ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Among the poorest of the poor in India

We are very pleased to post the first contribution to our blog by Fr. Bryan Lobo, a Jesuit from India, who is professor at the Pontifical Gregorian University of Rome. We are very grateful to Fr. Bryan for taking the time to share with us something about the amazing work that the Jesuit Fathers are doing among the poorest and most marginalised people in India. We are full of admiration for the dedication of Fr. Neelam Lopes, S.J., who leads such work, particularly supporting tribal communities to improve their living conditions through socio-economic, educational and health programmes. We do hope that from time to time both Fr. Bryan and Fr. Neelam will continue to inform us about the life and activities of the Church of this great country – India. From our side, we keep Fr. Neelam and the people he helps in our hearts and prayers and we will continue to provide our support to some of his activities.

Fr. Bryan Lobo, S.J

Last year, during my usual annual visit in India during the summer time, I had the joy to celebrate the liturgy with Fr. Neelam Lopes, S.J., Superior of the Missions in Shirpur (North Maharashtra, India). In the photos I am pleased to share I and Fr. Neelam are celebrating Mass in the Indian style for the tribals.

The people of this area belong to the Pawara tribe, a native tribe that is found in the western and central parts of Maharashtra. The Masses are normally celebrated, as seen in the photographs, in one of the halls constructed by the Catholic missionaries. The saffron colored shawls worn by the celebrants is significant to the Indian culture. The color saffron signifies renunciation. Saffron colored clothes are normally used by celibate Hindus (monks and nuns). The language used during the liturgy in these areas is Marathi, which is not the mother tongue of the Pawaras. Marathi is normally the language used during formal functions and in educational institutions. Most of the women seen in the photographs have covered their heads. It is part of the culture of the married Pawara women to cover their heads as a sign of respect.

 

 

 

 

 

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     Fr. Neelam (left) and Fr. Bryan (right) celebrating the Eucharist during the Mass.  (c)Bryan Lobo/Francesco Pesce

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Fr. Neelam (the first one, wearing a yellow scarf) and Fr. Bryan (sitting close to him wearing an orange scarf ) during the Mass. (c)Bryan Lobo/Francesco Pesce

 

 


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Porte aperte in parrocchia!

Don Francesco Pesce

Gia la mia prima Messa nel lontano 1999 l’ho voluta simbolicamente iniziare spalancando il portone della chiesa. Poi, dal 2006, anno in cui sono diventato parroco della mia precedente parrocchia romana – Santa Melania Juniore – e poi ora come parroco di Santa Maria ai Monti, vicino al Colosseo , ho subito aperto la chiesa tutto  il giorno fino alle 22.00. Ora che sono al centro di Roma il venerdi e il sabato la tengo aperta fino alle 24.00 per intercettare la movida.

Mi sono sentito supportato e rincuorato quando anche Papa Francesco ha iniziato a parlare di “Chiesa in uscita”, invitando i preti anche a tenere aperte le porte delle parrocchie. Chiesa aperta per me significa aperta, cioè si deve capire con chiarezza che è aperta. Quindi via subito le retroporte di legno che la fanno sembrare chiusa, e mettere vetrate che lasciano vedere l’interno. Noto però che appena possibile e non fa piú molto freddo è utile spalancare anche la vetrata, perché la gente (soprattutto chi non ha familiaritá con la parrocchia) é piú invogliata ad entrare. Inoltre, fa bene anche a noi parrocchiani sentire il rumore della città e percepire la massima comunione tra dentro e fuori.

Ho poi sperimentato che e’ molto importante  osservare alcuni accorgimenti per l’illuminazione serale: illuminare molto bene l’ingresso e creare uno spazio privilegiato di luce nella zona del tabernacolo e della immagine mariana o del santo principale nella chiesa. Il “controllo” lo fanno le persone stesse che vengono a pregare o perfino chi passa davanti o dentro la chiesa, perché nel rione Monti in particolare c’é un grande senso di comunitá, quindi anche la chiesa é sentita un pó come la casa di tutti. E’ anche utile in questo senso avere un buon rapporto con i negozianti del quartiere che ogni tanto fanno una passeggiata in chiesa. “Fate buona guardia alla vostra chiesa” – diceva Mazzolari.

E infatti é il  popolo di Dio  a farsi carico della custodia della  chiesa. Dopo poco tempo si crea un movimento di persone che rende assolutamente sicura la chiesa. A poco a poco poi bisogna  qualificare l’apertura continuata: ad esempio celebrando la Messa all’ora di pranzo (per favorire i lavoratori della zona) e garantendo la presenza di un sacerdote per le confessioni e i colloqui spirituali  fino alla chiusura, sempre per aiutare chi lavora fino a tardi o anche gli studenti universitari.

A volte qualche “parrocchiano storico”, o le pie donne di cui parlano gli Atti degli Apostoli, protestano un po’ paventando chissà quali pericoli. Bisogna da una parte tranquillizzarli, dall’altra lasciar cadere la cosa, soprattutto all’inizio, quando si preoccupano che è pericoloso, che i barboni non hanno rispetto per nulla, ecc. Dopo poco, vedendo che non succede nulla di male, ma che invece si vedono i frutti, passano tutte le paure.. Non ho mai visto crollare una chiesa per i barboni. Anzi spesso queste persone sono ottimi vigilanti e addirittura puliscono il sagrato più volte al giorno.

Nel fine settimana l’apertura è prolungata fin piú o meno la mezzanotte per intercettare la movida che qui da noi si lascia intercettare volentieri.