ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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La Pasqua a Santa Maria ai Monti

Ripercorriamo come abbiamo vissuto in parrocchia i giorni precedenti la Pasqua e la Settimana Santa

Nella nostra comunità parrocchiale di Santa Maria ai Monti nella diocesi di Roma, come da ormai decennale tradizione, abbiamo iniziato i riti della Settimana Santa, anticipando all’ultimo venerdì di Quaresima la VIA CRUCIS per le strade del rione Monti. Questo perché il Venerdì santo partecipiamo tutti al Colosseo alla VIA CRUCIS presieduta da Papa Francesco.

La galleria fotografica che segue, vuole ripercorrere questi intensi giorni in cui abbiamo sperimentato le meraviglie del Signore e la bellezza di essere popolo di Dio in cammino.

Via Crucis per le strade nell’ultimo Venerdì di Quaresima

E’ sempre commovente il silenzio con cui il popolo di Dio segue la Via Crucis che attraversa il Rione Monti e celebra le quattordici Stazioni che sono animate dalle varie rettorie e case religiose presenti nel territorio parrocchiale.

Partendo dalla nostra parrocchia, viviamo le Stazioni insieme ai fratelli ortodossi della Georgia, i religiosi francescani, stimmatini, maroniti, le suore pallottine, vincenziane, domenicane, la Prosanctitate, le suore di Gesù Bambino, le suore di San Giuseppe Marello, la comunità cattolica cinese, quella ucraina e le Piccole sorelle dei Poveri.

Siamo veramente una piccola Pentecoste che, attraversando il Rione portando la croce, ripercorre la via dolorosa del Signore nella consapevolezza che tutto è dono.

Domenica delle Palme

La Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11.30. Nella Piazza della Madonna dei Monti, detta “la piazzetta”, centro del rione, ci siamo ritrovati tutti insieme per la Benedizione dei rami d’ulivo. Abbiamo letto il Vangelo dell’ingresso a Gerusalemme e poi in processione siamo andati in chiesa per ascoltare la lettura della Passione e celebrare l’Eucarestia.

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Ogni qualvolta che si segue lo sviluppo della narrazione evangelica, quest’anno nella versione di Luca, si rimane colpiti dalla solitudine assoluta in cui entra Gesù, il cui crimine unico era di aver fatto dell’amore il senso della sua vita.

Così fu, così è e così sarà. È certo che chiunque fa dell’amore il senso della vita morirà crocifisso. Chiunque ama il prossimo, se davvero ama non potrà che soffrire nella solitudine. Questo è il dramma, il mistero della storia.

Giovedì Santo: Messa in Coena Domini e adorazione all’Altare della Reposizione

La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione.

“Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”.

Il più antico testo sull’Eucaristia – la Lettera ai Corinzi (53/57) – ci parla del fatto che essa è in connessione con la morte di Gesù. Il Signore è morto, consegnandosi, lasciandosi prendere dai nemici, non chiedendo nessuna difesa agli amici. Celebrare l’eucaristia vuole insegnarci come vivere. Si vive consegnandosi, senza difendersi, come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli. Una Chiesa che pensa a difendersi, non è più chiesa.

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Vivere consegnandosi è il Vangelo, è il percorso da compiere per avere la vita eterna. Noi infatti celebriamo l’Eucaristia “finché egli venga”, aspettando che Lui ritorni, credendo che la morte non lo ha sconfitto, perché chi vive consegnandosi per amore, ha una vita più forte della morte.

Il Sacerdozio, l’Eucarestia e il Servizio significato nel rito della Lavanda dei piedi sono stati al centro della nostra preghiera

Nel canone romano abbiamo pregato con queste parole: “Tu che hai voluto accettare i doni di Abele il giusto, il sacrificio di Abramo nostro Padre nella fede, l’oblazione pura e santa di Melchisedek tuo sommo sacerdote, volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno”.

Il Signore ci guarda sereno e benigno, guarda così ognuno di noi, i nostri cari, accetta così i doni e le preghiere che avete portato.

Ci dice la Lettera agli Ebrei che Gesu’ non appartiene ad una casta sacerdotale, ma e’ sacerdote secondo Melchisedek , esprime cioe’ un sacerdozio universale che appartiene a tutti i battezzati come sottolinea il CV II .

Il sacerdote deve essere un uomo puro e santo che celebra l’eucarestia iniziata sul monte di Abramo e Melchisedek: “Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Il sacerdote è uomo della eucarestia che annuncia la risurrezione, non la morte.

E poi dira’ la lettera agli ebrei:  “Si e’ rivestito di debolezza e proprio per questo deve offrire sacrifici per se stesso e per tutto il popolo”. Il sacerdote e’ uno che entra nel dolore del mondo e qui sta anche la universalità del sacerdozio, che è il nostro dolore.

Accostiamoci al dolore del mondo con il pane e il vino: Dio e’ il pane e Dio e’ il vino. Pensate che bella definizione di Dio: chi e’ Dio? Un giudice implacabile delle nostre azioni e dei nostri pensieri? No. Dio e’ il pane e Dio e’ il vino e noi anche dobbiamo essere pane e vino per gli altri e dobbiamo essere mangiati, perche’ tutti abbiano vita speranza è gioia.

Ogni volta che non siamo pane diventiamo pietre e allora la vita e’ dura, triste, cattiva.

Gesu’ ci dà l’esempio inginocchiandoci e lavandoci i piedi. Sapete qual e’ il grande pericolo di una chiesa che distribuisce il pane per pochi e invece lancia le pietre? Il pericolo e’ il concetto sbagliato di gerarchia,  non intesa come servizio ma come gerarchia del potere, dei primi posti, della carriera, dell’uomo che comanda sugli altri uomini. Questo e’ il grande satana del cristianesimo, per questo Gesu’ dice a Pietro e a noi, tu non capisci, voi non capite.

La vera autorita’ nella Chiesa e’ l’uomo umile che vive nel servizio con gioia e fedelta’ e che quando si accosta all’altare sa che non c’e’ nessun capotavola, ma e’ il pane che comanda, perche’ una tavola senza pane e’ solamente una pietra.

Al termine della messa adoreremo questa eucarestia nell’altare della reposizione: è uno dei momenti più alti del nostro essere chiesa. Ognuno di noi porterà la sua pena e la sua gioia, la sua malinconia e la sua povera fede. Per tutti  ci sarà posto nell’Eterno fatto pane.

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Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

Venerdì Santo: Liturgia della Croce e Via Crucis con Papa Francesco

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce.

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Il Venerdì Santo siamo all’essenziale.

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Non ci sono illusioni, non ci sono interessi su cui appoggiarsi. Oggi c’è soltanto una croce su cui appoggiarsi. Ognuno di noi ha tanti motivi per aggrapparsi alla croce, l’ho visto con chiarezza nelle vostre confessioni: la fedeltà faticosa nelle vostre case, la croce del vostro lavoro così precario tante volte da renderlo disumano. E poi la malattia, la solitudine. La Pasqua incomincia così, sorreggendoci a questa croce tutti insieme. Certamente la chiesa in comunione si fa così, stando tutti insieme sotto la croce, a mani vuote. Lasciamo ad altri lanterne, fiaccole e armi. Chi cercate ci chiede Gesù? Forse dobbiamo imparare che cosa significhi il dolore innocente e dobbiamo con delicatezza affettuosa vegliare con Gesù. Gesù è contento che noi siamo qui. Non importa se noi alcune volte siamo tra i crocifissori. E’ più importante che oggi siamo qui. Gesù ha bisogno che noi vegliamo con Lui così semplicemente senza troppi sensi di colpa e senza troppi onori, semplicemente volendogli bene.

Come fanno i poveri che sono rimasti fedeli a Cristo e glielo hanno testimoniato come hanno potuto. Non possono togliergli la Croce, ma lo seguono da lontano. Come hanno fatto le donne. Sul Calvario non si ragiona, si contempla. Con Cristo nel mondo si è aggiunta una nuova dimensione: quella di coloro che danno la vita per ciò che amano. La Croce è l’unità di misura di questa nuova dimensione umana che sconfina nell’eterno.

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Ci siamo avvicinati al legno della croce per baciarlo contemplando il Figlio. Ci siamo avvicinati al legno della croce contemplando anche lo Spirito, legame d’amore tra il Padre e il Figlio, che è stato donato dal Figlio mentre moriva e ha iniziato a creare anche sulla terra legami di amore: pensate, ha legato i carnefici alla loro vittima perché  non li ha odiati e ha cercato di interrompere la catena della violenza. Ancora oggi sostiene i passi di ogni uomo e di ogni donna che stanno cercando un senso alla propria esistenza, aiutando ognuno a comprendere che questo senso è l’amore, il legame che vince ogni notte, ogni paura, ogni tradimento, e fa delle nostre esistenze un giardino in cui la vita può sempre ricominciare. Nessuno abbia paura, noi abbiamo più futuro che passato.

Sabato Santo: Solenne Veglia Pasquale dopo il grande silenzio

La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza.

Il Sabato è la giornata del grande silenzio.

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La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa della Notte di  Pasqua.

Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?“, dicono gli angeli nel vangelo di Luca. Che bellissimo nome gli danno gli angeli: “Colui che è vivo!”. Qui è la scommessa della mia fede: se Cristo è vivo, adesso, qui. Non tanto se vive il suo insegnamento o le sue idee, ma se la sua persona, se lui è vivo e mi vuole bene.

“Forte come la morte è l’amore!”, dice il Cantico. Il vero nemico della morte è l’amore. Nell’alba di Pasqua, non a caso, chi si reca alla tomba sono quelli che hanno fatto l’esperienza dell’amore di Gesù: le donne, la Maddalena, il discepolo amato, sono loro i primi a capire che l’amore vince la morte.

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Noi tutti siamo qui pellegrini sulla terra per fare cose che meritano di non morire. Tutto ciò che vivremo nell’amore sarà resurrezione. Nessuno abbia paura di non farcela o di non essere degno.

 


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基督信徒的新生活

施省三 神父

主内的兄弟姊妹们,

今天是耶稣复活节.耶稣复活是初期教会宣讲的主题。

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在那时教会的宣讲中,耶稣复活有两个主要的证据:一个是圣经上的预言,另一个是宗徒们的见证。本主日弥撒中的第一篇读经和福音都谈到这两个证据。

1,在第一篇读经里,圣伯多禄宗徒向他的犹太同胞们宣布耶稣死后第三日复活。他说:他和他的同伴就是耶稣复活的目击其事的见证人;又说:
所有的先知也都为他作证说:“凡信他的,都可以因着他的名字而获得罪赦。”
2,弥撒福音记载圣若望宗徒的见证。在耶稣的十二宗徒中,只有若望见到耶稣的临终逝世。在耶稣复活那天的清晨,他比伯多禄先到耶稣的坟墓那里。没有先走进去,后来一进去,看见里面的光景,就相信了。但是他说:
直到此刻,他们(就是包括他在内的宗徒们)还不明白,耶稣必须要从死人中复活的那段圣经。
3,第二篇读经讲的是耶稣复活带来新事物。本节日有两篇第二篇读经,可以任意选择其中之一。两篇都取自圣保禄宗徒的书信,一篇取自《致哥罗森人书》。据那篇读经的解释,基督信徒的新生活的重心是在追求天上的事。他们要思念天上的事,不要思念地上的事。那篇读经这样说:
弟兄们:你们既然与基督一同复活了,就应该追求天上的事,在那里有基督坐在天主的右边。你们要思念天上的事,不要思念地上的事,因为你们已经死了,你们的生命已与基督一起藏在天主之内了;当基督-你们的生命显现时,你们也要和他一起在光荣中出现。
另一篇取自《致格林多人前书》。在这篇读经里,圣保禄宗徒借着犹太人在巴斯卦节吃无酵饼的习俗,劝勉我们避免奸诈和邪恶,度纯洁和真诚的生活。他说:
弟兄姐妹们:你们的自夸是不当的!你们不知道:一点点酵母可以使整个面团发酵吗?把旧酵母丢掉,你们才能成为新的、没有酵母的新面团,因我们逾越节的祭品–基督,已献上作牺牲了。所以,我们过节,不可用旧酵母,即含有奸诈和邪恶的酵母,而应用纯洁和真诚的无酵之饼。

   主内的兄弟姊妹们,

  耶稣复活节英语叫做Easter。意大利语叫做Pasqua。英国人过复活节吃Easter鸡蛋。意大利人吃Pasqua羔羊。这就是天主教和基督教向来厉行的“本地化”的效果。

天主教和基督教的本地化,实质上,与今日在我们国内的天主教和基督教所提倡的“中国化”,并没有分别。但是,在意识形态上,的确不很相同。因为“本地化”纯粹是一种入乡随俗的自然趋势,而“中国化”更有了一层国家主义的色彩,似乎多了一股排外的气势,不免令人担忧。

愿复活了的耶稣基督光照我们,赐给我们耐心和智慧。亚孟。


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Il Signore della vita abita la notte

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato sull’ Osservatore Romano del 17 aprile 2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Il Vangelo di domenica 21 aprile, Pasqua

Don Francesco Pesce

E’ significativo che la nascita e la resurrezione di Gesù avvengano di notte. Mentre i pastori “vegliavano di notte” (Lc 2,8) il Verbo si fa carne, e “quando ancora era buio” (Gv20,1) la carne diviene eterna.

Omeliapasqua

In quel sabato di più di 2000 anni fa, quando era ancora buio, Maria corse da Simone e dall’altro discepolo, che Gesù amava. Correvano insieme anche Pietro e Giovanni.

Che cosa meravigliosa è la corsa dell’amore. La fede nel Risorto è proprio passare attraverso il buio degli ostacoli, delle difficoltà, del dolore, con amore, perché l’amore è più forte della morte. Nessuno abbia paura delle proprie notti, perché il Signore che ci ama illumina la notte: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (GV 1,4-5).

Cosa significa questo per noi cristiani? L’indicazione della Parola di Dio è chiara: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità“(1 Gv 3,18).

Il baricentro di una vita e di una comunità che abbia le misure del Risorto, non è dentro i propri confini, nella propria autosufficienza, ma fuori, dove c’è il buio della sofferenza, della solitudine, della morte. Noi crediamo che il Signore che ha creato l’universo, e ha dato a noi la vita, questa vita già la custodisce per sempre con sé. Dice la Liturgia: “Ai tuoi fedeli Signore la vita non è tolta ma trasformata”. La resurrezione è la Buona Notizia di Gesù Cristo. Ci ricorda San Paolo : “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”(1 Cor 14).

Come Maria, come le donne e i discepoli che corrono al sepolcro, noi cristiani non possiamo rassegnarci ad accettare nessun sepolcro. Noi crediamo che la morte non è un evento naturale, ma l’evento di una natura corrotta dal mistero del male e del peccato. La vita, la gioia, la felicità, sono un evento naturale. Noi siamo fatti per la vita, e per averla “in abbondanza”, questa è la nostra natura.

Come San Paolo nell’Aeropago, anche noi oggi siamo chiamati ad annunciare e testimoniare nel mondo contemporaneo la Parola del Risorto. La dobbiamo proclamare senza gridare, senza alzare il tono, tantomeno con l’arroganza di chi si sente padrone della verità, perché la verità della resurrezione non ha padroni, ma solo testimoni.


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In croce per amore, poi verrà la luce

Riflessioni sul Vangelo della Domenica delle Palme e della Passione di Gesù  Anno C (Lc 22,14-23,56)

Don Francesco Pesce

Ogni qualvolta si segue lo sviluppo della narrazione evangelica, quest’anno nella versione di Luca, si rimane colpiti dalla solitudine assoluta in cui entra Gesù, il cui crimine unico era di aver fatto dell’amore il senso della sua vita.

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Così fu, così è e così sarà. È certo che chiunque fa dell’amore il senso della vita morirà crocifisso. Chiunque ama il prossimo, se davvero ama non potrà che soffrire nella solitudine. Questo è il dramma, il mistero della storia.

Gesù fu perseguitato dal potere politico e religioso, ugualmente preoccupati di un uomo del genere, che aveva chiamato beati i poveri, i perseguitati, i pacifici. Ma Lui è stato abbandonato anche da quelli che volevano cambiare l’ordine politico. I due ladroni rappresentano la grande schiera di coloro che volevano, con le armi, col terrorismo, cambiare l’ordine esistente, il mondo dominato dall’invasore romano, volevano ridare libertà al popolo con la violenza. Egli si trovò lontano da loro. Fu abbandonato anche dagli amici, da coloro che avevano accettato la sua parola. Non solo da Giuda, ma anche da Pietro che disse: “Non lo conosco quest’uomo!”.

Nella passione c’è una specie di progressione, un crescendo, fino a che nella croce si ha l’ultima solitudine: “Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Anche il Padre sembra che lo abbandoni.

Questa è l’esperienza di Gesù di Nazareth: la totale solitudine dovuta al suo totale amore. Ognuno di noi ha la sua solitudine, accostiamoci in questa Settimana Santa a questo mistero di solitudine. Poi verrà la luce.


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圣枝主日

施省三 神父

今天是圣枝主日。我们先谈谈弥撒前的圣枝游行,然后介绍弥撒中的圣道礼仪。

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圣枝游行是一种宗教礼仪,其作用不在单纯地纪念耶稣进耶路撒冷圣京的历史事件,而是在公开承认耶稣是人类的君主,并且向他宣誓忠诚。用圣依纳爵《神操》书上的话来说,是“今日同他一起背十字架,希望来日分享他复活的光荣”。在教会的礼仪上,圣枝游行出发之前,主礼的祈祷词也表示同样的心情,说:
全能永生的天主,求你降福这些树枝:我们用来欢迎基督君王的圣枝;也求你使我们能追随他进入永恒的耶路撒冷。
在现行的教会礼仪上,圣枝主日就是苦难主日。今天弥撒中的圣道礼仪便是以耶稣的受难为主题。第一篇读经选自《依撒意亚先知书》第五十章。这是赞颂“上主仆人”第三首诗歌,内容描述上主仆人甘心乐意,忍受苦难,承行天父旨意的服从精神。我们的慈母教会在其中看到了以苦难救赎人世的耶稣基督的写照。
第一篇读经这样说:
吾主上主赐给我一个易于受教的口舌,使我到时候以言语援助疲倦的人。他每天清晨唤醒我,使我像学徒一样细听。吾主上主开启了我的耳,我没有违抗,也没有退避。我将自己的背转给打击我的人,把自己的面颊转给扯我胡须的人;面对侮辱和唾污,我没有遮掩自己的脸。因为吾主上主援助我,所以我不以为羞耻;我板着脸,像一块燧石,因为我知道我不会受侮辱。(依五十4-7)
第二篇读经的内容是,宗徒时代教会一篇简洁完整的基督论宣言。在今天弥撒中诵读这篇宣言,一则是强调耶稣服从至死,且死在十字架上,再则说明耶稣贬抑自己,天主因此举扬了他。
第二篇读经这样说:
耶稣基督虽具有天主的形体,却没有将自己与天主同等的地位,把持不舍,反而空虚自己,取了奴仆的形体,降生成人,与人相似。形态上完全与人一样,他自谦自卑,服从至死,且死在十字架上。因此,天主高高举扬了他,赐给他一个名号;使天上、人间和地下的一切,一听耶稣的名号,都屈膝叩拜。众口同声都明认耶稣基督是主,以光荣天主圣父。(斐二6-11)
今天在礼仪中诵读《对观福音》中的耶稣受难史。今年是教会礼仪年历上的丙年,弥撒福音取自《圣路加福音》。三部《对照福音》中的《耶稣受难始末》都提到基勒内的西满。他被抓住,替耶稣背了一段路程的十字架。只有《圣路加福音》,也谈到为耶稣受难而槌胸痛哭的一群妇女。《圣路加福音》记录耶稣劝告她们的话,说:

     耶路撒冷的女子! 你们不要为我哭 ,却要为你们自己和你们的子女 哭!因为日子将到,人要说:“那不生育的,和没有怀过胎的,也没有哺养过婴儿的妇人是有福的。”那时候,人要对高山说:“倒在我们身上吧!”对丘陵说:“盖起我们来吧!”如果它们对待青绿的树尚且如此,对待枯槁的树,又将怎样呢?

      主内的兄弟姐妹们,

      这是《圣路加福音》记载的《耶稣受难始末》的一个特有的细节。其中“日子将到”四个字暗示当时即将发生的耶路撒冷的沦陷。这令我不禁联想到世界末日以及我们都要面临的天主审判。

 为此,我以为我们要从今天的弥撒礼仪中吸取两点教训。第一,感谢耶稣,他为拯救我们,甘心情愿忍受苦难,补赎我们的罪过。第二,爱护我们的教会,因为它是耶稣创立的,是他的救世工程的成果。亚孟。


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慈悲解除一切困苦

方济各神父

在四旬期第五主日里,圣道礼仪提出了圣史若望所记述的一篇很有名的淫妇的故事。

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「你们中间谁没有罪,先向她投石罢!」,上主用这些载入普通语言史册的话语,强力地邀请我们让自负与傲慢的石头掉落下来。祂邀请我们永远抛弃一位坏天主,祂无情地想与罪人,而不是与罪过算帐。祂邀请我们正视每个人的平等尊严,无论他来自哪里,无论在什么情况下,无论在什么生活状态下,也不管它是否被罪「玷污」过。

「慈悲如同天父」,你们要像天父一样慈悲为怀,福音中所出现的这句子是教宗2013年为禧年所选的格言,并且是我们开启本博客时所用的句子

每个时代的法利塞人和经师在自己权力的狂妄,及无视他们自己的罪中,也想要天主站在他们那边。此天主不消除、不赎去罪过,反而祂严酷地惩罚罪人。此天主在扔石头者的虚伪面前闭上眼睛,或祂更糟的被卷入了,为使对无助妇女的暴力行为合法化,而此女人连保护自己和被听见的机会都没有。

耶稣倒是拆穿了他们的虚伪。他们被耶稣的圣言击中了,从老年人开始,一个接着一个的离开,而耶稣的慈悲解除一切困苦。「我也不定你的罪;去罢!从今以后,不要再犯罪了!」。上主邀请我们所有人摆脱一个压迫和监禁我们的过去。祂邀请我们克服内疚感,热情地投入一个完全在好天父手里的未来,祂希望我们都不会迷失。

 福音里的这位没名字、扑倒在地上、很可能感到害怕与充满羞耻的女人,也意味深长地标志着每时代的男人、经师与法利赛人的强势所强奸的许多女人,他们利用、使用而后扔掉,践踏这些女人的尊严、整体性和自由。男人应该首先承认「我罪」,并要强烈地感受到那许多受到虐待和强暴的女人、经常是女同或少女的痛苦呐喊和获救的渴望。教会也应该更多地声讨这妇女被强奸的可怕罪行。

 法律原来规定犯奸淫的双方都受惩罚。其实他们只带领女人去被定罪。女人受压迫很早以前就开始了,至今仍然在世界上发生。事实上,那个女人只是个陷害耶稣的藉口,要控告祂背叛了法律。

「用指头在地上画字」关于耶稣这个举动的意义有过很多解释。按照圣热罗尼莫,耶稣是在写控告女人的那些人的罪过。重要的是,写字的「指头」可参考那圣经的故事,那里梅瑟正用天主的指头来写法律的石板,也就是「十句话」。当梅瑟下山发现民众背叛了天主,并造了一个金牛的时候,他把写上法律的石板摔碎了。但天主在新的石板上重新写了法律。

这意味着上主不让我们迷失在我们的罪中,而我们违背祂的教诲之后,祂再次给我们一个机会,为了使我们遵守祂的诫命,祂以圣神的恩典在我们内造成了一个血肉的,而不再是石头的心。

 唯一没有罪,并有资格判断那位女人的人–耶稣–,也是唯一没有谴责她的人。我们经常想要一个分开好人在一边,而坏人在另一边的世界。但耶稣却在这里要给我们说,没有人是无罪的。

我们预计耶稣至少会骂那个女人,但祂却把她放走了– 这就是初期教会对这段福音故事感到尴尬的缘由。相反地耶稣还给她尊严,把她重新看成她是什么就是什么– 人– 而再也不以她的罪来认同她。耶稣称她为「妇人」,使用对圣母和玛达肋纳的同一表达词语,因此有很大的尊重意义。

我们基督教徒也装了一个乖戾的「罪与罚」的机制。耶稣在这里颠倒了观点,并跟这种逻辑相悖,因为天主不光原谅,而且消除与忘记罪过。我们从人的角度能原谅受过的恶,但不会忘记它 –这仍然是天主的特权。在我们悔改之前已有天主的宽恕,祂便是慈悲。如人们经常会想到,在正义和慈悲之间没有冲突或矛盾 。若我们不懂得并活出慈悲,我们也可以是「有宗教信仰的人」,但我们不是「基督信徒」。


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La misericordia solleva ogni miseria

Riflessioni sul Vangelo della V Domenica di Quaresima Anno C

Don Francesco Pesce

Nella V Domenica di Quaresima, la Liturgia propone il ben noto Vangelo dell’adultera riportato da Luca.

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Il Signore con  queste parole passate alla storia del linguaggio comune – “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di Lei” – ci invita con forza  a lasciar cadere le pietre della nostra presunzione e arroganza. Ci invita a ripudiare per sempre un dio cattivo che vuole spietatamente regolare i conti con il peccatore e non con il peccato. Ci invita a guardare alla uguale dignità di ogni essere umano, da qualunque parte provenga, in qualunque condizione sia, in qualunque stato di vita, anche se “macchiato” dal peccato.

Questo è  il Vangelo dove appare la frase “misericordes sicut Pater” – siate misericordiosi come il Padre – che il Papa ha scelto nel 2013 come motto dell’anno giubilare  e che noi abbiamo fatto nostra al lancio di questo blog.

I farisei e scribi di ogni tempo nel delirio del proprio potere e nella cecità del loro proprio peccato, vorrebbero anche Dio dalla loro parte. Un dio che invece di cancellare, redimere il peccato, punisce inesorabilmente il peccatore. Un dio che chiude gli occhi di fronte all’ipocrisia dei lapidatori o che peggio viene tirato in ballo per legittimare l’atto di violenza contro la donna inerme, cui non è stata data neanche la possibilità di difendersi, di essere ascoltata.

Gesù invece smaschera la loro ipocrisia. Uno dopo l’altro, partendo dagli anziani, se ne vanno inchiodati dalla Parola di Gesù, che con la sua misericordia solleva ogni miseria. “Neanche io ti condanno, va’ e d’ora in poi non  peccare più”. Il Signore invita ognuno di noi a uscire da un passato che ci schiaccia e ci imprigiona. Ci invita a superare i sensi di colpa per proiettarci con slancio verso un futuro che è tutto nelle mani del Padre buono, che vuole che nessuno di noi vada perduto.

Questa donna del Vangelo senza nome buttata per terra, molto probabilmente terrorizzata e piena di vergogna, è anche segno eloquente delle tante donne violentate dalla prepotenza degli uomini, scribi e farisei di ogni tempo, che le sfruttano, le usano e poi le gettano via, calpestate nella loro dignità, integrità e libertà. Gli uomini dovrebbero per primi fare mea culpa e sentire forte il grido di dolore e di desiderio di riscatto delle tante donne maltrattate e violentate, spesso bambine o giovani ragazze. Anche la Chiesa dovrebbe denunciare di più questo crimine orrendo, della violenza contro la donna.

La legge prevedeva che entrambi gli adulteri fossero puniti. Invece conducono solo la donna per condannarla. L’oppressione della donna inizia da molto lontano e ancora oggi è perpetrata nel mondo. In realtà la donna è solo un pretesto per mettere in trappola Gesù e accusarlo di tradire la legge.

Sul significato del gesto di Gesù di “scrivere col dito per terra” vi sono state moltissime interpretazioni. Secondo San Girolamo, Gesù scriveva i peccati degli accusatori della donna. E’ significativo che il riferimento al “dito” che scrive, rimandi al brano della Bibbia in cui Mose’ scrive le Tavole dalla Legge, le “Dieci Parole”, appunto col dito di Dio. Mose’ spacca le pietre su cui la Legge era stata scritta quando scende dal monte e scopre che il popolo ha tradito Dio e si e’ fatto un vitello d’oro. Ma Dio riscrive la Legge su nuove tavole.

Questo significa che il Signore non lascia che ci perdiamo nel nostro peccato, ci da’ ancora una possibilità dopo che abbiamo infranto i Suoi insegnamenti, crea in noi un cuore di carne e non più un cuore di pietra, con il dono dello Spirito  affinché osserviamo i Suoi comandamenti.

Il solo che era senza peccato – Gesù – e che eventualmente era nella posizione di giudicare la donna, è anche l’unico che non la condanna. Noi spesso vorremmo un mondo diviso tra buoni da una parte e cattivi dall’altra. Invece Gesù qui ci vuole dire che nessuno è senza peccato.

Ci si aspettava che Gesù almeno rimproverasse la donna, invece la lascia andare – da qui l’imbarazzo della Chiesa primitiva nei confronti di questo racconto evangelico. Al contrario le restituisce dignità, la considera nuovamente per quella che è – persona – e non la identifica più col suo peccato. La chiama “donna”, usando la stessa espressione usata per la Madre e per la Maddalena, quindi con grande senso di rispetto.

Anche noi cristiani abbiamo innestato un meccanismo perverso di “delitto e castigo”. Gesù qui rovescia la prospettiva e contraddice questa logica, perché Dio non solo perdona, ma cancella e dimentica i peccati. Noi umanamente possiamo perdonare il male ricevuto, ma non lo dimentichiamo – una prerogativa che rimane di Dio. Il perdono di Dio precede il nostro pentimento, è misericordia. Non c’è conflitto, contraddizione come spesso si pensa tra giustizia e misericordia. Se non capiamo e viviamo la misericordia, possiamo anche essere “religiosi”, ma non siamo “cristiani”.