ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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为什么注视升天的耶稣?

耶稣升天节的反思

罗木兰

弥撒读经中宗徒大事录所描述耶稣升天的那一幕留给我的印象非常深刻。我觉得那是一个充满生气的时刻,仿佛自己就像站在耶稣的门徒当中一样,虽然耶稣要离他们而去了,但他们并没有意识到这是最后的离别。那是一个庄严而神秘的时刻,或许会让宗徒们觉得有点不安、害怕和疑惑。再往后,他们也可能会意识到耶稣不可能很快就回来,现在,“一切”都交给了他们,耶稣不再以有形的方式临在于他们当中,他们需要承担起宣讲和见证福音的使命…

加里肋亚人,你们为什么站着望天呢?这句话一直在影响着我,我觉得我听到的是一个庄重而有威能的声音。一方面我在想,为什么这些“穿白衣的人”,这些天使,会对如此明显的事提出这样的问题呢?为了这位老师,门徒们舍弃了一切,将自己的生命奉献出来,并把希望完全寄托在祂身上;就是这位老师,在几个星期之前他们曾以为祂像一个罪犯那样死去,但后来他们又看见祂复活了。如此敬爱的老师永远离开了,祂与门徒们分别了,而且也没有留下太多的解释。唯一能够让人期待的是:可以用惊讶的目光护送祂离去,直到完全消失在他们的视线中。那种“喜乐的结局”对我的感触一直都很深:你们看见祂怎样升了天,也要怎样降来。这句话留给我的是一种“空虚”的印象,那是一种存在上的空缺,天主临在的短缺,而这种临在是人们经常会经验到的。主啊!你在哪里?在战争中,在天灾中,在孩童和无辜者的痛苦中,在我们的生活处于单调乏味、或是被邪恶和个人主义思想所左右时,在对生命赋予我们的众多美好事物缺乏激情和感恩之心时都有你的临在。天主,你在哪里?就像一首歌的歌词中所说的:“你在天上的某个角落里,从那里注视着我们”。

通过反思今天路加的叙述,我似乎明白更多的道理。就像圣咏作者所说的,在天主的心里,在救恩历史中,在复活的事件上,“千年好像是刚过去的昨天”,“又好像夜里的一更时间”。信仰的经验,即用信德的眼光来看所发生的事(天使,升天的耶稣),就是厄玛努尔 —“天主与我们同在”的经验;是天天与我们在一起、象征我们得救的圣体圣事的经验;是复活的经验,这是我们正在参与的经验。我觉得这就是天使们想要对我们说的。不要呆呆地、无助地站在那里看,好像一切都结束了似的如果你们真的明白耶稣是主,祂复活了,并为我们战胜了死亡的道理,你们就能领悟,而且也应该明白,这只是一个结局的开始。所以我说,或许门徒们日后才能明白了一些道理,为此,天使们向那些见证复活的人提出一个无法预料的问题。慢慢地,在天主圣神的帮助下,门徒们和我们才明白两千年以前就应该明白的道理,但在耶稣升天后,祂不会以有形的方式亲临我们身边,所以有时候我们就会忘了他的临在。耶稣升天后派遣圣神降临也不是出于偶然。正因为祂知道当时的门徒(就像今天的门徒一样)不能明白所有的真理,不懂得在对未来之事的期待中生活,那些事已经开始兑现,在末日我们会圆满的生活出来。

或许天使们还愿意对我们说:你们看着天,向上看,让天主启发并带领你们,生活在这个世界上,你们一定要卷起袖子,双脚站稳。注视天主,在天与地之间保持惊醒,在弟兄中你们是见证者,在天国的幽径上不要迷失了自己。在与门徒告别之前耶稣所说的许多话中,我们记得“你们要为我作证”,也就是说,你们要完成我的意愿,在世界各地,透过具体生活宣讲福音。在信德的眼中(天使)这些都很清晰,但为我们并非总是这么清晰。

教宗方济各刚刚在喜乐经的祈祷中提醒我们:“如果我们仰望天上,我们的希望将是坚定的”,“耶稣不留下我们做孤儿”,“祂与你们在一起,祂还活着”。教宗方济各提出与信德的具体见证密不可分的是想到“复活之主在我们中的临在,是祂借着天主圣神的恩宠不断开启我们的思想和心灵,为能在我们所处的这个执拗的境遇中宣扬祂的爱和祂的仁慈”。

主啊,求你赐给我们恩宠,让我们懂得在醒悟和准备中期待你,并教给我们如何做尘世与高天之间的桥梁,借着你的圣体以及圣神的恩宠,你“天天与我们在一起,直到今世的终结”。

 

 

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L’Eucarestia tra le strade di Roma

La tradizionale processione del Corpus Domini con la benedizione di Papa Francesco nel centro della città. 

Ieri a  Roma la celebrazione del Corpus Domini è inizia come ogni anno nella Basilica di San Giovanni al Laterano, per poi arrivare con la processione  fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore; l’ha presieduta il papa   come  vescovo di Roma. In Italia la solennità si celebrerà poi  la seconda domenica dopo Pentecoste.

Straordinaria la folla di pellegrini che hanno accompagnato Gesù eucarestia tra gli sguardi curiosi,ma attenti e  viva via sempre più coinvolti dei turisti e dei negozianti lungo il percorso. Roma ancora una volta ha mostrato il suo volto più bello e autentico.

La solennità del Corpus Domini nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi,per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucarestia  per contrastare le affermazioni di Berengario di Tours , per  il quale la presenza di Cristo non era reale, ma  simbolica.

Nelle città di Orvieto e Bolsena, ancora oggi  oltre al Santissimo Sacramento vengono portate in processione le reliquie del miracolo eucaristico di cui fu testimone il sacerdote  Pietro Da Praga nel 1263 mentre celebrava la messa  nella basilica di Santa Cristina a Bolsena .

Papa Urbano IV  incaricò Tommaso d’Aquino di comporre l’officio della solennità e della messa del Corpus  Domini. In quel tempo, era il 1264, San Tommaso abitava, come lo stesso papa , a  Orvieto, nel convento di San Domenico

Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”(1Cor 11,26)

Il più antico testo sull’eucarestia, la lettera ai Corinzi (53/57) ci racconta  che esiste un rapporto fondamentale tra l’Eucarestia e la morte di Gesù. L’eucaristia dice che il Signore è morto,lasciandosi prendere, consegnandosi nelle mani degli uomini,alcuni nemici, altri indifferenti, altri ancora amici che lo hanno abbandonato; forse ci siamo tutti. L’Eucarestia ci dice anche che tutto questo è avvenuto per amore,soltanto per amore; Gesù ci ha dato un esempio impressionante,su come si vive e su come si muore,per gli altri,per riconciliare , per smetterla di pensare solo a difendersi, ma per fare  una “cosa nuova”,che veramente cambia la storia,quella personale di ognuno di noi, e quella universale.

Noi poi  celebriamo l’eucaristia “finché egli venga”, aspettando che Gesù ritorni nella Sua Gloria,quando ci prenderà con sé,  perché  la morte non può nulla verso quelli che  vivono per amore . «Forte come la morte è l’a­more» dice il Cantico dei Cantici. Il ve­ro nemico della morte non è la vita, ma l’amore. Nell’al­ba di Pasqua  chi andrà alla tomba sono quel­li che hanno fatto l’espe­rienza dell’amore di Gesù: le donne, la Maddalena, il di­scepolo amato, sono loro i primi a sperimentare che l’amore vince la morte.


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Uno sguardo “largo e lontano”

Ricordiamo con commozione e gratitudine il card. Loris Capovilla, segretario di San Giovanni XXIII, scomparso ieri. Ha sempre mantenuto uno sguardo ampio e lungimirante sulla Chiesa una visione spirituale, conciliare e profetica. 

E’ritornato ieri alla casa del Padre Monsignor Loris Capovilla, lo storico segretario di papa Giovanni XXIII. Aveva da poco compiuto cento anni, tutti spesi a servizio del Vangelo e della Chiesa. Alla scuola di papa Giovanni ha potuto apprendere la bellezza della Chiesa universale e conciliare ed è stato per il papa buono il primo e più fidato collaboratore.

Scriveva Roncalli Patriarca di Venezia al sostituto Montini: “il papa desidera a Roma il tal sacerdote; concederlo è un grave sacrificio per Venezia, ma io cedo, perché nella Chiesa “bisogna vedere largo e lontano”. Non c’è dubbio alcuno che Monsignor Capovilla, in tutta la sua vita ha aiutato papa Giovanni XXIII  a portare la Chiesa fuori dalle secche della storia, sostenendolo per farla navigare fino ai confini della terra, sorreggendolo in quella grande avventura dello Spirito che è stato il Concilio.

Don Loris – come desiderava farsi chiamare  – ha testimoniato nella sua lunga vita che la Parola di Dio è una  Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia e che carezza come un vento leggero la nostra vita, spesso così  difficile in tante giornate. Ha testimoniato che la Parola di Dio è una Parola efficace che  opera ciò per cui era stata mandata. Ha testimoniato che la Parola di Dio  porta in sé il gemito di ogni carne e dell’intera in cammino verso la pienezza, di Dio.

«Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (At 12,5). In modo particolare Monsignor Capovilla ci ha testimoniato che una Chiesa in preghiera per Pietro è una Chiesa in cammino verso il Risorto. Papa Giovanni ha dovuto sperimentare, proprio perché era un profeta, anche la “prigionia” la sofferenza della incomprensione e anche della derisione dei profeti di sventura. Monsignor Capovilla gli è sempre stato accanto con discrezione e determinazione, attento di nulla lasciar cadere del suo illuminato magistero.

Il Signore  aveva messo  accanto a papa Giovanni un angelo. Pensiamo e preghiamo con memoria grata per questo uomo di Dio che è stato Capovilla, riconoscenti per come ci ha trasmesso la fede con la sua testimonianza.

Se non fosse stato lui, quella sera quando si aprì il concilio, a convincere con la sua intelligenza e bonomia, il papa – dopo un lunga e faticosa giornata – ad  affacciarsi ancora una volta alla finestra, i bambini, i malati, gli anziani, il mondo intero oggi mancherebbero di una carezza. Una carezza che ha cambiato la storia.


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The Spirit breaks in to dissipate the fear of the world

Fr. Francesco Pesce

The Cenacle, where the Apostles had witnessed of the Supper of the Lord, where on many occasions they had gathered together to listen to His Word, becomes now a refuge, a bolt-hole, “for fear of the Jews” – as the Evangelist John recalls. And as the Acts tells us: When the time for Pentecost was fulfilled, they were all in one place together” (Acts 2,1).

It is worth remembering that in Jerusalem, the Apostoles did not have many friends, they had challenged the religious and political power, they were considered by most as fanatics followers of one of the many messianic sects in existence in those days. They risked their own lives purely for preaching that Jesus was the Son of God who had truly died and resurrected. Indeed, the Acts soon recount of the first martyr, Stephen, stoned to death.

So what are today’s fears which shut in our groups? Leaving aside the Church of martyrs, which we well know exits and resists to date in many parts of the world, we notice that in the Church and among many Christians is strong the temptation to withdraw in an elitarian faith, often even sectarian, pushing out the world, which is considered as evil, as the enemy to be scared of and to judge rather than love. It sometimes happens that our faith, our Christian community, our ecclesial group, rather than being a place of friendship and announcement of the Gospel, transforms itself into an unbeatable fortress, where those inside judge those outside keeping them out. A “Church that goes forth” according to the teaching of Pope Francis means not to be afraid and not to judge, but quite the contrary be strong in faith and widen the borders of brotherhood.

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Image: Pentecost by He Qi

 

It is precisely in this climate of fear and closure that the Spirit breaks in. “And suddenly there came from the sky a noise like a strong driving wind, 2 and it filled the entire house in which they were” (Acts 2,2) In that closed cenacle room filled with fear, the Spirit breaks in, acts and transforms it, changes the heart of those disillusioned men, and creates a new brotherhood as far out as to the edge of the earth. That is why everybody was able to hear others speak in their own native language – the Acts reminds us.

Even today the Spirit calls us to look forward, open the boundaries of our heart and listen to the Word. The Gospel is not a script to copy and the Church is not a museum to protect. In its origin, the Cristian community had the courage to welcome in its bosom the non-circumcised, by being inspired by the Holy Spirit. That Church also had the audacity to write down the Good News and had been a pilgrimage to the end of the known World. It is up to ourselves today to pass on in the same way “the Gospel we have received”, without fear, without shame, and everywhere we go in this globalised world. “The Advocate, the holy Spirit that the Father will send in my name – he will teach you everything and remind you of all that (I) told you” (John 14,26).

It is not an easy task to bear witness to the Church of the Pentecost as it is the Church of joy (as the blessed Pope Paul VI reminded us) but also the Church of martyrdom. Do not be fooled in thinking you will not have to pay a price, even personal. Quite the opposite, living the Gospel of the “sacred gestures” locked in the sacristy or hidden behind the smoke of incense is undoubtedly easier. The Spirit instead calls us to embark onto the paths of life, and walk along the way (odos) as the Gospel is called in the Acts of the Apostles. The most difficult language will be that spoken by those we come across with, those we are dealing with, those who are against us, perhaps in the belief they are acting for the good. The Spirit will teach us also this language.

 


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L’altra metà della Chiesa

Don Francesco Pesce e Monica Romano

Si sono susseguite in queste ultime settimane notizie sul tema del ruolo della donna nella Chiesa. Un argomento non molto trattato a dire la verità (almeno in Italia), a parte qualche uscita “a effetto”, a volte un po’ puerile, ripresa da qualche giornale ma che poi cade nel vuoto. Parlando all’Unione Internazionale delle Superiori Generali (UISG), in riunione in questi giorni a Roma, Papa Francesco ha risposto a una domanda di una religiosa dicendosi disposto a formare una commissione per studiare la questione del diaconato femminile. Tema trattato in un convegno svoltosi proprio nei giorni precedenti a Münster, in Germania, promosso dalla KatholischeFrauengemeinschaftDeutschlands (Comunità cattolica femminile della Germania – Kfd), dalla KatholischeDeutscheFrauenbund (Federazione cattolica femminile tedesca – Kdfb), e da altre organizzazioni laicali. Anche all’ultimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia, Mons. Paul-André Durocher – vescovo di Gatineau (Québec), già presidente della Conferenza Episcopale Canadese – aveva chiesto per le donne l’accesso al diaconato che, secondo la tradizione, è diretto non “ad sacerdotium, sed ad ministerium”. Negli anni ‘90, il Card. Carlo Maria Martini aveva accennato alla possibilità del diaconato femminile ed era emerso che rimanevano da studiare ulteriormente la natura e la prassi del diaconato femminile nella Chiesa primitiva. In un articolo della Civiltà Cattolica del 1999, si analizzavano le principali linee del dibattito sulla questione, incentrato sulla distinzione tra un diaconato femminile inteso come servizio (appunto “diaconia”) e il diaconato come primo gradino dell’ordine sacro, com’è quello maschile, dal quale le donne sono escluse nella Chiesa cattolica. Qualche settimana fa, qualche polemica era sorta sulle parole di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, che sosteneva che anche le donne potessero tenere l’omelia.

Ma cosa pensano le donne, in particolare quelle cattoliche, di queste cose che le riguardano? Del loro ruolo, del loro contributo nella Chiesa? Ci sembra di osservare come queste donne impegnate in prima fila nella Chiesa non parlino molto di questo, mentre le loro opere parlano per loro. E il loro contributo nelle parrocchie, nelle istituzioni educative, nelle opere di carità, negli ospedali e nei centri di assistenza sociale, e nelle attività missionarie è semplicemente straordinario. Le donne hanno già un ruolo nella Chiesa: affiancano i sacerdoti nella gestione di molte attività nelle parrocchie, sono in prima linea nelle missioni, guidano interi ordini religiosi anche “internazionali”, insegnano Bibbia e Teologia….Dovrebbero eventualmente essere proprio queste donne a esporre il proprio punto di vista sul proprio ruolo nella Chiesa. Evitando argomentazioni deboli e ammantate di un femminismo vecchio stampo, che non aiutano a rappresentarle e non fanno neanche bene a una riproposizione di una totale valorizzazione del ruolo della donna nella Chiesa, che – riconosciamo – è assolutamente necessaria, a beneficio di tutto il Popolo di Dio, anche del papa e dei vescovi.

Mensa di Betania (particolare), Marco Rupnik, Centro Aletti

Ma riflettiamo per gradi. La Bibbia inizia raccontando che l’uomo e la donna sono creati insieme, in armonia e con la stessa dignità. Purtroppo, anche alcune interpretazioni fuorvianti sul peccato originale, ancora non del tutto superate, hanno contribuito a formare una immagine “negativa” della donna, contribuendo a relegarla a un ruolo subalterno rispetto all’uomo, con pochi spazi nella società.

 Nei Vangeli Gesù compie una vera e propria rivoluzione: difende una donna adultera dalla lapidazione; si ferma a parlare con una samaritana – i samaritani erano un po’ considerati come una sorta di “eretici”; ha al suo seguito e tra i suoi amici più cari molte donne…Per non parlare poi del ruolo di Maria, la Madre di Dio, e del fatto che il Risorto appaia per primo a due donne, che diventano quindi le prime annunciatrici della Pasqua. Ma è già l’Apostolo Paolo che, pur nella sua visione egualitaria del mondo – “non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28) – a operare un ridimensionamento: “Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio….L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo…. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo”. Anche se poi riconosce: “Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio”. Certamente la rigida educazione farisaica e il venire a contatto con i popoli “pagani” che certamente agli occhi di Paolo avevano delle abitudini molto “libertine” ne hanno fortemente influenzato la posizione sulla donna, condizionandone poi il ruolo nella Chiesa. E’ interessante però un articolo della biblista Marinella Perroni, che rilegge la presunta misoginia di Paolo e spiega come l’Apostolo delle Genti apprezzò e utilizzò le donne per l’apostolato (http://www.stpauls.it/vita/0901vp/0901vp85.htm).

Nella millenaria storia della Chiesa che si sussegue, fino a oggi, sono state tante le donne che hanno saputo imporsi attraverso la santità, la testimonianza e il coraggio della loro vita.  Spesso con origini, vocazioni e percorsi molto diversi. Pensiamo a Matilde di Canossa, nobile, che aiutò il papa al tempo della lotta per le investiture; Monica, mistica madre di Agostino; Ildegarda di Bingen, monaca benedettina e prolifica scrittrice; Chiara di Assisi, tanto vicina a San Francesco; Teresa D’Avila e Caterina da Siena, prime donne proclamate dottore della Chiesa dal Beato Paolo VI  nel 1970; e tantissime altre, fino ad arrivare all’età moderna e contemporanea, come Teresa di Lisieux, Edith Stein, Simone Weil, Gianna Beretta Molla e Madre Teresa di Calcutta, che sarà canonizzata da Papa Francesco il prossimo settembre.

 Gli ultimi papi hanno mostrato di comprendere l’importanza del ruolo della donna nella Chiesa e hanno fatto passi significativi nel cammino verso una piena valorizzazione ecclesiale del “genio femminile”. Ma in questa, come su altre questioni, la Chiesa impiega del tempo. Il problema risiede oggi in una parte della Chiesa istituzione che si è sclerotizzata in un apparato rigido e tradizionalista, spesso vissuto come luogo di potere, che non si pone proprio il problema di come coinvolgere al meglio le donne per il bene della Chiesa. O peggio ancora, che soffre di “misoginia”, come d’altronde anche una parte delle nostre società.

 Ma è anche vero che tante situazioni forse ci appaiono diversamente da come sono perché non guardiamo “oltre” e non analizziamo la questione con maggiore ampiezza e complessità di vedute.

 In tante chiese in Europa dove è maggiore il calo delle vocazioni e più in generale la crisi della fede, le donne rivestono ancora di più ruoli di responsabilità. Per esempio, aiutano i sacerdoti – che amministrano diverse parrocchie sparse nel territorio appunto per mancanza di preti – ad aprire e “gestire” le chiese, guidare la preghiera, perfino distribuire l’eucarestia. Questo avviene anche nei Paesi extra-europei, per ragioni un po’ diverse –  i grandi numeri e gli immensi, spesso mal collegati territori. Le chierichette che in Italia e in particolare a Roma non si vedevano fino a qualche anno fa, soprattutto quando il Papa celebrava in parrocchia, erano prassi normale da tempo in altri Paesi, soprattutto nel Nord Europa. Vi sono tante donne, anche laiche, impegnate nei vari organismi della Chiesa locale e che coadiuvano i vari ordini religiosi attraverso associazioni di fedeli in varie parti del mondo…

Certo, è comprensibile porsi alcune domande. Perché ad esempio le superiori dei grandi ordini religiosi non possono partecipare al Conclave ed eleggere il Papa, o quantomeno alle riunioni del preconclave? Perché alcune donne qualificate non possono ad esempio far parte della commissione che consiglia il Pontefice sulla riforma della Curia, senza per questo dover diventare cardinali? Proposta, questa delle “donne cardinali”, che Papa Francesco non sembra aver tenuto in considerazione, avendovi notato una sorta di clericalismo: “le donne vanno valorizzate, non clericalizzate”, aveva commentato in proposito.

La nostra risposta a queste questioni e interrogativi è che bisogna guardare oltre, appunto, e tornare alla Chiesa della Pentecoste e del Concilio. La Chiesa degli inizi, descritta negli Atti degli Apostoli, ci mostra che bisogna lasciarsi guidare dallo Spirito Santo. La presenza dello Spirito è vita per ognuno noi. Una parte della Chiesa pensa se stessa in termini ristretti, di categorie, di passato, senza lasciarsi illuminare dallo Spirito, che vivifica. Il presente e il futuro attendono risposte creative, che mettano al servizio della Chiesa e del mondo l’uomo e la donna, immagini diverse e complementari di Dio. Se parliamo secondo lo Spirito dobbiamo parlare in modo tale che la nostra parola sia maschile e femminile insieme. Abbiamo bisogno di una Chiesa nella quale la sensibilità e l’intelligenza della donna siano messe in pienezza al servizio anche in alcuni processi consultivi, decisionali e di governo. Ma non bisogna cadere nel clericalismo, nel carrierismo o – come ha ancora ammonito il Papa recentemente – nel femminismo nella Chiesa. E’ necessario invece attuare il Concilio e affrontare questa questione all’interno di quella più ampia della partecipazione dei laici alla vita della Chiesa. A partire dal problema della formazione teologica e biblica che, almeno in Italia, rimane ancora principalmente indirizzata ai sacerdoti e ai religiosi in quanto a curricula e organizzazione, che non sempre facilitano la partecipazione dei laici. E ripensando gli ambiti di servizio, degli stessi sacerdoti e religiosi nella Chiesa. Devono guidare tutti i dicasteri ecclesiali? E non si potrebbe lasciare ancora più spazio ai docenti laici nelle università pontificie? Non sarebbe appropriato che per esempio alcuni uffici siano affidati ai laici, che siano più laici ad insegnare, per lasciare ai sacerdoti (tra l’altro in calo per la crisi delle vocazioni) la pastorale con la gente e l’amministrazione dei sacramenti? E’ vero anche che chi guida i dicasteri e gli uffici della Chiesa è affiancato da diversi laici, inclusi esperti come consultori, e molti consultori sono laici, comprese le donne. E così, sono in aumento le donne che insegnano materie “religiose”, anche bibliche e teologiche, e quelle a capo di dipartimenti e facoltà nelle università pontificie, e probabilmente non sono un’eccezione in molti Paesi d’Europa, forse anche fuori dall’Europa. Dall’altra parte, constatiamo che vanno anche letti in prospettiva certi atteggiamenti di natura più conservatrice da parte di alcuni ambienti ecclesiali, quando in diversi sistemi sociali e culturali, anche avanzati, la donna fa fatica a imporsi in alcuni ruoli “tradizionalmente maschili”. Inoltre, in alcune chiese particolari, per questioni culturali, la questione di una maggiore partecipazione delle donne nella Chiesa non è affatto sentita come priorità, a partire dalle donne stesse, e la questione del ruolo della donna, dell’eguaglianza di opportunità per uomini e donne, va ben oltre l’ambito ecclesiale.

Non cadiamo nella tentazione di pensare alla Chiesa come un’istituzione monolitica, spesso con parametri occidentali, e avulsa da un suo contesto storico-culturale specifico. Inoltre, non è l’equiparazione dei ruoli quella cui aspirare, ma la massima valorizzazione dei laici e delle donne, come quella di tutti, nella Chiesa. Ben consapevoli che l’“antropologia cristiana”, la visione dell’uomo e della donna da parte di Dio, non utilizza i nostri “comuni” parametri sociologici, psicologici, storici….

Forse quello sui cui ci sembra si potrebbe lavorare è una maggiore partecipazione della comunità ecclesiale “dal basso”. Per far sì che la Chiesa e il papa possano beneficiare del contributo di tutti quei laici, alcuni dei quali molto preparati per formazione teologica e molto impegnati nelle varie realtà ecclesiali, che sono in prima fila nella vita pastorale a vari livelli. Ma questo non vale solo per i laici (e per le donne), vale anche per i sacerdoti e i religiosi. Per questo pensiamo che sia necessario guardare oltre, con una prospettiva più ampia, piuttosto che ragionare in termini che rischiano di presentare il problema come delle rivendicazioni dal sapore mondano, che non si addicono all’esercizio dei ministeri nella Chiesa.

Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo” (At 2,1). Pochi giorni fa la Chiesa ha celebrato la Pentecoste.  Nel cenacolo che fu il luogo della lavanda dei piedi e dell’istituzione dell’Eucaristia erano tutti insieme. Certamente li univa la paura, ma erano tutti insieme. In quello stare insieme a Pentecoste  irrompe lo Spirito che fa nuove tutte le cose. La Chiesa deve sempre ripartire da questo stare insieme lasciandosi guidare dallo Spirito, perché solo in questo modo saprà rendere viva la presenza del Cristo Risorto. Non tradiamo ancora una volta il Risorto e non lasciamo cadere il soffio dello Spirito. Saranno i frutti e non le dichiarazioni d’intenti a rendere testimonianza di quello che tutti – uomini e donne, laici, chierici e religiosi – avremo fatto per la Chiesa.


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Viet Nam: flowers for Mama Mary/Fiori per la Madonna 

We are so happy to post a first nice contribution from sister Mary Tran from Viet Nan. Sister Mary is a wonderful Catholic sister working to suppor poor children from ethnic minority groups. Through the help of the sisters, these children are able to receive  appropriate education and live in a boarding school where they receive the care and assistance of the sisters. The first two photos attached to the post refer to this year and the last two to May 2015.

Con grande gioia postiamo un primo blog di suor Mary Tran, dal Viet Nam. Suor Mary e’ una meravigliosa suora cattolica che lavora per favorire l’istruzione dei bambini appartamenti a famiglie povere delle minoranze etniche. Attraverso l’aiuto delle suore, questi bambini ricevono un’istruzione adeguata e vivono in una scuola dove ricevono cure e assistenza. Le prime due foto si riferiscono a quest’anno, le ultime due a maggio del 2015.
 

Sr. Mary Tran 

As usual, during the month of May which is dedicated to Mother Mary in a special way, there is a nice tradition in Viet Nam whereby  the children in most of the parish churches offer flowers to The blessed Virgin Mary.
This year the children of our boarding school were assigned to offer the flowers on the first Saturday of May at our parish church in Kontum diocese.

©Huong Tran, Francesco Pesce 

 

 

©Huong Tran, Francesco Pesce 

 

©Huong Tran, Francesco Pesce 

 

©Huong Tran, Francesco Pesce 

 

Come da tradizione, durante il mese di maggio che è dedicato alla Madonna in maniera speciale, in Viet Nam i bambini della maggior parte delle parrocchie offrono fiori alla Santa Vergine.

Quest’anno, ai bambini della nostra scuola e’ stato assegnato di portare i fiori il primo sabato di maggio, nella nostra parrocchia nella diocesi di Kontum.

 


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Jesus is Risen! Alleluia!! Easter song as sung in a small town of India!

We are happy to publish the first blog post of Fr. Pinto, from India, another dearest friend of ours. He is such a wonderful person and very committed and always smiling priest. We often remember him and are grateful to him for great help he gave to us in our pastoral work. We miss him very much but we are happy to see that he is doing well in that great country of India. We are still in Easter time so that sharing this experience of him and his community is still relevant and meaningful.

Fr. Pinto Rockwin

For Christians, Holy Week, starting on Palm Sunday and ending with Easter Sunday (March 27 this year) is considered the source and summit of ecclesiastical and liturgical year. Maundy Thursday, Good Friday, Holy Saturday along with Easter Sunday – are called sacred Triduum whereby Christians commemorate the last days of Jesus here on Earth when he expressed his deep most love for His people through his passion, death and resurrection.

Here, I narrate these three-day experiences of a small town called Kulur in the city of Mangalore, India. The parish is dedicated to the patronage of St. Antony of Padova. On Maundy Thursday, reliving the cenacle experience of Jesus, for the first time, women were included in washing of the feet of the disciples as per the Pope’s directive (see photos). Priest who is considered as a an eminent figure in the society here, the washing of the feet communicates a very formidable message of service and humility as intended by our Lord.

On Good Friday, apart from the liturgical service as prescribed by the Liturgy, there is a particular custom in this part of the world. They call it ‘Bringing down Jesus from the Cross’. A group of persons come in with lanterns and climb the ladder first to remove the nails and then, to bring His body down from the cross followed by the procession of the statue of Jesus and Or Lady of Sorrows in the town (See images). Incidentally, this year witnessed the culmination of 25 years to this custom.

Finally, on Holy Saturday, the church filled with the faithful participated in the luminous liturgy of Easter night and renewed their Baptismal vows. People usually abstain from eating meat throughout the Lent season, thereby, day of Easter when the angels sing, ‘Glory’, peoples acclaim, ‘Alleluia’, they enjoy their fellowship meal in their families. Being a Catholic Priest from few months I sincerely experienced the profound significance of these moments which we commemorate every Sunday, on the day of the Lord.