ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Vivere la dimensione della preghiera

Riflessioni sul Vangelo della II Domenica di Quaresima  Anno C

Don Francesco Pesce

Il Vangelo di questa domenica ci parla della Trasfigurazione di Gesú. Racconta il Vangelo che Gesù sale sul monte per pregare, e “mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto” (Lc 9,29).

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La preghiera cambia la vita, fa vedere in profondità, oltre il velo, oltre le lacrime; la preghiera asciuga il volto e lo trasforma in un volto sorridente, trasfigurato perchè è intima relazione con Dio, è porsi in ascolto e dialogo con Lui. L’uomo antico conosceva l’importanza della preghiera, anche se a volte essa sfociava nella superstizione e nella magia. L’uomo dell’antichità era un uomo di profonda spiritualità. L’uomo moderno invece spesso è un uomo che sa solo programmare; programma bene il tempo e lo spazio, ma non prega più. Dobbiamo stare tutti attenti a non togliere dalla nostra vita, questa dimensione essenziale della nostra natura, prima ancora che della nostra fede.

E’ bello pregare, è bello stare qui dice Pietro (Lc 9,33). Dobbiamo recuperare la bellezza delle fede, della preghiera, del Vangelo, la Buona Notizia di Gesù. Dobbiamo recuperare la dimensione spirituale, trascendente ed escatologica della fede. Un Cristianesimo ridotto ad ossessione moralista non è autentico, non ci trasforma da dentro e non ci trasfigura all’esterno, non ci pone sul cammino verso la salvezza in Cristo, alleandosi spesso con il potere di turno e riducendo i discepoli a servi sciocchi di un padrone.

Il Vangelo di questa domenica inoltre segue il primo annuncio della Passione. Il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto, essere escluso e venire ucciso. Questa è spesso anche l’avventura di ogni cristiano. Non mancano nella vita lunghi momenti di buio; il Signore però ci invita a guardare a Lui: “Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti” (Salmo 33). La Trasfigurazione non è soltanto un anticipo del Mistero della Gloria di Dio, ma anche la nostra quotidiana certezza che Dio è sempre con noi, specialmente nei momenti della tristezza, del buio e della sofferenza.

Gesù svela un nuovo baricentro della fede che è il mistero, il buio, della condizione umana. Dio sta per nascondersi nella sofferenza, nel buio, di un viaggio di morte; Gesù sarà condannato a morte. E’ dentro la condizione della sofferenza umana che si nasconde il mistero del Dio di Gesù Cristo.  Lì noi dobbiamo abitare, lì noi troveremo la luce.

Riscopriamo la dimensione della preghiera, non soltanto come momento per fermarsi nel silenzio, nella contemplazione di Dio, nella meditazione della Sua Parola, ma proprio come stato del cuore, come spazio interiore della nostra vita. Un invito soprattutto in questo tempo di Quaresima, in cui contempleremo il mistero della morte, poi della resurrezione, di Gesù.

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Siamo creature amate dal Padre, chiamate a una conversione del cuore

Mercoledì delle Ceneri e Tempo di Quaresima

Inizia il tempo della Quaresima, che ci porterà dopo 40 giorni al Triduo Pasquale, cuore dell’anno liturgico.

Nel Mercoledì delle Ceneri la Chiesa, imponendo il segno delle ceneri sul nostro capo, compie un gesto semplice che ricorda la fragilità della natura umana, l’essere creature. Il fatto di essere creati, però, nella visione cristiana non si riduce a una connotazione di precarietà, quasi a una connotazione “negativa” dell’essere umano, della sua natura e delle sue potenzialità. Essere creature presuppone l’esistenza di un Dio creatore, che ci ha amato “sin dal grembo materno” e si prende cura di noi. Un Dio creatore e Padre. Recita infatti il Credo, il simbolo della fede cristiana: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra”. E’ bello che Dio venga menzionato prima come Padre e poi come Creatore. E’ bello che la parola onnipotente venga accostata alla parola Padre. Dio e’ un Padre che può fare tutto per i suoi figli, in virtù dell’amore, dello Spirito che li lega a lui.

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In questa creatura umana desiderata, amata e custodita da Dio, che è disposto a tutto per lei fino a morire per salvarlo, abita infatti lo Spirito “che e’ Signore e da’ la vita”. Lo Spirito sarà con noi come consolatore, rimanendo con noi tutti i giorni, “fino alla fine del mondo”.

Viviamo allora con speranza questo tempo, nella riflessione, nella meditazione e nella preghiera, ricordandoci di essere creature fragili ma soprattutto amate e custodite da Dio Padre. Questo ci potrà aiutare a vivere il percorso non in una penitenza fine a sè stessa, timorosa e sterile, ma come una riconciliazione con Dio Padre e una conversione al Vangelo, la notizia gioiosa della resurrezione di Cristo, che cambia radicalmente e per sempre la vita. Non solo la nostra, ma quella degli altri, perché il Vangelo e’ “contagioso”

Ritornare al Signore ‘con tutto il cuore’ significa intraprendere il cammino di una conversione non superficiale e transitoria, bensì un itinerario spirituale che riguarda il luogo più intimo della nostra persona. Il cuore, infatti, è la sede dei nostri sentimenti, il centro in cui maturano le nostre scelte, i nostri atteggiamenti. Quel ‘ritornate a me con tutto il cuore’ non coinvolge solamente i singoli, ma si estende all’intera comunità, è una convocazione rivolta a tutti: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo”.

Gesù nel Vangelo ci ha spiegato che la vita, come un cammino di risposta a Dio che ci viene incontro, deve essere vissuta in modo serio: preghiera, digiuno ed elemosina più che singole azioni esprimono un unico movimento del cuore che sa amare Dio, sa amare gli altri, e sa vivere costantemente orientato verso le cose che non passano. La meta è la Pasqua, giorno in cui è svelato pienamente l’immenso amore del Signore per ciascuno di noi.


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Un cammino di vera conversione: Messaggio del Papa per la Quaresima

Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2019 dal titolo «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19).

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Immagine: He Qi

Alla Conferenza sono intervenuti l’Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Mons. Segundo Tejado Muñoz, Sottosegretario del medesimo Dicastero e il Dott. Alberto Piatti, Executive Vice President – Impresa Responsabile e Sostenibile di Eni.

Nel Messaggio, Papa Francesco ricorda che la Quaresima è un cammino di preparazione alla Pasqua e ci invita a non lasciar “trascorrere invano questo tempo favorevole”, chiedendo a Dio la grazia “di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione“.  Allo stesso tempo il Papa ci ricorda che questo cammino ci viene riproposto in ogni anno liturgico, “di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo”. Cita, in proposito, le sublimi parole di S. Paolo: “Nella speranza infatti siamo stati salvati” (Rm 8,24) e, successivamente, “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove“. In Cristo già siamo salvi, già siamo creature nuove, qui e ora. La Quaresima dovrebbe essere un tempo in cui maggiormente riflettiamo su noi stessi e ci mettiamo in ascolto di Dio, per diventare ancora più consapevoli di essere salvati e, come creature nuove, incarniamo “più intensamente e concretamente il mistero pasquale” nella nostra “vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina”.

E’ significativo poi che il Messaggio porti la data del 4 ottobre, Festa di San Francesco di Assisi, il santo del mirabile Cantico delle Creature, il santo del “Creato” (diremo oggi “delle questioni ambientali”, dell’ “ecologia”), il santo cui il Papa di ispira nella sua Enciclica Laudato Si’ sulla cura della nostra Casa Comune. Non a caso, a presentare il Messaggio, c’era il Dicastero vaticano che si occupa delle questioni relative allo sviluppo, che nel mese di luglio scorso ha organizzato una grande conferenza in occasione dell’anniversario della Laudato Si’. 

Un punto importante del Messaggio quaresimale di quest’anno è infatti proprio il Creato. Dice il Papa che il nostro peccato fa “incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). A causa del peccato, l’uomo si sente “dio del creato”, “padrone assoluto”, usandolo “non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri”. Ma la redenzione di Cristo investe anche il Creato, oltre che tutte le creature, che saranno liberati “dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21).


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Gesù è risorto! La Settimana di Pasqua nella nostra parrocchia

Monica Romano

Come ogni anno, la Settimana Santa è stata molto intensa. Tanto lavoro per organizzare le varie celebrazioni e i momenti di preghiera, le confessioni, la benedizione delle case, ma anche molti momenti di preghiera e raccoglimento, soprattutto la Domenica delle Palme e durante i giorni del Triduo. Ripercorriamo con questo post, accompagnato da una galleria fotografica, questa intensa settimana vissuta nella comunità di Santa Maria ai Monti, nella Diocesi di Roma.

Domenica delle Palme

Come da tradizione, la Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11. Ci si riunisce prima nella piazzetta di Monti, dove si legge il passo sull’entrata di Gesù a Gerusalemme e si benedicono le palme insieme alla comunità cattolica ucraina, che per quell’ora ha terminato la Messa, mentre noi dobbiamo ancora iniziarla. Don Francesco, Mons. Guido Mazzotta, e Don Ivan (parroco degli ucraini) benedicono le palme, insieme ai Fratelli Ortodossi della Georgia, cui la Diocesi di Roma ha affidato una rettoria vicino alla nostra parrocchia. Quest’anno questo momento è stato ancora più ecumenico perché era presente anche un rappresentante di una comunità svedese riformata, il mio amico Fredrik Fallman, sinologo, professore all’Università di Göteborg.

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Dopo la benedizione delle palme, la breve processione si è avviata verso la chiesa per la celebrazione della Messa, intonando il canto “Osanna al Figlio di David, Osanna al Redentor”. La chiesa era gremita e la Messa è stata animata dal coro, quest’anno allargato dal prezioso contributo delle suore che gestiscono l’emporio per i poveri e due ragazze cinesi, Cristina e Sofia, che studiano al Conservatorio di Santa Cecilia. Anche le Messe della sera hanno registrato una notevole partecipazione popolare.

Giovedì Santo

I preparativi per il Giovedì Santo sono iniziati già martedì alle 4 del mattino, con don Francesco e le suore che sono andati al mercato dei fiori per preparare le composizioni floreali e allestire l’Altare della Reposizione. Il mercoledì pomeriggio, le suore hanno preparato delle splendide composizioni floreali – cui se ne sono aggiunte altre regalate da una generosa donatrice della parrocchia e tutte le piante fiorite bianche portate dai parrocchiani – che abbiamo disposto nell’Altare della Reposizione il giovedì mattina, mentre don Francesco partecipava alla Messa crismale presieduta da Papa Francesco. Ci sono volute come sempre diverse ore e abbiamo concluso nel primo pomeriggio. Oltre i fiori, abbiamo disposto anche il pane, l’uva e la stola – a ricordare l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio ministeriale di cui si fa memoria il Giovedì Santo.

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La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione. Hanno concelebrato con Don Francesco, Don Ermanno e Don Guido, che aiutano in parrocchia e alcuni religiosi delle rettore vicine. Diversi bambini del catechismo hanno servito come ministranti. La chiesa era talmente piena che diverse persone hanno dovuto trovare vari stratagemmi per potersi sedere – come mettersi dietro al coro. Hanno letto le letture Gigi Accattoli, il nostro “vaticanista parrocchiano”, e in rappresentanza dei “giovani adulti” Anna Maria, mentre la Dottoressa Flaminia Giovanelli, Sottosegretario del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, ha letto le preghiere dei fedeli. Don Francesco ha presieduto la lavanda dei piedi per la quale aveva scelto una decina di parrocchiani tra donne, anziani e bambini.

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Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

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Dopo la Messa e una sosta di preghiera in parrocchia, mia madre e mia zia sono andate a fare il tradizionale giro delle chiese per il centro di Roma e pellegrinaggio per pregare all’Altare della Reposizione. Hanno così documentato con delle foto la bellezza delle decorazioni floreali di alcune delle stupende chiese di Roma – la Basilica di Santa Cecilia, San Francesco a Ripa e Santa Maria dell’Orto.

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Venerdì Santo

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce. La processione è entrata in chiesa in silenzio e don Francesco quale celebrante principale si è prostrato di fronte al Tabernacolo vuoto e all’Altare spoglio. Hanno concelebrato Don Ermanno, Don Guido e alcuni religiosi delle rettore vicine. Anche questa sera la chiesa era gremita e la gente ha presenziato con grande partecipazione, soprattutto al momento della Lettura del Passio e dell’adorazione della Croce. Hanno letto Stefania Falasca, giornalista di Avvenire, e Francesco Rui Zhang, giovane cinese della nostra parrocchia. Don Francesco ha letto la Preghiera Universale della Chiesa.

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Subito dopo la Messa alcuni di noi sono corsi al Colosseo per la Via Crucis presieduta da Papa Francesco. Com’è noto, la zona era blindatissima ed essendo noi in lieve ritardo dovuto al protrarsi della Liturgia della Croce in parrocchia fino alle 21 passate, ci siamo messi su una strada laterale dalla quale vedevamo la croce illuminata dalle fiaccole del Colosseo. Non potevamo sentire bene le parole dei lettori e poi del Papa, ma abbiamo potuto seguire dal cellulare in diretta streaming.

 

Sabato Santo

Il Sabato è la giornata del grande silenzio. La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa di Pasqua. Abbiamo preso tutte le composizioni floreali e le piante fiorite che erano state allestite per il Giovedì Santo e le abbiamo sistemate per decorare l’Altare centrale, il Tabernacolo, e il Fonte Battesimale. Anche questo un grande lavoro, ma il risultato finale ci ha ripagato di tutta la fatica, oltre la gioia di aver contribuito a rendere più bello il luogo dove è riposto il Signore e per la celebrazione della Messa di Pasqua.

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La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza. Tanti i lettori che si sono avvicendati – tutti parrocchiani, perché questa è davvero una festa di tutta la parrocchia. Il Coro ha intonato tutti i canti e cantato alcuni dei Salmi. Durante la Messa si è svolto anche il Battesimo di Lorenzo, che ha reso la festa ancora più bella. Don Francesco ha poi intonato le Litanie dei Santi, tra i quali gli ultimi Papi (San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II e il Beato Paolo VI), i Santi Martiri Cinesi (a significare la nostra comunione speciale con la Chiesa in Cina), e Santa Teresa di Calcutta e il Beato Gabriele Allegra, di cui conserviamo le reliquie in chiesa.

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Come si vede dalle foto, dal buio e la fioca luce all’inizio della celebrazione, siamo passati all’accensione delle candele al Canto del Gloria, fino all’illuminazione completa della Chiesa al momento dell’Alleluia, che non cantavamo dall’inizio della Quaresima. Aumentava la gioia man mano che celebravamo la memoria della Resurrezione di Cristo, mentre pregavamo i santi, rinnovavamo la promesse battesimali, pregavamo per Lorenzo, facevamo la Comunione e intonavamo il Regina Coeli e il canto finale ,”Resurrezione”. “Che gioia ci hai dato, Signore del Cielo, Signore del grande Universo” – così inizia il canto, che poi abbiamo “incrociato” dividendo il coro in due gruppi, per accompagnare la gente che usciva dalla lunga Veglia. Davvero, una grande gioia, una gioia che è di tutto il Popolo.


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Fare la verità

Riflessione sulla Quarta domenica di Quaresima “laetare”

La 4a domenica di Quaresima Laetare, è una sosta nel lungo cammino verso la Pasqua, segnato dal digiuno di quaranta giorni. La Chiesa, in questa domenica faceva una pausa, interrompendo il digiuno per un giorno. La liturgia, ha un inizio gioioso fin dalla antifona di ingresso, tratta dal profeta Isaia: «Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa voi tutti che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto. Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni». La gioia di essere ormai vicini alla Pasqua.

Nel 587 a. C. il re di Babilonia Nabucodònosor assedia e distrugge Gerusalemme, ne incendia il tempio e deporta in schiavitù la parte più utile della popolazione. In Palestina lascia solo i vecchi e le donne anziane a vivere di stenti e di miseria. La liturgia di oggi nella prima lettura riporta la conclusione del secondo libro delle Cronache, il cui autore anonimo medita su questa sciagura che nessun israelita avrebbe mai potuto immaginare. Il tempio di Dio saccheggiato. Come è potuto accadere?

La ragione della deportazione è – alla luce della fede – la superbia del popolo che disprezzava e dileggiava i profeti, quelli che ricordavano la verità di Dio. Non sono i templi che ci salveranno – i templi con tutto quello che significano di potere e privilegio, saranno distrutti – , è la verità dell’amore di Dio che ci precede, che ci salva.

La verità che ci salva è che Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Questo versetto è il perno attorno al quale vive tutta la storia di Dio con l’uomo. Dio ha amato, un passato che però continua , dura sempre e fiorisce nell’oggi.  La Verità  è  la Buona Notizia da ripeterci ad ogni risveglio, ad ogni difficoltà, ad ogni sfiducia. Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.

Nel Vangelo “amare” si traduce sempre con un altro verbo, molto concreto e non emozionale (quanto falso cristianesimo emozionale, presunte apparizioni, vuote ritualità…); questo verbo è “dare”. Dio altro non fa’ che “dare” eternamente Cristo, venuto dal Padre come intenzione di bene, per la nostra vita, e ci chiama a togliere quella falsa immagine di un Dio punitivo che ci fà paura e alla quale spesso ci hanno educati. L’amore non fa mai paura;

Nicodemo va da Gesù di notte. Gesù attraverso il buio della chiusura lo apre alla comprensione, alla luce del mondo che lo circonda. Ricordiamoci bene che il mondo non è cattivo o malvagio (come una falsa e ignorante spiritualità afferma), il mondo è solo un luogo dove la libertà gioca tutta la sua partita: con Dio, senza Dio, contro Dio, indifferente a Dio. Sono le nostre scelte che determinano il nostro esilio o la nostra liberazione. Il Dio di Gesù Cristo rivelatore del Padre è sempre accanto a noi, e ci lascia liberi di scegliere. Anche noi dobbiamo imparare da Dio a rispettare la libertà di ognuno. Ascoltare la Parola di Dio significa entrare in questa logica, cioè annunciare il vangelo, senza sopraffazione, con la certezza che anche quando noi ci allontaniamo da lui, lo ritroviamo sempre vicino a noi, perché Gesù non si è mai allontanato, nemmeno nel tempo dell’esilio. Nemmeno l’esilio del dolore, della non credenza, può strapparci dalle braccia della sua paternità che illumina ogni notte come per Nicodemo.

Bisogna notare il versetto 21 del vangelo di Giovanni al capitolo 3 che conclude i versetti riportati dalla liturgia; abbiamo una espressione forte: «chi opera la verità». Noi siamo abituati a cercare, a conoscere la verità, (la scienza, la filosofia), ma non siamo abituati a «farla». Ecco mentre la scienza e la filosofia legittimamente cercano la verità, la fede invece la fà, la compie. Che cosa è la verità in Gv? Il termine greco alētheia ha più o meno il significato del termine mystērion in San Paolo. Indica la profondità del nostro essere là dove si fa la sintesi tra amore e dolore, il punto d’incontro tra esperienza umana e presenza divina, tra la libertà e il dono. Per Giovanni come per Paolo la verità è una persona che ci viene incontro; fare la verità significa lasciarsi amare da Cristo che ti viene incontro e fare noi altrettanto con i fratelli che ci vengono incontro.

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Ecco perché in Gv la «Verità» è connessa al «giudizio» perché sceglierla significa prendere posizione pro o contro la persona di Gesù, venire alla luce, uscendo dalla superficialità che le tenebre nascondono. La verità è giudizio perché obbliga ad una scelta e impone una valutazione di ciò che siamo e facciamo. Il cristianesimo è un comportamento

Questa è la missione della Chiesa come «sacramento»: essa dovrebbe sempre svelare Cristo-Verità da incontrare, non come sistema di dottrine da conoscere perché c’è il rischio perenne di farne una ideologia, una filosofia morale. Svelare la Verità/Cristo significa aiutare gli uomini e le donne a scendere nel pozzo profondo della propria coscienza e restare lì ad ascoltare la voce di colui che viene a chiamarti per nome perché solo lui sa quello che c’è in ciascuno di noi (Gv 2,24)


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24 Ore per il Signore

Oggi pomeriggio nella Basilica  di San Pietro il Santo Padre ha dato il via alla iniziativa “24 ore per il Signore” organizzata dal Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione.Il papa si è confessato e ha amministrato il sacramento della riconciliazione ad alcuni fedeli,presiedendo  una liturgia penitenziale.

“L’amore di Dio è sempre più grande di quanto possiamo immaginare e si estende perfino oltre qualsiasi peccato la nostra coscienza possa rimproverarci”.Francesco esorta a non dimenticare che Dio non si allontana mai dall’uomo e lo cerca sempre con la Sua Misericordia .Come scriveva l’Apostolo Paolo: «Qualunque cosa esso possa rimproverarci, Dio è più grande del nostro cuore».

Nella mattinata il papa  aveva ricevuto i partecipanti al corso sul Foro Interno organizzato dalla Penitenzeria apostolica. Aveva ricordato che :” Il confessore è uomo dell’ascolto, non padrone delle coscienze”


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Neve a Roma, la bellezza del creato

Stamattina Roma, come nel lontano 1985 e più recentemente nel 2012, si è svegliata nel cuore della notte per ammirare la bellezza della neve che scende e si posa su questa meravigliosa città, donandole (se possibile) un aspetto ancora più incantevole e unico al mondo. “Allertati” dalle previsioni e dalle misure di sicurezza, non pochi romani nelle ore notturne si sono svegliati appositamente per vedere Roma sotto la neve by night, immortalandola con foto e video condivisi sui vari social media. “Ho svegliato tutti a casa alle due di notte” – scrive su Twitter Lorenzo – “semo romani, semo fatti così“. E ancora chiosa un altro tweet: “Il romano è un sognatore…A noi ci salva la fantasia“.

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Roma sotto la neve ci ricorda la magnificenza del creato, la mano di Dio che plasma tutte le cose con amore e perfezione, “la bellezza che salverà il mondo”. L’uomo è chiamato a un’alta vocazione dal Creatore: godere di questo meraviglioso giardino e custodirlo affinché sia una casa bella e accogliente per tutti, come era nel piano di Dio al momento della creazione, come il Signore ce l’ha donata, a tutti.

La Scrittura fa diversi riferimenti alla neve. Come ci ricorda in un tweet oggi il Cardinale Ravasi, recita il Salmo 147: “Fa scendere la neve come lana, come polvere sparge la brina, getta come briciole la grandine: di fronte al suo gelo, chi resiste?“. E ancora, il Profeta Isaia: “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,10-11).

Riconciliamoci con il creato e impariamo ad amare questa terra che il Signore ha creato e che ci ha donato. Non solo oggi, in cui l’eccezionalità di questo evento ci colpisce il cuore più profondamente, non solo in questo tempo di Quaresima, ma sempre, ogni giorno, volendo bene nella quotidianità a questa nostra città di Roma e custodendo il creato, soprattutto noi cristiani.