ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


Leave a comment

Abbiamo bisogno dell’uomo così come è.Riflessioni sulla Lettera Apostolica “Misericordia et Misera”

Si è concluso il Giubileo straordinario della misericordia e Papa Francesco ci ha donato la Lettera Apostolica “Misericordia et Misera“.

Partendo dal capitolo 8 del Vangelo di Giovanni, che racconta dell’incontro tra Gesù e la donna sorpresa in adulterio, Papa Francesco traccia le linee programmatiche per il futuro della Chiesa perché sia sempre maestra e  strumento di misericordia. Papa Francesco pensa ad una Chiesa che non solo viva quotidianamente la misericordia ma anche la celebri nel suo atto più importante che è la liturgia.

“Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: «Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia». Quanta pietà e giustizia divina in questo racconto! Il suo insegnamento viene a illuminare la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, mentre indica il cammino che siamo chiamati a percorrere nel futuro. […] La misericordia, infatti, non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre”. (Mm 1)

La “Buona Notizia” di Gesù non è una nuova filosofia, ma è la risposta al desiderio di tutti gli uomini di ogni tempo, essere amati e liberati da ogni schiavitù. Tutti gli uomini, non solo sono oggetto di un amore misericordioso, ma anche soggetti liberi di amare.  Chiunque curi le piaghe del mondo, difenda il creato, non escluda nessuno a priori, è nel cuore stesso di Dio. Non dimentichiamo mai di ringraziare del bene, da chiunque sia fatto.

Misericordia et Misera.jpg

“Gesù d’altronde lo aveva insegnato con chiarezza quando, invitato a pranzo da un fariseo, gli si era avvicinata una donna conosciuta da tutti come una peccatrice (cfr Lc 7,36-50). Lei aveva cosparso di profumo i piedi di Gesù, li aveva bagnati con le sue lacrime e asciugati con i suoi capelli (cfr v. 37-38). Alla reazione scandalizzata del fariseo, Gesù rispose: «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco» (v. 47). […] Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita. Non c’è pagina del Vangelo che possa essere sottratta a questo imperativo dell’amore che giunge fino al perdono. Perfino nel momento ultimo della sua esistenza terrena, mentre viene inchiodato sulla croce, Gesù ha parole di perdono: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). (Mm2)

Misericordia e verità s’incontreranno, ci ricorda il Salmo 85. La misericordia non è un gesto che comunica amore, che trasferisce diciamo dall’alto in basso l’amore di Dio, ma è molto di più; misericordia è uno stare in comunione con la verità dell’altro; stare in comunione con la dignità di figlio di Dio di ogni persona; la verità dell’uomo infatti è prima di tutto la sua immagine e somiglianza con il creatore. Si assiste ogni tanto a qualche maldestro tentativo di separare la verità, dalla misericordia, la prima apparterrebbe alla dottrina, e la seconda alla pastorale; questo è un tragico errore, perché la misericordia non è un metodo pastorale, ma è il vangelo, il cuore stesso di Dio.

“Quanta gioia è stata suscitata nel cuore di queste due donne, l’adultera e la peccatrice! Il perdono le ha fatte sentire finalmente libere e felici come mai prima. Le lacrime della vergogna e del dolore si sono trasformate nel sorriso di chi sa di essere amata. La misericordia suscita gioia, perché il cuore si apre alla speranza di una vita nuova. La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza.” (Mm3)

E’ molto importante questo forte richiamo alla gioia.  Così come nella Evangelii Gaudium papa Francesco ricorda che la gioia è una dimensione spirituale, biblica e sociale dalla quale non si può prescindere. La gioia del Natale così ben descritta nei cosiddetti vangeli della infanzia è ormai all’orizzonte. Purtroppo a volte I cristiani sono diventati alleati della tristezza, della notte, della conservazione, della ripetizione dell’antico, hanno avuto paura di ogni modernità, in fondo hanno avuto paura delle “cose nuove” già annunciate dai profeti biblici. Per la cattiva testimonianza di alcuni, il  cristianesimo  è stato percepito  come  un talento da nascondere in una buca. Ogni entusiasmo per i grandi valori della storia, della libertà, della fraternità, della uguaglianza è stato spesso sopito per un eccesso di prudenza e in definitiva per una vita fede povera, più attenta al potere che al servizio. Dobbiamo combattere con tutte le forze questo cristianesimo del talento nella buca, perché, come dice Paolo, noi siamo figli del giorno; noi siamo svegli non per nascondere i talenti ma per rischiare, avendo l’audacia con la forza dello Spirito di cambiare il mondo. I cristiani sono figli della luce, non guardiani di un museo delle cere, o soldati di un fortino arroccato.

[…] assume un significato particolare anche l’ascolto della Parola di Dio. Ogni domenica, la Parola di Dio viene proclamata nella comunità cristiana perché il giorno del Signore sia illuminato dalla luce che promana dal mistero pasquale”. (Mm6) “Nel Sacramento del Perdono Dio mostra la via della conversione a Lui, e invita a sperimentare di nuovo la sua vicinanza. È un perdono che può essere ottenuto iniziando, anzitutto, a vivere la carità.[…]Quanta tristezza quando rimaniamo chiusi in noi stessi e incapaci di perdonare! Prendono il sopravvento il rancore, la rabbia, la vendetta, rendendo la vita infelice e vanificando l’impegno gioioso per la misericordia”. (Mm8)[…] “Ricordiamo con sempre rinnovata passione pastorale, pertanto, le parole dell’Apostolo: «Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione»(2 Cor 5,18). (Mm11)

La Chiesa è il lievito dell’unica storia degli uomini. Noi non ci poniamo come ideologia contro altre ideologie ma come segno e strumento di riconciliazione. Affidando a noi la parola della riconciliazione. A noi è affidata questa parola. A noi non è affidata la parola della guerra, del fondamentalismo che può riguardare anche noi, che fa dire ad alcuni “cattolici”, l’islam è tutto fondamentalista, tutto anti cristiano ; stiamo attenti a non mancare a ciò che ci è stato affidato, la Parola della riconciliazione costi quello che costi.  Una parola di Misericordia che spezza le barriere, abbatte i muri e  riconcilia,  dona la Pace, quella vera. Questo è il vero il grido della sentinella biblica, la riconciliazione.

Su questa Parola saremo giudicati. Dio mi giudicherà a partire da qui: che cosa hai fatto per i tuoi fratelli? come ti sei riconciliato con loro? Hai soffiato sul fuoco di presunte guerre di religione che non esistono e che invece nascondono altri interessi o hai vissuto atti di riconciliazione, di pazienza e anche di perdono? saremo giudicati su questo (Mt 25).La Parola di Dio è una  Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia. La Chiesa ha bisogno di testimoni che sperimentano che la Parola di Dio è  efficace,  opera ciò per cui è stata mandata.

Durante l’Anno Santo, specialmente nei “venerdì della misericordia”, ho potuto toccare con mano quanto bene è presente nel mondo. Spesso non è conosciuto perché si realizza quotidianamente in maniera discreta e silenziosa. Anche se non fanno notizia, esistono tuttavia tanti segni concreti di bontà e di tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati. Esistono davvero dei protagonisti della carità che non fanno mancare la solidarietà ai più poveri e infelici. […] È il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia. La Chiesa ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» (Gv 20,30).” (Mm 17-18)

La misericordia rappresenta oggi per la Chiesa un appuntamento con la storia; nei primi secoli abbiamo difeso la fede ; poi abbiamo portato il vangelo fino ai confini della terra; oggi forse il compito dei cristiani è dire al mondo moderno che certamente, la storia è molte volte una povera storia, fatta di poveri uomini, un oceano infinito di sangue, ma rimane una storia della Salvezza dove il Padre non cessa di tendere la sua mano, e dove il vangelo della misericordia inesorabilmente si compie.

“Alla luce del “Giubileo delle persone socialmente escluse”, mentre in tutte le cattedrali e nei santuari del mondo si chiudevano le Porte della Misericordia, ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia” (cfr Mt 25,31-46). (Mm21)

 «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare» (Lc 9,12-13)

 Il vangelo ci chiede di tener saldo  il rapporto tra l’eucaristia la carità. I discepoli, di fronte alla fame della moltitudine sono stati tentati di far finta di niente, tentati di allontanare il problema, che erano persone, volti, storie concrete.  L’eucaristia diventa la nostra condanna se congediamo le folle, radunate ormai davanti le nostre case e le nostre chiese. Allontanare i poveri   nelle nostra vita, si può fare in tanti modi: quando facciamo finta di non vedere ciò che poi abbiamo sotto gli occhi, quando per tacitare la nostra coscienza, diciamo tanto è impossibile cambiare le cose, quando ci chiudiamo dentro il nostro benessere, aprendoci soltanto con una offensiva elemosina. L’eucaristia, la misericordia    sono l’opposto  del disinteresse, dell’individualismo, della logica del congedo. Stiamo tutti molto attenti al rischio di ridurre l’eucarestia ad una devozione privata, intimistica, come se tutto potesse risolversi nel rapporto esclusivo tra me e il Signore, un rapporto nel quale gli altri e il mondo non ci sono più.

Oggi sentiamo forte la profezia di papa Francesco, “non lasciatevi rubare la Speranza”. Dobbiamo reagire. Il modo cristiano di reagire, è spezzare il pane e darlo alle folle, spezzare noi stessi e darsi alle folle, sentire compassione per chi ti segue a piedi, o sui barconi, perché ha fiducia nel tuo essere cristiano, nel tuo essere italiano, la patria del Diritto, fiducia nella “bellezza “  del nostro paese.

Vogliamo ravvivare la nostra speranza, spezzare le stanche chiusure su noi stessi, i nostri individualismi, le nostre segregazioni individuali di classe, di popolo, aprendoci ad un futuro possibile e urgente. Oggi dobbiamo osare di più e tenere insieme le ragioni della Speranza cristiana e le ragioni della lotta fianco a fianco con chi ha fame. Di che cosa abbiamo bisogno al termine di questo Giubileo? Noi abbiamo bisogno soltanto di cristiani concreti, di uomini e di donne di buona volontà; abbiamo bisogno soltanto di persone perbene; abbiamo bisogno soltanto di persone competenti e non raccomandate; abbiamo bisogno di persone al servizio, di persone che vogliono bene al prossimo.  Come ieri per la Salvezza non contava il circonciso nè l’incirconciso, così oggi non conta l’uomo di Destra, né l’uomo di Sinistra, non conta il conservatore o il progressista. Conta solo l’uomo, cosi’ come è, la Nuova Creatura redenta e amata dal Signore.


Leave a comment

La Celebration de Toussaint e nos Defunts du diocèse de Natitingou

Fr Igor KASSAH, Administrateur de la paroisse

Saint Martin de Tours,

Natitingou

Chaque année, l’Eglise nous fait célébrer les 1 et 2 novembre, le mystère de notre Rédemption à travers la fête de Tous les Saints (1 nov.) et la Commémoration de tous nos fidèles défunts (2 nov.). A travers ces célébrations intenses, la liturgie nous ouvre les yeux sur l’Eglise dans sa triple dimension théologique: l’Eglise Militante, l’Eglise Souffrante et l’Eglise Triomphante. Au cours de ces célébrations, le peuple de Dieu qui est encore en pèlerinage sur cette terre fait monter ses prières vers le Seigneur en faveur de tous les fidèles défunts pour le louer et invoquer sa miséricorde.

L’Eglise du diocèse de Natitingou, unie à l’Eglise universelle n’a pas manqué à ces diverses célébration. Elle s’est rappelée, en plus de tous les saints reconnus, tous ses chrétiens et chrétiennes qui ont mené une vie de foi exemplaire basée sur l’Evangile. Parmi ceux-ci, on peut mentionner ces nombreux missionnaires de la Société des Missions Africaines (S.M.A) par qui nous avons reçu la première annonce évangélique, ces prêtres, ces religieux et religieuses, ces catéchistes qui se sont consacrés toute leur vie pour que s’enracine l’Evangile de Jésus-Christ. Beaucoup, à travers leur pastoral,  se sont consacrés aussi pour la paix, pour la lutte contre la pauvreté, la lutte contre la misère toujours actuelle dans certains villages et villes, pour la lutte contre l’exploitation des enfants. Nombreuses sont ces personnes qui ont cherché la sauvegarde et l’entente des couples mariés fréquemment menacés par des idéologies maçonniques. Tous ceux-là font partie du cortège des saints que nous appelons « nos saints anonymes » et qui sans doute intercèdent aussi puissamment pour nous puisqu’ils ont vécu notre condition humaine.

Dans l’après-midi du 1er novembre, tous les fidèles des paroisses de la ville de Natitingou se sont réunis au cimetière  catholique pour prier les offices des défunts et bénir les tombes. Par ce geste, nous recommandons à la miséricorde divine tous nos chrétiens défunts.

Le 2 novembre consacré à la commémoration des défunts, les fidèles formulent leurs intentions qui sont lues intégralement avant la célébration eucharistique ; pour éviter que cette lecture de la longue liste des intentions n’allonge pas le temps de la Sainte Messe, nous anticipons l’heure de la célébration (15 à 30 minutes).

Sur ma paroisse, Saint Martin de Tours, il existe un groupe de prière qui se rend dans les maisons des fidèles qui le désirent ; ce groupe prie avec les familles et implore l’intercession de la Vierge Marie, Notre Dame des douleurs, afin que Dieu sauve les âmes du purgatoire.


Leave a comment

Solennità di Tutti i Santi e Fedeli Defunti nella diocesi di Natitingou

Fr Igor KASSAH, Amministratore della parrocchia 

San Martino di Tours,

Natitingou

Ogni anno, la Chiesa ci invita a celebrare, il 1° ed il 2 novembre, il mistero della nostra Redenzione attraverso la festa di Tutti i Santi (1° nov.) e la Commemorazione di tutti i nostri fedeli defunti (2 nov.). Attraverso queste intense celebrazioni, la liturgia ci apre gli occhi sulla  Chiesa nella sua triplice dimensione teologica : la Chiesa Militante, la Chiesa Sofferente e la Chiesa Trionfante. Nel corso di queste celebrazioni, il popolo di Dio che è ancora in pellegrinaggio su questa terra fa salire le proprie preghiere verso il Signore in favore di tutti i fedeli defunti per lodarlo ed invocare la sua misericordia.

La Chiesa della diocesi di Natitingou, unita alla Chiesa universale non ha mancato in queste differenti celebrazioni. Ha ricordato, oltre tutti i santi riconosciuti, tutti i suoi cristiani e cristiane che hanno condotto una vita di fede esemplare basata sul Vangelo. Tra questi, si possono menzionare quei numerosi missionari della Società delle Missioni Africane (S.M.A) grazie ai quali abbiamo ricevuto il primo annuncio evangelico, quei preti, quei religiosi e religiose, quei catechisti che si sono dedicati durante tutta la loro vita affinché si radicasse il Vangelo di Gesù Cristo. Molti, attraverso la loro azione pastorale, si sono anche dedicati alla pace, alla lotta contro la povertà, alla lotta contro la miseria sempre attuale in certi villaggi e città, alla lotta contro lo sfruttamento dell’infanzia. Numerose sono quelle persone che hanno cercato la salvaguardia e l’intesa delle coppie sposate spesso minacciate da ideologie massoniche. Tutti costoro fanno parte del corteo dei santi che chiamiamo «i nostri santi anonimi» i quali anche, senza dubbio, intercedono potentemente per noi poiché hanno vissuto la nostra condizione umana.

Nel pomeriggio del 1° novembre, tutti i fedeli delle parrocchie della città di Natitingou si sono radunati al cimitero cattolico per pregare nel corso dell’uffizio dei defunti e benedire le tombe. Con questo gesto, raccomandiamo alla misericordia divina tutti i nostri cristiani defunti.

Il 2 novembre, consacrato alla commemorazione dei defunti, i fedeli formulano le loro intenzioni che sono integralmente lette prima della celebrazione eucaristica ; per evitare che tale lettura della lunga lista delle intenzioni non prolunghi il tempo della Santa Messa, anticipiamo l’ora della celebrazione (da 15 a 30 minuti). 

Nella mia parrocchia, San Martino di Tours, esiste un gruppo di preghiera che si reca nelle case dei fedeli che lo desiderino ; tale gruppo prega con le famiglie ed implora l’intercessione della Vergine Maria, Nostra Signora dei dolori, affinché  Dio salvi le anime del purgatorio.

In Christo


Leave a comment

All Saints Day And The Remenbrance of our dead in Diocese of Natitingou

Fr Igor KASSAH, Parish Administrator 

Saint  Martin of Tours,

Natitingou

Every year the church invites us to celebrate on the 1st and 2nd November, the mystery of our Redemption by means of the festivity of All Saints  (1st November) and the Commemoration of All Faithful Departed (2nd November).  By means of these devout celebrations, the liturgy opens our eyes to the church and its triple theological dimension: the Church Militant, the Church Suffering and the Church Triumphant.  During these celebrations, God’s people, still in pilgrimage on this earth, lift their prayers to the Lord on behalf of all the faithful departed in order to praise Him and invoke His mercy.

The church of the Diocese of Natitingou, tigether with the universal Church, has not failed to celebrate these different feast days. It recalled, in addition to all the recognized saints, all its Christian sisters and brothers who have led an exemplary life of faith based on the Gospel.  Among the latter, we can surely mention the many missionaries of the Society of African Missions (S.M.A) thanks to whom we received the first evangelical announcement, those priests, those brothers and sisters, those catechists  who devoted their life to ensure the deeply rooted establishment of the Gospel of Jesus Christ.  Many of them, by means of their pastoral activities, also devoted themselves to peace, to the fight against poverty, to the fight against the extreme poverty still present in certain villages and towns, to the fight against the exploitation of children. Many are those who have sought to protect and assist  married couples often threatened by masonic ideologies.  All those who make up the procession of saints whom we call  «our anonymous saints» who also, indubitably, intercede forcefully for us as they experienced our human condition.

On the afternoon of 1st November, all the  faithful from the parishes of the city  assembled at the Catholic cemetery to pray during the commemoration of the departed and blessing of the tombs. With this gesture, we recommend all our Christian departed to the Divine Mercy.

On 2nd November, devoted to the commemoration of the departed, the faithful formulated their requests which were all read out before the Holy Communion; in order to avoid that the reading of the long list of request prolong the duration of the Holy Mass,  we  started the celebration earlier (by about 15 to 30 minutes).

In my Parish, Saint Martin of Tours, there is a prayer group which goes to the homes of the faithful who so wish; this group prays with the families and implores the intercession of the Virgin Mary, our Lady of Sorrows, that God may save the souls in Purgatory.

In Christ


Leave a comment

Contemplate this Holy Year, by starting from the Cross

On Mount Calvary, in front of the Cross, it is better not to talk or to cry out but only to contemplate.    Let us contemplate the Cross as a synthesis of all those who give their lives for love.  Let us also contemplate this Holy Year which has ended, by starting from the Cross; let us contemplate it, not by referring to numbers, or to major events but only to the Mystery of the Cross.   I would also like to say let us contemplate the Evangelii Gaudium, Laudato Sì, Amoris Laetitia, Pope Francis’s three great documents as well, starting here, from a Pope who just like Jesus wishes to give his life for  the human family he so loves and who tells the Church “You must do this too” as he tells each and everyone of us.  We have received with joy  Pope Francis’s  Apostolic Letter  “Misericordia et Misera” in order to listen to the final words of the Bishop of Rome on the Holy Year of Mercy.

Meanwhile let us contemplate the Cross. ”Ecce Homo”.  Whoever sees this man on the cross sees God, our faith tells us.  It is Jesus on the Cross not Caifa . This point is very important.   We have to be careful of the Politics which wants to defend religion.   How often do we hear that such and such a politician or party defends  Catholic values? We must be careful because there is the risk of turning God’s house into a market or a cavern of thieves;  indeed, it is not a risk but almost a certainty. We must rather ask  Politics, the kingdoms of this world that is,  with force to defend the dignity and freedom of men and women, of all men and women and especially, today, migrants and all minorities.  Let us therefore ask Trump and Putin and other world leaders, to make peace but real peace. Not only do we have to fear when the Mighty make war but also when they make peace.  Jesus was nailed to the Cross when Pilate and Herod made peace over Him, on His suffering.

Let us pray for a peace which will never again be shouldered by the poor.   For example, a peace made  when brandishing arms is not true peace.    Nor can peace between people who in private are immoral or amoral  be called peace.

Let us pray then to Jesus with his two biblical titles.  Let us pray today to Christ the King of Peace.  A kingdom which is freeing itself of all the cloaks and crowns of Constantine as a result of the enormous missionary efforts made by Pope Francis; the kingdom of Christ  is Peace and Mercy.   Let us pray to Christ the King of Peace and Mercy. Let us then pray to the Son of Man who, even though he was the son learned obedience from the things he suffered: Jesus King of Peace and Mercy suffered the violence of Power which rebelled against him;  power, also causes the Pope to suffer, but just like Jesus, he doesn’t answer. 

It might appear that by dying on the Cross, Jesus lost;  it might appear that the Church of Mercy is destined to lose;  so mighty is Power. Instead, Christ has already won, the Pope of Mercy has already won, because mercy is not only in the hands of certain holy people whom we meet throughout history but also in the hands of Our Father who is in Heaven.

That cross, that Son of Man, was resurrected by the Father who made him the Lord!  Where? On which throne? Not on any throne. This King’s throne is the conscience of those men and women who believe in mercy, peace, dialogue, ecumenism and universal brotherhood and are prepared to give their life for this faith.   This is why the Church of Mercy has already won.   For the other worldly things, we may have many teachers but when we enter the sphere of pain and death, there is no teacher;  all voices fall silent.  Only from this Pulpit which is the Cross, can the suffering experienced by so many poor people teach us to listen and to contemplate a love  which is even greater than death.   Only a Church of Mercy is the Church of Christ.


Leave a comment

Contempliamo dalla Croce il Giubileo che si chiude

Sul Calvario davanti alla Croce è bene non parlare, non gridare, ma bisogna solo contemplare. Contempliamo la Croce come sintesi  di tutti quelli che danno la vita per amore. Contempliamo anche questo Anno Santo che si chiude a partire dalla Croce; contempliamolo, non dai numeri, dai grandi eventi ma solo dal mistero della croce. Vorrei anche dire contempliamo anche Evangelii Gaudium, Laudato Sì, Amoris Laetitia , i tre grandi documenti di papa Francesco  da qui, da un papa che proprio come Gesù vuole dare la vita per l’umanità che ama, e dice alla Chiesa anche tu fai così, lo dice ad ognuno di noi. Aspettiamo con gioia la Lettera Apostolica di Papa Francesco “Misericordia et Misera” che lunedì sarà pubblicata per ascoltare la parola conclusiva del vescovo di Roma sull’Anno Santo della Misericordia.

Intanto contempliamo la croce. ”Ecco l’uomo”. Chi vede quell’uomo in croce vede Dio dice la nostra fede. In croce c’è Cristo non Caifa. Questa è una cosa molto importante. Dobbiamo stare attenti alla politica che vuole difendere la religione. Quante volte si sente dire, quel tale politico, quel partito, difendono  i valori cattolici. Stiamo attenti perché si rischia di fare della casa del Signore un mercato e una spelonca di ladri; anzi non è un rischio, è quasi una certezza.

Dobbiamo chiedere invece con forza alla politica, ai regni di questo mondo cioè, la difesa della dignità e della libertà dell’uomo, di ogni uomo, in particolare oggi dei migranti e di tutte le minoranze. Chiediamo allora ad esempio a Trump e Putin, ad altri leaders mondiali , di fare la pace, ma quella vera però. C’è da aver paura  sia quanto i grandi del mondo  fanno la guerra, ma anche quando fanno la pace. Gesù è stato inchiodato alla croce, quando Pilato ed Erode fecero la pace su di Lui, sulle sue sofferenze.

Preghiamo per una pace mai più sulle spalle della povera gente. Per esempio una pace con le armi in mano non è vera pace. Oppure una pace fatta tra persone che nel loro privato sono immorali o amorali non la possiamo chiamare pace.

Preghiamo allora Gesù con i due titoli biblici. Preghiamo oggi Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo missionario di papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di Costantino; la regalità di Cristo è la Pace, la misericordia.  Preghiamo Cristo Re della pace e della misericordia. Preghiamo poi il Figlio dell’uomo che pur essendo figlio imparò l’obbedienza dalle cose che patì; Gesù Re della pace e della misericordia ha patito la violenza del potere che si ribella; anche il papa patisce violenza dal potere, ma proprio come Gesù non risponde.

Sembra che Gesù morendo in croce abbia perso; sembra che la Chiesa della misericordia sia destinata a perdere; troppo forte è il potere. Invece Cristo ha già vinto, il papa della misericordia ha già vinto, perché la misericordia non è nelle mani solo di  alcune persone sante che incontriamo nella storia, ma è nelle mani del  Padre Nostro che è nei cieli.

Quel crocifisso, quel Figlio dell’uomo, il Padre lo ha resuscitato, lo ha costituito Signore! dove? Su quale trono? In nessun trono. Il trono di questo Re è la coscienza di quegli uomini che credono alla misericordia, alla pace, al dialogo, all’ecumenismo, alla fraternità universale e per questa fede sono disposti a dare la vita. Per questo la chiesa della misericordia ha già vinto. Per le altre cose della vita , possiamo avere tanti maestri,ma quando entriamo nell’ombra del dolore e della morte,non c’è nessun maestro; tutte le voci tacciono. Da questa unica cattedra che è la croce, l’esperienza del dolore di tanti poveri Cristi ci introduce nell’ascolto  e nella contemplazione di un amore più grande perfino della morte. Solo una chiesa di misericordia è quella di Cristo


Leave a comment

国王驾崩,新王万岁 (法国谚言)

唐纳德·特朗普将成为美国合众国第四十五届总统。美国新总统要手放在圣经上发誓;首先在白宫的蓝色大厅里举行私人仪式,其后根据传统一月二十日中午十二点之前举行公开仪式,随后总统就职正式开始。美国宪法上写着当选总统宣誓就职的誓词,他将要在一个法官(按照传统是首席大法官)的面前背诵:“ 我庄严宣誓(确认),我将忠实地履行美国合众国总统的职务,竭尽全力维护、保护与捍卫美国合众国的宪法”。

他将手按圣经宣誓。在美国传统里这不仅是一种形式的行为,而且具有深刻的含义。特朗普也是一个非常富有的人。圣经上耶稣把财富贬为工具的角色。不过祂警告我们财富经常成为了邪恶,因为人们把财富当作了伟大的与统治的、甚至灭绝穷人的工具。我们大家都看见,世界竟达到穷人被有计划和算计的灭绝地步。我们投下了夸张的资金来制造武器,导致几百万人死亡。我们在财富面前的责任命令我们行动,因为财富应该变成拯救人类的工具。

这是天主之爱在圣经上的意义。不是言谈的爱,而是事实与态度之真理上的爱。事实是经过一个互助经济、一个社会政策、一个包含在内而非排除在外的福利来进行,即意识到美国是一个加入全球化世界的大国,急需团结而不冷漠的全球化国家。

我们求天主使美国与美国新总统能配得上天主圣言,从某种意义上来说,全体美国人民也手按天主圣言发誓,配得上美国的大宪法,配得上美国的历史。


Leave a comment

不是走向终结,而是走向好事的完成。

我们所有教堂和大殿建筑的美丽是人类的遗产;欣赏它们不但是一种艺术性的,而且是精神上的乐趣。但如果这个形式美不符合聚集的天主子民内心的纯洁,也就是说组成教会的活石内心的纯洁,那么一切都会失去它的价值。

路加福音这么写说:“ 有些人正谈论圣殿是用美丽的石头,和还愿的献品装饰的”。我们欣赏外表美丽的时候,同时也被召叫不断地核查内心的美丽。耶稣很清楚的说,一个沦为羞辱和剥削穷人的小偷洞穴的神殿,就该被毁灭:“ 待那时日一到,没有一块石头留在另一块石头上,而不被拆毁的”。

没有一个经济、政治或宗教腐败的系统,不是迟早注定要结束的。“ 这些事开始发生时,你们应当挺起身来,抬起你们的头,因为你们的救援近了”。所以没有任何大灾难的恐惧,而是个历史走向好事完成的好消息。这是一个 “可怜” 的历史,它由穷人、还有许多痛苦和鲜血、不公正和专横所形成,但也是一个天主上智安排领导的历史,一个福音不容变更地应验的历史。

福音一直提醒我们,基督徒应该坚持这个信仰,要相信一切都往终结走不是真的,相反每天总有一个新的开始,就象我们向天父祈求的食粮一样。圣保禄就是为这个原因指责得撒洛尼人,因为他们没有想到目的、完成,而只想到终结,所以他们甚至停止了工作。

信仰生活总是某种诞生与再生的事,肯定不是某种死亡的事。所以我们要寻找天主,不是在雕像或假设的显现上,而是在人们、在生活中的事件、在出生的婴儿及从智慧宝座,给我们讲话的老人身上寻找天主。总之如果我们今天用圣神的眼光来看世界,在各民族迁移中相遇上,我们不只看见痛苦,而且也看见爱情,不只看见某个季节的结束,而且也看见某个新事的开始,我们还不能好好地识别,但这事已经是福音。弟兄友爱的空间扩展了,所有的隔墙推倒了。


Leave a comment

复活的真理没有主人却有证人

在福音中撒杜塞人(坚决否认死者复活),因为恐怕罗马人的镇压,所以他们曾试图分开耶稣与民众。撒杜塞人曾是犹太教后期的精神潮流,他们与法利塞人组成了以色列的统治阶级。他们有文化,出自祭司家庭,是贵族,在罗马占领者面前代表全以色列的大祭司,是从他们之间来的。

复活的好消息使人分隔;圣保禄在雅典阿勒约帕哥也经验了这个划分:“ 关于这事,我们后来再听你吧!”(宗17,32)。我们不应该造划分;所有受造物都是复活的子孙。受过洗礼圣事的我们,具有宣告这个希望的圣言的任务。我们要宣布,传播该圣言,但不要用那一位自觉是真理的主人的僵硬语气,因为复活的真理没有主人,却只有证人。

玛加伯书写说,他们与安提约古四世厄丕法乃作战时,因为他们爱民众,奉献出生命为了自己的信仰作了见证。有多少男人和女人在历史上做了同样的事情。我们纪念萨尔瓦多的总主教罗梅罗,他在被杀害的几天前曾说:“ 我将要复活,我的萨尔瓦多民众也将和我一起复活”。

圣经写说,复活与正义很有关系,它应该推倒一切篡夺者,但看得出仍有许多人站在自己的位置;这代表我们信仰中的某部分腐败了、失常了、虽然心想天国,但不再为解放地球上的受压迫者做负责任的选择。圣保禄说:“圣言把我们从腐败和邪恶人中解放出来”。

“ 你们为什麼在死人中找活人呢?” 圣史路加的这句话完整保留着它的美丽。耶稣基督的天主是活的那一位;这就是祂的名字。若果祂活着,祂叫我、寻找我,祂要求我作正义、解放和慈善的善工。我们期待能见到祂时,站在复活的光荣中。


Leave a comment

Escape from wolves. Pope Francis Good Shepherd

«I now realize how true it is that God shows no partiality, rather in every nation whoever fears him and acts uprightly is acceptable to him. .»(Acts 10,34). In this text of the Acts, Peter uses the verb αγαπάω which means to welcome with affection, love with tenderness; it is repeated many times in the Gospels and the Acts. In John’s letter, the same word is repeated ten times. “He that loveth not knoweth not God; for God is love”(1Jn 4,8).
To transmit faith means to show the same love for our brothers, indeed for all mankind. When Peter met the pagan, Cornelius the centurion and his family, he was conquered by a revelation of the Spirit, not by his own reasoning. It was revealed to Peter that the love of God does not let itself be limited by the laws or traditions of any doctrine whatsoever and does not, because of this, become do-goodism or relativism.

These simple quotations from the Scriptures seem to us sufficient to dismantle the basis of those objections from some parts which see the Catholic Church during the Pontificate of Francis on the brink of descending into relativism, delivered into the arms of a world, depicted, who knows why, in a prejudiced manner as being totally hostile to the Church.
We will try to answer some of these concerns:
1) The Pope has been accused of speaking little and badly about our Christian roots as a foundation of our freedom, as opposed to his predecessors.
The answer that can be given is twofold; first and foremost the “foundations of our freedom”, are not, strictly speaking, our Christian roots, but Christ himself and this makes the difference. The foundations are Christ himself who also respected other roots, first and foremost Judaic roots, and who, if he claimed any primacy, let us say, of foundation, it was only the primacy of love and service; Christians are the salt of the earth and the yeast in the dough and do not claim any dominant or exclusive position which would even be contrary to the Gospel.
In fact, the real problem, especially in some national churches, is that they talked, on the contrary, about Christian roots too much and badly, particularly the so-called devout atheists and conservative Catholics, who defended hanging the crucifix on walls and in their writings but whose lifestyle often contradicted the message of the crucifix in a blatant manner or theorized separation between public and private morality. To forget this is unacceptable. This certainly does not mean putting the so-called European roots before all else.
“Jesus of Nazareth, Him ye have taken and nailed to the cross “(Acts 2,23) says Peter; the devout atheists and conservative Catholics have seen fit to take him down from the wooden cross, that is to say from the humility and simplicity and from the suffering of so many poor people who carry the cross every day, in order to hang him on the walls of cheap politics and even on the shields of armies, thus depriving the crucifix of its profound meaning. Pope Francis talks about Christian roots when it is necessary and in an appropriate manner, not in an ideological way or by making sterile assertions but asks us to rediscover and truly live those roots today. In this regard, we wish to recall the long speech he made during his pontificate to the European Parliament in Strasbourg on 25th November 2014, in which he quoted many passages from John Paul II and made them his own.
2) The contribution of Christianity to any culture is that of Christ with the Washing of Feet, said Pope Francis to La Croix during an interview. According to some, the Pope had forgotten to evoke the Sermon on the Mount and The Beatitudes, the basis for the Washing of Feet.
Here, we will be very brief since it is obvious that such objections are prejudiced. It is clear that the Pope places the foundations of the Gospel on Love without any ambiguousness in his actions and speeches. One of many is when he reminds us that the church is not a NGO and emphasizes the primacy of Charity in his mandate – incidentally, totally in line with Pope Benedict XVI. Moreover, we cannot, naturally, read the Gospels only with the before-and-after principle. It is clear for all to see that Pope Francis is the Pope of the Beatitudes, since he talks and writes so much about them and above all tries to live them.
3) The Pope sustains that there is no fear of Islam as such but of ISIS and its war of conquest and, the Pope continues:” it is true that the idea of conquest is inherent in the soul of Islam but it is also possible to interpret the objective in Matthew’s Gospel where Jesus sends his disciples forth to all nations, in terms of the same idea of conquest”. It would appear that some people have interpreted this “provocation” of Pope Francis literally, as in so many old and new fundamentalisms, as if the Pope was putting the Gospel’s message on the same level as fundamentalist violence. This is clearly another striking attempt to twist the facts. They are attributing to the Pope – and not in a particularly efficient way, expressions and convictions which clearly do not belong to him. These prophets of doom refer to Benedict XVI’s Regensburg speech in 2006 in which he sustained that Islam had a problem with violence of a religious origin and state that today instead Francis is affirming that Christianity and Islam reflect each other on the problem of religious violence. In support of this bizarre theory, they have not quoted any words used by Pope Francis other than those already mentioned. They haven’t quoted them because they simply don’t exist.
To accuse Pope Francis of putting religious violence in Christianity and Islamic fundamentalism on the same level is misleading and incorrect. The true problem in our opinion concerns those who do not wish to dialogue with Islam, those who are incapable of seeking the common ground for confrontation and who are not even able to recognize the great cultural tradition of the Arab World (let it suffice to think just of Avicenna and Averroes). To wind back the clock of history to a climate of war among religions is very dangerous and counterproductive. All the popes knew this very well and have always been careful never to refer to a scenario or a risk of this kind.
On the other hand, referring back to his previous teaching, Benedict XVI had affirmed in his Apostolic Exhortation “The Church in the Middle East”, signed in The Lebanon during his apostolic journey in 2012, that fundamentalism: “afflicts all religious communities and denies their long-standing tradition of co-existence”. He then exhorted the Lebanese young people to be:“servants of peace and reconciliation is an urgent need to make a commitment for building together a free and humane society ” (Address to the Young People of The Lebanon 2012). We know today, just how dangerous a slide there is in several Christian groups towards forms of fundamentalism in expressing their faith, above all in the more recent ones.
Let us also recall the famous words of Imam Mohammad Mehdi Chamseddine, Head of the Sciite Islamic Council in The Lebanon from 1994 to 2001 ; he declared that “ the Christians of The Lebanon are the responsibility of the Muslims”, meaning their right to exist and express themselves.
We feel that instead of exploiting the pontificates by comparing one to the other and attributing them with the presumed licence of Defenders of the Faith or of relativists, or fomenting religious fears and divisions, it would be better and more evangelical to contribute to dialogue and better knowledge between Islam and Christianity. We can take an example, in fact, from the great testimony to this proposal of the Maronite Church in the Lebanon, by sustaining also the greatest strengths existing in Islam. And we should look at ourselves and strive to be better Christians , individually and as nations and societies which profess to be coherent Christians, without merely using a facade of banner waving and revendications. Let us look at the problem of the migrants, for example. What are so many Nations in “Christian Europe” replying?
4) In Amoris Laetitia, according to some people, the logic of the et et is being replaced by that of the non solum sed etiam. In short there is a bit of everything and also its opposite in order to keep everybody happy. Let us quote as an example number 308 of the document: “the Church’s Pastors, in proposing to the faithful the full idea of the Gospel and the Church’s teaching, must also help them to treat the weak with compassion, avoiding aggravations or unduly harsh and hasty judgements”. Must we therefore deduce, comments one famous journalist that:“ the most efficient way to be compassionate is not exactly that of proposing the full ideal of the Gospel?”.
First of all, let us ask ourselves what is meant by the Gospel. In our opinion, this question does not take into account Francis’ logic of inclusion which is, naturally, fully evangelical and in the Tradition of the Church. John Paul II, when addressing the Italian bishops after the Convention of Palermo in 1995, already affirmed that:”Jesus Christ is the Truth of God which is Love and the truth of men and women who are called upon to live, together with God, in charity”. Amoris Laetitia  is a great contribution to the Church which Pope Francis made on St. Joseph’s Day on 19th March last. At the heart of the document is the Pope’s desire to :”bring help and encouragement to families in their daily commitments and challenges (AL 4). Furthermore, we must not forget that we are in the midst of the Holy Year of Mercy and we are all called upon in a special way to be the sign and instrument of Grace. It is not the weaknesses of men and women, or their inability to carry out their mission perfectly which are at the centre of Christianity , nor is it the past with its load of good and evil done. What counts is our profession of faith, to profess like Peter in front of Jesus: you are the son of the living God. As soon as we do so, that is by saying with conviction to Jesus: you are Christ, the Saviour, we discover, like Peter, the greatness of God’s project with each one of us. Whoever is used to relating to situations, happenings and people, on the basis of traditions and laws, cannot understand the face of a God who is Love.
In our parishes, we can touch the fruits of mercy with our hands, in particular for the many Zaccheos we meet. Zaccheo felt himself to be loved, like Peter and Paul felt it, as the adulteress and the man blind from birth felt it and many others as told in the Bible and in our daily life. To feel loved by God is the true beginning of any conversion which has a foundation in Christ. The “conversions” founded on rules or on moral principles result in fanaticism, inflexibility and elitist forms of pseudo Christianity.
5 ) During a visit to the Lutheran Church in Rome, in answer to a question about the possibility of taking holy communion together with a Catholic, a journalist said that the Pope assumed an ambiguous position, moreover on a crucial issue.
Rereading the Pope’s reply, we can easily see that Francis is starting from Baptism which is common to the faith of both Catholics and Lutherans, and was only and simply auguring that we continue to march at the head of which is the Holy Spirit who will guide us towards the complete truth. No-one’s conscience may be left out of this truth. The Pope doesn’t want to create divisions, nor does he want to place barriers against the Holy Spirit. There isn’t perhaps a definitive word now to define why we are marching. But we trust in the Spirit and how Christians, Catholics and Lutherans, march together, questioning each other and trying to understand the will of God for us. Anyone who knows and frequents our Lutheran brothers knows from direct experience that in dialogue we have more future than past and that the Sensus fidei of God’s People is not a marginal accessory. In this regard, we suggest reading the document issued by the International Theological Commission entitled “ il Sensus Fidei in the Life of the Church” published in 2014. And the ecumenical celebration on 31 October – 1 November last in Lund is already history overcoming by far any hysteria and misleading interpretations.
To conclude, some people are recounting that our parishes are being besieged by people who expect to be godfathers and godmothers, to take Holy Communion or to enrol their children in summer camps without having the necessary requisites. All this is happening, they say, because of the confusion into which Pope Francis has thrown us. In the past, no-one has ever berated situations where we have seen VIP’s without the basic requisites get married in church, even with “top level” celebrants, or the very bad habit, also widespread in our Church of Rome, of getting married in a “beautiful church” with exorbitant costs for flowers and decorations, far removed from a serious and coherent path towards faith.
We know many parishes, including our own, and we can affirm that today it is not the People of God who are confused, they only ask to be respected and valued, but rather the remaining devout atheists and Catholics who sit in the front pews of the Church and still, after many years, do not want to accept a Church that has made a strong 360 degree return to the Gospel and which is seeking to implement the Council (always praised at first but then often forgotten in reality, walking alongside today’s men and women, guiding them in the trustworthy company of the Church).
It is these defenders of an old church which no longer exists who are in confusion today, who have given it exclusive space for too many years, ignoring sensitivity and different voices. Many pseudo lay Catholics and clerics who behind the backs of John Paul II and Benedict XVI, reduced the Church to a cavern of thieves during their pontificates, taking care of their own interests with the current powers-that-be, selling the Gospel for a handful of coins, scheming in both the gay and financial lobbies, putting any evangelizing activities in the hands of ecclesiastic movements, humiliating parishes and the people of God; pseudo Catholics defending principles they do not follow and and making judgements on the tragedies of people to whom they don’t listen.
Worn out by an exhausting battle, Pope Benedict XVI resigned, performing an extraordinary evangelic action. Many lay and clerical lobbyists are still in their places and this is why the People of God no longer believe them and follow the good shepherds and the Gospel: : “a stranger will they not follow but will flee from him”(Gv10,5).
Thank you, Pope Francis, Good Shepherd following in Christ’s footsteps. We will always continue to pray for you.