ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Cenere Acqua e Polvere. Riflessioni sul Mercoledì delle Ceneri inizio della Quaresima

Tutti ricordiamo i nostri nonni che al fiume lavavano i panni con un po’di cenere e un po’ d’acqua. Cenere sulla testa il mercoledì che inaugura la Quaresima e acqua sui piedi la sera del Giovedì Santo; la Quaresima è significata proprio in questi due gesti semplici e profondissimi. Le maschere di carnevale sono tanto belle, ma vanno bene solo per un giorno; poi c’è la vita con la sua faccia dura e vera, il cammino di un percorso impegnativo che coinvolge ogni uomo e tutto l’uomo, proprio dalla testa ai piedi.

La Quaresima ci fa entrare nel deserto, come sanno tante famiglie, che svestite le maschere, sperimentano che la festa è finita e bisogna lottare giorno dopo giorno, e spesso entrare nel deserto. Il deserto è il luogo tipico della Quaresima, una parte essenziale della nostra vita.  Come pero’ diceva con tanta efficacia Antoine de Saint-Exupéry:” in ogni deserto c’è un pozzo, in ogni amarezza c’è il germoglio di una risurrezione inaspettata”. E’ il fatto della Pasqua l’orizzonte ultimo della Quaresima. Scrive il teologo Andrea Grillo:” Recuperare la quaresima come iniziazione festiva al mistero della Pasqua è una “grande impresa”, che noi cristiani cattolico-romani, appartenenti alla seconda generazione dopo il Concilio Vaticano II, abbiamo trovato indicata da quel grande Concilio come una delle chiavi di accesso alla nostra tradizione ecclesiale e spirituale. Rimettere in moto il meccanismo simbolico di un cammino festivo di pregustazione, di preparazione, e soprattutto di iniziazione alla Pasqua”.

Pope Francis receives ashes from Cardinal Tomko during Ash Wednesday Mass at Basilica of Santa Sabina in Rome

“Convertiti e credi al vangelo” oppure “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai“, diranno i sacerdoti spargendo la cenere. Fede e Umiltà sono necessarie per iniziare il cammino di conversione verso la Pasqua; basta una crisi economica e per molti manca il pane, una malattia e manca la gioia di vivere. Polvere è l’uomo. Eppure quella polvere, abitata dal soffio dello Spirito, è rimasta ancor oggi l’opera più bella di tutte. Lo Spirito irrompe nelle nostre fragilità e ci chiama ad una originaria e sempre nuova identità. Noi dobbiamo agire secondo lo Spirito, con quel coraggio fragile proprio ad ogni battezzato, e che vediamo  in ogni pagina di vangelo, e che ci fa ogni giorno uomini nuovi.

Il Signore, per mezzo del profeta Gioele che si legge come Prima Lettura del Mercoledì delle Ceneri (Gl 2,16-18) ci chiede di raccoglierci tutti insieme, giovani, vecchi, bambini, sposi, conviventi, immigrati, per accogliere l’invito a lasciarsi riconciliare con Dio, come ci ricorderà  S.Paolo nella seconda lettura tratta dalla Seconda Lettera ai corinzi ( 2cor 5,20-6,2).

 Gesù nel Vangelo (Mt6,1-6.16-18) ci esorta infine alla serietà del cammino. Anche Dio cammina e ci viene incontro e noi lo accogliamo con  la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Queste non sono pratiche quaresimali singole e private, ma vogliono esprimere  il nostro cuore che si muove verso Dio e verso ogni uomo, da Pasqua in poi ormai mio fratello.

 La Quaresima ci aiuti a fare del nostro mondo interiore ed esteriore la  casa del Padre, dove tutti sono fratelli, e non una  casa di mercato (Gv2,16), dove tutti sono nemici e concorrenti.

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I bambini cinesi cantano “Forza Gesù”

In occasione della Visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in Cina in questi giorni, un gruppo di studenti cinesi di scuola elementare si è esibito con una canzone in italiano intitolata “Forza Gesù” dello Zecchino d’Oro.

Come si legge sul sito del Quirinale e riportato dall’account twitter dell’Ambasciata d’Italia a Pechino, il Presidente Mattarella ha incontrato docenti e alunni della Scuola Elementare del Popolo di Chongqing, città che si trova nella parte centro-meridionale della Cina, con quasi 33 milioni di abitanti. Durante la visita alla scuola, un gruppo di bambini ha accolto il Presidente cantando “Forza Gesù”, una canzone in gara della 53ma edizione dello Zecchino d’Oro, che si è svolta a novembre del 2010. Il brano era cantato da Simone Deiana e come tutte le canzoni della performance canora era accompagnato dal Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. Secondo una rapida ricerca su internet, la canzone è diventata popolare in Cina tramite un video postato su internet relativo a un’esibizione di poco successiva del Coro dell’Antoniano nella Basilica di San Fermo a Verona, in occasione del Natale dello stesso anno. Come riporta Famiglia Cristiana, il video con la canzone sottotitolata in cinese (dal titolo letterale “加油耶稣”) ha registrato un milione e mezzo di visualizzazioni in Cina. La voce solista era quella di una bambina di quattro anni, Francesca. In fondo al post i testi della canzone in italiano e in cinese.

La canzone mostra come i bambini siano consapevoli del male che li circonda e dei loro limiti nel poterlo affrontare. Appare anche la preoccupazione che i bambini hanno quando vedono che gli altri, gli adulti, sono infelici e il desiderio di fare qualcosa per loro. Ma il cuore della canzone è il riferimento a Gesù e non solo il fatto che il bambino veda la preoccupazione di Gesù per il male del mondo e vorrebbe consolarLo. Ma il fatto che l’amore di Gesù può superare il male e rendere il mondo più bello, e la bellezza salvare il mondo. Così un passaggio significativo del testo: “Con l’amore penso si può fare tanto. Per esempio consolare un po’ Gesù. Forza Gesù, non ti preoccupare se il mondo non è bello visto da lassù, con il Tuo amore si può sognare e avere un po’ di Paradiso quaggiù”.

Questa canzone è una piccola goccia in un oceano dove i riferimenti alla fede e ai simboli cristiani vanno scomparendo nelle nostre società occidentali, anche nei contesti dove un tempo erano considerati fondamentali, come ad esempio per l’educazione e i momenti di svago di bambini e ragazzi. A Roma, ad esempio, è molto triste in tempo di Natale vedere solo riferimenti generici alle “buone feste” e dover andare solo nelle librerie cattoliche per trovare biglietti augurali con immagini o rappresentazioni di carattere religioso. Si trovano Babbo Natale e il pupazzo di neve, a volte gli angeli (che però non hanno necessariamente, o nel tempo hanno visto un po’ perdersi, una connotazione cristiana), ma quasi mai la capanna di Betlemme con Gesù Bambino…

Questa canzone è anche una goccia anche nell’immensa Cina, dove la fede cristiana cresce, anche se con difficoltà, chiaroscuri e contraddizioni…Ed è bello che il testo riconosca che Gesù “faccia sognare”. Se i genitori capissero che Gesù è la risposta ai desideri, alle aspirazioni, e alle inquietudini dei giovani, tante infelicità, tanti mali del mondo certamente non esisterebbero. Anche nella grande Cina, dove al galoppante e sorprendente progresso economico e sociale si accompagna un allarmante vuoto di valori spirituali e morali, soprattutto tra le giovani generazioni. Può una fede bella, serena, vissuta nella vita di tutti i giorni, nei propri doveri quotidiani nella società, una fede nella persona di Gesù, che ci rende liberi interiormente e mette il prossimo al centro, “essere una marcia” in più per la grande Cina? Può questa figura di Gesù attrarre i giovani cinesi e rendere la loro vita più bella, più orientata a un benessere economico e sociale che sia più umano, meno individualista e più ricco interiormente e spiritualmente?

Nel diario di viaggio relativo a una delle due recenti tournée cinesi del Piccolo Coro dell’Antoniano leggiamo: “Sentire l’ovazione per ‘Forza Gesù’ o l’ascolto in silenzio della ‘Benedizione a Frate Leone’, pensando al messaggio così universale di quei testi, fa impressione. Abbiamo cantato in Italiano, in Inglese, in Cinese, in Spagnolo, in Francese, in Latino e alla fine tutto era comprensibile e tutto era a misura di bambino”. Qualcuno che segue il Papa più attentamente ricorderà che in occasione della sua visita in una parrocchia romana, i bambini della Prima Comunione avevano cantato per lui la Benedizione di Frate Leone.

Non è la prima volta che “Forza Gesù” è stata cantata in Cina. In internet abbiamo trovato che il piccolo coro filarmonico di Qingdao diretto da maestro Yang Guoqing l’aveva cantata, insieme a un altro testo (“Una stella a Betlemme”). Preghiamo e speriamo però che la scelta di questo testo in un’occasione ufficiale così importante sia un altro piccolo segno di un ponte che si costruisce, tra la Chiesa e la Cina, secondo gli sforzi e le intenzioni di Papa Francesco.

 

TESTO DELLA CANZONE (ITA e CIN)

Forza Gesù

Ogni sera quando prego nel lettino Penso a quello che si vede da lassù, Tutto il male che viviamo sulla terra, Ogni lacrima che scende sale su.

Tu mi dici cosa mai può fare un bimbo, Come può contare piccolo com’è.
Con l’amore penso si può fare tanto Per esempio consolare un po’ Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso.

Quando dico la preghiera del mattino Prego per la sorellina ed il papà,
Per la mamma che mi sta vicino
Mi sorride, mi dà gran felicità.

Ma poi penso a tutti quei bambini Che non sono fortunati come me, Senza amore si cresce con fatica Che dolore tutto questo per Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso quaggiù.

E’ importante la preghiera di un bambino, E’ importante perché nel suo cuore ha
La bellezza che al Signore dà un sorriso, La bellezza che il mondo salverà.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù!

         加油耶稣

每夜我都在小床上默默回顾经历那位多少的祝福
也许地上难免仍有许多痛苦
每滴眼泪他都为我们细数
人说小孩去做不可能会成功
怎能指望小孩去完成圣工
我想有爱的话就有能力传送
比如安慰耶稣让他更轻松
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户
清晨我的祷告向他心意倾吐
为妹妹还有我地上的生父
陪伴妈妈一同祈祷很幸福
她的微笑让我心里很满足
想起许多小朋友在世界各处
他们并非和我一样的幸福
没人关爱的他们成长艰苦
这对耶稣来说他也很伤楚
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
即便一个小孩祷告也很重要
因为他的心中有一份美好
这份美好传递给主一个微笑
这份美好可以拯救这世道
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户 就在此处

 

 



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Pope Francis, true witness of the Joy of the Gospel

22nd February, the Church is celebrating the Feast of the Chair of St. Peter. The Chair marks the primatial role of Peter in the Apostolic College  when Jesus assigned him the task of  “feeding” his flock. Today, on this Chair sits Pope Francis and it is shining with a special light, allowing us to catch sight of the holy Spirit at work in the Church.

Evangelii Gaudium, Laudato Si’ e Amoris Laetitia.   Joy, Praise, Delight. The very names of the documents of the Pope’s teaching  enable us to understand clearly the faith in God and trust in men which live in Francis’s priestly heart.  Biblical joy erupts powerfully:  “I bring you tidings of great joy, which shall be to all people.” A joy which came into the world and is not reserved only for an exclusive club.

Those who speak always and only of  “doctrine” are sad Christians and cannot be good witnesses of the Gospel which, in regard to witnesses, speaks thus of John:” the disciple beloved of Jesus”. The disciples must be taught first and foremost with love, by loving them, welcoming them just as they are,  walking along a stretch of road with them, “infecting them” with a coherent testimony of Christian life.

If we don’t: “stop seeking those personal or communal niches which enable us to maintain a distance from the issue of human drama”(AL) we will be unable to understand the “drama” of the Kerygma;  the Kerygma isn’t doctrine but drama. Announcing the Gospel without personal involvement is not only a useless illusion, it is also counterproductive.  Without the odour of his sheep, the Shepherd is no longer a shepherd and becomes a wolf, smelling only of incense and ink and no longer has the shepherd’s dirty garments but robes of Constantinian memory and so the sheep flee from Him.

«No one has seen God at any time but the one and only Son who is in the bosom of the Father, He hath declared him». Unless he is the God who makes himself known through the Word Incarnate of the Son of Man, this God is not the Christian God but a mere concept or even an ideological instrument who says nothing to our hearts.  God’s people need Shepherds who warm their hearts not Instructions for Use. After all,  warm hearts are like clay, more malleable and gradually masterpieces emerge; hearts full of instructions for use are beautiful on the outside but do not beat within and cannot be shaped in any way whatsoever.

At times not only do we not want to make the effort to get to know the God of Jesus Christ, but often not even Man; man is a mixture of mud and Spirit. The mud is an important thing; it is the sweat we see every day in our streets;  it is the blood that so many families spill to reach the end of the month with dignity; it is the “marvellous complexity” of life. The Spirit needs this mud, the Church needs it, we all need it; in order never to forget that All is Grace.

“But as many as received him, to them gave he the power to become the sons of God”.  In a certain sense, we are not born Sons of God but become them; we become them by welcoming Jesus and imitating his life of love, which are the beatitudes.  We also gradually become a family; and when we are unable to for many reasons, the people remain, forever, the image and likeness of God.

Often we waste too much energy fighting evil; “The light shines in the darkness and the darkness has not overcome it”. To receive the love of God and then manifest it immediately to those we meet, simply, with joy and unconditionally, like a secret of the heart. To love unconditionally.  Many times in the countryside, we have seen the light expanding gradually at dawn and the darkness fleeing from the sunlight. It is only light which overcomes the darkness, because it overpowers it, the law can sanction it but no more than that.

The Magisterium of Pope Francis is a “perilous” light; it is enough to go to a parish and talk to the people to experience how people feel respected, loved and encouraged by His words and His example.  We can almost feel the fatherhood and motherhood of the Church physically.

A testimony, that of Pope Francis, of life, fidelity to the Gospel and to the Tradition of the Church (not to the precepts of men). A faith which is coherent with honesty, sobriety, justice and charity and which knows how to transmit the joy of meeting the Resurrected Christ to the new generations.

The Spirit summons us to an original and ever new identity to which we must abandon ourselves with faith.  The Spirit tells us that Jesus Christ isn’t the guardian of the fort,  he’s not a point of reference of the past, he is not a footrest for every egotism, even ecclesial, but a guarantee for the future.

We know very well that there is no future without memory of the past. Our memory, however, cannot exist of professions of faith proclaimed with a sword in hand, with the tendency to exclude the weakest. The unity of the Church cannot be maintained by a criterion of egotism and the desire to raise barriers, by widening the “the walls of Jericho” even more.

The language of Christianity is a universal language; it is a language of unity but not uniformity; The Spirit teaches us to speak this universal language every day of our lives.


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There are no enemies

Often our system, in order to continue standing, has to identify an enemy, it has to create one.  This is also true in children’s education.  Many of us in Italy will remember when our grandparents used the term “Austrian” in a derogatory manner: if you don’t behave properly I’ll call the Austrians, they used to say. Later we referred to “the Communists” and today, perhaps, the “Muslims.

One of the first teachings of the Gospel is that of the idea of the enemy: there are no enemies, there are men.  Even the Church has enemies – we have been taught – and therefore we must defend it from relativism, subjectivism, laicism etcetera, but Jesus never defended himself; and similarly neither did Peter and Paul. There is an entire history of enemies we have fought against while evil was in our midst: power, money, fear of losing our dominant position.

Thus, when Jesus says “«whosoever smiteth thee on thy right cheek, turn to him the other also»”, he is telling us to go beyond the enemy.  In the Gospel according to St. John, Jesus was slapped but he rendered it ineffective: “if I have spoken evil, bear witness of the evil: but if well, why smitest thou me?”

Jesus is asking us not to return violence for violence otherwise this will grow and turn into an interminable crescendo.

The logic of offering the other cheek, being stripped of one’s garments and dragged before the tribunal means recognizing violence, giving it a name and  “fighting it” like the sun conquers  the darkness which is gradually overcome by the expanding light.

We must begin to live this change by modifying the private spaces of our responsibility. Only men of the Beatitudes can build peace and integrate naturally into the great peace processes of history.  The powerful, the privileged, the lobbies will always be foreign bodies in the peace process and become, almost without realizing it, allies of war.

When I want to qualify nonviolence, I say justice, respect of diversity, peace, the common good.  I say the Beatitudes, words which give multiple names to this single truth of which Jesus was the first witness. Jesus is the witness of nonviolence, this nonviolence of the many names which are the beatitudes.

When someone has authority, a company, a position of leadership, or when a country owns resources, they should not defend them by the sword. Jesus said to Pilate: if my kingdom were of this world, my servants would fight. To fight with the sword is to kill, it is the violence which creates only defeats and no victors. In fact, our history is a river of blood spilt in the name of the principle that without a sword a kingdom cannot go on existing.  This is why we are always at war. «Put your sword back in its  place» said Jesus to Peter, otherwise right will always be with the strongest, the most violent, the cruellest and the best armed.

We must go back to the radical teaching of the Gospel, as St. Paul reminds us in his letter to the Corinthians.  The Corinthians criticized  Paul for his simplicity in announcing the Gospel not at their level of knowledge and culture. Paul answered by comparing the announcement of the Gospel to a building: the builders will be judged by whether they have placed Jesus Christ as the cornerstone,  not by their highly cultural discourses but empty of spiritual content. Let us make the crucifix the foundation of our life and not an aggressive tool of civil religion.

 

 


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Non ci sono nemci

Riflessioni sul vangelo della VII domenica del Tempo ordinario anno A

Spesso il nostro sistema per stare in piedi deve identificare il nemico, lo deve produrre. Questo è vero anche nell’ educazione dei bambini. Ricordiamo quando i nostri nonni usavano il termine “austriaco” in modo dispregiativo : se non ti comporti bene chiamo gli austriaci si diceva. Poi abbiamo chiamato “ i comunisti”, oggi forse i musulmani.

Un primo insegnamento del vangelo è quello dell’idea del nemico: non ci sono nemici, ci sono uomini.  Anche la Chiesa ci hanno insegnato ha dei nemici e quindi occorre difenderla: dal relativismo, dal soggettivismo, dal laicismo e così via, Gesù però non si è mai difeso; e allo stesso modo Pietro e Paolo non si sono mai difesi. C’è tutta una storia di nemici che abbiamo combattuto mentre il male era interno a noi: il potere, il denaro, la paura di perdere posizione dominante.

Per questo quando Gesù dice “«Se uno di da uno schiaffo sulla guancia destra tu porgigli anche l’altra»”, ci dice di andare oltre il nemico. Nel vangelo di Giovanni Gesù prende uno schiaffo, ma lo rende inefficace:“ se ho sbagliato mostrami dove ho sbagliato, se non ho sbagliato perché questa violenza?”

Gesù invita a non opporre alla violenza, altra violenza, altrimenti questa cresce e poi diventa un crescendo interminabile.

La logica del porgere l’altra guancia o di lasciarsi togliere il mantello o di lasciarsi trascinare in tribunale, significa, riconoscere la violenza, dargli un nome e “combatterla” come fa il sole con le tenebre che a poco a poco sono vinte dalla espansione della luce .

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. «Metti via la spada» ha detto Gesù a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato.

Bisogna tornare all’annuncio radicale del vangelo, come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Corinzi. I Corinzi rimproverano Paolo di avere fatto un annuncio del vangelo troppo semplice, non all’altezza della loro sapienza e cultura. Paolo risponde paragonando l’annuncio del vangelo ad una costruzione: i costruttori saranno giudicati se hanno costruito sulla pietra angolare Gesù Cristo, non dai discorsi culturalmente elevati, ma vuoti di contenuto spirituale. Facciamo del crocifisso il fondamento della nostra vita, e non un aggressivo utensile di religione civile.

 


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11 Febbraio 2013 ; Benedetto XVI apre lo spazio allo Spirito che ci donerà Francesco

Oggi l’11 Febbraio di quattro anni fa abbiamo accompagnato papa Benedetto XVI , nel giorno della sua rinuncia nella salita verso Gerusalemme e alla nostra  mente e al nostro cuore apparve subito l’ora dell’innalzamento sulla Croce; l’ora è vicina,dirà Gesù. Per quest’ora noi tutti  siamo venuti. Un’ora che Gesù ha desiderata, ma nello stesso tempo, un’ora carica di turbamento:“Ora l’anima mia è turbata”dirà Gesù nel giardino della sua agoniae anche il mio corpo è turbato disse in quel giorno  il papa.

Come è consolante per me, questa confessione di Gesù, questa confessione del papa,  una confessione di turbamento, dell’anima e del corpo. Come ci accompagna e ci dà forza nei momenti in cui davanti a tanti drammi della vita, e soprattutto davanti al dramma della morte, pure noi, come lui, sentiamo l’anima e il corpo turbati.

Ma, nello stesso tempo, come è grande Gesù,come  è stata grande questa decisione del papa : “E che devo dire, Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome”. Nemmeno il Figlio dell’uomo, l’unigenito Figlio del Padre, nemmeno Lui, nemmeno il papa,nessuno sarà esentato da scelte drammatiche che ti chiedono la vita.

Ma ci dice Gesù, “In quel momento attirerò tutti a me”.  Non è una frase trionfalistica. In quel momento; cioè chiunque viene là dove sono io, là dove papa Benedetto  più e meglio si è avvicinato capirà queste cose. Il papa non scende dalla croce, perché solo il Figlio dell’uomo è stato innalzato (Gv 3) ma il papa con il gesto storico della rinuncia, più e meglio si è avvicinato a Gesù crocifisso. Noi però non siamo lì; la croce è l’ornamento delle nostre pareti ma non sempre della nostra vita. Noi non siamo docili fino a scendere in questo abisso dove il seme muore e nasce come nuovo germoglio. Non ci siamo, ma dobbiamo arrivare a questo. Papa Benedetto  ha deciso di esserci.

 Noi tutti dobbiamo apprendere dalle cose che soffriamo questa Nuova Alleanza in cui Gesù ci guida e che il papa emerito oggi ci testimonia con sovraumano coraggio e umiltà,anzi direi umiliazione.

«Pur essendo figlio Egli imparò l’obbedienza dalle cose che patì…». Possiamo dire, pur essendo papa imparò l’obbedienza dalle cose che gli hanno fatto patire”.  Per le altre cose possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, la letteratura, quanti maestri ci sono! Ma quando entriamo nell’ombra della morte non c’è nessun maestro perché tutte le voci tacciono. Allora noi impariamo, nell’obbedienza,e in particolare quattro anni fa, in questa obbedienza del papa che cosa significhi,servire e non servirsi della chiesa, cosa significa amare e non usare la Chiesa. Solo l’esperienza del dolore,del tradimento, in una parola del Getsemani ci introduce nell’ascolto docile di un amore più forte della morte.  Grazie professor Ratzinger per la Sua ultima lezione. Grazie Santo Padre per il suo ultimo servizio d’amore alla chiesa e al mondo. Grazie per aver dato allo Spirito lo spazio per donarci papa Francesco, un immenso dono di Dio.

Adesso anche tu Benedetto XVI abiterai al riparo dell’Altissimo e passerai la notte all’ombra dell’Onnipotente.(Salmo 90) e  Tuo Padre che vede nel segreto ti ricompenserà. (Mt 6)


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Poor Lazarus reaches out to us. Reflection on Pope Francis’s Message for Lent 2017

Yesterday, the  Holy Father’s message for Lent was  published.   Lent is a favourable season for prayer,which will lead us to the Easter Triduum, the heart of the liturgical year.On Ash Wednesday,  the start of Lent, the Church performs a simple gesture which reminds us of the frailty of human nature, of being creatures. However, the fact of being created,  in the Christian  vision,does not mean to be reduced to a negative note, or lesser than the human being,  his nature and his potentialities. To be creatures assumes the existence of a  God, a Creator, who has loved us  “from our Mother’s womb” and takes care of us. God, Creator, yes, but even before that a Father. In fact, the Creed, , the symbol of the Christian faith, recites: “I believe in one God,Father Almighty, the Makerr of Heaven and Earth”.  The word almighty describes the  “role” of God as Father. God is a father who can do everything for his children by virtue of his love which binds him to them.  In this human creature, desired, loved and looked after by God , lives the Spirit, “who is the Lord and gives life”. The Spirit – the love which binds the Father to the Son – will be with us like a comforter, remaining with us all our days  “until the end of the world”. An eternal gift. In this year’s message, Pope Francis invites us to look after these gifts, two in particular.

 The Word is a gift. Other people are a gift. Is the title of Francis’ text which reflects on the biblical parable of the rich man and poor Lazarus.  (see  Luke 16,19- 31).

“Lazarus teaches us that other persons are a gift. A right relationship with people consists in gratefully recognizing their value. Even the poor person at the door of the rich is not a nuisance, but a summons to conversion and to change. The parable first invites us to open the doors of our heart to others because each person is a gift, whether it be our neighbour or an anonymous pauper”( Message for Lent 2017)

 To live the Eucharist is to participate in the gift of mercy which becomes Bread and Wine, i.e. the food of lifein regard to a fullness of life for all men of good will. Lent can be an appropriate time to ask the Lord to give us the will to renew our relationships, to pronounce not the words which win, but those which touch people’s hearts and which take care of all those like poor Lazarus crouching in front of our doors.

The rich man’s real problem thus comes to the fore. At the root of all his ills was the failure to heed God’s word. As a result, he no longer loved God and grew to despise his neighbour. The word of God is alive and powerful, capable of converting hearts and leading them back to God. When we close our heart to the gift of God’s word, we end up closing our heart to the gift of our brothers and sisters.” ( Message for Lent 2017)

To understand properly what the Word of God says about the relationship between the Rich Men and the weak and the poor like Lazarus, it is essential to avoid living like the  «the complacent of Sion»  about whom the Prophet Amos talks and  create a system of justifications so that there could be tenthousand poor men like Lazarus in front of our doors and “the Richman” will not even know that they’re there. Our modern day glutton builds a house with gates, gives alms to the poor, makes a provision for the Third World, in order not to have the bother of Lazarus at his door.  

This papal message on Lent will be read in all the Catholic churches in the world  but tomorrow Lazarus will be like his today.  Nothing changes. And this because the Word and Pope Francis’ evangelical words risk becoming trapped in a system which wants to make them innocuous, without any efficacy on the level of reality. This is the abyss which some people wish to create.  Indeed, we can all see that the abyss between the poor men like Lazarus and the gluttons is becoming wider and wider. The gluttons decided centuries ago that they cannot allow promiscuity among those who are inside and those who are without.. Lazarus must stay outside the system, our cities.  The Bible uses the term Encampment.  Not only is Lazarus an outcast, he must also be convinced that this is normal, that it is just. Exclusion touches him within, in his conscience.

However, our society wishes to aspire to the great principles of Christianity and Enlightenment but finds itself making an impossible squaring of the circle. It pretends to include in its midst Lazarus, the outcast but doesn’t succeed because  it would be in contrast with its fundamental principles. The system excludes those who threaten its integrity.  Migrants are the Lazarus of the twenty-first century.

God however prefers Lazarus. In fact, God is Lazarus in this world. Jesus went out among the unclean to teach them to stop calling themselves unclean, to look at the encampment and discover that the encampment is unclean.. This is the revolution, the upheaval. The Beatitudes are made up of those like Lazarus. Jesus came to awaken  the consciences of the outcasts so that they stop considering themselves legitimately outcast, so that they know the future is in their hands. “The parable is unsparing in its description of the contradictions associated with the rich man (cf. v. 19). Unlike poor Lazarus, he does not have a name; he is simply called “a rich man”. His opulence was seen in his extravagant and expensive robes. Purple cloth was even more precious than silver and gold, and was thus reserved to divinities (cf. Jer 10:9) and kings (cf. Jg 8:26), while fine linen gave one an almost sacred character. The man was clearly ostentatious about his wealth, and in the habit of displaying it daily: “He feasted sumptuously every day” (v. 19). In him we can catch a dramatic glimpse of the corruption of sin, which progresses in three successive stages: love of money, vanity and pride (cf. Homily, 20 September 2013).”( Message for Lent 2017)

Many have tried to enroll Jesus as the guardian of the Encampment and have done everything they can to insert him in their own contexts, to make him an accommodating prophet, but Jesus did not accept. He never went into the Praetorium or the  Sanhedrin as a welcome guest, he represented a threat for these two structures, that of the political-religious power and the economic power. For this he was crucified like an unclean person.  «You hung him on the Cross like a criminal» said Peter, in his first sermon after Pentecost.   The future of the world is with those like Lazarus; they will inherit the earth as the Beatitudes say;  the poor will come towards us, not to destroy us  but to tell us the words of salvation.

Then let us live this period of Lent with hope, in reflection, meditation and prayer, remembering that we are frail creatures but above all loved and protected by God the Father. This will help us to live this journey not as a penitence for its own sake, both timorous and sterile, but as a reconciliation with God the Father and a conversion towards the poor like Lazarus whom we meet on our path. Return to the Lord with all your hearts, the Prophet Joel will say to us.  This means undertaking the path not to a  superficial or transitory conversion but rather a spiritual itinerary  involving the most intimate place in our person. The heart, in fact. It is the home of our feelings, the centre in which we develop our choices, our attitudes.  That  ‘come back to me with all your hearts’ does not only involve individuals but extends to the whole community.  It is a summons to everyone:“Get the people together, make the mass of the people holy, send for the old men, get together the children and babies at the breast : let the newly married man come out of his room and the bride from her tent.”(Joel 2,16)