ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Gesù è venuto a liberarci da ogni dipendenza umana

Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani

Nella Settimana di Preghiera per l’Unita’ dei Cristiani, la Scrittura ci aiuta a riflettere  sui pericoli della divisione, che già San Paolo si trovò ad affrontare duramente.

Nella Prima Lettera ai Corinzi, infatti, Paolo ci racconta che i cristiani già litigavano fra loro, non circa la scelta tra bene e male ma su ben altre cose: “Io sono di Paolo, io invece sono di Apollo, io invece di Cefa. E io di Cristo!” (I Cor 1,12).

In fondo due sono i principali motivi che rompono l’unità nella Chiesa e creano divisioni, contrapposizioni, clericalismi.

Primo motivo che causa divisioni: i primi cristiani già miravano ad identificarsi con una autorità! Paolo respinge subito il gruppo sorto intorno al suo nome, e richiama con forza la centralità di Cristo. Non può esistere una Chiesa che non sia di Cristo. Il rapporto tra autorità e coscienza non può mai risolversi in nessuna dipendenza; quando l’autonomia della coscienza viene limitata e diviene dipendente dalla autorità, sorgono grandi problemi. Nascono i fanatismi religiosi, e ideologici, non meno gravi dei primi.

Fra quelli che si dicono cristiani, la storia così ha parlato: io sono di Pietro, io sono di Lutero, io sono di Calvino. Gesù è venuto a liberarci da ogni dipendenza umana, ma noi le abbiamo ristabilite. Il compito delle autorità è di essere ministri, servitori delle coscienze, non di sostituirsi ad esse, come ricorda spesso papa Francesco.

Il secondo motivo che causa divisioni lo troviamo al v. 17 della Prima lettera ai Corinzi al capitolo 1, dove Paolo dice: «Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo». Solo la parola dà senso al rito che da solo diventa ritualismo sterile. Il significato, il ruolo, la traduzione, l’inculturazione della Parola di Dio sono stati incredibilmente e gravemente causa di tante divisioni e di tanto sangue.

E’ la parola che dà al povero la dignità. Sinagoghe, e chiese sono al  servizio delle nostre povertà, non padroni:“tu non avresti alcun potere se non ti fosse stato dato dall’alto” rispose Gesù a Pilato.

E’ la parola che dà all’adultera la misericordia: «va’ e non peccare più»; con quella Parola cadono tutte le sinagoghe, tutta la legge… Oltre un certo limite nessuna sinagoga, nessuna chiesa, nessuna legge conta. Conta l’uomo santuario vivente che risponde a Dio.

Per questo Gesù sceglie di salire in Galilea, lontano dalle autorità   per realizzare la promessa di liberazione di ogni uomo. Crea intorno a sé una comunità di semplici pescatori, per pescare gli uomini:” Gesù disse loro, venite dietro a me”.

Ci tira fuori dall’acqua, simbolo biblico  del male e della morte, per salvarci, per darci  vita. Per la prima volta in Matteo appare il termine ‘vangelo’ che significa ‘buona notizia’. La buona notizia è quella del Regno dove Gesù guarisce :” ogni sorta di malattie e infermità nel popolo”. 

Anche noi se non: “rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”(Amoris Laetitia) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Credo che annunciare il vangelo senza coinvolgimento personale, sia una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, e le pecore fuggiranno via da Lui.


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Il canto gioioso di una bimba

Papa Francesco in Cile

Ieri sera, quasi notte, alle 23,20, il Papa è atterrato all’aeroporto di Santiago del Cile. Sulla scaletta un vento forte faceva scherzi con la tonaca bianca del Papa: lo accoglie il Presidente del Cile, ala signora Michelle Bachelet. Socialista, due mandati di governo, il terzo appena perso a scapito di un miliardario di destra. Il suo programma di rinnovamento del paese e di impegno sociale, non è riuscito a  concludersi, come spesso capita. Mi soffermo sula figura della Bachelet: a me, vecchio lombardo, mi è sembrato di rivedere quelle donne ‘socialiste’ degli anni  50-60 del secolo appena passato, anni della mia adolescenza. Donne concrete, socialiste, operaie o casalinghe, madri, educatrici dei figli all’onestà e al sacrificio. Un bel ‘socialismo’ di quegli anni. Così la Bachelet: semplice nel vestito, dimessa e cordiale nei saluti, ha accompagnato per una ventina di metri il Papa, dialogando, fino davanti a una orchestrina tutta di adolescenti che suonavano con grazia e ‘allegria’. Senza nessun ricevimento ufficiale. Il Papa con la Bachelet si è fermato ad ascoltare la banda per buoni dieci minuti, felice e sorridente: alla fine c’è stato il canto gioioso  di una bimba  tra i dieci-dodici anni, che ha cantato con  grazia davanti al Papa. La ragazzina ha poi scavalcato un ostacolo   ed è corsa davanti al Papa, abbracciandolo. Alla fine di questa semplice accoglienza, in macchina, il Papa è andato verso l’Ambasciata della santa Sede accompagnato dalle solite ali di folla.

don Enrico Ghezzi


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Share the announcement of peace and hope.

Pope Francis pilgrim in Chile and Peru

Pope Francesco  landed in Chile for his one week pilgrimage to Chile first and then Peru. This was the twenty-second pilgrimage abroad and the sixth to Latin America.

At the welcome ceremony in Chile, the Pope will be received by the outgoing President of the Republic,  Michelle Bachelet.

In addition to the capital, in Chile Pope Francis will visit the city of Temuco in the South where he will meet the Mapuche Indians and then on to Iquique in the North, a large mining area with huge social problems. In Peru, starting Thursday, he will visit the capital, Lima, the city of Puerto Maldonado in Amazonia and Trujillo on the Pacific Coast. This will be the first time a pope has visited Amazonia. We should recall that a special Synod on Amazonia has been convened in Rome in 2019.

As usual, while flying over Argentina,  the Pope will send a message – defined as “interesting” by the Director of the Vatican Press Office, Greg Burke – to the President of his country, Mauricio Macri.

The topic of the journey will be to share the message of peace and hope.

In Peru, one of the major events on his journey in South America will be in Puerto Maldonado where Pope Francis will meet the Amazonian communities: after the welcome ceremony, at 10 o’clock on Friday, 19th January the Pope will receive an expression of affection from the missionary children and the indigenous people’s leaders. About 11 a.m. there will be the long-awaited meeting with the native communities. Pope Francis will listen to what they have to say and give them a message of encouragement, solidarity and hope.


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Migrants and refugees, our brothers

 

World Day of migrants and refugees in 2018

“Welcoming, protecting, promoting and integrating migrants and refugees” is the title of the Holy Father’s message for the World Day of Migrants and Refugees to be celebrated on 14th January 2018. There are four, very clear verbs which commit the Church, National and International Institutions and all men of good faith to make urgent and daily efforts. At the beginning of his message, the Pope reminds us that the Book of Leviticus states : «You shall treat the stranger who sojourns with you as the native among you and you shall love him as yourself, for you were strangers in the land of Egypt: I am the Lord your God» ( Lv 19,34). Then Francis goes on to say: “Every stranger who knocks at our  door is an opportunity  to meet Jesus Christ who identifies with the welcomed and rejected strangers of every age” (see Mt 25,35-43).

The encounter with Jesus today occurs in communion with our migrant and refugee brothers and sisters.     Our world, as we can clearly see, is invaded by people; they are sons and daughters, not foreigners; they are sons and daughters, not immigrants.

The presence of the Lord occurs more and more in the joint presence of all peoples; they do not arrive with empty hands but bring gifts, individual gifts obviously: they bring spirituality, culture, tradition and humanity. When talking about migration, people often speak of the Biblical Exodus.  Instead, it is an Epiphany, a manifestation  of the Lord who is coming.

The Pope also writes in his message “Integration is not assimilation that leads migrants to suppress or forget their own cultural identity. Rather contact with others leads to discovering their “secret”, to open towards them, to welcome their valid aspects and thus contributing to a greater mutual awareness. This is a lengthy process which aims to shape societies and cultures,  rendering them more and more a reflection of the multi-faceted gifts of God to men”.

The Lord Jesus witnesses to us the paternity of God, who sent his Only Son to build the world according to the measures of love, where the lost sheep, the stone cast aside and the prodigal son are the objects of care, attention and charity of the Father. A father who desires that all shall be saved and  the dignity of all shall be recognized.

To be converted also means overcoming an antithesis between those inside and those outside, between those born in a territory and those who arrive there, and turn it into a synthesis which is that of love, in which we  go beyond ourselves and understand the sense of loss and bewilderment of many men and women.

International institutions continue to become more aware of the migratory phenomenon. The United Nations Summit which took place in New York on 19th September 2016, demonstrated the wish to intensify efforts in favor of migrants and refugees, to save their lives and protect their rights by sharing this responsibility on a global level.  For such purposes, the Member States undertook to draft and approve two Global Compacts by the end of2018, one dedicated to refugees and one to migrants.

The Church which has always reflected on the problem of migrants and refugees, most recently through the Migrants and Refugees Section (headed personally by the Pope) in the Vatican Department of Integral Human Development, has, after consulting various episcopal conferences and catholic NGO’s, drafted Twenty Points of Action  based on the so-called “good practices” , a concrete and implementable answer.

We must learn and understand and welcome all those who are suffering from war and hunger. We must seek out with courage among our “virtues” also that side of our character which  often takes after that of the Pharisees, in order to enter into another dimension of human fraternity based on reconciliation. It is not enough to use the Gospels as the basis of a strange etiquette: this is hypocrisy. We must eliminate all obstacles on the path to fraternity and make the House of the Father the house of all comers, no-one excluded.


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La coscienza del bene ci salva

qualche riflessione sul viaggio del Papa in Cile e Perù.

don Enrico Ghezzi

Parlando con i giornalisti, nel viaggio verso il Cile Papa Francesco ha riflettuto sul timore di una guerra nucleare. Sembrerebbe una ipotesi di una realtà impossibile da immaginare. Ma gli uomini sono capaci di tuto trasformando il potere di fare il bene, da cui furono dotati da Dio, al potere di fare il male. I milioni di morti nelle guerre ancora fresche di memoria, non  servono a niente. La storia ricorda ma non insegna.

Bisogna educarci al bene; il bene seminato nel cuore di ogni uomo deve prevalere  sul  male vissuto nell’anima di poche persone. E’ necessario “vedere”il bene per vincere il male. Non basta perciò riportare le parole del Papa: bisogna affermare con le parole, con le opere, con la bontà e la tenerezza, tutto ciò che fa pensare l’umanità ad esigere che il bene vinca sul male. Ma le paure e il disinteresse dei popoli spingono  ad adattarsi al destino di quello che verrà. E’ la coscienza del bene che ci salva.


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Condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza.

Papa Francesco pellegrino in Cile e Perù

Papa Francesco è partito questa mattina per il pellegrinaggio di una settimana prima in Cile e poi in Perù. E’ il ventiduesimo pellegrinaggio all’estero e il sesto in America Latina.

Nella cerimonia di benvenuto in Cile il Papa sarà accolto dalla presidente uscente della Repubblica, ma ancora in carica, Michelle Bachelet.

In Cile, oltre alla capitale, papa Francesco visiterà le città di Temuco, a Sud, dove incontrerà le popolazioni indigene Mapuche, e Iquique, nel Nord zona ricca di miniere e di grandi problemi sociali. In Perù, da giovedì , sarà nella capitale Lima, in Amazzonia nella città di  Puerto Maldonado e a Trujillo, sul Pacifico. Sarà la prima volta di un papa in Amazzonia; ricordiamo che nel 2019 è stato convocato a Roma un sinodo straordinario sull’Amazzonia.

Risultati immagini per papa in Cile e Perù

Sorvolando l’Argentina il papa come da consuetudine invierà un messaggio definito «interessante» dal portavoce vaticano, Greg Burke.al presidente del suo paese, Mauricio Macrì.

Il tema del viaggio sarà condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza.

Mentre in Perù, uno degli incontri principali del viaggio in Sud America sarà a Puerto Maldonado: lì papa Francesco per la prima volta entrerà in contatto con le comunità dell’Amazzonia: alle 10 di venerdì 19 gennaio dopo i saluti previsti, il Papa riceverà anche espressioni di affetto dall’infanzia missionaria e dai leader indigeni. Verso le 11 ci sarà l’atteso incontro con le comunità native. Papa Francesco ascolterà le comunità e rivolgerà loro un messaggio di incoraggiamento, solidarietà e speranza.

Di seguito il programma del pellegrinaggio papale:

Lunedì 15 gennaio 2018

ROMA – SANTIAGO

8.00 Partenza in aereo da Roma/Fiumicino per Santiago

20.10 Arrivo all’aeroporto internazionale di Santiago

Cerimonia di benvenuto

21.00 Arrivo del Santo Padre alla Nunziatura Apostolica

 

Martedì 16 gennaio 2018

SANTIAGO

8.20 Incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo Diplomatico nel Palacio de la Moneda

9.00 Visita di cortesia al Presidente nel Salon Azul del Palacio de la Moneda

10.30 Santa Messa nel Parque O’Higgins

16.00 Breve visita al Centro Penitenciario Feminino di Santiago

17.15 Incontro con i Sacerdoti, Religiosi/e, Consacrati e Seminaristi nella Cattedrale di Santiago

18.15 Incontro con i Vescovi nella Sagrestia della Cattedrale

19.15 Visita privata al Santuario di San Alberto Hurtado, SJ

Incontro privato con i sacerdoti della Compagnia di Gesù

 

Mercoledì 17 gennaio 2018

SANTIAGO-TEMUCO-SANTIAGO

8.00 Partenza in aereo dall’aeroporto di Santiago per Temuco

10.30 Santa Messa nell’aeroporto di Maquehue

12.45 Pranzo con alcuni abitanti dell’Araucanía nella casa “Madre de la Santa Cruz”

15.30 Partenza in aereo dall’aeroporto di Temuco per Santiago

17.00 Arrivo all’aeroporto di Santiago

17.30 Incontro con i giovani nel Santuario di Maipú

18.30 Trasferimento in auto chiusa alla Pontificia Università Cattolica del Cile

19.00 Visita alla Pontificia Università Cattolica del Cile

 

Giovedì 18 gennaio 2018

SANTIAGO-IQUIQUE-LIMA

8.05 Partenza in aereo dall’aeroporto di Santiago per Iquique

10.35 Arrivo all’aeroporto internazionale di Iquique

11.30 Santa Messa nel Campus Lobito

14.00 Pranzo con il Seguito Papale nella “Casa de retiros del Santuario Nuestra Señora de Lourdes” dei Padri Oblati

16.45 Arrivo all’aeroporto di Iquique

Cerimonia di congedo

17.05 Partenza in aereo dall’aeroporto di Iquique per Lima

 

PAPA FRANCESCO IN PERÙ

17.20 Arrivo all’aeroporto di Lima

Cerimonia di benvenuto

 

Venerdì 19 gennaio 2018

LIMA-PUERTO MALDONADO-LIMA

8.30 Partenza in aereo da Lima per Puerto Maldonado

10.15 Arrivo all’aeroporto di Puerto Maldonado

10.30 Incontro con i popoli dell’Amazzonia nel Coliseo Regional Madre de Dios

11.30 Incontro con la popolazione nell’Istituto Jorge Basadre

12.15 Visita all’Hogar Principito

13.15 Pranzo con i rappresentanti dei popoli dell’Amazzonia nel Centro Pastorale Apaktone

14.35 Partenza in aereo per Lima

16.10 Arrivo all’aeroporto di Lima

16.20 Visita alla Cappella della Base Aerea

16.45 Incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo Diplomatico nel Cortile d’Onore

17.15 Visita di cortesia al Presidente nel Salone degli Ambasciatori del Palacio de Gobierno

17.55 Incontro privato con i membri della Compagnia di Gesù nella chiesa di San Pedro

 

Sabato 20 gennaio 2018

LIMA-TRUJILLO-LIMA

7.40 Partenza in aereo per Trujillo

9.10 Arrivo all’aeroporto di Trujillo

10.00 Santa Messa sulla spianata costiera di Huanchaco

12.15 Giro in papamobile nel quartiere “Buenos Aires”

15.00 Breve visita alla Cattedrale

15.30 Incontro con i Sacerdoti, Religiosi/e, Seminaristi delle Circoscrizioni Ecclesiastiche del Nord del Perù nel Colegio Seminario San Carlos y San Marcelo

16.45 Celebrazione Mariana – Virgen de la Puerta nella Plaza de Armas

18.15 Partenza in aereo per Lima

19.40 Arrivo all’aeroporto di Lima

 

Domenica 21 gennaio 2018

LIMA- ROMA

9.15 Preghiera dell’Ora Media con Religiose di vita contemplativa nel Santuario del Señor de los Milagros

10.30 Preghiera alle Reliquie dei Santi peruviani nella Cattedrale di Lima

10.50 Incontro con i Vescovi nel Palazzo Arcivescovile

12.00 Angelus nella Plaza de Armas

12.30 Pranzo con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica

16.15 Santa Messa nella Base Aerea “Las Palmas”

18.30 Arrivo in aeroporto

Cerimonia di congedo

18.45 Partenza in aereo per Roma/Ciampino

 

Lunedì 22 gennaio 2018

ROMA

14.15 Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino


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Migranti e rifugiati, nostri fratelli

Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati” è il titolo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra oggi 14 gennaio 2018. Sono quattro verbi molto chiari che impegnano la Chiesa, le istituzioni nazionali e internazionali, tutti gli uomini di buona volontà ad uno sforzo urgente e quotidiano. Ricorda il papa all’inizio del Suo messaggio il libro del Levitico: «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» ( Lv 19,34). Così prosegue Francesco: “Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca” (cfr Mt 25,35-43).

L’incontro con Gesù oggi si rivela anche nella comunione con i fratelli migranti e rifugiati. Il nostro mondo, oggi lo vediamo bene, è invaso dalle genti; sono figli e figlie, non stranieri; sono figli e figlie non immigrati.

La presenza del Signore si manifesta sempre di più nella conpresenza di tutti i popoli; essi non vengono a mani vuote ma portano doni, che non sono le singoli cose naturalmente, portano una spiritualità una cultura una tradizione una umanità. Si parla spesso a proposito delle migrazioni, di Esodo biblico; si tratta invece di una Epifania, una manifestazione del Signore che viene.

Scrive ancora il papa nel Suo messaggio:” L’integrazione non è un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca. È un processo prolungato che mira a formare società e culture, rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini”.

Risultati immagini per Migranti e rifugiati giornata mondiale 2018

Il Signore Gesù ci testimonia la paternità di Dio, che ha mandato Suo Figlio per ricostruire un mondo secondo le misure dell’amore, dove  la pecora smarrita, la pietra scartata, il figliol prodigo sono oggetto della cura, dell’attenzione e della misericordia del Padre. Un Padre che desidera che tutti siano salvi e che tutti siano riconosciuti nella loro dignità.

Convertirsi significa anche superare come un’antitesi, tra quelli di dentro e quelli di fuori, tra coloro che sono nati in un territorio e coloro che vi arrivano, e superarla in una sintesi che è quella dell’amore, nella quale si va al di là di se stessi, andando incontro allo smarrimento di tanti uomini e donne.

Le istituzioni internazionali stanno prendendo sempre più coscienza del fenomeno migratorio. Il Vertice delle Nazioni Unite, svolto a New York il 19 settembre 2016, ha manifestato la  volontà di intensificare gli sforzi  a favore dei migranti e dei rifugiati per salvare le loro vite e proteggere i loro diritti, condividendo tale responsabilità a livello globale. A tal fine, gli Stati si sono impegnati a scrivere ed approvare entro la fine del 2018 due patti globali ( Global Compacts ), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti.

La Chiesa che da sempre ha elaborato una riflessione sul problema dei migranti e dei rifugiati, ultimamente tramite la Sezione Migranti e Rifugiati ( guidata personalmente dal papa) del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dopo essersi consultata con varie conferenze episcopali e ONG cattoliche  ha elaborato Venti Punti di Azione che sono fondati sulle cosiddette “buone pratiche” una  risposta concreta e attuabile.

Impariamo a capire e accogliere tutti coloro che soffrono la guerra o la fame. E ricerchiamo con coraggio nelle nostre “virtù” anche il loro carattere spesso farisaico e settario, per entrare dentro un’altra misura della fraternità umana, basata sulla riconciliazione. Non basta fare del Vangelo la norma di uno strano galateo di comportamento: questa è ipocrisia. Occorre eliminare ogni ostacolo sulla via della fraternità e fare della casa del Padre veramente la casa di tutti, dove nessuno sia scartato.


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Nel nuovo anno ripartire da Gesù Cristo

Non è sempre facile credere al Dio di Gesù Cristo. A volte è più facile credere a un dio che distribuisce miracoli, a un dio da meritare più che da accogliere.
Gesù ci invita invece ad allargare lo sguardo, ci invita a vedere meglio; ci parla di un Dio che cammina di terra in terra, che a Zarepta soccorre una vedova straniera, che in Siria guarisce  dei lebbrosi. Un Dio che cammina quotidianamente con noi, nell’ordinario e che non guarda prima di tutto i nostri meriti o le nostre appartenenze, ma ai nostri bisogni e ci ama per quello che siamo.
Credere in  un dio che guarda prima di tutto i meriti o le appartenenze ha come conseguenza rappresentare una Chiesa che si difende, che esclude chi non ha meriti da vantare, o chi ne ha pochi; una Chiesa che diventa una elite, una struttura chiusa che non accoglie come non affascina se non pochi eletti. Una Chiesa che non incide nella realtà quotidiana, che passa solo per la tangenziale delle nostre vite, fermandosi all’occorrenza nei salotti televisivi e nelle lobby.
Credere invece al Dio di Gesù Cristo che guarda prima di tutto alle nostre debolezze e ai nostri bisogni si traduce  nel costruire “una Chiesa in uscita”, dove i confini sono il mondo, dove i pastori hanno l’odore delle pecore non soltanto dell’incenso, e dove nessuno si sente escluso o abbandonato.
Attorno a Gesù ci sono sempre stati e ancora ci sono gruppi di fanatici, violenti e integralisti, che usano la religione e la Chiesa per i propri interessi. Lo sa bene e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco – alcuni non servono la Chiesa ma si servono della Chiesa per i loro interessi.
La frase del Vangelo di Luca – «passando in mezzo a loro si mise in cammino» (Lc 4,30) – rappresenta uno straordinario monito per tutti noi e per tutta la Chiesa. Gesu’ passa oltre, se ne va. Se ne va, quando la fede si allea con il potere. Se ne va,quando il clericalismo prevarica sul popolo di Dio e sullo stesso Vangelo. Se ne va, quando il Vangelo è ridotto a legge morale e non ne è il fondamento, o quando si difendono principi astratti e privilegi molto concreti invece di comprendere e accompagnare situazioni ordinarie molto concrete.
Il Signore va verso e rimane dove la fede è semplice e sincera; dove la speranza non è retorica, ma attesa fiduciosa di una promessa che si compirà; e dove la carità ascolta il grido del povero e tende la mano ad ogni fratello, senza giudizio, condizioni o “preferenza di persone”.


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La stalla e la stella

I Magi videro la stella e la percepirono come un segno; avrebbero potuto adorarla come suggeriva la loro cultura e la loro formazione; invece capirono con l’aiuto della Grazia che era un segno e andarono a Gerusalemme per chiedere dove fosse nato il bambino. Gli fu risposto tramite la Parola di Dio:” a Betlemme di Giudea perché così è scritto”

La stella provoca una grandissima gioia ma rimane un segno; i magi vanno oltre il segno e trovano il bambino; vanno oltre il segno tramite la Parola di Dio; i segni non sono utili per il loro splendore, ma se interpretati alla luce della Parola di Dio.

Vanno a Betlemme a vedere. Vedere che cosa? C’è una grande differenza tra lo splendore della stella e il piccolo bambino, in una semplice e avvilente capanna. Ecco dove entra la fede; credere in Dio davanti alle cose piccole, un bambino in una capanna, il seme gettato, Il lievito nella pasta, un granellino di senape.

L’Altro aspetto fondamentale della Festa della Epifania è la manifestazione di Cristo a tutte le genti.  Il capitolo 60 del profeta Isaia è veramente una luce che illumina i nostri passi verso la contemplazione del bambino nelle nostre vite.

Gerusalemme risplende di una luce non sua, ma di una luce che è venuta su di lei; Isaia da un nome a questa luce, il Signore. Su Gerusalemme risplende non solo un luce, non solo la Gloria ma il Signore stesso.

“I Popoli cammineranno alla tua luce e i re allo splendore che emana da te” Questa luce che è il Signore è l’unica luce che brilla nel mondo, che attira, che segna il cammino, di tutti i popoli e di tutti i capi, i re.

Isaia si rende subito conto che neanche Gerusalemme è consapevole di questo; il mondo non capisce che il Signore regna.  Allora come fa spesso Isaia lo fa  riflettere  con queste stupende parole: Gira intorno gli occhi e guarda, tutti costoro si sono radunati e vengono a te; figli vengono da lontano e figlie ti saranno portate in seno.”

Il nostro mondo, oggi lo vediamo bene, è invaso dalle genti; sono figli e figlie, non stranieri; sono figli e figlie non immigrati; sono figli e figlie che Gerusalemme, il nostro mondo non sapeva di avere.

“A quella vista tu risplenderai, sarà commosso e si rallegrerà il tuo cuore; perché si riverserà su di te la moltitudine delle genti del mare, e le schiere dei popoli verranno a te.”

 Il profeta ci sta dicendo che la presenza del Signore si manifesta sempre di più nella conpresenza di tutti i popoli; San Paolo si inventa il termine concorporei che è molto efficace; tutti i popoli sono un solo corpo.

Si parla in Isaia di genti del mare; cioè neanche il mare può più arrestare  questo flusso di popoli. Il mare come sappiamo ha fatto numerose vittime nel pellegrinaggio dei migranti, ma neanche il mare, che nella bibbia è sinonimo di male, di avversità, può fermare la volontà di Dio di unire il mondo in  una sola famiglia.

Dicono ancora Isaia e i racconti sui Magi nei vangeli, che questi popoli non vengono a mani vuote ma portano doni, che non sono le singoli cose naturalmente, ma le lodi del Signore, portano una spiritualità una cultura una tradizione una umanità, altro che rubarci il lavoro.

Si parla spesso a proposito delle migrazioni, di Esodo biblico; e se invece fosse una Epifania ?


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Tempo di Natale; di che cosa abbiamo bisogno?

Quasi fino ai nostri giorni il Natale era vissuto come un momento di sosta e di riposo dai brutti giorni della vita feriale; anche la guerra quasi si fermava. Al fronte i cannoni tacevano per una intera giornata, i fucili erano riposti nel fodero. Il nemico per un giorno, non esisteva più e in un certo senso gli uomini diventavano tutti fratelli. Dopo un poche ore però tutto tornava come e peggio di prima.

Oggi abbiamo ben capito che se vogliamo vivere senza finzioni, l’unico modo è quello di ritornare alla Parola di Dio che si incarna. «Dio nessuno l’ha mai visto, soltanto il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato». Abbiamo bisogno del Dio della fede, rivelato dalla Parola di Gesù, altrimenti sarebbe un Dio concettuale, uno strumento fantasioso per le varie ideologie. Abbiamo anche bisogno di credere nell’uomo, di rispettarlo e di rispettare l’ambiente in cui vive. L’uomo viene spesso scartato, quando è debole, vecchio, dimenticato. Nei nostri presepi scorrono i ruscelli, il muschio odora di Natale, ma le nostre terre sono “del fuoco” devastate dai rifiuti tossici, l’aria i fiumi e i mari inquinati. Le periferie delle città sono lazzaretti, in loro non c’è posto per la dignità uomo.

Risultati immagini per Natale A santa maria ai Monti Roma

Abbiamo bisogno di vivere sul serio il Natale che viene a partire dalla nostra umanità, per saper accogliere degnamente quella di Cristo. Il Natale descritto dai profeti, in particolare Isaia si colloca sul versante della umanità in un punto molto preciso: dividere il pane con l’affamato. Il vero Natale è l’incontro con le persone più bisognose e solo così si può incontrare Dio che viene. Il Natale che aspettiamo di cui parlano i profeti fino a Giovanni Battista è il digiuno dall’egoismo, dall’interesse privato, dalla corruzione, dalla globalizzazione della indifferenza.

Nel bambino Gesù, debole come ogni uomo, che deve compiere il suo viaggio, Dio stesso si rivela, si rende presente, viene ad abitare la nostra storia. La debolezza è la casa di Dio. Questo significa anche che lo sguardo su Gesù bambino deve diventare anche sguardo su noi stessi, nuova comprensione di noi e della nostra povera vita di donne e di uomini, come luogo in cui, proprio grazie alla nostra debolezza, Dio vive, si rende presente, e ci ama fino alla fine.