ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Gesù guarda i nostri bisogni e cammina con noi

Riflessioni per la Domenica IV del Tempo ordinario anno C , Vangelo Lc 4,21-30

don Francesco Pesce

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Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.

Il Vangelo di questa domenica racconta di due episodi narrati nell’antico testamento. Gesù ricorda  due fatti della storia dei profeti, in cui Dio è intervenuto a favore di due stranieri.

Il primo episodio è quello di Elia e della vedova di Zarepta (1Re 17,7-16). In un tempo di siccità e carestia Elia chiese ad una donna vedova, di cucinargli una focaccia e in cambio le concesse che l’olio nell’orcio durasse per molto tempo. Il secondo episodio riguarda Naaman il Siro che era un comandante affetto da lebbra. Si rivolse ad Eliseo e fu purificato immergendosi nel fiume Giordano (2Re 5,1-27). Questi due fatti vogliono significare un Dio che supera le appartenenze e le differenze, non guarda neanche alle identità religiose, ma guarda l’uomo e i suoi bisogni; la carità non ha confini né privilegi.

Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.

Credere in un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una élite, una struttura chiusa che non accoglie, come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.

Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.

Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco, alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.

La frase del Vangelo «passando in mezzo a loro si mise in cammino» (Lc 4,30) rappresenta uno straordinario monito per tutti noi e per tutta la Chiesa. Gesù passa oltre, se ne va. Se ne va, quando la fede si allea con il potere. Se ne va, quando il clericalismo prevarica sul popolo di Dio e sullo stesso Vangelo. Se ne va, quando il Vangelo è ridotto a legge morale e non ne è il fondamento, o quando si difendono principi astratti e privilegi molto concreti invece di comprendere e accompagnare situazioni ordinarie molto concrete.

Il Signore va verso e rimane dove la fede è semplice e sincera; dove la speranza non è retorica, ma attesa fiduciosa di una promessa che si compirà; e dove la carità ascolta il grido del povero e tende la mano ad ogni fratello, senza giudizio, condizioni o “preferenza di persone”.


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Viaggio del Papa negli Emirati Arabi Uniti

Siamo fratelli pur essendo differenti” ha detto Papa Francesco nel videomessaggio  diffuso questa mattina, in vista del suo Viaggio Apostolico ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) dal 3 al 5 febbraio.

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Il pellegrinaggio del Papa risponde all’invito dello Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Principe ereditario di Abu Dhabi, a partecipare all’Incontro Interreligioso Internazionale su “Fraternità Umana”. Il Pontefice incontrerà anche la piccola comunità cattolica che vive negli Emirati Arabi.

Il tema scelto dal Vicariato Apostolico dell’Arabia meridionale è tratto dalla Preghiera di Pace di San Francesco: Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”, parole che esprimono speranza perchè il viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti possa diffondere la pace.

Quello di Papa Francesco è il primo pellegrinaggio in assoluto da parte di un Vescovo di Roma nella penisola arabica. Significativamente la visita arriva anche nell’anno in cui si celebra l’800° anniversario dell’incontro tra Francesco di Assisi e il Sultano Malik Al-Kamil, avvenuto in Egitto nel 1219.

Colpisce di questo viaggio, l’attesa gioiosa e piena di speranza che si registra in tutti gli ambiti religiosi e civili, dagli apparati governativi alla gente comune. Papa Francesco è riconosciuto come uomo di pace e grande autorità morale e spirituale. Francesco Vescovo di Roma, Papa cammina verso ogni uomo e ogni cultura, cosi’ come vorrà lo Spirito. Il dialogo si fa camminando, sottolinea spesso il Papa.

Il Dio di Gesu’ Cristo è il Dio dei cammini; percorriamo anche noi, ciascuno nella propria storia personale, il cammino nel dialogo interreligioso. Guardiamo oltre le difficoltà e le incomprensioni.

Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb12,1-2).

 

 


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Messaggio di Papa Francesco per la 53a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Lo scorso 23 gennaio, alla vigilia della festa di San Francesco di Sales, come da tradizione Papa Francesco ha consegnato il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che sarà celebrata domenica 2 giugno.

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Il tema, annunciato lo scorso settembre,  “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
Dalle social network communities alla comunità umana” è stato scelto dalla Lettera di San Paolo agli Efesini.

Nel Messaggio di quest’anno, il Santo Padre esorta a un corretto uso della rete e ad aprire la strada “al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza…”. Il Papa richiama anche l’attenzione sui rischi che possono correre le fasce più deboli e le nuove generazioni:Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”.

La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione di Papa Francesco per le nuove forme di comunicazione e, in particolare, per le Social Network dove il Pontefice è presente in prima persona.

In Vaticano sarà, inoltre, istituito un Osservatorio internazionale sul cyberbullismo.

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è l’unica giornata mondiale istituita dal Concilio Vaticano II (“Inter Mirifica”, 1963), e viene celebrata nei vari Paesi, su impulso dei vescovi, la domenica prima della Pentecoste. Il testo del Messaggio del Papa viene poi pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali fu istituita da San Paolo VI nel 1967 e il primo messaggio portava la data del 7 maggio.

Affermava Paolo VI: “Con quest’iniziativa, proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa, che si sente intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia, intende richiamare l’attenzione dei suoi figli e di tutti gli uomini di buona volontà sul vasto e complesso fenomeno dei moderni strumenti di comunicazione sociale, quali la stampa, il cinema, la radio e la televisione, che costituiscono una delle note più caratteristiche della civiltà odierna”.

La storia delle Giornata delle Comunicazioni Sociali ha accompagnato l’evoluzione della società e gli straordinari progressi degli strumenti di comunicazioni. La Chiesa si è da una parte messa in ascolto della società moderna, riconoscendone gli sviluppi positivi, e dall’altra ha posto l’attenzione sul pericolo di smarrire la centralità dell’uomo, a favore della tecnica che invece deve essere a suo servizio.


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Sguardi che si cercano

Riflessioni sul Vangelo della Domenica Terza del Tempo ordinario anno C

don Francesco Pesce

“Gli occhi di tutti erano fissi su di Lui!”. Così l’evangelista Luca descrive nel Vangelo ciò che accadeva dopo che Gesù aveva appena proclamata la Parola del rotolo di Isaia.

Sappiamo anche dai Vangeli che Gesù desidera vedere Zaccheo e Zaccheo desidera vedere Gesù. La vita cristiana in fondo è il risultato di questi sguardi. Dio e l’uomo si cercano perché hanno nostalgia l’uno dell’altro. Non è vita cristiana, guardarsi addosso e non vedere mai gli altri; non è vita cristiana guardare prima di tutto i propri peccati ; non è vita cristiana guardare solo le norme e i regolamenti. Gesù guarda prima di tutto la persona e i suoi bisogni, quello che ancora gli manca per essere pienamente uomo. Tutti noi dobbiamo sempre recuperare uno sguardo positivo su noi stessi e sugli altri, per crescere nella nostra immagine e somiglianza con Dio.

Gesù poi ti chiama per nome; voglio bene proprio a te, con quella storia personale, con i tuoi aspetti contraddittori, le tue gioie e i tuoi dolori. Desidero entrare in casa tua e mettermi alla tua tavola, vivere non un giudizio ma una profonda intimità. La vita cristiana è relazione intima con Dio Padre, rivelato da Gesù; non è l’umiliante elenco dei peccati da confessare, o la mortificante pena da espiare. L’Amore di Dio, la sua Misericordia sono sempre a fondamento di tutto, e tutto prevengono. “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltata”. Non domani, non dopo la resurrezione, ma oggi, nella quotidianità, nello spezzare il pane quotidiano, noi già godiamo della presenza di Dio, godiamo della presenza dello Spirito nell’Attesa del compimento finale.

Coloro che tenevano fissi lo sguardo su di Lui si sono sentiti amati, come un giorno lo furono Pietro e Paolo, come lo è stata l’adultera, o il cieco nato, Zaccheo e tantissimi altri raccontati nella Bibbia.

Sentirsi amati è il vero inizio di ogni conversione che abbia il fondamento in Cristo. Le “conversioni” fondate sulle norme o sui principii morali, producono fanatismo, rigidità, forme elitarie di pseudo cristianesimo. Coloro che si sentono amati dal Signore, allora trovano la forza di rompere con il pessimismo, e non sono più schiavi delle loro povertà, ma diventano uomini liberi.

Bisogna vivere la vita della Grazia, che sono le Beatitudini, con le mani libere e il cuore che si sente amato e ama.


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Papa Francesco sul volo per Panama annuncia un viaggio in Giappone

Ieri mattina, prima di partire per Panama in occasione della XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, dove da oggi Papa Francesco entrerà nel pieno del programma, il Santo Padre ha salutato i giornalisti e ha annunciato che a novembre andrà in Giappone e ha nuovamente parlato della questione dei migranti.

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Photo credit: w2.vatican.va/

Una giornalista ha consegnato al Papa un disegno sul giovane migrante morto in mare che portava cucita sui vestiti la sua pagella. Bergoglio si è commosso dicendo però di volerne parlare durante la conferenza stampa nel viaggio di ritorno. “La paura ci rende pazzi” è stata la sua risposta a un inviato che gli ha chiesto un commento sulle notizie sui muri eretti per fermare i migranti a Tijuana.

Dopo aver ringraziato i giornalisti per il lavoro intenso che faranno nei prossimi giorni per la Gmg di Panama, Papa Bergoglio ha ricordato con grande commozione Alexej Bukalov, corrispondente dell’agenzia Tass a Roma, “uomo di un grande umanesimo, quell’umanesimo che non ha paura dell’umano, fino al grado più basso, e non ha paura del divino, fino al più alto”. Ancora il Papa, ricordando il giornalista, sempre presente nei voli papali, scomparso lo scorso dicembre: “Un uomo che era capace di fare delle sintesi di stile dostojevskiano… Sono sicuro che a tutti noi mancherà”. Dopo queste parole, ha chiesto ai giornalisti un momento di silenzio e ha concluso con la preghiera del Padre Nostro, seguito da un grande applauso.

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Photo credit: w2.vatican.va/

Come di consueto, nel sorvolare la Francia, la Spagna, il Portogallo, Santa Maria (Azzorre-Portogallo), USA Oceanic, Porto Rico (San Juan Oceanic), la Repubblica Dominicana, le Antille Olandesi e infine la Colombia, il Santo Padre ha inviato telegrammi ai rispettivi Capi di Stato.

 


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GMG a Panama: tutto pronto per l’arrivo di Papa Francesco

Papa Francesco è partito questa mattina alla volta di Panama, dove parteciperà alla 34ma Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolge dal 22 al 28 gennaio.  È questo il ventiseiesimo viaggio internazionale di Papa Bergoglio, il secondo Papa a recarsi a Panama, dopo san Giovanni Paolo II nel 1983.

Prima di lasciare il Vaticano, Papa Francesco ha incontrato a Casa Santa Marta un gruppo di otto giovani profughi di diverse nazioni che sono accolti dal Centro Padre Arrupe a Roma. Come di consueto, ha inoltre mandato un telegramma al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella dove ha espresso un “affettuoso e cordiale saluto che accompagno con fervidi auspici di serenità e di concorde impegno per il bene comune”. Ieri, invece, alla vigilia della partenza, sempre come ormai accade da quando è stato eletto, il Pontefice si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore per pregare davanti all’icona della Salus Populi Romani.

A riunire i giovani di tutto il mondo è il tema mariano: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Sono attesi alla GMG più di 200 mila ragazzi e ragazze provenienti da 155 Paesi, compresi 1000 giovani indigeni dei cinque continenti. C’è molta attesa dall’altra parte dell’Oceano per l’arrivo dei pellegrini al primo grande evento ecclesiale di questo 2019. E’ tutto pronto anche per l’arrivo di Papa Francesco che, per il suo primo viaggio dell’anno, percorrerà in aereo 9.500 km, 12 ore 55 minuti di volo, per incontrare i giovani e rilanciare il loro protagonismo nella Chiesa.

Il luogo scelto per gli Atti centrali e per gli incontri con il Santo Padre, sarà la Cinta Costera Uno, situato lungo l’Avenida Balboa a Panama City. Il logo della Gmg, disegnato da Ambar Calvo, studentessa di architettura, raffigura Maria come mezzo per conoscere Gesù rappresentato con una croce. Stilizzati il canale di Panama e cinque puntini bianchi, i pellegrini provenienti dai cinque continenti. Anche per questa GMG, come è ormai tradizione, vi è un inno, che è poi tradotto in varie lingue. Quello della GMG di Panama è stato composto da Abdiel Jiménez.

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Siamo in contatto con alcuni volontari da Panama che ci hanno inviato qualche foto per condividere con il nostro blog le varie fasi dell’evento. Energia, amore, entusiasmo, collaborazione collettiva, tanta attesa per il Papa e desiderio di ascoltare le sue parole sono gli ingredienti principali.

La Papa-mobile, mostrata pubblicamente qualche settimana fa, è stata realizzata da un gruppo di panamensi della città.

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Ogni partecipante avrà un vero e proprio “kit del pellegrino” composto da uno zaino contenente un berretto, una maglietta, una sciarpa, un braccialetto, una bottiglia riutilizzabile, un libro di preghiere, una guida, una mappa e un rosario costruito dalle famiglie povere di Betlemme.

Ci racconta una volontaria, Catya, che i giovani pellegrini hanno inoltre lavorato a un quadro che verrà esposto nell’ultima giornata dell’evento, proprio alle spalle di Papa Francesco durante la Messa finale.

Ci dice anche che sono invece i detenuti del penitenziario “La Joya di Panama” ad aver costruito, rifinito e verniciato 250 confessionali che saranno utilizzati durante la GMG in quello che verrà chiamato “Parco del perdono”. Catya ci ha inviato anche una foto che mostra tanti giovani e sacerdoti già nei confessionali.

Ieri, invece, si è celebrata la Messa di apertura della GMG che ha visto già tanta partecipazione.

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Qualche sera fa è stata celebrata la Messa di benvenuto dei volontari internazionali nel parcheggio di una chiesa di Panama chiamata San Francisco de la Caleta.

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Lunedì è arrivata la Madonna Pellegrina di Fatima. Non si tratta della statua che si trova nel Santuario di Fatima, ma di una replica realizzata secondo la descrizione di Suor Lucia, che viene tradizionalmente inviata in tutto il mondo per la devozione del popolo di Dio. Ne esistono 13 repliche, ma quella presente alla Gmg è la prima, la più antica.

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Come testimoniano le foto inviate al nostro blog dai giovani volontari, a Panama tutto è pronto per accogliere Papa Francesco.


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“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: la XXVII Giornata del Malato

È stato reso noto il Messaggio di Papa Francesco in occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato. Come di consueto, questa Giornata ricorre l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Quest’anno, verrà celebrata in modo solenne a Calcutta (India), dove come è noto Santa Madre Teresa si è dedicata ai più poveri dei poveri, ai bisognosi e agli emarginati.

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È chiaro il richiamo del Papa sul tema della Giornata – “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date“. Specialmente nell’attenzione e nell’accompagnamento del malato, il Pontefice esorta “tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto”.

Il senso della “gratuità”, che percorre tutto il Messaggio, è alla base del Vangelo. Il Papa ricorda la figura del Buon Samaritano, che si è fermato a soccorrere chi era nel bisogno. Sono questi gesti semplici, nella gratuità, “la via più credibile di evangelizzazione”. Come spesso accade, Francesco non si rivolge soltanto ai cattolici. Accompagnare e fornire assistenza ai malati è una responsabilità e un servizio che spettano a tutti, richiedendo allo stesso tempo competenza professionale e gesti di amore verso chi soffre: “La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è ‘caro’ “.

Nel Messaggio, e come più volte accaduto in passato, il Pontefice ha denunciato con forza l’idolatria del profitto e la pericolosità della “cultura dello scarto”, che ha definito recentemente come “una malattia ‘pandemica’ del mondo contemporaneo”.

Andando controcorrente rispetto alle narrative e logiche che spesso prevalgono nella società di oggi (l’esaltazione della bellezza, della forza e della potenza; l’individualismo e l’egoismo dirompenti), il Papa ci ricorda che siamo “creature”. “Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente” e necessita della cura e dell’aiuto dell’altro; non è “un mondo a sé stante. Tenere sempre questo a mente ci fa “rimanere umili”, esercitare “con coraggio” la solidarietà – “virtù indispensabile dell’esistenza” -, “ci spinge a una “prassi responsabile e responsabilizzante”. Verso i nostri “fratelli” e per “il bene comune” – come ha fatto Gesù, che continua a chinarsi sulle nostre povertà.

Papa Bergoglio non manca di accennare al mondo del volontariato, una luce e una speranza di un mondo ancora umano e solidale: “La gratuità umana è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano“.

Nel Messaggio Francesco ricorda “con gioia e ammirazione” Santa Madre Teresa di Calcutta, “un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati”. Il Pontefice ribadisce che la sua figura “ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione“.

La ricorrenza della Giornata Mondiale del Malato ci riporta indietro a quell’11 febbraio 2013, quando Papa Benedetto XVI ha annunciato la sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma: “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – spiegò in latino durante un concistoro per alcune canonizzazioni – sono pervenuto alla certezza che le mie forze non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero”. Significativamente nella Memoria liturgica della Madonna di Lourdes, luogo per eccellenza della sofferenza e della malattia – ma vissute con grande dignità e profonda fede – Papa Ratzinger ci ha fatto comprendere che la missione del Papa si compie anche “soffrendo” e fa i conti con il decadimento naturale del corpo e l’avanzare dell’età. Una testimonianza forte, che anche San Giovanni Paolo II ci aveva già lasciato, nel tempo della sua malattia.

E proprio da Lourdes, lo scorso 6 gennaio, padre André Cabes, Rettore del Santuario, ha dato la notizia che il 2019 sarà un anno dedicato a Santa Bernadette, la ragazzina cui la Vergine apparve per la prima volta l’11 febbraio 1858 nella grotta di Massabielle, ora meta di pellegrinaggio di malati e sofferenti. Dedicato al tema pastorale “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”, questo anno “speciale” ci aiuterà a  comprendere meglio questa giovane santa e a scoprire attraverso di lei il volto di Maria. “In ognuno di noi c’è qualcosa del volto di Bernadette e possiamo attingere in noi stessi tante piccole cose di lei e coglierle”, dice Padre Cabes, che ha anche scritto un testo, “Beati i poveri”, sul quale tutti possono riflettere per camminare sui passi di Bernadette. Il 7 gennaio 2019 è stato il 175° anniversario della nascita di Bernadette, mentre il 16 aprile ricorrerà il 140° anniversario della sua morte.


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La Parola del Padre su di noi

Festa del Battesimo di Gesù

La Festa del Battesimo di Gesù che conclude il tempo di Natale ci aiuta a riflettere sul nostro Battesimo. Anche per  noi, nel battesimo, si sono aperti i cieli, come raccontano i vangeli, e nella fede abbiamo ascoltata  la Parola del Padre : “Sei il figlio mio, l’Amato”. Essere battezzati significa essere “immersi” nel Figlio Gesù e, in Lui, essere Figli del Padre, che manda su noi lo Spirito del suo Amore. Dobbiamo tutti essere consapevoli della responsabilità di questo dono dello Spirito che grida Abbà Padre e sentire l’urgenza di trasmettere in questo modo la fede alle nuove generazioni.

Per questo essere battezzati vuol dire anche essere inviati, mandati. Ricevere lo Spirito Santo che grida Abbà, Padre, professare la fede in Gesù e dire pubblicamente io con il dono dello Spirito voglio vivere come Lui, facendo del bene e liberando l’uomo da ogni schiavitù.

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In questa testimonianza che trasmette la fede bisogna sempre più dare spazio nella prassi pastorale, nella catechesi e nella liturgia dei sacramenti, alla Parola di Dio. Se io getto un po’ di acqua in testa ad un bambino, mentre lo battezzo, compio un gesto semplice; ma se io dico nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo io ti battezzo, ecco la Parola di Dio che ti fa rinascere; bisogna proprio ridare la Parola all’acqua, la Parola all’olio, la Parola al pane. Il rischio altrimenti è quello di essere dei sacramentalizzati, schedati in un polveroso registro da sagrestia.

Il Signore farà fruttificare i suoi doni posti nelle nostre mani, non se avremo fatto riti sacri e processioni, ma se li avremo fatti mentre servivamo gli uomini, annunciando la Parola che salva.


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Le celebrazioni del Natale in Cina

Le celebrazioni natalizie dei giorni scorsi hanno visto una grande, gioiosa e sentita partecipazione da parte di cattolici in ogni parte della Cina. Tanti di loro ci hanno inviato foto e video per condividere questi momenti, molti dei quali diffusi anche attraverso i social media, e che a nostra volta condividiamo. Sarebbe impossibile riassumere e spiegare in parole l’intensità con cui i cattolici cinesi hanno vissuto questi giorni. Quello che emerge, ancora una volta, è una chiesa viva e giovane, pronta ad accogliere con gioia e amore il Signore che viene. Le foto ci mostrano chiese gremite sia alle Messe della vigilia sia alle celebrazioni del 25 dicembre. Alle celebrazioni liturgiche sempre ben curate si sono anche accompagnati  momenti di festa e convivialità nelle parrocchie e lungo le strade, con le chiese addobbate a festa e i presepi pronti per accogliere Gesù Bambino, come da tradizione portato in processione alla Messa di mezzanotte.

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A Pechino, il viale che porta all’ingresso della chiesa di Xishiku o Beitang (“chiesa del nord”) è stato decorato con grandi angeli di luce e un imponente albero di Natale. Diverse messe sono state organizzate nel pomeriggio della vigilia fino a sera, per facilitare la partecipazione imponente. Alla Messa presieduta dal vescovo, Mons. Giuseppe Li Shan, la chiesa era piena e ha visto anche la partecipazione di molti stranieri.

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Il Natale è stato celebrato solennemente anche nelle altre chiese più piccole di Pechino o meno centrali.

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Nella cattedrale di Haimen (Jiangsu), la Messa della Vigilia è stata presieduta da Mons. Shen Bin. Nell’omelia il vescovo ha detto che la nascita di Gesù Bambino ha avviato una nuova era per l’umanità. Gesù è nato povero e semplice invitando anche noi a uno stile di vita sobrio e dedito all’amore per gli altri, soprattutto le persone più vulnerabili. Mons. Shen ha anche invitato a testimoniare a chi ci circonda la nostra fede, attraverso una vita cristiana.

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Canti, danze, rappresentazioni, processioni e feste, anche per le strade, a Xi’An e Yan’An (Shaanxi).

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Ringraziamo di cuore i nostri fratelli e sorelle della Cina per aver condiviso questi momenti e per la testimonianza di fede e di vita che continuano a portare nella  mondo. Restiamo in comunione spirituale con i cattolici cinesi e chiediamo l’intercessione di Maria, Madre di Dio, affinché protegga e custodisca sempre la Chiesa in Cina.

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©Francesco Pesce/TherAsia onlus


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Testimoniare la nostra gioia Gesù

La conclusione del Sinodo sui giovani

Il documento finale del Sinodo sui giovani che si è chiuso ieri, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, guiderà il discernimento della Chiesa nei mesi a venire.

Come è noto , il Santo Padre Francesco ha voluto iniziare lo scorso anno, con una sua personale lettera  ai giovani di tutto il mondo, questo cammino: “ Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori” (lettera papa Francesco ai giovani).

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Anche i Padri sinodali, ieri durante la Santa Messa in San Pietro hanno voluto donare a tutti i giovani del mondo una Lettera dove si esprime la grande fiducia della Chiesa :” siete il presente, siate il futuro luminoso”.

Papa Francesco nella sua omelia ha esortato la Chiesa a mettersi sempre in ascolto, essere prossima e testimone della gioia che è Gesù.

In questo modo tutti insieme potremo camminare sulla strada della santità, come esorta la conclusione del documento finale del sinodo :” È stato chiaro fin dall’inizio del percorso sinodale che i giovani sono parte integrante della Chiesa. Lo è quindi anche la loro santità, che in questi ultimi decenni ha prodotto una multiforme fioritura in tutte le parti del mondo: contemplare e meditare durante il Sinodo il coraggio di tanti giovani che hanno rinunciato alla loro vita pur di mantenersi fedeli al Vangelo è stato per noi commovente; ascoltare le testimonianze dei giovani presenti al Sinodo che nel mezzo di persecuzioni hanno scelto di condividere la passione del Signore Gesù è stato rigenerante. Attraverso la santità dei giovani la Chiesa può rinnovare il suo ardore spirituale e il suo vigore apostolico. Il balsamo della santità generata dalla vita buona di tanti giovani può curare le ferite della Chiesa e del mondo, riportandoci a quella pienezza dell’amore a cui da sempre siamo stati chiamati: i giovani santi ci spingono a ritornare al nostro primo amore (cfr. Ap 2,4).”