ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Annunciamo e portiamo il vangelo ai poveri

Quel sabato nella Sinagoga Gesù prese il il rotolo del profeta Isaia e – come dice il testo greco  trovò quel passo dopo averlo cercato. Il verbo greco infatti è eurisko – da cui viene la ben nota esclamazione eureka! Gesù cioè sceglie un passo che probabilmente non era previsto si leggesse e che invece Lui cerca e trova apposta per leggerlo in quel momento.

Si tratta del capitolo 61 del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”.

Qual è questo “vangelo” di cui ci parla Isaia a cui fa eco Gesù? Il “vangelo” che si attendono i poveri – i primi a cui ancora una volta questo lieto annuncio è rivolto – è la fine della povertà. I prigionieri attendono la libertà, i ciechi si aspettano di poter vedere, e gli oppressi di essere sollevati dai loro pesi.

Nel mondo siamo testimoni, spesso piuttosto spettatori volenti o inermi, di tante forme di povertà (materiale, morale, spirituale), ingiustizie, prevaricazioni, disabilità, vulnerabilità…. Anche noi, nelle nostre vite, abbiamo le nostre povertà, siamo prigionieri di tante cose e siamo oppressi in qualche parte del nostro cuore. Ma, ci ha preannunciato Isaia e ci ha ricordato il Signore Gesù: “Coraggio, non temere, Egli viene a salvarti”(Is 35,4). E ancora ci dirà : “La verità vi farà liberi”(Gv 8,32). Quella salvezza, quella verità è proprio il Signore Gesù, che è il compimento della Scrittura, cioè il compimento del “lieto annuncio”.

E’ importante allora per tutti noi avere la coscienza, avere la certezza che c’è un punto, un “stella polare” dove guardare; che camminiamo su un sentiero già tracciato e – come ci ricorda Isaia – “spianato” dal Signore, nel deserto, che sono a volte le nostre vite, le nostre società. Dobbiamo tenere lo sguardo fisso su di Lui  e seguirlo, lasciandoci guidare dallo Spirito, certi che così non smarriremo la via. Molte volte noi cerchiamo ma non troviamo (la soluzione di quel tale problema, la risposta ad una certa domanda, il coraggio di fare una scelta…) proprio perchè prima che affidarci allo Spirito e distogliendo lo sguardo da Gesù, contiamo solo sulle nostre forze, pianifichiamo solo in base ai nostri calcoli, guardiamo solo alle nostre priorità. E non capiamo che dobbiamo “rovesciare” il nostro modo di pensare, vedere e fare le cose: perché prima di tutto siamo noi ad essere già stati trovati e soprattutto amati e “salvati”.

Scrive ancora l’evangelista Luca:” Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti, erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Noi dobbiamo certamente essere informati, preparati, leggere, pregare e meditare la Parola di Dio, ma subito dopo abbiamo il dovere di chiudere il “libro”, “arrotolarlo” come ha fatto Gesù, per metterci al servizio di quelli che aspettano la liberazione e che hanno gli occhi fissi su di noi e si attendono da noi una parola di conforto, una presa di posizione, un gesto di speranza, forse anche di rottura. Ricordiamoci sempre di cosa ha detto il Signore: “beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”. Oggi sono milioni i bambini, le donne, i popoli interi che attendono e che ci guardano. E  ragionando  più “in piccolo”, ci sono tanti che si aspettano una risposta da noi nelle nostre vite – i nostri vicini, i colleghi, i familiari, i poveri che sono nelle strade delle nostre città. Da troppo tempo il nostro occidente, le nostre case, a volte anche le nostre chiese assomigliano alla comunità di Esdra descritta nella Bibbia, chiusa nella propria autosufficienza e dimentica dei bisogni dei poveri. In tanti attendono la liberazione e tengono gli occhi fissi su di noi.

Il nostro compito di cristiani è prima di tutto contribuire alla costruzione di una società liberata, noi prima di tutto siamo battezzati nello Spirito che libera gli oppressi e dobbiamo sentire forte l’urgenza di questo compito, di questa missione, la liberazione dei poveri, degli oppressi e degli emarginati.


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Dio ci accoglie così come siamo

Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.

Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce  dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.

Credere in un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una elite, una struttura chiusa che non accoglie come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.

Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce  nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.

Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco – alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.

La frase del Vangelo – «passando in mezzo a loro si mise in cammino» (Lc 4,30) – rappresenta uno straordinario monito per tutti noi e per tutta la Chiesa.  Gesu’ passa oltre, se ne va. Se ne va, quando la fede si allea con il potere. Se ne va, quando il clericalismo prevarica sul popolo di Dio e sullo stesso Vangelo. Se ne va, quando il Vangelo è ridotto a legge morale e non ne è il fondamento, o quando si difendono principi astratti e privilegi molto concreti invece di comprendere e accompagnare situazioni ordinarie molto concrete.

Il Signore va verso e rimane dove la fede è semplice e sincera; dove la speranza non è retorica, ma attesa fiduciosa di una promessa che si compirà; e dove la carità ascolta il grido del povero e tende la mano ad ogni fratello, senza giudizio, condizioni o “preferenza di persone”.


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Fede in Dio e nell’uomo

Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? ” il grido del profeta Abacuc appartiene a molti. In tanti aspetti della vita spesso siamo vittime e testimoni di iniquità, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. E’ vero anche che a volte siamo complici, magari con il nostro silenzio, o il nostro voltarsi dall’altra parte. Il profeta ascolta poi la risposta di  Dio: “ scrivi la visione è una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà ”. Conclude: “il giusto vivrà per la sua fede”. Che cosa è allora la fede? E’ quella fiducia che dona la forza di combattere nell’attesa del Suo ritorno. Noi infatti viviamo l’Eucaristia “finché egli venga“nell’attesa della tua venuta”. Dobbiamo poi tenere sempre presente che la fede non è nata dal ricordo di Gesù, da qualcuno che ce lo ha raccontato solamente.

La fede è nata da una presenza, non da una rievocazione (con buona pace dei tradizionalisti che vivono una Chiesa del ricordo e non della presenza). Cristo deve tornare e noi lo aspettiamo, ma è già presente nel dono dello Spirito. Stette in mezzo a loro raccontano i vangeli a proposito del Risorto. Gesù si fa presenza, dentro una comunità che è capace di sostenere, la paura, il pericolo, ma direi soprattutto per otto giorni porta sulle proprie spalle, anche l’incredulità, la non fede di Tommaso e chissà di quanti altri. Tommaso dubita, non crede, eppure rimane dentro la comunità, e neanche nessuno lo caccia via: rimane in un gruppo che non lo esclude. Che bella la Chiesa che accoglie e non esclude, sostiene e non isola nessuno. Una Chiesa che proprio come Gesù sempre ti aspetta con le porte aperte, anzi ti viene a cercare, rispettosa perfino della nostra poca fede e delle nostre paure.

Stiamo tutti molto attenti a separare troppo in fretta la fede, la speranza e la carità, perché in fondo sono una cosa sola. Nella storia abbiamo conosciuto uomini di fede che hanno distrutto tante speranza, specialmente quelle dei poveri. Abbiamo conosciuto uomini di fede senza carità che hanno ammazzato altri gli uomini. Non è bene anche, distinguere troppo rigidamente tra credenti e non credenti. Ci sono alcuni che dicono di credere in Dio ma non credono nell’uomo; altri dicono di non credere, ma sono a servizio dell’uomo, specialmente il più debole e indifeso. E’ lo Spirito l’unico che può distinguere, nell’attesa della verità tutta intera.


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Migranti e rifugiati : i “lebbrosi” del mondo di oggi

Ieri 20 Giugno si è celebrata La Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite,  per ricordare l’approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati da parte dell’Assemblea generale dell’ONU.

La Parola di Dio è ricca di indicazioni su come affrontare questa problematica così stringente e quotidiana. Nel  libro del Levitico si parla della figura del lebbroso; il lebbroso non era solo un escluso dal villaggio, ma doveva gridare lui stesso «sono immondo». L’esclusione lo toccava dentro, nella coscienza, diventava quasi una sua identità di cui era anche lui consapevole. Questo contrasto tra il villaggio e il lebbroso lo possiamo proiettare lungo i secoli e lo viviamo ancora oggi. Il villaggio siamo noi, le nostre città, il nostro vecchio occidente, il nostro sistema economico impazzito, a volte è anche la Chiesa, quando è clericalizzata, quando non è in uscita come vuole Papa Francesco.

Ma, siccome la nostra società occidentale rivendica di ispirarsi ai grandi principi dell’uguaglianza e della fraternità, cari alla tradizione illuminista che è nata e si è sviluppata in Europa, cuore del Cristianesimo, essa si trova a professare una grande menzogna. Fa finta di voler inserire in sé, dentro il villaggio europeo e occidentale, l’escluso (il migrante, il clandestino, il senza fissa dimora, il carcerato …) ma non ci riesce. Perché non ci riesce? Perché dovrebbe guardarsi veramente dentro e contestare se stessa, il suo operato, quello che sta diventando, ed esportando nel mondo, ma non ne ha il coraggio, anzi meglio non ne abbiamo il coraggio.

I migranti sono i lebbrosi del ventunesimo secolo, del mondo di oggi. La società non ha altro luogo di esclusione che i campi di “accoglienza”, a volte quasi dei “lager” moderni dove rinchiudere le nostre ipocrisie e i nostri egoismi.

Allargare i confini del villaggio perché ci sia posto anche per quelli che sono esclusi, aggiornare le sue regole, essere veramente un villaggio globale, questa è la via che il Papa continuamente indica  dando  voce a coloro che voce in capitolo non ne hanno, che sono in balia di un futuro incerto, anche spaventoso. Allargamento dei confini, abbattimento dei muri, globalizzazione della solidarietà: possono essere l’ultimo lembo della nostra dignità.

Non dimentichino il mondo e l’occidente scristianizzato o peggio ancora apatico, indifferente e in preda a mode spiritualiste individualistiche, che Gesù ha vissuto l’esclusione, il rifiuto, l’abbandono. Già il Messia che doveva venire era atteso dai profeti come una pietra scartata. Gesù Bambino e la Santa Famiglia di Nazaret hanno vissuto da migranti, forse potremmo dire anche rifugiati, per molti anni, prima di poter tornare nella loro terra.

Papa Francesco oggi, con ancora maggiore forza, ha detto ancora che Gesù è venuto a svegliare la coscienza degli scartati di oggi, perché smettano di considerarsi legittimamente esclusi e sappiano che Dio è dalla loro parte e non devono perdere mai la speranza. Guai invece a quelli del villaggio se si chiudono nelle loro mura: guai agli Scribi e ai Farisei di oggi.

Gesù ha sancito una volta per sempre il crollo della struttura portante del villaggio arroccato nelle sue mura e agghindato con i suoi templi moderni, evanescenti e vuoti: “Non rimarrà pietra su pietra” se non diventa un villaggio globale, solidale e aperto, per tutti, in nome della nostra comune umanità. Chiediamo al Signore l’umiltà e il coraggio di allargare l’accampamento, aprire il fortino e abbassare le mura di cinta, altrimenti noi e prima ancora i nostri figli verremo travolti e soffocati dalle nostre stesse fortezze inespugnabili.


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Exemplary servants of the gospel

Pope Francis pilgrim on the road of Father Mazzolari e Father Milani

In Bozzolo, Pope Francis was welcomed by the Bishop of Cremona, Monsignor Antonio Napolioni, who immediately announced that the process to beatify Don Primo Mazzolari will start on 18th September next.  The Pope then went to the Parish of Saint Peter’s to pray on the tomb of Don Primo Mazzolari where he made a truly memorable address speaking, among other things, of the  “magisterium of the parish priests”.

In Barbiana he was welcomed by Cardinal Giuseppe Betori, Archbishop of Florence and where he also wished to pray at the tomb of Don Lorenzo Milani on the fiftieth anniversary of his death.  In church he met the Prior of Barbiana’s students and then gave a commemorative address in the forecourt of Don Lorenzo’s vicarage which will be very difficult to forget. His educative passion represented faithfulness to the Gospel and to all those who were entrusted to his care, said the Pope.  He then added: “today, the Bishop of Rome recognizes in that life an exemplary way of serving the Gospel, the poor and the Church; take Don Lorenzo’s torch and carry it onwards”.

Don Primo Mazzolari and Don Lorenzo Milani, are ” two priests who offer us a message which we truly need today”, said Pope Francis last Sunday during the Angelus prayer.

Recently, from many places in and outside the Church there have been various analyses and comments on this pilgrimage of the Pope.  Some have spoken of “rehabilitation”, others of “homage” for two priests who were always in the front line of their ministry.  Whatever the right interpretation, it is a good thing to leave room for the facts.  Pope Francis knelt before two great protagonists of the Church and Italian society in the twentieth century, recognizing in them a Church which placed itself at the service of the poor and announced the Mercy of Christ for everyone.  

This act of kneeling is of strong symbolic importance.  As we all know very well, Don Mazzolari and Don Milani were not short of “enemies”, as today there is no shortage of these for Pope Francis. They are enemies of  various origin, especially ecclesial ones and among these there are those who, at the first breath of wind, change flags, ready to change again whenever necessary. It’s like listening once more to the story of St. Paul when he recounts his experience of: “perils among false brethren”    ( 2Cor 11,26).  Opposition to the Church of the Poor and the Last is very active on the web and in some traditionalist blogs.  They accuse the Pope today, as they accused Don Primo and Don Lorenzo yesterday, of having thrown the Church into doctrinal, moral and pastoral confusion. Curiously, these blogs speak to each other, quote each other almost as if they were young Fathers of the Church. In reality, it is these defenders of an old church,  a church that no longer exists, who are in confusion today, who have been an elitist community for much too long, without any  sensitivity and  ignoring different voices, ignoring the poor. During the papacies of John Paul II and Benedict XVI, some lay and clerical pseudo Catholics reduced a part of the Church to a cavern of thieves  behind the backs of the two Popes, carrying on their business intrigues with the powerful people of the times, betraying the Gospel for a few pence; scheming with both the gay and financial lobbies, contracting out all evangelization work to the ecclesial movements, humiliating the parishes and the people of God; pseudo Catholics who defend principles by which they do not live and judge the dramas of people to whom they don’t listen, with whom they share nothing.

It is of paramount importance that we return immediately to the Church of Mazzolari, Milani and Pope Francis who divulge the Gospel with the Spirit of the Council, to attract not to proselytize.

It is with the strength of the prayer of Jesus and the Church as a whole that Pope Francis is undertaking his pastoral mission to bear witness to his brothers in the faith. He started off, as we all know, from the “outskirts”, from the island of Lampedusa, indicating to the world the centrality of both physical and existentialist outskirts.

Today, in Bozzolo and Barbiana, Pape Francis affirmed that the eye of the needle through which we need pass in order to speak to God is the outcast.   Every day, the cries of the outcast strike us, louder and louder,  “overturning” our Church pews, calling our attention back to essential things.

The Pope reminds us that the “Good News” of Jesus is not a new philosophy but the answer to the desire of all men throughout the ages: to be loved and free from slavery.

Whoever cures the wounds of the world, defends his people, teaches true freedom, excludes no-one a priori, is in the very heart of God.

Pope Francis, who came from the “end of the world”, today turned his face towards the entire world and the entire Catholic Church by indicating these two priests as models of the Gospel.

The Gospel reminds us that the Good Shepherd knows his sheep. Pope Francis has made the “ odour of the sheep” the perfume of all missionary works. And it is the odour of the sheep, says Pope Francis, which can reawaken the Church, people’s suffering and solitude, their desire for life and redemption, the frontier on which to build the field hospital which is the Church.

Let us thank the Lord for the gift of Don Primo and Don Lorenzo and let us ask the Spirit to give us the strength to carry on teaching the Gospel with their courage and coherence.  Let us also ask the same Spirit go give us the humility to ask for forgiveness, as baptized persons, as lay persons, as priests and as the Italian Church, from these two great witnesses of Christ.

From today onwards, after this pilgrimage made by Pope Francis, unless the Italian Church, and indeed the entire Catholic Church, follows in the footsteps of Don Mazzolari and Don Milani, it will be a Church that disobeys the Spirit and Peter.


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We do not love in words but with facts

Reflections on Pope Francis’s Message on the World Day of the Poor.

On November 19th, in the 33rd Sunday of Ordinary Time, the first World Day of the Poor will be celebrated by the entire Catholic Church and by men of good will,  which Pope Francis had already announced at the end of the Jubilee of Mercy. On that day as a sign of sharing, after having celebrated the Mass in St. Peter the Pope will invite 500 poor people to lunch in the Paul VI Hall, the audience hall bearing the name of the great pope of Populorum Progressio. The previous day (Saturday 18) there will be a Prayer Vigil in the Church of St. Lawrence outside the Walls, to remember the Roman martyr who recognized the poor as a true treasure in the church.

I invite the whole Church, and men and women of good will everywhere, to turn their gaze on this day to all those who stretch out their hands and plead for our help and solidarity.  They are our brothers and sisters, created and loved by the one Heavenly Father. “(Message for the World Day of the Poor to No. 6).

We do not love in words, but with facts” is the title of Pope Francis’s first message for this day. The Pope speaks of “a thousand faces marked by suffering, marginalization, oppression, violence, torture and imprisonment, war, deprivation of freedom and dignity, ignorance and illiteracy, medical emergencies and shortage of work, trafficking and slavery, exile, extreme poverty and forced migration.“(n. 5).

It is not surprising the fleeting attention, even within the Church, to the proclamation of this world day. Not surprising but bitter, and we are all called to react strongly to indifference to the poor.

Those who have a lot of money and a lot of security are likely to live like the “carefree of Zion” spoken by the prophet Amos, and a whole world is being built, and even if there are thousands of Lazarus at his door, he does not even realize. The rich man of our years sometimes finds out and then makes some alms for the poor, gives some old dress that no longer puts, even though it does not have the Lazarus disorder at its door.

In all the Catholic Church, the parable of rich man is often read but tomorrow Lazarus will be as it is today without any changes. Unfortunately, Jesus’ message has often been imprisoned in the system and we have made it a little harmless; the message doesn’t affects our real life. This is the abyss of which the Gospel speaks. We also all see that the abyss between the Lazarus and the rich man has widened and is widening to a great extent.

We have for centuries determined that we cannot allow the promiscuity between those who are inside and those who are out. Lazarus must be out of the system and from our cities, using the Bible expression, out from the camp. Lazarus then is not only excluded but must also be convinced that it is normal so and  that is right. Exclusion affects him in consciousness.

Our society, however, says that it is inspired by the great principles of Christianity, the Enlightenment, and the Democracy, and then it tries to accept (perhaps not truly)  Lazarus the excluded, but it fails, because it should review its own principles constituent. Immigrants are the Lazarus of the twenty-first century and we only know how to widen the moat.

Christians and all humanity do not forget that God is on the side of the Lazarus, indeed God in this world is Lazarus. Jesus went among the uncleanness to teach them to stop being unclean, and looking at our cities and our system Jesus explained that the real Lazarus, the real immoderate, is our system. This is the Christian Revolution. Jesus came to wake the conscience of the excluded because they ceased to be considered legally excluded, because they know that dignity is their inalienable right. The system then tried to tame Jesus by “promoting him” as a guardian of the order, failing because He went  against a system that excludes, rebellion against political, religious and economic power. For this reason he has been crucified as a Lazarus any: “As a criminal you have hung on a wood” says Peter in the first speech after Pentecost. The Beatitudes tell us that the Lazarus have already won in Christ their battle of dignity. They are meeting us now, and they are millions. They do not want to destroy, but tell us the Word of Salvation that was entrusted to them. Blessed the Poor because yours is the Kingdom of God will tell Jesus. Yours is the secret of life.

Riches are not an end, but an instrument in the hands of men. Often riches have become an iniquitous tool because man has used it to dominate other men and subjugate entire peoples to control some elites. We have arrived in history even to the planned and calculated extermination of the poor, as the prophet Amos recalls. Thanks to God, the cultural progress of peoples is favoring a growing awareness of the need for a fairer distribution of the riches of the planet. Some international organizations and some of the more developed nations are struggling for new social equilibrium, but the battle is still very long and difficult. Jesus invites his disciples to be “shrewd” in the use of riches. He asks for each of us a different relationship with riches both individually and in community. For this reason, the private gesture of alms no longer suffices; we need to act so that wealth can become an instrument of liberation and reconciliation among peoples; this is the concreteness of the gospel, which by its nature is a social fact. History teaches us that not a few have moved away from the Church and the faith because they have received a bad testimony in the use of money and wealth. We are witnessing these years as Christians and citizens of the world with two very important facts. Pope Francis is witnessing the concrete possibility of a poor Church for the poor, and it is an extraordinary gift from the Lord, an example that stimulates us for new conversion. Moreover, at the same time, we are witnessing the fact that many poor people are – we would say so-resuming the gospel, often hidden behind them, in words of circumstance and humiliating alms. The poor today are aware that the gospel is first and foremost for them, and are no longer willing to wait for their rights and dignity. We carefully read and meditate in this regard the prophetic words of Don Primo Mazzolari, a poor priest among the poor to whom Pope Francis will honor, praying on his grave in a few days:I have never counted the poor because the poor cannot count; the poor embrace, they do not count. Yet there are those who keep the statistics of the poor, and they are afraid; Fear of a patience that can also be tired, afraid of a silence that could become a scream, afraid of a lament that could become a song, afraid of their rags that could become a flag, fear of their tools that could be barricaded. ” This is already happening.


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Esemplari servitori del vangelo

Papa Francesco pellegrino sulle orme di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani

Papa Francesco a Bozzolo è stato accolto dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, che ha subito annunciato l’avvio del processo di beatificazione di don Primo Mazzolari il prossimo 18 settembre. Si è poi recato nella parrocchia di San Pietro per pregare sulla tomba di don Primo Mazzolari, e tenendo un memorabile discorso, dove tra le altre cose ha parlato del “magistero dei parroci”.

A Barbiana è stato accolto dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e anche qui ha voluto subito recarsi a pregare sulla la tomba di don Lorenzo Milani a 50 anni dalla morte. In chiesa ha poi incontrato gli studenti del priore di Barbiana e tenuto un discorso che sarà difficile dimenticare sul piazzale davanti la canonica di don Lorenzo. La sua passione educativa è stata fedeltà al vangelo e a tutti coloro che gli erano affidati ha detto il papa. Poi ha aggiunto:” Oggi il vescovo di Roma riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il vangelo, i poveri e la chiesa; prendete la fiaccola di don Lorenzo e portatela avanti”.

Don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, sono ” due sacerdoti che ci offrono un messaggio di cui oggi abbiamo tanto bisogno”, ha detto papa Francesco domenica scorsa alla preghiera dell’Angelus.

In questi giorni da più parti nella Chiesa e fuori, si sono succedute varie analisi e commenti su questo pellegrinaggio del papa; alcuni hanno parlato di “riabilitazione”, altri di “omaggio” per due sacerdoti sempre in trincea nel loro ministero. Quale che sia la giusta interpretazione, è bene lasciare spazio ai fatti. Papa Francesco si inginocchia davanti a due grandissimi protagonisti della chiesa e della società italiana del Novecento, riconoscendo in loro una Chiesa che si mette a servizio dei poveri e annuncia la misericordia di Cristo per tutti.

Questo mettersi in ginocchio è un atto dalla forte valenza simbolica. Non sono mancati come tutti sanno molto bene i “nemici” di don Mazzolari e don Milani, come oggi non mancano quelli di papa Francesco. Sono nemici di varia provenienza specialmente ecclesiale e tra questi ci sono anche coloro che al primo soffio di vento, cambiano bandiera, pronti a ricambiarla ogni volta che sia necessario. Pare riascoltare l’esperienza di San Paolo quando raccontando la sua storia parla di:“pericoli da parte di falsi fratelli”( 2Cor 11,26). L’opposizione alla Chiesa dei poveri e degli ultimi è molto attiva sul web e su alcuni blog di tradizionalisti; essi accusano oggi il papa, come ieri don Primo e don Lorenzo, di aver gettato la Chiesa in confusione dottrinale, morale, pastorale. Curiosamente questi blog parlano tra di loro si citano l’uno con l’altro quasi fossero novelli Padri della Chiesa. In realtà in confusione sono oggi questi difensori di una chiesa vecchia, che non c’è più, che si sono presi spazio esclusivo per troppi anni, ignorando sensibilità e voci differenti, ignorando i poveri. Alcuni pseudo cattolici laici e chierici che negli anni di pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, alle spalle dei due pontefici, hanno ridotto una parte della Chiesa ad una spelonca di ladri, brigando i loro affari con i potenti di turno, svendendo il Vangelo per quattro spiccioli; tramando nelle lobby gay e in quelle finanziarie, appaltando ai movimenti ecclesiali ogni opera di evangelizzazione, umiliando le parrocchie e il popolo di Dio; pseudo cattolici che difendono i principi che non vivono, e giudicano i drammi delle persone che non ascoltano, con cui non condividono.

Bisogna ritornare urgentemente alla chiesa di Mazzolari, Milani e papa Francesco che con lo Spirito del Concilio trasmettono il vangelo per attrazione e non per proselitismo.

E’ con la forza della preghiera di Gesù e di tutta la Chiesa che papa Francesco sta compiendo il Suo viaggio pastorale per confermare i suoi fratelli nella fede. E’ partito come sappiamo dalla periferia, da Lampedusa, indicando al mondo la centralità delle periferie fisiche ed esistenziali.

Oggi a Bozzolo e a Barbiana, Papa Francesco ci testimonia che la cruna d’ago attraverso cui passare per parlare di Dio è l’uomo scartato. Dare la vita per gli scartati, proprio come Gesù, anche Lui uomo brutalmente scartato.  Ogni giorno, sempre più forte il grido degli scartati ci investe e “rovescia” i banchi delle nostre chiese, richiamandoci alle cose essenziali.

Il papa ci ricorda che la “Buona Notizia” di Gesù non è una nuova filosofia, ma è la risposta al desiderio di tutti gli uomini di ogni tempo, di essere amati e liberati da ogni schiavitù.

Chiunque curi le piaghe del mondo, difenda il suo popolo, educhi alla vera libertà, non escluda nessuno a priori, è nel cuore stesso di Dio.

Papa Francesco venuto “dalla fine del mondo” oggi ha volto lo sguardo all’intero mondo e all’intera Chiesa cattolica, indicando questi due sacerdoti come modelli del vangelo.

Il Buon Pastore conosce le sue pecore ci ricorda il vangelo. Papa Francesco ha fatto dell’” odore delle pecore” il profumo di ogni opera di evangelizzazione. E’ l’odore delle pecore dice papa Francesco, che può risvegliare la chiesa, il dolore e la solitudine delle persone, la loro voglia di vita e di riscatto, la frontiera sulla quale costruire l’ospedale da campo che è la Chiesa.

Ringraziamo il Signore per il dono di don Primo e don Lorenzo e chiediamo allo Spirito la forza di continuare a trasmettere il vangelo con la loro audacia e coerenza; chiediamo anche allo stesso Spirito l’umiltà di sapere chiedere perdono come battezzati, come laici, come sacerdoti, come chiesa italiana a questi due grandi testimoni di Cristo.

Da oggi dopo questo pellegrinaggio di papa Francesco, la chiesa italiana e  la chiesa cattolica tutta, o si modella sulle orme di don Mazzolari e don Milani, o sarà una chiesa disobbediente allo Spirito e a Pietro.