ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Nel gelo dell’Amore soffocato

Il messaggio per la Quaresima di Papa Francesco

Nel messaggio per la Quaresima  di quest’anno Papa Francesco si rivolge ai credenti e agli uomini di buona volontà: “Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio”. Il Santo Padre invita tutti a stare molto attenti a ciò che può ostacolare un cammino di fede e di vita in particolare dice il papa il pericolo del raffreddarsi dell’amore.

La bella immagine di Dante Alighieri che immagina satana, seduto su un trono di ghiaccio, è molto efficace: “egli abita nel gelo dell’amore soffocato”. Il titolo del Messaggio infatti riprende Mt 24,12: “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti”.

quaresima2018

Cosa fare allora dice il Papa? “Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno”.

Già il profeta Abacuc aveva gridato: “Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?” il grido del profeta Abacuc appartiene a molti. In tanti aspetti della vita spesso siamo vittime e testimoni di iniquità, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. E’ vero anche che a volte siamo complici, magari con il nostro silenzio, o il nostro voltarsi dall’altra parte. Il profeta ascolta poi la risposta di Dio: “Scrivi la visione è una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà ”. Conclude: “Il giusto vivrà per la sua fede”. Che cosa è allora la fede? E’ quella fiducia che dona la forza di combattere nell’attesa del Suo ritorno. Noi infatti viviamo l’Eucaristia “finché egli venga” “nell’attesa della tua venuta”. Dobbiamo poi tenere sempre presente che la fede non è nata dal ricordo di Gesù, da qualcuno che ce lo ha raccontato solamente.

La fede è nata da una presenza, non da una rievocazione (con buona pace dei tradizionalisti che vivono una Chiesa del ricordo e non della presenza). Cristo deve tornare e noi lo aspettiamo, ma è già presente nel dono dello Spirito. Stette in mezzo a loro raccontano i vangeli a proposito del Risorto. Gesù si fa presenza, dentro una comunità che è capace di sostenere, la paura, il pericolo, ma direi soprattutto per otto giorni porta sulle proprie spalle, anche l’incredulità, la non fede di Tommaso e chissà di quanti altri. Tommaso dubita, non crede, eppure rimane dentro la comunità, e neanche nessuno lo caccia via: rimane in un gruppo che non lo esclude. Che bella la Chiesa che accoglie e non esclude, sostiene e non isola nessuno. Una Chiesa che proprio come Gesù sempre ti aspetta con le porte aperte, anzi ti viene a cercare, rispettosa perfino della nostra poca fede e delle nostre paure.

Stiamo tutti molto attenti a separare troppo in fretta la fede, la speranza e la carità, perché in fondo sono una cosa sola. Nella storia abbiamo conosciuto uomini di fede che hanno distrutto tante speranza, specialmente quelle dei poveri. Abbiamo conosciuto uomini di fede senza carità che hanno ammazzato altri gli uomini. Non è bene anche, distinguere troppo rigidamente tra credenti e non credenti. Ci sono alcuni che dicono di credere in Dio ma non credono nell’uomo; altri dicono di non credere, ma sono a servizio dell’uomo, specialmente il più debole e indifeso. E’ lo Spirito l’unico che può distinguere, nell’attesa della verità tutta intera.

Per questo iniziamo il cammino di Quaresima con tanta fiducia: “Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare”.


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Dio debitore del nostro dolore

don Enrico Ghezzi

“Il verbo si è fatto carne” dice l’apostolo Giovanni. Dio si fa carne perché si sente in “debito” con gli uomini. Le sue creature sono sottoposte al male, al dolore, alla sofferenza, fino alla morte.

Dio vuol rendesi solidale con questa creatura che paga un debito duro senza averlo personalmente contratto, se non all’inizio.

Il Verbo allora, Dio stesso, diventa uomo come noi, diventa la nostra carne. E’ come se Dio dicesse: “voglio partecipare anch’io a quello che l’uomo sopporta, gli sono debitore, del dolore”.

Dio, provando la carnalità, ci riserva una incredibile sorpresa: in lui uomo crocifisso e risorto, ci raggiunge con la risurrezione di questo nostro corpo. Il Primogenito dei risorti, come ricorda San Paolo, inizia la creazione nuova, un nuovo Eden, a riparo dal peccato di Adamo.


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Sempre più ricchi e sempre più poveri

don Francesco Pesce

La ong inglese Oxfam ha da poco pubblicato un nuovo rapporto sulla ricchezza nel mondo alla vigilia del World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, alla presenza dei grandi nomi dell’economia e della politica. «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», è il titolo del report che si serve di alcuni dati elaborati dal Credit Suisse redatto anche sulla base delle novità che arrivano sui nuovi ricchi di Cina, Russia e India. L’1% più ricco della popolazione mondiale possiede come il restante 99%, e continua ad arricchirsi. Ogni due giorni si registra l’arrivo di un nuovo miliardario.

Come cristiani abbiamo il dovere, non solo di dare una buona testimonianza, ma di parlare chiaro. Le ricchezze non sono un fine, ma uno strumento nelle mani degli uomini; spesso sono diventate uno strumento iniquo perché l’uomo se ne è servito per dominare gli altri uomini e assoggettare interi popoli al controllo di alcune elite. Siamo arrivati nella storia perfino allo sterminio programmato e calcolato dei poveri, come ricorda il profeta Amos. Grazie a Dio il progresso culturale dei popoli sta favorendo una sempre maggiore presa di coscienza, circa il bisogno di una più equa distribuzione delle ricchezze del pianeta. Alcune organizzazioni internazionali e alcune nazioni più sviluppate stanno lottando per nuovi equilibri sociali, ma la battaglia è ancora molto lunga e difficile. Gesù invita i suoi discepoli ad essere “scaltri” nell’uso delle ricchezze. Chiede ad ognuno di noi un diverso rapporto con le ricchezze sia sul piano individuale che in quello comunitario. Proprio per questo non può più bastare il gesto privato della elemosina; bisogna agire perché la ricchezza possa diventare uno strumento di liberazione e di riconciliazione tra i popoli; questa è la concretezza del vangelo, che per sua natura è un fatto sociale. La storia ci insegna che non pochi si sono allontanati dalla Chiesa e dalla fede, perché hanno ricevuto una cattiva testimonianza nell’uso del denaro e delle ricchezze. Assistiamo poi in questi anni come cristiani e cittadini del mondo a due fatti molto importanti. Papa Francesco sta testimoniando la possibilità concreta di una Chiesa povera per i poveri, ed è uno straordinario dono del Signore, un esempio che ci stimola a sempre nuova conversione. Inoltre al contempo assistiamo al fatto che molti poveri, si stanno -potremmo dire così- riprendendo il vangelo, spesso a loro nascosto, dietro parole di circostanza e umilianti elemosina. I poveri oggi sono coscienti che il vangelo è prima di tutto per loro, e non sono più disposti ad aspettare per i loro diritti e la loro dignità. Rileggiamo e meditiamo attentamente a questo proposito le parole profetiche di don Primo Mazzolari, prete povero tra i poveri:” io non ho mai contato i poveri, perché i poveri non si possono contare; i poveri si abbracciano, non si contano. Eppure c’è chi tiene la statistica dei poveri, e ne ha paura; paura di una pazienza che si può anche stancare, paura di un silenzio che potrebbe diventare un urlo,paura di un lamento che potrebbe diventare un canto, paura dei loro stracci che potrebbero farsi bandiera, paura dei loro arnesi che potrebbero farsi barricata.” Io credo che stia già avvenendo.


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Perdono,umiltà, schiettezza,

il viaggio apostolico di papa Francesco in Cile

don Enrico Ghezzi 

Nei suoi viaggi apostolici, il Papa non cerca un successo personale: vuole annunciare Gesù Cristo, con un vangelo che sia innanzitutto carico di gioia. Annuncio lieto, notizia di speranza. Le folle che accompagnano il Papa, certamente riconoscono al Papa di saper centrare il cuore del messaggio. Pare che il Papa abbia ricevuto una”giornalata” sulla testa, si sono affrettati a scrivere tutti i media. Questo piccolo episodio ha fatto notizia, più che le migliaia di persone che lo acclamano per lunghi chilometri. Eppure la giornata del 16  è stata ricchissima di eventi.

Verso le otto di sera (mezzanotte in Italia), il Papa ha concluso una giornata che mi è sembrata intensa e piena di emozioni. Ha concluso con l’ultimo incontro nella casa di accoglienza San Umberto Hurtado, un grande gesuita, intellettuale e santo della carità. Le file di ospiti hanno iniziato a sfilare davanti a lui, per gli abbracci.

Alle prime ore del mattino, la musica era stata di ben altro tono. Nel palazzo de La Moneda ( (carico delle  memorie di Allende il Presidente eroico ucciso, e della figura inquietante di Pinochet, il barbaro dittatore), davanti alle Autorità del paese, il Papa ha ricordato il dolore che il Cile sta ancora vivendo per il drammatico comportamento di pedofilia da parte di un gruppo di sacerdoti e religiosi nei recenti anni passati. Il Papa è pervaso da un fuoco evangelico e davanti all’intero popolo cileno, diritto in piedi nella sua solennità di Vescovo di Roma e dell’universo mondo cattolico, con inaudita umiltà e schiettezza dice:“Qui non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna davanti al danno causato  a bambini da parte di ministri della Chiesa…E’ giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime”. E’ il Vescovo di Roma che davanti a tutto il mondo, con dolore e vergogna, con la forza  solenne dell’umiltà, chiede perdono.

Più tardi la sala stampa vaticana informerà che il Papa, incontrando un gruppo di persone abusate dai preti, “ha pregato con loro e pianto”.

A seguire la Santa Messa davanti a più di  quattrocentomila persone. Una Messa di gioia, di musiche, di canti, di colori, di “alegrìa”, di festa. Una omelia di commento delle Beatitudini;  sono dice il papa, la forza, l’energia di ogni persona e dei popoli, alla ricerca della vita e della speranza. Il messaggio della speranza cristiana, nel cammino su questa terra. Sono lo scuotimento dal sonno della pigrizia e del fatalismo; sono parola di risurrezione contro la caduta della rassegnazione: “Rialzati o Cile, cammina o Chiesa, ridestati o Terra!” ha così concluso. Una nuova lettura biblica del testo di Matteo 5, che proporrei a tutti di rileggere, anche in chiave di esegesi del testo.

Molto commovente e intenso l’incontro con le donne prive di libertà (in carcere). La dura vita non toglie a queste donne la bellezza, la cura del corpo, la festa che oggi vivono sia pure attraversate il dolore. Lo vogliono dire e gridare al Papa; tengono tra le braccia i bambini sotto i due anni che la legge permette di tenere in carcere. Bambini bellissimi, paffuti, sorridenti e felici tra le braccia della mamma. Un’immagine davvero straordinaria, frutto del lavoro nelle carceri della Chiesa cilena. La suora responsabile, conclude un intenso discorso: “nel Cile è imprigionata la libertà!”.  I poveri, nel mondo, finiscono in carcere. Il papa ascolta e si emoziona e poi, nel suo dialogo, grida: “la dignità esiste anche se non c’è la libertà!  La dignità non si può mai togliere”. Un messaggio carico di umanità riscritto sulle righe del vangelo.

Molto forte anche il discorso nella Cattedrale di Santiago rivolto a sacerdoti, religiosi, suore, seminaristi, diaconi, vescovi. E’ forse il discorso più “bergogliano” fino ad ora del pellegrinaggio. Il papa scava le radici nella sua spiritualità personale radicata nel vangelo e nelle viscere della spiritualità ignaziana. Direi a tutti i preti e ai rettori di seminario: questo è il testo più moderno e antico per la formazione dei sacerdoti e dei religiosi. Non è più possibile rifugiarsi  in una spiritualità  astratta e angelicata, senza  la concretezza della carne dei pastori che Gesù sceglie per portate  il suo messaggio. Qui c’è il futuro!


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Gesù è venuto a liberarci da ogni dipendenza umana

Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani

Nella Settimana di Preghiera per l’Unita’ dei Cristiani, la Scrittura ci aiuta a riflettere  sui pericoli della divisione, che già San Paolo si trovò ad affrontare duramente.

Nella Prima Lettera ai Corinzi, infatti, Paolo ci racconta che i cristiani già litigavano fra loro, non circa la scelta tra bene e male ma su ben altre cose: “Io sono di Paolo, io invece sono di Apollo, io invece di Cefa. E io di Cristo!” (I Cor 1,12).

In fondo due sono i principali motivi che rompono l’unità nella Chiesa e creano divisioni, contrapposizioni, clericalismi.

Primo motivo che causa divisioni: i primi cristiani già miravano ad identificarsi con una autorità! Paolo respinge subito il gruppo sorto intorno al suo nome, e richiama con forza la centralità di Cristo. Non può esistere una Chiesa che non sia di Cristo. Il rapporto tra autorità e coscienza non può mai risolversi in nessuna dipendenza; quando l’autonomia della coscienza viene limitata e diviene dipendente dalla autorità, sorgono grandi problemi. Nascono i fanatismi religiosi, e ideologici, non meno gravi dei primi.

Fra quelli che si dicono cristiani, la storia così ha parlato: io sono di Pietro, io sono di Lutero, io sono di Calvino. Gesù è venuto a liberarci da ogni dipendenza umana, ma noi le abbiamo ristabilite. Il compito delle autorità è di essere ministri, servitori delle coscienze, non di sostituirsi ad esse, come ricorda spesso papa Francesco.

Il secondo motivo che causa divisioni lo troviamo al v. 17 della Prima lettera ai Corinzi al capitolo 1, dove Paolo dice: «Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo». Solo la parola dà senso al rito che da solo diventa ritualismo sterile. Il significato, il ruolo, la traduzione, l’inculturazione della Parola di Dio sono stati incredibilmente e gravemente causa di tante divisioni e di tanto sangue.

E’ la parola che dà al povero la dignità. Sinagoghe, e chiese sono al  servizio delle nostre povertà, non padroni:“tu non avresti alcun potere se non ti fosse stato dato dall’alto” rispose Gesù a Pilato.

E’ la parola che dà all’adultera la misericordia: «va’ e non peccare più»; con quella Parola cadono tutte le sinagoghe, tutta la legge… Oltre un certo limite nessuna sinagoga, nessuna chiesa, nessuna legge conta. Conta l’uomo santuario vivente che risponde a Dio.

Per questo Gesù sceglie di salire in Galilea, lontano dalle autorità   per realizzare la promessa di liberazione di ogni uomo. Crea intorno a sé una comunità di semplici pescatori, per pescare gli uomini:” Gesù disse loro, venite dietro a me”.

Ci tira fuori dall’acqua, simbolo biblico  del male e della morte, per salvarci, per darci  vita. Per la prima volta in Matteo appare il termine ‘vangelo’ che significa ‘buona notizia’. La buona notizia è quella del Regno dove Gesù guarisce :” ogni sorta di malattie e infermità nel popolo”. 

Anche noi se non: “rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”(Amoris Laetitia) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Credo che annunciare il vangelo senza coinvolgimento personale, sia una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, e le pecore fuggiranno via da Lui.


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Il canto gioioso di una bimba

Papa Francesco in Cile

Ieri sera, quasi notte, alle 23,20, il Papa è atterrato all’aeroporto di Santiago del Cile. Sulla scaletta un vento forte faceva scherzi con la tonaca bianca del Papa: lo accoglie il Presidente del Cile, ala signora Michelle Bachelet. Socialista, due mandati di governo, il terzo appena perso a scapito di un miliardario di destra. Il suo programma di rinnovamento del paese e di impegno sociale, non è riuscito a  concludersi, come spesso capita. Mi soffermo sula figura della Bachelet: a me, vecchio lombardo, mi è sembrato di rivedere quelle donne ‘socialiste’ degli anni  50-60 del secolo appena passato, anni della mia adolescenza. Donne concrete, socialiste, operaie o casalinghe, madri, educatrici dei figli all’onestà e al sacrificio. Un bel ‘socialismo’ di quegli anni. Così la Bachelet: semplice nel vestito, dimessa e cordiale nei saluti, ha accompagnato per una ventina di metri il Papa, dialogando, fino davanti a una orchestrina tutta di adolescenti che suonavano con grazia e ‘allegria’. Senza nessun ricevimento ufficiale. Il Papa con la Bachelet si è fermato ad ascoltare la banda per buoni dieci minuti, felice e sorridente: alla fine c’è stato il canto gioioso  di una bimba  tra i dieci-dodici anni, che ha cantato con  grazia davanti al Papa. La ragazzina ha poi scavalcato un ostacolo   ed è corsa davanti al Papa, abbracciandolo. Alla fine di questa semplice accoglienza, in macchina, il Papa è andato verso l’Ambasciata della santa Sede accompagnato dalle solite ali di folla.

don Enrico Ghezzi


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Condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza.

Papa Francesco pellegrino in Cile e Perù

Papa Francesco è partito questa mattina per il pellegrinaggio di una settimana prima in Cile e poi in Perù. E’ il ventiduesimo pellegrinaggio all’estero e il sesto in America Latina.

Nella cerimonia di benvenuto in Cile il Papa sarà accolto dalla presidente uscente della Repubblica, ma ancora in carica, Michelle Bachelet.

In Cile, oltre alla capitale, papa Francesco visiterà le città di Temuco, a Sud, dove incontrerà le popolazioni indigene Mapuche, e Iquique, nel Nord zona ricca di miniere e di grandi problemi sociali. In Perù, da giovedì , sarà nella capitale Lima, in Amazzonia nella città di  Puerto Maldonado e a Trujillo, sul Pacifico. Sarà la prima volta di un papa in Amazzonia; ricordiamo che nel 2019 è stato convocato a Roma un sinodo straordinario sull’Amazzonia.

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Sorvolando l’Argentina il papa come da consuetudine invierà un messaggio definito «interessante» dal portavoce vaticano, Greg Burke.al presidente del suo paese, Mauricio Macrì.

Il tema del viaggio sarà condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza.

Mentre in Perù, uno degli incontri principali del viaggio in Sud America sarà a Puerto Maldonado: lì papa Francesco per la prima volta entrerà in contatto con le comunità dell’Amazzonia: alle 10 di venerdì 19 gennaio dopo i saluti previsti, il Papa riceverà anche espressioni di affetto dall’infanzia missionaria e dai leader indigeni. Verso le 11 ci sarà l’atteso incontro con le comunità native. Papa Francesco ascolterà le comunità e rivolgerà loro un messaggio di incoraggiamento, solidarietà e speranza.

Di seguito il programma del pellegrinaggio papale:

Lunedì 15 gennaio 2018

ROMA – SANTIAGO

8.00 Partenza in aereo da Roma/Fiumicino per Santiago

20.10 Arrivo all’aeroporto internazionale di Santiago

Cerimonia di benvenuto

21.00 Arrivo del Santo Padre alla Nunziatura Apostolica

 

Martedì 16 gennaio 2018

SANTIAGO

8.20 Incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo Diplomatico nel Palacio de la Moneda

9.00 Visita di cortesia al Presidente nel Salon Azul del Palacio de la Moneda

10.30 Santa Messa nel Parque O’Higgins

16.00 Breve visita al Centro Penitenciario Feminino di Santiago

17.15 Incontro con i Sacerdoti, Religiosi/e, Consacrati e Seminaristi nella Cattedrale di Santiago

18.15 Incontro con i Vescovi nella Sagrestia della Cattedrale

19.15 Visita privata al Santuario di San Alberto Hurtado, SJ

Incontro privato con i sacerdoti della Compagnia di Gesù

 

Mercoledì 17 gennaio 2018

SANTIAGO-TEMUCO-SANTIAGO

8.00 Partenza in aereo dall’aeroporto di Santiago per Temuco

10.30 Santa Messa nell’aeroporto di Maquehue

12.45 Pranzo con alcuni abitanti dell’Araucanía nella casa “Madre de la Santa Cruz”

15.30 Partenza in aereo dall’aeroporto di Temuco per Santiago

17.00 Arrivo all’aeroporto di Santiago

17.30 Incontro con i giovani nel Santuario di Maipú

18.30 Trasferimento in auto chiusa alla Pontificia Università Cattolica del Cile

19.00 Visita alla Pontificia Università Cattolica del Cile

 

Giovedì 18 gennaio 2018

SANTIAGO-IQUIQUE-LIMA

8.05 Partenza in aereo dall’aeroporto di Santiago per Iquique

10.35 Arrivo all’aeroporto internazionale di Iquique

11.30 Santa Messa nel Campus Lobito

14.00 Pranzo con il Seguito Papale nella “Casa de retiros del Santuario Nuestra Señora de Lourdes” dei Padri Oblati

16.45 Arrivo all’aeroporto di Iquique

Cerimonia di congedo

17.05 Partenza in aereo dall’aeroporto di Iquique per Lima

 

PAPA FRANCESCO IN PERÙ

17.20 Arrivo all’aeroporto di Lima

Cerimonia di benvenuto

 

Venerdì 19 gennaio 2018

LIMA-PUERTO MALDONADO-LIMA

8.30 Partenza in aereo da Lima per Puerto Maldonado

10.15 Arrivo all’aeroporto di Puerto Maldonado

10.30 Incontro con i popoli dell’Amazzonia nel Coliseo Regional Madre de Dios

11.30 Incontro con la popolazione nell’Istituto Jorge Basadre

12.15 Visita all’Hogar Principito

13.15 Pranzo con i rappresentanti dei popoli dell’Amazzonia nel Centro Pastorale Apaktone

14.35 Partenza in aereo per Lima

16.10 Arrivo all’aeroporto di Lima

16.20 Visita alla Cappella della Base Aerea

16.45 Incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo Diplomatico nel Cortile d’Onore

17.15 Visita di cortesia al Presidente nel Salone degli Ambasciatori del Palacio de Gobierno

17.55 Incontro privato con i membri della Compagnia di Gesù nella chiesa di San Pedro

 

Sabato 20 gennaio 2018

LIMA-TRUJILLO-LIMA

7.40 Partenza in aereo per Trujillo

9.10 Arrivo all’aeroporto di Trujillo

10.00 Santa Messa sulla spianata costiera di Huanchaco

12.15 Giro in papamobile nel quartiere “Buenos Aires”

15.00 Breve visita alla Cattedrale

15.30 Incontro con i Sacerdoti, Religiosi/e, Seminaristi delle Circoscrizioni Ecclesiastiche del Nord del Perù nel Colegio Seminario San Carlos y San Marcelo

16.45 Celebrazione Mariana – Virgen de la Puerta nella Plaza de Armas

18.15 Partenza in aereo per Lima

19.40 Arrivo all’aeroporto di Lima

 

Domenica 21 gennaio 2018

LIMA- ROMA

9.15 Preghiera dell’Ora Media con Religiose di vita contemplativa nel Santuario del Señor de los Milagros

10.30 Preghiera alle Reliquie dei Santi peruviani nella Cattedrale di Lima

10.50 Incontro con i Vescovi nel Palazzo Arcivescovile

12.00 Angelus nella Plaza de Armas

12.30 Pranzo con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica

16.15 Santa Messa nella Base Aerea “Las Palmas”

18.30 Arrivo in aeroporto

Cerimonia di congedo

18.45 Partenza in aereo per Roma/Ciampino

 

Lunedì 22 gennaio 2018

ROMA

14.15 Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino


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Migranti e rifugiati, nostri fratelli

Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati” è il titolo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra oggi 14 gennaio 2018. Sono quattro verbi molto chiari che impegnano la Chiesa, le istituzioni nazionali e internazionali, tutti gli uomini di buona volontà ad uno sforzo urgente e quotidiano. Ricorda il papa all’inizio del Suo messaggio il libro del Levitico: «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» ( Lv 19,34). Così prosegue Francesco: “Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca” (cfr Mt 25,35-43).

L’incontro con Gesù oggi si rivela anche nella comunione con i fratelli migranti e rifugiati. Il nostro mondo, oggi lo vediamo bene, è invaso dalle genti; sono figli e figlie, non stranieri; sono figli e figlie non immigrati.

La presenza del Signore si manifesta sempre di più nella conpresenza di tutti i popoli; essi non vengono a mani vuote ma portano doni, che non sono le singoli cose naturalmente, portano una spiritualità una cultura una tradizione una umanità. Si parla spesso a proposito delle migrazioni, di Esodo biblico; si tratta invece di una Epifania, una manifestazione del Signore che viene.

Scrive ancora il papa nel Suo messaggio:” L’integrazione non è un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca. È un processo prolungato che mira a formare società e culture, rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini”.

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Il Signore Gesù ci testimonia la paternità di Dio, che ha mandato Suo Figlio per ricostruire un mondo secondo le misure dell’amore, dove  la pecora smarrita, la pietra scartata, il figliol prodigo sono oggetto della cura, dell’attenzione e della misericordia del Padre. Un Padre che desidera che tutti siano salvi e che tutti siano riconosciuti nella loro dignità.

Convertirsi significa anche superare come un’antitesi, tra quelli di dentro e quelli di fuori, tra coloro che sono nati in un territorio e coloro che vi arrivano, e superarla in una sintesi che è quella dell’amore, nella quale si va al di là di se stessi, andando incontro allo smarrimento di tanti uomini e donne.

Le istituzioni internazionali stanno prendendo sempre più coscienza del fenomeno migratorio. Il Vertice delle Nazioni Unite, svolto a New York il 19 settembre 2016, ha manifestato la  volontà di intensificare gli sforzi  a favore dei migranti e dei rifugiati per salvare le loro vite e proteggere i loro diritti, condividendo tale responsabilità a livello globale. A tal fine, gli Stati si sono impegnati a scrivere ed approvare entro la fine del 2018 due patti globali ( Global Compacts ), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti.

La Chiesa che da sempre ha elaborato una riflessione sul problema dei migranti e dei rifugiati, ultimamente tramite la Sezione Migranti e Rifugiati ( guidata personalmente dal papa) del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dopo essersi consultata con varie conferenze episcopali e ONG cattoliche  ha elaborato Venti Punti di Azione che sono fondati sulle cosiddette “buone pratiche” una  risposta concreta e attuabile.

Impariamo a capire e accogliere tutti coloro che soffrono la guerra o la fame. E ricerchiamo con coraggio nelle nostre “virtù” anche il loro carattere spesso farisaico e settario, per entrare dentro un’altra misura della fraternità umana, basata sulla riconciliazione. Non basta fare del Vangelo la norma di uno strano galateo di comportamento: questa è ipocrisia. Occorre eliminare ogni ostacolo sulla via della fraternità e fare della casa del Padre veramente la casa di tutti, dove nessuno sia scartato.


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Nel nuovo anno ripartire da Gesù Cristo

Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.
Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce  dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.
Credere in  un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una elite, una struttura chiusa che non accoglie come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.
Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce  nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.
Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco – alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.
La frase del Vangelo di Luca – «passando in mezzo a loro si mise in cammino» (Lc 4,30) – rappresenta uno straordinario monito per tutti noi e per tutta la Chiesa. Gesu’ passa oltre, se ne va. Se ne va, quando la fede si allea con il potere. Se ne va,quando il clericalismo prevarica sul popolo di Dio e sullo stesso Vangelo. Se ne va, quando il Vangelo è ridotto a legge morale e non ne è il fondamento, o quando si difendono principi astratti e privilegi molto concreti invece di comprendere e accompagnare situazioni ordinarie molto concrete.
Il Signore va verso e rimane dove la fede è semplice e sincera; dove la speranza non è retorica, ma attesa fiduciosa di una promessa che si compirà; e dove la carità ascolta il grido del povero e tende la mano ad ogni fratello, senza giudizio, condizioni o “preferenza di persone”.


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La stalla e la stella

I Magi videro la stella e la percepirono come un segno; avrebbero potuto adorarla come suggeriva la loro cultura e la loro formazione; invece capirono con l’aiuto della Grazia che era un segno e andarono a Gerusalemme per chiedere dove fosse nato il bambino. Gli fu risposto tramite la Parola di Dio:” a Betlemme di Giudea perché così è scritto”

La stella provoca una grandissima gioia ma rimane un segno; i magi vanno oltre il segno e trovano il bambino; vanno oltre il segno tramite la Parola di Dio; i segni non sono utili per il loro splendore, ma se interpretati alla luce della Parola di Dio.

Vanno a Betlemme a vedere. Vedere che cosa? C’è una grande differenza tra lo splendore della stella e il piccolo bambino, in una semplice e avvilente capanna. Ecco dove entra la fede; credere in Dio davanti alle cose piccole, un bambino in una capanna, il seme gettato, Il lievito nella pasta, un granellino di senape.

L’Altro aspetto fondamentale della Festa della Epifania è la manifestazione di Cristo a tutte le genti.  Il capitolo 60 del profeta Isaia è veramente una luce che illumina i nostri passi verso la contemplazione del bambino nelle nostre vite.

Gerusalemme risplende di una luce non sua, ma di una luce che è venuta su di lei; Isaia da un nome a questa luce, il Signore. Su Gerusalemme risplende non solo un luce, non solo la Gloria ma il Signore stesso.

“I Popoli cammineranno alla tua luce e i re allo splendore che emana da te” Questa luce che è il Signore è l’unica luce che brilla nel mondo, che attira, che segna il cammino, di tutti i popoli e di tutti i capi, i re.

Isaia si rende subito conto che neanche Gerusalemme è consapevole di questo; il mondo non capisce che il Signore regna.  Allora come fa spesso Isaia lo fa  riflettere  con queste stupende parole: Gira intorno gli occhi e guarda, tutti costoro si sono radunati e vengono a te; figli vengono da lontano e figlie ti saranno portate in seno.”

Il nostro mondo, oggi lo vediamo bene, è invaso dalle genti; sono figli e figlie, non stranieri; sono figli e figlie non immigrati; sono figli e figlie che Gerusalemme, il nostro mondo non sapeva di avere.

“A quella vista tu risplenderai, sarà commosso e si rallegrerà il tuo cuore; perché si riverserà su di te la moltitudine delle genti del mare, e le schiere dei popoli verranno a te.”

 Il profeta ci sta dicendo che la presenza del Signore si manifesta sempre di più nella conpresenza di tutti i popoli; San Paolo si inventa il termine concorporei che è molto efficace; tutti i popoli sono un solo corpo.

Si parla in Isaia di genti del mare; cioè neanche il mare può più arrestare  questo flusso di popoli. Il mare come sappiamo ha fatto numerose vittime nel pellegrinaggio dei migranti, ma neanche il mare, che nella bibbia è sinonimo di male, di avversità, può fermare la volontà di Dio di unire il mondo in  una sola famiglia.

Dicono ancora Isaia e i racconti sui Magi nei vangeli, che questi popoli non vengono a mani vuote ma portano doni, che non sono le singoli cose naturalmente, ma le lodi del Signore, portano una spiritualità una cultura una tradizione una umanità, altro che rubarci il lavoro.

Si parla spesso a proposito delle migrazioni, di Esodo biblico; e se invece fosse una Epifania ?