ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


Leave a comment

Annunciamo e portiamo il vangelo ai poveri

Quel sabato nella Sinagoga Gesù prese il il rotolo del profeta Isaia e – come dice il testo greco  trovò quel passo dopo averlo cercato. Il verbo greco infatti è eurisko – da cui viene la ben nota esclamazione eureka! Gesù cioè sceglie un passo che probabilmente non era previsto si leggesse e che invece Lui cerca e trova apposta per leggerlo in quel momento.

Si tratta del capitolo 61 del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”.

Qual è questo “vangelo” di cui ci parla Isaia a cui fa eco Gesù? Il “vangelo” che si attendono i poveri – i primi a cui ancora una volta questo lieto annuncio è rivolto – è la fine della povertà. I prigionieri attendono la libertà, i ciechi si aspettano di poter vedere, e gli oppressi di essere sollevati dai loro pesi.

Nel mondo siamo testimoni, spesso piuttosto spettatori volenti o inermi, di tante forme di povertà (materiale, morale, spirituale), ingiustizie, prevaricazioni, disabilità, vulnerabilità…. Anche noi, nelle nostre vite, abbiamo le nostre povertà, siamo prigionieri di tante cose e siamo oppressi in qualche parte del nostro cuore. Ma, ci ha preannunciato Isaia e ci ha ricordato il Signore Gesù: “Coraggio, non temere, Egli viene a salvarti”(Is 35,4). E ancora ci dirà : “La verità vi farà liberi”(Gv 8,32). Quella salvezza, quella verità è proprio il Signore Gesù, che è il compimento della Scrittura, cioè il compimento del “lieto annuncio”.

E’ importante allora per tutti noi avere la coscienza, avere la certezza che c’è un punto, un “stella polare” dove guardare; che camminiamo su un sentiero già tracciato e – come ci ricorda Isaia – “spianato” dal Signore, nel deserto, che sono a volte le nostre vite, le nostre società. Dobbiamo tenere lo sguardo fisso su di Lui  e seguirlo, lasciandoci guidare dallo Spirito, certi che così non smarriremo la via. Molte volte noi cerchiamo ma non troviamo (la soluzione di quel tale problema, la risposta ad una certa domanda, il coraggio di fare una scelta…) proprio perchè prima che affidarci allo Spirito e distogliendo lo sguardo da Gesù, contiamo solo sulle nostre forze, pianifichiamo solo in base ai nostri calcoli, guardiamo solo alle nostre priorità. E non capiamo che dobbiamo “rovesciare” il nostro modo di pensare, vedere e fare le cose: perché prima di tutto siamo noi ad essere già stati trovati e soprattutto amati e “salvati”.

Scrive ancora l’evangelista Luca:” Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti, erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Noi dobbiamo certamente essere informati, preparati, leggere, pregare e meditare la Parola di Dio, ma subito dopo abbiamo il dovere di chiudere il “libro”, “arrotolarlo” come ha fatto Gesù, per metterci al servizio di quelli che aspettano la liberazione e che hanno gli occhi fissi su di noi e si attendono da noi una parola di conforto, una presa di posizione, un gesto di speranza, forse anche di rottura. Ricordiamoci sempre di cosa ha detto il Signore: “beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”. Oggi sono milioni i bambini, le donne, i popoli interi che attendono e che ci guardano. E  ragionando  più “in piccolo”, ci sono tanti che si aspettano una risposta da noi nelle nostre vite – i nostri vicini, i colleghi, i familiari, i poveri che sono nelle strade delle nostre città. Da troppo tempo il nostro occidente, le nostre case, a volte anche le nostre chiese assomigliano alla comunità di Esdra descritta nella Bibbia, chiusa nella propria autosufficienza e dimentica dei bisogni dei poveri. In tanti attendono la liberazione e tengono gli occhi fissi su di noi.

Il nostro compito di cristiani è prima di tutto contribuire alla costruzione di una società liberata, noi prima di tutto siamo battezzati nello Spirito che libera gli oppressi e dobbiamo sentire forte l’urgenza di questo compito, di questa missione, la liberazione dei poveri, degli oppressi e degli emarginati.


Leave a comment

Eucarestia pane per tutti

imageOgni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga

Il più antico testo sull’Eucaristia – la Lettera ai Corinzi (53/57) – ci parla del fatto che essa è in connessione con la morte di Gesù. Il Signore è morto, consegnandosi, lasciandosi prendere dai nemici, non chiedendo nessuna difesa agli amici. Celebrare l’eucaristia vuole insegnarci come vivere. Si vive consegnandosi, senza difendersi, come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli. Una Chiesa che pensa a difendersi, non è più chiesa.

Vivere consegnandosi, è il Vangelo, è il percorso da compiere per avere la vita eterna. Noi infatti celebriamo l’Eucaristia “finché egli venga”, aspettando che Lui ritorni, credendo che la morte non lo ha sconfitto, perché chi vive consegnandosi per amore, ha una vita più forte della morte.

L’Eucaristia è un modo di vivere, non un rito. Stiamo tutti molto attenti al rischio di ridurre l’Eucarestia ad una devozione privata, intimistica, come se tutto potesse risolversi nel rapporto esclusivo tra me e il Signore, chiusi agli altri e alla storia

A questo proposito ci sono due pericoli sempre attuali.

Nel libro del Deuteronomio vediamo il pericolo della nostalgia di altri tempi: il popolo dalla dura cervice resiste allo Spirito. Ancora oggi alcuni come quel popolo, rimpiangono tempi di tranquillità, tempi della chiesa trionfante, quando le chiese erano piene e le liturgie fastose, gli ostensori così imponenti da “soffocare” la fragilità dell’Ostia Sacra; tempi che erano però, di ingiustizia, di potere, di denaro, di clericalismo, dove Cristo non c’era.

Il pericolo dello spiritualismo «E il pane che io darò è la mia carne». La vita di Dio non è al di fuori della realtà umana. Non ci può essere dono dello Spirito dove non ci sia anche il dono della carne. Gesù, dice precisamente, nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni: “Chi mastica la mia carne”. Il verbo masticare in greco è molto forte e significa “triturare, spezzettare”. Il Vangelo non è un ideale, ma la concretezza del pane e della carne.

Anche il Vangelo di Luca nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci offre una indicazione molto importante

 Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

Non c’è nessuno che, venuto al banchetto del Messia, sia costretto a tornarsene a digiuno. Anzi, ci sono dei pani che sono riservati a chi è rimasto fuori dalla mensa. Pensiamo, e preghiamo, per tutti i cristiani che vivono in situazione di persecuzione, e non possono celebrare l’eucaristia; preghiamo per chi non può accostarsi ai sacramenti e attende la misericordia del Signore e della Chiesa, non la durezza della legge; preghiamo per le chiese in terra di missione, dove il sacerdote arriva una volta al mese; preghiamo per tutti quelli che non hanno mai incontrato chi il Signore, e anche per coloro che si sono allontanati  per colpa nostra e delle nostre contraddizioni. Preghiamo perché al tavolo a cui Gesù  si è voluto sedere, ci sia veramente un posto per tutti, e nessuno venga escluso, nessuno manchi; forse allora quello sarà il giorno in cui Lui ritornerà.

 


Leave a comment

Abramo partì, senza sapere dove andava

Monica Romano

Il tempo di Quaresima è, più di altri, un tempo in cui la Parola di Dio ci invita a metterci in cammino. Un “tempo forte”- ci ricordava da ragazzi il mio vice-parroco, Don Paolo – molti anni fa, quando preparava per ognuno di noi una vera e propria “agenda” per l’Avvento e la Quaresima, con i riferimenti alle Letture giorno per giorno. Per darci uno strumento utile e incoraggiarci ad accostarci alla Bibbia più regolarmente rispetto ad altri tempi dell’anno liturgico.

Il cammino, la vocazione alla quale Dio ci chiama, non ci appare sempre lineare, anzi a volte ci richiede quasi un “salto nel buio”. Mi ha sempre colpito l’esperienza di Abramo, che parte lasciando tutto e tutti e, come noterà successivamente la Lettera agli Ebrei, “per fede” obbedì a Dio e “partì senza sapere dove andava”. Qui entra il gioco un aspetto fondamentale nel cammino di fede: la fiducia in Dio. Molti di noi non mettono in dubbio l’esistenza di Dio e credono che Gesù Cristo sia Suo Figlio, il Salvatore, venuto nel mondo per riscattarci, come primizia della Resurrezione che sperimenteremo anche noi. Ma dalla fede in Gesù Cristo alla fiducia incondizionata vi è appunto un salto molto grande da fare. Spesso questa è la debolezza della nostra fede – fidarsi (e affidarsi) incondizionatamente di Dio. Fiducia che Dio ci ha tracciato dal momento in cui si è incarnato in un bambino indifeso, che poteva vivere solo se accudito e amato da Maria e Giuseppe. Dio ha fatto Lui stesso per primo un atto di fiducia nell’uomo, prima creandolo e dopo scendendo nel grembo di Maria e affidandosi a una famiglia diciamo “come tutte le altre”, che si è a sua volta fidata di Dio e ha portato avanti una vocazione straordinaria alla quale era stata chiamata. Non senza momenti di buio e di incertezza, alcuni dei quali emergono anche dai racconti del Vangelo. C’è un’immagine molto bella che porto nel cuore, dipinta dalle Piccole Sorelle di Charles de Foucault (vedi immagine sotto). Maria che tiene in braccio il piccolo Gesù, che invece di starsene “accovacciato” tra le braccia rassicuranti della mamma, le tende come per farsi prendere dal passante che desidera accoglierlo. Questa “iconografia” originale mi richiama di nuovo l’idea della fiducia, che il Signore ha riposto nell’uomo, fino a donare la sua vita per lui, ciascuno di noi e tutti insieme. E che ha richiesto a noi cristiani, che crediamo “pur non avendo visto”. Atti di fiducia che ci vengono richiesti non una sola volta nella vita. Ad Abramo successivamente verrà chiesto addirittura di sacrificare il figlio Isacco. A significare che, in aggiunta ai “piccoli”, “quotidiani”, atti di fiducia cui i cristiani sono chiamati a rispondere nella vita ordinaria, ve ne possono essere di molto, molto grandi, nel corso della vita.

Madonna-con-Bambino

I santi sono uno specchio luminoso di questa fiducia incondizionata nell’amore del Padre e hanno seguito Gesù sempre e comunque, molte volte attraversando percorsi bui, nell’anima e nella vita concreta di tutti i giorni. Per me i santi sono una grande consolazione, perché nelle amarezze della vita mostrano che esse si possono superare umanamente o vivere secondo quanto il Signore ci chiede, con l’aiuto della grazia.

Ma vediamo che già da subito, la tentazione alla “scorciatoia”, all’alternativa alla “salita” nel buio, si affaccia nel cuore dell’uomo, perfino in chi era più vicino al Signore e ha poi dato tutto, la vita, per Lui. Nel Vangelo di oggi che segue la Prima Lettura sulla vocazione di Abramo, la liturgia propone il racconto della Trasfigurazione di Gesù. Camminano il Signore, Pietro, Giacomo e Giovanni, “su un alto monte”. Spesso, quando il Signore prepara qualcosa di speciale come in questo caso, il Vangelo racconta che ci si mette in cammino e in condizioni o circostanze generalmente ostili, difficili. La salita sul monte, come in questo caso; il contesto dei pastori – i reietti della società di allora – o i Magi ingannati da Erode, quando nasce Gesù… Una volta giunti a destinazione, Pietro propone di preparare tre capanne e rimanere lì, loro soli. “Lasciamoci tutto alle spalle, abbandoniamo il mondo con le sue amarezze”, praticamente a me sembra voglia dire Pietro. Forse, anche: “Godiamoci noi tre la compagnia del Signore”. Mi è capitato molte volte di sperimentare o incontrare persone che hanno vissuto questa tentazione. “Mollare tutto”, per dirla con un linguaggio più vicino a noi e forse più efficace; “tenerci stretta” la fede, nel nostro gruppo parrocchiale, nel nostro movimento, lontani dal mondo che “non conosce” o peggio ancora “rifiuta” il Signore…. La liturgia della Parola che saggiamente è stata “assemblata” con il Concilio ci dice con queste Letture che invece non bisogna fermarsi ma – come Abramo e parafrasando le parole di Gesù nel Vangelo di oggi, “alzarci e non avere paura” -, camminare, e dopo aver goduto della luce di Gesù, dobbiamo a nostra volta portarla nel mondo, per illuminare quei cammini bui che molte volte ci ritroviamo a percorrere nelle nostre vite. Non è una vocazione cristiana vivere in una capanna tra di noi, ma – direbbe ancora Papa Francesco – aprire le sue porte,  uscire per portare Gesù al mondo e lasciar entrare chi lo desidera.

Che questo tempo quaresimale, che ho sempre considerato un dono propizio nel cammino di fede, possa aiutarci ad alimentare sempre di più la piccola lampada della nostra fede e della nostra fiducia in Dio, che già non è stata delusa, , con la promessa della Resurrezione.


Leave a comment

Non ci sono nemci

Riflessioni sul vangelo della VII domenica del Tempo ordinario anno A

Spesso il nostro sistema per stare in piedi deve identificare il nemico, lo deve produrre. Questo è vero anche nell’ educazione dei bambini. Ricordiamo quando i nostri nonni usavano il termine “austriaco” in modo dispregiativo : se non ti comporti bene chiamo gli austriaci si diceva. Poi abbiamo chiamato “ i comunisti”, oggi forse i musulmani.

Un primo insegnamento del vangelo è quello dell’idea del nemico: non ci sono nemici, ci sono uomini.  Anche la Chiesa ci hanno insegnato ha dei nemici e quindi occorre difenderla: dal relativismo, dal soggettivismo, dal laicismo e così via, Gesù però non si è mai difeso; e allo stesso modo Pietro e Paolo non si sono mai difesi. C’è tutta una storia di nemici che abbiamo combattuto mentre il male era interno a noi: il potere, il denaro, la paura di perdere posizione dominante.

Per questo quando Gesù dice “«Se uno di da uno schiaffo sulla guancia destra tu porgigli anche l’altra»”, ci dice di andare oltre il nemico. Nel vangelo di Giovanni Gesù prende uno schiaffo, ma lo rende inefficace:“ se ho sbagliato mostrami dove ho sbagliato, se non ho sbagliato perché questa violenza?”

Gesù invita a non opporre alla violenza, altra violenza, altrimenti questa cresce e poi diventa un crescendo interminabile.

La logica del porgere l’altra guancia o di lasciarsi togliere il mantello o di lasciarsi trascinare in tribunale, significa, riconoscere la violenza, dargli un nome e “combatterla” come fa il sole con le tenebre che a poco a poco sono vinte dalla espansione della luce .

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. «Metti via la spada» ha detto Gesù a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato.

Bisogna tornare all’annuncio radicale del vangelo, come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Corinzi. I Corinzi rimproverano Paolo di avere fatto un annuncio del vangelo troppo semplice, non all’altezza della loro sapienza e cultura. Paolo risponde paragonando l’annuncio del vangelo ad una costruzione: i costruttori saranno giudicati se hanno costruito sulla pietra angolare Gesù Cristo, non dai discorsi culturalmente elevati, ma vuoti di contenuto spirituale. Facciamo del crocifisso il fondamento della nostra vita, e non un aggressivo utensile di religione civile.

 


Leave a comment

Le opere di giustiza trasmettono la fede

Il profeta Isaia descrive il ritorno dall’esilio da Babilonia, dopo che nel 538 a. C., Ciro re di Babilonia, permise agli Ebrei di ritornare in patria e ricostruire Gerusalemme e il Tempio. Fina da subito, i reduci più forti e più scaltri si impossessavano di terreni e ricchezze a scapito dei più deboli. La competizione economica tra i pochi ricchi ha generato una stuolo di nuovi poveri che pagavano così le conseguenze della ricostruzione e, come si direbbe oggi, della crescita economica. Sembra in parte la situazione di oggi nel mondo.

La globalizzazione non può essere usata per nascondere colpe e reati  individuali, compiute da pochi ricchi a danno del bene comune.I poveri danno la misura di una civiltà cristiana e di una civiltà democratica e del Diritto.

I profeti da sempre denunciano la contraddizione tra professione di fede e ingiustizia: «fino a che non sarà abolita l’oppressione in mezzo a te, o popolo di Israele, non ci sarà la luce su di te. Tu sarai tenebra in mezzo al mondo». Il Vangelo ricorda che:”se non splende la vostra luce dinanzi agli uomini, la gloria di Dio è spenta agli occhi degli uomini”. E’ impossibile trasmettere la fede, far conoscere il Dio di Gesù Cristo, se rimangono un vuoto ritualismoe le ingiustizie.

A volte con i nostri comportamenti siamo tenebra e non luce.Così è accaduto nella storia che l’umanità ha cercato la giustizia, prescindendo dai cristiani, ha cercato la libertà senza chiederci niente.Come possiamo essere ancora luce dentro la storia e sale che le dà sapore?

Dobbiamo, ancora oggi, vigilare sulle tentazioni denunciate dai profeti e dal Vangelo, in particolare una chiusura spiritualistica nella vita liturgica, disincarnata dal contesto storico e anche dal messaggio della Parola di Dio, riassunta nelle Beatitudini.

La liturgia, la preghiera che commuove il cuore di Dio è quella che viene dalle opere di giustizia.Se noi non spezziamo il pane all’affamato, la preghiera diventa un soliloquio sterile e una terribile illusione.

Preghiamo il Figlio dell’uomo perché ci aiuti ad aprirci ad una solidarietà che arrivi fino al dolore fisico dell’uomo,di ogni uomo per cui salvarsi vuol dire anche avere un pezzo di pane a mezzogiorno o essere liberato dalla guerra che ti sta uccidendo.

L’Eucarestia che celebriamo ha senso se non è distaccata dal gesto della lavanda dei piedi,la presenza eucaristica, coincide con una presenza di carità; portiamo nel mondo quella carità di Cristo che è il lievito di questo pane.


Leave a comment

Il grande Abisso

Chi ha molti denari e molte sicurezze,, rischia di vivere come gli «spensierati di Sion» di cui parla Amos, e si costruisce un mondo tutto suo, e anche se alla sua porta ci sono migliaia di Lazzari nemmeno se ne accorge. L’ epulone dei nostri anni a volte se ne accorge e allora fa qualche elemosina per i poveri, dona qualche vestito vecchio che non mette più, pur di non avere il disturbo dei Lazzari alla sua porta.
In tutte la Chiesa cattolica oggi si legge la parabola del Ricco Epulone ma domani Lazzaro starà come oggi. Niente cambia. Purtroppo il messaggio di Gesù è stato spesso imprigionato nel sistema e lo abbiamo un po’ reso innocuo; non incide più nella nostra vita reale. Questo è l’abisso di cui parla il oggi il Vangelo. .Inoltre tutti vediamo che l’abisso tra i Lazzari e gli epuloni si è allargato a dismisura.
Noi epuloni abbiamo da secoli deciso che non si può consentire la promiscuità tra chi è dentro e chi è fuori. Lazzaro deve stare fuori dal sistema,dalle nostre città, la bibbia direbbe dall’accampamento. Lazzaro poi non solo è escluso ma deve essere anche convinto che sia normale così, che sia giusto. L’esclusione lo tocca dentro, nella coscienza.
La nostra società però dice di ispirarsi ai grandi principi del cristianesimo, dell’illuminismo,della democrazia e allora prova ( fa finta?) ad inserire dentro di se Lazzaro l’escluso, ma non ci riesce, perché dovrebbe contestare se stessa nei propri principi costitutivi. Gli immigrati sono i Lazzari del ventunesimo secolo, e noi sappiamo solo allargare il fossato.
I cristiani non sì dimentichino che Dio sta dalla parte dei Lazzari, anzi Dio in questo mondo è Lazzaro.Gesù è andato fra gli immondi per insegnare loro a smettere di dirsi immondi, a guardare le nostre città,il nostro sistema e scoprire che il vero Lazzaro,il vero immondo è proprio il sistema. Questa è la rivoluzione cristiana. Gesù è venuto a svegliare la coscienza degli esclusi perché smettano di considerarsi legittimamente esclusi, perché sappiano che la dignità e un loro diritto inalienabile.Il sistema poi ha provato ad addomesticare Gesù “promuovendolo” a tutore dell’ordine ma Lui si è divincolato, andando contro ad un sistema che esclude,ribellandosi al potere politico/religioso e a quello economico. Per questo è stato crocifisso come un Lazzaro qualunque:”Come un delinquente voi lo avete appeso ad un legno”.dice Pietro, nel primo discorso dopo la Pentecoste. Le Beatitudini ci dicono che i Lazzari hanno già vinto in Cristo la loro battaglia di dignità.Ora ci stanno venendo incontro,e sono milioni.Non ci vogliono distruggere, ma dirci la Parola della salvezza che è stata loro affidata. Beati i Poveri perché vostro è il Regno di Dio dirà Gesù.Vostro è il segreto della vita.


Leave a comment

Saremo giudicati sull’amore

don Francesco Pesce

Il Vangelo ci chiama a superare le facili contrapposizioni tra giusti e ingiusti, peccato e virtù. Anche questo figlio maggiore onesto è peccatore. Cosa ha fatto? Niente! Non ha capito l’amore. Non ha capito l’amore e con il suo occhio guardava tutto e tutti con sospetto; ricordiamo bene quando gli scribi e i farisei mormoravano contro Gesù perché “guardavano” che mangiava con i peccatori. La prima violenza è proprio quella dell’occhio; dobbiamo sempre tutti imparare ogni giorno a guardare il mondo con gli occhi misericordiosi del Padre.

Un pastore che affronta i pericoli della natura, una donna di casa che con ostinazione cerca la sua moneta di valore, un padre che sa solo correre incontro e abbracciare.  Sono tre immagini bellissime di un Dio che ci cerca continuamente e non trova pace fino a quando non ci ha ritrovati. Il Pastore  si mette  sulle spalle la pecora che ha ritrovato,e la aiuta così nel suo cammino di ritorno, gli rende più leggeri i passi, non la umilia con una punizione per il fatto di essersi perduta.

Dio non guarda i nostri meriti o le nostre colpe, ma prima di tutto i nostri bisogni. La donna che cerca il suo tesoro sotto la polvere, ci aiuta a credere di più nell’aiuto di Dio e in noi stessi; sotto la polvere di tanti nostri giorni, nascosto in qualche angolo dentro di noi, c’è un tesoro prezioso che dobbiamo cercare con la lampada dello Spirito. Nessuna sporcizia, nessuna difficoltà, nessun male della vita sarà mai più forte della nostra immagine e somiglianza con Dio.

Non lasciatevi rubare la Speranza è la profezia di Papa Francesco. Un padre misericordioso che corre e abbraccia il figlio; lo vuole più felice che fedele, lo vuole debole ma vicino, piuttosto che forte e lontano. Il Vangelo ci insegna a ripudiare  mentalità aggressive, perché gli uomini  non solo disarmino i loro arsenali di guerra, ma anche i loro cuori. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” – come scriveva il sacerdote e poeta del sedicesimo secolo, San Giovanni della Croce.