ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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教宗方济各给我们的惊喜

为了準备在2018年以青年为主题的主教会议教宗写信给年青人以问卷直接咨询他们。
今天梵蒂冈公布了第十五届主教会议常规会议的前期预备咨询文件,主题是”青年,信德和聖召分辩”。
教宗给了一个真正的惊奇因为他附上他给全世界青年的一封私人信。
他这样介绍:“要建立一个更美好的世界需要你们,也需要你们有改变世界的愿望和你们的慷慨。你们不要害怕聆听聖神,他会向你们提出一个大胆的抉择。当良心邀请你们要冒险来跟随主不要纵情。教会也想听你们的声音,你们的感觉,你们的信德;甚至你们的疑惑和你们的批评。使你们的呼喊在团体里得到回响,让牧者听到你们的呼喊”(教宗方济各给青年的信).
另一个给青年的大礼物是主教会议会在2018年10月份举行。有习惯了的咨询问卷发给有资格有权的代表单位(主教会议,天主教东方教会聖統制议会,主教团,罗马教廷聖部和修会会长联合会). 还有一个伟大的新意,透过一个网址咨询青年,透过问卷想知道他们的期待和他们的生活经验。两个问卷得到的资料会编辑成工作文件,继而变成参考要点,供主教会议辩论。教宗再次令我们惊讶,他鼓励我们要成为福音的主角,真实的见证和敢于生活基督的人。全世界的青年被”传唤”;他们被邀请说出他们的声音,可惜这个声音经常被成人世界窒息。

“我想让你们记起耶穌那一天怎样回答问他的门徒:「辣彼![…],哪里?你住在那裡?」他向他們說:「你們來看看罷!」(若1:38-39)(教宗方济各给青年的信)让我们开始走这个主教会议带领我们要走的路,知道他召叫我们跟随他,使我们充满信心和热情,肯定在路上他会与我们同在。


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Con “umile risolutezza di proposito”: Papa Giovanni annuncia il Concilio

Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 ai cardinali, riuniti nella sala capitolare del monastero benedettino di S. Paolo a Roma, annunziò la sua decisione di celebrare un Concilio Ecumenico, oltre che un Sinodo per la diocesi di Roma, e l’aggiornamento del codice di diritto canonico.

“Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l’Urbe, e di un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale.[] Gradiremo da parte di ciascuno dei presenti e dei lontani una parola intima e confidente che Ci assicuri circa le disposizioni dei singoli e Ci offra amabilmente tutti quei suggerimenti circa la attuazione di questo triplice disegno.”( Allocuzione del Santo Padre Giovanni XXIII Sala capitolare del Monastero di San Paolo Domenica, 25 gennaio 1959)

Il successore di Pietro si mise con tutte le forze fisiche e spirituali a servizio del vangelo e della Chiesa. La Chiesa universale si preparava a splendere di nuova bellezza. Papa Giovanni XXIII ha guidato la Chiesa fuori dalle secche della storia, per farla navigare fino ai confini della terra, sorreggendola in quella grande avventura dello Spirito che è stato il Concilio.

La Chiesa del concilio ha testimoniato negli anni del suo svolgimento che la Parola di Dio è una Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia e che carezza come un vento leggero la nostra vita, spesso così difficile in tante giornate. Ha testimoniato che la Parola di Dio è una Parola efficace che opera ciò per cui era stata mandata. Ha testimoniato che la Parola di Dio porta in sé il gemito di ogni carne e dell’intera umanità in cammino verso la pienezza, di Dio.

«Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (At 12,5). Il concilio ci ha anche testimoniato che una Chiesa in preghiera per Pietro è una Chiesa in cammino verso il Risorto; papa Giovanni ha dovuto sperimentare, proprio perché era un profeta, anche la “prigionia” la sofferenza della incomprensione e anche della derisione, da parte dei profeti di sventura. Moltissimi però, in particolare il compianto Monsignor Capovilla gli sono sempre stati accanto con discrezione e determinazione, attenti di nulla lasciar cadere del suo illuminato magistero.

Se non fosse stato Monsignor Capovilla, quella sera quando si aprì il concilio, a convincere con la sua intelligenza e bonomia, il papa, dopo un lunga e faticosa giornata ad affacciarsi ancora una volta alla finestra, i bambini, i malati, gli anziani, il mondo intero oggi mancherebbero di una carezza. Una carezza che ha cambiato la storia.

Oggi con papa Francesco, come allora con papa Giovanni è posto alla nostra attenzione il mistero della maternità della Chiesa. Al Laterano, nel Battistero la più antica chiesa occidentale del Battesimo, esiste un’iscrizione del V secolo d.C.,che dice: “La Chiesa genera in modo verginale da queste acque, figli dopo averli concepiti come embrione tramite il soffio divino”. Come Maria aveva generato, per il soffio dello Spirito, il Figlio di Dio fatto uomo, così nel Battesimo la Chiesa genera dalle acque i figli di Dio, per la potenza dello stesso Spirito. Il concilio vaticano II ha saputo, guidato dallo Spirito generare nuovi figli, ha liberato la chiesa da qualche mantello di troppo, e ha reso più facile il rapporto tra Dio e gli uomini, non più schiavi della legge, ma figli amati del Padre.

Ricordiamo nella preghiera i volti e i nomi di tutti coloro che durante il concilio hanno fatto crescere il germe seminato della Spirito, ci hanno aiutato a cogliere la bellezza di Cristo e del suo vangelo. Noi siamo figli, come credenti, di tutte queste persone. La nostra fede, pur rimanendo un risposta personale, è figlia del concilio.

L’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi ci avverte di stare bene attenti a come edifichiamo la chiesa: “ognuno stia attento a come costruisce!”. Accogliamo questa esortazione di Paolo come uno stimolo a non disperdere la grande eredità della intuizione giovannea. Siamo ognuno di noi la chiesa di Dio. Ma tutto questo esige attenzione e responsabilità, perché il dono può essere sciupato da chi lo ha ricevuto.

Non possiamo avere altra pietra di fondazione che non sia il Signore Gesù; non possiamo che versare vino nuovo in otri nuovi. Restaurazioni, liturgie di costantiniana memoria, sono fuori dalla storia e lontani dal vangelo.


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Cristo e’ stato forse diviso?

Nella Settimana di Preghiera per l’Unita’ dei Cristiani, la liturgia domenicale ci propone una riflessione sul rischio della divisione all’interno della Chiesa, che già San Paolo si trovò ad affrontare piuttosto aspramente.

Nella Prima Lettera ai Corinzi, infatti, Paolo ci racconta che i cristiani che già litigavano fra loro non circa la scelta tra bene e male ma su ben altre cose: “Io sono di Paolo, io invece sono di Apollo, io invece di Cefa. E io di Cristo!” (I Cor 1,12).

In fondo due sono i principali motivi che rompono l’unità nella Chiesa e creano divisioni, contrapposizioni, clericalismi.

Primo motivo che causa divisioni: i primi cristiani già miravano ad identificarsi con una autorità! Paolo respinge subito il gruppo sorto intorno al suo nome, e richiama con forza la centralità di Cristo. Non può esistere una Chiesa che non sia di Cristo. Il rapporto tra autorità e coscienza non può mai risolversi in nessuna dipendenza; quando l’autonomia della coscienza viene limitata e diviene dipendente dalla autorità, sorgono grandi problemi. Nascono i fanatismi religiosi, e ideologici, non meno gravi dei primi.

Fra quelli che si dicono cristiani, la storia così ha parlato: io sono di Pietro, io sono di Lutero, io sono di Calvino. Gesù è venuto a liberarci da ogni dipendenza umana, ma noi le abbiamo ristabilite. Il compito delle autorità è di essere ministri, servitori delle coscienze, non di sostituirsi ad esse, come ricorda spesso papa Francesco.

Il secondo motivo che causa divisioni lo troviamo al v. 17 della Prima lettera ai Corinzi al capitolo 1, dove Paolo dice: «Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo». Solo la parola dà senso al rito che da solo diventa ritualismo sterile. Il significato, il ruolo, la traduzione, l’inculturazione della Parola di Dio sono stati incredibilmente e gravemente causa di tante divisioni e di tanto sangue.

E’ la parola che dà al povero la dignità. Sinagoghe, e chiese sono al  servizio delle nostre povertà, non padroni:“tu non avresti alcun potere se non ti fosse stato dato dall’alto” rispose Gesù a Pilato.

E’ la parola che dà all’adultera la misericordia: «va’ e non peccare più»; con quella Parola cadono tutte le sinagoghe, tutta la legge… Oltre un certo limite nessuna sinagoga, nessuna chiesa, nessuna legge conta. Conta l’uomo santuario vivente che risponde a Dio.

Per questo Gesù sceglie di salire in Galilea, lontano dalle autorità   per realizzare la promessa di liberazione di ogni uomo. Crea intorno a sé una comunità di semplici pescatori, per pescare gli uomini:” Gesù disse loro, venite dietro a me”.

Ci tira fuori dall’acqua, simbolo biblico  del male e della morte, per salvarci, per darci  vita. Per la prima volta in Matteo appare il termine ‘vangelo’ che significa ‘buona notizia’. La buona notizia è quella del Regno dove Gesù guarisce :” ogni sorta di malattie e infermità nel popolo”. 

Anche noi se non: “rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”(Amoris Laetitia) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Credo che annunciare il vangelo senza coinvolgimento personale, sia una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, e le pecore fuggiranno via da Lui.


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One died for all: the Ecumenical Path and the Week of Prayer for Christian Unity

This year marks 500 years since the Lutheran Reformation. At the end of October, Pope Francis went to Lund in Sweden to commemorate this important anniversary together with the World Lutheran Federation. In an interview with the Swedish Jesuit, Ulf Johnsson, published in the journal “CiviltàCattolica”, Pope Francis highlights the positive aspects of the Reformation, underlining in particular two words. “Scripture”,because Luther was the first to translate the Bible into the vernacular language and, said the Pope “ took a great step by putting the Word of God into the hands of the people”.  The other word is “reform”:“At the beginning, Luther’s was a gesture of reform at a difficult time for the Church”, added the Pope.  The Bishop of Rome underlined that Ecumenism must be a continuous “moving ahead, walking together! We must not stay closed in a rigid perspective because there is no possibility for reform in this”.

The Lutheran-Catholic Commission on Unity has done excellent work during these years in order to reach this commemoration together. Its report, “ From Conflict to Communion”  states that “both the traditions approach this anniversary in an ecumenical age, with the achievements of fifty years of active dialogue behind them and a renewed understanding of their history and theology”.Separating the controversial aspects, from the theological progress of the Reform, the Catholics gather the stimuli of Luther for the Church of today, recognizing him as a “witness of the Gospel” (From Conflict to Communion n. 29). For this reason, after many centuries of – even bloody – conflict, today, in 2017 for the first time in their history,  Lutheran and Catholic Christians will commemorate the inception of the Reform together.

Even with our Orthodox brothers, the path towards unity is living an historical Spring. In this new climate and with such concrete steps we are living the theme of the Week of Prayer for Christian Unity chosen for this year: “The love of Christ compels us towards reconciliation” (see 2 Corinthians 5, 14-20). This verse summarizes the text of the Second Letter to the Corinthians, the reference chosen for Common Prayer. The Pontifical Council for Promoting Christian Unity and the  Commission on Faith and Order of the World Council of Churches have reflected and prayed together on these verses in order to get ready for these days – in particular – and the entire year of common prayer. The traditional days for living the Week of Prayer for Christian Unity are customarily from the 18th to the 25th January, the week  chosen and desired, since 1980, by Reverend Paul Watson because it included the Feast of the Chair of Saint Peter the Apostle and that of the Conversion of Saint Paul. No-one missed the symbolic force of this reference to the Apostles.  Peter was the first to profess his faith and Paul spread faith to the boundaries of the world.

We entrust this important week and the entire Ecumenical Path to Peter;  hewas a weak man who betrayed the Lord at the most important time, but it was because of the sincerity, the depth, the complete selflessness of his love thatthe Risen Christentrusted him to confirm his brothers and sisters in the faith.

Let us entrust ourselves also to Paul; in the past he had been a violent persecutor of Christians but he experienced the power of Christ’s tendernessand felt himself to be loved by Him right from his mother’s breast.

To love and to feel loved is the fundamental ecumenical choice which overcomes any weakness and relativizes all historical wounds, in a path towards complete unity which surely has more future than past.

Eight days

The text of 2 Corinthians 5, 14-20, scans the Eight Days of Prayer, where some of the theological themes of the individual verses are developed, as follows:

First

Day:

  Onedied for all
Second

Day:

  No longer live for oneself
Third

Day:

  No longer evaluate anyone with the criteria of this world
Fourth

Day:

  Old things  have passed
Fifth

Day:

  Everything is new
Sixth

Day:

  God has reconciled the world with him
Seventh

Day:

  Annunciation of the reconciliation
Eighth

Day:

  Reconcile yourself with God

 

 


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以作为个人和团体风格的非暴力来缔造和平

教宗方济各2017年世界和平日文告的标题是:“非暴力:一个缔造和平的政治风格”。自从先教宗保禄六世具有先知性的直觉,将每年元月一日建立为致力于和平的节日,已经过了几乎50年。

今年教宗使具体生活的“非暴力”“有如建造和平的策略”,成为整个文告运转的枢纽。我们就立即想起非暴力和平的伟大缔造者,如甘地、马丁•路德•金、圣德肋撒修女和纳尔逊•曼德拉,还有在如此棘手领域内付出努力的意大利激进党。

第一个暴力是眼光上的;为和平而工作并缔造和平,日复一日地学习以圣神的眼光来看世界,同时知道细查时代的标志。宿命论,不得上诉的定罪的判决,只是为隐藏摆脱,躲避在现实世界之外的方式。教宗方济各却挑战我们:要以和平工作者的风格建造社会与社区。

我们今天也清楚看到:战争的影响首先落在穷人身上。不过我们也看到福音信息的强烈,它没有被历史打败,一直能够有力地回响:神贫的人是有福的,温良的人是有福的…”。穷人恢复希望,那么战争就原形毕露,显示出它全然不合理与无用。我们所处的这时代,不但有许多战争,而且也有许多没有被军阀打败和覆没的希望。

此外,我们置身在一部分世界必然衰落的处境中,该部分创造了历史,现在却使用武器,为的是使历史不改变。可是历史已经改变了,现在死亡的阴影覆盖着许多西方的天空,不是因为战争,而是因自我毁灭。未来要经过别的地方,通过被排斥者、寡妇,孤儿与穷人在世生活的那些地方;也就是说福音的类别,那些在军阀及其默然与富裕的共犯眼中毫无价值的人们。我们中没有任何人能置身于寻找和平的穷人所引发的真正革命之外。若要有效果,革命总要从私人领域开始,而私人与公共的区分,在这意义上是我们所继承的文化的一部分,是在书桌上想出的一个骗局。教宗方济各写说:“在人际关系,以及社会与国际关系内,我们要让仁爱和非暴力指导我们”

我们要开始活出这个变化,同时要改变我们责任的私人空间。只有真福八端的人能缔造和平,并能自然地加入历史和平的大进程中。有权力、特权与意会大厅游说的人,永远是和平的异物,他们几乎没有体会到会成为战争的盟友。
当我要给非暴力取些名称,我把它叫做正义、尊重差异、和平、与公共益处。我说真福八端,这句话给这唯一真理多样的名称,耶稣是该真理的第一位证人。耶稣是非暴力的证人,这个有许多名称的非暴力,就是真福八端。

当一个人有权威、有个公司、有个指挥的职位,或当一个国家拥有资源时,不必用剑保护它们。耶稣向比拉多说:如果我的王国和你的一样,我的臣民已起来战斗了。用剑战斗是格杀,是只创造被打败而无胜利者的暴力。事实上我们的历史是条血河,它以没有剑就无法支撑王国为原则之名,所倾注的。这就是我们总是打战的原因。耶稣向伯多禄说“把你的剑放回原处”,否则道理永远会属于最强大、最暴力、最残忍和有最好武装的人。

当然有时候我们也要怕强大者和好的时候。我们永不能忘记和低估,耶稣被钉在十字架上的时候,比拉多与黑落德王成了朋友,在祂受重创的身体上和好了。我们不必要求政治保护任何宗教;好多次听说,那位政客、那个政党,保卫天主教的价值。我们不必要求政治保护任何宗教,因为我们冒着使天主之家成为一个市场与盗贼巢穴的危险;甚至不是风险,几乎是肯定的事。

相反我们必须强烈要求政治,也就是这世界上的王国,来保护人类的尊严和自由,每个人的,特别是今天的移民和所有少数民族的尊严和自由。

所以我们要求世界各国领导人和好,那个真正的,不建立在穷人身上的和平。我们祈求一个不在贫民身上建造的和平。例如,一个预期军备继续上涨的和平,而令半个世界饿死,这不叫做和平。所以我们祈求和平的君王耶稣基督。该王权,由于教宗方济各巨大的努力,正在脱离君士坦丁王朝记忆的所有大氅和皇冠,这样它就如肥沃的种子建起一个非暴力的世界,在这世界内:我们不需要炸弹与武器,以毁灭带来和平,我们只需要在一起,彼此相爱”(圣德肋撒修女,1979年获得诺贝尔和平奖时的演讲)。

 


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Uno morì per tutti: il cammino ecumenico e la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Questo anno sono  500 anni della Riforma luterana. Papa Francesco  a fine Ottobre   è stato  a Lund, in Svezia, per commemorare, insieme alla Federazione luterana mondiale, per questo importante anniversario. In un’intervista rilasciata al gesuita svedese UlfJonsson, e pubblicata dalla Civiltà cattolica, papa Francesco mette in rilievo  gli aspetti positivi della Riforma, sottolineando in particolare due parole. “Scrittura”,perché Lutero,  per primo ha tradotto la Bibbia in lingua vernacolare   e dice il papa “ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo”.  L’altra  parola è “riforma”:“All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa”, dice ancora il papa.  L’ecumenismo sottolinea il vescovo di Roma  deve essere un continuo“andare, camminare insieme! Non restare chiusi in prospettive rigide, perché in queste non c’è possibilità di riforma”.

La Commissione luterano-cattolica sull’unità ha computo in questi anni un lavoro eccellente per arrivare insieme a questa commemorazione. Il suo rapporto intitolato, “ Dal conflitto alla comunione” dichiara  che “entrambe le tradizioni si accostano a questo anniversario in un’epoca ecumenica, con i risultati di cinquant’anni di dialogo al loro attivo, e con una rinnovata comprensione della loro storia e della loro teologia”.

Separando  gli aspetti controversi, dai progressi  teologici della Riforma, i cattolici raccolgono  gli stimoli  di Lutero per la Chiesa  di oggi, riconoscendolo un “testimone del vangelo” (Dal conflitto alla comunione n. 29). Per questo dopo tanti secoli di contrapposizioni anche sanguinarie, oggi nel 2017 per la prima volta nella storia  i cristiani luterani e cattolici commemoreranno insieme l’inizio della Riforma.

Anche con i fratelli ortodossi il cammino sta vivendo una primavera della storia. In questo nuovo clima e con questi concreti passi si vive il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani scelto per  quest’anno: “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione” (cfr. 2 Cor 5, 14-20). Questo versetto sintetizza il testo della seconda lettera ai Corinzi, riferimento scelto per la preghiera comune. Hanno riflettuto e pregato insieme su questi versetti, per preparare questi giorni in particolare e l’intero anno di preghiera comune, il Pontifício Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani  e la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese.

I giorni consueti per vivere la  Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sono tradizionalmente dal 18 al 25 gennaio, settimana scelta e voluta fin dal  1908 dal  Reverendo Paul Wattson, perché comprendeva  la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo. A nessuno sfugge la forza simbolica di questo riferimento agli apostoli. Pietro che per primo ha confessato la fede, Paolo che ha portato la fede ai confini del mondo.

Affidiamo questa importante settimana e l’intero cammino ecumenico a Pietro; è stato un uomo debole, che ha tradito il Signore nel momento più importante, ma la sincerità, la profondità,  la totale gratuità del suo amore gli hanno meritato dal Risorto stesso di confermare i suoi fratelli e sorelle nella fede.

Affidiamoci anche a Paolo; è stato un violento persecutore dei cristiani nel suo passato, ma ha sperimentato la forza della tenerezza di Cristo sentendosi amato da Lui fin dal seno materno.

Amare e sentirsi amati, è la scelta ecumenica fondamentale che supera ogni debolezza e relativizza ogni ferita della storia, in un cammino verso la piena unità che ha sicuramente più futuro che passato.

Gli otto giorni

Il testo 2 Corinzi 5, 14-20, scandisce la preghiera degli otto giorni, che sviluppa alcuni degli spunti teologici dei singoli versetti, come segue:

Primo Giorno:   Uno morì per tutti
Secondo Giorno:   Vivere non più per se stessi
Terzo Giorno:   Non considerare più nessuno con i criteri di questo mondo
Quarto Giorno:   Le cose vecchie sono passate
Quinto Giorno:   Tutto è diventato nuovo
Sesto Giorno:   Dio ha riconciliato il mondo con sé
Settimo Giorno:   L’annunzio della riconciliazione
Ottavo Giorno:   Riconciliàti con Dio

 


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Giving voice to the voiceless. The World Day of Migrants and Refugees

The Church celebrates Sunday, January 15th, the World Day of Migrants and Refugees. This year, Pope Francis has chosen as its theme: “Child Migrants, the Vulnerable and the Voiceless.” This day has more than one hundred years and was established in 1914 by Pope Benedict XV.

As we all know, the issue of migrants has become a global emergency. According to data reported by the Foundation ISMU, there are over 181 thousand arrivals via the sea recorded in 2016 in Italy – an increase by 18% compared to the previous year. Of them, 25 thousand are children or youngsters, of which 14% unaccompanied. With this Day we are called to give voice and above all answers to these human beings, especially women and children, who are forced to flee and to leave everything in the hope of a better life. But what answers can we give? Our simple answer is a matter of common sense: humanity, generosity and competence.

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Credit: Website of Archdiocese of Vancouver

First, we note that a lot of information that we are given or that we report are incorrect. This is often the responsibility of some media, but also our own, as citizens. Indeed, we have a duty to get the right information and not to judge based on the feel and appearance. Especially when it comes to issues so fundamental and sensitive, like those of life and safety of humans fleeing because they risked their lives and their safety.

From the information we receive and what we talk about, it seems that migrants and refugees are a large portion of the Italian population. Again according to information of ISMU Foundation, reported on a recent article by Il Sole 24 Ore, Italians believe that immigrants account for 30% of the population, whereas it is a mere 10%. Similarly, they have a perception of a larger Muslim presence, which is seen by many with some apprehension. Such wrong perceptions certainly do not help to address the issue of migrants, which requires the cooperation and goodwill of all, by international institutions, governments, up to us the citizens.

Then, there is we, the Christians. Especially us, we cannot shirk the duty of charity and we cannot be victims of fear, especially if unmotivated. We also need to overcome a narrow and unhistorical view of reality. The Christian vocation implies to shift from particularism to universality. Christianity is, by its nature, open to the world. It is not by chance that Christianity has adapted to many cultures and social systems, “to the ends of the earth”.

For this reason, let us follow Pope’s invitation and what was said prophetically by St. John Paul II at the beginning of his pontificate. Let us open the political and economic borders of our countries. Let us open vacant houses, parishes and religious institutes. And above all, let us open our hearts to our brothers and sisters who are suffering. We will realize once again the reality of the Gospel: if we join our forces, something beautiful and human will come out, as it happened with the five loaves and two fishes that were shared and distributed equitably, with the help of the Lord, and fed much people.

And let us also be faithful to our history. Already in 1914, Pope Benedict XV, wrote to the Italian diocesan bishops the circular letter “The pain and worries”, which requested to establish an annual day to raise awareness and funds in favor of Italian immigrants. Over the years, this prophetic initiative of the Pope, which was conceived in the context of the First World War, has evolved and has been adjusted to the circumstances, as it is today. Therefore, the pastoral action of the Church regarding the migration issue has a long history and considerable experience, and has always been a fundamental part of her Social Doctrine. We Christians must practice it and implement it in the world, according to the times and the moments.

History teaches that fear is always a bad counselor. Our fears, then, are relative. From the point of view of migrants, our fears are their hope. After all, if our European and Western culture now feels to be more fragile, insecure and threatened, it is also due to the fact that other peoples are finally claiming dignity and food for their children, after centuries of oppression and exploitation. What the Blessed Paul VI had indicated in the Encyclical Populorum Progressio is happening today. And today we understand better that “development is the new name for peace.”

Let us convert toward a soberer lifestyle, exercising concrete gestures of charity, rather than many forms of devotionism to the limit of faith that do not bring benefit to anyone, to our Christian path and our soul. A gesture of charity, a prayer, a different lifestyle can bring something nice, maybe a better life, to someone. Let us add a gesture of charity, some of our time, to a “Hail Mary” that we are required to do as penitence further to Confession. “Love covers a multitude of sins” – says the Scripture. We are a small drop in the ocean, said St. Mother Teresa. Yet now we can all see what the “little pencil in God’s hand” was able to do.

Today on the international stage there is a great opportunity to effectively address the phenomenon of migration. The new Secretary-General of the United Nations Antonio Guterres led for many years the United Nations Agency for Refugees (UNHCR). His experience in this field is a very important factor and certainly weighed on his election. It is also something hopeful. The world, in its most important institution, seems to have finally decided to address decisively and without more referrals the humanitarian crisis linked to the emergency of migrants, which is a daily emergency. Guterres is also a practicing Catholic. We think he can combine his technical and political skills with the Christian humanism.

And let us not forget the work of mercy and prophetic action of our beloved Pope Francis, who decided to lead himself the office dedicated to the migrants of the new Congregation for Integral Human Development.

Let us pray and work as much as we can for our brothers and sisters, let us open our hearts to them, each of us according to our own ability, sensitivity, and skills.