ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Abbiamo bisogno dell’uomo così come è.Riflessioni sulla Lettera Apostolica “Misericordia et Misera”

Si è concluso il Giubileo straordinario della misericordia e Papa Francesco ci ha donato la Lettera Apostolica “Misericordia et Misera“.

Partendo dal capitolo 8 del Vangelo di Giovanni, che racconta dell’incontro tra Gesù e la donna sorpresa in adulterio, Papa Francesco traccia le linee programmatiche per il futuro della Chiesa perché sia sempre maestra e  strumento di misericordia. Papa Francesco pensa ad una Chiesa che non solo viva quotidianamente la misericordia ma anche la celebri nel suo atto più importante che è la liturgia.

“Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: «Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia». Quanta pietà e giustizia divina in questo racconto! Il suo insegnamento viene a illuminare la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, mentre indica il cammino che siamo chiamati a percorrere nel futuro. […] La misericordia, infatti, non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre”. (Mm 1)

La “Buona Notizia” di Gesù non è una nuova filosofia, ma è la risposta al desiderio di tutti gli uomini di ogni tempo, essere amati e liberati da ogni schiavitù. Tutti gli uomini, non solo sono oggetto di un amore misericordioso, ma anche soggetti liberi di amare.  Chiunque curi le piaghe del mondo, difenda il creato, non escluda nessuno a priori, è nel cuore stesso di Dio. Non dimentichiamo mai di ringraziare del bene, da chiunque sia fatto.

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“Gesù d’altronde lo aveva insegnato con chiarezza quando, invitato a pranzo da un fariseo, gli si era avvicinata una donna conosciuta da tutti come una peccatrice (cfr Lc 7,36-50). Lei aveva cosparso di profumo i piedi di Gesù, li aveva bagnati con le sue lacrime e asciugati con i suoi capelli (cfr v. 37-38). Alla reazione scandalizzata del fariseo, Gesù rispose: «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco» (v. 47). […] Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita. Non c’è pagina del Vangelo che possa essere sottratta a questo imperativo dell’amore che giunge fino al perdono. Perfino nel momento ultimo della sua esistenza terrena, mentre viene inchiodato sulla croce, Gesù ha parole di perdono: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). (Mm2)

Misericordia e verità s’incontreranno, ci ricorda il Salmo 85. La misericordia non è un gesto che comunica amore, che trasferisce diciamo dall’alto in basso l’amore di Dio, ma è molto di più; misericordia è uno stare in comunione con la verità dell’altro; stare in comunione con la dignità di figlio di Dio di ogni persona; la verità dell’uomo infatti è prima di tutto la sua immagine e somiglianza con il creatore. Si assiste ogni tanto a qualche maldestro tentativo di separare la verità, dalla misericordia, la prima apparterrebbe alla dottrina, e la seconda alla pastorale; questo è un tragico errore, perché la misericordia non è un metodo pastorale, ma è il vangelo, il cuore stesso di Dio.

“Quanta gioia è stata suscitata nel cuore di queste due donne, l’adultera e la peccatrice! Il perdono le ha fatte sentire finalmente libere e felici come mai prima. Le lacrime della vergogna e del dolore si sono trasformate nel sorriso di chi sa di essere amata. La misericordia suscita gioia, perché il cuore si apre alla speranza di una vita nuova. La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza.” (Mm3)

E’ molto importante questo forte richiamo alla gioia.  Così come nella Evangelii Gaudium papa Francesco ricorda che la gioia è una dimensione spirituale, biblica e sociale dalla quale non si può prescindere. La gioia del Natale così ben descritta nei cosiddetti vangeli della infanzia è ormai all’orizzonte. Purtroppo a volte I cristiani sono diventati alleati della tristezza, della notte, della conservazione, della ripetizione dell’antico, hanno avuto paura di ogni modernità, in fondo hanno avuto paura delle “cose nuove” già annunciate dai profeti biblici. Per la cattiva testimonianza di alcuni, il  cristianesimo  è stato percepito  come  un talento da nascondere in una buca. Ogni entusiasmo per i grandi valori della storia, della libertà, della fraternità, della uguaglianza è stato spesso sopito per un eccesso di prudenza e in definitiva per una vita fede povera, più attenta al potere che al servizio. Dobbiamo combattere con tutte le forze questo cristianesimo del talento nella buca, perché, come dice Paolo, noi siamo figli del giorno; noi siamo svegli non per nascondere i talenti ma per rischiare, avendo l’audacia con la forza dello Spirito di cambiare il mondo. I cristiani sono figli della luce, non guardiani di un museo delle cere, o soldati di un fortino arroccato.

[…] assume un significato particolare anche l’ascolto della Parola di Dio. Ogni domenica, la Parola di Dio viene proclamata nella comunità cristiana perché il giorno del Signore sia illuminato dalla luce che promana dal mistero pasquale”. (Mm6) “Nel Sacramento del Perdono Dio mostra la via della conversione a Lui, e invita a sperimentare di nuovo la sua vicinanza. È un perdono che può essere ottenuto iniziando, anzitutto, a vivere la carità.[…]Quanta tristezza quando rimaniamo chiusi in noi stessi e incapaci di perdonare! Prendono il sopravvento il rancore, la rabbia, la vendetta, rendendo la vita infelice e vanificando l’impegno gioioso per la misericordia”. (Mm8)[…] “Ricordiamo con sempre rinnovata passione pastorale, pertanto, le parole dell’Apostolo: «Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione»(2 Cor 5,18). (Mm11)

La Chiesa è il lievito dell’unica storia degli uomini. Noi non ci poniamo come ideologia contro altre ideologie ma come segno e strumento di riconciliazione. Affidando a noi la parola della riconciliazione. A noi è affidata questa parola. A noi non è affidata la parola della guerra, del fondamentalismo che può riguardare anche noi, che fa dire ad alcuni “cattolici”, l’islam è tutto fondamentalista, tutto anti cristiano ; stiamo attenti a non mancare a ciò che ci è stato affidato, la Parola della riconciliazione costi quello che costi.  Una parola di Misericordia che spezza le barriere, abbatte i muri e  riconcilia,  dona la Pace, quella vera. Questo è il vero il grido della sentinella biblica, la riconciliazione.

Su questa Parola saremo giudicati. Dio mi giudicherà a partire da qui: che cosa hai fatto per i tuoi fratelli? come ti sei riconciliato con loro? Hai soffiato sul fuoco di presunte guerre di religione che non esistono e che invece nascondono altri interessi o hai vissuto atti di riconciliazione, di pazienza e anche di perdono? saremo giudicati su questo (Mt 25).La Parola di Dio è una  Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia. La Chiesa ha bisogno di testimoni che sperimentano che la Parola di Dio è  efficace,  opera ciò per cui è stata mandata.

Durante l’Anno Santo, specialmente nei “venerdì della misericordia”, ho potuto toccare con mano quanto bene è presente nel mondo. Spesso non è conosciuto perché si realizza quotidianamente in maniera discreta e silenziosa. Anche se non fanno notizia, esistono tuttavia tanti segni concreti di bontà e di tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati. Esistono davvero dei protagonisti della carità che non fanno mancare la solidarietà ai più poveri e infelici. […] È il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia. La Chiesa ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» (Gv 20,30).” (Mm 17-18)

La misericordia rappresenta oggi per la Chiesa un appuntamento con la storia; nei primi secoli abbiamo difeso la fede ; poi abbiamo portato il vangelo fino ai confini della terra; oggi forse il compito dei cristiani è dire al mondo moderno che certamente, la storia è molte volte una povera storia, fatta di poveri uomini, un oceano infinito di sangue, ma rimane una storia della Salvezza dove il Padre non cessa di tendere la sua mano, e dove il vangelo della misericordia inesorabilmente si compie.

“Alla luce del “Giubileo delle persone socialmente escluse”, mentre in tutte le cattedrali e nei santuari del mondo si chiudevano le Porte della Misericordia, ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia” (cfr Mt 25,31-46). (Mm21)

 «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare» (Lc 9,12-13)

 Il vangelo ci chiede di tener saldo  il rapporto tra l’eucaristia la carità. I discepoli, di fronte alla fame della moltitudine sono stati tentati di far finta di niente, tentati di allontanare il problema, che erano persone, volti, storie concrete.  L’eucaristia diventa la nostra condanna se congediamo le folle, radunate ormai davanti le nostre case e le nostre chiese. Allontanare i poveri   nelle nostra vita, si può fare in tanti modi: quando facciamo finta di non vedere ciò che poi abbiamo sotto gli occhi, quando per tacitare la nostra coscienza, diciamo tanto è impossibile cambiare le cose, quando ci chiudiamo dentro il nostro benessere, aprendoci soltanto con una offensiva elemosina. L’eucaristia, la misericordia    sono l’opposto  del disinteresse, dell’individualismo, della logica del congedo. Stiamo tutti molto attenti al rischio di ridurre l’eucarestia ad una devozione privata, intimistica, come se tutto potesse risolversi nel rapporto esclusivo tra me e il Signore, un rapporto nel quale gli altri e il mondo non ci sono più.

Oggi sentiamo forte la profezia di papa Francesco, “non lasciatevi rubare la Speranza”. Dobbiamo reagire. Il modo cristiano di reagire, è spezzare il pane e darlo alle folle, spezzare noi stessi e darsi alle folle, sentire compassione per chi ti segue a piedi, o sui barconi, perché ha fiducia nel tuo essere cristiano, nel tuo essere italiano, la patria del Diritto, fiducia nella “bellezza “  del nostro paese.

Vogliamo ravvivare la nostra speranza, spezzare le stanche chiusure su noi stessi, i nostri individualismi, le nostre segregazioni individuali di classe, di popolo, aprendoci ad un futuro possibile e urgente. Oggi dobbiamo osare di più e tenere insieme le ragioni della Speranza cristiana e le ragioni della lotta fianco a fianco con chi ha fame. Di che cosa abbiamo bisogno al termine di questo Giubileo? Noi abbiamo bisogno soltanto di cristiani concreti, di uomini e di donne di buona volontà; abbiamo bisogno soltanto di persone perbene; abbiamo bisogno soltanto di persone competenti e non raccomandate; abbiamo bisogno di persone al servizio, di persone che vogliono bene al prossimo.  Come ieri per la Salvezza non contava il circonciso nè l’incirconciso, così oggi non conta l’uomo di Destra, né l’uomo di Sinistra, non conta il conservatore o il progressista. Conta solo l’uomo, cosi’ come è, la Nuova Creatura redenta e amata dal Signore.

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Tempo di Avvento. Dio sta per venire

 L’Avvento non è una prima di tutto una preparazione al Natale, ma una contemplazione della seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi. Noi viviamo i nostri giorni tra due avvenimenti; un fatto già avvenuto, la nascita, e un altro atteso, il suo ritorno alla fine della storia. Noi anche celebriamo l’eucarestia, “nell’Attesa della Sua venuta”.

L’Avvento si estende per quattro settimane nel quale il colore liturgico è il viola, riservato ai tempi di attesa (Avvento e Quaresima) e di dolore (morte).  Si distingue la terza domenica, detta domenica Gaudete/Rallegratevi, dalla prima parola dell’antifona d’ingresso, in cui nel medioevo si interrompeva il digiuno di Avvento, simile a quello di Quaresima per l’ormai prossimo Natale. Durante il periodo di Avvento non si canta il Gloria,che esprimerà la gioia degli angeli e di tutta la creazione nella notte di Natale,  mentre rimane il canto dell’Alleluia, come espressione del già e non ancora del tempo in cui viviamo.

Nel 490 il vescovo di Tours ordinò che il periodo prima di Natale diventasse un tempo penitenziale nella Chiesa Franca dell’Europa Occidentale, e ordinò un digiuno di tre giorni ogni settimana a partire dall’11 novembre, festa di S. Martino di Tours protettore della sua città. Tra la festa di San Martino e il Natale ci sono 40 giorni. Questo numero di giorni   ricordava il  tempo dei 40 giorni della Quaresima, come anche  i 40 giorni e le 40 notti di Mosè sul monte Sinai (Es 24,18; 34,28). Ecco perché il tempo di Avvento fu anche denominato   Quadragesima Sancti Martini o anche Quaresima e  digiuno  di 40 giorni di San Martino. Come la Pasqua era preceduta dalla Quaresima di penitenza, così anche il Natale era preceduto dalla Quaresima di San Martino. Si viveva la gioia della venuta del Messia con una attenzione penitenziale.

Un secolo dopo (sec. VI) anche nella Chiesa di Roma viene introdotto il Tempo di Avvento, con un tono prevalentemente gioioso sviluppando di più l’aspetto di preparazione al Natale.  Nel sec. XIII, alla fine del Medio Evo, i due aspetti della liturgia gallicana e romana trovarono una sintesi tra aspetto penitenziale e festoso. Ancora oggi fondamentalmente si mantiene questo equilibrio grazie alla riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II e da Paolo VI.

Il  nostro  compito di cristiani del ventunesimo secolo  è quello di tenere alta  e luminosa la fede nel Dio di Gesù Cristo, tra poco bambino, crocifisso e risorto. Dobbiamo anche mantenere , e non è un compito secondario,  la fede in un mondo di giustizia e di pace di cui nel tempo di Avvento ci parleranno i profeti. Noi crediamo che sia necessario, l’amore, il volersi bene nella città, cioè nelle nostre metropolitane, nei nostri palazzi, nei nostri luoghi di lavoro; crediamo che sia non solo importante, ma necessario.

Non basta più che nel mondo ci siano le anime buone che si dedicano alle opere buone. Ogni potere ha sempre avuto bisogno di qualche anima buona. Nella logica del potere   qualcuno che si dedica alla giustizia è un ottimo paravento, per fare più comodamente i propri affari!

Ascolteremo in questo tempo di Avvento, il grido di Giovanni Battista : «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte abbassato; le vie tortuose diventeranno diritte e quelle impervie, spianate». La voce ci parla di un mondo duro e difficile, violento in tanti giorni della storia.  Le montagne insuperabili oggi sono quei muri che tagliano in due le città, le nazioni, le speranze di tanta povera gente. I burroni scoscesi sono la disperazione di molti che attendevano carità e hanno trovato leggi disumane e spietate. Il profeta però vede oltre, vede strade che corrono diritte e piane, burroni colmati, monti spianati. Il profeta vede le speranze mai sconfitte degli uomini. Vede soprattutto il sole che sorge sulle notti di tante persone e di tanti popoli.

Il profeta garantisce: «Ogni uomo vedrà la salvezza». Dio viene e non si fermerà davanti ai burroni o alle montagne, e neanche ai cuori di pietra.  Perché :” un bambino è nato per noi; ci è stato dato un figlio”.(Is 9,5)

 


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La Celebration de Toussaint e nos Defunts du diocèse de Natitingou

Fr Igor KASSAH, Administrateur de la paroisse

Saint Martin de Tours,

Natitingou

Chaque année, l’Eglise nous fait célébrer les 1 et 2 novembre, le mystère de notre Rédemption à travers la fête de Tous les Saints (1 nov.) et la Commémoration de tous nos fidèles défunts (2 nov.). A travers ces célébrations intenses, la liturgie nous ouvre les yeux sur l’Eglise dans sa triple dimension théologique: l’Eglise Militante, l’Eglise Souffrante et l’Eglise Triomphante. Au cours de ces célébrations, le peuple de Dieu qui est encore en pèlerinage sur cette terre fait monter ses prières vers le Seigneur en faveur de tous les fidèles défunts pour le louer et invoquer sa miséricorde.

L’Eglise du diocèse de Natitingou, unie à l’Eglise universelle n’a pas manqué à ces diverses célébration. Elle s’est rappelée, en plus de tous les saints reconnus, tous ses chrétiens et chrétiennes qui ont mené une vie de foi exemplaire basée sur l’Evangile. Parmi ceux-ci, on peut mentionner ces nombreux missionnaires de la Société des Missions Africaines (S.M.A) par qui nous avons reçu la première annonce évangélique, ces prêtres, ces religieux et religieuses, ces catéchistes qui se sont consacrés toute leur vie pour que s’enracine l’Evangile de Jésus-Christ. Beaucoup, à travers leur pastoral,  se sont consacrés aussi pour la paix, pour la lutte contre la pauvreté, la lutte contre la misère toujours actuelle dans certains villages et villes, pour la lutte contre l’exploitation des enfants. Nombreuses sont ces personnes qui ont cherché la sauvegarde et l’entente des couples mariés fréquemment menacés par des idéologies maçonniques. Tous ceux-là font partie du cortège des saints que nous appelons « nos saints anonymes » et qui sans doute intercèdent aussi puissamment pour nous puisqu’ils ont vécu notre condition humaine.

Dans l’après-midi du 1er novembre, tous les fidèles des paroisses de la ville de Natitingou se sont réunis au cimetière  catholique pour prier les offices des défunts et bénir les tombes. Par ce geste, nous recommandons à la miséricorde divine tous nos chrétiens défunts.

Le 2 novembre consacré à la commémoration des défunts, les fidèles formulent leurs intentions qui sont lues intégralement avant la célébration eucharistique ; pour éviter que cette lecture de la longue liste des intentions n’allonge pas le temps de la Sainte Messe, nous anticipons l’heure de la célébration (15 à 30 minutes).

Sur ma paroisse, Saint Martin de Tours, il existe un groupe de prière qui se rend dans les maisons des fidèles qui le désirent ; ce groupe prie avec les familles et implore l’intercession de la Vierge Marie, Notre Dame des douleurs, afin que Dieu sauve les âmes du purgatoire.


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Solennità di Tutti i Santi e Fedeli Defunti nella diocesi di Natitingou

Fr Igor KASSAH, Amministratore della parrocchia 

San Martino di Tours,

Natitingou

Ogni anno, la Chiesa ci invita a celebrare, il 1° ed il 2 novembre, il mistero della nostra Redenzione attraverso la festa di Tutti i Santi (1° nov.) e la Commemorazione di tutti i nostri fedeli defunti (2 nov.). Attraverso queste intense celebrazioni, la liturgia ci apre gli occhi sulla  Chiesa nella sua triplice dimensione teologica : la Chiesa Militante, la Chiesa Sofferente e la Chiesa Trionfante. Nel corso di queste celebrazioni, il popolo di Dio che è ancora in pellegrinaggio su questa terra fa salire le proprie preghiere verso il Signore in favore di tutti i fedeli defunti per lodarlo ed invocare la sua misericordia.

La Chiesa della diocesi di Natitingou, unita alla Chiesa universale non ha mancato in queste differenti celebrazioni. Ha ricordato, oltre tutti i santi riconosciuti, tutti i suoi cristiani e cristiane che hanno condotto una vita di fede esemplare basata sul Vangelo. Tra questi, si possono menzionare quei numerosi missionari della Società delle Missioni Africane (S.M.A) grazie ai quali abbiamo ricevuto il primo annuncio evangelico, quei preti, quei religiosi e religiose, quei catechisti che si sono dedicati durante tutta la loro vita affinché si radicasse il Vangelo di Gesù Cristo. Molti, attraverso la loro azione pastorale, si sono anche dedicati alla pace, alla lotta contro la povertà, alla lotta contro la miseria sempre attuale in certi villaggi e città, alla lotta contro lo sfruttamento dell’infanzia. Numerose sono quelle persone che hanno cercato la salvaguardia e l’intesa delle coppie sposate spesso minacciate da ideologie massoniche. Tutti costoro fanno parte del corteo dei santi che chiamiamo «i nostri santi anonimi» i quali anche, senza dubbio, intercedono potentemente per noi poiché hanno vissuto la nostra condizione umana.

Nel pomeriggio del 1° novembre, tutti i fedeli delle parrocchie della città di Natitingou si sono radunati al cimitero cattolico per pregare nel corso dell’uffizio dei defunti e benedire le tombe. Con questo gesto, raccomandiamo alla misericordia divina tutti i nostri cristiani defunti.

Il 2 novembre, consacrato alla commemorazione dei defunti, i fedeli formulano le loro intenzioni che sono integralmente lette prima della celebrazione eucaristica ; per evitare che tale lettura della lunga lista delle intenzioni non prolunghi il tempo della Santa Messa, anticipiamo l’ora della celebrazione (da 15 a 30 minuti). 

Nella mia parrocchia, San Martino di Tours, esiste un gruppo di preghiera che si reca nelle case dei fedeli che lo desiderino ; tale gruppo prega con le famiglie ed implora l’intercessione della Vergine Maria, Nostra Signora dei dolori, affinché  Dio salvi le anime del purgatorio.

In Christo


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All Saints Day And The Remenbrance of our dead in Diocese of Natitingou

Fr Igor KASSAH, Parish Administrator 

Saint  Martin of Tours,

Natitingou

Every year the church invites us to celebrate on the 1st and 2nd November, the mystery of our Redemption by means of the festivity of All Saints  (1st November) and the Commemoration of All Faithful Departed (2nd November).  By means of these devout celebrations, the liturgy opens our eyes to the church and its triple theological dimension: the Church Militant, the Church Suffering and the Church Triumphant.  During these celebrations, God’s people, still in pilgrimage on this earth, lift their prayers to the Lord on behalf of all the faithful departed in order to praise Him and invoke His mercy.

The church of the Diocese of Natitingou, tigether with the universal Church, has not failed to celebrate these different feast days. It recalled, in addition to all the recognized saints, all its Christian sisters and brothers who have led an exemplary life of faith based on the Gospel.  Among the latter, we can surely mention the many missionaries of the Society of African Missions (S.M.A) thanks to whom we received the first evangelical announcement, those priests, those brothers and sisters, those catechists  who devoted their life to ensure the deeply rooted establishment of the Gospel of Jesus Christ.  Many of them, by means of their pastoral activities, also devoted themselves to peace, to the fight against poverty, to the fight against the extreme poverty still present in certain villages and towns, to the fight against the exploitation of children. Many are those who have sought to protect and assist  married couples often threatened by masonic ideologies.  All those who make up the procession of saints whom we call  «our anonymous saints» who also, indubitably, intercede forcefully for us as they experienced our human condition.

On the afternoon of 1st November, all the  faithful from the parishes of the city  assembled at the Catholic cemetery to pray during the commemoration of the departed and blessing of the tombs. With this gesture, we recommend all our Christian departed to the Divine Mercy.

On 2nd November, devoted to the commemoration of the departed, the faithful formulated their requests which were all read out before the Holy Communion; in order to avoid that the reading of the long list of request prolong the duration of the Holy Mass,  we  started the celebration earlier (by about 15 to 30 minutes).

In my Parish, Saint Martin of Tours, there is a prayer group which goes to the homes of the faithful who so wish; this group prays with the families and implores the intercession of the Virgin Mary, our Lady of Sorrows, that God may save the souls in Purgatory.

In Christ


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Contemplate this Holy Year, by starting from the Cross

On Mount Calvary, in front of the Cross, it is better not to talk or to cry out but only to contemplate.    Let us contemplate the Cross as a synthesis of all those who give their lives for love.  Let us also contemplate this Holy Year which has ended, by starting from the Cross; let us contemplate it, not by referring to numbers, or to major events but only to the Mystery of the Cross.   I would also like to say let us contemplate the Evangelii Gaudium, Laudato Sì, Amoris Laetitia, Pope Francis’s three great documents as well, starting here, from a Pope who just like Jesus wishes to give his life for  the human family he so loves and who tells the Church “You must do this too” as he tells each and everyone of us.  We have received with joy  Pope Francis’s  Apostolic Letter  “Misericordia et Misera” in order to listen to the final words of the Bishop of Rome on the Holy Year of Mercy.

Meanwhile let us contemplate the Cross. ”Ecce Homo”.  Whoever sees this man on the cross sees God, our faith tells us.  It is Jesus on the Cross not Caifa . This point is very important.   We have to be careful of the Politics which wants to defend religion.   How often do we hear that such and such a politician or party defends  Catholic values? We must be careful because there is the risk of turning God’s house into a market or a cavern of thieves;  indeed, it is not a risk but almost a certainty. We must rather ask  Politics, the kingdoms of this world that is,  with force to defend the dignity and freedom of men and women, of all men and women and especially, today, migrants and all minorities.  Let us therefore ask Trump and Putin and other world leaders, to make peace but real peace. Not only do we have to fear when the Mighty make war but also when they make peace.  Jesus was nailed to the Cross when Pilate and Herod made peace over Him, on His suffering.

Let us pray for a peace which will never again be shouldered by the poor.   For example, a peace made  when brandishing arms is not true peace.    Nor can peace between people who in private are immoral or amoral  be called peace.

Let us pray then to Jesus with his two biblical titles.  Let us pray today to Christ the King of Peace.  A kingdom which is freeing itself of all the cloaks and crowns of Constantine as a result of the enormous missionary efforts made by Pope Francis; the kingdom of Christ  is Peace and Mercy.   Let us pray to Christ the King of Peace and Mercy. Let us then pray to the Son of Man who, even though he was the son learned obedience from the things he suffered: Jesus King of Peace and Mercy suffered the violence of Power which rebelled against him;  power, also causes the Pope to suffer, but just like Jesus, he doesn’t answer. 

It might appear that by dying on the Cross, Jesus lost;  it might appear that the Church of Mercy is destined to lose;  so mighty is Power. Instead, Christ has already won, the Pope of Mercy has already won, because mercy is not only in the hands of certain holy people whom we meet throughout history but also in the hands of Our Father who is in Heaven.

That cross, that Son of Man, was resurrected by the Father who made him the Lord!  Where? On which throne? Not on any throne. This King’s throne is the conscience of those men and women who believe in mercy, peace, dialogue, ecumenism and universal brotherhood and are prepared to give their life for this faith.   This is why the Church of Mercy has already won.   For the other worldly things, we may have many teachers but when we enter the sphere of pain and death, there is no teacher;  all voices fall silent.  Only from this Pulpit which is the Cross, can the suffering experienced by so many poor people teach us to listen and to contemplate a love  which is even greater than death.   Only a Church of Mercy is the Church of Christ.


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Contempliamo dalla Croce il Giubileo che si chiude

Sul Calvario davanti alla Croce è bene non parlare, non gridare, ma bisogna solo contemplare. Contempliamo la Croce come sintesi  di tutti quelli che danno la vita per amore. Contempliamo anche questo Anno Santo che si chiude a partire dalla Croce; contempliamolo, non dai numeri, dai grandi eventi ma solo dal mistero della croce. Vorrei anche dire contempliamo anche Evangelii Gaudium, Laudato Sì, Amoris Laetitia , i tre grandi documenti di papa Francesco  da qui, da un papa che proprio come Gesù vuole dare la vita per l’umanità che ama, e dice alla Chiesa anche tu fai così, lo dice ad ognuno di noi. Aspettiamo con gioia la Lettera Apostolica di Papa Francesco “Misericordia et Misera” che lunedì sarà pubblicata per ascoltare la parola conclusiva del vescovo di Roma sull’Anno Santo della Misericordia.

Intanto contempliamo la croce. ”Ecco l’uomo”. Chi vede quell’uomo in croce vede Dio dice la nostra fede. In croce c’è Cristo non Caifa. Questa è una cosa molto importante. Dobbiamo stare attenti alla politica che vuole difendere la religione. Quante volte si sente dire, quel tale politico, quel partito, difendono  i valori cattolici. Stiamo attenti perché si rischia di fare della casa del Signore un mercato e una spelonca di ladri; anzi non è un rischio, è quasi una certezza.

Dobbiamo chiedere invece con forza alla politica, ai regni di questo mondo cioè, la difesa della dignità e della libertà dell’uomo, di ogni uomo, in particolare oggi dei migranti e di tutte le minoranze. Chiediamo allora ad esempio a Trump e Putin, ad altri leaders mondiali , di fare la pace, ma quella vera però. C’è da aver paura  sia quanto i grandi del mondo  fanno la guerra, ma anche quando fanno la pace. Gesù è stato inchiodato alla croce, quando Pilato ed Erode fecero la pace su di Lui, sulle sue sofferenze.

Preghiamo per una pace mai più sulle spalle della povera gente. Per esempio una pace con le armi in mano non è vera pace. Oppure una pace fatta tra persone che nel loro privato sono immorali o amorali non la possiamo chiamare pace.

Preghiamo allora Gesù con i due titoli biblici. Preghiamo oggi Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo missionario di papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di Costantino; la regalità di Cristo è la Pace, la misericordia.  Preghiamo Cristo Re della pace e della misericordia. Preghiamo poi il Figlio dell’uomo che pur essendo figlio imparò l’obbedienza dalle cose che patì; Gesù Re della pace e della misericordia ha patito la violenza del potere che si ribella; anche il papa patisce violenza dal potere, ma proprio come Gesù non risponde.

Sembra che Gesù morendo in croce abbia perso; sembra che la Chiesa della misericordia sia destinata a perdere; troppo forte è il potere. Invece Cristo ha già vinto, il papa della misericordia ha già vinto, perché la misericordia non è nelle mani solo di  alcune persone sante che incontriamo nella storia, ma è nelle mani del  Padre Nostro che è nei cieli.

Quel crocifisso, quel Figlio dell’uomo, il Padre lo ha resuscitato, lo ha costituito Signore! dove? Su quale trono? In nessun trono. Il trono di questo Re è la coscienza di quegli uomini che credono alla misericordia, alla pace, al dialogo, all’ecumenismo, alla fraternità universale e per questa fede sono disposti a dare la vita. Per questo la chiesa della misericordia ha già vinto. Per le altre cose della vita , possiamo avere tanti maestri,ma quando entriamo nell’ombra del dolore e della morte,non c’è nessun maestro; tutte le voci tacciono. Da questa unica cattedra che è la croce, l’esperienza del dolore di tanti poveri Cristi ci introduce nell’ascolto  e nella contemplazione di un amore più grande perfino della morte. Solo una chiesa di misericordia è quella di Cristo