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"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)

La Pasqua a Santa Maria ai Monti

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Ripercorriamo come abbiamo vissuto in parrocchia i giorni precedenti la Pasqua e la Settimana Santa

Nella nostra comunità parrocchiale di Santa Maria ai Monti nella diocesi di Roma, come da ormai decennale tradizione, abbiamo iniziato i riti della Settimana Santa, anticipando all’ultimo venerdì di Quaresima la VIA CRUCIS per le strade del rione Monti. Questo perché il Venerdì santo partecipiamo tutti al Colosseo alla VIA CRUCIS presieduta da Papa Francesco.

La galleria fotografica che segue, vuole ripercorrere questi intensi giorni in cui abbiamo sperimentato le meraviglie del Signore e la bellezza di essere popolo di Dio in cammino.

Via Crucis per le strade nell’ultimo Venerdì di Quaresima

E’ sempre commovente il silenzio con cui il popolo di Dio segue la Via Crucis che attraversa il Rione Monti e celebra le quattordici Stazioni che sono animate dalle varie rettorie e case religiose presenti nel territorio parrocchiale.

Partendo dalla nostra parrocchia, viviamo le Stazioni insieme ai fratelli ortodossi della Georgia, i religiosi francescani, stimmatini, maroniti, le suore pallottine, vincenziane, domenicane, la Prosanctitate, le suore di Gesù Bambino, le suore di San Giuseppe Marello, la comunità cattolica cinese, quella ucraina e le Piccole sorelle dei Poveri.

Siamo veramente una piccola Pentecoste che, attraversando il Rione portando la croce, ripercorre la via dolorosa del Signore nella consapevolezza che tutto è dono.

Domenica delle Palme

La Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11.30. Nella Piazza della Madonna dei Monti, detta “la piazzetta”, centro del rione, ci siamo ritrovati tutti insieme per la Benedizione dei rami d’ulivo. Abbiamo letto il Vangelo dell’ingresso a Gerusalemme e poi in processione siamo andati in chiesa per ascoltare la lettura della Passione e celebrare l’Eucarestia.

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Ogni qualvolta che si segue lo sviluppo della narrazione evangelica, quest’anno nella versione di Luca, si rimane colpiti dalla solitudine assoluta in cui entra Gesù, il cui crimine unico era di aver fatto dell’amore il senso della sua vita.

Così fu, così è e così sarà. È certo che chiunque fa dell’amore il senso della vita morirà crocifisso. Chiunque ama il prossimo, se davvero ama non potrà che soffrire nella solitudine. Questo è il dramma, il mistero della storia.

Giovedì Santo: Messa in Coena Domini e adorazione all’Altare della Reposizione

La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione.

“Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”.

Il più antico testo sull’Eucaristia – la Lettera ai Corinzi (53/57) – ci parla del fatto che essa è in connessione con la morte di Gesù. Il Signore è morto, consegnandosi, lasciandosi prendere dai nemici, non chiedendo nessuna difesa agli amici. Celebrare l’eucaristia vuole insegnarci come vivere. Si vive consegnandosi, senza difendersi, come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli. Una Chiesa che pensa a difendersi, non è più chiesa.

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Vivere consegnandosi è il Vangelo, è il percorso da compiere per avere la vita eterna. Noi infatti celebriamo l’Eucaristia “finché egli venga”, aspettando che Lui ritorni, credendo che la morte non lo ha sconfitto, perché chi vive consegnandosi per amore, ha una vita più forte della morte.

Il Sacerdozio, l’Eucarestia e il Servizio significato nel rito della Lavanda dei piedi sono stati al centro della nostra preghiera

Nel canone romano abbiamo pregato con queste parole: “Tu che hai voluto accettare i doni di Abele il giusto, il sacrificio di Abramo nostro Padre nella fede, l’oblazione pura e santa di Melchisedek tuo sommo sacerdote, volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno”.

Il Signore ci guarda sereno e benigno, guarda così ognuno di noi, i nostri cari, accetta così i doni e le preghiere che avete portato.

Ci dice la Lettera agli Ebrei che Gesu’ non appartiene ad una casta sacerdotale, ma e’ sacerdote secondo Melchisedek , esprime cioe’ un sacerdozio universale che appartiene a tutti i battezzati come sottolinea il CV II .

Il sacerdote deve essere un uomo puro e santo che celebra l’eucarestia iniziata sul monte di Abramo e Melchisedek: “Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Il sacerdote è uomo della eucarestia che annuncia la risurrezione, non la morte.

E poi dira’ la lettera agli ebrei:  “Si e’ rivestito di debolezza e proprio per questo deve offrire sacrifici per se stesso e per tutto il popolo”. Il sacerdote e’ uno che entra nel dolore del mondo e qui sta anche la universalità del sacerdozio, che è il nostro dolore.

Accostiamoci al dolore del mondo con il pane e il vino: Dio e’ il pane e Dio e’ il vino. Pensate che bella definizione di Dio: chi e’ Dio? Un giudice implacabile delle nostre azioni e dei nostri pensieri? No. Dio e’ il pane e Dio e’ il vino e noi anche dobbiamo essere pane e vino per gli altri e dobbiamo essere mangiati, perche’ tutti abbiano vita speranza è gioia.

Ogni volta che non siamo pane diventiamo pietre e allora la vita e’ dura, triste, cattiva.

Gesu’ ci dà l’esempio inginocchiandoci e lavandoci i piedi. Sapete qual e’ il grande pericolo di una chiesa che distribuisce il pane per pochi e invece lancia le pietre? Il pericolo e’ il concetto sbagliato di gerarchia,  non intesa come servizio ma come gerarchia del potere, dei primi posti, della carriera, dell’uomo che comanda sugli altri uomini. Questo e’ il grande satana del cristianesimo, per questo Gesu’ dice a Pietro e a noi, tu non capisci, voi non capite.

La vera autorita’ nella Chiesa e’ l’uomo umile che vive nel servizio con gioia e fedelta’ e che quando si accosta all’altare sa che non c’e’ nessun capotavola, ma e’ il pane che comanda, perche’ una tavola senza pane e’ solamente una pietra.

Al termine della messa adoreremo questa eucarestia nell’altare della reposizione: è uno dei momenti più alti del nostro essere chiesa. Ognuno di noi porterà la sua pena e la sua gioia, la sua malinconia e la sua povera fede. Per tutti  ci sarà posto nell’Eterno fatto pane.

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Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

Venerdì Santo: Liturgia della Croce e Via Crucis con Papa Francesco

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce.

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Il Venerdì Santo siamo all’essenziale.

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Non ci sono illusioni, non ci sono interessi su cui appoggiarsi. Oggi c’è soltanto una croce su cui appoggiarsi. Ognuno di noi ha tanti motivi per aggrapparsi alla croce, l’ho visto con chiarezza nelle vostre confessioni: la fedeltà faticosa nelle vostre case, la croce del vostro lavoro così precario tante volte da renderlo disumano. E poi la malattia, la solitudine. La Pasqua incomincia così, sorreggendoci a questa croce tutti insieme. Certamente la chiesa in comunione si fa così, stando tutti insieme sotto la croce, a mani vuote. Lasciamo ad altri lanterne, fiaccole e armi. Chi cercate ci chiede Gesù? Forse dobbiamo imparare che cosa significhi il dolore innocente e dobbiamo con delicatezza affettuosa vegliare con Gesù. Gesù è contento che noi siamo qui. Non importa se noi alcune volte siamo tra i crocifissori. E’ più importante che oggi siamo qui. Gesù ha bisogno che noi vegliamo con Lui così semplicemente senza troppi sensi di colpa e senza troppi onori, semplicemente volendogli bene.

Come fanno i poveri che sono rimasti fedeli a Cristo e glielo hanno testimoniato come hanno potuto. Non possono togliergli la Croce, ma lo seguono da lontano. Come hanno fatto le donne. Sul Calvario non si ragiona, si contempla. Con Cristo nel mondo si è aggiunta una nuova dimensione: quella di coloro che danno la vita per ciò che amano. La Croce è l’unità di misura di questa nuova dimensione umana che sconfina nell’eterno.

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Ci siamo avvicinati al legno della croce per baciarlo contemplando il Figlio. Ci siamo avvicinati al legno della croce contemplando anche lo Spirito, legame d’amore tra il Padre e il Figlio, che è stato donato dal Figlio mentre moriva e ha iniziato a creare anche sulla terra legami di amore: pensate, ha legato i carnefici alla loro vittima perché  non li ha odiati e ha cercato di interrompere la catena della violenza. Ancora oggi sostiene i passi di ogni uomo e di ogni donna che stanno cercando un senso alla propria esistenza, aiutando ognuno a comprendere che questo senso è l’amore, il legame che vince ogni notte, ogni paura, ogni tradimento, e fa delle nostre esistenze un giardino in cui la vita può sempre ricominciare. Nessuno abbia paura, noi abbiamo più futuro che passato.

Sabato Santo: Solenne Veglia Pasquale dopo il grande silenzio

La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza.

Il Sabato è la giornata del grande silenzio.

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La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa della Notte di  Pasqua.

Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?“, dicono gli angeli nel vangelo di Luca. Che bellissimo nome gli danno gli angeli: “Colui che è vivo!”. Qui è la scommessa della mia fede: se Cristo è vivo, adesso, qui. Non tanto se vive il suo insegnamento o le sue idee, ma se la sua persona, se lui è vivo e mi vuole bene.

“Forte come la morte è l’amore!”, dice il Cantico. Il vero nemico della morte è l’amore. Nell’alba di Pasqua, non a caso, chi si reca alla tomba sono quelli che hanno fatto l’esperienza dell’amore di Gesù: le donne, la Maddalena, il discepolo amato, sono loro i primi a capire che l’amore vince la morte.

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Noi tutti siamo qui pellegrini sulla terra per fare cose che meritano di non morire. Tutto ciò che vivremo nell’amore sarà resurrezione. Nessuno abbia paura di non farcela o di non essere degno.

 

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Author: ConAltriOcchi

"C'e' un solo modo di vedere le cose, finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" (Picasso)

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