ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Senza difese né maschere

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 23 giugno 2020. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo della XIII Domenica del Tempo ordinario

Don Francesco Pesce

“Non è degno di me!” È una parola grave ma è una parola vera. I nostri affetti più intimi e importanti se non si aprono ad una grande universalità, fino al mondo intero, se non sono vissuti in Dio, si sclerotizzano, perdono fecondità, e addirittura la casa può trasformarsi in una prigione.

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Anche per questo Gesù invita a prendere la sua croce, che non significa amare il dolore, ma fare una scelta per una vita più grande. Vivere i nostri giorni senza difese né maschere, con i nostri amori e i nostri dolori, tutto condividendo, nella coscienza che nessuno è degno, ma tutti siamo stati resi degni dalla croce di Cristo. Aprire la nostra famiglia, la nostra casa, i nostri confini, la nostra Chiesa ad una fraternità universale per la quale Gesù ha donato la vita. Come possiamo realizzare questa fraternità?

C’è una luce al numero 19 della Enciclica Laudato si’, dove il Papa ci invita a compiere un passo che io definirei decisivo, necessario, per comprendere veramente la realtà. Quale è questo passo?: «L’obiettivo è […] di prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo».

Prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale è una espressione commovente e straordinaria; è una vocazione, la nostra; è servire l’uomo concretamente, è costruire la fraternità entrandovi dentro, è per noi cristiani partecipare al Mistero Pasquale.

In questo orizzonte non è bene fare una distinzione netta tra colui che accoglie e chi è accolto. Ogni persona che incontriamo può essere una opportunità di un dono reciproco, per accogliere Gesù e in Lui, il Padre stesso.

Ogni incontro, ogni persona, porta con sé un dono particolare: accogliere, riconoscere, dare spazio al profeta come profeta e al giusto come giusto, significa non soltanto crescere nel nostro cammino di vita, mettendosi alla loro scuola, ma partecipare agli stessi doni. La ricompensa del profeta o quella del giusto è far parte dello stesso dono, vorrei dire gustare l’abbondanza dei doni di Dio nelle relazioni tra di noi e con tutta la Creazione.

Con stupore vediamo nel Vangelo anche quelli che sembrano non avere nessun dono da scambiare: sono i “piccoli”, cioè i bambini, i poveri, gli ultimi, le persone che potrebbero darci solo il loro dolore e la loro miseria, uomini e donne che secondo la “legge” non hanno né diritti né dignità. Sappiamo che il Vangelo è pieno di questi piccoli. Oggi dobbiamo aprire gli occhi per tornare a vedere che questi piccoli sono in mezzo a noi, bussano agli avanzi dei nostri festini, e sono uno straordinario dono del Signore. Penso in particolare al fenomeno migratorio che non è affatto un esodo biblico; è invece una epifania, una manifestazione del Signore che ci sta parlando attraverso questi piccoli. Per ascoltarlo serve soltanto un bicchiere di acqua fresca.


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信德、怀疑、喜乐。

我们把罗马观察报2020年5月19日的一篇文章刊登在我们的博客上。其中文翻译由我们的博客负责。若某版权拥有者不喜欢我们把这篇文章放在网站上,我们可随时立刻删除。

耶稣升天节福音

鱼·方济各神父

耶稣和整个历史一起进入了天父的荣耀。上主再次集合到山上的门徒们是十一个;不再是十二个了。他们是个缺少一人的一群。

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这是一个非纯洁和完美教派的教会,不是如同历史上恶劣天气中关闭的诺亚方舟,而是被狂风暴雨摇荡的一条脆弱的船。在这十一人的不完善的团体中,也有我们每个人可怜的历史,和我们非常需要天主慈悲眷顾的不幸。

福音写说:「他们一看见祂,就朝拜了祂,虽然有人还心中疑惑」。

那「虽然」一词也不是必须的。信德存在于怀疑之中,难道不是真的吗?反而我想说,信德需要有怀疑,因为这样会一直保持谦卑、简单、几乎窃窃私语的样子,而不是有如一个区分和隔离的特权去责备他人。信德必须保持原样,它是惊讶并激动地接受的一个恩典;它从来不是一个可骄傲的财富,而是一个经验过多日恐惧与劳累的恩典,因此还更为宝贵。

怀疑不是信德的减少,而是谦卑的机会,为了保持完好无损的惊奇。

怀疑和信德一起走在历史的道路上,等待双方给天主的爱让位,那里不再有任何问题,也不再有任何信德,只有对绝对美丽的沉思。

耶稣便上前对他们说:「…所以你们要去使万民做我的门徒」。

福音立即这样写道;没有任何如果或任何但是。耶稣不怕我们有怀疑的信德;祂一直都认识它,一直爱它并陪伴它,不评判它。量刑判决的爱好者应该知道这一点,他们是无情的法律执行者,准备为他人的脆弱信仰高呼丑闻,却忘掉自己的虚伪。

耶稣派遣这脆弱的教会,为了开始对所有创造物宣讲福音的使命。福音的喜乐将充满见到耶稣的那些人的心里和生活。

这喜乐是所有传教工作的果实,是我们每个人成为合作者的福音喜乐。我们当然总会遇到那些告诉我们该怎样履行的「专家们」,但我们不要对此太在意。上主对我们保证说:「我同你们天天在一起,直到今世的终结」。

在宣讲福音的使命中,是圣神来驱使和扶持我们,也使我们惊喜祂比我们先到达目的地。上主的神在所有人的前面,包括「专家们」。它在我们前面,因为它一直在那里。

圣神叫我们走遍世界;不是为了组织,占有重要的位置,或解决一切问题。它只是告诉我们要成为上主喜乐的合作者。

我们的使命不是要带来圣神,而是帮助发现祂在每个人心里的存在。我们永远不要忘记,复活节没有任何主人,没有任何专家,只有见证人。

耶稣升天节要帮助我们体验到,耶稣托付给我们的使命不是征服地球,而是走向天父的家,为了永远享受喜乐的充盈。

 


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La fede, il dubbio, la gioia

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 19 maggio 2020. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo della solennità dell’Ascensione del Signore

Don Francesco Pesce

Gesù insieme a tutta la storia entra nella Gloria del Padre. I discepoli che ancora una volta il Signore raduna sul monte sono undici; non sono più dodici. Sono un gruppo dove ne manca uno.

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Una Chiesa che non è una setta di puri e di perfetti, non è come l’arca di Noè chiusa alle intemperie della storia, ma è una fragile barca scossa dalle tempeste. C’è in questa imperfezione degli undici, anche la povera storia di ognuno di noi, la nostra miseria tanto bisognosa della Sua misericordia.

Quando lo videro racconta il vangelo «si prostrarono. Essi però dubitarono».

Non sarebbe neppure necessario quel “però”. Non è forse vero che la fede vive dentro i dubbi? Anzi vorrei dire che la fede ha bisogno del dubbio, perché in questo modo rimane umile, semplice, quasi sussurrata, non buttata in faccia agli altri come un privilegio che distingue e separa. La fede deve rimanere quello che è, un dono accolto con stupore e tremore; mai un possesso orgoglioso, ma un dono vissuto anche nella paura e nella fatica di tanti giorni, e per questo ancora più prezioso.

Il dubbio non è una diminuzione della fede, ma è occasione di umiltà per mantenere intatta la meraviglia.

Il dubbio cammina sulla strada della storia insieme alla fede, nell’attesa che entrambi lascino il posto all’Amore dove non ci sarà più nessuna domanda e nessuna professione di fede, ma solo la contemplazione della bellezza assoluta.

Gesù si avvicinò e disse loro: «… Andate dunque».

Subito il Vangelo dice così; non c’è nessun se e nessun ma. Gesù non ha paura della nostra fede che dubita; da sempre la conosce, da sempre la ama e la accompagna e non la giudica. Lo sappiano i cultori del giudizio della condanna, spietati esecutori della legge pronti a gridare allo scandalo per la fragile fede degli altri, dimentichi delle proprie ipocrisie.

Gesù manda questa Chiesa fragile per iniziare la missione di annunciare il Vangelo ad ogni creatura. La gioia del Vangelo riempirà il cuore e la vita di coloro che si incontreranno con Gesù.

Questa è il frutto di ogni opera missionaria, la gioia del Vangelo di cui ognuno di noi è collaboratore. Certo incontreremo sempre gli “esperti” che ci diranno come si fa la missione ma non dobbiamo dargli troppo retta. Il Signore ci ha assicurati: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Nella missione di annunciare il Vangelo, è lo Spirito Santo che ci spinge, e ci sostiene, e ci fa anche la lieta sorpresa di essere arrivato a destinazione prima di noi. Lo Spirito del Signore precede tutti anche gli “esperti”. Ci precede perché da sempre è lì.

Ci dice di andare in tutto il mondo; andare non per organizzare, occupare i posti che contano, portare la soluzione a tutti i problemi. Ci dice semplicemente di essere i collaboratori della gioia del Signore.

Noi non abbiamo il mandato di portare lo Spirito Santo ma aiutare a scoprirne la presenza nei cuori di ogni uomo. Non dimentichiamo mai che la Pasqua non ha nessun padrone, nessun esperto, ma solo testimoni.

La festa dell’Ascensione ci aiuti a sperimentare che la missione che ci affida Gesù non è quella di conquistare la terra, ma di andare verso la casa del Padre per godere in eterno la pienezza della gioia.

 


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Papa Francesco: riscoprire il Rosario

Nei giorni scorsi, Papa Francesco ha scritto una Lettera ai fedeli, invitandoli a riscoprire la bellezza della preghiera del Rosario.

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Il mese di maggio, ricorda il Papa, è il momento in cui vengono espressi, con particolare intensità, l’amore e la devozione alla Vergine Maria. Per questo il Pontefice invita a riscoprire e riprendere la tradizione del Rosario, soprattutto in questo momento di chiusura nelle nostre case: “…Perciò ho pensato di proporre a tutti di riscoprire la bellezza di pregare il Rosario a casa nel mese di maggio. Lo si può fare insieme, oppure personalmente; scegliete voi a seconda delle situazioni, valorizzando entrambe le possibilità”.

Nella Lettera il Papa ha offerto a tutti i fedeli i testi di due preghiere alla Madonna, invitando a recitarle al termine del Rosario “che io stesso reciterò nel mese di maggio, spiritualmente unito a voi”.

 


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接触伤口是我们真正的圣召

我们把罗马观察报2020年4月14日的一篇文章刊登在我们的博客上。其中文翻译由我们的博客负责。若某版权拥有者不喜欢我们把这篇文章放在网站上,我们可随时立刻删除。

复活期第三主日福音

方济各神父

门徒们因害怕犹太人和害怕自己而关在家里。恐惧使生活陷于停顿。今天一个关闭的、辉煌的、及向世界痛苦关上门的最后晚餐厅,也使教会陷于停顿,成为胆怯的,信德薄弱的,有许多要保护利益的人舒适的避难所。

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但耶稣还是来了。祂未经许可就闯入有关闭、怀疑、绝望的地方。祂不是为了审判或责备而来,不是保持着距离而来,而是「站在中间」;中间是复活的耶稣的地方,是耶稣总把孩子、穷人、病人、和那些祂想放在祂的爱和我们生活之中的人放在的同一个地方。中间也是所有人能近距离看到祂的地方,没有首席位置。

复活的耶稣说:「愿你们平安」。这不是一个承诺,而是个恩典。不是一个要履行的辛劳,而是一个要接受的恩宠,它使你改变内心,除去你铁石的心。我们知道的很清楚,有时我们的心也关闭,向恩宠关上了门,但复活的耶稣八天之后还要回来,而且天天都将回来。

祂也赐予了圣神:「祂向他们嘘了一口气,说:「你们领受圣神罢」」。有如那一周第一日的夜里闯入了宗徒们之内,圣神今天也闯入了我们所有人之内,和我们一起呼喊的不是恐惧,而是「阿爸,父啊」。这是教会永恒的喊声。

我们永远不要忘记,信仰不是从纪念耶稣,而是从祂复活的存在产生的;教会因祂向着最终相遇的存在而生活,不因怀旧和可笑的回顾而活着。

复活的耶稣临在的教会里有所有人的位置,也有那软弱的,对我们有许多教育意义信仰的多默的位置;他不隐瞒自己的怀疑,没有任何人审判他,但在他的信仰旅程中大家都陪着他。一个能互相支持,彼此担待,没有人感到被排斥的团体,多么美丽啊。多默有如将来一天圣保禄和许多其他人一样,向复活的耶稣的爱,一个具体和日常的爱投降了,好比祂的伤口做出了见证。

要接触复活耶稣的伤口。彼此接触伤口是我们真正的圣召,教会的圣召,我们永恒的召唤;摸了伤口,为了发现不再疼了,它们还在,永远会在,但上主救赎、拯救了它们,给了它们,尤其是最大的伤口,即死亡,一个意义。

福音这样开始:「辣彼!你住在那里?」──「你们来看看罢」。(若 一,35-39);今天耶稣以居住在我们伤口里,来完成答案。

教会好似接纳世界伤口的家庭,把它们献给上主去治疗,多么美啊!

「天主却使你们与基督一同生活,赦免了我们的一切过犯;涂抹了那相反我们,告发我们对诫命负债的债卷,把它从中除去,将它钉在十字架上」(哥 二,14)

我们祈求复活的上主协助我们,在我们内、教会内、世界上除去侮辱人类,阻碍慈悲的债卷。

我们继续我们走向天主和人类奥秘的朝圣之旅。我们像亚巴郎一样走出我们的土地,走出我们的安全,为了在慈悲的「这本书里」写上我们的部分,为了发现还有很多可以接受和给予的爱。


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Toccare le ferite è la nostra vera vocazione

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’Osservatore Romano (http://www.osservatoreromano.va/it/news/riconciliarsi-anche-con-la-provvisorieta-del-tempo) del 14 aprile 2020. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo della II Domenica di Pasqua

Don Francesco Pesce

I discepoli erano chiusi in casa per paura dei Giudei e per paura di sè stessi. La paura paralizza la vita. Anche oggi un cenacolo chiuso, dorato, e sbarrato al dolore del mondo, paralizza la Chiesa, e diventa comodo rifugio per uomini timorosi, con poca fede, e molti interessi da difendere.

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Gesù però viene lo stesso. Irrompe senza chiedere il permesso dove c’è chiusura, diffidenza, disperazione. Non viene per giudicare o rimproverare, non viene mantenendo le distanze, ma “stette in mezzo”; in mezzo è il luogo del Risorto, lo stesso luogo dove Gesù aveva sempre messo i bambini, i poveri, i malati, quelli che voleva mettere al centro del Suo amore e della nostra vita. In mezzo è anche il luogo dove tutti lo possono vedere da vicino e non ci sono primi posti.

Il Risorto dice: “Pace a voi” Non è una promessa ma un dono. Non è una fatica da compiere ma una Grazia da accogliere che ti cambia dentro, ti ribalta la pietra del cuore. Sappiamo bene che a volte anche il nostro cuore è chiuso, sbarrato alla Grazia, ma Gesù risorto torna ancora otto giorni dopo, e ogni giorno ritornerà.

Dona anche lo Spirito : ”Soffiò e disse loro: ricevete lo Spirito Santo”. Come sugli apostoli la sera di quel giorno, il primo della settimana, così anche oggi su ognuno di noi irrompe lo Spirito che con noi grida non paura, ma Abbà Padre. Questo è il grido perenne della Chiesa.

Non dimentichiamo mai che la fede, non è nata dal ricordo di Gesù, ma dalla Sua presenza di Risorto; la Chiesa vive della Sua presenza protesa verso l’incontro definitivo e non vive di nostalgici e ridicoli sguardi indietro.

Il Risorto è presente in una Chiesa dove c’è posto per tutti, anche per la debole fede, tanto istruttiva per noi, di Tommaso; non nasconde i suoi dubbi, nessuno lo giudica ma tutti lo accompagnano nel suo cammino. Che bella una comunità dove ci si sostiene a vicenda, si portano i pesi gli uni degli altri e dove nessuno si sente escluso. Tommaso come un giorno Paolo e tanti altri si arrende all’amore del Risorto, un amore concreto e quotidiano come testimoniano le Sue ferite.

Toccare le ferite del Risorto. Toccare le ferite gli uni degli altri è la nostra vera vocazione, la vocazione della chiesa, la nostra chiamata perenne; toccare, per scoprire che non fanno più male, ci sono ancora, ci saranno sempre, ma il Signore le ha redente, salvate, gli ha dato un senso, specialmente alla ferita più grande che è la morte.

“Maestro, dove abiti?” – “Venite e vedrete” (Gv 1,35-39) così all’inizio del vangelo; oggi Gesù completa la risposta abitando nelle nostre ferite.

Che bella la Chiesa come casa che accoglie le ferite del mondo e le offre al Signore che le risana.

“In Cristo, Dio ha dato vita anche a noi, perdonandoci tutte le colpe, e annullando il documento scritto contro di noi, che con le prescrizioni ci era contrario. Lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.” (Col 2,14)

Chiediamo al Signore Risorto di aiutarci a togliere di mezzo, dentro di noi, nella Chiesa, nel mondo,  le prescrizioni che umiliano l’uomo e sono ostacolo alla misericordia.

Continuiamo il nostro pellegrinaggio, verso il mistero di Dio e dell’uomo. Usciamo dalla nostra terra, come Abramo, usciamo dalle nostre sicurezze, per scrivere la nostra parte “in questo libro” di misericordia, per scoprire che c’è ancora tanto amore da ricevere e da dare.


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走向恩典源泉的朝圣者

我们把罗马观察报2020年3月11日的一篇文章刊登在我们的博客上。其中文翻译由我们的博客负责。若某版权拥有者不喜欢我们把这篇文章放在网站上,我们可随时立刻删除。

四旬期第三主日福音

鱼·方济各神父

出谷纪第17章写说:「上主回答梅瑟说:「你手中拿着你击打尼罗河的棍杖去!看,我要在你面前站在曷勒布那里的磐石上,你击打磐石,就有水流出来,给百姓喝」。

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使磐石流出水来。为了实现此事,要有信仰。我们需要有这信仰,好使活水从我们生活坚硬的磐石流出来。我们也需要信赖人类,他们虽然有自己的矛盾、伤口与罪过,但还是保有天主的形象与模样。我们都知道生活有时展现出它最坚硬的那一面,就像一块磐石一样。我们要怎样以基督徒的视野去阅读和经历这几天在世界上所发生的关于冠状病毒传染的事?同样,从撒玛黎雅妇女所经验的中午行程的疲累、口渴、炎热、与孤独中,我们能汲取什么教训呢?

我们首先被召唤举目回顾,有许多人,数百万人,多年来生活在战争、饥饿、与口渴的病毒中,他们是疟疾和麻风病的受害者,是我们漠不关心的受害者。让我们与教宗方济各同心协力,他在世界主教会议后「亲爱的亚马逊」宗座劝谕中邀请我们实现一个梦想:「在一个不容易治愈的痛苦与鄙视的历史中」同时照顾环境与人民。 (亲爱的亚马逊16条)

这冠状病毒的考验在四旬期来到了。星期三圣灰占礼邀请我们,重新发现自己是脆弱的。这并不意味着陷入痛苦与屈服的沮丧中。作为基督徒,重新发现自己是脆弱的意思是,承认我们是天主的子女,我们需要天父的帮助。我们是脆弱的,但天主不抛弃我们,我们应召信赖祂。

耶稣基督是我们信仰、希望、与脆弱的答案,祂用福音的话对我们每个人说:「女人,你相信我罢!到了时候,你们将不在这座山,也不在耶路撒冷朝拜父」。四旬期的旅程是我们走向最深入存在的源泉的一个朝圣之旅,是我们的意识被圣神照耀的重新发现,有如真正和唯一的圣殿,那里我们渴望与朝拜上主。

「若是你知道天主的恩赐,并知道向你说:「给我水喝」的人是谁」。像福音中的那个女人一样,我们也没洞悉天主的恩赐;有时我们认为与上主的相遇是在我们付出巨大努力之后发生,我们认为它是在获得一些功绩之后挣得的。我们口渴的水就是天主,祂首先在祂的父爱内奉献自己。而后晓得接受祂的将是我们的自由,但首先是恩典。

我们祈求上主为的是求祂协助我们,一直保持对甚至牺牲了自己的祂拥有的愿望、渴望。求祂增加我们所有人以活圣饼基督滋养自己的想念。一旦克服当前的困难,就在我们所有人内增长「过复活节」的愿望。「使凡信他的人不至丧亡,反而获得永生」。


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我们圆满地生活这些困难的日子

亲爱的堂区教友,

请容许我给你们写这封简短的信,以表达我愿意在这艰难时刻与你们心灵同在。

试问这疫情的考验对基督徒有什么意义?它给了什么教训?在这疫情中,我们要怎样以基督徒的视野去阅读和经历这考验?

首先我想要给我们大家说,举目回顾有许多人,数百万人,多年来生活在战争、饥饿、与口渴的病毒中,他们是疟疾和麻风病的受害者。让我们与教宗方济各同心协力,他在世界主教会议后「亲爱的亚马逊」宗座劝谕中邀请我们实现一个梦想:「在一个不容易治愈的痛苦与鄙视的历史中」同时照顾环境与人民。 (亲爱的亚马逊16条)

这考验在四旬期来到了。星期三圣灰占礼邀请我们,重新发现自己是脆弱的。这并不意味着陷入痛苦与屈服的沮丧中。作为基督徒,重新发现自己是脆弱的意思是,承认我们是天主的子女,我们需要天父的帮助。我们是脆弱的,但在可靠的人手中。天主不抛弃我们,我们应召信赖祂。格林多人后书写说:「我为基督的缘故,喜欢在软弱中,在困苦中:因为我几时软弱,正是我有能力的时候」。这深入的谦虚与信任态度也是我们祈祷和生活的基础。圣保禄清楚知道怎样面对和经历每个事件,尤其是面对困难;在体验自己软弱的时候,天主的大能就显现出来,祂不抛弃我们,不让我们孤独,反而成为我们的支持和力量。

有人对我,身为本堂神父,表达了他们不能容忍人与人之间保持距离的规定。除了我们要听从医学专家和政府为防止病毒扩散的措施所指示的这个和一切规定以外,我们还要在这客观形势下尝试思考:我怎样在这一切中能找到一个基督信仰的范畴?四旬期可再次帮助我们。这保持「安全距离」的邀请可促使你们找到独处、寂寞和祈祷的时刻。我们经常处在群众中,也经常寻找人群,噪音和混乱;现在我们要圆满地生活这些寂寞的时刻,重新发现祈祷与天主的陪伴。我们不要忘记在祈祷中基督徒是团结一致,合而为一的。我们不是分开的,而是一个民族。

为了如同基督徒般「圆满地」生活这困难的时刻,还有另一个方法。就是不要个体地,甚至自私地生活。让我们接受教宗与罗马代理枢机主教的邀请,去实践仁爱。仁爱会打败病毒。在我们简单的日常生活中,我们会找到很多机会。我感谢所有那些已经开始行动的人,他们给我写信,告诉我他们可随时支配;他们给那些不能出门的单独老年人购物,或是买药。帮助那些要在家里照顾孩子的人。对那些因许多商业和生产活动受阻有经济困难的人来说,这些是慷慨的行为。

祂必会承认我们,不是因我们活出了一个强大、坚固、从来没怀疑过的信德,而是因我们爱过;我们会被承认,也不是因我们经历了一个不可动摇的望德。相反的,我们信德脆弱时也会被承认,因为我们知道尤其在困难中去爱。

耶稣基督显示给了我们慈悲的天父,比起坚强,祂更要我们快乐,即便软弱,但以信德去爱,相信有一个圣神先于我们而来,祂扶持我们和领导我们走向一个完整的真理。耶稣看见天开了,天主圣神以白鸽的形状将来。从这个永远打开的天空,这不在任何恐惧内关闭的天空,我们再次等待圣神的恩典,祂继续行动、疼爱我们、以多种语言和各种方式讲话。让我们祈求天主使我们能听懂它,也祈求圣母使我们能保守它。

谢谢。

我降福你们。

方济各神父

2020年3月7日


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Pellegrini alla sorgente del dono

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano dell’11 marzo 2020. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo della III Domenica di Quaresima

Don Francesco Pesce

Si legge nel Libro dell’Esodo al capitolo 17: «Il Signore disse a Mosè: prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».

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La roccia fa scaturire l’acqua. Per fare questo ci vuole la fede. Occorre avere questa fede, affinché dalla dura roccia della nostra vita possa emergere l’acqua viva. Ci vuole anche la fiducia nell’uomo, che, nonostante le sue contraddizioni, le sue ferite e il suo peccato, rimane immagine e somiglianza di Dio. Sappiamo tutti che a volte la vita si presenta proprio con la sua faccia più dura, proprio come una roccia. Come leggere e vivere in prospettiva cristiana quello che sta accadendo in tutto il mondo in questi giorni, circa il contagio del coronavirus? Allo stesso modo che insegnamenti trarre dalla fatica del viaggio, dalla sete, dal caldo, dalla solitudine del mezzogiorno sperimentati dalla donna samaritana, già reietta per essere e donna e samaritana?

Siamo chiamati prima di tutto a sollevare lo sguardo per tornare a vedere che ci sono molti, e sono milioni, che da tanti anni vivono nel mezzo del virus della guerra, della fame e della sete, vittime di malaria e di lebbra, vittime della nostra spietata indifferenza. Uniamoci a Papa Francesco che nella Esortazione Apostolica Postsinodale Querida Amazonia ci invita ad un sogno: unire cura dell’ambiente e cura delle persone in: «Una storia di dolore e di disprezzo che non si risana facilmente»(QA 16)

Questa prova del coronavirus è arrivata nel Tempo di Quaresima. Riscoprirci fragili è l’invito del mercoledì delle Ceneri. Questo non significa cadere nello sconforto della sofferenza e della rassegnazione. Come cristiani riscoprirsi fragili significa riconoscerci figli, bisognosi dell’aiuto del Padre. Siamo fragili ma Dio non ci abbandona e noi siamo chiamati a fidarci di lui.

Gesù Cristo è la risposta alla nostra fede, alle nostre speranze, alle nostre fragilità, e dice ad ognuno di noi con le parole del Vangelo: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre». Il cammino di Quaresima è un pellegrinaggio alle sorgenti del nostro essere più profondo, è la riscoperta della nostra coscienza illuminata dallo Spirito, come vero e unico tempio dove desiderare e adorare il Signore.

«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”». Come la donna del Vangelo anche noi non conosciamo fino in fondo il dono di Dio; a volte pensiamo che l’incontro con il Signore venga al termine di una enorme fatica, un guadagno da ottenere dopo aver ottenuto dei meriti. L’acqua di cui abbiamo sete, è Dio stesso che si dona prima di ogni cosa nel suo amore di Padre. Dopo sarà la nostra libertà a saperlo accogliere, ma il dono è prima di tutto.

Preghiamo il Signore perché ci aiuti a mantenere sempre il desiderio, la sete di Lui che arriva addirittura ad offrire se stesso. Si accresca in tutti noi la nostalgia di nutrirci di Cristo, Pane vivo. Cresca in noi tutti il desiderio di “fare Pasqua” una volta superate le attuali difficoltà. «Perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».


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Una riflessione cristiana sul Corona virus

In questi giorni siamo coinvolti in una vicenda dolorosa che tutti ci supera e chiama a vigilanza e attenzione. Desidero scrivere una breve riflessione per esprimere la mia vicinanza spirituale in questi giorni difficili.

Cosa ci dice come cristiani questa prova? Ci insegna qualcosa? Come leggerla e viverla da una prospettiva cristiana? Innanzitutto vorrei dire a tutti noi di sollevare lo sguardo per tornare a vedere che ci sono molti, e sono milioni, che da tanti anni vivono nel mezzo del virus della guerra, della fame e della sete, vittime di malaria e di lebbra. Uniamoci a Papa Francesco che nella Esortazione Apostolica Postsinodale “Querida Amazonia” ci invita ad un sogno: unire cura dell’ambiente e cura delle persone in “una storia di dolore e di disprezzo che non si risana facilmente”(QA 16).
Questa prova è arrivata nel Tempo di Quaresima. Riscoprirci fragili è l’invito del Mercoledì delle Ceneri. Questo non significa cadere nello sconforto della sofferenza e della rassegnazione. Come cristiani riscoprirsi fragili significa riconoscerci figli, bisognosi dell’aiuto del Padre. Siamo fragili ma in buone mani. Dio non ci abbandona e noi siamo chiamati a fidarci di lui. Si legge nella seconda lettera ai Corinzi: “Mi compiaccio nelle mie debolezze, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte”. Questo atteggiamento di profonda umiltà e fiducia è fondamentale anche per la nostra preghiera e per la nostra vita. San Paolo comprende con chiarezza come affrontare e vivere ogni evento, soprattutto la difficoltà; nel momento in cui si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza.

Come parroco, qualcuno mi ha espresso insofferenza verso la norma della distanza tra le persone. Oltre al fatto che siamo tutti invitati a seguire questa e tutte le norme che scienziati medici e autorità ci indicano di seguire come misure per contrastare la diffusione del virus, cerchiamo anche in questa situazione oggettiva di pensare: in che modo posso trovare una dimensione cristiana in questo? Di nuovo ci aiuta il Tempo della Quaresima. L’invito a questa “distanza di sicurezza” possa spingervi a trovare momenti di solitudine, silenzio e preghiera. Siamo spesso nella massa, spesso in cerca di folla, di rumore, di confusione; viviamo ora questi momenti di solitudine in pienezza, riscoprendo la preghiera e la compagnia di Dio. E non dimenticando che nella preghiera i cristiani sono uniti, sono uno. Non siamo separati, ma siamo un solo popolo.

C’è un altro modo per vivere “in pienezza” come cristiani, questo tempo difficile. Non vivendolo individualmente, magari anche egoisticamente. Raccogliamo l’invito del Santo Padre a esercitare la Carità. La Carità sconfigge il virus. Ci sono tantissime opportunità, nella semplice quotidianità della nostra vita. Ringrazio tutti coloro che già si sono attivati e che mi hanno scritto e detto la loro disponibilità; fare la spesa o comprare delle medicine agli anziani soli che non possono uscire. Aiutare chi deve tenere i bambini a casa. Gesti di generosità per chi è in difficoltà economiche a causa del blocco di molte attività commerciali e produttive.

Noi saremo riconosciuti da Lui, non se abbiamo vissuto una fede forte, dura che non ha mai dubitato, ma se abbiamo amato; non saremo riconosciuti neanche se avremo vissuto una speranza incrollabile. Al contrario saremo riconosciuti nella fragilità di una fede che ha saputo amare anche e soprattutto nelle difficoltà.

Gesù Cristo ci ha rivelato un Padre misericordioso che ci vuole più felici che forti, deboli, ma che amano con la fede che c’è uno Spirito che ci previene ci sostiene e ci guida verso la verità tutta intera. Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere come una colomba. Da questo cielo aperto per sempre, e non chiuso dentro nessuna paura, noi attendiamo ancora una volta il dono dello Spirito che continua ad agire, a volerci bene e parla in molte lingue e in molti modi. Chiediamo al Signore di saperlo ascoltare e alla Madonna di saperlo custodire.

Grazie.

Con la mia Benedizione

don Francesco Pesce