ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Cenere Acqua e Polvere. Riflessioni sul Mercoledì delle Ceneri inizio della Quaresima

Tutti ricordiamo i nostri nonni che al fiume lavavano i panni con un po’di cenere e un po’ d’acqua. Cenere sulla testa il mercoledì che inaugura la Quaresima e acqua sui piedi la sera del Giovedì Santo; la Quaresima è significata proprio in questi due gesti semplici e profondissimi. Le maschere di carnevale sono tanto belle, ma vanno bene solo per un giorno; poi c’è la vita con la sua faccia dura e vera, il cammino di un percorso impegnativo che coinvolge ogni uomo e tutto l’uomo, proprio dalla testa ai piedi.

La Quaresima ci fa entrare nel deserto, come sanno tante famiglie, che svestite le maschere, sperimentano che la festa è finita e bisogna lottare giorno dopo giorno, e spesso entrare nel deserto. Il deserto è il luogo tipico della Quaresima, una parte essenziale della nostra vita.  Come pero’ diceva con tanta efficacia Antoine de Saint-Exupéry:” in ogni deserto c’è un pozzo, in ogni amarezza c’è il germoglio di una risurrezione inaspettata”. E’ il fatto della Pasqua l’orizzonte ultimo della Quaresima. Scrive il teologo Andrea Grillo:” Recuperare la quaresima come iniziazione festiva al mistero della Pasqua è una “grande impresa”, che noi cristiani cattolico-romani, appartenenti alla seconda generazione dopo il Concilio Vaticano II, abbiamo trovato indicata da quel grande Concilio come una delle chiavi di accesso alla nostra tradizione ecclesiale e spirituale. Rimettere in moto il meccanismo simbolico di un cammino festivo di pregustazione, di preparazione, e soprattutto di iniziazione alla Pasqua”.

Pope Francis receives ashes from Cardinal Tomko during Ash Wednesday Mass at Basilica of Santa Sabina in Rome

“Convertiti e credi al vangelo” oppure “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai“, diranno i sacerdoti spargendo la cenere. Fede e Umiltà sono necessarie per iniziare il cammino di conversione verso la Pasqua; basta una crisi economica e per molti manca il pane, una malattia e manca la gioia di vivere. Polvere è l’uomo. Eppure quella polvere, abitata dal soffio dello Spirito, è rimasta ancor oggi l’opera più bella di tutte. Lo Spirito irrompe nelle nostre fragilità e ci chiama ad una originaria e sempre nuova identità. Noi dobbiamo agire secondo lo Spirito, con quel coraggio fragile proprio ad ogni battezzato, e che vediamo  in ogni pagina di vangelo, e che ci fa ogni giorno uomini nuovi.

Il Signore, per mezzo del profeta Gioele che si legge come Prima Lettura del Mercoledì delle Ceneri (Gl 2,16-18) ci chiede di raccoglierci tutti insieme, giovani, vecchi, bambini, sposi, conviventi, immigrati, per accogliere l’invito a lasciarsi riconciliare con Dio, come ci ricorderà  S.Paolo nella seconda lettura tratta dalla Seconda Lettera ai corinzi ( 2cor 5,20-6,2).

 Gesù nel Vangelo (Mt6,1-6.16-18) ci esorta infine alla serietà del cammino. Anche Dio cammina e ci viene incontro e noi lo accogliamo con  la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Queste non sono pratiche quaresimali singole e private, ma vogliono esprimere  il nostro cuore che si muove verso Dio e verso ogni uomo, da Pasqua in poi ormai mio fratello.

 La Quaresima ci aiuti a fare del nostro mondo interiore ed esteriore la  casa del Padre, dove tutti sono fratelli, e non una  casa di mercato (Gv2,16), dove tutti sono nemici e concorrenti.

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I bambini cinesi cantano “Forza Gesù”

In occasione della Visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in Cina in questi giorni, un gruppo di studenti cinesi di scuola elementare si è esibito con una canzone in italiano intitolata “Forza Gesù” dello Zecchino d’Oro.

Come si legge sul sito del Quirinale e riportato dall’account twitter dell’Ambasciata d’Italia a Pechino, il Presidente Mattarella ha incontrato docenti e alunni della Scuola Elementare del Popolo di Chongqing, città che si trova nella parte centro-meridionale della Cina, con quasi 33 milioni di abitanti. Durante la visita alla scuola, un gruppo di bambini ha accolto il Presidente cantando “Forza Gesù”, una canzone in gara della 53ma edizione dello Zecchino d’Oro, che si è svolta a novembre del 2010. Il brano era cantato da Simone Deiana e come tutte le canzoni della performance canora era accompagnato dal Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. Secondo una rapida ricerca su internet, la canzone è diventata popolare in Cina tramite un video postato su internet relativo a un’esibizione di poco successiva del Coro dell’Antoniano nella Basilica di San Fermo a Verona, in occasione del Natale dello stesso anno. Come riporta Famiglia Cristiana, il video con la canzone sottotitolata in cinese (dal titolo letterale “加油耶稣”) ha registrato un milione e mezzo di visualizzazioni in Cina. La voce solista era quella di una bambina di quattro anni, Francesca. In fondo al post i testi della canzone in italiano e in cinese.

La canzone mostra come i bambini siano consapevoli del male che li circonda e dei loro limiti nel poterlo affrontare. Appare anche la preoccupazione che i bambini hanno quando vedono che gli altri, gli adulti, sono infelici e il desiderio di fare qualcosa per loro. Ma il cuore della canzone è il riferimento a Gesù e non solo il fatto che il bambino veda la preoccupazione di Gesù per il male del mondo e vorrebbe consolarLo. Ma il fatto che l’amore di Gesù può superare il male e rendere il mondo più bello, e la bellezza salvare il mondo. Così un passaggio significativo del testo: “Con l’amore penso si può fare tanto. Per esempio consolare un po’ Gesù. Forza Gesù, non ti preoccupare se il mondo non è bello visto da lassù, con il Tuo amore si può sognare e avere un po’ di Paradiso quaggiù”.

Questa canzone è una piccola goccia in un oceano dove i riferimenti alla fede e ai simboli cristiani vanno scomparendo nelle nostre società occidentali, anche nei contesti dove un tempo erano considerati fondamentali, come ad esempio per l’educazione e i momenti di svago di bambini e ragazzi. A Roma, ad esempio, è molto triste in tempo di Natale vedere solo riferimenti generici alle “buone feste” e dover andare solo nelle librerie cattoliche per trovare biglietti augurali con immagini o rappresentazioni di carattere religioso. Si trovano Babbo Natale e il pupazzo di neve, a volte gli angeli (che però non hanno necessariamente, o nel tempo hanno visto un po’ perdersi, una connotazione cristiana), ma quasi mai la capanna di Betlemme con Gesù Bambino…

Questa canzone è anche una goccia anche nell’immensa Cina, dove la fede cristiana cresce, anche se con difficoltà, chiaroscuri e contraddizioni…Ed è bello che il testo riconosca che Gesù “faccia sognare”. Se i genitori capissero che Gesù è la risposta ai desideri, alle aspirazioni, e alle inquietudini dei giovani, tante infelicità, tanti mali del mondo certamente non esisterebbero. Anche nella grande Cina, dove al galoppante e sorprendente progresso economico e sociale si accompagna un allarmante vuoto di valori spirituali e morali, soprattutto tra le giovani generazioni. Può una fede bella, serena, vissuta nella vita di tutti i giorni, nei propri doveri quotidiani nella società, una fede nella persona di Gesù, che ci rende liberi interiormente e mette il prossimo al centro, “essere una marcia” in più per la grande Cina? Può questa figura di Gesù attrarre i giovani cinesi e rendere la loro vita più bella, più orientata a un benessere economico e sociale che sia più umano, meno individualista e più ricco interiormente e spiritualmente?

Nel diario di viaggio relativo a una delle due recenti tournée cinesi del Piccolo Coro dell’Antoniano leggiamo: “Sentire l’ovazione per ‘Forza Gesù’ o l’ascolto in silenzio della ‘Benedizione a Frate Leone’, pensando al messaggio così universale di quei testi, fa impressione. Abbiamo cantato in Italiano, in Inglese, in Cinese, in Spagnolo, in Francese, in Latino e alla fine tutto era comprensibile e tutto era a misura di bambino”. Qualcuno che segue il Papa più attentamente ricorderà che in occasione della sua visita in una parrocchia romana, i bambini della Prima Comunione avevano cantato per lui la Benedizione di Frate Leone.

Non è la prima volta che “Forza Gesù” è stata cantata in Cina. In internet abbiamo trovato che il piccolo coro filarmonico di Qingdao diretto da maestro Yang Guoqing l’aveva cantata, insieme a un altro testo (“Una stella a Betlemme”). Preghiamo e speriamo però che la scelta di questo testo in un’occasione ufficiale così importante sia un altro piccolo segno di un ponte che si costruisce, tra la Chiesa e la Cina, secondo gli sforzi e le intenzioni di Papa Francesco.

 

TESTO DELLA CANZONE (ITA e CIN)

Forza Gesù

Ogni sera quando prego nel lettino Penso a quello che si vede da lassù, Tutto il male che viviamo sulla terra, Ogni lacrima che scende sale su.

Tu mi dici cosa mai può fare un bimbo, Come può contare piccolo com’è.
Con l’amore penso si può fare tanto Per esempio consolare un po’ Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso.

Quando dico la preghiera del mattino Prego per la sorellina ed il papà,
Per la mamma che mi sta vicino
Mi sorride, mi dà gran felicità.

Ma poi penso a tutti quei bambini Che non sono fortunati come me, Senza amore si cresce con fatica Che dolore tutto questo per Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso quaggiù.

E’ importante la preghiera di un bambino, E’ importante perché nel suo cuore ha
La bellezza che al Signore dà un sorriso, La bellezza che il mondo salverà.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù!

         加油耶稣

每夜我都在小床上默默回顾经历那位多少的祝福
也许地上难免仍有许多痛苦
每滴眼泪他都为我们细数
人说小孩去做不可能会成功
怎能指望小孩去完成圣工
我想有爱的话就有能力传送
比如安慰耶稣让他更轻松
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户
清晨我的祷告向他心意倾吐
为妹妹还有我地上的生父
陪伴妈妈一同祈祷很幸福
她的微笑让我心里很满足
想起许多小朋友在世界各处
他们并非和我一样的幸福
没人关爱的他们成长艰苦
这对耶稣来说他也很伤楚
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
即便一个小孩祷告也很重要
因为他的心中有一份美好
这份美好传递给主一个微笑
这份美好可以拯救这世道
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户 就在此处

 

 


					
		
	


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Pope Francis, true witness of the Joy of the Gospel

22nd February, the Church is celebrating the Feast of the Chair of St. Peter. The Chair marks the primatial role of Peter in the Apostolic College  when Jesus assigned him the task of  “feeding” his flock. Today, on this Chair sits Pope Francis and it is shining with a special light, allowing us to catch sight of the holy Spirit at work in the Church.

Evangelii Gaudium, Laudato Si’ e Amoris Laetitia.   Joy, Praise, Delight. The very names of the documents of the Pope’s teaching  enable us to understand clearly the faith in God and trust in men which live in Francis’s priestly heart.  Biblical joy erupts powerfully:  “I bring you tidings of great joy, which shall be to all people.” A joy which came into the world and is not reserved only for an exclusive club.

Those who speak always and only of  “doctrine” are sad Christians and cannot be good witnesses of the Gospel which, in regard to witnesses, speaks thus of John:” the disciple beloved of Jesus”. The disciples must be taught first and foremost with love, by loving them, welcoming them just as they are,  walking along a stretch of road with them, “infecting them” with a coherent testimony of Christian life.

If we don’t: “stop seeking those personal or communal niches which enable us to maintain a distance from the issue of human drama”(AL) we will be unable to understand the “drama” of the Kerygma;  the Kerygma isn’t doctrine but drama. Announcing the Gospel without personal involvement is not only a useless illusion, it is also counterproductive.  Without the odour of his sheep, the Shepherd is no longer a shepherd and becomes a wolf, smelling only of incense and ink and no longer has the shepherd’s dirty garments but robes of Constantinian memory and so the sheep flee from Him.

«No one has seen God at any time but the one and only Son who is in the bosom of the Father, He hath declared him». Unless he is the God who makes himself known through the Word Incarnate of the Son of Man, this God is not the Christian God but a mere concept or even an ideological instrument who says nothing to our hearts.  God’s people need Shepherds who warm their hearts not Instructions for Use. After all,  warm hearts are like clay, more malleable and gradually masterpieces emerge; hearts full of instructions for use are beautiful on the outside but do not beat within and cannot be shaped in any way whatsoever.

At times not only do we not want to make the effort to get to know the God of Jesus Christ, but often not even Man; man is a mixture of mud and Spirit. The mud is an important thing; it is the sweat we see every day in our streets;  it is the blood that so many families spill to reach the end of the month with dignity; it is the “marvellous complexity” of life. The Spirit needs this mud, the Church needs it, we all need it; in order never to forget that All is Grace.

“But as many as received him, to them gave he the power to become the sons of God”.  In a certain sense, we are not born Sons of God but become them; we become them by welcoming Jesus and imitating his life of love, which are the beatitudes.  We also gradually become a family; and when we are unable to for many reasons, the people remain, forever, the image and likeness of God.

Often we waste too much energy fighting evil; “The light shines in the darkness and the darkness has not overcome it”. To receive the love of God and then manifest it immediately to those we meet, simply, with joy and unconditionally, like a secret of the heart. To love unconditionally.  Many times in the countryside, we have seen the light expanding gradually at dawn and the darkness fleeing from the sunlight. It is only light which overcomes the darkness, because it overpowers it, the law can sanction it but no more than that.

The Magisterium of Pope Francis is a “perilous” light; it is enough to go to a parish and talk to the people to experience how people feel respected, loved and encouraged by His words and His example.  We can almost feel the fatherhood and motherhood of the Church physically.

A testimony, that of Pope Francis, of life, fidelity to the Gospel and to the Tradition of the Church (not to the precepts of men). A faith which is coherent with honesty, sobriety, justice and charity and which knows how to transmit the joy of meeting the Resurrected Christ to the new generations.

The Spirit summons us to an original and ever new identity to which we must abandon ourselves with faith.  The Spirit tells us that Jesus Christ isn’t the guardian of the fort,  he’s not a point of reference of the past, he is not a footrest for every egotism, even ecclesial, but a guarantee for the future.

We know very well that there is no future without memory of the past. Our memory, however, cannot exist of professions of faith proclaimed with a sword in hand, with the tendency to exclude the weakest. The unity of the Church cannot be maintained by a criterion of egotism and the desire to raise barriers, by widening the “the walls of Jericho” even more.

The language of Christianity is a universal language; it is a language of unity but not uniformity; The Spirit teaches us to speak this universal language every day of our lives.


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There are no enemies

Often our system, in order to continue standing, has to identify an enemy, it has to create one.  This is also true in children’s education.  Many of us in Italy will remember when our grandparents used the term “Austrian” in a derogatory manner: if you don’t behave properly I’ll call the Austrians, they used to say. Later we referred to “the Communists” and today, perhaps, the “Muslims.

One of the first teachings of the Gospel is that of the idea of the enemy: there are no enemies, there are men.  Even the Church has enemies – we have been taught – and therefore we must defend it from relativism, subjectivism, laicism etcetera, but Jesus never defended himself; and similarly neither did Peter and Paul. There is an entire history of enemies we have fought against while evil was in our midst: power, money, fear of losing our dominant position.

Thus, when Jesus says “«whosoever smiteth thee on thy right cheek, turn to him the other also»”, he is telling us to go beyond the enemy.  In the Gospel according to St. John, Jesus was slapped but he rendered it ineffective: “if I have spoken evil, bear witness of the evil: but if well, why smitest thou me?”

Jesus is asking us not to return violence for violence otherwise this will grow and turn into an interminable crescendo.

The logic of offering the other cheek, being stripped of one’s garments and dragged before the tribunal means recognizing violence, giving it a name and  “fighting it” like the sun conquers  the darkness which is gradually overcome by the expanding light.

We must begin to live this change by modifying the private spaces of our responsibility. Only men of the Beatitudes can build peace and integrate naturally into the great peace processes of history.  The powerful, the privileged, the lobbies will always be foreign bodies in the peace process and become, almost without realizing it, allies of war.

When I want to qualify nonviolence, I say justice, respect of diversity, peace, the common good.  I say the Beatitudes, words which give multiple names to this single truth of which Jesus was the first witness. Jesus is the witness of nonviolence, this nonviolence of the many names which are the beatitudes.

When someone has authority, a company, a position of leadership, or when a country owns resources, they should not defend them by the sword. Jesus said to Pilate: if my kingdom were of this world, my servants would fight. To fight with the sword is to kill, it is the violence which creates only defeats and no victors. In fact, our history is a river of blood spilt in the name of the principle that without a sword a kingdom cannot go on existing.  This is why we are always at war. «Put your sword back in its  place» said Jesus to Peter, otherwise right will always be with the strongest, the most violent, the cruellest and the best armed.

We must go back to the radical teaching of the Gospel, as St. Paul reminds us in his letter to the Corinthians.  The Corinthians criticized  Paul for his simplicity in announcing the Gospel not at their level of knowledge and culture. Paul answered by comparing the announcement of the Gospel to a building: the builders will be judged by whether they have placed Jesus Christ as the cornerstone,  not by their highly cultural discourses but empty of spiritual content. Let us make the crucifix the foundation of our life and not an aggressive tool of civil religion.

 

 


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Papa Francesco testimone vero della gioia del vangelo

Oggi 22 febbraio la Chiesa celebra la festa della cattedra di S. Pietro. La cattedra indica il ruolo primaziale di Pietro nel collegio degli apostoli, quando Gesù, gli assegna il compito di “pascere” il gregge. Oggi su questa cattedra siede papa Francesco ed essa brilla di una luce particolare che fa intravvedere lo Spirito all’opera nella Chiesa.

Evangelii Gaudium, Laudato Si’ e Amoris Laetitia. Gaudio, lode, letizia. Già il nome dei documenti del magistero del papa fanno chiaramente capire la fede in Dio e la fiducia nell’uomo che abitano il cuore sacerdotale di Francesco. Una gioia biblica emerge prepotentemente:” Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo”. Una gioia entrata nel mondo e che non è riservata solo ad un club esclusivo.

Chi parla sempre e solo di “dottrina” è un cristiano triste, e non può essere un buon testimone del vangelo che a proposito di testimoni così afferma di  Giovanni :” il discepolo che Gesù amava”. I discepoli si istruiscono prima di tutto con l’amore, volendogli bene, accogliendoli così come sono, facendo un tratto di strada con loro, “contagiandoli” con una coerente testimonianza di vita cristiana.

Se non:” rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”(AL) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Annunciare il vangelo senza coinvolgimento personale, è una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, e le pecore fuggiranno via da Lui.

«Dio nessuno l’ha mai visto, soltanto il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato». O è il Dio che si fa conoscere attraverso la Parola incarnata del Figlio dell’uomo, oppure questo Dio non è il Dio cristiano, ma un concetto, o addirittura uno strumento ideologico, ma non dice niente al nostro cuore. Il popolo di Dio ha bisogno di pastori che scaldano il cuore, non di istruzioni per l’uso. Un cuore caldo poi è come la creta, più facilmente malleabile e a poco a poco vengono fuori dei capolavori; un cuore riempito di istruzioni per l’uso è bello fuori, ma dentro non palpita e non si può in nessun modo plasmare.

A volte non solo non si vuole fare la fatica di conoscere il Dio di Gesù Cristo, ma spesso anche l’uomo; l’uomo è un impasto di fango e Spirito. Il fango è una cosa importante; è il sudore che vediamo ogni giorno nelle nostre strade; è il sangue che tante famiglie versano per arrivare con dignità alla fine del mese; è la “meravigliosa complicatezza” della vita. Lo Spirito ha bisogno di questo fango, ne ha bisogno la Chiesa, tutti noi ne ho bisogno; per non dimenticare mai che Tutto è Grazia.

“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Figli di Dio, in un certo senso, non si nasce, ma si diventa; si diventa accogliendo Gesù e imitando la sua vita di amore, che sono le beatitudini. Anche famiglia si diventa a poco a poco; e quando non ci si riesce per tanti motivi, rimangono le persone, per sempre immagine e somiglianza di Dio.

Spesso sprechiamo troppe energie per combattere il male:” La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Accogliere l’amore di Dio e poi subito manifestarlo a coloro che incontri, semplicemente con gioia e senza condizioni, come una confidenza del cuore. Amare senza condizioni. Abbiamo visto tante volte nelle nostre campagne che all’alba a poco a poco la luce si espande e le tenebre se ne vanno da sole. E’ solo la luce che scaccia le tenebre, perché le sovrasta, la legge le può sanzionare ma nulla più.

Il magistero di papa Francesco è una luce, “pericolosa”; basta entrare in una parrocchia, parlare con la gente per sperimentare come le persone si sentono rispettate, amate e incoraggiate dalle Sue parole e dal Suo esempio. Si sente quasi fisicamente la paternità e maternità della Chiesa.

Una testimonianza quella di papa Francesco, di vita, di fedeltà al vangelo e alla Tradizione della Chiesa (non ai precetti degli uomini). Una fede coerente con l’onestà, la sobrietà, la giustizia e la carità, che sa trasmettere alle nuove generazioni la gioia dell’incontro con il Risorto.

Chiediamo allo Spirito di irrompere ancora una volta nel cammino Chiesa di e nelle nostre paure. Lo Spirito ci chiama ad una originaria e sempre nuova identità alla quale ci dobbiamo con fiducia abbandonare. Lo Spirito ci dice che Gesù Cristo non è un guardiano di un fortino non è un punto di riferimento del passato, non è lo sgabello di ogni egoismo, anche ecclesiale, ma è garanzia del futuro.

Sappiamo bene che non esiste futuro senza memoria. La nostra memoria però non può più essere fatta di professioni di fede proclamate con la spada in mano, con la tendenza ad emarginare chi è più debole.

L’unità della Chiesa non si mantiene secondo un criterio di egoismo e col desiderio di alzare altre barriere, allargando ancora “il fossato di Gerico”.

La lingua del cristianesimo è una lingua universale; è una lingua di unità ma non di uniformità; Lo Spirito ci insegni a parlare questa lingua universale, ogni giorno della nostra vita.


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Non ci sono nemci

Riflessioni sul vangelo della VII domenica del Tempo ordinario anno A

Spesso il nostro sistema per stare in piedi deve identificare il nemico, lo deve produrre. Questo è vero anche nell’ educazione dei bambini. Ricordiamo quando i nostri nonni usavano il termine “austriaco” in modo dispregiativo : se non ti comporti bene chiamo gli austriaci si diceva. Poi abbiamo chiamato “ i comunisti”, oggi forse i musulmani.

Un primo insegnamento del vangelo è quello dell’idea del nemico: non ci sono nemici, ci sono uomini.  Anche la Chiesa ci hanno insegnato ha dei nemici e quindi occorre difenderla: dal relativismo, dal soggettivismo, dal laicismo e così via, Gesù però non si è mai difeso; e allo stesso modo Pietro e Paolo non si sono mai difesi. C’è tutta una storia di nemici che abbiamo combattuto mentre il male era interno a noi: il potere, il denaro, la paura di perdere posizione dominante.

Per questo quando Gesù dice “«Se uno di da uno schiaffo sulla guancia destra tu porgigli anche l’altra»”, ci dice di andare oltre il nemico. Nel vangelo di Giovanni Gesù prende uno schiaffo, ma lo rende inefficace:“ se ho sbagliato mostrami dove ho sbagliato, se non ho sbagliato perché questa violenza?”

Gesù invita a non opporre alla violenza, altra violenza, altrimenti questa cresce e poi diventa un crescendo interminabile.

La logica del porgere l’altra guancia o di lasciarsi togliere il mantello o di lasciarsi trascinare in tribunale, significa, riconoscere la violenza, dargli un nome e “combatterla” come fa il sole con le tenebre che a poco a poco sono vinte dalla espansione della luce .

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. «Metti via la spada» ha detto Gesù a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato.

Bisogna tornare all’annuncio radicale del vangelo, come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Corinzi. I Corinzi rimproverano Paolo di avere fatto un annuncio del vangelo troppo semplice, non all’altezza della loro sapienza e cultura. Paolo risponde paragonando l’annuncio del vangelo ad una costruzione: i costruttori saranno giudicati se hanno costruito sulla pietra angolare Gesù Cristo, non dai discorsi culturalmente elevati, ma vuoti di contenuto spirituale. Facciamo del crocifisso il fondamento della nostra vita, e non un aggressivo utensile di religione civile.

 


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11 Febbraio 2013 ; Benedetto XVI apre lo spazio allo Spirito che ci donerà Francesco

Oggi l’11 Febbraio di quattro anni fa abbiamo accompagnato papa Benedetto XVI , nel giorno della sua rinuncia nella salita verso Gerusalemme e alla nostra  mente e al nostro cuore apparve subito l’ora dell’innalzamento sulla Croce; l’ora è vicina,dirà Gesù. Per quest’ora noi tutti  siamo venuti. Un’ora che Gesù ha desiderata, ma nello stesso tempo, un’ora carica di turbamento:“Ora l’anima mia è turbata”dirà Gesù nel giardino della sua agoniae anche il mio corpo è turbato disse in quel giorno  il papa.

Come è consolante per me, questa confessione di Gesù, questa confessione del papa,  una confessione di turbamento, dell’anima e del corpo. Come ci accompagna e ci dà forza nei momenti in cui davanti a tanti drammi della vita, e soprattutto davanti al dramma della morte, pure noi, come lui, sentiamo l’anima e il corpo turbati.

Ma, nello stesso tempo, come è grande Gesù,come  è stata grande questa decisione del papa : “E che devo dire, Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome”. Nemmeno il Figlio dell’uomo, l’unigenito Figlio del Padre, nemmeno Lui, nemmeno il papa,nessuno sarà esentato da scelte drammatiche che ti chiedono la vita.

Ma ci dice Gesù, “In quel momento attirerò tutti a me”.  Non è una frase trionfalistica. In quel momento; cioè chiunque viene là dove sono io, là dove papa Benedetto  più e meglio si è avvicinato capirà queste cose. Il papa non scende dalla croce, perché solo il Figlio dell’uomo è stato innalzato (Gv 3) ma il papa con il gesto storico della rinuncia, più e meglio si è avvicinato a Gesù crocifisso. Noi però non siamo lì; la croce è l’ornamento delle nostre pareti ma non sempre della nostra vita. Noi non siamo docili fino a scendere in questo abisso dove il seme muore e nasce come nuovo germoglio. Non ci siamo, ma dobbiamo arrivare a questo. Papa Benedetto  ha deciso di esserci.

 Noi tutti dobbiamo apprendere dalle cose che soffriamo questa Nuova Alleanza in cui Gesù ci guida e che il papa emerito oggi ci testimonia con sovraumano coraggio e umiltà,anzi direi umiliazione.

«Pur essendo figlio Egli imparò l’obbedienza dalle cose che patì…». Possiamo dire, pur essendo papa imparò l’obbedienza dalle cose che gli hanno fatto patire”.  Per le altre cose possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, la letteratura, quanti maestri ci sono! Ma quando entriamo nell’ombra della morte non c’è nessun maestro perché tutte le voci tacciono. Allora noi impariamo, nell’obbedienza,e in particolare quattro anni fa, in questa obbedienza del papa che cosa significhi,servire e non servirsi della chiesa, cosa significa amare e non usare la Chiesa. Solo l’esperienza del dolore,del tradimento, in una parola del Getsemani ci introduce nell’ascolto docile di un amore più forte della morte.  Grazie professor Ratzinger per la Sua ultima lezione. Grazie Santo Padre per il suo ultimo servizio d’amore alla chiesa e al mondo. Grazie per aver dato allo Spirito lo spazio per donarci papa Francesco, un immenso dono di Dio.

Adesso anche tu Benedetto XVI abiterai al riparo dell’Altissimo e passerai la notte all’ombra dell’Onnipotente.(Salmo 90) e  Tuo Padre che vede nel segreto ti ricompenserà. (Mt 6)