ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


Leave a comment

The first time that a pope meets the Orthodox patriarch of all Russia

Another surprise from Pope Francis has come these days. After the news of the visit to Sweden at the end of the year on the occasion of the anniversary of Luther’s reform and the first ever interview made by a pope fully on China to AsiaTime online and published in the past few days, here comes the joint announcement of the meeting between Francis and Kirill on February 12. A meeting that was discussed, desired and prepared for a long time, but its realization still comes with surprise and emotion.

The Risen Lord says: “you must go and tell his disciples and Peter, ‘He is going ahead of you to Galilee’” (Mk 16.7). The Risen Lord goes before us everywhere, as he did at the upper room and at Emmaus, wherever men build their cities, everywhere they love. Today the Risen Lord precedes us in the land of Cuba, where through the encounter between the Bishop of Rome and the Patriarch of Moscow the Christian people becomes even more and more visibly one flock in the footsteps of the one shepherd. In the land of Cuba, land traditionally atheist, which a few months ago had rejoiced for the “reconciliation” with the United States thanks to the mediation of the Pope.  Cuba today seems almost “return” the favor in an evolving history where faith exceeds doubt and human logics. Furthermore, it should not be overlooked that Francis and Kirill will meet at an airport, that is a meeting place, a place of passage, a crossroad between people in an increasingly interconnected and globalized world. 

A history of division and excommunications is the one between the Catholics and Orthodox, which has not only hurt the Church and the Christian community as a whole, but also offended the faith of the simple and questioned the credibility and the “feasibility” of Christian love and brotherhood.  As Christians, how can we announce the brotherly love and peace if we are separated? Here is the scandal that it is now time to stop, overcoming old divisions and claims, while looking with pragmatism and mutual respect to the history and tradition of each side. 

Today Pope Francis builds on Paul VI’s legacy. In his well-known trip to the Holy Land, in fact, Paul VI embraced the Patriarch of Constantinople Athenagoras and together they cancelled their mutual excommunications. Pope Francis collects the seeds sown by the Second Vatican Council, of which he even further confirms the centrality in the life of the Church – not only in words, but with concrete, objective, field choices that leave no room for doubt or ambiguous interpretations, unless there are improbable manipulations

Kirill makes this gesture of reconciliation in a time when the bishops of the Orthodox churches agreed to convene this year a pan-Orthodox Synod. Since the second Council of Nicea (787 a.C.) it has been for more than twelve centuries that the various Eastern Churches do not meet together on the occasion of a council.  This is also a sign of the times, a hope for reconciliation and unity.  

The next February 12 in Cuba Francis and Kirill will show that the Christian way to overcome the “hostility” and break down the “barriert” is reconciliation. Revived strongly through the extraordinary Jubilee of mercy, reconciliation becomes the ordinary way to follow for each of us, a via sacra that exceeds the boundaries of individual churches to reunite ideally in the one Church of Christ. Francis and Kirill are well aware that reconciliation and unity must be pursued with all means not only as basic conditions of the Christian community, image of Christ’s body. In fact, how to deal with the challenges and evils of the modern world by proclaiming and bringing the Gospel if first we the Christians are not united? Poverty, which still affects a large part of humanity; international migration and in particular the growing number of refugees fleeing from wars and totalitarian regimes; the  side effects of globalisation, which affects the weakest and contribute to consolidate an economic system based on profit and social inequalities; the crisis of values because of rampant materialism and consumerism, which invade even emerging countries and the Western world of Christian tradition; the plight of Christians living in the Middle East and in many parts of the world where they are a persecuted minority; the difficulties of the Christian churches – the decline of vocations, the difficulties of clergy and religious, the new pastoral problems.  

We hope and pray that this meeting will be a fruitful seed that bears much fruit – ut unum sint


Leave a comment

La prima volta che un papa incontra il patriarca ortodosso russo

Ancora una sorpresa in questi giorni ci viene da Papa Francesco. Dopo la notizia della visita in Svezia alla fine dell’anno in occasione dell’anniversario della riforma di Lutero e la prima intervista di un papa tutta sulla Cina ad AsiaTime online pubblicata nei giorni scorsi, ecco che arriva l’annuncio congiunto dell’incontro tra Francesco e Kirill il 12 febbraio. Incontro discusso, desiderato e preparato da tempo, ma la sua realizzazione arriva con grande sorpresa e commozione. 

Dice il Risorto: “Andate a dire ai discepoli e a Pietro che Egli vi precede in Galilea“(Mc 16,1-7). Il Risorto ci precede in ogni luogo, come nel cenacolo e a Emmaus , ovunque gli uomini costruiscono le loro città’, ovunque amano. Oggi il Signore Risorto ci precede nella terra di Cuba, dove con l’incontro tra il Vescovo di Roma e il Patriarca di Mosca il popolo cristiano si fa più e ancora visibilmente un solo gregge alla sequela dell’unico Pastore. Nella terra di Cuba, terra di antico ateismo, che pochi mesi fa aveva gioito per la “riconciliazione” con gli Stati Uniti proprio grazie alla mediazione di Papa Francesco. Oggi Cuba sembra quasi “restituire” il favore, in un evolversi della storia dove la fede supera il dubbio e le logiche tutte umane. E non sfugge che Francesco e Kirill si incontreranno in un aeroporto. Luogo di passaggio, d’incontro, crocevia tra i popoli in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato.

Una storia di divisione e di scomuniche, quella tra cattolici e ortodossi, che ha non solo ferito la Chiesa e la comunità cristiana tutta, ma ha anche scandalizzato la fede dei semplici e messo in discussione agli occhi di molti la credibilità, la “fattibilità” dell’amore e della fratellanza cristiani. Come possiamo annunciare da cristiani l’amore fraterno e la pace se tra noi siamo divisi? Ecco lo scandalo che è tempo ora di rovesciare, superando antiche divisioni e rivendicazioni e guardando con pragmatismo e rispetto reciproco alla storia e tradizione di ciascuno.  

Oggi papa Francesco raccoglie l’eredità’ di Paolo VI che in Terra Santa abbraccio’ il Patriarca di Costantinopoli Atenagora e insieme annullarono le reciproche scomuniche. Raccoglie in particolare i semi gettati dal Concilio Vaticano II, dal quale Francesco ancora di più conferma l’assoluta centralità – non tanto e non solo a parole, ma con scelte di campo concrete, oggettive, che non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni ambigue, a meno di improbabili manipolazioni

Il Patriarca  Kirill  compie questo gesto quando i vescovi  delle chiese ortodosse hanno raggiunto un accordo per convocare quest’anno un «sacro e grande» Sinodo pan-ortodosso. Dal secondo Concilio di Nicea (787 d.C.) sono passati più di dodici secoli senza che le varie chiese d’oriente si ritrovassero in concilio. Anche questo un segno dei tempi, una speranza di riconciliazione e unità.

Il prossimo 12 febbraio a Cuba Francesc e Kirill mostreranno che la via cristiana per superare l“inimicizia” e rimuovere il “muro frammezzo” e’ la riconciliazione. Riproposta con grande forza attraverso il Giubileo straordinario della Misericordia, diviene strada ordinaria, percorso da seguire per ognuno di noi, via sacra che supera i confini delle singole chiese per riunirsi idealmente nell’unica chiesa di Cristo. Francesco e Kirill sanno bene che la riconciliazione e l’unita’ si devono perseguire con tutte le forze non solo in quanto condizioni fondamentali della comunità cristiana, immagine del Corpo di Cristo. Come affrontare le sfide e i mali del mondo moderno annunciando e portando il Vangelo se per primi noi cristiani non siamo uniti? La povertà, che ancora affligge una grande parte dell’umanita’; le migrazioni internazionali e in particolare il crescente numero di rifugiati che fuggono dalle guerre e dai regimi totalitari; il lato oscuro della globalizzazione, che colpisce i più deboli e contribuisce a consolidare un sistema economico solo basato sul profitto e le ineguaglianze sociali; la crisi dei valori a causa del galoppante materialismo e consumismo, che invadono anche i Paesi emergenti e quelli di tradizione cristiana dell’Occidente; il dramma dei cristiani che vivono nel Medio Oriente e in tante parti del mondo dove sono minoranza perseguitata; le difficoltà delle chiese cristiane – il calo delle vocazioni, le difficoltà del clero e dei religiosi, i nuovi problemi pastorali….

Speriamo e preghiamo che questo incontro sia un seme fecondo che porti molto frutto – ut unum sint!


Leave a comment

Un invito a lasciarsi riconciliare con Dio

Oggi  a Roma le spoglie di San Pio da Pietrelcina e San Leopoldo Mandic – entrambi cappuccini, instancabili confessori e testimoni della misericordia del Padre – sono esposte alla venerazione di romani e pellegrini. Non è un caso che Papa Francesco abbia proprio voluto questi santi nel Giubileo della Misericordia. Egli vuole portare all’attenzione di pastori e fedeli l’importanza della riconciliazione nella vita di fede, sia per i sacerdoti – incoraggiati tante volte dal Papa a usare misericordia – sia per i fedeli, cioè coloro che vi si accostano. È questo nonostante i soliti “profeti di sventura” abbiano sottolineato come questa enfasi sul perdono rischi di “declassare” il Sacramento della Confessione. Invece il Papa invita tutti a perdonare, a “lasciarsi riconciliare con Dio , rimettendo al centro lo strumento della Confessione e portandone due luminosi esempi amati dai fedeli di tutto il mondo.

San Leopoldo Mandic (1866-1942), montenegrino vissuto a Padova, fu proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1983. Sempre Wojtyla fece santo Padre Pio (1887-1968) nel 2002. Confessavano per parecchie ore al giorno senza interruzione.

Grande folla al passaggio delle spoglie di San Pio verso Roma; da San Giovanni Rotondo a San Marco in Lamis nel Foggiano, una folla festante e in preghiera rallentava il convoglio; lo stesso e’ accaduto a San Severo e nei paesi attraversati in Molise Abruzzo e Lazio. I bambini si affacciavano alle finestre delle scuole, i negozianti uscivano davanti alla vetrina e si facevano il segno della croce. Gioia, preghiera, devozione verso un santo amato e popolare, in Italia ma anche nel mondo.

Pregando davanti alle reliquie di San Pio  e di San Leopoldo, si possono percepire dolore e amore. Ma che segno è il dolore? Un segno addirittura di benevolenza di Dio, come dice qualcuno?  Un privilegio, come una certa ascetica aveva insegnato – chi soffre è una sorta di eletto da Dio. Forse una “prova” di Dio ? Un’orribile teologia questa.

Questo eterno problema del dolore rimane lì, come uno scandalo, da sempre. Accettare di non comprendere, attendere il tempo in cui capiremo, in cui “vedremo faccia a faccia”, e soprattutto portare la croce con amore, come ha fatto Gesu’… Non è una scorciatoia. È’ l’accettazione del nostro essere uomini, limitati.. Possiamo  solo dire “forse”,”aspetto”, “spero”, “ho fiducia”, “credo”….Fiducia che non siamo in balia del male e del dolore, perché il Dio di Gesù Cristo si è rivelato come amore, ha condiviso il nostro dolore e anche se non l’ha spiegato o “giustificato”, lo ha assunto indicandoci una via da seguire nella quale non ci ha abbandonato ma resta sempre accanto a noi. È’ molto bella la preghiera di Pietro: ”Signore da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna”.

Oltre il dolore, i fedeli accorsi a venerare i due santi confessori hanno manifestato tanto amore. Gesti semplici e belli di devozione, donne anziane con la loro corona del Rosario, più’ forti del freddo e della notte; qualcuno ha voluto confessarsi dando toccanti testimonianze di fede. Veramente l’amore è più forte del dolore.

Spesso anche noi come la Samaritana al pozzo descritta nel Vangelo di Giovanni non conosciamo il dono di Dio, ma abbiamo sete, desiderio di questo dono – la felicità che viene dall’amore. Ma esso non è un salario da guadagnare – come pensano alcune persone religiose che attingono con fatica al pozzo della legge – è Dio stesso che si dona, è l’amore del Padre che tanto ama il mondo da mandare il suo figlio perché in Lui ognuno sia  figlio.

San Pio e San Leopoldo ci indicano la via verso Gesù. Questi santi hanno amato Dio e gli uomini allo stesso modo; hanno vissuto il mistero dell’incarnazione e testimoniando la fede con una concreta carità. Nessuno di noi dica: “Io non sono degno, non sono capace”, perché’ come ci ricorda San Paolo: “Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono” (1Cor 1,27-29).