeli Signore la vita non è tolta ma trasformata”. Gesù Cristo è colui nel quale si è compiuto il mistero del morire e del vivere. La resurrezione è la Buona Notizia di Gesù Cristo.

Però questa Buona Notizia dobbiamo viverla e saperla gustare ogni giorno, come il pane quotidiano, perché Gesù ha fatto così e questo ci ha raccomandato. Quando Lui dava la vista ai ciechi era già resurrezione, quando dava il pane agli affamati era già resurrezione. Quando di fronte a Pilato diceva: “Tu non hai nessun potere se non ti fosse dato dall’alto” spezzava le catene dell’impero romano e di ogni impero, ed era già resurrezione. Gesù prima ancora di vivere in se stesso il dono della vita da parte del Padre, ha liberato da tante morti quotidiane.

Noi cristiani dobbiamo ringraziare la filosofia che riflette sul mistero della vita e la scienza che tenta di rendere il vivere e il morire più dignitosi, ma non possiamo rassegnarci ad accettare nessun sepolcro.

Noi crediamo che la morte non sia un evento naturale, ma l’evento di una natura corrotta dal mistero del male e del peccato; noi crediamo che la gioia, la felicità, la vita sono un evento naturale. Noi siamo fatti per la vita, questa è la nostra natura. Gesù Cristo “vero uomo” significa non soltanto il grande dono della Incarnazione nella notte di Natale, ma vuole dire anche “uomo vero”, l’uomo come Dio lo aveva pensato e creato, cioè immortale.

Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. Pensate, che cosa straordinaria, un luogo, il Calvario ai piedi della Croce, dove il Sangue e le lacrime si incontrano.

Gesù, sulla strada di Naim, si è fermato davanti alla bara del figlio unico, per le lacrime di quella povera madre. Il pianto di Marta e di Maria lo commuovono al pianto prima ancora che al miracolo. Ogni volta che una mamma piange, dove qualcuno piange per amore, lì ci sono il sangue e le lacrime di Gesù e di Maria.

Il Risorto non si è fermato al pianto ma ci invita ad andare oltre: “Donna perché piangi, chi cerchi?” (Gv 20,15 ) Ognuno di noi deve recuperare la fede che è in quel “chi cerchi?” tante volte espresso nella Scrittura. Non dobbiamo mai smettere di cercare; cercare insieme e non tra i morti ma tra i viventi come ci insegna il Risorto.

Gesù Cristo è venuto per ridarci la vita per sempre, nell’attesa di poterLo un giorno incontrare: “Sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10 )


Leave a comment

I bambini cinesi cantano “Forza Gesù”

In occasione della Visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in Cina in questi giorni, un gruppo di studenti cinesi di scuola elementare si è esibito con una canzone in italiano intitolata “Forza Gesù” dello Zecchino d’Oro.

Come si legge sul sito del Quirinale e riportato dall’account twitter dell’Ambasciata d’Italia a Pechino, il Presidente Mattarella ha incontrato docenti e alunni della Scuola Elementare del Popolo di Chongqing, città che si trova nella parte centro-meridionale della Cina, con quasi 33 milioni di abitanti. Durante la visita alla scuola, un gruppo di bambini ha accolto il Presidente cantando “Forza Gesù”, una canzone in gara della 53ma edizione dello Zecchino d’Oro, che si è svolta a novembre del 2010. Il brano era cantato da Simone Deiana e come tutte le canzoni della performance canora era accompagnato dal Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. Secondo una rapida ricerca su internet, la canzone è diventata popolare in Cina tramite un video postato su internet relativo a un’esibizione di poco successiva del Coro dell’Antoniano nella Basilica di San Fermo a Verona, in occasione del Natale dello stesso anno. Come riporta Famiglia Cristiana, il video con la canzone sottotitolata in cinese (dal titolo letterale “加油耶稣”) ha registrato un milione e mezzo di visualizzazioni in Cina. La voce solista era quella di una bambina di quattro anni, Francesca. In fondo al post i testi della canzone in italiano e in cinese.

La canzone mostra come i bambini siano consapevoli del male che li circonda e dei loro limiti nel poterlo affrontare. Appare anche la preoccupazione che i bambini hanno quando vedono che gli altri, gli adulti, sono infelici e il desiderio di fare qualcosa per loro. Ma il cuore della canzone è il riferimento a Gesù e non solo il fatto che il bambino veda la preoccupazione di Gesù per il male del mondo e vorrebbe consolarLo. Ma il fatto che l’amore di Gesù può superare il male e rendere il mondo più bello, e la bellezza salvare il mondo. Così un passaggio significativo del testo: “Con l’amore penso si può fare tanto. Per esempio consolare un po’ Gesù. Forza Gesù, non ti preoccupare se il mondo non è bello visto da lassù, con il Tuo amore si può sognare e avere un po’ di Paradiso quaggiù”.

Questa canzone è una piccola goccia in un oceano dove i riferimenti alla fede e ai simboli cristiani vanno scomparendo nelle nostre società occidentali, anche nei contesti dove un tempo erano considerati fondamentali, come ad esempio per l’educazione e i momenti di svago di bambini e ragazzi. A Roma, ad esempio, è molto triste in tempo di Natale vedere solo riferimenti generici alle “buone feste” e dover andare solo nelle librerie cattoliche per trovare biglietti augurali con immagini o rappresentazioni di carattere religioso. Si trovano Babbo Natale e il pupazzo di neve, a volte gli angeli (che però non hanno necessariamente, o nel tempo hanno visto un po’ perdersi, una connotazione cristiana), ma quasi mai la capanna di Betlemme con Gesù Bambino…

Questa canzone è anche una goccia anche nell’immensa Cina, dove la fede cristiana cresce, anche se con difficoltà, chiaroscuri e contraddizioni…Ed è bello che il testo riconosca che Gesù “faccia sognare”. Se i genitori capissero che Gesù è la risposta ai desideri, alle aspirazioni, e alle inquietudini dei giovani, tante infelicità, tanti mali del mondo certamente non esisterebbero. Anche nella grande Cina, dove al galoppante e sorprendente progresso economico e sociale si accompagna un allarmante vuoto di valori spirituali e morali, soprattutto tra le giovani generazioni. Può una fede bella, serena, vissuta nella vita di tutti i giorni, nei propri doveri quotidiani nella società, una fede nella persona di Gesù, che ci rende liberi interiormente e mette il prossimo al centro, “essere una marcia” in più per la grande Cina? Può questa figura di Gesù attrarre i giovani cinesi e rendere la loro vita più bella, più orientata a un benessere economico e sociale che sia più umano, meno individualista e più ricco interiormente e spiritualmente?

Nel diario di viaggio relativo a una delle due recenti tournée cinesi del Piccolo Coro dell’Antoniano leggiamo: “Sentire l’ovazione per ‘Forza Gesù’ o l’ascolto in silenzio della ‘Benedizione a Frate Leone’, pensando al messaggio così universale di quei testi, fa impressione. Abbiamo cantato in Italiano, in Inglese, in Cinese, in Spagnolo, in Francese, in Latino e alla fine tutto era comprensibile e tutto era a misura di bambino”. Qualcuno che segue il Papa più attentamente ricorderà che in occasione della sua visita in una parrocchia romana, i bambini della Prima Comunione avevano cantato per lui la Benedizione di Frate Leone.

Non è la prima volta che “Forza Gesù” è stata cantata in Cina. In internet abbiamo trovato che il piccolo coro filarmonico di Qingdao diretto da maestro Yang Guoqing l’aveva cantata, insieme a un altro testo (“Una stella a Betlemme”). Preghiamo e speriamo però che la scelta di questo testo in un’occasione ufficiale così importante sia un altro piccolo segno di un ponte che si costruisce, tra la Chiesa e la Cina, secondo gli sforzi e le intenzioni di Papa Francesco.

 

TESTO DELLA CANZONE (ITA e CIN)

Forza Gesù

Ogni sera quando prego nel lettino Penso a quello che si vede da lassù, Tutto il male che viviamo sulla terra, Ogni lacrima che scende sale su.

Tu mi dici cosa mai può fare un bimbo, Come può contare piccolo com’è.
Con l’amore penso si può fare tanto Per esempio consolare un po’ Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso.

Quando dico la preghiera del mattino Prego per la sorellina ed il papà,
Per la mamma che mi sta vicino
Mi sorride, mi dà gran felicità.

Ma poi penso a tutti quei bambini Che non sono fortunati come me, Senza amore si cresce con fatica Che dolore tutto questo per Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso quaggiù.

E’ importante la preghiera di un bambino, E’ importante perché nel suo cuore ha
La bellezza che al Signore dà un sorriso, La bellezza che il mondo salverà.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù!

         加油耶稣

每夜我都在小床上默默回顾经历那位多少的祝福
也许地上难免仍有许多痛苦
每滴眼泪他都为我们细数
人说小孩去做不可能会成功
怎能指望小孩去完成圣工
我想有爱的话就有能力传送
比如安慰耶稣让他更轻松
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户
清晨我的祷告向他心意倾吐
为妹妹还有我地上的生父
陪伴妈妈一同祈祷很幸福
她的微笑让我心里很满足
想起许多小朋友在世界各处
他们并非和我一样的幸福
没人关爱的他们成长艰苦
这对耶稣来说他也很伤楚
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
即便一个小孩祷告也很重要
因为他的心中有一份美好
这份美好传递给主一个微笑
这份美好可以拯救这世道
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户 就在此处