"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)
Ringraziamo il Signore per la possibilità di vivere più intensamente in questi giorni i nostri rapporti famigliari. Stare in famiglia, con gli amici più intimi e’ un segno di come dovremo sempre essere, quasi una rivelazione della nostra esigenza naturale di fraternita’. Purtroppo lo sappiamo, non e’ sempre così. Come mai questa esigenza di fraternita’ e’ spesso disattesa sia a livello personaLe che comunitario? La risposta del Natale e’ molto chiara.
La luce e’ venuta nel mondo e noi spesso abbiamo preferito le tenebre. Dio e’ venuto nel mondo, fra i suoi, ma sono proprio i suoi a non averlo accolto. Siamo anche noi i suoi che non lo accolgono.
La salvezza e’ venuta, l’hanno vista tutti i popoli della terra, ci ricorda la Scrittura, ma poi subito abbiamo guardato da un’altra parte.Ecco perché spesso non c’e’ fraternita’. Guardare dall’altra parte puo’ significare tante cose; ad esempio una fede intellettuale , borghese, che sa tutto del bambino, conosce anche il luogo di nascita, ma come gli Scribi non fa un passo per andare a Betlemme.
“Dio nessuno lo ha mai visto, soltanto il Figlio unigenito che e’ nel seno del Padre, lo ha rivelato”. Dobbiamo scegliere il Dio bambino rivelato dalla Parola fatta carne, altrimenti la fede diventa un concetto intellettuale o peggio ancora un raffinato strumento ideologico, per difendere principii che al contrario non vanno difesi, ma semplicemente vissuti.
E’ spesso vero che non conosciamo Dio, ma e’ altrettanto vero che molto spesso non conosciamo neanche l’uomo, tanto lo abbiamo disumanizzato insieme al creato. Uomini respinti e abbandonati; bambini violentati con in mano non giocattoli ma armi; donne usate e gettate via. La natura depredata della sua bellezza non più al servizio dell’uomo ma merce di guadagno e profitto per pochi. Il Natale ci richiama tutti a tornare all’origine del vero rapporto tra Dio e ogni uomo.
Come possiamo fare? Dice il Prologo di Giovanni: “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Ecco un grande messaggio del Natale; Figli di Dio, uomini non disumanizzati, non si nasce ma si diventa, accogliendo Gesù e imitando la sua vita, compiendo semplicemente e senza condizioni, le Beatitudini.
“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Dobbiamo accogliere l’amore di Dio e poi subito manifestarlo. Non dobbiamo commettere l’errore, come spesso abbiamo fatto, di combattere le tenebre; non si deve combattere il male, perché è troppo più forte. Dobbiamo compiere il bene, espandere la luce, e così le tenebre sono sopraffatte. Vincere il male con il bene.
Natale insegni alla Chiesa, ad ogni cristiano e ad ogni uomo di buona volontà a fare il bene, amando i nemici senza combatterli.
La prima lettura di questa domenica seconda di Avvento, tratta dal profeta Isaia racconta di un germoglio che spunta da un tronco inaridito. Noi crediamo che il Signore che viene sostiene la nostra povera vita, e anche se in tanti giorni tutto sembra arido e secco, da qualche parte spunta sempre un germoglio di speranza e di vita nuova. Noi crediamo che questo è vero, perché è lo Spirito Santo che custodisce questo germoglio, cura la sua fragilità, è attento a difenderlo da ogni pericolo: “Dite agli smarriti di cuore, coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio,” dirà il profeta Isaia.
Lo Spirito attesta che il germoglio è un germoglio di giustizia. Ecco un compito di Avvento che lo Spirito ci assegna ; lottare contro le ingiustizie, entrare nelle piaghe del mondo e mettersi come nostro Signore dalla parte delle pietre scartate. Le ingiustizie i soprusi, non le compie nessun demonio, ma alcuni uomini in carne ed ossa. E’ compito dei cristiani denunciare i nomi e i cognomi degli usurpatori e dei loro complici ad ogni livello, insieme ai nomi delle vittime.
Abbiamo l’esempio di Giovanni il Battista che preparando la via al Signore gridava forte:” «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di potere sfuggire di sottrarvi all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”.(Mt 3,8-9).
Per fare anche noi questo verso i farisei e sadducei del nostro tempo, abbiamo bisogno di riscoprire il nostro battesimo, troppo spesso ridotto ad un inutile rito di un cattolicesimo borghese ben al riparo dalla “meravigliosa complicatezza”(papa Francesco) della vita. Dice Giovanni Battista:” Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”(Mt 3,12)
Un battesimo di fuoco ci serve; ci serve la passione per lottare contro le ingiustizie, ci serve la potenza dello Spirito che abbatte tutti i muri e gonfia le vele della giustizia e della carità.
Nella Chiesa sono finiti i tempi nei quali che parlava e lottava per la giustizia e si metteva dalla parte delle pietre scartate, veniva scartato anche Lui, messo da parte in favore di cortigiani e complici di vanità. Che il Signore ci aiuti sempre ad essere dalla parte dei poveri, custodi del regno e annunciatori di Colui che sta per venire.
Si è concluso il Giubileo straordinario della misericordia e Papa Francesco ci ha donato la Lettera Apostolica “Misericordia et Misera“.
Partendo dal capitolo 8 del Vangelo di Giovanni, che racconta dell’incontro tra Gesù e la donna sorpresa in adulterio, Papa Francesco traccia le linee programmatiche per il futuro della Chiesa perché sia sempre maestra e strumento di misericordia. Papa Francesco pensa ad una Chiesa che non solo viva quotidianamente la misericordia ma anche la celebri nel suo atto più importante che è la liturgia.
“Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: «Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia». Quanta pietà e giustizia divina in questo racconto! Il suo insegnamento viene a illuminare la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, mentre indica il cammino che siamo chiamati a percorrere nel futuro. […] La misericordia, infatti, non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre”. (Mm 1)
La “Buona Notizia” di Gesù non è una nuova filosofia, ma è la risposta al desiderio di tutti gli uomini di ogni tempo, essere amati e liberati da ogni schiavitù. Tutti gli uomini, non solo sono oggetto di un amore misericordioso, ma anche soggetti liberi di amare. Chiunque curi le piaghe del mondo, difenda il creato, non escluda nessuno a priori, è nel cuore stesso di Dio. Non dimentichiamo mai di ringraziare del bene, da chiunque sia fatto.
“Gesù d’altronde lo aveva insegnato con chiarezza quando, invitato a pranzo da un fariseo, gli si era avvicinata una donna conosciuta da tutti come una peccatrice (cfr Lc 7,36-50). Lei aveva cosparso di profumo i piedi di Gesù, li aveva bagnati con le sue lacrime e asciugati con i suoi capelli (cfr v. 37-38). Alla reazione scandalizzata del fariseo, Gesù rispose: «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco» (v. 47). […] Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita. Non c’è pagina del Vangelo che possa essere sottratta a questo imperativo dell’amore che giunge fino al perdono. Perfino nel momento ultimo della sua esistenza terrena, mentre viene inchiodato sulla croce, Gesù ha parole di perdono: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). (Mm2)
Misericordia e verità s’incontreranno, ci ricorda il Salmo 85. La misericordia non è un gesto che comunica amore, che trasferisce diciamo dall’alto in basso l’amore di Dio, ma è molto di più; misericordia è uno stare in comunione con la verità dell’altro; stare in comunione con la dignità di figlio di Dio di ogni persona; la verità dell’uomo infatti è prima di tutto la sua immagine e somiglianza con il creatore. Si assiste ogni tanto a qualche maldestro tentativo di separare la verità, dalla misericordia, la prima apparterrebbe alla dottrina, e la seconda alla pastorale; questo è un tragico errore, perché la misericordia non è un metodo pastorale, ma è il vangelo, il cuore stesso di Dio.
“Quanta gioia è stata suscitata nel cuore di queste due donne, l’adultera e la peccatrice! Il perdono le ha fatte sentire finalmente libere e felici come mai prima. Le lacrime della vergogna e del dolore si sono trasformate nel sorriso di chi sa di essere amata. La misericordia suscita gioia, perché il cuore si apre alla speranza di una vita nuova. La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza.” (Mm3)
E’ molto importante questo forte richiamo alla gioia. Così come nella Evangelii Gaudium papa Francesco ricorda che la gioia è una dimensione spirituale, biblica e sociale dalla quale non si può prescindere. La gioia del Natale così ben descritta nei cosiddetti vangeli della infanzia è ormai all’orizzonte. Purtroppo a volte I cristiani sono diventati alleati della tristezza, della notte, della conservazione, della ripetizione dell’antico, hanno avuto paura di ogni modernità, in fondo hanno avuto paura delle “cose nuove” già annunciate dai profeti biblici. Per la cattiva testimonianza di alcuni, il cristianesimo è stato percepito come un talento da nascondere in una buca. Ogni entusiasmo per i grandi valori della storia, della libertà, della fraternità, della uguaglianza è stato spesso sopito per un eccesso di prudenza e in definitiva per una vita fede povera, più attenta al potere che al servizio. Dobbiamo combattere con tutte le forze questo cristianesimo del talento nella buca, perché, come dice Paolo, noi siamo figli del giorno; noi siamo svegli non per nascondere i talenti ma per rischiare, avendo l’audacia con la forza dello Spirito di cambiare il mondo. I cristiani sono figli della luce, non guardiani di un museo delle cere, o soldati di un fortino arroccato.
[…] assume un significato particolare anche l’ascolto della Parola di Dio. Ogni domenica, la Parola di Dio viene proclamata nella comunità cristiana perché il giorno del Signore sia illuminato dalla luce che promana dal mistero pasquale”. (Mm6) “Nel Sacramento del Perdono Dio mostra la via della conversione a Lui, e invita a sperimentare di nuovo la sua vicinanza. È un perdono che può essere ottenuto iniziando, anzitutto, a vivere la carità.[…]Quanta tristezza quando rimaniamo chiusi in noi stessi e incapaci di perdonare! Prendono il sopravvento il rancore, la rabbia, la vendetta, rendendo la vita infelice e vanificando l’impegno gioioso per la misericordia”. (Mm8)[…] “Ricordiamo con sempre rinnovata passione pastorale, pertanto, le parole dell’Apostolo: «Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione»(2 Cor 5,18). (Mm11)
La Chiesa è il lievito dell’unica storia degli uomini. Noi non ci poniamo come ideologia contro altre ideologie ma come segno e strumento di riconciliazione. Affidando a noi la parola della riconciliazione. A noi è affidata questa parola. A noi non è affidata la parola della guerra, del fondamentalismo che può riguardare anche noi, che fa dire ad alcuni “cattolici”, l’islam è tutto fondamentalista, tutto anti cristiano ; stiamo attenti a non mancare a ciò che ci è stato affidato, la Parola della riconciliazione costi quello che costi. Una parola di Misericordia che spezza le barriere, abbatte i muri e riconcilia, dona la Pace, quella vera. Questo è il vero il grido della sentinella biblica, la riconciliazione.
Su questa Parola saremo giudicati. Dio mi giudicherà a partire da qui: che cosa hai fatto per i tuoi fratelli? come ti sei riconciliato con loro? Hai soffiato sul fuoco di presunte guerre di religione che non esistono e che invece nascondono altri interessi o hai vissuto atti di riconciliazione, di pazienza e anche di perdono? saremo giudicati su questo (Mt 25).La Parola di Dio è una Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia. La Chiesa ha bisogno di testimoni che sperimentano che la Parola di Dio è efficace, opera ciò per cui è stata mandata.
“Durante l’Anno Santo, specialmente nei “venerdì della misericordia”, ho potuto toccare con mano quanto bene è presente nel mondo. Spesso non è conosciuto perché si realizza quotidianamente in maniera discreta e silenziosa. Anche se non fanno notizia, esistono tuttavia tanti segni concreti di bontà e di tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati. Esistono davvero dei protagonisti della carità che non fanno mancare la solidarietà ai più poveri e infelici. […] È il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia. La Chiesa ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» (Gv 20,30).” (Mm 17-18)
La misericordia rappresenta oggi per la Chiesa un appuntamento con la storia; nei primi secoli abbiamo difeso la fede ; poi abbiamo portato il vangelo fino ai confini della terra; oggi forse il compito dei cristiani è dire al mondo moderno che certamente, la storia è molte volte una povera storia, fatta di poveri uomini, un oceano infinito di sangue, ma rimane una storia della Salvezza dove il Padre non cessa di tendere la sua mano, e dove il vangelo della misericordia inesorabilmente si compie.
“Alla luce del “Giubileo delle persone socialmente escluse”, mentre in tutte le cattedrali e nei santuari del mondo si chiudevano le Porte della Misericordia, ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia” (cfr Mt 25,31-46). (Mm21)
«Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare» (Lc 9,12-13)
Il vangelo ci chiede di tener saldo il rapporto tra l’eucaristia la carità. I discepoli, di fronte alla fame della moltitudine sono stati tentati di far finta di niente, tentati di allontanare il problema, che erano persone, volti, storie concrete. L’eucaristia diventa la nostra condanna se congediamo le folle, radunate ormai davanti le nostre case e le nostre chiese. Allontanare i poveri nelle nostra vita, si può fare in tanti modi: quando facciamo finta di non vedere ciò che poi abbiamo sotto gli occhi, quando per tacitare la nostra coscienza, diciamo tanto è impossibile cambiare le cose, quando ci chiudiamo dentro il nostro benessere, aprendoci soltanto con una offensiva elemosina. L’eucaristia, la misericordia sono l’opposto del disinteresse, dell’individualismo, della logica del congedo. Stiamo tutti molto attenti al rischio di ridurre l’eucarestia ad una devozione privata, intimistica, come se tutto potesse risolversi nel rapporto esclusivo tra me e il Signore, un rapporto nel quale gli altri e il mondo non ci sono più.
Oggi sentiamo forte la profezia di papa Francesco, “non lasciatevi rubare la Speranza”. Dobbiamo reagire. Il modo cristiano di reagire, è spezzare il pane e darlo alle folle, spezzare noi stessi e darsi alle folle, sentire compassione per chi ti segue a piedi, o sui barconi, perché ha fiducia nel tuo essere cristiano, nel tuo essere italiano, la patria del Diritto, fiducia nella “bellezza “ del nostro paese.
Vogliamo ravvivare la nostra speranza, spezzare le stanche chiusure su noi stessi, i nostri individualismi, le nostre segregazioni individuali di classe, di popolo, aprendoci ad un futuro possibile e urgente. Oggi dobbiamo osare di più e tenere insieme le ragioni della Speranza cristiana e le ragioni della lotta fianco a fianco con chi ha fame. Di che cosa abbiamo bisogno al termine di questo Giubileo? Noi abbiamo bisogno soltanto di cristiani concreti, di uomini e di donne di buona volontà; abbiamo bisogno soltanto di persone perbene; abbiamo bisogno soltanto di persone competenti e non raccomandate; abbiamo bisogno di persone al servizio, di persone che vogliono bene al prossimo. Come ieri per la Salvezza non contava il circonciso nè l’incirconciso, così oggi non conta l’uomo di Destra, né l’uomo di Sinistra, non conta il conservatore o il progressista. Conta solo l’uomo, cosi’ come è, la Nuova Creatura redenta e amata dal Signore.
Chaque année, l’Eglise nous fait célébrer les 1 et 2 novembre, le mystère de notre Rédemption à travers la fête de Tous les Saints (1 nov.) et la Commémoration de tous nos fidèles défunts (2 nov.). A travers ces célébrations intenses, la liturgie nous ouvre les yeux sur l’Eglise dans sa triple dimension théologique: l’Eglise Militante, l’Eglise Souffrante et l’Eglise Triomphante. Au cours de ces célébrations, le peuple de Dieu qui est encore en pèlerinage sur cette terre fait monter ses prières vers le Seigneur en faveur de tous les fidèles défunts pour le louer et invoquer sa miséricorde.
L’Eglise du diocèse de Natitingou, unie à l’Eglise universelle n’a pas manqué à ces diverses célébration. Elle s’est rappelée, en plus de tous les saints reconnus, tous ses chrétiens et chrétiennes qui ont mené une vie de foi exemplaire basée sur l’Evangile. Parmi ceux-ci, on peut mentionner ces nombreux missionnaires de la Société des Missions Africaines (S.M.A) par qui nous avons reçu la première annonce évangélique, ces prêtres, ces religieux et religieuses, ces catéchistes qui se sont consacrés toute leur vie pour que s’enracine l’Evangile de Jésus-Christ. Beaucoup, à travers leur pastoral, se sont consacrés aussi pour la paix, pour la lutte contre la pauvreté, la lutte contre la misère toujours actuelle dans certains villages et villes, pour la lutte contre l’exploitation des enfants. Nombreuses sont ces personnes qui ont cherché la sauvegarde et l’entente des couples mariés fréquemment menacés par des idéologies maçonniques. Tous ceux-là font partie du cortège des saints que nous appelons « nos saints anonymes » et qui sans doute intercèdent aussi puissamment pour nous puisqu’ils ont vécu notre condition humaine.
Dans l’après-midi du 1er novembre, tous les fidèles des paroisses de la ville de Natitingou se sont réunis au cimetière catholique pour prier les offices des défunts et bénir les tombes. Par ce geste, nous recommandons à la miséricorde divine tous nos chrétiens défunts.
Le 2 novembre consacré à la commémoration des défunts, les fidèles formulent leurs intentions qui sont lues intégralement avant la célébration eucharistique ; pour éviter que cette lecture de la longue liste des intentions n’allonge pas le temps de la Sainte Messe, nous anticipons l’heure de la célébration (15 à 30 minutes).
Sur ma paroisse, Saint Martin de Tours, il existe un groupe de prière qui se rend dans les maisons des fidèles qui le désirent ; ce groupe prie avec les familles et implore l’intercession de la Vierge Marie, Notre Dame des douleurs, afin que Dieu sauve les âmes du purgatoire.
Ogni anno, la Chiesa ci invita a celebrare, il 1° ed il 2 novembre, il mistero della nostra Redenzione attraverso la festa di Tutti i Santi (1° nov.) e la Commemorazione di tutti i nostri fedeli defunti (2 nov.). Attraverso queste intense celebrazioni, la liturgia ci apre gli occhi sulla Chiesa nella sua triplice dimensione teologica : la Chiesa Militante, la Chiesa Sofferente e la Chiesa Trionfante. Nel corso di queste celebrazioni, il popolo di Dio che è ancora in pellegrinaggio su questa terra fa salire le proprie preghiere verso il Signore in favore di tutti i fedeli defunti per lodarlo ed invocare la sua misericordia.
La Chiesa della diocesi di Natitingou, unita alla Chiesa universale non ha mancato in queste differenti celebrazioni. Ha ricordato, oltre tutti i santi riconosciuti, tutti i suoi cristiani e cristiane che hanno condotto una vita di fede esemplare basata sul Vangelo. Tra questi, si possono menzionare quei numerosi missionari della Società delle Missioni Africane (S.M.A) grazie ai quali abbiamo ricevuto il primo annuncio evangelico, quei preti, quei religiosi e religiose, quei catechisti che si sono dedicati durante tutta la loro vita affinché si radicasse il Vangelo di Gesù Cristo. Molti, attraverso la loro azione pastorale, si sono anche dedicati alla pace, alla lotta contro la povertà, alla lotta contro la miseria sempre attuale in certi villaggi e città, alla lotta contro lo sfruttamento dell’infanzia. Numerose sono quelle persone che hanno cercato la salvaguardia e l’intesa delle coppie sposate spesso minacciate da ideologie massoniche. Tutti costoro fanno parte del corteo dei santi che chiamiamo «i nostri santi anonimi» i quali anche, senza dubbio, intercedono potentemente per noi poiché hanno vissuto la nostra condizione umana.
Nel pomeriggio del 1° novembre, tutti i fedeli delle parrocchie della città di Natitingou si sono radunati al cimitero cattolico per pregare nel corso dell’uffizio dei defunti e benedire le tombe. Con questo gesto, raccomandiamo alla misericordia divina tutti i nostri cristiani defunti.
Il 2 novembre, consacrato alla commemorazione dei defunti, i fedeli formulano le loro intenzioni che sono integralmente lette prima della celebrazione eucaristica ; per evitare che tale lettura della lunga lista delle intenzioni non prolunghi il tempo della Santa Messa, anticipiamo l’ora della celebrazione (da 15 a 30 minuti).
Nella mia parrocchia, San Martino di Tours, esiste un gruppo di preghiera che si reca nelle case dei fedeli che lo desiderino ; tale gruppo prega con le famiglie ed implora l’intercessione della Vergine Maria, Nostra Signora dei dolori, affinché Dio salvi le anime del purgatorio.
Every year the church invites us to celebrate on the 1st and 2nd November, the mystery of our Redemption by means of the festivity of All Saints (1st November) and the Commemoration of All Faithful Departed (2nd November). By means of these devout celebrations, the liturgy opens our eyes to the church and its triple theological dimension: the Church Militant, the Church Suffering and the Church Triumphant. During these celebrations, God’s people, still in pilgrimage on this earth, lift their prayers to the Lord on behalf of all the faithful departed in order to praise Him and invoke His mercy.
The church of the Diocese of Natitingou, tigether with the universal Church, has not failed to celebrate these different feast days. It recalled, in addition to all the recognized saints, all its Christian sisters and brothers who have led an exemplary life of faith based on the Gospel. Among the latter, we can surely mention the many missionaries of the Society of African Missions (S.M.A) thanks to whom we received the first evangelical announcement, those priests, those brothers and sisters, those catechists who devoted their life to ensure the deeply rooted establishment of the Gospel of Jesus Christ. Many of them, by means of their pastoral activities, also devoted themselves to peace, to the fight against poverty, to the fight against the extreme poverty still present in certain villages and towns, to the fight against the exploitation of children. Many are those who have sought to protect and assist married couples often threatened by masonic ideologies. All those who make up the procession of saints whom we call «our anonymous saints» who also, indubitably, intercede forcefully for us as they experienced our human condition.
On the afternoon of 1st November, all the faithful from the parishes of the city assembled at the Catholic cemetery to pray during the commemoration of the departed and blessing of the tombs. With this gesture, we recommend all our Christian departed to the Divine Mercy.
On 2nd November, devoted to the commemoration of the departed, the faithful formulated their requests which were all read out before the Holy Communion; in order to avoid that the reading of the long list of request prolong the duration of the Holy Mass, we started the celebration earlier (by about 15 to 30 minutes).
In my Parish, Saint Martin of Tours, there is a prayer group which goes to the homes of the faithful who so wish; this group prays with the families and implores the intercession of the Virgin Mary, our Lady of Sorrows, that God may save the souls in Purgatory.
On Mount Calvary, in front of the Cross, it is better not to talk or to cry out but only to contemplate. Let us contemplate the Cross as a synthesis of all those who give their lives for love. Let us also contemplate this Holy Year which has ended, by starting from the Cross; let us contemplate it, not by referring to numbers, or to major events but only to the Mystery of the Cross. I would also like to say let us contemplate the Evangelii Gaudium, Laudato Sì, Amoris Laetitia, Pope Francis’s three great documents as well, starting here, from a Pope who just like Jesus wishes to give his life for the human family he so loves and who tells the Church “You must do this too” as he tells each and everyone of us. We have received with joy Pope Francis’s Apostolic Letter “Misericordia et Misera” in order to listen to the final words of the Bishop of Rome on the Holy Year of Mercy.
Meanwhile let us contemplate the Cross. ”Ecce Homo”. Whoever sees this man on the cross sees God, our faith tells us. It is Jesus on the Cross not Caifa . This point is very important. We have to be careful of the Politics which wants to defend religion. How often do we hear that such and such a politician or party defends Catholic values? We must be careful because there is the risk of turning God’s house into a market or a cavern of thieves; indeed, it is not a risk but almost a certainty. We must rather ask Politics, the kingdoms of this world that is, with force to defend the dignity and freedom of men and women, of all men and women and especially, today, migrants and all minorities. Let us therefore ask Trump and Putin and other world leaders, to make peace but real peace. Not only do we have to fear when the Mighty make war but also when they make peace. Jesus was nailed to the Cross when Pilate and Herod made peace over Him, on His suffering.
Let us pray for a peace which will never again be shouldered by the poor. For example, a peace made when brandishing arms is not true peace. Nor can peace between people who in private are immoral or amoral be called peace.
Let us pray then to Jesus with his two biblical titles. Let us pray today to Christ the King of Peace. A kingdom which is freeing itself of all the cloaks and crowns of Constantine as a result of the enormous missionary efforts made by Pope Francis; the kingdom of Christ is Peace and Mercy. Let us pray to Christ the King of Peace and Mercy. Let us then pray to the Son of Man who, even though he was the son learned obedience from the things he suffered: Jesus King of Peace and Mercy suffered the violence of Power which rebelled against him; power, also causes the Pope to suffer, but just like Jesus, he doesn’t answer.
It might appear that by dying on the Cross, Jesus lost; it might appear that the Church of Mercy is destined to lose; so mighty is Power. Instead, Christ has already won, the Pope of Mercy has already won, because mercy is not only in the hands of certain holy people whom we meet throughout history but also in the hands of Our Father who is in Heaven.
That cross, that Son of Man, was resurrected by the Father who made him the Lord! Where? On which throne? Not on any throne. This King’s throne is the conscience of those men and women who believe in mercy, peace, dialogue, ecumenism and universal brotherhood and are prepared to give their life for this faith. This is why the Church of Mercy has already won. For the other worldly things, we may have many teachers but when we enter the sphere of pain and death, there is no teacher; all voices fall silent. Only from this Pulpit which is the Cross, can the suffering experienced by so many poor people teach us to listen and to contemplate a love which is even greater than death. Only a Church of Mercy is the Church of Christ.