Pubblichiamo l’omelia che il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, ha pronunciato nella parrocchia di Santa Maria ai Monti domenica 22 ottobre 2023 nella Messa che ha presieduto in occasione della Giornata Missionaria Mondiale. In quei giorni la parrocchia ha ricordato in maniera particolare la figura del Beato Gabriele Maria Allegra OFM, missionario in Cina a traduttore della Bibbia, le cui Reliquie sono esposte in chiesa per la venerazione dei fedeli. Il grassetto nel testo è nostro e ha lo scopo di sottolineare alcuni punti dell’Omelia.
Cardinale Pietro Parolin
Cari fratelli e sorelle nel Signore,
Ringrazio il vostro Parroco, Mons. Francesco Pesce, per l’invito a presiedere la Liturgia eucaristica in questa domenica in cui si celebra la 97ma Giornata Missionaria Mondiale.
L’ho accettato molto volentieri e desidero salutare tutti voi qui presenti, fedeli della parrocchia di Santa Maria ai Monti.
Ho trovato un po’ di difficoltà a collegare le letture ascoltate al tema della missione, che oggi è proposto alla nostra attenzione e alla nostra riflessione. Certamente, la domanda maliziosa dei farisei: “È lecito o no pagare il tributo a Cesare?” e soprattutto la risposta di Gesù: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio“, meriterebbero un commento approfondito, data l’importanza e la delicatezza, nello stesso tempo, dell’argomento. Infatti, quello delle tasse è un capitolo della Dottrina Sociale della Chiesa, che, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, specifica che l’obbligo di pagarle si fonda sulla “sottomissione all’autorità e sulla corresponsabilità nel bene comune” (n. 2240).

Ci aiutano meglio ad entrare nel tema della missione alcuni versetti della prima lettura, laddove il Signore, rivolgendosi all’imperatore di Persia, Ciro Il detto “il Grande” (che autorizzò gli Ebrei a tornare nella loro patria dall’esilio in Babilonia e a ricostruire il Tempio e restituì i tesori che vi erano stati asportati da Nabucodonosor), afferma: “Perché sappiano dall’oriente e dall’occidente, che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri“.
Dunque, il nome del Signore, la sua grandezza, la sua opera di salvezza deve essere fatta conoscere a tutto il mondo, dall’oriente all’occidente.
Stiamo celebrando il Sinodo dei Vescovi – e per il quale vi invito a pregare – che concentra la sua attenzione su tre parole: comunione, partecipazione, missione, le quali devono caratterizzare una “Chiesa sinodale“. Ma la comunione e la partecipazione sono in vista della missione, cioè dell’annuncio di Gesù Cristo, della sua conoscenza e dell’incontro personale con lui.
Un annuncio e una conoscenza non solo teorici, intellettuali, nozionistici, di testa, ma che nei sacramenti diventa incontro vivo con Gesù risorto e vivo, diventa esperienza forte di lui, fino al punto che ciascuno di noi dovrebbe poter dire con l’Apostolo Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Gal. 2,20).
La Giornata Missionaria Mondiale ci chiama a prendere sempre più coscienza del nostro compito missionario. Di che cosa in particolare?
Innanzitutto, che la Chiesa missionaria per natura. Se non lo fosse, sarebbe un’associazione tra molte altre, ma non la Chiesa di Cristo (cfr. Papa Francesco, Messaggio per la 91ma Giornata Missionaria Mondiale, 2017).
San Paolo VI, nell’Esortazione Apostolica Evangeli Nuntiandi, ha scritto così: “Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio di Cristo nella S. Messa che è il memoriale della sua morte e della sua resurrezione” (n. 14).
Papa Francesco ha ripreso questo concetto nell’Esortazione Apostolica Evangeli Gaudium, che è li documento programmatico del suo pontificato, e l’ha sintetizzato nella frase: “La Chiesa in uscita“. (n. 24). Al riguardo, Papa Francesco ci ha confidato un suo “sogno”: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale” (n. 27).
Questa natura missionaria della Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è legata al fatto che essa deriva la propria origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo (cfr. Ad Gentes n. 2). Ricordiamo le parole che Gesù rivolse ai discepoli nel Cenacolo dopo la sua risurrezione: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv. 20,21). E lo Spirito Santo, inviato dal Padre per mezzo del Figlio ha ispirato e resa capace la Chiesa di intraprendere la missione in sintonia con il comando e il mandato di Gesù: “Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (M.t 28,19).
La missione, quindi, non è qualcosa di facoltativo. Parlare della missione non è parlare di una delle attività della Chiesa, ma del senso e del significato della Chiesa nel mondo. Parlare della missione è parlare dell’origine e dello scopo della Chiesa in relazione al disegno di Dio per il mondo. La Chiesa missionaria per natura e l’evangelizzazione è un dovere fondamentale di ogni cristiano.
Ecco il secondo punto che vorrei sottolineare. Tutti siamo responsabili della missione, tutti siamo corresponsabili. Nella Evangeli Nuntiandi, che abbiamo già citato, San Paolo VI si domanda: che ha la missione di evangelizzare? L’opera evangelizzatrice è un dovere fondamentale del Popolo di Dio (cfr. n. 59), cioè di tutti i battezzati. Tutti i figli della Chiesa devono spendere le loro forze nell’opera di evangelizzazione (cfr. Ad Gentes n. 36).
Papa Francesco ha detto in un’Udienza: “Evangelizzare è la missione della Chiesa, non solo di alcuni, ma la mia, la tua, la nostra missione. L’Apostolo Paolo esclamava: «Guai a me se non annuncio il Vangelo» (1 Cor, 9,16). Ognuno deve essere evangelizzatore, soprattutto con la vita” (22 maggio 2013).
Non dimentichiamolo, cari fratelli e sorelle di Santa Maria ai Monti: annunciare il Vangelo è la missione non solo di alcuni, ma la mia, la tua, la nostra! E il nostro primo e principale dovere in ordine alla diffusione della fede è quello di vivere una vita profondamente cristiana (cfr. Ad Gentes, n. 36).
Il cristianesimo vive di due movimenti, quello del ricevere e quello del donare. Come figli di Dio noi riceviamo il dono della fede, riceviamo la Parola di Dio, riceviamo li perdono, riceviamo i Sacramenti, riceviamo una nuova vita nello Spirito. Tuttavia, noi completiamo il circuito della grazia di Dio solo quando andiamo a condividere queste stesse benedizioni con coloro che ancora non le hanno ricevute. Dobbiamo essere pronti a ridonare quanto abbiamo ricevuto.
Purtroppo, dobbiamo constatare che la coscienza missionaria presso molti cattolici si è affievolita, fino al punto quasi da spegnersi. Notiamo in molte parti della Chiesa una forte caduta del senso missionario. L’idea di annunciare Gesù agli altri un tempo infiammava il cuore e generava attenzione, interessamento e generosità tra i fedeli.
lo ricordo i tempi della mia infanzia, come si vivevano con intensità le Giornate Missionarie Mondiali e ci si sentiva profondamente coinvolti nella responsabilità di annunciare il Vangelo a chi ancora non lo conosceva. Una delle forme di partecipazione era rinunciare a qualcosa, mettendo da parte i soldi per aiutare i missionari, che allora lavoravano soprattutto in quelle che venivano chiamate le “terre di missione” e che allora, come oggi, si collocano “agli avamposti della missione, ed assumono i più grandi rischi per la loro salute e per la loro stessa vita” (Evangelii Nuntiandi n. 69)
Come non ricordare qui il Beato P. Gabriele Allegra, francescano minore, nato a San Giovanni La Punta, un paesino in provincia di Catania nel 1907, che parti missionario in Cina quando aveva solo 24 anni e mori a Hong Kong nel 1976? Il suo nome è legato alla traduzione della Bibbia in lingua cinese. La sua figura sarà approfondita nella Tavola rotonda che si terrà in questa parrocchia domani sera.
Ma non è necessario salpare i mari o scalare le montagne o andare in chissà quali luoghi remoti per portare il dolce nome di Gesù. Certo, non può mancare questo impegno che chiamiamo la missione “ad gentes“. Ma dobbiamo ricordare che la missione, come la carità, incomincia da casa nostra. Il luogo da dove dobbiamo iniziare sarà per noi proprio tra i membri sbandati e tiepidi delle nostre famiglie e delle nostre parrocchie e comunità. Dovunque siamo e andiamo è territorio di missione; dovunque siamo e andiamo siamo chiamati ad annunciare Gesù.
lo vorrei che questa S. Messa, in coincidenza con la Giornata Missionaria Mondiale, accendesse in tutti noi qui presenti, o almeno in qualcuno, il “fuoco missionario”, l’ansia, mai appagata, di far conoscere Gesù e il suo Vangelo a coloro che ancora non lo conoscono o che l’anno dimenticato. Perché – non dimentichiamolo – “la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui, sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (Evangelii Gaudium, n. 1).
Papa Francesco, che ha scritto queste parole all’inizio dell‘Evangeli Gaudium, ha usato delle bellissime immagini nel messaggio per la presente Giornata Missionaria Mondiale, prendendo spunto dal racconto dei discepoli di Emmaus nel Vangelo di Luca (cfr. 24,13-35): cuori ardenti, per le Scritture spiegate da Gesù; occhi aperti nel riconoscerlo e piedi in cammino per ritornare a Gerusalemme e annunciare che il Signore era veramente risorto.
Che bello: cuori ardenti, occhi aperti, piedi in cammino! Ripartiamo anche noi, cari fratelli e sorelle, da questa celebrazione con cuori ardenti, occhi aperti e piedi in cammino per far ardere altri cuori con la Parola di Dio, aprire altri occhi a Gesù Eucaristia e invitare tutti a camminare insieme sulla via della pace e della salvezza che Dio in Cristo ha donato all’umanità.
Ci affidiamo all’intercessione di Santa Maria, Madre nostra, patrona di questa comunità e parrocchiale regina delle missioni.
Così sia.