ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Papa Francesco pellegrino di pace in Egitto 

Pope of peace in Egypt of peace”. E’ il motto scelto per il viaggio che inizia di Papa Francesco in Egitto. Papa Francesco sta per atterrare all’aeroporto internazionale de Il Cairo. E’  il suo diciottesimo viaggio internazionale dove il dialogo interreligioso, e la pace saranno i temi portanti.Dopo la visita di cortesia al presidente della Repubblica, Abdal Fattah Al-Sisi, andrà ad Al-Azhar, la maggiore università dell’Islam sunnita, e incontrera’ il grande imam Ahmad Al-Tayyeb, partecipando alla Conferenza internazionale sulla Pace dove terra’ un attesissimo discorso. Subito dopo il Santo Padre incontrera’ le autorità egiziane, e poi fara’ visita al Patriarcato copto-ortodosso incontrando il patriarca Tawadros II. Con il patriarca il Papa preghera’ nella vicina chiesa di San Pietro, luogo del recente attentato rivendicato dall’Isis.

Colpisce di questo viaggio,l’attesa gioiosa e piena di speranza che si registra in tutti gli ambiti religiosi e civili egiziani. Dai mussulmani ai copti ortodossi e cattolici, fino agli apparati governativi e alla gente comune, Papa Francesco e’ riconosciuto come uomo di pace e grande autorità morale e spirituale.

Accompagnamolo  con la nostra preghiera .


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Non ci sono nemci

Riflessioni sul vangelo della VII domenica del Tempo ordinario anno A

Spesso il nostro sistema per stare in piedi deve identificare il nemico, lo deve produrre. Questo è vero anche nell’ educazione dei bambini. Ricordiamo quando i nostri nonni usavano il termine “austriaco” in modo dispregiativo : se non ti comporti bene chiamo gli austriaci si diceva. Poi abbiamo chiamato “ i comunisti”, oggi forse i musulmani.

Un primo insegnamento del vangelo è quello dell’idea del nemico: non ci sono nemici, ci sono uomini.  Anche la Chiesa ci hanno insegnato ha dei nemici e quindi occorre difenderla: dal relativismo, dal soggettivismo, dal laicismo e così via, Gesù però non si è mai difeso; e allo stesso modo Pietro e Paolo non si sono mai difesi. C’è tutta una storia di nemici che abbiamo combattuto mentre il male era interno a noi: il potere, il denaro, la paura di perdere posizione dominante.

Per questo quando Gesù dice “«Se uno di da uno schiaffo sulla guancia destra tu porgigli anche l’altra»”, ci dice di andare oltre il nemico. Nel vangelo di Giovanni Gesù prende uno schiaffo, ma lo rende inefficace:“ se ho sbagliato mostrami dove ho sbagliato, se non ho sbagliato perché questa violenza?”

Gesù invita a non opporre alla violenza, altra violenza, altrimenti questa cresce e poi diventa un crescendo interminabile.

La logica del porgere l’altra guancia o di lasciarsi togliere il mantello o di lasciarsi trascinare in tribunale, significa, riconoscere la violenza, dargli un nome e “combatterla” come fa il sole con le tenebre che a poco a poco sono vinte dalla espansione della luce .

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. «Metti via la spada» ha detto Gesù a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato.

Bisogna tornare all’annuncio radicale del vangelo, come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Corinzi. I Corinzi rimproverano Paolo di avere fatto un annuncio del vangelo troppo semplice, non all’altezza della loro sapienza e cultura. Paolo risponde paragonando l’annuncio del vangelo ad una costruzione: i costruttori saranno giudicati se hanno costruito sulla pietra angolare Gesù Cristo, non dai discorsi culturalmente elevati, ma vuoti di contenuto spirituale. Facciamo del crocifisso il fondamento della nostra vita, e non un aggressivo utensile di religione civile.

 


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La non violenza come stile personale e comunitario per costruire la pace

Il messaggio di papa Francesco per la giornata della pace 2017, ha il  titolo:” La non violenza: stile di una politica per la pace”.Sono passati quasi 50 anni da quando Paolo VI con intuizione profetica istituì per il primo gennaio di ogni anno una giornata dedicata al grande tema della pace.

Quest’anno il papa ha fatto della “non violenza” vissuta concretamente “come strategia di costruzione della pace” il perno sul quale ruota tutto il messaggio. Vengono subito alla mente i grandi costruttori non violenti della pace, come Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela e anche il grande impegno in questo campo così delicato, del partito Radicale italiano.

La prima violenza è quella dell’occhio; si lavora per la pace e la si costruisce, imparando giorno dopo a giorno a guardare il mondo con gli occhi dello Spirito, sapendo scrutare i segni dei tempi. Il fatalismo, il giudizio di condanna senza appello, sono solo modi per nascondere il disimpegno, per ripararsi fuori dal mondo reale. Il papa ci sfida invece a:” costruire la società, la comunità, con lo stile degli operatori di pace”.

Lo vediamo bene anche oggi: le ripercussioni della guerra cadono soprattutto sui poveri. Vediamo però anche la forza del messaggio evangelico, non sconfitta dalla storia e sempre capace di riecheggiare potentemente«beati i poveri, beati i miti…».I poveri si riappropriano della speranza, e allora la guerra rimane nuda e manifesta tutta la sua assurdità e inutilità, Noi siamo in questi tempi, tante guerre ma anche tante speranze non vinte e non annientate dai signori della guerra.

Noi inoltre siamo dentro alla inesorabile decadenza di una parte del mondo che ha fatto la storia e adesso usa le armi perché la storia non cambi. La storia però è già cambiata e oral’ombra della morte, non causata della guerra, ma per autodistruzione, copre molti cieli occidentali. Il futuro passa altrove e passa attraverso quei luoghi del mondo dove vivono gli esclusi, le vedove, gli orfani, i poveri; cioè le categorie evangeliche di quelli che non hanno mai contato nulla, agli occhi dei signori della guerra e dei loro complici silenziosi e opulenti. Nessuno di noi può permettersi di rimanere fuori da questa vera e propria rivoluzione dei poveri che cercano la pace.La rivoluzione, per essere efficace, deve sempre cominciare dalla sfera privata, e la distinzione tra privato e pubblico è in questo senso un inganno pensato a tavolino da una parte della cultura di cui siamo eredi. Scrive papa Francesco:” che siano la carità e la non violenza a guidarci nei rapporti interpersonali come in quelli sociali e internazionali”.

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. «Metti via la spada» ha detto Gesù a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato.

Certo a volte c’è anche da aver paura quando i potenti fanno la pace. Non possiamo mai dimenticare e sottovalutare che Gesù fu crocifisso quando Pilato ed Erode, divennero amici, fecero la pace sopra il suo corpo martoriato. Non dobbiamo chiedere alla politica nessuna difesa della religione; quante volte si sente dire ma quel tale politico, quel partito, difendono i valori cattolici. Non dobbiamo chiedere alla politica nessuna difesa della religione perché si rischia di fare della casa del Signore un mercato e una spelonca di ladri; anzi non è un rischio, è quasi una certezza.

Dobbiamo chiedere invece con forza alla politica, ai regni di questo mondo cioè, la difesa della dignità e della libertà dell’uomo, di ogni uomo, in particolare oggi dei migranti e di tutte le minoranze.

Chiediamo allora ai leaders mondiali, di fare la pace, quella vera,che non si fa sulle spalle dei poveri. Preghiamo per una pace non sulle spalle della povera gente. Per esempio una pace che preveda il continuo innalzamento degli armamenti, e quindi affami mezzo mondo, non è pace. Preghiamo allora Gesù Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo di papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di costantiniana memoria, e in questo modo come seme fecondo costruisce un mondo non violento dove:”non abbiamo bisogno di bombe e di armi,di distruggere per portare pace,ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri”( Madre Teresa di Calcutta discorso alla consegna del premio Nobel  per la Pace 1979).


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Verso il Natale 5. I bambini e la pace

A Natale la storia cambia direzione: Dio verso l’uomo, il grande verso il piccolo, dal cielo verso la terra, da una città verso una grotta, dal Tempio a un cam­po di pastori. La storia rico­mincia dagli ultimi.

L’impero romano controllava il mondo con la spada di Cesare; certamente anche con il Diritto romano, ma fondamentalmente con la spada. Ecco tra la spada e il diritto, non sempre nemici, anzi spesso alleati, nasce un bambino. Un bambino supera il Diritto, rende inefficace la spada. Oggi in particolare, in Siria non lontani dalla terra di Betlemme, il bambino che sta per venire ci dice che i bambini di Aleppo sono morti uccisi dalla spada e dal Diritto, ma un bambino li risorgerà.

Natale è l’inizio della resurrezione del corpo. Dio si fa bambino, e da quel giorno la carne oltraggiata, dilaniata, violentata dei bambini, diviene santa, sacra, incomincia a risorgere. Chiediamo la pace per i bambini di Aleppo, altrimenti nessuno ha il diritto di festeggiare il Natale.

La parola «pace»quando non viene dalla spada,ma quando viene detta al nella capanna di Betlemme, non è retorica politica, ma è realtà. La pace è innumerevoli cose; è il necessario per vivere,un lavoro sicuro,la gioia dei bambini quando scartano i regali. È anche tutto questo la pace.

Natale è il più grande atto di fede di Dio nell’umanità.Egli af­fida il Figlio nelle mani di una ragazza inesperta ma buona, ha fede in lei. Maria si prende cura del neonato, lo nutre, lo cresce lo ama, lo fa anche giocare.Allo stesso modo, nell’incar­nazione Dio vivrà sulla nostra terra solo se noi ci prendia­mo cura di lui, ci prendiamo cura del Creato, ci prendiamo cura di ogni bambino.

La Parola di Dio che diventa carne è una Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia. E’ una Parola efficace che non torna indietro, senza prima aver operato ciò per cui era stata mandata. E’ una Parola che porta in sé il gemito di ogni carne e dell’intera creazione, assetata di vita, di libertà, di dignità, assestata di Dio.


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Contempliamo dalla Croce il Giubileo che si chiude

Sul Calvario davanti alla Croce è bene non parlare, non gridare, ma bisogna solo contemplare. Contempliamo la Croce come sintesi  di tutti quelli che danno la vita per amore. Contempliamo anche questo Anno Santo che si chiude a partire dalla Croce; contempliamolo, non dai numeri, dai grandi eventi ma solo dal mistero della croce. Vorrei anche dire contempliamo anche Evangelii Gaudium, Laudato Sì, Amoris Laetitia , i tre grandi documenti di papa Francesco  da qui, da un papa che proprio come Gesù vuole dare la vita per l’umanità che ama, e dice alla Chiesa anche tu fai così, lo dice ad ognuno di noi. Aspettiamo con gioia la Lettera Apostolica di Papa Francesco “Misericordia et Misera” che lunedì sarà pubblicata per ascoltare la parola conclusiva del vescovo di Roma sull’Anno Santo della Misericordia.

Intanto contempliamo la croce. ”Ecco l’uomo”. Chi vede quell’uomo in croce vede Dio dice la nostra fede. In croce c’è Cristo non Caifa. Questa è una cosa molto importante. Dobbiamo stare attenti alla politica che vuole difendere la religione. Quante volte si sente dire, quel tale politico, quel partito, difendono  i valori cattolici. Stiamo attenti perché si rischia di fare della casa del Signore un mercato e una spelonca di ladri; anzi non è un rischio, è quasi una certezza.

Dobbiamo chiedere invece con forza alla politica, ai regni di questo mondo cioè, la difesa della dignità e della libertà dell’uomo, di ogni uomo, in particolare oggi dei migranti e di tutte le minoranze. Chiediamo allora ad esempio a Trump e Putin, ad altri leaders mondiali , di fare la pace, ma quella vera però. C’è da aver paura  sia quanto i grandi del mondo  fanno la guerra, ma anche quando fanno la pace. Gesù è stato inchiodato alla croce, quando Pilato ed Erode fecero la pace su di Lui, sulle sue sofferenze.

Preghiamo per una pace mai più sulle spalle della povera gente. Per esempio una pace con le armi in mano non è vera pace. Oppure una pace fatta tra persone che nel loro privato sono immorali o amorali non la possiamo chiamare pace.

Preghiamo allora Gesù con i due titoli biblici. Preghiamo oggi Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo missionario di papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di Costantino; la regalità di Cristo è la Pace, la misericordia.  Preghiamo Cristo Re della pace e della misericordia. Preghiamo poi il Figlio dell’uomo che pur essendo figlio imparò l’obbedienza dalle cose che patì; Gesù Re della pace e della misericordia ha patito la violenza del potere che si ribella; anche il papa patisce violenza dal potere, ma proprio come Gesù non risponde.

Sembra che Gesù morendo in croce abbia perso; sembra che la Chiesa della misericordia sia destinata a perdere; troppo forte è il potere. Invece Cristo ha già vinto, il papa della misericordia ha già vinto, perché la misericordia non è nelle mani solo di  alcune persone sante che incontriamo nella storia, ma è nelle mani del  Padre Nostro che è nei cieli.

Quel crocifisso, quel Figlio dell’uomo, il Padre lo ha resuscitato, lo ha costituito Signore! dove? Su quale trono? In nessun trono. Il trono di questo Re è la coscienza di quegli uomini che credono alla misericordia, alla pace, al dialogo, all’ecumenismo, alla fraternità universale e per questa fede sono disposti a dare la vita. Per questo la chiesa della misericordia ha già vinto. Per le altre cose della vita , possiamo avere tanti maestri,ma quando entriamo nell’ombra del dolore e della morte,non c’è nessun maestro; tutte le voci tacciono. Da questa unica cattedra che è la croce, l’esperienza del dolore di tanti poveri Cristi ci introduce nell’ascolto  e nella contemplazione di un amore più grande perfino della morte. Solo una chiesa di misericordia è quella di Cristo


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IL coraggio della Pace

don Francesco Pesce

“Oggi, uomini e donne di tutte le religioni, ci recheremo ad Assisi” diceva il Papa questa mattina alla messa in Santa Marta; sarà unagiornata di preghiera, di penitenza, di pianto per la pace: giornata per sentire il grido del povero”. Proprio oggi ricorrono i trenta anni dalla storica giornata di Assisi del 1986 quando Giovanni Paolo II convocò le religioni mondiali per pregare insieme per la pace. Papa Francesco ha desiderato rivivere quella giornata,e soprattutto rinnovare gli sforzi di tutte le religioni e degli uomini di buona volontà per costruire un mondo pacificato. Quando noi riflettiamo sulla Pace,dobbiamo liberarci da una  pre comprensione  che ne fa quasi un fatto  irrealizzabile  e credere  invece  come essa sia non solo possibile ma anche una vocazione per ogni uomo. Gesù poi sulla Croce, ci ricorda San Paolo, ha distrutto in sé l’inimicizia, ha distrutto le barriere  che separano gli uomini. Gesù non è solo un annunciatore di pace, come ce ne sono stati molti nella storia; Lui  ha realizzato in sé le condizioni vere per la pace. Oggi il Patriarca ecumenico Bartolomeo ha invitato le religioni a fare un serio esame di coscienza circa il loro rapporto con la pace. Anche le religioni spesso sono rimaste alla pace come annuncio, ma alla prova dei fatti non sembra che siano riuscite a creare un mondo pacificato. L’annuncio del vangelo della pace non basta, bisogna distruggere le inimicizie, i muri, i pregiudizi, proprio come ha fatto Gesù. Diceva oggi Papa Francesco:”solo la pace è santa,non la guerra”. Anche le parole che diciamo con tanta facilità – «siamo tutti fratelli» – sono parole molto impegnative e non possiamo più dirle se non cominciamo da noi stessi a distruggere, le pareti di separazione che ci separano dagli altri. Non separazione ma comunione, a partire dalla preghiera. Questo è possibile farlo sempre, ad ogni livello, in ogni casa, in ogni ufficio, in ogni momento della giornata. La pace è prima di tutto un dono di Dio, per ogni uomo e per ogni religione. Le giornate di Assisi fin dalla prima di trenta anni fa, hanno sempre fatto un po’ paura a quelli che vedono pericoli di sincretismo e di relativismo dappertutto. La legittima paura di perdere ognuno la propria identità è una cosa pericolosa perchè rischia di far perdere di vista una cosa ancora più grande, che è la vita stessa, dove lo Spirito soffia quando e dove vuole ; chi vuole ingabbiare lo Spirito con “una legge fatta di prescrizioni e di decreti”(Ef 2,15) si illude e non può cogliere l’attualità dello Spirito. Ricordava oggi il Papa:”Diverse sono le nostre tradizioni religiose. Ma la differenza non è per noi motivo di conflitto, di polemica o di freddo distacco. Oggi non abbiamo pregato gli uni contro gli altri, come talvolta è purtroppo accaduto nella storia. Senza sincretismi e senza relativismi, abbiamo invece pregato gli uni accanto agli altri, gli uni per gli altri. San Giovanni Paolo II in questo stesso luogo disse il 27 ottobre 1986: «Forse mai come ora nella storia dell’umanità è divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace”. La pace non si costruisce per legge e decreti, e non si costruisce neanche con la paura di perdere qualche cosa, ma studiando amando e servendo il mondo,come diceva Paolo VI, disposti anche a sacrificare non la propria identità ma se necessario alcune tradizioni fino a quando “Dio sarà tutto in tutti”.(I Cor 15,28)