ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Il Signore ha scelto Francesco per guidare la Chiesa oggi

Una riflessione sul “manifesto della fede” del Cardinale Müller

Don Enrico Ghezzi

Caro Cardinal Müller,
Sono un vecchio prete, in pensione, come si dice. Ieri mattina 10 febbraio 2019, nella S. Messa della V Domenica dell’anno C, ascoltando la Prima Lettura di Isaia (6,1-2.3-8), sulla “vocazione” del Profeta impostagli con autorità da Dio, mi sono chiesto se io – nei miei lunghissimi anni di sacerdozio in mezzo al popolo – sono stato “bruciato”, sulle labbra, dal “tizzone ardente” come il Profeta, oppure, per i miei peccati, ho lasciato riempire di “fumo” il Tempio di Dio, la Chiesa, dove ho servito per tanti anni. Non sarò stato forse un uomo dalle “labbra impure”?

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Finita la celebrazione, come ogni mattina, mi sono recato dal giornalaio per avere qualche notizia del giorno. Cosa mi colpisce? Leggo, su un giornale, un titolo inquietante: il “manifesto della fede” del cardinale Müller.

Avevo già sentito, in passato, pronunciare il suo nome e già da allora non mi era sembrato particolarmente “affettuoso” verso Papa Francesco. Dicevano: “questo Muller, è discepolo di Papa Ratzinger” – come a sottolineare l’esistenza di due chiese diverse, che però non esistono. Papa Benedetto XVI è un uomo di Dio, che ha dato tutta la sua vita al servizio del Vangelo. L’uomo di Dio, caro Cardinale, non divide mai la Chiesa di Cristo!

Mi ha colpito subito il titolo del suo scritto: “Manifesto della fede”. Ma – mi dicevo – la nostra fede non è forse quella che da secoli confessiamo in Gesù Cristo? Ma che sia “nata”, in questi mesi, anche una fede “secondo Müller”? Forse che il Vangelo che ho predicato per molti anni – il Vangelo di Matteo, Marco, Luca e Giovanni – siano vangeli “apocrifi”? Che il Vangelo “vero” ci viene finalmente da questo sapiente cardinale tedesco?

Con lo stupore, mi ha colto anche un dubbio: “Stai attento – mi sono detto – non è che questo manifesto non sia piuttosto il “fumo” che ha riempito il Tempio del Signore, invece del “tizzone ardente” dell’amore di Dio che ha spinto il Profeta ad accettare la sua vocazione? E continuando, nella mia riflessione: il cardinale Müller dice di aver accolto il “grido” di dolore che si alza da vescovi, sacerdoti e fedeli smarriti per la confusione della dottrina cattolica dei nostri giorni. La mia gente, il mio popolo, non si è mai sentito “smarrito”, anche davanti alle prove dolorose della vita: a loro bastava il Vangelo di Gesù, che ha precedenza sulla teologia dei sapienti di ieri e di oggi.

Inoltre, non si è sempre insegnato che a capo della Chiesa, e quindi anche di vescovi, sacerdoti e fedeli smarriti, il Signore ha scelto Pietro e i suoi successori? Proprio come leggiamo nel Vangelo di questa domenica, il Signore dice a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10).

Caro cardinale, Lei si deve persuadere: il Signore ha “scelto” Francesco! E’ lui – con la sua saggezza e santità, riconosciute da tutto il popolo dei vari continenti – che il Signore ha scelto: è lui l’Isaia e il Simone voluto da Gesù oggi per il tempo del nostro cammino.

Caro cardinale, le dò un consiglio fraterno e sacerdotale (anche se so con certezza che non leggerà mai questo mio testo!): deponga la porpora e i fasti che la circondano, accetti di andare in qualche parrocchia del suo Paese, la Germania, a fare il prete: sono certo che ne troverà grande beneficio spirituale e sacerdotale. Così, insieme, eviteremo di correre il pericolo di finire nelle fiamme dell’inferno, come ci ricorda nel suo “manifesto sulla fede”.

Non ce l’abbia con me, sono soltanto pensieri spontanei, sorti dopo la celebrazione della S. Messa.

Le auguro ogni bene.

Don Enrico Ghezzi


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Fraternità come nuova frontiera del cristianesimo

Nell’Udienza Generale di oggi nell’Aula Paolo VI, il Papa ha incentrato la sua riflessione sul Viaggio Apostolico negli Emirati Arabi Uniti che si è concluso ieri.

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Photo credit: w2.vatican.va/

Durante la catechesi, il Santo Padre ha commentato il significato del momento saliente al Founder’s Memorial di Abu Dhabi: “[…]Io e il Grande Imam di Al-Azhar abbiamo firmato il Documento sulla Fratellanza Umana, nel quale insieme affermiamo la comune vocazione di tutti gli uomini e le donne ad essere fratelli in quanto figli e figlie di Dio, condanniamo ogni forma di violenza, specialmente quella rivestita di motivazioni religiose, e ci impegniamo a diffondere nel mondo i valori autentici e la pace”.

Un Documento, sottolinea Papa Francesco, che sarà studiato nelle scuole e approfondito negli ambiti culturali dei vari paesi del mondo: “[…] Abbiamo voluto dare un ulteriore segno, chiaro e deciso, che invece è possibile incontrarsi, è possibile rispettarsi e dialogare, e che – ha aggiunto Francesco al discorso finale – pur nella diversità delle culture e delle tradizioni, il mondo cristiano e quello islamico apprezzano e tutelano valori comuni: la vita, la famiglia, il senso religioso, l’onore per gli anziani, l’educazione dei giovani, e altri ancora”.

A nessuno può sfuggire la portata storica di questo Documento che, come ha affermato ieri il Papa nel dialogo con i giornalisti sul volo di ritorno dagli Emirati Arabi Uniti, è sulla scia del Concilio Vaticano II e sottolinea sempre di più le religioni anche come strumenti a servizio dell’uomo e della pace.

Recentemente la Chiesa cattolica aveva già affermato che la fraternità è la nuova frontiera del cristianesimo nella lettera del Santo Padre “Humana communitas”.

 

 


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Papa Francesco lascia gli Emirati Arabi Uniti

Il 27mo Viaggio Apostolico di Papa Francesco, in visita negli Emirati Arabi Uniti, si è concluso questa mattina con la Santa Messa nello Zayed Sports City di Abu Dhabi.

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Photo credit: http://w2.vatican.va

Il Papa è arrivato nel grande centro sportivo di Abu Dhabi, dove ha celebrato  la Santa Messa per la comunità cattolica locale, costituita da circa 300 fedeli. Una vera e propria pagina storica, poichè si tratta della più grande celebrazione cristiana in pubblico nella Penisola araba.

Il Papa è giunto in ‘papamobile’ in mezzo a una folla in festa di fedeli e pellegrini, tra cattolici di 100 diverse nazionalità e circa 4 mila musulmani dentro e fuori lo stadio, il più grande degli Emirati. Il tripudio di bandiere bianche e gialle, colori del Vaticano, sventolate dai giovani è stato la testimonianza dell’entusiasmo e dell’importanza dell’evento.

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Photo credit: http://w2.vatican.va

Ieri, invece le importanti tappe del Pontefice al Palazzo Presidenziale in visita ufficiale al Principe ereditario, l’incontro privato con i membri del Muslim Council of Elders alla Grande Moschea dello Sceicco Zayed e l’incontro interreligioso nel Founder’s Memorial, dove Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib hanno firmato il Documento sulla “fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, una pietra miliare nei rapporti tra cristianesimo e islam.

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Photo credit: http://w2.vatican.va

Il Papa è arrivato lunedì negli Emirati Arabi Uniti, dove al Palazzo presidenziale di Abu Dhabi si è svolta la cerimonia ufficiale di benvenuto. Giunto in auto, scortato dalla guardie presidenziali a cavallo, il Pontefice è stato subito accolto dal principe ereditario, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Dopo la cerimonia di benvenuto, il Papa e il principe ereditario hanno avuto un colloquio in privato nel Palazzo presidenziale di Abu Dhabi. Terminato l’incontro è avvenuto lo scambio dei doni. Il Papa ha donato un medaglione che raffigura in primo piano l’incontro tra San Francesco e il Sultano Al-Malik al-Kamil. Nel giro c’è l’iscrizione in latino del viaggio apostolico: “Rendimi strumento della tua pace”. L’immagine scelta risalta lo scopo interreligioso della visita. Lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, invece, ha donato l’atto notarile, risalente al 22 giugno 1963, con la donazione della terra per la costruzione della prima chiesa negli Emirati Arabi Uniti.


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Viaggio del Papa negli Emirati Arabi Uniti

Siamo fratelli pur essendo differenti” ha detto Papa Francesco nel videomessaggio  diffuso questa mattina, in vista del suo Viaggio Apostolico ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) dal 3 al 5 febbraio.

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Il pellegrinaggio del Papa risponde all’invito dello Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Principe ereditario di Abu Dhabi, a partecipare all’Incontro Interreligioso Internazionale su “Fraternità Umana”. Il Pontefice incontrerà anche la piccola comunità cattolica che vive negli Emirati Arabi.

Il tema scelto dal Vicariato Apostolico dell’Arabia meridionale è tratto dalla Preghiera di Pace di San Francesco: Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”, parole che esprimono speranza perchè il viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti possa diffondere la pace.

Quello di Papa Francesco è il primo pellegrinaggio in assoluto da parte di un Vescovo di Roma nella penisola arabica. Significativamente la visita arriva anche nell’anno in cui si celebra l’800° anniversario dell’incontro tra Francesco di Assisi e il Sultano Malik Al-Kamil, avvenuto in Egitto nel 1219.

Colpisce di questo viaggio, l’attesa gioiosa e piena di speranza che si registra in tutti gli ambiti religiosi e civili, dagli apparati governativi alla gente comune. Papa Francesco è riconosciuto come uomo di pace e grande autorità morale e spirituale. Francesco Vescovo di Roma, Papa cammina verso ogni uomo e ogni cultura, cosi’ come vorrà lo Spirito. Il dialogo si fa camminando, sottolinea spesso il Papa.

Il Dio di Gesu’ Cristo è il Dio dei cammini; percorriamo anche noi, ciascuno nella propria storia personale, il cammino nel dialogo interreligioso. Guardiamo oltre le difficoltà e le incomprensioni.

Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb12,1-2).

 

 


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Messaggio di Papa Francesco per la 53a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Lo scorso 23 gennaio, alla vigilia della festa di San Francesco di Sales, come da tradizione Papa Francesco ha consegnato il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che sarà celebrata domenica 2 giugno.

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Il tema, annunciato lo scorso settembre,  “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
Dalle social network communities alla comunità umana” è stato scelto dalla Lettera di San Paolo agli Efesini.

Nel Messaggio di quest’anno, il Santo Padre esorta a un corretto uso della rete e ad aprire la strada “al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza…”. Il Papa richiama anche l’attenzione sui rischi che possono correre le fasce più deboli e le nuove generazioni:Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”.

La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione di Papa Francesco per le nuove forme di comunicazione e, in particolare, per le Social Network dove il Pontefice è presente in prima persona.

In Vaticano sarà, inoltre, istituito un Osservatorio internazionale sul cyberbullismo.

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è l’unica giornata mondiale istituita dal Concilio Vaticano II (“Inter Mirifica”, 1963), e viene celebrata nei vari Paesi, su impulso dei vescovi, la domenica prima della Pentecoste. Il testo del Messaggio del Papa viene poi pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali fu istituita da San Paolo VI nel 1967 e il primo messaggio portava la data del 7 maggio.

Affermava Paolo VI: “Con quest’iniziativa, proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa, che si sente intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia, intende richiamare l’attenzione dei suoi figli e di tutti gli uomini di buona volontà sul vasto e complesso fenomeno dei moderni strumenti di comunicazione sociale, quali la stampa, il cinema, la radio e la televisione, che costituiscono una delle note più caratteristiche della civiltà odierna”.

La storia delle Giornata delle Comunicazioni Sociali ha accompagnato l’evoluzione della società e gli straordinari progressi degli strumenti di comunicazioni. La Chiesa si è da una parte messa in ascolto della società moderna, riconoscendone gli sviluppi positivi, e dall’altra ha posto l’attenzione sul pericolo di smarrire la centralità dell’uomo, a favore della tecnica che invece deve essere a suo servizio.


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Le fatiche del Signore nella storia degli uomini

Viaggio apostolico a Panama: Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua e Veglia di preghiera con i giovani del mondo 

Nella giornata di ieri il papa ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Antigua con il rito della Dedicazione dell’altare.

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Due particolari significati hanno allora caratterizzato la cerimonia: la consacrazione dell’altare e l’incontro con sacerdoti, religiose, religiosi e laici consacrati. Partendo dal vangelo di Giovanni al capitolo 4, papa Francesco ha dedicato la sua omelia alla sete della donna samaritana e al viaggio di Gesù incontro agli uomini :”È relativamente facile per la nostra immaginazione, ossessionata dall’efficienza, contemplare ed entrare in comunione con l’attività del Signore, ma non sempre sappiamo o possiamo contemplare e accompagnare le “fatiche del Signore”, come se questa non fosse cosa di Dio. Il Signore si è affaticato, e in questa fatica trovano posto tante stanchezze dei nostri popoli e della nostra gente, delle nostre comunità e di tutti quelli che sono affaticati e oppressi” (cfr Mt 11,28).

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Alla sera la grande Veglia di preghiera con i giovani al Campo San Juan Pablo II, che  si è celebrata nel segno di Maria. Sul palco in bella vista c’era la mitria di San Oscar Romero, con il suo motto tanto significativo: «Sentire con la Chiesa».

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Sentire con la Chiesa dentro la storia, come ci testimonia la Madonna, che con tutta se stessa ha vissuto il suo tempo, come storia di amore con Dio :” La giovane di Nazaret  non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia”. Ecco, Maria, «la “influencer” di Dio. Con poche parole ha saputo dire “sì” e confidare nell’amore e nelle promesse di Dio, unica forza capace di fare nuove tutte le cose”.

Maria ricorda il papa ci aiuta anche a vivere la nostra storia così come è, debole, con tutta la sua fragilità e piccolezza e anche con le sue contraddizioni.

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Papa Francesco sottolinea con forza che “l’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità, però è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore”.

I giovani in particolare allora non devono aver paura della loro storia. Devono però essere messi in condizione di esprimersi:”Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro!”.

Senza lavoro, senza istruzione, senza comunità, senza famiglia. Questi quattro “senza” uccidono, scandisce papa Francesco.

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Ognuno di noi può mettere accanto al nome di Maria anche il proprio nome; ognuno di noi è ricolmato dell’amore di Dio; la Vergine lo è in pienezza, noi dobbiamo ancora lottare con il mistero del peccato che ci impedisce di accogliere totalmente l’amore di Dio. Noi però, siamo già totalmente amati da Dio, che non smette mai di tendere la sua mano misericordiosa verso di noi. Il primo Sì è quello di Dio verso Maria e verso tutti noi. Nessuno si senta mai escluso da questo Sì del Signore.


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Una fede provata ma semplice

Viaggio apostolico a Panama: Incontro con i vescovi, Liturgia penitenziale con i detenuti e Via Crucis con i giovani 

È stato un incontro molto importante, quello che il papa ha avuto con i vescovi centroamericani del Sedac, il Segretariato episcopale dell’America Centrale che da 75 anni comprende i vescovi delle Conferenze episcopali di Panamá, El Salvador, Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua.

Papa Francesco nel suo appassionato discorso ha indicato a loro e a tutta la Chiesa universale, la grande testimonianza di  Sant’Oscar Romero, per  parlare  alla gente del Centro America il cui “volto povero” dice una fede “provata ma semplice” per “ampliare la visione” e “unire gli sforzi” nel servizio al vangelo.

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Vivere le opere di misericordia, non come “elemosina” ma come “vocazione”. Il cardinale Antonio Quarracino – racconta il papa parlando del suo predecessore a Buenos Aires  – diceva che era candidato al Premio Nobel per la fedeltà; eppure Romero – come tanti vescovi – fu considerato una brutta parola, sospettato, scomunicato anche nelle chiacchiere private di tanti vescovi. “Sentire con la Chiesa” fu la bussola che ha segnato la sua vita nella fedeltà, anche nei momenti “più turbolenti”, sfociata in una “dedizione martiriale nel servizio quotidiano.

Papa Francesco ha ricordato come il Sentire con la Chiesa di Romero fosse una concreta attuazione del rinnovamento del Concilio Vaticano II.

Ascoltare il Concilio e ascoltare il Popolo di Dio, questo fanno i Pastori che cercano il Signore; ascoltano il battito del cuore del loro popolo, sentono l’odore della loro gente, e insieme camminano verso il Risorto.

A questo proposito papa Francesco ha ricordato la kenosis di Cristo, che ha svuotato sè stesso, prendendo forma di servo per divenire simile agli uomini. Per fare questo, la Chiesa e i suoi Pastori  devono  essere necessariamente poveri, umili, non autosufficienti, e che sanno commuoversi davanti le ferite le  mondo.

Nella Chiesa Cristo vive tra di noi, e perciò essa dev’essere umile e povera, perché una Chiesa arrogante, una chiesa piena di orgoglio, una Chiesa autosufficiente non è la Chiesa della kenosis.

Una Chiesa che vive per strada, rubando alla strada tanti giovani sedotti da venditori di fumo, gente senza scrupolo che vende loro illusioni e morte.

L’America centrale deve riscoprire la propria  forza e la propria dignità :” la vostra gente  non è la serie B della società e di nessuno”.

Anche verso il fenomeno migratorio, così drammaticamente importante nel continente latino- americano, la Chiesa dice il papa, deve sempre esprimere la Sua maternità. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono i quattro verbi dei cristiani. I sacerdoti superando la piaga del clericalismo devono essere in prima linea a fianco del loro popolo, con la “centralità della compassione.

Papa Francesco ha esortato anche i vescovi, con parole molto forti, ad avere sempre la porta aperta per i loro sacerdoti, rifuggendo dalla mondanità spirituale, esprimendo pienamente la paternità.

Una Chiesa che non vuole che la sua forza stia – come diceva Mons. Romero – nell’appoggio dei potenti o della politica, ma che si svincoli con nobiltà per camminare sorretta unicamente dalle braccia del Crocifisso, che è la sua vera forza.

Nel Centro de Cumplimiento de Menores Las Garzas de Pacora  il papa ha celebrato una Liturgia penitenziale con i detenuti.

 «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro» (Lc 15,2), è il versetto biblico spunto per la Sua Omelia.

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Dio ci accoglie così come siamo. Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.

Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.

Credere in un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una elite, una struttura chiusa che non accoglie come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.

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Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.

Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco – alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.

Gesù non ha paura di avvicinarsi a coloro che, per mille ragioni, portavano il peso dell’odio sociale. Gesù si avvicina e si compromette, mette in gioco la sua reputazione e invita sempre a guardare un orizzonte capace di rinnovare la vita, di rinnovare la storia.

Amici, dice il papa ai detenuti:” ognuno di noi è molto di più delle “etichette che gli mettono; è molto di più degli aggettivi che vogliono darci, è molto di più della condanna che ci hanno imposto. Tutti, lottate, lottate – ma non tra di voi, per favore! –, per che cosa?, per cercare e trovare strade di inserimento e di trasformazione. E questo il Signore lo benedice. Questo il Signore lo sostiene e questo il Signore lo accompagna.”

Alla sera poi papa Francesco a celebrato la Via Crucis con i giovani, nel Campo Santa Maria la Antigua – Cinta Costera . “Camminare con Gesù sarà sempre una grazia e un rischio”, è stato il filo conduttore della Sua meditazione.

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La Via Crucis di Gesù oggi ancora si prolunga, in tante drammatiche situazioni; la tentazione è quella di dire :” È più facile e “paga di più” essere amici nella vittoria e nella gloria, nel successo e nell’applauso; è più facile stare vicino a chi è considerato popolare e vincente”.

 Gesù è ancora un uomo solo. La forza di Maria ci è necessaria per stare sotto la croce:” Contempliamo Maria, donna forte. Da Lei vogliamo imparare a rimanere in piedi accanto alla croce. Con la sua stessa decisione e il suo coraggio, senza evasioni o miraggi.”

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Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. Un incontro del Sangue e delle lacrime, lungo il Calvario e ai piedi della Croce.


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Papa Francesco sul volo per Panama annuncia un viaggio in Giappone

Ieri mattina, prima di partire per Panama in occasione della XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, dove da oggi Papa Francesco entrerà nel pieno del programma, il Santo Padre ha salutato i giornalisti e ha annunciato che a novembre andrà in Giappone e ha nuovamente parlato della questione dei migranti.

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Photo credit: w2.vatican.va/

Una giornalista ha consegnato al Papa un disegno sul giovane migrante morto in mare che portava cucita sui vestiti la sua pagella. Bergoglio si è commosso dicendo però di volerne parlare durante la conferenza stampa nel viaggio di ritorno. “La paura ci rende pazzi” è stata la sua risposta a un inviato che gli ha chiesto un commento sulle notizie sui muri eretti per fermare i migranti a Tijuana.

Dopo aver ringraziato i giornalisti per il lavoro intenso che faranno nei prossimi giorni per la Gmg di Panama, Papa Bergoglio ha ricordato con grande commozione Alexej Bukalov, corrispondente dell’agenzia Tass a Roma, “uomo di un grande umanesimo, quell’umanesimo che non ha paura dell’umano, fino al grado più basso, e non ha paura del divino, fino al più alto”. Ancora il Papa, ricordando il giornalista, sempre presente nei voli papali, scomparso lo scorso dicembre: “Un uomo che era capace di fare delle sintesi di stile dostojevskiano… Sono sicuro che a tutti noi mancherà”. Dopo queste parole, ha chiesto ai giornalisti un momento di silenzio e ha concluso con la preghiera del Padre Nostro, seguito da un grande applauso.

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Come di consueto, nel sorvolare la Francia, la Spagna, il Portogallo, Santa Maria (Azzorre-Portogallo), USA Oceanic, Porto Rico (San Juan Oceanic), la Repubblica Dominicana, le Antille Olandesi e infine la Colombia, il Santo Padre ha inviato telegrammi ai rispettivi Capi di Stato.

 


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GMG a Panama: tutto pronto per l’arrivo di Papa Francesco

Papa Francesco è partito questa mattina alla volta di Panama, dove parteciperà alla 34ma Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolge dal 22 al 28 gennaio.  È questo il ventiseiesimo viaggio internazionale di Papa Bergoglio, il secondo Papa a recarsi a Panama, dopo san Giovanni Paolo II nel 1983.

Prima di lasciare il Vaticano, Papa Francesco ha incontrato a Casa Santa Marta un gruppo di otto giovani profughi di diverse nazioni che sono accolti dal Centro Padre Arrupe a Roma. Come di consueto, ha inoltre mandato un telegramma al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella dove ha espresso un “affettuoso e cordiale saluto che accompagno con fervidi auspici di serenità e di concorde impegno per il bene comune”. Ieri, invece, alla vigilia della partenza, sempre come ormai accade da quando è stato eletto, il Pontefice si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore per pregare davanti all’icona della Salus Populi Romani.

A riunire i giovani di tutto il mondo è il tema mariano: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Sono attesi alla GMG più di 200 mila ragazzi e ragazze provenienti da 155 Paesi, compresi 1000 giovani indigeni dei cinque continenti. C’è molta attesa dall’altra parte dell’Oceano per l’arrivo dei pellegrini al primo grande evento ecclesiale di questo 2019. E’ tutto pronto anche per l’arrivo di Papa Francesco che, per il suo primo viaggio dell’anno, percorrerà in aereo 9.500 km, 12 ore 55 minuti di volo, per incontrare i giovani e rilanciare il loro protagonismo nella Chiesa.

Il luogo scelto per gli Atti centrali e per gli incontri con il Santo Padre, sarà la Cinta Costera Uno, situato lungo l’Avenida Balboa a Panama City. Il logo della Gmg, disegnato da Ambar Calvo, studentessa di architettura, raffigura Maria come mezzo per conoscere Gesù rappresentato con una croce. Stilizzati il canale di Panama e cinque puntini bianchi, i pellegrini provenienti dai cinque continenti. Anche per questa GMG, come è ormai tradizione, vi è un inno, che è poi tradotto in varie lingue. Quello della GMG di Panama è stato composto da Abdiel Jiménez.

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Siamo in contatto con alcuni volontari da Panama che ci hanno inviato qualche foto per condividere con il nostro blog le varie fasi dell’evento. Energia, amore, entusiasmo, collaborazione collettiva, tanta attesa per il Papa e desiderio di ascoltare le sue parole sono gli ingredienti principali.

La Papa-mobile, mostrata pubblicamente qualche settimana fa, è stata realizzata da un gruppo di panamensi della città.

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Ogni partecipante avrà un vero e proprio “kit del pellegrino” composto da uno zaino contenente un berretto, una maglietta, una sciarpa, un braccialetto, una bottiglia riutilizzabile, un libro di preghiere, una guida, una mappa e un rosario costruito dalle famiglie povere di Betlemme.

Ci racconta una volontaria, Catya, che i giovani pellegrini hanno inoltre lavorato a un quadro che verrà esposto nell’ultima giornata dell’evento, proprio alle spalle di Papa Francesco durante la Messa finale.

Ci dice anche che sono invece i detenuti del penitenziario “La Joya di Panama” ad aver costruito, rifinito e verniciato 250 confessionali che saranno utilizzati durante la GMG in quello che verrà chiamato “Parco del perdono”. Catya ci ha inviato anche una foto che mostra tanti giovani e sacerdoti già nei confessionali.

Ieri, invece, si è celebrata la Messa di apertura della GMG che ha visto già tanta partecipazione.

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Qualche sera fa è stata celebrata la Messa di benvenuto dei volontari internazionali nel parcheggio di una chiesa di Panama chiamata San Francisco de la Caleta.

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Lunedì è arrivata la Madonna Pellegrina di Fatima. Non si tratta della statua che si trova nel Santuario di Fatima, ma di una replica realizzata secondo la descrizione di Suor Lucia, che viene tradizionalmente inviata in tutto il mondo per la devozione del popolo di Dio. Ne esistono 13 repliche, ma quella presente alla Gmg è la prima, la più antica.

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Come testimoniano le foto inviate al nostro blog dai giovani volontari, a Panama tutto è pronto per accogliere Papa Francesco.


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“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: la XXVII Giornata del Malato

È stato reso noto il Messaggio di Papa Francesco in occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato. Come di consueto, questa Giornata ricorre l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Quest’anno, verrà celebrata in modo solenne a Calcutta (India), dove come è noto Santa Madre Teresa si è dedicata ai più poveri dei poveri, ai bisognosi e agli emarginati.

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È chiaro il richiamo del Papa sul tema della Giornata – “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date“. Specialmente nell’attenzione e nell’accompagnamento del malato, il Pontefice esorta “tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto”.

Il senso della “gratuità”, che percorre tutto il Messaggio, è alla base del Vangelo. Il Papa ricorda la figura del Buon Samaritano, che si è fermato a soccorrere chi era nel bisogno. Sono questi gesti semplici, nella gratuità, “la via più credibile di evangelizzazione”. Come spesso accade, Francesco non si rivolge soltanto ai cattolici. Accompagnare e fornire assistenza ai malati è una responsabilità e un servizio che spettano a tutti, richiedendo allo stesso tempo competenza professionale e gesti di amore verso chi soffre: “La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è ‘caro’ “.

Nel Messaggio, e come più volte accaduto in passato, il Pontefice ha denunciato con forza l’idolatria del profitto e la pericolosità della “cultura dello scarto”, che ha definito recentemente come “una malattia ‘pandemica’ del mondo contemporaneo”.

Andando controcorrente rispetto alle narrative e logiche che spesso prevalgono nella società di oggi (l’esaltazione della bellezza, della forza e della potenza; l’individualismo e l’egoismo dirompenti), il Papa ci ricorda che siamo “creature”. “Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente” e necessita della cura e dell’aiuto dell’altro; non è “un mondo a sé stante. Tenere sempre questo a mente ci fa “rimanere umili”, esercitare “con coraggio” la solidarietà – “virtù indispensabile dell’esistenza” -, “ci spinge a una “prassi responsabile e responsabilizzante”. Verso i nostri “fratelli” e per “il bene comune” – come ha fatto Gesù, che continua a chinarsi sulle nostre povertà.

Papa Bergoglio non manca di accennare al mondo del volontariato, una luce e una speranza di un mondo ancora umano e solidale: “La gratuità umana è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano“.

Nel Messaggio Francesco ricorda “con gioia e ammirazione” Santa Madre Teresa di Calcutta, “un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati”. Il Pontefice ribadisce che la sua figura “ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione“.

La ricorrenza della Giornata Mondiale del Malato ci riporta indietro a quell’11 febbraio 2013, quando Papa Benedetto XVI ha annunciato la sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma: “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – spiegò in latino durante un concistoro per alcune canonizzazioni – sono pervenuto alla certezza che le mie forze non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero”. Significativamente nella Memoria liturgica della Madonna di Lourdes, luogo per eccellenza della sofferenza e della malattia – ma vissute con grande dignità e profonda fede – Papa Ratzinger ci ha fatto comprendere che la missione del Papa si compie anche “soffrendo” e fa i conti con il decadimento naturale del corpo e l’avanzare dell’età. Una testimonianza forte, che anche San Giovanni Paolo II ci aveva già lasciato, nel tempo della sua malattia.

E proprio da Lourdes, lo scorso 6 gennaio, padre André Cabes, Rettore del Santuario, ha dato la notizia che il 2019 sarà un anno dedicato a Santa Bernadette, la ragazzina cui la Vergine apparve per la prima volta l’11 febbraio 1858 nella grotta di Massabielle, ora meta di pellegrinaggio di malati e sofferenti. Dedicato al tema pastorale “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”, questo anno “speciale” ci aiuterà a  comprendere meglio questa giovane santa e a scoprire attraverso di lei il volto di Maria. “In ognuno di noi c’è qualcosa del volto di Bernadette e possiamo attingere in noi stessi tante piccole cose di lei e coglierle”, dice Padre Cabes, che ha anche scritto un testo, “Beati i poveri”, sul quale tutti possono riflettere per camminare sui passi di Bernadette. Il 7 gennaio 2019 è stato il 175° anniversario della nascita di Bernadette, mentre il 16 aprile ricorrerà il 140° anniversario della sua morte.