ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Madre Teresa, prega per la Cina!

Riceviamo alcune belle riflessioni su Madre Teresa dalla Cina. Si tratta di giovani cattolici cinesi, che ringraziamo per la loro profonda e limpida testimonianza di fede. 

Teresa: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Madre Teresa per tutta la vita ha messo in pratica questa Parola detta da Gesù Cristo! Lei è la santa dei bassifondi, l’angelo di Calcutta, la personificazione della misericordia, perché i lebbrosi, i moribondi e i più poveri tra i poveri sono i suoi più cari amici! Madre Teresa per tutta la vita ha molto desiderato di venire in Cina a servire i poveri cinesi, ma questo suo desiderio non si è mai avverato! Ora, amata Madre Teresa che stai per essere canonizzata, prega sempre per la Cina dall’alto dei cieli! Prega per i poveri in Cina!

ShengNa: Madre Teresa con spirito di fraternità e in silenzio si è occupata dei poveri, facendo in modo che sentissero rispetto, solidarietà e amore. Questa santa non aveva una profonda filosofia, ha usato solo l’amore sincero e il servizio,  dedicando la sua vita alla cura delle malattie più gravi dell’umanità, in particolare vizi quali egoismo, avidità, edonismo, indifferenza, crudeltà, sfruttamento… Ella ha aperto una nuova strada, per condurre verso la giustizia sociale e la pace nel mondo. Per questo motivo una persona comune come lei è diventata il modello del buon samaritano di tutto il mondo.

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YanliNa: Pensando al fatto che questa suora non è potuta entrare in Cina, lei che ha lottato per salvare i deboli, mi sento molto addolorata. Pensando a ogni piccola cosa che ha fatto, queste appaiono in realtà come cose che tutti potremmo, ma non siamo capaci di fare.  Possa Madre Teresa diventare una lampada, che guida il nostro cammino.

Luqing: il suo amore per gli altri superava l’amore verso se stessa. Per tutta la vita Madre Teresa non ha pensato a se stessa, ma ha sempre messo Dio al primo posto. Il suo amore e’ così grande!

Weitao: “Amare finché fa male” – Madre Teresa ha interpretato pienamente la verità di questa frase. A me piace la sua dedizione nell’amore, la sua gioia nell’amore. Con il cuore, gli occhi e la mente dona amore agli altri.

 


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La Settimana Santa e Pasqua in una comunità della Cina

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza su come ha vissuto il Venerdì Santo e la Veglia di Pasqua una comunità cattolica nella provincia dell’Hubei. Ci scrive il sacerdote don Paolo Zhang, che con gioia ci comunica che durante la Veglia sono stati celebrati quattro battesimi. Rimaniamo in unione di preghiera con gli amati fratelli della Chiesa in Cina, cui siamo grati per la testimonianza di fede e di vita. 
 
We receive and post a witness about a Catholic community in Chinese Hubei province. The photos were sent to us by fr. Paolo Zhang, who presided the liturgical celebration of the Good Friday and the Easter Vigil Mass on Saturday night, during which four baptisms were celebrated. We are most grateful to our dearest brothers and sisters of the Church in China for their witness of faith and life.
 
Foto: P. Zhang/ConAltriOcchi





 


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La Chiesa di Roma vista dalla Chiesa in Cina: porte aperte in parrocchia!

Monica Romano

Sono venuti dalla Cina continentale per trascorrere alcune settimane in vari Paesi d’Europa e d’Italia un gruppo di carissimi amici sacerdoti impegnati nelle attività di carità e comunicazione della Chiesa cinese. Con un progetto alto e ambizioso – fondare una comunità religiosa – e venendo “da noi” per capire “come funziona”, per avere dei “modelli” e adattarli alle loro necessità e carismi e al contesto cinese. Per questo ci hanno chiesto di aiutarli a organizzare delle visite a diversi ordini religiosi e attività caritative. Non poteva naturalmente mancare la nostra parrocchia, Santa Maria ai Monti, con tutte le sue variegate attività e la rete di lavoro in raccordo con i diversi ordini religiosi sparsi sul territorio. Abbiamo potuto percepire quanto sono stati felici e arricchiti da tali visite, dal conoscere la dimensione contemplativa e meditativa della vita religiosa e parrocchiale e agli aspetti più pratici della pastorale e della carità. Sono da qualche giorno tornati in Cina continentale e già ci hanno scritto per ringraziarci ancora e inviarci un articolo pubblicato sul loro giornale cattolico Xinde 信德 o Faith nel quale riportano le tante cose che il parroco – don Francesco Pesce – ha raccontato loro circa la sua esperienza di vita, sacerdotale e parrocchiale. 



Don Francesco e’ nato nel quartiere di Prati e ed è entrato in seminario a 27 anni – spiega subito l’articolo, intitolato più o meno “don Francesco, un prete che apre le porte della chiesa”. Descritto come un sacerdote “dal volto tenero di un bambino”, e’ stato ordinato sacerdote il 25 aprile 1999 a 33 anni. Dal 2010 e’ parroco di Santa Maria ai Monti – spiega ancora padre John Ren, autore del pezzo e uno dei sacerdoti in visita a Roma – e ci ha guidato con un’accoglienza calorosa ed entusiasta a fare una serie di visite per alcuni giorni nel suo territorio parrocchiale. 



La prima cosa che padre John racconta e’ l’organizzazione in parrocchia di una scuola di italiano per i migranti iniziata lo scorso settembre. Le lezioni si tengono dal lunedì al venerdì, per due ore al mattino, in una sala parrocchiale. Padre John nota che essendo la maggior parte di coloro che partecipano alle lezioni di fede musulmana, don Francesco li fa entrare da una porta che conduce direttamente alla sala delle lezioni e non richiede la necessità di passare dalla chiesa. Un giorno però il parroco si è dimenticato di aprirla rendendo necessario il passaggio dalla chiesa. Questo ha causato un sentimento di disagio tra alcuni migranti, che scusandosi hanno chiesto a don Francesco sempre l’apertura della porta secondaria. “Sono io che devo scusarmi” – così padre John riporta le parole di don Francesco ai migranti. Il sacerdote cinese racconta anche di aver potuto assistere un giorno a una lezione, accompagnato da don Francesco. Lo ha colpito un gesto di attenzione e premura del parroco.  “Dopo essere entrato, don Francesco si è reso conto che la stanza non era sufficientemente riscaldata” e  allora ha acceso una piccola stufa. Padre John e’ rimasto poi colpito che don Francesco, “per aiutare i migranti a risolvere i loro problemi di alloggio, ha perfino diviso il suo appartamento”.



L’articolo continua raccontando ancora diverse attività caritative portate avanti da don Francesco, incentrate sulla “cura sociale e il servizio ai poveri” – come è titolato un paragrafo dell’articolo. Tra queste il lavoro della onlus TherAsia, da noi fondata e ispirata a Santa Teresa di Gesù Bambino e alla beata Madre Teresa di Calcutta, al servizio dei poveri in Asia. E il più recente emporio, gestito con le suore di San Pietro Claver, che ogni sabato dalle 10 alle 12 distribuisce generi alimentari a più di 80 poveri (ora arrivati a 150 ndr). Anche se “possiamo fare di più” – dice senza imbarazzo e sorridendo don Francesco e riporta con enfasi padre John. 


Dopo aver brevemente descritto il territorio parrocchiale – “dove sono presenti otto ordini religiosi maschili e sette femminili”, impegnati nelle attività ordinarie come la celebrazione della Messa e varie opere di carità -, padre John descrive un’altra iniziativa di don Francesco che deve averlo colpito. Nel paragrafo dal titolo “il cuore di Dio e’ più grande del cuore dell’uomo”, padre John parla della concessione alla piccola comunità georgiana ortodossa di Roma dell’uso di una rettoria affiliata alla parrocchia per le loro attività liturgiche e pastorali, perché non avevano un luogo di culto. Poi ancora si sofferma sul servizio di don Francesco alle ACLI, spiegando ai lettori cinesi (che certo non le conoscono) che esse hanno tre scopi principali – su cui noi qui sorvoliamo, conoscendoli più o meno bene (si spera!).


“Tutti i giorni, la mattina alle 7:30, don Francesco apre la chiesa e la chiude più o meno alle 22”, perché “le porte della chiesa devono sempre essere aperte e accogliere la gente che vuole entrare” e “fermarsi a pregare”, specialmente i lavoratori (favorendo orari a loro adatti) e i turisti di passaggio. Padre John scandisce poi per i lettori i momenti principali della giornata di don Francesco: la mattina stare nell’ufficio per varie attività amministrative e il pomeriggio ricevere le persone; tenere vari gruppi come quelli per la preparazione al matrimonio, il catechismo, e la recita del rosario; le attività culturali e missionarie; l’oratorio (in realtà ci si riferisce precisamente al “calcetto per i bambini”); e varie attività nelle rettorie del territorio.



Dopo aver accennato alla straordinaria esperienza di don Francesco – la telefonata ricevuta inaspettatamente e con immensa gioia da Papa Francesco in risposta a una sua lettera – padre John fa un’ultima annotazione su don Francesco e la Cina. “Gli ho chiesto che suggerimenti avesse per i fratelli sacerdoti cinesi” e don Francesco mi ha risposto: “Prendersi cura il più possibile del popolo di Dio, condividere tutto con la gente; questi sono i fondamenti del Vangelo”.







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Papa Francesco e la Cina

Theresa Xiao

Nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne celebrano il capodanno lunare. A tutti auguro di sperimentare serenità e pace in seno alle loro famiglie”. Cosi’ Papa Francesco oggi all’Angelus, pochi giorni dopo la pubblicazione dell’’intervista ad Asia Times (http://bit.ly/1KTQ8No), tutta incentrata sulla Cina. Il Capodanno Lunare o la Festa di Primavera e’ una delle festività più importanti e popolari dell’Asia orientale e sud-orientale – preferiamo queste denominazioni dalla connotazione meno eurocentrica –, in primis in Cina. All’intervistatore – finalmente un sinologo che conosce bene la Cina antica e contemporanea -, con parole cariche di ammirazione Francesco parla del Regno di Mezzo come di un “grande Paese”, con una “grande cultura” e un’“inesauribile saggezza”, un popolo che ha “molto da offrire al mondo”.


Sulla scia dei suoi immediati predecessori, Papa Francesco mostra una grande attenzione verso la Cina. Ciò che lo contraddistingue innanzitutto da gli altri papi però – e che costituisce un “vantaggio comparato” su cui forse è possibile ritagliare un maggiore margine di azione nell’ormai lunga e spinosa questione cinese – e’ il fatto di essere gesuita e latino-americano. Certamente la Cina associa i gesuiti all’idea di dialogo, apertura, scienza, cultura – incarnati in maniera paradigmatica nel grande missionario Matteo Ricci, in cinese Li Madou 利玛窦. Il fatto poi di non provenire dall’Occidente delle potenze coloniali – che ancora oggi ricordano ai cinesi una pagina di storia molto triste, un’onta, una ferita aperta – fa probabilmente vedere Francesco rispetto agli altri papi in una maniera diversa. Potenze occidentali cui agli occhi dei cinesi i missionari stranieri si sono spesso associati. Contribuendo a dare l’idea, che spesso persiste ancora oggi, che il Cristianesimo non possa essere altro che una religione straniera, per di più dell’ “Occidente imperialista”. Era frequente in passato un detto: “Un cattolico in più, un cinese in meno”, a sottolineare la natura aliena, quasi un’ “incompatibilità” di fondo tra Cina e Cristianesimo nell’immaginario cinese.

Francesco poi ha intrapreso con prudenza ma a quanto sembra con determinazione un cammino di riconciliazione e dialogo con la Cina. Certo riprendendo gli importanti passi dei predecessori, soprattutto la Lettera ai cattolici cinesi (http://bit.ly/1Xcv63Iforse già pensata sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e realizzata da Benedetto XVI. Ma facendo abbassare i toni e lasciando meno spazio a voci indubbiamente autorevoli, quanto monopolizzanti, che soprattutto negli ultimi anni hanno sempre e solo denunciato il volto oscuro della Cina. Certi toni, certe insistenze e certi modi di rappresentare la Cina da parte di alcuni che hanno rischiato quasi di apparire come “profeti di sventura” non sono in linea con la Chiesa di Francesco. La Chiesa del dialogo, del rispetto reciproco, della misericordia. La Chiesa dove si guarda e si lavora su “ciò che ci unisce piuttosto che su ciò che ci divide”.  La Chiesa conciliare, insomma, che nel XXI secolo non può continuare a “bypassare” la Cina – spesso etichettata con immagini che sembrano vecchie di 50-60 anni fa – e a relazionarsi con essa a suon di condanne e perfino di scomuniche – che tanto hanno umiliato e ferito i cattolici cinesi. La grande Cina dall’antichissima civiltà, la Cina di Confucio, vissuto 500 anni prima di Cristo e grande maestro di morale e di armonia sociale. La Cina che ha generato la profondità di pensiero, poi evoluta in una spiritualità propriamente religiosa, del Daoismo, dalla creativa vitalità, e che ha accolto dall’India e plasmato il Buddhismo, che si è mescolato con le tradizioni filosofico-religiose indigene in un arricchimento reciproco. E per venire ai nostri giorni, la Cina che per prima tra i Paesi in Via di Sviluppo ha raggiunto gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e che negli anni 1990-2005 ha fatto uscire dalla povertà estrema più di 470 milioni di persone. Un esempio concreto per il mondo che la povertà si può sconfiggere se c’e’ la volontà politica. Un traguardo che al Papa che ha preso il nome del poverello di Assisi certamente non è sfuggito – a differenza di tanti, ecclesiastici, giornalisti e commentatori a vario titolo. Anche perché Francesco può contare su persone molto vicine che conoscono e comprendono la Cina e che sono con lui in profonda sintonia sulla linea da seguire – certamente la linea della prudenza e della pazienza, ma che non significa chiusura e mancanza di volontà a negoziare, a trovare un compromesso. Parole che non piacciono a molti, a chi non vede tante realtà, piccole e grandi, dove la mediazione e’ l’unica via perseguibile. Che tra l’altro forse non sanno che la “via di mezzo” è anche un valore della cultura cinese – il Giusto Mezzo e’ uno dei Quattro Libri inclusi tra i Classici confuciani. La cultura cinese enfatizza l’armonia tendendo a ricercarla, a vederla, anche laddove vi sono degli opposti che nella visione occidentale sono invece irriducibili. E dando spesso molta importanza alla forma, al “rito”.

Per la Chiesa in uscita di Francesco, tutto questo può rappresentare una grande opportunità di mettere a frutto il dialogo. Con un rispetto sincero per chi è stato e chi e’ oggi la controparte, unito a una consapevolezza profonda e pragmatica. Un “grande Paese” che ha fatto passi da gigante nello sviluppo socio-economico e ha acquisito un peso rilevante sul piano internazionale. Non senza lati oscuri – il problema ambientale, la sostenibilità di uno sviluppo tanto radicale quanto forse troppo rapido, le crescenti diseguaglianze sociali, le sfide associate all’imponente migrazione interna, l’invecchiamento della popolazione….Per non parlare del consumismo e del materialismo galoppanti, che stando erodendo i rapporti familiari e le relazioni sociali, corrompendo i valori tradizionali e mettendo a repentaglio il futuro delle giovani generazioni. Problemi che la Cina stessa ha imparato a riconoscere e ora cerca di affrontare.

E anche Papa Francesco mostra ancora una volta di conoscere tutto questo. Fa parte della storia dell’uomo, della storia dei popoli passare “attraverso luci ed ombre” ed e’ necessaria anche  una riconciliazione con la propria storia, il proprio passato, dice il Papa alla Cina nell’intervista, ma lo dice anche a tutti noi e a tutte le Nazioni. Di questa riconciliazione ha anche un profondo bisogno la Chiesa cinese. Anch’essa – spesso rappresentata con dei luoghi comuni, in maniera semplicistica e da chi non l’ha mai conosciuta direttamente – ha mantenuto la fede in tempi molto difficili. Tutta la Chiesa, non una parte sola. Un dono, una grazia che vengono certamente dall’ispirazione, dall’effusione dello Spirito.

Noi siamo sicuri e preghiamo che Papa Francesco non lasci cadere tutto questo ma lo valorizzi, lo porti a compimento, e non faccia perdurare lo stallo soffermandosi ancora su posizioni arroccate. C’e’ bisogno di guardare e andare oltre, di far si che la Chiesa cinese sia maggiormente e rispettosamente accompagnata dalla Chiesa universale per affrontare al meglio nuove e più recenti sfide – le stesse poste alla Chiesa (più in generale alla società), dell’ “occidente” – prima che sia troppo tardi. Il secolarismo, gli stili di vita mondani, il carrierismo e il materialismo, l’individualismo – che investono anche i cristiani e possono mettere in discussione la loro scelta esistenziale, offuscare la loro testimonianza di fede. E più intra ecclesia, il problema della formazione (culturale, teologica e spirituale) del clero e delle religiose, la partecipazione dei laici e più in generale l’attuazione del Concilio, il ruolo e la testimonianza dei cristiani nella società e nel mondo della cultura, l’annuncio del Vangelo in un contesto dove i cristiani sono una minoranza e dove il crescente benessere inizia a rendere più difficile tra i giovani fare scelte di vita radicali e di donazione totale alla Chiesa……

E’ tempo di abbattere “vecchi” muri di “inimicizia”, trovare punti di convergenza nei valori comuni che tanto possono contribuire alla costruzione della pace mondiale, e sostenere anche la Chiesa cinese a diventare con più profezia una chiesa veramente in uscita come non si stanca mai di indicare Papa Francesco.