ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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第二十七届病人日:“你们白白得来的,也要白白分施”

教宗方济各发表了第二十七届病人日文告。通常这个纪念日于每年2月11日露德圣母占礼庆祝。今年将在印度加尔各答隆重地举行;众所周知,在这里圣德肋撒修女为穷人中最贫穷的人、有需要的人、被边缘化的人奉献了一生。

教宗很清楚地引用病人日的主题“你们白白得来的,也要白白分施”。尤其是在对于病人的关心与陪伴方面,教宗劝勉说:“在各个层面上,大家都要促进不求回报和分施的文化,为克胜盈利和丢弃的文化,这是不可或缺的条件”。

全文告充满了“不求回报”的意义,这是福音的基础。教宗提到慈善撒玛黎雅人的形象,也就是他停下来协助有需要的人的形象。这些是简单的行为,是在不求回报中的“最可信的传福音的方式”。像经常所发生的,教宗方济各不只向天主教徒说话。陪伴和协助病人是属于大家的责任与服务,面对受苦者同时要求专业能力和仁爱的行为:“为了照顾病人,需要有专业能力和温柔,如同抚摸一样不求回报、直接而简单的行为,好使对方感到他是“亲”人”。

在文告中,就像以前多次发生的一样,教宗很坚决地谴责利益的偶像崇拜和“丢弃文化”的危险性,最近他将此定义为“当代世界“快速蔓延”的传染病”。

在今天的社会中,(颂扬美丽、实力和权力;及具有破坏性的个人主义和自私主义)这些论述和逻辑经常占上风,在这方面教宗逆流而上,他提醒我们,我们是“受造物”。”每个人都是穷人,有需要和贫困的人”,他需要对方的照顾与协助;他不是一个单独的世界”。经常记住这些能使我们“保持谦虚”,并“勇敢地”团结一致-“这是生存必须的美德”-,“它促使我们践行一个有责任的和赋予责任的态度”。向我们的“弟兄们”并为了“共同利益”- 像耶稣所作的一样,不断地俯就我们的贫困。

教宗贝戈利奥不忘提到义工的世界,一个还有人性和团结互助的世界的光明和希望:“人性的不求回报是义工行动的酵母,他们在社会医疗界非常重要,以具有说服力的方式活出慈善撒玛黎雅人的精神”

在文告中,教宗方济各“高兴并钦佩地”提起加尔各答的圣德肋撒修女,“她是一个让人看到天主爱穷人和病人的爱德模范”。教宗确认她的形象“帮助我们懂得,行动的唯一准则必须是对大家的不求回报的爱,不分他们的语言、文化、种族或宗教”。

世界病人日让我们想起2013年2月11日,当时教宗本笃十六世宣布了他放弃 罗马主教的牧职;在一次为宣圣的枢密会议中,他用拉丁语解释说:“在天主面前经过屡次反省后,我得出肯定的结论,我的体力不再适合以相应的方式来履行伯多禄牧职”。在有意义的露德圣母纪念日上(露德是苦难与患病者的绝妙地点,但他们是以极其尊严和深厚的信仰来生活),教宗拉辛格让我们懂得,教宗的使命也要通过“受苦”来履行,且要对付身体自然的衰退和老化。圣若望保禄二世也在他患病时,已给我们留下了一个强大的见证。

正是从露德,今年1月6日圣母朝圣地院长安德烈·卡贝斯发表了消息,2019年将献给圣女伯尔纳德;她是获得圣母首次显现的小女孩,该显现于1858年2月11日发生在马萨比岩洞,现在此地成为病患与受痛苦者朝圣的目的地。本年专用的牧灵主题是“你们贫穷的是有福的,因为天主的国是你们的”,这特殊的一年会帮助我们更好的懂得这位年轻圣女,并通过她发觉圣母的面容。卡贝斯神父写说:“在我们所有人内有圣女伯尔纳德面容的一些东西,而我们能在自身内汲取和抓住关于她的许多小东西”,这位神父还写了一篇名叫“穷人是有福的”文章,大家可以反思这篇文章,为了步武圣女伯尔纳德的后尘。2019年1月7日是圣女伯尔纳德出生175周年纪念日,而4月16日将是她逝世140周年纪念日。

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“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: la XXVII Giornata del Malato

È stato reso noto il Messaggio di Papa Francesco in occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato. Come di consueto, questa Giornata ricorre l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Quest’anno, verrà celebrata in modo solenne a Calcutta (India), dove come è noto Santa Madre Teresa si è dedicata ai più poveri dei poveri, ai bisognosi e agli emarginati.

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È chiaro il richiamo del Papa sul tema della Giornata – “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date“. Specialmente nell’attenzione e nell’accompagnamento del malato, il Pontefice esorta “tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto”.

Il senso della “gratuità”, che percorre tutto il Messaggio, è alla base del Vangelo. Il Papa ricorda la figura del Buon Samaritano, che si è fermato a soccorrere chi era nel bisogno. Sono questi gesti semplici, nella gratuità, “la via più credibile di evangelizzazione”. Come spesso accade, Francesco non si rivolge soltanto ai cattolici. Accompagnare e fornire assistenza ai malati è una responsabilità e un servizio che spettano a tutti, richiedendo allo stesso tempo competenza professionale e gesti di amore verso chi soffre: “La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è ‘caro’ “.

Nel Messaggio, e come più volte accaduto in passato, il Pontefice ha denunciato con forza l’idolatria del profitto e la pericolosità della “cultura dello scarto”, che ha definito recentemente come “una malattia ‘pandemica’ del mondo contemporaneo”.

Andando controcorrente rispetto alle narrative e logiche che spesso prevalgono nella società di oggi (l’esaltazione della bellezza, della forza e della potenza; l’individualismo e l’egoismo dirompenti), il Papa ci ricorda che siamo “creature”. “Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente” e necessita della cura e dell’aiuto dell’altro; non è “un mondo a sé stante. Tenere sempre questo a mente ci fa “rimanere umili”, esercitare “con coraggio” la solidarietà – “virtù indispensabile dell’esistenza” -, “ci spinge a una “prassi responsabile e responsabilizzante”. Verso i nostri “fratelli” e per “il bene comune” – come ha fatto Gesù, che continua a chinarsi sulle nostre povertà.

Papa Bergoglio non manca di accennare al mondo del volontariato, una luce e una speranza di un mondo ancora umano e solidale: “La gratuità umana è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano“.

Nel Messaggio Francesco ricorda “con gioia e ammirazione” Santa Madre Teresa di Calcutta, “un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati”. Il Pontefice ribadisce che la sua figura “ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione“.

La ricorrenza della Giornata Mondiale del Malato ci riporta indietro a quell’11 febbraio 2013, quando Papa Benedetto XVI ha annunciato la sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma: “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – spiegò in latino durante un concistoro per alcune canonizzazioni – sono pervenuto alla certezza che le mie forze non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero”. Significativamente nella Memoria liturgica della Madonna di Lourdes, luogo per eccellenza della sofferenza e della malattia – ma vissute con grande dignità e profonda fede – Papa Ratzinger ci ha fatto comprendere che la missione del Papa si compie anche “soffrendo” e fa i conti con il decadimento naturale del corpo e l’avanzare dell’età. Una testimonianza forte, che anche San Giovanni Paolo II ci aveva già lasciato, nel tempo della sua malattia.

E proprio da Lourdes, lo scorso 6 gennaio, padre André Cabes, Rettore del Santuario, ha dato la notizia che il 2019 sarà un anno dedicato a Santa Bernadette, la ragazzina cui la Vergine apparve per la prima volta l’11 febbraio 1858 nella grotta di Massabielle, ora meta di pellegrinaggio di malati e sofferenti. Dedicato al tema pastorale “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”, questo anno “speciale” ci aiuterà a  comprendere meglio questa giovane santa e a scoprire attraverso di lei il volto di Maria. “In ognuno di noi c’è qualcosa del volto di Bernadette e possiamo attingere in noi stessi tante piccole cose di lei e coglierle”, dice Padre Cabes, che ha anche scritto un testo, “Beati i poveri”, sul quale tutti possono riflettere per camminare sui passi di Bernadette. Il 7 gennaio 2019 è stato il 175° anniversario della nascita di Bernadette, mentre il 16 aprile ricorrerà il 140° anniversario della sua morte.


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天父的圣言在我们身上

耶稣受洗节

结束圣诞期的耶稣受洗节帮助我们思考我们的洗礼。如同福音所说,通过圣洗圣事,天也为我们开了,我们在信仰内听到天父的圣言:“你是我的爱子”。受洗的意思是“沉浸在圣子耶稣内”,并在祂内成为天父之子,就是传给我们祂的仁爱圣神的天父之子。我们都应该意识到喊说:“阿爸,父啊!”的圣神这个恩典的责任,并要感觉到以这方式传给晚辈信仰的紧迫性。

因为这缘故受洗也有被打发,被派遣的意思。也就是接受喊说:“阿爸,父啊!”的圣神,宣示对耶稣的信仰及公开宣称:“我想以圣神的恩典象祂一样生活,行好事以及从各种奴隶制度中解放人类”的意思。

 

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在这个传布信仰的见证内,在牧灵实践,教学和圣事礼仪内,必须要给天主圣言越来越多的空间。如果在给孩子施行洗礼时,我在他头上撒了点水,我做的是一个简单的行为;但如果 说:“我因圣父、圣子及圣神之名给你洗礼”,这就是使你重生的天主圣言;真的必须把圣言再付给水、油和面饼。否则会有风险成为只重视接受圣事的人,记录在更衣所内满是灰尘的记事本上的人。

上主不是因我们举行了圣礼和游行,而是因我们举行圣礼和游行时服务了人类,并宣告了拯救的圣言,才会将祂赐予我们双手的恩典带来成果。


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La Parola del Padre su di noi

Festa del Battesimo di Gesù

La Festa del Battesimo di Gesù che conclude il tempo di Natale ci aiuta a riflettere sul nostro Battesimo. Anche per  noi, nel battesimo, si sono aperti i cieli, come raccontano i vangeli, e nella fede abbiamo ascoltata  la Parola del Padre : “Sei il figlio mio, l’Amato”. Essere battezzati significa essere “immersi” nel Figlio Gesù e, in Lui, essere Figli del Padre, che manda su noi lo Spirito del suo Amore. Dobbiamo tutti essere consapevoli della responsabilità di questo dono dello Spirito che grida Abbà Padre e sentire l’urgenza di trasmettere in questo modo la fede alle nuove generazioni.

Per questo essere battezzati vuol dire anche essere inviati, mandati. Ricevere lo Spirito Santo che grida Abbà, Padre, professare la fede in Gesù e dire pubblicamente io con il dono dello Spirito voglio vivere come Lui, facendo del bene e liberando l’uomo da ogni schiavitù.

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In questa testimonianza che trasmette la fede bisogna sempre più dare spazio nella prassi pastorale, nella catechesi e nella liturgia dei sacramenti, alla Parola di Dio. Se io getto un po’ di acqua in testa ad un bambino, mentre lo battezzo, compio un gesto semplice; ma se io dico nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo io ti battezzo, ecco la Parola di Dio che ti fa rinascere; bisogna proprio ridare la Parola all’acqua, la Parola all’olio, la Parola al pane. Il rischio altrimenti è quello di essere dei sacramentalizzati, schedati in un polveroso registro da sagrestia.

Il Signore farà fruttificare i suoi doni posti nelle nostre mani, non se avremo fatto riti sacri e processioni, ma se li avremo fatti mentre servivamo gli uomini, annunciando la Parola che salva.


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Le celebrazioni del Natale in Cina

Le celebrazioni natalizie dei giorni scorsi hanno visto una grande, gioiosa e sentita partecipazione da parte di cattolici in ogni parte della Cina. Tanti di loro ci hanno inviato foto e video per condividere questi momenti, molti dei quali diffusi anche attraverso i social media, e che a nostra volta condividiamo. Sarebbe impossibile riassumere e spiegare in parole l’intensità con cui i cattolici cinesi hanno vissuto questi giorni. Quello che emerge, ancora una volta, è una chiesa viva e giovane, pronta ad accogliere con gioia e amore il Signore che viene. Le foto ci mostrano chiese gremite sia alle Messe della vigilia sia alle celebrazioni del 25 dicembre. Alle celebrazioni liturgiche sempre ben curate si sono anche accompagnati  momenti di festa e convivialità nelle parrocchie e lungo le strade, con le chiese addobbate a festa e i presepi pronti per accogliere Gesù Bambino, come da tradizione portato in processione alla Messa di mezzanotte.

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A Pechino, il viale che porta all’ingresso della chiesa di Xishiku o Beitang (“chiesa del nord”) è stato decorato con grandi angeli di luce e un imponente albero di Natale. Diverse messe sono state organizzate nel pomeriggio della vigilia fino a sera, per facilitare la partecipazione imponente. Alla Messa presieduta dal vescovo, Mons. Giuseppe Li Shan, la chiesa era piena e ha visto anche la partecipazione di molti stranieri.

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Il Natale è stato celebrato solennemente anche nelle altre chiese più piccole di Pechino o meno centrali.

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Nella cattedrale di Haimen (Jiangsu), la Messa della Vigilia è stata presieduta da Mons. Shen Bin. Nell’omelia il vescovo ha detto che la nascita di Gesù Bambino ha avviato una nuova era per l’umanità. Gesù è nato povero e semplice invitando anche noi a uno stile di vita sobrio e dedito all’amore per gli altri, soprattutto le persone più vulnerabili. Mons. Shen ha anche invitato a testimoniare a chi ci circonda la nostra fede, attraverso una vita cristiana.

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Canti, danze, rappresentazioni, processioni e feste, anche per le strade, a Xi’An e Yan’An (Shaanxi).

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Ringraziamo di cuore i nostri fratelli e sorelle della Cina per aver condiviso questi momenti e per la testimonianza di fede e di vita che continuano a portare nella  mondo. Restiamo in comunione spirituale con i cattolici cinesi e chiediamo l’intercessione di Maria, Madre di Dio, affinché protegga e custodisca sempre la Chiesa in Cina.

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©Francesco Pesce/TherAsia onlus


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La luce è venuta nel mondo

Natale di Dio e dell’uomo

Ringraziamo il Signore per la possibilità di vivere più intensamente in questi giorni i nostri rapporti famigliari. Stare in famiglia, con gli amici più intimi e’ un segno di come dovremo sempre essere, quasi una rivelazione della nostra esigenza naturale di fraternita’. Purtroppo lo sappiamo, non e’ sempre così. Come mai questa esigenza di fraternita’ e’ spesso disattesa sia a livello personaLe che comunitario? La risposta del Natale e’ molto chiara.

La luce e’ venuta nel mondo e noi spesso abbiamo preferito le tenebre. Dio e’ venuto nel mondo, fra i suoi, ma sono proprio i suoi a non averlo accolto. Siamo anche noi i suoi che non lo accolgono.

La salvezza e’ venuta, l’hanno vista tutti i popoli della terra, ci ricorda la Scrittura, ma poi subito abbiamo guardato da un’altra parte.Ecco perché spesso non c’e’ fraternita’. Guardare dall’altra parte puo’ significare tante cose; ad esempio una fede intellettuale , borghese, che sa tutto del bambino, conosce anche il luogo di nascita, ma come gli Scribi non fa un passo per andare a Betlemme.

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“Dio nessuno lo ha mai visto, soltanto il Figlio unigenito che e’ nel seno del Padre, lo ha rivelato”. Dobbiamo scegliere il Dio bambino rivelato dalla Parola fatta carne, altrimenti la fede diventa un concetto intellettuale o peggio ancora un raffinato strumento ideologico, per difendere principii che al contrario non vanno difesi, ma semplicemente vissuti.

E’ spesso vero che non conosciamo Dio, ma e’ altrettanto vero che molto spesso non conosciamo neanche l’uomo, tanto lo abbiamo disumanizzato insieme al creato. Uomini respinti e abbandonati; bambini violentati con in mano non giocattoli ma armi; donne usate e gettate via. La natura depredata della sua bellezza non più al servizio dell’uomo ma merce di guadagno e profitto per pochi. Il Natale ci richiama tutti a tornare all’origine del vero rapporto tra Dio e ogni uomo.

Come possiamo fare? Dice il Prologo di Giovanni: “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Ecco un grande messaggio del Natale; Figli di Dio, uomini non disumanizzati, non si nasce ma si diventa, accogliendo Gesù e imitando la sua vita, compiendo semplicemente e senza condizioni, le Beatitudini.

“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Dobbiamo accogliere l’amore di Dio e poi subito manifestarlo. Non dobbiamo commettere l’errore, come spesso abbiamo fatto, di combattere le tenebre; non si deve combattere il male, perché è troppo più forte. Dobbiamo compiere il bene, espandere la luce, e così le tenebre sono sopraffatte. Vincere il male con il bene.

Natale insegni alla Chiesa, ad ogni cristiano e ad ogni uomo di buona volontà a fare il bene, amando i nemici senza combatterli.


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Maria donna dell’Avvento e di ogni tempo

Tempo di Avvento

L’angelo Gabriele entrò da LeiIl signore entra nelle nostre case, nella ferialità e quotidianità delle nostre vite. Dio si manifesta non soltanto nei grandi momenti della storia, ma soprattutto, negli incontri di ogni giorno, nei piccoli – grandi doni quotidiani.

La prima parola dell’angelo non è un semplice saluto, ma la parola di cui tutti abbiamo bisogno: la gioia. Rallegrati, gioisci, sii contenta.Come sarebbero migliori e più evangeliche le nostre comunità cristiane se avessero al centro questa gioia da annunciare, che sarà poi compiuta nella notte di Natale.

La seconda parola dell’angelo ci dice anche il perché della gioia: sei piena di grazia. Ognuno di noi può mettere accanto al nome di Maria anche il proprio nome; ognuno di noi è ricolmato dell’amore di Dio; la Vergine lo è in pienezza, noi dobbiamo ancora lottare con il mistero del peccato che ci impedisce di accogliere totalmente l’amore di Dio.Noi però pur nelle tenebre del peccato, siamo già totalmente amati da Dio, che non smette mai di tendere la sua mano misericordiosa verso di noi. Il primo Sì è quello di Dio verso Maria e verso tutti noi. Nessuno si senta mai escluso da questo Sì del Signore.

Maria risponde alla sua vocazione, con grande umanità e con grande fede. Non risponde con un sì forte e isolato dalla vita concreta; Ella vuole capire, desidera riflettere; Maria ha sostenuto la sua fede con il servizio della ragione; si è servita anche della esuberanza della sua adolescenza; nel suo sì definitivo è entrata tutta la concretezza della sua vita di donna. Questo è una grande testimonianza per noi, a volte rinchiusi in un comodo spiritualismo disincarnato che ti fa stare al riparo dalla complicatezza della vita e alla fine ti deresponsabilizza.

Eccomi,come hanno detto tutti coloro che hanno ascoltato la voce di Dio;sono la serva del Signore. Sono disposto cioè non ad essere uno schiavo o un servo di un padrone, ma voglio vivere la mia vita come collaboratore di una grande gioia che sarà di tutto il popolo come ascolteremo nella notte di Natale.

Oggi Maria ha detto il suo sì. Davanti alla croce di Suo figlio rimarrà in silenzio, un silenzio bagnato di lacrime. Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. Un incontro del Sangue e delle lacrime, lungo il Calvario e ai piedi della Croce.Ci vogliono le lacrime della Madonna, ci vuole la sua Pietà per abbattere la durezza dei nostri cuori. Oggi diciamo tutti sì alla vita, una vita redenta dal sangue del Figlio e protetta giorno dopo giorno dalle lacrime di Maria