ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


Leave a comment

教宗将出访阿拉伯联合酋长国

“我们虽然有所差异,却是弟兄姊妹”:教宗方济各在今早发表的视频讯息 里这样说。他将于2月3日至5日访问阿布扎比(阿联酋)

incontroemiratiarabi_logo

教宗的此行回应阿联酋王储穆罕默德的邀请,出席国际跨宗教交议,题为“人类手足之情”教宗也将会见住在阿联酋的一个小天主教团体。

阿拉伯半岛南部宗座代牧区所选择的题目来自圣方济各和平祷文:“求你使我们成为你和平的工具”;这句话所表示的希望,好使教宗方济各阿联酋的访问能传播和平。

教宗方济各是史上首位去阿拉伯半岛访问的教宗。有意义的是,访问的这年也是1219年圣方各与苏丹王在埃及会晤的第800周年

此次访问令人印象最深刻的是欢乐和充满希望的等待,呈现在所有宗教和民事的范畴内,不管是政府机构或一般人。教宗方济各被公认为一个和平、且有伟大的道德与精神权威的人。罗马主教教宗方济各走向每一个人与每种文化,如同圣神所想要的那样。教宗强调说,对话是以行走而完成的。

天主耶稣基督是行走的天主;在个人的故事中,我们也要走上宗教交谈的道路。我们要超越困难和误解。

“所以,我们既有如此众多如云的证人,围绕着我们,就该卸下各种累赘和纠缠人的罪过,以坚忍的心,跑那摆在我们面前的赛程,双目常注视著信德的创始者和完成者耶稣”(希 十二,1-2)。


Leave a comment

教宗第53届世界社会传播日文告

元月23日在圣方济各·撒肋爵节日的前夕时,教宗方济各按照传统为将于6月28日星期日举行的第53届社会传播日,发表了文告。

manifestocomunicazsociale2.pdf-

“我们彼此都是一身的肢体(弗  四,25);从网络社群到人的团体”:这个去年九月份公布的主题 是从圣保禄至厄弗所人书里被摘录出来的。

在今年文告里,教宗敦促正确使用网络,在“对话、相遇、微笑、抚摸…”等方面打开道路。教宗也提请注意新世代与最弱势群体可能冒的危险:“这是我们要的网络。一个不是为了设陷阱,而是为了使人自由及维护自由人之间共融的网络。教会本身就是一个由圣体共融而编制的网络,那里团结不是建基在“喜欢”,而是在真理和“阿门”上”

2019年文告主题之选择可确认教宗方济各注意新的联系方式,尤其是社会网络,在那里他以第一人称出现。

还有,梵蒂冈将要建立一个关于网络霸凌的国际天文台

世界社会传播日是梵二大公会议建立的唯一世界日(“大众传播工具”法令,1963年)于圣神降临节前的主日在各国主教们推动下在各地举行的。之后,教宗的文告内容在记者的主保圣方济各·撒肋爵节日上(元月24日)公布了。

世界社会传播日由教宗圣保禄六世于1967年建立,第一个文告书写日期是5月7日。

保禄六世教宗曾说:“教会与人类和他们的历史密切相关,教会想利用梵二大公会议建议的这项创举,召唤教会儿女和所有善心人士,注意现代社会传播工具的复杂现象,如:报刊、电影、收音机和电视;它们是构成现代文明最具特色的因素之一”。

社会传播日的历史陪伴了社会的进化和传播工具的非凡进步。教会一边倾听现代社会,承认它的积极发展,一边注意到失去人类为中心的危险,而有利于技术应当为人类服务。


Leave a comment

耶稣看到我们的需要,并与我们一起行走

丙年常年期第四主日默想,路加福音(四,21-30)

方济各神父

imgomelia3febb_3

相信耶稣基督的天主并不总是那么容易。有时我们较容易相信一个分施奇迹的天主,一个与其接受,到不如堪当具有的天主

本主日福音讲的是旧约里的两个故事。耶稣提起先知史上的两件事情,天主介入其中帮助了两位外邦人。

第一个是先知厄里亚和匝尔法特的寡妇的故事(列上  十七,7-16)。在旱灾和饥荒时期,厄里亚要求一位寡妇给他做一个饼子,并应许罐里的油很久都不会缺少。第二个故事与叙利亚的纳阿曼有关,他是一个患有痲风病的军长。他去找厄里叟,浸入约旦河时被洁净了(列下  五,1-27)。这两件事想要表达天主是超过所属关系与差异的,祂不看宗教身份,而看人和他的需求;仁爱没有界限或特权。

耶稣邀请我们扩大眼界,请我们看清楚;祂讲的是一个到处行走的天主,一个在匝尔法特协助了一位外邦寡妇,并在叙利亚治好了一些痲风病人的天主。耶稣讲的是一个平时与我们一起行走的天主,一个首先不看我们的功绩或所属关系,但看我们的需要,并且祂爱我们之所是。

相信天主首先看功绩或所属关系的后果,便是呈现一个自卫的教会,一个排除那些没有或很少有功绩可夸的人的教会一个变成精英的教会,也就是一个只接受和吸引几个精选的人的机构。一个不切入在日常现实中,只路过我们生活的外层,有需要时驻足在电视客厅和大厅里的教会。

相反地,相信耶稣基督是首先看我们的弱点和需要的天主,可转化为建造一个“往外走的教会”,在那里世界是界限,牧者不但有乳香,还有羊群的味道,那里没有一个人会感到被排除或抛弃

在耶稣周围一直有,且现在还有狂热分子、暴力的人和原教旨主义者的群体,他们为了自己的利益利用宗教和教会。教宗方济各知道的很清楚,最近且提到了,有人不为教会服务,而为了他们的利益利用教会。

“祂却由他们中间过去走了”(路  四,30):福音里的这句话向我们大家和全教会展示出一个非凡的警告耶稣继续前行,祂走了。当信仰与权力结盟时,祂就走了。当教权主义凌驾天主子民和福音本身时,祂就走了。当福音沦为道德法则,而不是该法则的基础时,或当我们捍卫抽象的原则和非常具体的特权,而不去理解和伴随非常具体的普通情况时,祂就走了。

在上主前往并留在信仰是个单纯和真诚的地方那里希望不是华丽的辞藻,而是对将要实现的承诺有信心的等待;那里仁爱倾听穷人的呼喊,在没有判断、条件和“人的偏好”下向每一位兄弟伸出援手。


Leave a comment

Gesù guarda i nostri bisogni e cammina con noi

Riflessioni per la Domenica IV del Tempo ordinario anno C , Vangelo Lc 4,21-30

don Francesco Pesce

imgomelia3febb_3

Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.

Il Vangelo di questa domenica racconta di due episodi narrati nell’antico testamento. Gesù ricorda  due fatti della storia dei profeti, in cui Dio è intervenuto a favore di due stranieri.

Il primo episodio è quello di Elia e della vedova di Zarepta (1Re 17,7-16). In un tempo di siccità e carestia Elia chiese ad una donna vedova, di cucinargli una focaccia e in cambio le concesse che l’olio nell’orcio durasse per molto tempo. Il secondo episodio riguarda Naaman il Siro che era un comandante affetto da lebbra. Si rivolse ad Eliseo e fu purificato immergendosi nel fiume Giordano (2Re 5,1-27). Questi due fatti vogliono significare un Dio che supera le appartenenze e le differenze, non guarda neanche alle identità religiose, ma guarda l’uomo e i suoi bisogni; la carità non ha confini né privilegi.

Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.

Credere in un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una élite, una struttura chiusa che non accoglie, come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.

Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.

Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco, alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.

La frase del Vangelo «passando in mezzo a loro si mise in cammino» (Lc 4,30) rappresenta uno straordinario monito per tutti noi e per tutta la Chiesa. Gesù passa oltre, se ne va. Se ne va, quando la fede si allea con il potere. Se ne va, quando il clericalismo prevarica sul popolo di Dio e sullo stesso Vangelo. Se ne va, quando il Vangelo è ridotto a legge morale e non ne è il fondamento, o quando si difendono principi astratti e privilegi molto concreti invece di comprendere e accompagnare situazioni ordinarie molto concrete.

Il Signore va verso e rimane dove la fede è semplice e sincera; dove la speranza non è retorica, ma attesa fiduciosa di una promessa che si compirà; e dove la carità ascolta il grido del povero e tende la mano ad ogni fratello, senza giudizio, condizioni o “preferenza di persone”.


Leave a comment

Viaggio del Papa negli Emirati Arabi Uniti

Siamo fratelli pur essendo differenti” ha detto Papa Francesco nel videomessaggio  diffuso questa mattina, in vista del suo Viaggio Apostolico ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) dal 3 al 5 febbraio.

incontroemiratiarabi_logo
Il pellegrinaggio del Papa risponde all’invito dello Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Principe ereditario di Abu Dhabi, a partecipare all’Incontro Interreligioso Internazionale su “Fraternità Umana”. Il Pontefice incontrerà anche la piccola comunità cattolica che vive negli Emirati Arabi.

Il tema scelto dal Vicariato Apostolico dell’Arabia meridionale è tratto dalla Preghiera di Pace di San Francesco: Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”, parole che esprimono speranza perchè il viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti possa diffondere la pace.

Quello di Papa Francesco è il primo pellegrinaggio in assoluto da parte di un Vescovo di Roma nella penisola arabica. Significativamente la visita arriva anche nell’anno in cui si celebra l’800° anniversario dell’incontro tra Francesco di Assisi e il Sultano Malik Al-Kamil, avvenuto in Egitto nel 1219.

Colpisce di questo viaggio, l’attesa gioiosa e piena di speranza che si registra in tutti gli ambiti religiosi e civili, dagli apparati governativi alla gente comune. Papa Francesco è riconosciuto come uomo di pace e grande autorità morale e spirituale. Francesco Vescovo di Roma, Papa cammina verso ogni uomo e ogni cultura, cosi’ come vorrà lo Spirito. Il dialogo si fa camminando, sottolinea spesso il Papa.

Il Dio di Gesu’ Cristo è il Dio dei cammini; percorriamo anche noi, ciascuno nella propria storia personale, il cammino nel dialogo interreligioso. Guardiamo oltre le difficoltà e le incomprensioni.

Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb12,1-2).

 

 


Leave a comment

Messaggio di Papa Francesco per la 53a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Lo scorso 23 gennaio, alla vigilia della festa di San Francesco di Sales, come da tradizione Papa Francesco ha consegnato il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che sarà celebrata domenica 2 giugno.

manifestocomunicazsociale2.pdf-

Il tema, annunciato lo scorso settembre,  “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
Dalle social network communities alla comunità umana” è stato scelto dalla Lettera di San Paolo agli Efesini.

Nel Messaggio di quest’anno, il Santo Padre esorta a un corretto uso della rete e ad aprire la strada “al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza…”. Il Papa richiama anche l’attenzione sui rischi che possono correre le fasce più deboli e le nuove generazioni:Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”.

La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione di Papa Francesco per le nuove forme di comunicazione e, in particolare, per le Social Network dove il Pontefice è presente in prima persona.

In Vaticano sarà, inoltre, istituito un Osservatorio internazionale sul cyberbullismo.

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è l’unica giornata mondiale istituita dal Concilio Vaticano II (“Inter Mirifica”, 1963), e viene celebrata nei vari Paesi, su impulso dei vescovi, la domenica prima della Pentecoste. Il testo del Messaggio del Papa viene poi pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali fu istituita da San Paolo VI nel 1967 e il primo messaggio portava la data del 7 maggio.

Affermava Paolo VI: “Con quest’iniziativa, proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa, che si sente intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia, intende richiamare l’attenzione dei suoi figli e di tutti gli uomini di buona volontà sul vasto e complesso fenomeno dei moderni strumenti di comunicazione sociale, quali la stampa, il cinema, la radio e la televisione, che costituiscono una delle note più caratteristiche della civiltà odierna”.

La storia delle Giornata delle Comunicazioni Sociali ha accompagnato l’evoluzione della società e gli straordinari progressi degli strumenti di comunicazioni. La Chiesa si è da una parte messa in ascolto della società moderna, riconoscendone gli sviluppi positivi, e dall’altra ha posto l’attenzione sul pericolo di smarrire la centralità dell’uomo, a favore della tecnica che invece deve essere a suo servizio.


Leave a comment

Le fatiche del Signore nella storia degli uomini

Viaggio apostolico a Panama: Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua e Veglia di preghiera con i giovani del mondo 

Nella giornata di ieri il papa ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua con il rito della Dedicazione dell’altare.

http:w2.vatican.va

Due particolari significati hanno allora caratterizzato la cerimonia: la consacrazione dell’altare e l’incontro con sacerdoti, religiose, religiosi e laici consacrati. Partendo dal vangelo di Giovanni al capitolo 4, papa Francesco ha dedicato la sua omelia alla sete della donna samaritana e al viaggio di Gesù incontro agli uomini :”È relativamente facile per la nostra immaginazione, ossessionata dall’efficienza, contemplare ed entrare in comunione con l’attività del Signore, ma non sempre sappiamo o possiamo contemplare e accompagnare le “fatiche del Signore”, come se questa non fosse cosa di Dio. Il Signore si è affaticato, e in questa fatica trovano posto tante stanchezze dei nostri popoli e della nostra gente, delle nostre comunità e di tutti quelli che sono affaticati e oppressi” (cfr Mt 11,28).

http:w2.vatican.va

Alla sera la grande Veglia di preghiera con i giovani al Campo San Juan Pablo II, che  si è celebrata nel segno di Maria. Sul palco in bella vista c’era la mitria di San Oscar Romero, con il suo motto tanto significativo: «Sentire con la Chiesa».

http:w2.vatican.va

Sentire con la Chiesa dentro la storia, come ci testimonia la Madonna, che con tutta se stessa ha vissuto il suo tempo, come storia di amore con Dio :” La giovane di Nazaret  non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia”. Ecco, Maria, «la “influencer” di Dio. Con poche parole ha saputo dire “sì” e confidare nell’amore e nelle promesse di Dio, unica forza capace di fare nuove tutte le cose”.

Maria ricorda il papa ci aiuta anche a vivere la nostra storia così come è, debole, con tutta la sua fragilità e piccolezza e anche con le sue contraddizioni.

http:w2.vatican.va

Papa Francesco sottolinea con forza che “l’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità, però è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore”.

I giovani in particolare allora non devono aver paura della loro storia. Devono però essere messi in condizione di esprimersi:”Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro!”.

Senza lavoro, senza istruzione, senza comunità, senza famiglia. Questi quattro “senza” uccidono, scandisce papa Francesco.

http:w2.vatican.va

Ognuno di noi può mettere accanto al nome di Maria anche il proprio nome; ognuno di noi è ricolmato dell’amore di Dio; la Vergine lo è in pienezza, noi dobbiamo ancora lottare con il mistero del peccato che ci impedisce di accogliere totalmente l’amore di Dio. Noi però, siamo già totalmente amati da Dio, che non smette mai di tendere la sua mano misericordiosa verso di noi. Il primo Sì è quello di Dio verso Maria e verso tutti noi. Nessuno si senta mai escluso da questo Sì del Signore.


Leave a comment

Una fede provata ma semplice

Viaggio apostolico a Panama: Incontro con i vescovi, Liturgia penitenziale con i detenuti e Via Crucis con i giovani 

È stato un incontro molto importante, quello che il papa ha avuto con i vescovi centroamericani del Sedac, il Segretariato episcopale dell’America Centrale che da 75 anni comprende i vescovi delle Conferenze episcopali di Panamá, El Salvador, Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua.

Papa Francesco nel suo appassionato discorso ha indicato a loro e a tutta la Chiesa universale, la grande testimonianza di  Sant’Oscar Romero, per  parlare  alla gente del Centro America il cui “volto povero” dice una fede “provata ma semplice” per “ampliare la visione” e “unire gli sforzi” nel servizio al vangelo.

http://w2.vatican.va

Vivere le opere di misericordia, non come “elemosina” ma come “vocazione”. Il cardinale Antonio Quarracino – racconta il papa parlando del suo predecessore a Buenos Aires  – diceva che era candidato al Premio Nobel per la fedeltà; eppure Romero – come tanti vescovi – fu considerato una brutta parola, sospettato, scomunicato anche nelle chiacchiere private di tanti vescovi. “Sentire con la Chiesa” fu la bussola che ha segnato la sua vita nella fedeltà, anche nei momenti “più turbolenti”, sfociata in una “dedizione martiriale nel servizio quotidiano.

Papa Francesco ha ricordato come il Sentire con la Chiesa di Romero fosse una concreta attuazione del rinnovamento del Concilio Vaticano II.

Ascoltare il Concilio e ascoltare il Popolo di Dio, questo fanno i Pastori che cercano il Signore; ascoltano il battito del cuore del loro popolo, sentono l’odore della loro gente, e insieme camminano verso il Risorto.

A questo proposito papa Francesco ha ricordato la kenosis di Cristo, che ha svuotato sè stesso, prendendo forma di servo per divenire simile agli uomini. Per fare questo, la Chiesa e i suoi Pastori  devono  essere necessariamente poveri, umili, non autosufficienti, e che sanno commuoversi davanti le ferite le  mondo.

Nella Chiesa Cristo vive tra di noi, e perciò essa dev’essere umile e povera, perché una Chiesa arrogante, una chiesa piena di orgoglio, una Chiesa autosufficiente non è la Chiesa della kenosis.

Una Chiesa che vive per strada, rubando alla strada tanti giovani sedotti da venditori di fumo, gente senza scrupolo che vende loro illusioni e morte.

L’America centrale deve riscoprire la propria  forza e la propria dignità :” la vostra gente  non è la serie B della società e di nessuno”.

Anche verso il fenomeno migratorio, così drammaticamente importante nel continente latino- americano, la Chiesa dice il papa, deve sempre esprimere la Sua maternità. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono i quattro verbi dei cristiani. I sacerdoti superando la piaga del clericalismo devono essere in prima linea a fianco del loro popolo, con la “centralità della compassione.

Papa Francesco ha esortato anche i vescovi, con parole molto forti, ad avere sempre la porta aperta per i loro sacerdoti, rifuggendo dalla mondanità spirituale, esprimendo pienamente la paternità.

Una Chiesa che non vuole che la sua forza stia – come diceva Mons. Romero – nell’appoggio dei potenti o della politica, ma che si svincoli con nobiltà per camminare sorretta unicamente dalle braccia del Crocifisso, che è la sua vera forza.

Nel Centro de Cumplimiento de Menores Las Garzas de Pacora  il papa ha celebrato una Liturgia penitenziale con i detenuti.

 «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro» (Lc 15,2), è il versetto biblico spunto per la Sua Omelia.

http://w2.vatican.va

Dio ci accoglie così come siamo. Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.

Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.

Credere in un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una elite, una struttura chiusa che non accoglie come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.

http://w2.vatican.va

Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.

Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco – alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.

Gesù non ha paura di avvicinarsi a coloro che, per mille ragioni, portavano il peso dell’odio sociale. Gesù si avvicina e si compromette, mette in gioco la sua reputazione e invita sempre a guardare un orizzonte capace di rinnovare la vita, di rinnovare la storia.

Amici, dice il papa ai detenuti:” ognuno di noi è molto di più delle “etichette che gli mettono; è molto di più degli aggettivi che vogliono darci, è molto di più della condanna che ci hanno imposto. Tutti, lottate, lottate – ma non tra di voi, per favore! –, per che cosa?, per cercare e trovare strade di inserimento e di trasformazione. E questo il Signore lo benedice. Questo il Signore lo sostiene e questo il Signore lo accompagna.”

Alla sera poi papa Francesco a celebrato la Via Crucis con i giovani, nel Campo Santa Maria la Antigua – Cinta Costera . “Camminare con Gesù sarà sempre una grazia e un rischio”, è stato il filo conduttore della Sua meditazione.

http://w2.vatican.va

La Via Crucis di Gesù oggi ancora si prolunga, in tante drammatiche situazioni; la tentazione è quella di dire :” È più facile e “paga di più” essere amici nella vittoria e nella gloria, nel successo e nell’applauso; è più facile stare vicino a chi è considerato popolare e vincente”.

 Gesù è ancora un uomo solo. La forza di Maria ci è necessaria per stare sotto la croce:” Contempliamo Maria, donna forte. Da Lei vogliamo imparare a rimanere in piedi accanto alla croce. Con la sua stessa decisione e il suo coraggio, senza evasioni o miraggi.”

http://w2.vatican.va

Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. Un incontro del Sangue e delle lacrime, lungo il Calvario e ai piedi della Croce.


Leave a comment

Eyes that search

Reflections on Gospel of III Ordinary Sunday, Year C

don Francesco

The eyes of all were fixed on Him” is the way the evangelist Luke narrates what happened after Jesus had proclaimed the Word from the scroll of Isaiah.

We also know from the Gospels that Jesus desired to see Zacchaeus and Zacchaeus desired to see Jesus. Ultimately, Christian life is the outcome of these glances. God and human look for each other because they have nostalgia for each other. It’s not a Christian life to look at oneself and never at others. It’s not a Christian life first of all to look at one’s own sins. It’s not a Christian life to look at only at norms or regulations. Jesus first of all looks at the person and his needs that which he lacks to be fully human. All of us must always recover a positive look at ourselves and at others, to grow in our image and likeness of God.

Jesus, then, calls you by name, loves properly you with your personal history, your contradictory aspects, your joys and your sorrows. I would like to enter into your house and sit at the table, to live not with a judgment but with a profound intimacy. The Christian life is an intimate relationship with God the Father, revealed by Jesus on the other hand, not a list of humiliating sins to be confessed nor a mortifying punishment to be expiated. The love of God, His mercy are the foundations of everything and prevents everything. “Today this Scripture has been fulfilled in your hearing.” Not tomorrow nor after the resurrection but today, in daily occurrences, in breaking every day’s bread we already enjoy the presence of God, we enjoy the presence of the Spirit in the anticipation of the ultimate fulfillment.

Those who had fixed their eyes on Jesus felt loved by Him as one day felt by Peter and Paul, woman aught in adultery or the born blind person, Zacchaeus, or many others as narrated in the Bible.

Feeling loved is the real beginning of the conversion which has its foundation in Christ. The ‘conversions’ based on norms or moral principles result in fanaticism, rigidity or elite form of pseudo Christianity. Those who feel  loved by Lord, find the strength to break open pessimism and are no more slaves to their poverty but become free humans.

There’s need to live the life of grace, which is life in accordance with Beatitudes with free hands and heart that feels loved, ready to love.


Leave a comment

寻求对方的目光

丙年常年期第三主日的福音默想

方济各神父

“会堂内众人的眼睛都注视着祂!”。圣史路加在他的福音里这样描写耶稣刚宣讲了依撒意亚书卷的圣言之后所发生的事。

我们从福音也知道耶稣想见匝凱,而匝凱也想见耶稣。基督信徒的生活,说到底就是这种目光的效果天主和人类寻求对方,因为他们彼此想念。只看到自己,而从不看到别人,不是基督信徒的生活;首先看到自己的罪过,不是基督信徒的生活;只看规则与规章,不是基督信徒的生活。耶稣首先看人和他的需要,他还缺什么,好成为圆满的人。我们所有的人都必须经常恢复一个对我们自己和对别人的积极目光,以便我们按照天主的肖像与模样成长

然后耶稣叫你的名字;我就是喜欢你,你那个个人的故事、你矛盾的方面、你的喜悦和你的痛苦。我想进入你家里,作为你的座上客,度一个不是判断,而是有深入亲密关系的生活。基督信徒的生活是一个与被耶稣启示的天父的亲密关系;不是一个要告罪的羞辱名单,或要赎罪的屈辱惩罚。天主的爱,祂的慈悲总是一切的基础,并可预防一切。“你们刚才听过的这段圣经,今天应验了”不是明天,不是复活之后,而是今天,在日常生活内,在掰开日用的食粮时,我们已享有天主的临在,享有圣神的临在,等待最终的完成

那些把眼睛一直盯在祂身上的人,感受到被爱,如同圣伯多禄与圣保禄、淫妇、或胎生瞎子、匝凱和圣经上许多别的人物曾经感受到的一样。

感到被爱,是以基督为基础的所有归化的真正开始。在规则或道德原则上所建立的“归化”产生狂热、僵硬、伪基督教的精英形式那些感受到被天主爱上的人,就能找到打破悲观主义的力量,不再是他们贫困的奴隶,但成为自由的人。

我们必须自由自在地,并以感到被爱及拥有爱的心,度一个恩典的,也就是真福八端的生活。