ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Celebrare il Capodanno cinese in tempo di Quaresima

Riportiamo una condivisione di un bravo sacerdote cinese su come i cattolici in Cina si preparano a festeggiare il Capodanno lunare, che quest’anno cade il giorno dopo il Mercoledì delle Ceneri, quindi in tempo di Quaresima. I cattolici in Cina continuano a mantenere la propria millenaria cultura e nel contempo a vivere la loro fede cristiana, in piena armonia.

Don Ambrogio, dalla Cina

Tra poco festeggeremo ancora il nuovo anno. Nei centri commerciali e per strada si respira già un po’ di atmosfera della Festa di Primavera (o Capodanno lunare). Come cristiano nato in Cina, sono chiamato a trascorrere una festa autenticamente cinese, ma anche a vivere in Cristo la Festa di Primavera.

Essendo stato sin da piccolo parte della famiglia cristiana, i ricordi della celebrazione del nuovo anno della mia infanzia sono sempre inevitabilmente legati ad aspetti religiosi. Nell’ultimo giorno dell’anno, tutti si riuniscono in chiesa per partecipare alla preghiera e alla Messa presieduta dal Vescovo, la benedizione eucaristica, e il rendimento di grazie. Nello stesso tempo riconosciamo gli errori commessi nel corso dell’anno e chiediamo perdono a Dio.

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La Festa di Primavera e’ il primo giorno del calendario lunare. In quel giorno, tutti si scambiano gli auguri per il nuovo anno, anche i cristiani. Noi cristiani, dopo i tradizionali festeggiamenti, andiamo in chiesa per celebrare il nuovo anno con il vescovo e i sacerdoti e scambiarci gli auguri di un meraviglioso nuovo anno di pace nel Signore e di realizzazione dei nostri desideri. Poi celebriamo una Messa solenne di rendimento di grazie.

In questo giorno di benedizione e di gioia, che in ogni famiglia assume il senso della riunione, si parla, si ride e si mangia insieme. Allo stesso modo, nelle famiglie cristiane, si attribuisce grande importanza al significato di questa festa e prima di iniziare a mangiare si prega il Signore affinché benedica il nuovo anno, tutti abbiano il pane quotidiano a sufficienza e a nessuno manchi il lavoro e la felicità in famiglia.

La Festa di Primavera e’ la festività più solenne tra tutte quelle celebrate in Cina. Dura 15 giorni e gli studenti hanno un periodo di vacanza di circa un mese. Tuttavia, il Capodanno lunare non cade ogni anno negli stessi giorni e quest’anno si festeggia il giorno successivo al Mercoledì delle Ceneri. Quindi si tratta di una giornata di festa che cade in tempo di Quaresima.

Il Mercoledì delle Ceneri e’ l’inizio della Quaresima, quindi l’intero periodo del Capodanno lunare coincide con il tempo quaresimale. La Quaresima e’ il tempo di preparazione alla Pasqua. In questo tempo la Chiesa ci invita alla preghiera, la sobrietà, la conversione, la penitenza, l’elemosina e il digiuno…. Tutto questo ci sembra “stonare” con l’atmosfera di festa e divertimento del Capodanno. E’ vero che la strada verso il paradiso e le vie del mondo non sempre si incontrano. Non è che Dio non sia vicino ai sentimenti umani, ma piuttosto le vie del mondo non si fermano in paradiso. I piaceri mondani non superano la prova del tempo, il tempo passa e non lascia nulla, i divertimenti sono destinati a finire. Solo Dio c’e’ sempre, ieri, oggi e per l’eternità.

In questa Festa di Primavera invitiamo Gesù a venire a casa nostra, solo Lui e’ per sempre. Quest’anno, dopo l’imposizione delle ceneri e la vigilia di Capodanno, invitiamo Gesù a venire a casa nostra. Solo Lui e’ per sempre. Quest’anno, dopo l’imposizione delle ceneri e la vigilia di Capodanno, invitiamo Gesù a casa nostra a portare la pace e celebrare nella pace la Festa di Primavera! Come sono meravigliosi i piani di Dio!


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春节与四旬期的和谐

中国天主教徒保持中国文化也活出基督信仰。

Ambrogio 神父

马上又要过年了,商场和街道上已经有了些许春节的味儿了,作为一个基督徒,生在中国,不仅要过一个地道的中国味儿的年,更要过一个在基督内有生命的春节。

因为从小生在教友家庭,所以儿时过年的记忆总离不开一些宗教色彩,每年的三十晚上,大家齐聚圣堂,参与由主教主持的祈祷、弥撒,最后圣体降福,感恩、谢恩,同时也承认我们这一年的过错,求天主饶恕。

春节是农历的第一天,人们有相互拜年的习惯,作为基督徒在给亲人们拜了年之后,去圣堂,给主教、神父们拜年,互祝主内的平安和新的一年美好的愿望实现,然后弥撒感恩大祭。

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这样美好祝福的一天,也在每个家庭表现出团圆之意,一家人一起说说笑笑,吃个团圆饭; 同样在一个基督徒家庭,人们很重视这一顿饭的新年意义,都会以饭前经开始求天主祝福这一整年,都能够有日用的食粮,都能不缺乏工作和家庭的圆满幸福。

春节是中国所有节日中庆祝的形式最为隆重的,一般持续庆祝十五天,所以学校的假期都是一个月左右。然而,每年的农历新年日期都不一样,今年的春节是圣灰礼仪的后一天,本是欢乐的日子,却遇到了教会礼仪年中的四旬期、、、

圣灰礼仪是四旬期的开始,也就是说: “整个春节期间,都在四旬期内。四旬期是为了复活节做准备。教会的号召是:祈祷、克己、补赎、悔改、施舍、守斋、、、

这些词语似乎和春节的喜庆、节日的欢闹,格格不入。是的,通往天堂的路和世界的路总是不能融合。不是天主不近人情,而是走世界的道路,终点站不是天堂。世界的快乐,经不起时间的考验,再享乐的日子,久了,也会空虚,再热闹的节日,终究也会曲终人散。唯有天主,昔在、今在、永在!

这个春节,邀请耶稣,与我们一起回家、只有祂,才是永恒的。今年,擦完圣灰、过除夕,把耶稣请到家里,平平安安过大年,天主的安排,真好!

 


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Papa Francesco, “un dono di Benedetto XVI”

Riflessioni sulla Chiesa di Francesco a 5 anni dalla rinuncia di Benedetto XVI.

Dal’11 febbraio al 13 marzo dell’anno del Signore 2013 la Chiesa e il mondo furono attraversate da un intenso vento dello Spirito.

Fratelli e sorelle, buonasera! […]“E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca (si recitò il Padre Nostro, e l’Ave Maria e il Gloria al Padre). E adesso, incominciamo questo cammino, vescovo e popolo.”

Francesco, nuovo Vescovo di Roma raccolse così la complessa eredità del pontificato di Benedetto XVI.

«Pur essendo figlio Egli imparò l’obbedienza dalle cose che patì…»(Eb5,8). Possiamo dire che anche da pontefice, Benedetto XVI imparò l’obbedienza dalle cose che patì. Per tante cose della vita possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, la letteratura, quanti maestri ci sono! Ma quando entriamo nell’ombra del dolore non c’è nessun maestro perché tutte le voci tacciono. Allora noi impariamo, nell’obbedienza – e in particolare cinque anni fa in questa obbedienza del Papa Benedetto – che cosa significhi servire e non servirsi della Chiesa, cosa significa amare e non usare la Chiesa. Solo l’esperienza del dolore, del tradimento, in una parola del Getsemani ci introduce nell’ascolto docile di un amore più forte della morte.

In quel 11 febbraio il “Professor Ratzinger” diede alla Chiesa e al mondo una grande lezione; il suo ultimo servizio d’amore come Pastore universale.

Benedetto XVI con la sua rinuncia diede anche allo Spirito lo spazio per donarci Papa Francesco, che ha aperto una nuova stagione per la Chiesa.

Sappiamo dai Vangeli che la professione di fede di Pietro, roccia su cui Gesù vuole costruire la Sua Chiesa, è subito “smentita dai fatti”. Gesù rimprovera Pietro con parole dure, perché non accetta l’annuncio della croce. Un momento prima l’Apostolo era benedetto dal Padre e subito dopo diventa addirittura un ostacolo, una pietra d’inciampo sulla strada di Gesù. Pietro e gli altri hanno ancora molta strada da fare, molte cose da comprendere.

La tentazione è di seguire un Cristo senza croce, ma Gesù ci ricorda che la sua via è quella dell’amore e non c’è vero amore senza il sacrificio di sè.

Papa Francesco ha preso in consegna la croce di Cristo e la porta in giro per il mondo non come un vessillo, ma indicandola come strumento di salvezza per tutti gli uomini.

Cammina contro corrente e in salita il Papa. Ci dice che solo l’amore di Cristo da’ senso e felicità alla vita. Ci dice ogni giorno con il suo esempio che se impostiamo la nostra vita sull’amore come ha fatto Gesù la nostra vita non sarà sterile ma feconda. Ci dice che nell’Eucarestia Gesù perde se stesso per ritrovare tutti noi.

Nonostante la Sua testimonianza di un “Vangelo sine glossa” (o forse proprio per questo?) l’opposizione alla Chiesa di Francesco, alla Chiesa dei poveri e degli ultimi, è molto attiva, anche sul web e su alcuni blog di tradizionalisti. In modo spesso maldestro che si squalifica da sè, essi accusano oggi il Papa di aver gettato la Chiesa in confusione dottrinale, morale, pastorale. Curiosamente questi blog parlano tra di loro, si citano l’uno con l’altro, si fanno forza reciprocamente per mettere insieme dei gruppi che rimangono minoritari – anche se le loro esternazioni sono molto gravi. Si spacciano quasi per novelli Padri della Chiesa. In realtà contano come il pulviscolo sulla bilancia. I loro toni e i loro argomenti li screditano da sè, ma hanno la responsabilità di ingenerare dubbi e confusione tra il Popolo, soprattutto i semplici e i piccoli. Ma come dice il Vangelo, gli scandali devono avvenire affinché si manifestino i veri credenti.

Papa Francesco venuto “dalla fine del mondo” oggi ha volto lo sguardo all’intero mondo, ai cristiani, alle altre religioni, e naturalmente all’intera Chiesa Cattolica, indicando il Vangelo come rotta sicura da seguire per la barca della Chiesa e testimoniandolo nel dialogo con credenti di altre fedi e non credenti, puntando su “ciò che ci unisce piuttosto che ciò che ci divide”.


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In cammino verso la Pasqua

Don Enrico Ghezzi

Cos’è il  paradiso? Sarà un prendere coscienza del nostro io. E’ avere  finalmente  conoscenza che il nostro  Io  è creato  a  immagine di Dio (Gen 1,27: “E Dio creò l’uomo a sua immagine…”). Vedrò in me l’immagine di Dio creatore. Ognuno  vedrà in se stesso il riflesso di Dio; come un raggio del sole, che nasce  dall’origine incandescente dell’amore di Dio. Io mi conoscerò come parte dell’amore eterno di Dio.

Dio sarà presente e conosciuto da miliardi di creature che vivranno nella incandescenza del suo Amore, lo Spirito Santo di Dio. L’intero cosmo sarà dispiegato dal sole dell’amore.

cristo risorto

Il paradiso allora, sarà per tutti noi godere di Dio che ci ha creati a sua immagine. lo contemplerò in me, immerso nel suo amore; l’amore ci unirà tutti in Dio.

Questo intendeva Giovanni nella sua Prima lettera 3,1-2: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!  Carissimi, noi fin da ora noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è ancora stato rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili  a lui, perché lo vedremo così come egli è”.  Infatti: “l’amore è da Dio, chiunque ama è generato da Dio e conosce  Dio. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio ma è lui che ha  amato noi e ha mandato il suo Figlio”(1 Gv 34.7-10). Il paradiso sarà conoscere e vivere nella somiglianza con Dio, il Padre.

Ma ci sarà ancora di più: il Figlio mandato dal Padre, il Verbo di Dio ha preso e compreso nella sua ‘divinità’  la carne simile alla nostra carne, al nostro corpo: “Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14). E’ il “primo-genito” della nuova creazione, dopo la creazione di Adamo ed Eva.  Nella carne corporale di Cristo è stata assorbita e vissuta la carne di ogni uomo, nella sua sofferenza che penetra il vissuto umano e l’intero cosmo.

Sulla croce, Gesù, nell’abbraccio di tutta l’umanità, ci fa scendere nella morte per risorgere  con lui nel giorno della Pasqua. Il paradiso sarà la gloria della nostra risurrezione nella risurrezione di Gesù. Ci riconosceremo e ci ameremo nell’amore di Gesù con il nostro corpo creato per la felicità. Vivrà per sempre in noi l’amore dello Spirito che vive eternamente tra il Padre e il Verbo di Dio, il Figlio fatto uomo.  Creazione e Incarnazione, sono il mistero della luce e della felicità.


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In frozen and loveless isolation

Pope Francis’ message for Lent

This year in his message for Lent, Pope Francis addresses believers and the men of good will: “I would like my invitation to extend beyond the bounds of the Catholic Church and reach all of you, men and women of good will, who are open to hearing God’s voice”. The Holy Father is asking everyone to be very careful about what can get in our way along the path of faith and life, in particular, says the Pope, the danger of our love growing cold. Dante Aligheri’s beautiful image  picturing Satan seated on a throne of ice is very striking: “he lives in frozen and loveless isolation”. In fact, the title of the Pope’s message refers to the Gospel according to Matthew – Mt24,12: “Because of the increase of iniquity, the love of many will grow cold”.

lent 2018

What shall we do then, says the Pope? “Perhaps we see deep within ourselves and all about us the signs I have just described.  But the Church, our mother and teacher, with the often bitter medicine of the truth, offers us in this Lenten season the soothing remedy of prayer, almsgiving and fasting”.

The Prophet Habakkuk had already cried out: “Why do you show me iniquity and look upon oppression?” Habakkuk’s cry belongs to many.  In many instances of life we are often victims and witnesses of iniquity, injustice and oppression of all kinds. It is also true that at times we are accomplices, by our silence or by turning our heads and looking the other way. The Prophet then listens to God’s answer:“ write the vision,  for the vision is yet for an appointed time, but at the end it shall speak and not lie and though it tarry, wait for it because it will surely come ”. He concludes: “the righteous man shall live by his faith”. What is faith then?  It is that faith which gives us the strength to fight while awaiting His return.  In fact, we are living the Eucharist “until He shall come again” “waiting for His coming”. Then we must always remember that faith was not born from memory of Jesus, from someone who only told us about it..

Faith was born from a presence, not from a remembrance (without disturbing the sleep of the traditionalists who are living a Church of remembrance not presence). Christ shall return and we are waiting for him, but he is already present in the gift of the Spirit.  He stood in the midst of those who tell us about the Risen one in the Gospels. Jesus becomes a presence within a community able to sustain the fear, the danger, but I would say, above all, for eight days we also bear on our shoulders the incredulity, Thomas’s unbelief, his lack of faith and who knows of how many others. Thomas doubts, he does not believe and yet he stays within the community and nobody even thinks of chasing him away: he stays in a group which does not exclude him, sustains and does not isolate anybody.  How beautiful is the Church which welcomes and does not exclude or isolate anybody. A Church which, just like Jesus, is always waiting for you with open arms, indeed it comes looking for you, respectful even of our little faith and our fears.

We must all be very careful about parting too quickly from faith, hope and charity because deep down they are one thing only. Throughout history we have known men of faith who destroyed so much hope, especially that of the poor. We have known men of faith without charity who have killed other men.  It is also not a good thing to distinguish too rigidly between believers and unbelievers.  There are some who say they believe in God but they do not believe in man; others say they do not believe but serve man, especially the weak and the undefended. Only the Spirit can distinguish among them while we wait for the Truth.

For this reason must we  begin the Lenten journey with so much faith. “If at times the flame of Charity seems to die in our own hearts, know that this is never the case in the heart of God! He always gives us a chance to begin loving anew”.


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Nel gelo dell’Amore soffocato

Il messaggio per la Quaresima di Papa Francesco

Nel messaggio per la Quaresima  di quest’anno Papa Francesco si rivolge ai credenti e agli uomini di buona volontà: “Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio”. Il Santo Padre invita tutti a stare molto attenti a ciò che può ostacolare un cammino di fede e di vita in particolare dice il papa il pericolo del raffreddarsi dell’amore.

La bella immagine di Dante Alighieri che immagina satana, seduto su un trono di ghiaccio, è molto efficace: “egli abita nel gelo dell’amore soffocato”. Il titolo del Messaggio infatti riprende Mt 24,12: “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti”.

quaresima2018

Cosa fare allora dice il Papa? “Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno”.

Già il profeta Abacuc aveva gridato: “Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?” il grido del profeta Abacuc appartiene a molti. In tanti aspetti della vita spesso siamo vittime e testimoni di iniquità, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. E’ vero anche che a volte siamo complici, magari con il nostro silenzio, o il nostro voltarsi dall’altra parte. Il profeta ascolta poi la risposta di Dio: “Scrivi la visione è una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà ”. Conclude: “Il giusto vivrà per la sua fede”. Che cosa è allora la fede? E’ quella fiducia che dona la forza di combattere nell’attesa del Suo ritorno. Noi infatti viviamo l’Eucaristia “finché egli venga” “nell’attesa della tua venuta”. Dobbiamo poi tenere sempre presente che la fede non è nata dal ricordo di Gesù, da qualcuno che ce lo ha raccontato solamente.

La fede è nata da una presenza, non da una rievocazione (con buona pace dei tradizionalisti che vivono una Chiesa del ricordo e non della presenza). Cristo deve tornare e noi lo aspettiamo, ma è già presente nel dono dello Spirito. Stette in mezzo a loro raccontano i vangeli a proposito del Risorto. Gesù si fa presenza, dentro una comunità che è capace di sostenere, la paura, il pericolo, ma direi soprattutto per otto giorni porta sulle proprie spalle, anche l’incredulità, la non fede di Tommaso e chissà di quanti altri. Tommaso dubita, non crede, eppure rimane dentro la comunità, e neanche nessuno lo caccia via: rimane in un gruppo che non lo esclude. Che bella la Chiesa che accoglie e non esclude, sostiene e non isola nessuno. Una Chiesa che proprio come Gesù sempre ti aspetta con le porte aperte, anzi ti viene a cercare, rispettosa perfino della nostra poca fede e delle nostre paure.

Stiamo tutti molto attenti a separare troppo in fretta la fede, la speranza e la carità, perché in fondo sono una cosa sola. Nella storia abbiamo conosciuto uomini di fede che hanno distrutto tante speranza, specialmente quelle dei poveri. Abbiamo conosciuto uomini di fede senza carità che hanno ammazzato altri gli uomini. Non è bene anche, distinguere troppo rigidamente tra credenti e non credenti. Ci sono alcuni che dicono di credere in Dio ma non credono nell’uomo; altri dicono di non credere, ma sono a servizio dell’uomo, specialmente il più debole e indifeso. E’ lo Spirito l’unico che può distinguere, nell’attesa della verità tutta intera.

Per questo iniziamo il cammino di Quaresima con tanta fiducia: “Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare”.


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Dio debitore del nostro dolore

don Enrico Ghezzi

“Il verbo si è fatto carne” dice l’apostolo Giovanni. Dio si fa carne perché si sente in “debito” con gli uomini. Le sue creature sono sottoposte al male, al dolore, alla sofferenza, fino alla morte.

Dio vuol rendesi solidale con questa creatura che paga un debito duro senza averlo personalmente contratto, se non all’inizio.

Il Verbo allora, Dio stesso, diventa uomo come noi, diventa la nostra carne. E’ come se Dio dicesse: “voglio partecipare anch’io a quello che l’uomo sopporta, gli sono debitore, del dolore”.

Dio, provando la carnalità, ci riserva una incredibile sorpresa: in lui uomo crocifisso e risorto, ci raggiunge con la risurrezione di questo nostro corpo. Il Primogenito dei risorti, come ricorda San Paolo, inizia la creazione nuova, un nuovo Eden, a riparo dal peccato di Adamo.


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Ever more rich ever more poor

Fr. Francesco Pesce

The British NGO Oxfam has recently published a new report on global wealth on the eve of the World Economic Forum taking place in Davos in the presence of many top world economists and politicians. «Reward work not wealth», is the title of the report using data prepared by Credit Suisse based on the latest information on the nouveau riche in China, Russia and India. The wealthiest 1% of the world population owns as much as the remaining 99% and their wealth continues to grow. Every day the arrival of a new billionaire is registered.

As Christians we have the duty, not only to give good witness but to speak out clearly. Riches are not the end the means in the hands of men; they have often become an iniquitous instrument because man has used wealth to dominate other men and subject entire populations to the power of the privileged few. We have even reached, in our history, the planned and calculated extermination of the poor, as the prophet Amos reminds us. Thanks to God the cultural progress of populations is increasing awareness about the need for a more equal distribution of global. Some international organizations and some of the more developed nations are fighting for new social equilibria but the battle is still a long and difficult one. Jesus invited his disciples to be “shrewd” in managing wealth. He asks each one of us to have a different relationship with riches both on an individual and community level. Indeed, it is for this reason that a personal charitable gesture is not enough, we must act to ensure that wealth becomes an instrument of liberation and reconciliation among peoples. This is the substance of the Gospel which is by its very nature a social reality. History teaches us that many have become estranged from the Church and the Faith because they have been shown a bad example in the use of money and wealth.   We have witnessed during the past years as Christians and citizens of the world two important facts. Pope Francis is showing us the concrete possibility of a poor Church for the poor; he is an extraordinary gift from the Lord, an example encouraging new conversion. Moreover, at the same time we are witnessing the fact that many poor people are – we could state it like this – going back to the Gospel, often hidden to them behind words of circumstance and humiliating charity. The poor today are aware that the Gospel is first and foremost for them and they are no longer willing to wait for their rights and their dignity. We have read and meditated carefully in this regard on the prophetical words of Father Mazzolari, a poor priest among the poor:”I have never counted the poor because the poor cannot be counted; the poor must be embraced, not counted. And yet there are those who keep statistics of the poor and are afraid of them; afraid of their patience which could also tire, afraid of their silence which could erupt into a scream, afraid of their complaints which could become a song, afraid of their rags which could become a flag, afraid of their tools which could become a barricade”. I believe this is already happening.


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Sempre più ricchi e sempre più poveri

don Francesco Pesce

La ong inglese Oxfam ha da poco pubblicato un nuovo rapporto sulla ricchezza nel mondo alla vigilia del World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, alla presenza dei grandi nomi dell’economia e della politica. «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», è il titolo del report che si serve di alcuni dati elaborati dal Credit Suisse redatto anche sulla base delle novità che arrivano sui nuovi ricchi di Cina, Russia e India. L’1% più ricco della popolazione mondiale possiede come il restante 99%, e continua ad arricchirsi. Ogni due giorni si registra l’arrivo di un nuovo miliardario.

Come cristiani abbiamo il dovere, non solo di dare una buona testimonianza, ma di parlare chiaro. Le ricchezze non sono un fine, ma uno strumento nelle mani degli uomini; spesso sono diventate uno strumento iniquo perché l’uomo se ne è servito per dominare gli altri uomini e assoggettare interi popoli al controllo di alcune elite. Siamo arrivati nella storia perfino allo sterminio programmato e calcolato dei poveri, come ricorda il profeta Amos. Grazie a Dio il progresso culturale dei popoli sta favorendo una sempre maggiore presa di coscienza, circa il bisogno di una più equa distribuzione delle ricchezze del pianeta. Alcune organizzazioni internazionali e alcune nazioni più sviluppate stanno lottando per nuovi equilibri sociali, ma la battaglia è ancora molto lunga e difficile. Gesù invita i suoi discepoli ad essere “scaltri” nell’uso delle ricchezze. Chiede ad ognuno di noi un diverso rapporto con le ricchezze sia sul piano individuale che in quello comunitario. Proprio per questo non può più bastare il gesto privato della elemosina; bisogna agire perché la ricchezza possa diventare uno strumento di liberazione e di riconciliazione tra i popoli; questa è la concretezza del vangelo, che per sua natura è un fatto sociale. La storia ci insegna che non pochi si sono allontanati dalla Chiesa e dalla fede, perché hanno ricevuto una cattiva testimonianza nell’uso del denaro e delle ricchezze. Assistiamo poi in questi anni come cristiani e cittadini del mondo a due fatti molto importanti. Papa Francesco sta testimoniando la possibilità concreta di una Chiesa povera per i poveri, ed è uno straordinario dono del Signore, un esempio che ci stimola a sempre nuova conversione. Inoltre al contempo assistiamo al fatto che molti poveri, si stanno -potremmo dire così- riprendendo il vangelo, spesso a loro nascosto, dietro parole di circostanza e umilianti elemosina. I poveri oggi sono coscienti che il vangelo è prima di tutto per loro, e non sono più disposti ad aspettare per i loro diritti e la loro dignità. Rileggiamo e meditiamo attentamente a questo proposito le parole profetiche di don Primo Mazzolari, prete povero tra i poveri:” io non ho mai contato i poveri, perché i poveri non si possono contare; i poveri si abbracciano, non si contano. Eppure c’è chi tiene la statistica dei poveri, e ne ha paura; paura di una pazienza che si può anche stancare, paura di un silenzio che potrebbe diventare un urlo,paura di un lamento che potrebbe diventare un canto, paura dei loro stracci che potrebbero farsi bandiera, paura dei loro arnesi che potrebbero farsi barricata.” Io credo che stia già avvenendo.


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Perdono,umiltà, schiettezza,

il viaggio apostolico di papa Francesco in Cile

don Enrico Ghezzi 

Nei suoi viaggi apostolici, il Papa non cerca un successo personale: vuole annunciare Gesù Cristo, con un vangelo che sia innanzitutto carico di gioia. Annuncio lieto, notizia di speranza. Le folle che accompagnano il Papa, certamente riconoscono al Papa di saper centrare il cuore del messaggio. Pare che il Papa abbia ricevuto una”giornalata” sulla testa, si sono affrettati a scrivere tutti i media. Questo piccolo episodio ha fatto notizia, più che le migliaia di persone che lo acclamano per lunghi chilometri. Eppure la giornata del 16  è stata ricchissima di eventi.

Verso le otto di sera (mezzanotte in Italia), il Papa ha concluso una giornata che mi è sembrata intensa e piena di emozioni. Ha concluso con l’ultimo incontro nella casa di accoglienza San Umberto Hurtado, un grande gesuita, intellettuale e santo della carità. Le file di ospiti hanno iniziato a sfilare davanti a lui, per gli abbracci.

Alle prime ore del mattino, la musica era stata di ben altro tono. Nel palazzo de La Moneda ( (carico delle  memorie di Allende il Presidente eroico ucciso, e della figura inquietante di Pinochet, il barbaro dittatore), davanti alle Autorità del paese, il Papa ha ricordato il dolore che il Cile sta ancora vivendo per il drammatico comportamento di pedofilia da parte di un gruppo di sacerdoti e religiosi nei recenti anni passati. Il Papa è pervaso da un fuoco evangelico e davanti all’intero popolo cileno, diritto in piedi nella sua solennità di Vescovo di Roma e dell’universo mondo cattolico, con inaudita umiltà e schiettezza dice:“Qui non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna davanti al danno causato  a bambini da parte di ministri della Chiesa…E’ giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime”. E’ il Vescovo di Roma che davanti a tutto il mondo, con dolore e vergogna, con la forza  solenne dell’umiltà, chiede perdono.

Più tardi la sala stampa vaticana informerà che il Papa, incontrando un gruppo di persone abusate dai preti, “ha pregato con loro e pianto”.

A seguire la Santa Messa davanti a più di  quattrocentomila persone. Una Messa di gioia, di musiche, di canti, di colori, di “alegrìa”, di festa. Una omelia di commento delle Beatitudini;  sono dice il papa, la forza, l’energia di ogni persona e dei popoli, alla ricerca della vita e della speranza. Il messaggio della speranza cristiana, nel cammino su questa terra. Sono lo scuotimento dal sonno della pigrizia e del fatalismo; sono parola di risurrezione contro la caduta della rassegnazione: “Rialzati o Cile, cammina o Chiesa, ridestati o Terra!” ha così concluso. Una nuova lettura biblica del testo di Matteo 5, che proporrei a tutti di rileggere, anche in chiave di esegesi del testo.

Molto commovente e intenso l’incontro con le donne prive di libertà (in carcere). La dura vita non toglie a queste donne la bellezza, la cura del corpo, la festa che oggi vivono sia pure attraversate il dolore. Lo vogliono dire e gridare al Papa; tengono tra le braccia i bambini sotto i due anni che la legge permette di tenere in carcere. Bambini bellissimi, paffuti, sorridenti e felici tra le braccia della mamma. Un’immagine davvero straordinaria, frutto del lavoro nelle carceri della Chiesa cilena. La suora responsabile, conclude un intenso discorso: “nel Cile è imprigionata la libertà!”.  I poveri, nel mondo, finiscono in carcere. Il papa ascolta e si emoziona e poi, nel suo dialogo, grida: “la dignità esiste anche se non c’è la libertà!  La dignità non si può mai togliere”. Un messaggio carico di umanità riscritto sulle righe del vangelo.

Molto forte anche il discorso nella Cattedrale di Santiago rivolto a sacerdoti, religiosi, suore, seminaristi, diaconi, vescovi. E’ forse il discorso più “bergogliano” fino ad ora del pellegrinaggio. Il papa scava le radici nella sua spiritualità personale radicata nel vangelo e nelle viscere della spiritualità ignaziana. Direi a tutti i preti e ai rettori di seminario: questo è il testo più moderno e antico per la formazione dei sacerdoti e dei religiosi. Non è più possibile rifugiarsi  in una spiritualità  astratta e angelicata, senza  la concretezza della carne dei pastori che Gesù sceglie per portate  il suo messaggio. Qui c’è il futuro!