ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Papa Francesco, “un dono di Benedetto XVI”

Riflessioni sulla Chiesa di Francesco a 5 anni dalla rinuncia di Benedetto XVI.

Dal’11 febbraio al 13 marzo dell’anno del Signore 2013 la Chiesa e il mondo furono attraversate da un intenso vento dello Spirito.

Fratelli e sorelle, buonasera! […]“E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca (si recitò il Padre Nostro, e l’Ave Maria e il Gloria al Padre). E adesso, incominciamo questo cammino, vescovo e popolo.”

Francesco, nuovo Vescovo di Roma raccolse così la complessa eredità del pontificato di Benedetto XVI.

«Pur essendo figlio Egli imparò l’obbedienza dalle cose che patì…»(Eb5,8). Possiamo dire che anche da pontefice, Benedetto XVI imparò l’obbedienza dalle cose che patì. Per tante cose della vita possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, la letteratura, quanti maestri ci sono! Ma quando entriamo nell’ombra del dolore non c’è nessun maestro perché tutte le voci tacciono. Allora noi impariamo, nell’obbedienza – e in particolare cinque anni fa in questa obbedienza del Papa Benedetto – che cosa significhi servire e non servirsi della Chiesa, cosa significa amare e non usare la Chiesa. Solo l’esperienza del dolore, del tradimento, in una parola del Getsemani ci introduce nell’ascolto docile di un amore più forte della morte.

In quel 11 febbraio il “Professor Ratzinger” diede alla Chiesa e al mondo una grande lezione; il suo ultimo servizio d’amore come Pastore universale.

Benedetto XVI con la sua rinuncia diede anche allo Spirito lo spazio per donarci Papa Francesco, che ha aperto una nuova stagione per la Chiesa.

Sappiamo dai Vangeli che la professione di fede di Pietro, roccia su cui Gesù vuole costruire la Sua Chiesa, è subito “smentita dai fatti”. Gesù rimprovera Pietro con parole dure, perché non accetta l’annuncio della croce. Un momento prima l’Apostolo era benedetto dal Padre e subito dopo diventa addirittura un ostacolo, una pietra d’inciampo sulla strada di Gesù. Pietro e gli altri hanno ancora molta strada da fare, molte cose da comprendere.

La tentazione è di seguire un Cristo senza croce, ma Gesù ci ricorda che la sua via è quella dell’amore e non c’è vero amore senza il sacrificio di sè.

Papa Francesco ha preso in consegna la croce di Cristo e la porta in giro per il mondo non come un vessillo, ma indicandola come strumento di salvezza per tutti gli uomini.

Cammina contro corrente e in salita il Papa. Ci dice che solo l’amore di Cristo da’ senso e felicità alla vita. Ci dice ogni giorno con il suo esempio che se impostiamo la nostra vita sull’amore come ha fatto Gesù la nostra vita non sarà sterile ma feconda. Ci dice che nell’Eucarestia Gesù perde se stesso per ritrovare tutti noi.

Nonostante la Sua testimonianza di un “Vangelo sine glossa” (o forse proprio per questo?) l’opposizione alla Chiesa di Francesco, alla Chiesa dei poveri e degli ultimi, è molto attiva, anche sul web e su alcuni blog di tradizionalisti. In modo spesso maldestro che si squalifica da sè, essi accusano oggi il Papa di aver gettato la Chiesa in confusione dottrinale, morale, pastorale. Curiosamente questi blog parlano tra di loro, si citano l’uno con l’altro, si fanno forza reciprocamente per mettere insieme dei gruppi che rimangono minoritari – anche se le loro esternazioni sono molto gravi. Si spacciano quasi per novelli Padri della Chiesa. In realtà contano come il pulviscolo sulla bilancia. I loro toni e i loro argomenti li screditano da sè, ma hanno la responsabilità di ingenerare dubbi e confusione tra il Popolo, soprattutto i semplici e i piccoli. Ma come dice il Vangelo, gli scandali devono avvenire affinché si manifestino i veri credenti.

Papa Francesco venuto “dalla fine del mondo” oggi ha volto lo sguardo all’intero mondo, ai cristiani, alle altre religioni, e naturalmente all’intera Chiesa Cattolica, indicando il Vangelo come rotta sicura da seguire per la barca della Chiesa e testimoniandolo nel dialogo con credenti di altre fedi e non credenti, puntando su “ciò che ci unisce piuttosto che ciò che ci divide”.

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Sempre più ricchi e sempre più poveri

don Francesco Pesce

La ong inglese Oxfam ha da poco pubblicato un nuovo rapporto sulla ricchezza nel mondo alla vigilia del World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, alla presenza dei grandi nomi dell’economia e della politica. «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», è il titolo del report che si serve di alcuni dati elaborati dal Credit Suisse redatto anche sulla base delle novità che arrivano sui nuovi ricchi di Cina, Russia e India. L’1% più ricco della popolazione mondiale possiede come il restante 99%, e continua ad arricchirsi. Ogni due giorni si registra l’arrivo di un nuovo miliardario.

Come cristiani abbiamo il dovere, non solo di dare una buona testimonianza, ma di parlare chiaro. Le ricchezze non sono un fine, ma uno strumento nelle mani degli uomini; spesso sono diventate uno strumento iniquo perché l’uomo se ne è servito per dominare gli altri uomini e assoggettare interi popoli al controllo di alcune elite. Siamo arrivati nella storia perfino allo sterminio programmato e calcolato dei poveri, come ricorda il profeta Amos. Grazie a Dio il progresso culturale dei popoli sta favorendo una sempre maggiore presa di coscienza, circa il bisogno di una più equa distribuzione delle ricchezze del pianeta. Alcune organizzazioni internazionali e alcune nazioni più sviluppate stanno lottando per nuovi equilibri sociali, ma la battaglia è ancora molto lunga e difficile. Gesù invita i suoi discepoli ad essere “scaltri” nell’uso delle ricchezze. Chiede ad ognuno di noi un diverso rapporto con le ricchezze sia sul piano individuale che in quello comunitario. Proprio per questo non può più bastare il gesto privato della elemosina; bisogna agire perché la ricchezza possa diventare uno strumento di liberazione e di riconciliazione tra i popoli; questa è la concretezza del vangelo, che per sua natura è un fatto sociale. La storia ci insegna che non pochi si sono allontanati dalla Chiesa e dalla fede, perché hanno ricevuto una cattiva testimonianza nell’uso del denaro e delle ricchezze. Assistiamo poi in questi anni come cristiani e cittadini del mondo a due fatti molto importanti. Papa Francesco sta testimoniando la possibilità concreta di una Chiesa povera per i poveri, ed è uno straordinario dono del Signore, un esempio che ci stimola a sempre nuova conversione. Inoltre al contempo assistiamo al fatto che molti poveri, si stanno -potremmo dire così- riprendendo il vangelo, spesso a loro nascosto, dietro parole di circostanza e umilianti elemosina. I poveri oggi sono coscienti che il vangelo è prima di tutto per loro, e non sono più disposti ad aspettare per i loro diritti e la loro dignità. Rileggiamo e meditiamo attentamente a questo proposito le parole profetiche di don Primo Mazzolari, prete povero tra i poveri:” io non ho mai contato i poveri, perché i poveri non si possono contare; i poveri si abbracciano, non si contano. Eppure c’è chi tiene la statistica dei poveri, e ne ha paura; paura di una pazienza che si può anche stancare, paura di un silenzio che potrebbe diventare un urlo,paura di un lamento che potrebbe diventare un canto, paura dei loro stracci che potrebbero farsi bandiera, paura dei loro arnesi che potrebbero farsi barricata.” Io credo che stia già avvenendo.


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Perdono,umiltà, schiettezza,

il viaggio apostolico di papa Francesco in Cile

don Enrico Ghezzi 

Nei suoi viaggi apostolici, il Papa non cerca un successo personale: vuole annunciare Gesù Cristo, con un vangelo che sia innanzitutto carico di gioia. Annuncio lieto, notizia di speranza. Le folle che accompagnano il Papa, certamente riconoscono al Papa di saper centrare il cuore del messaggio. Pare che il Papa abbia ricevuto una”giornalata” sulla testa, si sono affrettati a scrivere tutti i media. Questo piccolo episodio ha fatto notizia, più che le migliaia di persone che lo acclamano per lunghi chilometri. Eppure la giornata del 16  è stata ricchissima di eventi.

Verso le otto di sera (mezzanotte in Italia), il Papa ha concluso una giornata che mi è sembrata intensa e piena di emozioni. Ha concluso con l’ultimo incontro nella casa di accoglienza San Umberto Hurtado, un grande gesuita, intellettuale e santo della carità. Le file di ospiti hanno iniziato a sfilare davanti a lui, per gli abbracci.

Alle prime ore del mattino, la musica era stata di ben altro tono. Nel palazzo de La Moneda ( (carico delle  memorie di Allende il Presidente eroico ucciso, e della figura inquietante di Pinochet, il barbaro dittatore), davanti alle Autorità del paese, il Papa ha ricordato il dolore che il Cile sta ancora vivendo per il drammatico comportamento di pedofilia da parte di un gruppo di sacerdoti e religiosi nei recenti anni passati. Il Papa è pervaso da un fuoco evangelico e davanti all’intero popolo cileno, diritto in piedi nella sua solennità di Vescovo di Roma e dell’universo mondo cattolico, con inaudita umiltà e schiettezza dice:“Qui non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna davanti al danno causato  a bambini da parte di ministri della Chiesa…E’ giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime”. E’ il Vescovo di Roma che davanti a tutto il mondo, con dolore e vergogna, con la forza  solenne dell’umiltà, chiede perdono.

Più tardi la sala stampa vaticana informerà che il Papa, incontrando un gruppo di persone abusate dai preti, “ha pregato con loro e pianto”.

A seguire la Santa Messa davanti a più di  quattrocentomila persone. Una Messa di gioia, di musiche, di canti, di colori, di “alegrìa”, di festa. Una omelia di commento delle Beatitudini;  sono dice il papa, la forza, l’energia di ogni persona e dei popoli, alla ricerca della vita e della speranza. Il messaggio della speranza cristiana, nel cammino su questa terra. Sono lo scuotimento dal sonno della pigrizia e del fatalismo; sono parola di risurrezione contro la caduta della rassegnazione: “Rialzati o Cile, cammina o Chiesa, ridestati o Terra!” ha così concluso. Una nuova lettura biblica del testo di Matteo 5, che proporrei a tutti di rileggere, anche in chiave di esegesi del testo.

Molto commovente e intenso l’incontro con le donne prive di libertà (in carcere). La dura vita non toglie a queste donne la bellezza, la cura del corpo, la festa che oggi vivono sia pure attraversate il dolore. Lo vogliono dire e gridare al Papa; tengono tra le braccia i bambini sotto i due anni che la legge permette di tenere in carcere. Bambini bellissimi, paffuti, sorridenti e felici tra le braccia della mamma. Un’immagine davvero straordinaria, frutto del lavoro nelle carceri della Chiesa cilena. La suora responsabile, conclude un intenso discorso: “nel Cile è imprigionata la libertà!”.  I poveri, nel mondo, finiscono in carcere. Il papa ascolta e si emoziona e poi, nel suo dialogo, grida: “la dignità esiste anche se non c’è la libertà!  La dignità non si può mai togliere”. Un messaggio carico di umanità riscritto sulle righe del vangelo.

Molto forte anche il discorso nella Cattedrale di Santiago rivolto a sacerdoti, religiosi, suore, seminaristi, diaconi, vescovi. E’ forse il discorso più “bergogliano” fino ad ora del pellegrinaggio. Il papa scava le radici nella sua spiritualità personale radicata nel vangelo e nelle viscere della spiritualità ignaziana. Direi a tutti i preti e ai rettori di seminario: questo è il testo più moderno e antico per la formazione dei sacerdoti e dei religiosi. Non è più possibile rifugiarsi  in una spiritualità  astratta e angelicata, senza  la concretezza della carne dei pastori che Gesù sceglie per portate  il suo messaggio. Qui c’è il futuro!


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Gesù è venuto a liberarci da ogni dipendenza umana

Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani

Nella Settimana di Preghiera per l’Unita’ dei Cristiani, la Scrittura ci aiuta a riflettere  sui pericoli della divisione, che già San Paolo si trovò ad affrontare duramente.

Nella Prima Lettera ai Corinzi, infatti, Paolo ci racconta che i cristiani già litigavano fra loro, non circa la scelta tra bene e male ma su ben altre cose: “Io sono di Paolo, io invece sono di Apollo, io invece di Cefa. E io di Cristo!” (I Cor 1,12).

In fondo due sono i principali motivi che rompono l’unità nella Chiesa e creano divisioni, contrapposizioni, clericalismi.

Primo motivo che causa divisioni: i primi cristiani già miravano ad identificarsi con una autorità! Paolo respinge subito il gruppo sorto intorno al suo nome, e richiama con forza la centralità di Cristo. Non può esistere una Chiesa che non sia di Cristo. Il rapporto tra autorità e coscienza non può mai risolversi in nessuna dipendenza; quando l’autonomia della coscienza viene limitata e diviene dipendente dalla autorità, sorgono grandi problemi. Nascono i fanatismi religiosi, e ideologici, non meno gravi dei primi.

Fra quelli che si dicono cristiani, la storia così ha parlato: io sono di Pietro, io sono di Lutero, io sono di Calvino. Gesù è venuto a liberarci da ogni dipendenza umana, ma noi le abbiamo ristabilite. Il compito delle autorità è di essere ministri, servitori delle coscienze, non di sostituirsi ad esse, come ricorda spesso papa Francesco.

Il secondo motivo che causa divisioni lo troviamo al v. 17 della Prima lettera ai Corinzi al capitolo 1, dove Paolo dice: «Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo». Solo la parola dà senso al rito che da solo diventa ritualismo sterile. Il significato, il ruolo, la traduzione, l’inculturazione della Parola di Dio sono stati incredibilmente e gravemente causa di tante divisioni e di tanto sangue.

E’ la parola che dà al povero la dignità. Sinagoghe, e chiese sono al  servizio delle nostre povertà, non padroni:“tu non avresti alcun potere se non ti fosse stato dato dall’alto” rispose Gesù a Pilato.

E’ la parola che dà all’adultera la misericordia: «va’ e non peccare più»; con quella Parola cadono tutte le sinagoghe, tutta la legge… Oltre un certo limite nessuna sinagoga, nessuna chiesa, nessuna legge conta. Conta l’uomo santuario vivente che risponde a Dio.

Per questo Gesù sceglie di salire in Galilea, lontano dalle autorità   per realizzare la promessa di liberazione di ogni uomo. Crea intorno a sé una comunità di semplici pescatori, per pescare gli uomini:” Gesù disse loro, venite dietro a me”.

Ci tira fuori dall’acqua, simbolo biblico  del male e della morte, per salvarci, per darci  vita. Per la prima volta in Matteo appare il termine ‘vangelo’ che significa ‘buona notizia’. La buona notizia è quella del Regno dove Gesù guarisce :” ogni sorta di malattie e infermità nel popolo”. 

Anche noi se non: “rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”(Amoris Laetitia) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Credo che annunciare il vangelo senza coinvolgimento personale, sia una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, e le pecore fuggiranno via da Lui.


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Ecumenismo significa semplicemente Gesù Cristo

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

don Enrico Ghezzi

Come ogni anno, a gennaio (18-24), le varie chiese che si riferiscono a Gesù Cristo, tentano di dialogare per conoscere meglio il cammino da percorrere per ritrovarsi fratelli nel confessare la fede che nei vari secoli passati si è pensato bene di rompere, sia per motivi dottrinali, sia per fattori storici. Con conseguenze drammatiche che hanno influito sulla divisione di intere  nazioni, specie in Europa.

Vorrei che tutti avessero letto, almeno tra i cattolici, il documento del Concilio Vaticano II  scritto proprio sul tema della comunione nella fede tra le diverse famiglie sorte dagli scismi. Dubito molto che tra che le nuove  generazioni, sia pure interessate, tale documento “Unitatis Redintegratio”, sia mai stato preso in considerazione. Sarebbe tempo di farlo ora!

Per conoscersi, sarebbe utile leggere gli scritti dei Padri delle Chiese Orientali, gli Ortodossi: che cosa ci divide da questi Padri, carichi di santità, di sapienza biblica, grandi apostoli dei popoli dell’ 0riente ? E gli scritti di Lutero e dei Riformatori ? Dov’è oggi la difficoltà a leggere le Scritture, a interpretarle assieme, a leggere i doni dei Sacramenti? Cosa significa difendere la  dottrina che è rimasta astratta, aliena dalla ricchezza della fede popolare?

“Credere” non vuol dire forse confessare Gesù Cristo, che Gesù nella risurrezione è il Signore ? Non è forse questo il cuore del nostro Credo? Che cosa mai ci divide? Il riconoscimento dell’autorità del Papa? Non ha forse detto Francesco, che l’autorità di Roma sta nella carità? Non era già stato detto da S. Ignazio di Antiochia all’inizio del II secolo? Forse alla radice della disunione rimane una grossa pigrizia spirituale (assenza dello Spirito) che affonda le origini nel potere delle varie  Chiese.

Ecumenismo significa semplicemente Gesù Cristo. L’uomo moderno che continua ad abbandonare le Chiese, vuole che Cristo sia la sorgente della speranza umana, che sia una verità che si traduce nella carità e nell’amore ai deboli e agli ultimi. Esige che la  fede nella vita eterna sia ora qui manifestata dalla speranza, dalla riscoperta della  bellezza della creazione  e che l’incarnazione sia annunciata come il fine ultimo di un Dio, che nel su Verbo, compie il senso di tutto il cosmo conosciuto nella scienza e bisognoso di compimento. L’al di là, che  noi annunciamo, serve per dare oggi la felicità che Gesù ha descritto con tanta potenza nelle Beatitudini (Mt 5).


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La coscienza del bene ci salva

qualche riflessione sul viaggio del Papa in Cile e Perù.

don Enrico Ghezzi

Parlando con i giornalisti, nel viaggio verso il Cile Papa Francesco ha riflettuto sul timore di una guerra nucleare. Sembrerebbe una ipotesi di una realtà impossibile da immaginare. Ma gli uomini sono capaci di tuto trasformando il potere di fare il bene, da cui furono dotati da Dio, al potere di fare il male. I milioni di morti nelle guerre ancora fresche di memoria, non  servono a niente. La storia ricorda ma non insegna.

Bisogna educarci al bene; il bene seminato nel cuore di ogni uomo deve prevalere  sul  male vissuto nell’anima di poche persone. E’ necessario “vedere”il bene per vincere il male. Non basta perciò riportare le parole del Papa: bisogna affermare con le parole, con le opere, con la bontà e la tenerezza, tutto ciò che fa pensare l’umanità ad esigere che il bene vinca sul male. Ma le paure e il disinteresse dei popoli spingono  ad adattarsi al destino di quello che verrà. E’ la coscienza del bene che ci salva.


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Condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza.

Papa Francesco pellegrino in Cile e Perù

Papa Francesco è partito questa mattina per il pellegrinaggio di una settimana prima in Cile e poi in Perù. E’ il ventiduesimo pellegrinaggio all’estero e il sesto in America Latina.

Nella cerimonia di benvenuto in Cile il Papa sarà accolto dalla presidente uscente della Repubblica, ma ancora in carica, Michelle Bachelet.

In Cile, oltre alla capitale, papa Francesco visiterà le città di Temuco, a Sud, dove incontrerà le popolazioni indigene Mapuche, e Iquique, nel Nord zona ricca di miniere e di grandi problemi sociali. In Perù, da giovedì , sarà nella capitale Lima, in Amazzonia nella città di  Puerto Maldonado e a Trujillo, sul Pacifico. Sarà la prima volta di un papa in Amazzonia; ricordiamo che nel 2019 è stato convocato a Roma un sinodo straordinario sull’Amazzonia.

Risultati immagini per papa in Cile e Perù

Sorvolando l’Argentina il papa come da consuetudine invierà un messaggio definito «interessante» dal portavoce vaticano, Greg Burke.al presidente del suo paese, Mauricio Macrì.

Il tema del viaggio sarà condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza.

Mentre in Perù, uno degli incontri principali del viaggio in Sud America sarà a Puerto Maldonado: lì papa Francesco per la prima volta entrerà in contatto con le comunità dell’Amazzonia: alle 10 di venerdì 19 gennaio dopo i saluti previsti, il Papa riceverà anche espressioni di affetto dall’infanzia missionaria e dai leader indigeni. Verso le 11 ci sarà l’atteso incontro con le comunità native. Papa Francesco ascolterà le comunità e rivolgerà loro un messaggio di incoraggiamento, solidarietà e speranza.

Di seguito il programma del pellegrinaggio papale:

Lunedì 15 gennaio 2018

ROMA – SANTIAGO

8.00 Partenza in aereo da Roma/Fiumicino per Santiago

20.10 Arrivo all’aeroporto internazionale di Santiago

Cerimonia di benvenuto

21.00 Arrivo del Santo Padre alla Nunziatura Apostolica

 

Martedì 16 gennaio 2018

SANTIAGO

8.20 Incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo Diplomatico nel Palacio de la Moneda

9.00 Visita di cortesia al Presidente nel Salon Azul del Palacio de la Moneda

10.30 Santa Messa nel Parque O’Higgins

16.00 Breve visita al Centro Penitenciario Feminino di Santiago

17.15 Incontro con i Sacerdoti, Religiosi/e, Consacrati e Seminaristi nella Cattedrale di Santiago

18.15 Incontro con i Vescovi nella Sagrestia della Cattedrale

19.15 Visita privata al Santuario di San Alberto Hurtado, SJ

Incontro privato con i sacerdoti della Compagnia di Gesù

 

Mercoledì 17 gennaio 2018

SANTIAGO-TEMUCO-SANTIAGO

8.00 Partenza in aereo dall’aeroporto di Santiago per Temuco

10.30 Santa Messa nell’aeroporto di Maquehue

12.45 Pranzo con alcuni abitanti dell’Araucanía nella casa “Madre de la Santa Cruz”

15.30 Partenza in aereo dall’aeroporto di Temuco per Santiago

17.00 Arrivo all’aeroporto di Santiago

17.30 Incontro con i giovani nel Santuario di Maipú

18.30 Trasferimento in auto chiusa alla Pontificia Università Cattolica del Cile

19.00 Visita alla Pontificia Università Cattolica del Cile

 

Giovedì 18 gennaio 2018

SANTIAGO-IQUIQUE-LIMA

8.05 Partenza in aereo dall’aeroporto di Santiago per Iquique

10.35 Arrivo all’aeroporto internazionale di Iquique

11.30 Santa Messa nel Campus Lobito

14.00 Pranzo con il Seguito Papale nella “Casa de retiros del Santuario Nuestra Señora de Lourdes” dei Padri Oblati

16.45 Arrivo all’aeroporto di Iquique

Cerimonia di congedo

17.05 Partenza in aereo dall’aeroporto di Iquique per Lima

 

PAPA FRANCESCO IN PERÙ

17.20 Arrivo all’aeroporto di Lima

Cerimonia di benvenuto

 

Venerdì 19 gennaio 2018

LIMA-PUERTO MALDONADO-LIMA

8.30 Partenza in aereo da Lima per Puerto Maldonado

10.15 Arrivo all’aeroporto di Puerto Maldonado

10.30 Incontro con i popoli dell’Amazzonia nel Coliseo Regional Madre de Dios

11.30 Incontro con la popolazione nell’Istituto Jorge Basadre

12.15 Visita all’Hogar Principito

13.15 Pranzo con i rappresentanti dei popoli dell’Amazzonia nel Centro Pastorale Apaktone

14.35 Partenza in aereo per Lima

16.10 Arrivo all’aeroporto di Lima

16.20 Visita alla Cappella della Base Aerea

16.45 Incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo Diplomatico nel Cortile d’Onore

17.15 Visita di cortesia al Presidente nel Salone degli Ambasciatori del Palacio de Gobierno

17.55 Incontro privato con i membri della Compagnia di Gesù nella chiesa di San Pedro

 

Sabato 20 gennaio 2018

LIMA-TRUJILLO-LIMA

7.40 Partenza in aereo per Trujillo

9.10 Arrivo all’aeroporto di Trujillo

10.00 Santa Messa sulla spianata costiera di Huanchaco

12.15 Giro in papamobile nel quartiere “Buenos Aires”

15.00 Breve visita alla Cattedrale

15.30 Incontro con i Sacerdoti, Religiosi/e, Seminaristi delle Circoscrizioni Ecclesiastiche del Nord del Perù nel Colegio Seminario San Carlos y San Marcelo

16.45 Celebrazione Mariana – Virgen de la Puerta nella Plaza de Armas

18.15 Partenza in aereo per Lima

19.40 Arrivo all’aeroporto di Lima

 

Domenica 21 gennaio 2018

LIMA- ROMA

9.15 Preghiera dell’Ora Media con Religiose di vita contemplativa nel Santuario del Señor de los Milagros

10.30 Preghiera alle Reliquie dei Santi peruviani nella Cattedrale di Lima

10.50 Incontro con i Vescovi nel Palazzo Arcivescovile

12.00 Angelus nella Plaza de Armas

12.30 Pranzo con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica

16.15 Santa Messa nella Base Aerea “Las Palmas”

18.30 Arrivo in aeroporto

Cerimonia di congedo

18.45 Partenza in aereo per Roma/Ciampino

 

Lunedì 22 gennaio 2018

ROMA

14.15 Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino