ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Contempliamo dalla Croce il Giubileo che si chiude

Sul Calvario davanti alla Croce è bene non parlare, non gridare, ma bisogna solo contemplare. Contempliamo la Croce come sintesi  di tutti quelli che danno la vita per amore. Contempliamo anche questo Anno Santo che si chiude a partire dalla Croce; contempliamolo, non dai numeri, dai grandi eventi ma solo dal mistero della croce. Vorrei anche dire contempliamo anche Evangelii Gaudium, Laudato Sì, Amoris Laetitia , i tre grandi documenti di papa Francesco  da qui, da un papa che proprio come Gesù vuole dare la vita per l’umanità che ama, e dice alla Chiesa anche tu fai così, lo dice ad ognuno di noi. Aspettiamo con gioia la Lettera Apostolica di Papa Francesco “Misericordia et Misera” che lunedì sarà pubblicata per ascoltare la parola conclusiva del vescovo di Roma sull’Anno Santo della Misericordia.

Intanto contempliamo la croce. ”Ecco l’uomo”. Chi vede quell’uomo in croce vede Dio dice la nostra fede. In croce c’è Cristo non Caifa. Questa è una cosa molto importante. Dobbiamo stare attenti alla politica che vuole difendere la religione. Quante volte si sente dire, quel tale politico, quel partito, difendono  i valori cattolici. Stiamo attenti perché si rischia di fare della casa del Signore un mercato e una spelonca di ladri; anzi non è un rischio, è quasi una certezza.

Dobbiamo chiedere invece con forza alla politica, ai regni di questo mondo cioè, la difesa della dignità e della libertà dell’uomo, di ogni uomo, in particolare oggi dei migranti e di tutte le minoranze. Chiediamo allora ad esempio a Trump e Putin, ad altri leaders mondiali , di fare la pace, ma quella vera però. C’è da aver paura  sia quanto i grandi del mondo  fanno la guerra, ma anche quando fanno la pace. Gesù è stato inchiodato alla croce, quando Pilato ed Erode fecero la pace su di Lui, sulle sue sofferenze.

Preghiamo per una pace mai più sulle spalle della povera gente. Per esempio una pace con le armi in mano non è vera pace. Oppure una pace fatta tra persone che nel loro privato sono immorali o amorali non la possiamo chiamare pace.

Preghiamo allora Gesù con i due titoli biblici. Preghiamo oggi Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo missionario di papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di Costantino; la regalità di Cristo è la Pace, la misericordia.  Preghiamo Cristo Re della pace e della misericordia. Preghiamo poi il Figlio dell’uomo che pur essendo figlio imparò l’obbedienza dalle cose che patì; Gesù Re della pace e della misericordia ha patito la violenza del potere che si ribella; anche il papa patisce violenza dal potere, ma proprio come Gesù non risponde.

Sembra che Gesù morendo in croce abbia perso; sembra che la Chiesa della misericordia sia destinata a perdere; troppo forte è il potere. Invece Cristo ha già vinto, il papa della misericordia ha già vinto, perché la misericordia non è nelle mani solo di  alcune persone sante che incontriamo nella storia, ma è nelle mani del  Padre Nostro che è nei cieli.

Quel crocifisso, quel Figlio dell’uomo, il Padre lo ha resuscitato, lo ha costituito Signore! dove? Su quale trono? In nessun trono. Il trono di questo Re è la coscienza di quegli uomini che credono alla misericordia, alla pace, al dialogo, all’ecumenismo, alla fraternità universale e per questa fede sono disposti a dare la vita. Per questo la chiesa della misericordia ha già vinto. Per le altre cose della vita , possiamo avere tanti maestri,ma quando entriamo nell’ombra del dolore e della morte,non c’è nessun maestro; tutte le voci tacciono. Da questa unica cattedra che è la croce, l’esperienza del dolore di tanti poveri Cristi ci introduce nell’ascolto  e nella contemplazione di un amore più grande perfino della morte. Solo una chiesa di misericordia è quella di Cristo


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国王驾崩,新王万岁 (法国谚言)

唐纳德·特朗普将成为美国合众国第四十五届总统。美国新总统要手放在圣经上发誓;首先在白宫的蓝色大厅里举行私人仪式,其后根据传统一月二十日中午十二点之前举行公开仪式,随后总统就职正式开始。美国宪法上写着当选总统宣誓就职的誓词,他将要在一个法官(按照传统是首席大法官)的面前背诵:“ 我庄严宣誓(确认),我将忠实地履行美国合众国总统的职务,竭尽全力维护、保护与捍卫美国合众国的宪法”。

他将手按圣经宣誓。在美国传统里这不仅是一种形式的行为,而且具有深刻的含义。特朗普也是一个非常富有的人。圣经上耶稣把财富贬为工具的角色。不过祂警告我们财富经常成为了邪恶,因为人们把财富当作了伟大的与统治的、甚至灭绝穷人的工具。我们大家都看见,世界竟达到穷人被有计划和算计的灭绝地步。我们投下了夸张的资金来制造武器,导致几百万人死亡。我们在财富面前的责任命令我们行动,因为财富应该变成拯救人类的工具。

这是天主之爱在圣经上的意义。不是言谈的爱,而是事实与态度之真理上的爱。事实是经过一个互助经济、一个社会政策、一个包含在内而非排除在外的福利来进行,即意识到美国是一个加入全球化世界的大国,急需团结而不冷漠的全球化国家。

我们求天主使美国与美国新总统能配得上天主圣言,从某种意义上来说,全体美国人民也手按天主圣言发誓,配得上美国的大宪法,配得上美国的历史。


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不是走向终结,而是走向好事的完成。

我们所有教堂和大殿建筑的美丽是人类的遗产;欣赏它们不但是一种艺术性的,而且是精神上的乐趣。但如果这个形式美不符合聚集的天主子民内心的纯洁,也就是说组成教会的活石内心的纯洁,那么一切都会失去它的价值。

路加福音这么写说:“ 有些人正谈论圣殿是用美丽的石头,和还愿的献品装饰的”。我们欣赏外表美丽的时候,同时也被召叫不断地核查内心的美丽。耶稣很清楚的说,一个沦为羞辱和剥削穷人的小偷洞穴的神殿,就该被毁灭:“ 待那时日一到,没有一块石头留在另一块石头上,而不被拆毁的”。

没有一个经济、政治或宗教腐败的系统,不是迟早注定要结束的。“ 这些事开始发生时,你们应当挺起身来,抬起你们的头,因为你们的救援近了”。所以没有任何大灾难的恐惧,而是个历史走向好事完成的好消息。这是一个 “可怜” 的历史,它由穷人、还有许多痛苦和鲜血、不公正和专横所形成,但也是一个天主上智安排领导的历史,一个福音不容变更地应验的历史。

福音一直提醒我们,基督徒应该坚持这个信仰,要相信一切都往终结走不是真的,相反每天总有一个新的开始,就象我们向天父祈求的食粮一样。圣保禄就是为这个原因指责得撒洛尼人,因为他们没有想到目的、完成,而只想到终结,所以他们甚至停止了工作。

信仰生活总是某种诞生与再生的事,肯定不是某种死亡的事。所以我们要寻找天主,不是在雕像或假设的显现上,而是在人们、在生活中的事件、在出生的婴儿及从智慧宝座,给我们讲话的老人身上寻找天主。总之如果我们今天用圣神的眼光来看世界,在各民族迁移中相遇上,我们不只看见痛苦,而且也看见爱情,不只看见某个季节的结束,而且也看见某个新事的开始,我们还不能好好地识别,但这事已经是福音。弟兄友爱的空间扩展了,所有的隔墙推倒了。


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复活的真理没有主人却有证人

在福音中撒杜塞人(坚决否认死者复活),因为恐怕罗马人的镇压,所以他们曾试图分开耶稣与民众。撒杜塞人曾是犹太教后期的精神潮流,他们与法利塞人组成了以色列的统治阶级。他们有文化,出自祭司家庭,是贵族,在罗马占领者面前代表全以色列的大祭司,是从他们之间来的。

复活的好消息使人分隔;圣保禄在雅典阿勒约帕哥也经验了这个划分:“ 关于这事,我们后来再听你吧!”(宗17,32)。我们不应该造划分;所有受造物都是复活的子孙。受过洗礼圣事的我们,具有宣告这个希望的圣言的任务。我们要宣布,传播该圣言,但不要用那一位自觉是真理的主人的僵硬语气,因为复活的真理没有主人,却只有证人。

玛加伯书写说,他们与安提约古四世厄丕法乃作战时,因为他们爱民众,奉献出生命为了自己的信仰作了见证。有多少男人和女人在历史上做了同样的事情。我们纪念萨尔瓦多的总主教罗梅罗,他在被杀害的几天前曾说:“ 我将要复活,我的萨尔瓦多民众也将和我一起复活”。

圣经写说,复活与正义很有关系,它应该推倒一切篡夺者,但看得出仍有许多人站在自己的位置;这代表我们信仰中的某部分腐败了、失常了、虽然心想天国,但不再为解放地球上的受压迫者做负责任的选择。圣保禄说:“圣言把我们从腐败和邪恶人中解放出来”。

“ 你们为什麼在死人中找活人呢?” 圣史路加的这句话完整保留着它的美丽。耶稣基督的天主是活的那一位;这就是祂的名字。若果祂活着,祂叫我、寻找我,祂要求我作正义、解放和慈善的善工。我们期待能见到祂时,站在复活的光荣中。


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Escape from wolves. Pope Francis Good Shepherd

«I now realize how true it is that God shows no partiality, rather in every nation whoever fears him and acts uprightly is acceptable to him. .»(Acts 10,34). In this text of the Acts, Peter uses the verb αγαπάω which means to welcome with affection, love with tenderness; it is repeated many times in the Gospels and the Acts. In John’s letter, the same word is repeated ten times. “He that loveth not knoweth not God; for God is love”(1Jn 4,8).
To transmit faith means to show the same love for our brothers, indeed for all mankind. When Peter met the pagan, Cornelius the centurion and his family, he was conquered by a revelation of the Spirit, not by his own reasoning. It was revealed to Peter that the love of God does not let itself be limited by the laws or traditions of any doctrine whatsoever and does not, because of this, become do-goodism or relativism.

These simple quotations from the Scriptures seem to us sufficient to dismantle the basis of those objections from some parts which see the Catholic Church during the Pontificate of Francis on the brink of descending into relativism, delivered into the arms of a world, depicted, who knows why, in a prejudiced manner as being totally hostile to the Church.
We will try to answer some of these concerns:
1) The Pope has been accused of speaking little and badly about our Christian roots as a foundation of our freedom, as opposed to his predecessors.
The answer that can be given is twofold; first and foremost the “foundations of our freedom”, are not, strictly speaking, our Christian roots, but Christ himself and this makes the difference. The foundations are Christ himself who also respected other roots, first and foremost Judaic roots, and who, if he claimed any primacy, let us say, of foundation, it was only the primacy of love and service; Christians are the salt of the earth and the yeast in the dough and do not claim any dominant or exclusive position which would even be contrary to the Gospel.
In fact, the real problem, especially in some national churches, is that they talked, on the contrary, about Christian roots too much and badly, particularly the so-called devout atheists and conservative Catholics, who defended hanging the crucifix on walls and in their writings but whose lifestyle often contradicted the message of the crucifix in a blatant manner or theorized separation between public and private morality. To forget this is unacceptable. This certainly does not mean putting the so-called European roots before all else.
“Jesus of Nazareth, Him ye have taken and nailed to the cross “(Acts 2,23) says Peter; the devout atheists and conservative Catholics have seen fit to take him down from the wooden cross, that is to say from the humility and simplicity and from the suffering of so many poor people who carry the cross every day, in order to hang him on the walls of cheap politics and even on the shields of armies, thus depriving the crucifix of its profound meaning. Pope Francis talks about Christian roots when it is necessary and in an appropriate manner, not in an ideological way or by making sterile assertions but asks us to rediscover and truly live those roots today. In this regard, we wish to recall the long speech he made during his pontificate to the European Parliament in Strasbourg on 25th November 2014, in which he quoted many passages from John Paul II and made them his own.
2) The contribution of Christianity to any culture is that of Christ with the Washing of Feet, said Pope Francis to La Croix during an interview. According to some, the Pope had forgotten to evoke the Sermon on the Mount and The Beatitudes, the basis for the Washing of Feet.
Here, we will be very brief since it is obvious that such objections are prejudiced. It is clear that the Pope places the foundations of the Gospel on Love without any ambiguousness in his actions and speeches. One of many is when he reminds us that the church is not a NGO and emphasizes the primacy of Charity in his mandate – incidentally, totally in line with Pope Benedict XVI. Moreover, we cannot, naturally, read the Gospels only with the before-and-after principle. It is clear for all to see that Pope Francis is the Pope of the Beatitudes, since he talks and writes so much about them and above all tries to live them.
3) The Pope sustains that there is no fear of Islam as such but of ISIS and its war of conquest and, the Pope continues:” it is true that the idea of conquest is inherent in the soul of Islam but it is also possible to interpret the objective in Matthew’s Gospel where Jesus sends his disciples forth to all nations, in terms of the same idea of conquest”. It would appear that some people have interpreted this “provocation” of Pope Francis literally, as in so many old and new fundamentalisms, as if the Pope was putting the Gospel’s message on the same level as fundamentalist violence. This is clearly another striking attempt to twist the facts. They are attributing to the Pope – and not in a particularly efficient way, expressions and convictions which clearly do not belong to him. These prophets of doom refer to Benedict XVI’s Regensburg speech in 2006 in which he sustained that Islam had a problem with violence of a religious origin and state that today instead Francis is affirming that Christianity and Islam reflect each other on the problem of religious violence. In support of this bizarre theory, they have not quoted any words used by Pope Francis other than those already mentioned. They haven’t quoted them because they simply don’t exist.
To accuse Pope Francis of putting religious violence in Christianity and Islamic fundamentalism on the same level is misleading and incorrect. The true problem in our opinion concerns those who do not wish to dialogue with Islam, those who are incapable of seeking the common ground for confrontation and who are not even able to recognize the great cultural tradition of the Arab World (let it suffice to think just of Avicenna and Averroes). To wind back the clock of history to a climate of war among religions is very dangerous and counterproductive. All the popes knew this very well and have always been careful never to refer to a scenario or a risk of this kind.
On the other hand, referring back to his previous teaching, Benedict XVI had affirmed in his Apostolic Exhortation “The Church in the Middle East”, signed in The Lebanon during his apostolic journey in 2012, that fundamentalism: “afflicts all religious communities and denies their long-standing tradition of co-existence”. He then exhorted the Lebanese young people to be:“servants of peace and reconciliation is an urgent need to make a commitment for building together a free and humane society ” (Address to the Young People of The Lebanon 2012). We know today, just how dangerous a slide there is in several Christian groups towards forms of fundamentalism in expressing their faith, above all in the more recent ones.
Let us also recall the famous words of Imam Mohammad Mehdi Chamseddine, Head of the Sciite Islamic Council in The Lebanon from 1994 to 2001 ; he declared that “ the Christians of The Lebanon are the responsibility of the Muslims”, meaning their right to exist and express themselves.
We feel that instead of exploiting the pontificates by comparing one to the other and attributing them with the presumed licence of Defenders of the Faith or of relativists, or fomenting religious fears and divisions, it would be better and more evangelical to contribute to dialogue and better knowledge between Islam and Christianity. We can take an example, in fact, from the great testimony to this proposal of the Maronite Church in the Lebanon, by sustaining also the greatest strengths existing in Islam. And we should look at ourselves and strive to be better Christians , individually and as nations and societies which profess to be coherent Christians, without merely using a facade of banner waving and revendications. Let us look at the problem of the migrants, for example. What are so many Nations in “Christian Europe” replying?
4) In Amoris Laetitia, according to some people, the logic of the et et is being replaced by that of the non solum sed etiam. In short there is a bit of everything and also its opposite in order to keep everybody happy. Let us quote as an example number 308 of the document: “the Church’s Pastors, in proposing to the faithful the full idea of the Gospel and the Church’s teaching, must also help them to treat the weak with compassion, avoiding aggravations or unduly harsh and hasty judgements”. Must we therefore deduce, comments one famous journalist that:“ the most efficient way to be compassionate is not exactly that of proposing the full ideal of the Gospel?”.
First of all, let us ask ourselves what is meant by the Gospel. In our opinion, this question does not take into account Francis’ logic of inclusion which is, naturally, fully evangelical and in the Tradition of the Church. John Paul II, when addressing the Italian bishops after the Convention of Palermo in 1995, already affirmed that:”Jesus Christ is the Truth of God which is Love and the truth of men and women who are called upon to live, together with God, in charity”. Amoris Laetitia  is a great contribution to the Church which Pope Francis made on St. Joseph’s Day on 19th March last. At the heart of the document is the Pope’s desire to :”bring help and encouragement to families in their daily commitments and challenges (AL 4). Furthermore, we must not forget that we are in the midst of the Holy Year of Mercy and we are all called upon in a special way to be the sign and instrument of Grace. It is not the weaknesses of men and women, or their inability to carry out their mission perfectly which are at the centre of Christianity , nor is it the past with its load of good and evil done. What counts is our profession of faith, to profess like Peter in front of Jesus: you are the son of the living God. As soon as we do so, that is by saying with conviction to Jesus: you are Christ, the Saviour, we discover, like Peter, the greatness of God’s project with each one of us. Whoever is used to relating to situations, happenings and people, on the basis of traditions and laws, cannot understand the face of a God who is Love.
In our parishes, we can touch the fruits of mercy with our hands, in particular for the many Zaccheos we meet. Zaccheo felt himself to be loved, like Peter and Paul felt it, as the adulteress and the man blind from birth felt it and many others as told in the Bible and in our daily life. To feel loved by God is the true beginning of any conversion which has a foundation in Christ. The “conversions” founded on rules or on moral principles result in fanaticism, inflexibility and elitist forms of pseudo Christianity.
5 ) During a visit to the Lutheran Church in Rome, in answer to a question about the possibility of taking holy communion together with a Catholic, a journalist said that the Pope assumed an ambiguous position, moreover on a crucial issue.
Rereading the Pope’s reply, we can easily see that Francis is starting from Baptism which is common to the faith of both Catholics and Lutherans, and was only and simply auguring that we continue to march at the head of which is the Holy Spirit who will guide us towards the complete truth. No-one’s conscience may be left out of this truth. The Pope doesn’t want to create divisions, nor does he want to place barriers against the Holy Spirit. There isn’t perhaps a definitive word now to define why we are marching. But we trust in the Spirit and how Christians, Catholics and Lutherans, march together, questioning each other and trying to understand the will of God for us. Anyone who knows and frequents our Lutheran brothers knows from direct experience that in dialogue we have more future than past and that the Sensus fidei of God’s People is not a marginal accessory. In this regard, we suggest reading the document issued by the International Theological Commission entitled “ il Sensus Fidei in the Life of the Church” published in 2014. And the ecumenical celebration on 31 October – 1 November last in Lund is already history overcoming by far any hysteria and misleading interpretations.
To conclude, some people are recounting that our parishes are being besieged by people who expect to be godfathers and godmothers, to take Holy Communion or to enrol their children in summer camps without having the necessary requisites. All this is happening, they say, because of the confusion into which Pope Francis has thrown us. In the past, no-one has ever berated situations where we have seen VIP’s without the basic requisites get married in church, even with “top level” celebrants, or the very bad habit, also widespread in our Church of Rome, of getting married in a “beautiful church” with exorbitant costs for flowers and decorations, far removed from a serious and coherent path towards faith.
We know many parishes, including our own, and we can affirm that today it is not the People of God who are confused, they only ask to be respected and valued, but rather the remaining devout atheists and Catholics who sit in the front pews of the Church and still, after many years, do not want to accept a Church that has made a strong 360 degree return to the Gospel and which is seeking to implement the Council (always praised at first but then often forgotten in reality, walking alongside today’s men and women, guiding them in the trustworthy company of the Church).
It is these defenders of an old church which no longer exists who are in confusion today, who have given it exclusive space for too many years, ignoring sensitivity and different voices. Many pseudo lay Catholics and clerics who behind the backs of John Paul II and Benedict XVI, reduced the Church to a cavern of thieves during their pontificates, taking care of their own interests with the current powers-that-be, selling the Gospel for a handful of coins, scheming in both the gay and financial lobbies, putting any evangelizing activities in the hands of ecclesiastic movements, humiliating parishes and the people of God; pseudo Catholics defending principles they do not follow and and making judgements on the tragedies of people to whom they don’t listen.
Worn out by an exhausting battle, Pope Benedict XVI resigned, performing an extraordinary evangelic action. Many lay and clerical lobbyists are still in their places and this is why the People of God no longer believe them and follow the good shepherds and the Gospel: : “a stranger will they not follow but will flee from him”(Gv10,5).
Thank you, Pope Francis, Good Shepherd following in Christ’s footsteps. We will always continue to pray for you.


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Non verso la fine ma verso il compimento del bene

La bellezza architettonica delle nostre chiese e basiliche è un patrimonio dell’umanità; ammirarle può essere un godimento non solo artistico ma anche spirituale. Quando però a questa bellezza formale non corrisponde una purezza interiore del popolo di Dio radunato, cioè delle pietre vive di cui è composta la Chiesa, allora tutto perde il suo valore.

Il vangelo di questa domenica XXXIII del tempo ordinario così annota :“Mentre alcuni, parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi”. Mentre ammiriamo la bellezza esteriore siamo chiamati ad una continua verifica di quella interiore. Gesù dice con chiarezza che un  tempio ridotto ad una spelonca di ladri, dove si umiliano e si sfruttano i poveri, deve essere distrutto:“Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.

Non c’è sistema di corruzione economica, politica, religiosa che non sia destinato a finire prima o poi. “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina”.  Quindi nessuna paura di cataclismi ,ma la Buona Notizia che la storia cammina verso il compimento del bene. E’  una “povera” storia, fatta di poveri uomini, anche di tanto dolore e sangue, di ingiustizie e sopraffazioni,ma è una storia guidata dalla Provvidenza, dove il vangelo inesorabilmente si compie.

I cristiani devono perseverare in questa fede, ci ricorda sempre il vangelo, nella fiducia che non è vero che tutto va verso la fine, ma anzi c’è sempre un nuovo inizio quotidiano, proprio come il pane che chiediamo al Padre Nostro. Paolo rimprovera proprio per questo i Tessalonicesi i quali, pensando non al fine, al compimento, ma alla fine, avevano addirittura smesso di lavorare.

La vita di fede è sempre qualcosa che nasce e rinasce, non certo qualcosa che muore. Per questo Dio va cercato, non nelle statue o nelle presunte apparizioni, ma nelle persone, nelle vicende della vita, nei bambini che nascono e negli anziani che ci parlano dalla loro cattedra di sapienza. In fondo se guardiamo oggi il mondo con gli occhi dello Spirito vediamo nelle migrazioni di interi popoli che si incontrano, non solo dolore, ma anche amore, non solo la fine di qualche stagione ma l’inizio di qualche cosa di nuovo che ancora non sappiamo bene identificare ma che è già vangelo. Si allargano gli spazi della fraternità e abbattono tutti i muri.

 


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The king is dead, long live the king!

Donald Trump will be the 45th President of the United States of America. The new president will swear his oath of office on the Bible; a private ceremony will be heldin the White House Blue Room, followed by a public ceremony on 20 January, traditionally held before Midday, when the President’s term officially begins. The oath of office of the President of the United States of America is traditionally taken before the chief justice of the US Supreme Court and reads“I do solemnly swear (or affirm) that I will faithfully execute the office of President of the United States, and will to the best of my ability, preserve, protect, and defend the Constitution of the United States”.

The president will take the oath on the Bible. Traditionally, this is not just a formal act but has a profound meaning. Trump is also a very wealthy man. In the Bible, Jesus considers wealth merely a tool and warns us that it often becomes evil because men use it as an instrument of power and domination, even as a means  for exterminating the poor. We can all see how, worldwide,there is a planned and conscious effort to exterminate the poor. We have invested huge sums of money in producing weapons, as a result of which millions of people are killed. Regarding wealth, it is our responsibility to do what we can to transform it into an instrument for liberating mankind.

This is the biblical meaning of the love of God. Not empty words, but actual facts and solid commitment to achieve economic solidarity, social policies and an inclusive – not exclusive – welfare system, the awareness that the United States is a great country belonging to a global world, where there is urgent need for the globalisation of solidarity, not of indifference.

Let us pray for the United States of America and its new president that he may fulfil the Word of God, on which, in a certain sense, the entire American people take the oath, and live up to the Constitution and history of that country.


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Fuggire dai lupi. Papa Francesco Buon Pastore

«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga»(At 10,25). Pietro in questo testo degli Atti degli Apostoli, usa il verbo αγαπάω che vuol dire accogliere con affetto, amare con tenerezza. È’ ripetuto tante volte sia nei Vangeli che negli Atti. Nella lettera di Giovanni poi la stessa parola è ripetuta dieci volte: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”(1Gv 4,8).

Trasmettere la fede significa dimostrare lo stesso amore per i fratelli, anzi per l’umanità intera. Nell’incontro con il Centurione pagano Cornelio e la sua famiglia, Pietro è conquistato da una rivelazione dello Spirito, non da un suo ragionamento. A Pietro è stato rivelato che l’amore di Dio non si lascia circoscrivere dalle leggi o dalle tradizioni o da qualsiasi dottrina, e non per questo diventa buonismo o relativismo.

Queste semplici citazioni della Scrittura pare a noi bastino per far cadere l’impianto delle obiezioni che da alcune parti vedono la Chiesa cattolica durante il pontificato di Francesco ormai sul baratro del relativismo, consegnata  nelle braccia di un mondo chissà perché dipinto in maniera pregiudiziale tutto ostile alla Chiesa. Proviamo a rispondere a qualcuna delle preoccupazioni.

1) Si imputa al Papa di parlare poco e male delle radici cristiane come fondamento della nostra libertà , a differenza dei suoi predecessori.

La risposta che si può dare è duplice. Innanzitutto il “fondamento della nostra libertà” non sono propriamente le radici cristiane, ma Cristo stesso, e questo fa la differenza. Il fondamento è Cristo che rispettava anche le altre radici, prima di tutto quella giudaica, e che se rivendicava un primato diciamo di fondazione, era solo il primato dell’amore e del servizio. I cristiani sono sale della terra e lievito nella pasta e non rivendicano nessuna posizione dominante o esclusiva  che sarebbe addirittura contraria al Vangelo.

Tra l’altro il problema vero, specialmente in alcune chiese nazionali, è che di radici cristiane si è parlato semmai troppo e male, in particolare dai così detti atei devoti e cattolici conservatori, che difendevano il crocifisso sulle pareti e sui documenti ma il cui stile di vita spesso contraddiceva in modo clamoroso il messaggio del crocifisso, oppure  teorizzava una separazione tra morale pubblica e privata. Dimenticare questo è inaccettabile. Questo non significa mettere al centro davvero le cosiddette radici dell’Europa.

“Gesù di Nazaret voi lo avete inchiodato sul legno “(At 2,23) racconta Pietro. Gli atei devoti e i cattolici conservatori hanno preferito staccarlo dal legno, cioè dalla umiltà e semplicità e dal dolore di tanta povera gente che porta la croce ogni giorno, per attaccarlo alle pareti dei palazzi della politica bassa, e perfino sugli scudi degli eserciti, svuotando così il crocifisso del suo profondo significato. Papa Francesco parla delle radici cristiane quando è necessario e in maniera puntuale, non in maniera ideologica o rivendicazioni sterili, e invitando a ritrovare e vivere concretamente quelle radici oggi. Ricordiamo a questo proposito il più lungo discorso del suo pontificato fatto al Parlamento europeo di Strasburgo il 25 novembre del 2014, dove cita molti passaggi di Giovanni Paolo II e li fa suoi.

2) L’apporto del Cristianesimo a una cultura è quello di Cristo con la lavanda dei piedi dice papa Francesco nell’intervista a La Croix.   Secondo alcuni il Papa si sarebbe dimenticato di evocare il discorso della Montagna e Le  Beatitudini, che è alla base del gesto della lavanda dei piedi.

Qui saremo molto brevi perché tali obiezioni sono evidentemente pregiudiziali. Che il Papa metta a fondamento il Vangelo sulla carità e’ evidente senza ambiguità dai suoi gesti e discorsi. Uno tra tutti quando ricorda che la Chiesa non è una NGO, anche sottolineando il primato della carità nel suo mandato – tra l’altro perfettamente in linea con Papa Benedetto XVI. Tra l’altro non si possono leggere i Vangeli solo con il criterio del  prima e del dopo naturalmente. Ed è di fronte agli occhi di tutti che Papa Francesco sia il papa delle Beatitudini, tanto ne parla ne scrive e soprattutto cerca di viverle.

3) Il Papa sostiene che non c’è una paura dell’Islam in quanto tale, ma di Daesh e della sua guerra di conquista. Dice il Papa: “è vero che l’idea di conquista è inerente all’anima dell’Islam, ma si potrebbe interpretare, con la stessa idea di conquista la fine del vangelo di Matteo, dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni”. Pare di capire che alcuni  interpretano questa “provocazione” di Papa Francesco letteralmente come in tanti fondamentalismi vecchi e nuovi. Come se il Papa mettesse sullo stesso piano l’annuncio del Vangelo e la violenza fondamentalista. È chiaramente un’altra lampante forzatura. Si attribuiscano al Papa, tra L altro in maniera non molto efficace,  espressioni e convincimenti che invece non gli appartengono. Questi profeti di sventura ricordano che Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona del 2006 sosteneva che l’Islam aveva un problema con la violenza di matrice religiosa, dicendo  che  oggi invece  Francesco afferma che Cristianesimo e Islam sono speculari circa il problema della violenza religiosa. A sostegno di questa bizzarra tesi non citano nessuna parola di Papa Francesco, oltre  quelle già riportate. Non le citano perché semplicemente   non ci sono.

Accusare papa Francesco di mettere sullo stesso piano la violenza religiosa nel Cristianesimo e nel fondamentalismo di ispirazione islamica è fuorviante e non corretto.  Il problema vero a nostro parere è quello  di chi non vuole nessun dialogo con l’Islam, non sa cogliere i terreni comuni di confronto, e non sa neanche riconoscere la grande tradizione culturale del mondo arabo e islamico (basti solo pensare ad Avicenna e Averroè). Riportare indietro le lancette della storia a un clima di guerra tra “religioni” è molto pericoloso e controproducente. Tutti i papi lo sapevano bene e si sono ben guardati dal riferirsi mai a uno scenario o un rischio di questo tipo.

D’altra parte già Benedetto XVI riprendendo il magistero precedente aveva affermato nell’Esortazione Apostolica “La Chiesa in Medio Oriente”, firmata in Libano durante il Suo viaggio apostolico nel 2012, che “il fondamentalismo affligge tutte le comunità religiose e rifiuta la secolare convivenza”. Aveva poi esortato i giovani libanesi ad essere “servitori della pace e della riconciliazione; è una urgenza al fine di impegnarsi per una società fraterna, per costruire la comunione” (discorso ai giovani Libano 2012). Sappiamo oggi come vi sia anche in diversi gruppi cristiani, soprattutto di più recente formazione, una pericolosa deriva verso forme di integralismo nel modo di vivere la fede.

Ricordiamo anche le famose parole dell’Imam Mohammad Mehdi Chamseddine dal 1994 al 2001 responsabile del Consiglio Islamico sciita in Libano, che dichiarava: ” i cristiani del Libano sono responsabilità dei musulmani”, volendo significare la loro libertà di esistere e di esprimersi.

Noi pensiamo che invece di strumentalizzare i pontificati mettendoli in contrasto e attribuendogli presunte patenti di difensori della fede o di relativisti,  oppure fomentare le paure e le divisione religiose,  sia invece meglio e più evangelico contribuire al dialogo e alla migliore conoscenza tra Islam e Cristianesimo. Si può prendere esempio appunto dalla grande testimonianza a questo proposito della chiesa maronita in Libano, sostenendo anche le forze migliori presenti nell’Islam. E si dovrebbe guardare a noi, a essere cristiani migliori individualmente e paesi e società che si professano cristiani con coerenza, senza soltanto sbandieramenti e rivendicazioni di facciata. Guardiamo al problema dei migranti, ad esempio. Cosa rispondono molti Paesi dell’ “Europa cristiana”?

4) In Amoris Laetitia secondo alcuni la logica dell’et et si sta sostituendo con quella del “non solum sed etiam”. Insomma, ci sarebbe un po’ tutto e anche il suo contrario, per fare un po contenti tutti. Accusa seria al Papa, pastore della Chiesa universale…Si cita come esempio il documento al n 308: “i Pastori che propongono ai fedeli l’ideale pieno del Vangelo e la dottrina della Chiesa devono aiutarli anche ad assumere la logica della compassione verso le persone fragili e ad evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti”. Dobbiamo dedurne commenta ad esempio un famoso giornalista “che il modo più efficace per essere compassionevoli non è esattamente quello di proporre l’ideale pieno del vangelo?”. 

Innanzitutto ci domandiamo cosa si voglia intendere per Vangelo. Poi, questa domanda, a nostro parere, non coglie la logica inclusiva di Francesco che è naturalmente e perfettamente evangelica, e nella Tradizione della Chiesa. Già Giovanni Paolo II parlando ai vescovi italiani dopo il Convegno di Palermo del 1995, affermava: “Gesù Cristo è la verità di Dio che è Carità, e la verità dell’uomo che è chiamato a vivere insieme con Dio nella carità”. Amoris Laetitia è un grande dono alla Chiesa che Papa Francesco ha dato nella Solennità di San Giuseppe il 19 Marzo scorso.  Al cuore del documento c’è il desiderio del papa di :”arrecare coraggio, stimolo e aiuto alle famiglie nel loro impegno e nelle loro difficoltà”(AL 4). Non possiamo dimenticare inoltre, che siamo nel pieno dell’Anno Santo della Misericordia, e tutti siamo chiamati in modo particolare ad essere segno e strumento della Grazia. Nella vita cristiana ciò che sta al centro, non è la debolezza dell’uomo, o la sua incapacità a compiere perfettamente la sua missione, e nemmeno il passato con il suo carico di bene e di male compiuto, ciò che conta è la confessione di fede, il professare come fa Pietro di fronte a Gesù: tu sei il Cristo il figlio del Dio vivente. Appena lo facciamo, cioè diciamo con convinzione a Gesù tu sei il Cristo, il Salvatore, scopriamo, come Pietro, la grandezza del progetto che Dio ha con ciascuno di noi. Chi è abituato a rapportarsi alle situazioni, agli avvenimenti, alle persone,in base a un codice, in base a una legge, non può comprendere il volto di un Dio che è amore. Nelle parrocchie si possono toccare con mano i frutti della misericordia, in particolare per i tanti Zaccheo che si incontrano. Zaccheo si è sentito amato, come un giorno lo furono Pietro e Paolo, come lo è stata l’adultera, o il cieco nato, e tantissimi altri raccontati nella Bibbia e nella nostra vita quotidiana. Sentirsi amati è il vero inizio di ogni conversione che abbia il fondamento in Cristo. Le “conversioni” fondate sulle norme o sui principii morali, producono fanatismo, rigidità, forme elitarie di pseudo cristianesimo.

5) In visita alla Chiesa Luterana di Roma il Papa, rispondendo a una domanda circa la  possibilità di fare la comunione insieme tra un cattolico e un luterano, dice un giornalista che il Papa avrebbe risposto no ma anche sì, quindi avrebbe assunto una posizione ambigua, tra l’altro su una questione cruciale.

Rileggendo la risposta del Papa si nota facilmente che Francesco a partire dal Battesimo che accomuna la fede dei cattolici e dei luterani auspicava solamente e semplicemente di continuare un cammino alla cui testa c’è lo Spirito Santo che ci guiderà alla verità tutta intera. Da questa verità non si può lasciare fuori la coscienza di nessuno. Il Papa non vuole creare divisioni, non vuole mettere barriere allo Spirito Santo. Non c’è’ forse ancora una parola definitiva adesso, perché siamo in cammino. Ma ci fidiamo dello Spirito e come cristiani, cattolici e luterani, camminiamo insieme, interrogandoci e cercando di capire la volontà di Dio su di noi. Ognuno che conosca e frequenti i fratelli luterani sa per esperienza diretta che nel dialogo  tutti noi abbiamo più futuro che passato e che il Sensus fidei del Popolo di Dio non è un accessorio marginale. Suggeriamo a questo proposito la lettura del documento della Commissione Teologica Internazionale intitolato “ il Sensus Fidei nella vita della Chiesa “ uscito nel 2014. E La celebrazione ecumenica di Lund del 31 Ottobre – 1 novembre scorsi, è già storia superando di gran lunga isterismi  e fuorvianti interpretazioni.

Infine, sono uscite da alcune parti notizie che le parrocchie sono assediate da persone che pretendono di fare i padrini o di ricevere la comunione o anche di iscrivere i propri figli ai campi estivi senza averne i requisiti. Tutto questo sarebbe dovuto alla confusione in cui Papa Francesco ci ha cacciati. È naturalmente l’ennesimo attacco strumentale al Papa. Nessuno prima ha mai attaccato situazioni dove abbiamo visto vip che senza i minimi requisiti si sposano in chiesa, anche con celebranti “di primo piano”, o pessime abitudini diffuse anche nella nostra chiesa di Roma, per cui ci si sposa nella “chiesa bella”, con costi esorbitanti per fiori e addobbi, ben lontani da un serio e coerente cammino di fede…

Noi conosciamo molte parrocchie, compresa la nostra, e possiamo affermare che oggi in confusione non è il Popolo di Dio che chiede solo di essere rispettato e valorizzato, ma il residuo degli atei devoti e cattolici da primo banco nella chiesa che non vogliono accettare dopo molti anni una Chiesa che ritorna al Vangelo con più forza con una virata a 360 gradi e che cerca di attuare il Concilio (prima sempre osannato ma spesso dimenticato nei fatti), camminando con l’uomo del tempo e accompagnandolo con la compagnia affidabile della Chiesa. 

In confusione sono oggi questi difensori di una chiesa vecchia, che non c’è più, che gli ha dato spazio esclusivo per troppi anni, ignorando sensibilità e voci differenti. Molti  pseudo cattolici laici e chierici che negli anni di pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, alle spalle dei due pontefici, hanno ridotto la Chiesa ad una spelonca di ladri, brigando i loro affari con i potenti di turno, svendendo il Vangelo per quattro spiccioli; tramando nelle lobby gay e in quelle finanziarie, appaltando ai movimenti ecclesiali ogni opera di evangelizzazione, umiliando le parrocchie e il popolo di Dio; pseudo cattolici che difendono i principi che non vivono, e giudicano i drammi delle persone che non ascoltano, con cui non condividono.

Papa Benedetto XVI si è dimesso con un gesto profetico e di grande responsabilità e integrità pastorale e morale. Crediamo anche sfiancato da una lotta estenuante verso queste forze ambivalenti, anche forze del male, compiendo un gesto straordinariamente evangelico. Ed è grazie a lui che abbiamo Papa Francesco. Molti lobbisti laici e chierici sono ancora al loro posto; il popolo di Dio  però non li crede più e segue i buoni pastori e il Vangelo: “un estraneo non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui”(Gv10,5). Grazie papa Francesco, Buon Pastore a misura di Cristo. Continueremo sempre a pregare per te.


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Morto il Re, viva il Re

Donald Trump sarà il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Il nuovo presidente americano giurerà sulla Bibbia; prima una cerimonia privata nella blue room della Casa Bianca poi una cerimonia pubblica il 20 gennaio come tradizione  prima delle ore 12.00,  quando inizierà ufficialmente il mandato presidenziale. Nella costituzione americana è scritta la formula testuale del  giuramento che il Presidente eletto deve ripetere davanti a un giudice, per tradizione il presidente della Corte Suprema: “Giuro (o affermo) solennemente che adempirò fedelmente all’incarico di Presidente degli Stati Uniti, e preserverò, proteggerò e difenderò, al meglio della mia capacità, la Costituzione degli Stati Uniti”.

Giurerà sulla Bibbia. Questo nella tradizione americana non è solo un atto formale, ma è rivestito di profondo significato. Trump è anche un uomo molto ricco . Nella Bibbia Gesù rèlega la ricchezza al ruolo dello strumento. Ci avverte però che spesso essa è diventata  iniqua perché l’uomo se ne è fatto strumento di grandezza e di dominio, anzi di sterminio del povero. Siamo arrivati nel mondo, tutti lo vediamo,allo sterminio programmato e calcolato dei poveri. Abbiamo investito somme iperboliche per fare armi e di conseguenza milioni di uomini muoiono. La nostra responsabilità di fronte alla ricchezza,ci impone  di agire perché la ricchezza deve diventare strumento di liberazione degli uomini.

Questo è l’amore di Dio biblicamente significato. Non l’amore a chiacchere ma nella verità dei fatti e dei comportamenti. I fatti passano attraverso una economia solidale, una politica sociale, un welfare che include e non esclude, la consapevolezza che l’America è un grande paese inserito in un mondo globale, dove c’è urgente bisogno della globalizzazione della solidarietà e non dell’indifferenza.

Preghiamo perché gli Stati Uniti d’America e il loro nuovo presidente siano all’altezza della Parola di Dio sulla quale in un  certo senso tutto il popolo americano presta giuramento, della loro grande Costituzione, della loro storia.


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Purificazione ma non separazione. Il Giubileo dei carcerati

E’ molto rilevante che uno degli ultimi grandi eventi dell’Anno Santo della Misericordia sia il “Giubileo dei carcerati” che avrà il suo culmine domani mattina con la messa celebrata da papa Francesco. I detenuti con i loro famigliari, il personale penitenziario, i cappellani delle carceri, le associazioni che offrono assistenza all’interno e all’esterno delle carceri, tutti insieme celebrano questo evento che racchiude in sé molti significati. Un primo importante significato è quello sociale.

I detenuti scontando le loro pene, compiono certamente un cammino di purificazione. Questo cammino però non può essere un cammino separato dagli affetti personali, dal mondo che è fuori; oggi la società, il nostro sistema giudiziario, hanno ben compreso che il reinserimento del carcerato, scontata la pena detentiva, non può che iniziare nel carcere stesso, dove non è più possibile rompere con durezza i legami famigliari e amicali. Un cammino di riabilitazione che diminuisse, gli amori, gli affetti, le amicizie, non sarebbe un cammino civile che rispetti la dignità della persona. Il nostro vero tesoro umano che è l’amore, lo portiamo con noi anche in carcere ed è forse la motivazione più profonda per riflettere sui propri errori, e la forza per guardare al futuro.

Saranno più di mille le persone detenute che domani potranno assistere alla Santa Messa; provengono da vari paesi e tra loro ci saranno anche dei “minori”, persone agli arresti domiciliari e anche ergastolani. Ecco allora il significato mondiale di questa giornata giubilare. Il “problema carceri” è un discorso internazionale. Sottolineava pochi giorni fa il fondatore di Libera don Ciotti :” il carcere è troppo spesso la scorciatoia,la soluzione tampone,per non affrontare problemi che invece andrebbero affrontati alla radice con politiche sociali, educative e lavorative. Il carcere non può essere la risposta all’emarginazione e alla povertà”.

Giubileo e carceri, libertà e detenzione; solo lo Spirito può fare sintesi tra queste apparenti antinomie. Visitare i carcerati è una straordinaria opera di misericordia, ma forse è anche la meno praticata. “Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, perché io ero carcerato e siete venuti a trovarmi “(Mt 25,36). La Parola di Dio è molto chiara e su questa Parola avverrà il giudizio.

Gesù facendosi uomo aveva preso la forma del servo sofferente ci ricorda il profeta Isaia;pregare per le vittime, ma anche per i carnefici è un servizio; gli uomini hanno diritto anzi hanno bisogno di vedere una chiesa che serve,che aiuti la riconciliazione,hanno bisogno di vedere che la chiesa, continua nella storia la Carità di Cristo, che Gesù ha direi istituito con un gesto quasi sacramentale, la lavanda dei piedi :” se sapete queste cose,siete beati se le fate”(Gv 13,17) .Capite quello che vi ho fatto? Ci domanda ogni giorno Gesù servo sofferente. Abbiamo sempre più strumenti per capire le cose del mondo, ma questa cosa qui della lavanda dei piedi,ancora non la abbiamo capita;questo gesto è un capovolgimento, dei sistemi economici, come di quelli politici, è un capovolgimento di un certo modo di essere chiesa, è un capovolgimento di ognuno di noi. “io vi ho dato un esempio affinchè anche voi facciate come vi ho fatto”(Gv 13,15).

Lavorare, studiare, pregare, affinchè le periferie esistenziali diventino luoghi di riconciliazione e riscatto umano è un dovere civico e cristiano. Gli uomini, le istituzioni, i partiti politici che vogliono chiudere definitivamente le porte del carcere e buttare via la chiave, né dovranno rispondere alla storia e a Dio.

La prossima settimana, da venerdì 11 a domenica 13 novembre si svolgerà il Giubileo delle Persone socialmente escluse, quelle che sono ai margine della società. Il Giubileo poi finirà. Carcerati e socialmente esclusi. Per papa Francesco gli ultimi sono già i primi nel cuore di Dio.