ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Laudate Deum: Siamo responsabili del Creato, della “terra che è di Dio”

Riflessioni sull’Esortazione Apostolica “Laudate Deum” di Papa Francesco sulla crisi climatica

È stata resa pubblica il 4 ottobre scorso nella festa di San Francesco l’Esortazione Apostolica “Laudate Deum, che si pone in continuità con  l’Enciclica “Laudato Si’ sulla  cura della casa comune pubblicata nel 2015. La Laudate Deum tratta una questione tanto complessa quanto specifica e specialistica – la crisi climatica -, che sta causando un “deterioramento globale dell’ambiente”. Poiché tale questione sta a cuore a tutti noi“il clima è un bene comune, di tutti e per tutti” (23), e “la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti” (93), l’Esortazione Apostolica è indirizzata “a tutte le persone di buona volontà”. 

Con un tono e un linguaggio che non nascondono – anzi esplicitano in maniera drammatica – la gravità della crisi, Papa Francesco condivide ancora una volta dopo la Laudato Si’ le sue “accorate preoccupazioni” con “sorelle e fratelli del nostro pianeta sofferente” – la nostra “casa comune” -, paventando presto un “punto di rottura” (2) e illustrando alcuni degli effetti del cambiamento climatico che già si stanno facendo sentire su tutta l’umanità, particolarmente sulle “persone più vulnerabili” (3). Tra essi – come evidenziano agenzie e istituzioni internazionali specializzate – eventi metereologici estremi quali inondazioni, siccità, carestie, incendi, riscaldamento degli oceani; la perdita della biodiversità e il degrado delle risorse naturali, tra cui terra e acqua (che costituiscono la principale fonte di sostentamento nei Paesi poveri e in Via di Sviluppo, che dipendono ancora in gran parte dall’agricoltura), con conseguente aumento di conflitti per l’accesso (anche questo spesso limitato) a tali risorse; cattivi raccolti, che aumentano fame e povertà;  migrazioni forzate, soprattutto dai “piccoli Stati insulari in via di sviluppo”, molti dei quali rischiano nei prossimi decenni di essere sommersi a causa dell’innalzamento del livello del mare dovuto allo scioglimento dei ghiacci; aumento degli sfollati interni, tra cui anche minori.

Una questione, quella del cambiamento climatico, che per il Santo Padre non è “meramente” di natura ecologico-ambientale – come i “non specialisti” potrebbero essere indotti a pensare – ma strettamente legata “alla dignità della vita umana” (3). 

Il cambiamento climatico ha infatti un’origine, una portata e implicazioni più ampie, di natura sociale e morale, con ulteriori implicazioni economiche, distributive e politiche, che costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità. Ammonisce il Santo Padre che “cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale” (57). E ancora: “Supporre che ogni problema futuro possa essere risolto con nuovi interventi tecnici è un pragmatismo fatale” (57); il cambiamento climatico va trattato invece come “un problema umano e sociale in senso ampio e a vari livelli (58). Solo affrontandolo con tale consapevolezza e prospettiva più ampie – che vanno ben al di là dell’ausilio esclusivo della “fisica” e della “biologia” nonché del “paradigma tecnocratico” – è possibile trovare risposte efficaci e adeguate, sulla strada di “uno sviluppo sostenibile e integrale” per “proteggere” e – aggiungiamo noi – salvare la “nostra casa comune”.

Riconoscere le “dimensioni sociali del cambiamento climatico”, significa riconoscere che si tratta di “più di una crisi ambientale” ed è invece una “crisi sociale”*, strettamente connessa con le diseguaglianze globali e a più livelli, cioè “tra Paesi ricchi e Paesi poveri; tra ricchi e poveri all’interno dei Paesi; tra uomini e donne e tra generazioni”*. È proprio a causa di tali diseguaglianze che “i più poveri e vulnerabili portano il peso maggiore” degli effetti del cambiamento climatico, anche se “contribuiscono in maniera minore”*. Essi subiscono anche in maniera maggiore l’impatto relativo alle misure adottate per affrontare i cambiamenti climatici, soprattutto in assenza di politiche inclusive o quando gli approcci adottati non sono formulati in collaborazione con i beneficiari e le comunità interessate*. Per aumentare la resilienza al cambiamento climatico, un aspetto importante consiste nel riconoscere il valore e cercare sinergie tra conoscenze “scientifiche”, “indigene” e “locali” (*World Bank*; **Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC).  

Tra i gruppi sociali più vulnerabili ed esposti al cambiamento climatico, su cui l’Esortazione si sofferma, vi sono i migranti, “che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale […]”. Ma anche le donne, che a causa di sistematiche diseguaglianze, sono più vulnerabili agli shock esterni. Soprattutto nei Paesi in via di Sviluppo (PVS), le donne – rispetto agli uomini – hanno un minore accesso a risorse naturali (in primo luogo la terra), input agricoli, informazione, formazione, tecnologie, capitale finanziario e mercati. Generalmente non hanno voce nei processi decisionali a livello della famiglia e della comunità e hanno un carico di lavoro estremamente pesante, in casa e sui campi, che incide non solo sulla loro salute e benessere, ma anche sulle opportunità di formazione e di impiego. Dati recenti delle Nazioni Unite mostrano che un numero maggiore di donne rispetto agli uomini soffre la povertà e la fame. Le famiglie monoparentali con a capo le donne sono tra i gruppi più vulnerabili. 

Anche i contadini e i produttori su piccola scala che vivono nei PVS sono duramente colpiti dal clima che cambia. Si tratta di coloro che producono la maggior parte del cibo che si consuma in Asia e in Africa Sub-Sahariana, usando appezzamenti di terra sotto i due ettari. Sono tra i più colpiti dipendendo in massima parte dall’agricoltura e attività correlate, ma sono tra coloro che vi hanno contribuito di meno. 

Infine, le popolazioni indigene, a causa del loro stretto legame e dalla dipendenza dall’ambiente naturale. Il cambiamento climatico peggiora la loro già difficile condizione, in particolare aumentando “esclusione politica ed economica, perdita di terra e risorse naturali, violazioni dei diritti umani, discriminazioni e disoccupazione”***.

A fronte dei dubbi suscitati da alcuni, anche nella Chiesa Cattolica, e in linea con la maggioranza degli esperti del clima e degli scienziati, l’Esortazione Apostolica sostiene l’origine umana del cambiamento climatico, che “non può più essere messa in dubbio” (11). Dal 1800 sono infatti le attività umane il principale motore del cambiamento climatico e del riscaldamento globale del pianeta, in particolare a causa dell’uso dei combustibili fossili quali carbone, petrolio e gas****, come recentemente reiterato anche dall’Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC. L’Esortazione è quindi un appello a tutti noi affinché – ciascuno secondo le proprie possibilità e responsabilità – inverta la rotta, considerando che i cambiamenti del clima non solo sono “diffusi, rapidi e in aumento” (Nazioni Unite e IPCC), ma alcuni di essi sono “irreversibili” (15), quali l’innalzamento del livello dei mari, il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci. I nostri comportamenti e le nostre scelte individuali ma anche le decisioni politiche sono quindi la via più efficace e soprattutto possibile per uscire da questo cammino che può essere senza ritorno. 

Sul piano della cooperazione multilaterale, l’Esortazione nota una “debolezza della politica internazionale” (34-36), incoraggia “gli accordi multilaterali tra gli Stati” (34) e auspica un abbandono del “vecchio multilateralismo”, per “riconfigurarlo e ricrearlo alla luce della nuova situazione globale” (37). Non entra nello specifico su alcune questioni chiave alla base delle necessità di rilanciare un multilateralismo genuino e di riformare alcune istituzioni e processi multilaterali, quali la mancanza di una reale volontà politica a prendere in mano la situazione e ad affrontare oltre parole, una volta per tutte, questioni su cui si dibatte da decenni; le difficoltà di esercitare una leadership etica forte e condivisa; l’eccessiva burocratizzazione; la duplicazione di alcune iniziative e la scarsa cooperazione che possono generare inefficienze e spreco di risorse; un rigurgito di nazionalismo, che va nella via opposta a una genuina cooperazione tra gli stati e a una ricerca di convergenze e sinergie per un bene più alto e privo di interessi di parte, soprattutto in favore dei Paesi più poveri e svantaggiati.

Concludiamo questa semplice riflessione con delle domande, che forse possiamo trovare in filigrana nel testo dell’Esortazione: che mondo vogliamo trasmettere a chi verrà dopo di noi? Ma anche – considerando che gli effetti del clima si stanno già facendo sentire – in che mondo vogliamo vivere i nostri anni? Come vivere una globalizzazione che non sia quella della indifferenza? Come la mia esperienza particolare può contribuire al bene di tutti? Come cristiani, cosa possiamo fare – sul piano individuale e collettivo – e se abbiamo responsabilità sociali, istituzionali e politiche? Come far dialogare e collaborare scienza e fede, tecnica e fede, fede e politica, per un interesse super partes e per il bene comune? 

In un’emergenza pressante come quella del cambiamento climatico che minaccia il Creato che ci è stato dato in dono e in eredità, siamo chiamati ad agire con urgenza, senza se e senza ma, senza ambiguità e andando oltre alle dichiarazioni d’intento e alle analisi che ormai sono chiare e approfondite. Bisogna – come cristiani in particolare – essere testimoni credibili e portatori della speranza “che non delude” (Rm 5,1).

https://www.worldbank.org/en/topic/social-dimensions-of-climate-change;

** https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg2/downloads/report/IPCC_AR6_WGII_SummaryForPolicymakers.pdf

*** https://www.un.org/esa/socdev/unpfii/documents/backgrounder%20climate%20change_FINAL.pdf

**** https://www.un.org/en/climatechange/what-is-climate-change#:~:text=But%20since%20the%201800s%2C%20human,sun%27s%20heat%20and%20raising%20temperatures; https://www.un.org/en/climatechange/science/mythbusters


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Papa Francesco: messaggio per un nuovo patto educativo

Papa Francesco ha rilasciato un Videomessaggio per rilanciare un nuovo “patto educativo globale“, richiamato più volte nei suoi documenti e discorsi.

PattoEducativo

Photo credit: https://www.vaticannews.va/it.html

Un evento mondiale che si terrà in Vaticano il 14 maggio 2020. Convocate le personalità di tutto il mondo e i giovani in una serie di dibattiti e tavole rotonde per discutere sul tema “Ricostruire il patto educativo globale”.

Un incontro per rafforzare l’impegno con le giovani generazioni, ascoltarle e costruire un dialogo propositivo e di mutua comprensione. Nel Messaggio il Papa ricorda l’Enciclica Laudato Si’, un invito rivolto a tutti per collaborare alla custodia della nostra casa comune: “Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”.


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Il “Tempo del Creato”, preghiera e azione a difesa della natura

Postiamo sul nostro blog un testo pubblicato su Romasette.it del 4 settembre 2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell’articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

Don Francesco Pesce

Urgente rilanciare l’attuazione della Laudato si’ di Papa Francesco, a partire dal mese di impegno per l’ambiente condiviso a livello ecumenico, fino al 4 ottobre.

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La creazione attorno a noi è in rovina, sotto il nostro sguardo, anzi colpita a morte proprio da noi che dovremmo esserne premurosi custodi. Ripetutamente violentata, come un animale ferito, si ribella. Il nostro antropocentrismo schizofrenico ci ha fatto credere di essere padroni, e così i mari, i monti, l’aria, l’acqua, la terra, sono diventati i nostri schiavi. È urgente una «nuova alleanza» fra l’uomo e l’universo. È urgente che l’uomo ritorni custode e servitore, affinché il gemito della Creazione non sia più di disperazione ma di speranza. È urgente inserire nella nostra catechesi ordinaria la Laudato si’ di Papa Francesco.

 La Chiesa, la diocesi, le parrocchie, le varie realtà ecclesiali possono essere un segno, la sentinella che dice che è possibile, anzi è nella nostra natura, immagine di Dio, la riconciliazione con il Creato, perché in Cristo la riconciliazione è già cominciata. Occasioni preziose per questo impegno possono essere la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, celebrata domenica 1° settembre (che precede di poche settimane il Sinodo speciale dei vescovi sull’Amazzonia), con un cammino di sensibilizzazione che non si esaurisce con la Giornata, e il “Tempo del creato” – iniziativa condivisa dalla Comunione anglicana, dalla Federazione mondiale luterana, dal Consiglio mondiale delle Chiese e dall’Alleanza evangelica mondiale e dalla Chiesa cattolica -, un mese di «preghiera e di azione» che si concluderà il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi.

A noi è affidata questa Parola: «Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18-20). La fede non è difesa di nessuna struttura, non è alternativa storica ma animazione interna al cammino della storia della creazione dell’uomo, fino alla piena comunione con Dio che sarà tutto in tutti. Penso spesso anche ad altre parole di san Paolo, contenute nella seconda Lettera ai Corinzi: «Quando sono debole, è allora che sono forte». Non dobbiamo aver paura della nostra debolezza, e a volte anche impotenza, nell’affrontare il dramma ecologico che stiamo vivendo; non dobbiamo aver paura neanche del nostro peccato contro la Creazione, perché nel momento in cui facciamo esperienza di tutto questo, si manifesta la potenza di Dio che non ci lascia soli, ma che ci guida e ci sostiene.

Per questo il “Tempo del Creato” è prima di tutto un tempo di preghiera per gustare sempre di nuovo che Dio opera meraviglie proprio attraverso la nostra debolezza. Come scrive Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale, «invito fortemente i fedeli a dedicarsi alla preghiera in questo tempo, che da un’opportuna iniziativa nata in ambito ecumenico si è configurato come Tempo del Creato: un periodo di più intensa orazione e azione a beneficio della casa comune».

Le parole di San Paolo sono anche parole profetiche. Ascoltare il grido del Creato e a nostra volta gridare anche noi che non c’è più molto tempo per risollevare il creato dal suo degrado ambientale, gridare per aprire al futuro. Gridare anche se sappiamo bene che le parole di speranza dei profeti  «in casa» non si possono ascoltare. Il Tempo del Creato è anche il tempo dello “squilibrio” dove un amore responsabile ci riconcilia con chi è vittima dei nostri equilibri; e le vittime sono milioni. Nel nostro pianeta una buona metà degli abitanti ci chiede conto del perché non sono nutriti abbastanza, perché sono ai limiti della sopravvivenza, perché l’acqua, l’aria, il mare sono devastati. Dobbiamo rispondere con i fatti e nella verità, ricorda la Scrittura. «Siamo le primizie delle sue creature» (Gc 1,18). Primizia non vuol dire che siamo i migliori, ma siamo i frutti che nascono per primi e che anticipano il raccolto. A noi è dato il compito straordinario, bellissimo della anticipazione di ciò che il mondo dove essere.


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Tempo del Creato: la Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato

E’ iniziato ieri, 1 settembre, il “Tempo del Creato” con il Messaggio di Papa Francesco per la Celebrazione della V Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato .

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Di fronte all’“emergenza climatica” in atto, l’appello del Papa a tutti gli uomini è forte e chiaro: riscoprire la vocazione di “custodi del Creato” e amare la vita in comunione con esso.

Il Tempo del Creato vuole essere un periodo, come sottolinea il Papa nel Messaggio, per pregare nella natura, per riflettere sui nostri stili di vita, che troppo spesso sono dannosi. Le nostre scelte quotidiane, il cibo, i consumi, gli spostamenti, ma anche l’utilizzo di acqua ed energia sono spesso “sconsiderate e dannose”. “Stili di vita più semplici e rispettosi”, come l’abbandono dei combustibili fossili per forme di energia pulita e di economia sostenibile, ma anche l’ascolto della saggezza delle popolazioni indigene, possono aiutare a vivere bene il rapporto con l’ambiente.

Papa Francesco invita a sentirci “responsabili nel prendere a cuore, con la preghiera e con l’impegno, la cura del Creato” e ad avere “il coraggio di operare il bene senza aspettare che siano altri a iniziare, senza aspettare che sia troppo tardi”.

Inquinamento costante, totale dipendenza dai combustibili fossili, radere al suolo le foreste: il Papa fa anche una panoramica del degrado che si è accentuato in questi ultimi decenni, in cui fenomeni meteorologici estremi e desertificazioni stanno mettendo in ginocchio i più deboli. A conferma dell’urgenza di “interventi non più rimandabili”, il Papa mette in guardia anche sullo scioglimento dei ghiacciai e sulla considerevole presenza di plastica negli oceani.

Per Francesco è anche “il tempo per intraprendere azioni profetiche”: sono molti i giovani di tutto il mondo che, fortemente delusi da impegni presi e poi non portati a termine, stanno alzando la voce per ricordare che la Terra è un bene da trasmettere.

Francesco si rivolge anche ai Governi, che nei prossimi mesi si riuniranno per rinnovare impegni decisivi a “orientare il pianeta verso la vita anziché incontro alla morte”. Il Pontefice ricorda il Vertice delle Nazioni Unite sul clima, che si terrà tra qualche settimana a New York, durante il quale i Governi dovranno mostrare la volontà politica di accelerare drasticamente i provvedimenti in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Rivolge poi anche un pensiero al prossimo Sinodo sull’Amazzonia, che si terrà dal 6 al 27 ottobre in Vaticano, e che rappresenterà una vera e propria opportunità di risposta al grido dei poveri e della Terra.

La Quinta Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, è stata istituita da Papa Francesco il 10 agosto del 2015 e rappresenta l’inizio del “Tempo del Creato” che dura fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. L’iniziativa nasce per spronare i cristiani a pregare e ad agire per il bene della Casa Comune, a conferma, ancora una volta, dell’attenzione da parte del Pontefice per la difesa del Creato, di cui la Laudato Si’ è una pietra miliare.


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Un cammino di vera conversione: Messaggio del Papa per la Quaresima

Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2019 dal titolo «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19).

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Immagine: He Qi

Alla Conferenza sono intervenuti l’Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Mons. Segundo Tejado Muñoz, Sottosegretario del medesimo Dicastero e il Dott. Alberto Piatti, Executive Vice President – Impresa Responsabile e Sostenibile di Eni.

Nel Messaggio, Papa Francesco ricorda che la Quaresima è un cammino di preparazione alla Pasqua e ci invita a non lasciar “trascorrere invano questo tempo favorevole”, chiedendo a Dio la grazia “di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione“.  Allo stesso tempo il Papa ci ricorda che questo cammino ci viene riproposto in ogni anno liturgico, “di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo”. Cita, in proposito, le sublimi parole di S. Paolo: “Nella speranza infatti siamo stati salvati” (Rm 8,24) e, successivamente, “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove“. In Cristo già siamo salvi, già siamo creature nuove, qui e ora. La Quaresima dovrebbe essere un tempo in cui maggiormente riflettiamo su noi stessi e ci mettiamo in ascolto di Dio, per diventare ancora più consapevoli di essere salvati e, come creature nuove, incarniamo “più intensamente e concretamente il mistero pasquale” nella nostra “vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina”.

E’ significativo poi che il Messaggio porti la data del 4 ottobre, Festa di San Francesco di Assisi, il santo del mirabile Cantico delle Creature, il santo del “Creato” (diremo oggi “delle questioni ambientali”, dell’ “ecologia”), il santo cui il Papa di ispira nella sua Enciclica Laudato Si’ sulla cura della nostra Casa Comune. Non a caso, a presentare il Messaggio, c’era il Dicastero vaticano che si occupa delle questioni relative allo sviluppo, che nel mese di luglio scorso ha organizzato una grande conferenza in occasione dell’anniversario della Laudato Si’. 

Un punto importante del Messaggio quaresimale di quest’anno è infatti proprio il Creato. Dice il Papa che il nostro peccato fa “incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). A causa del peccato, l’uomo si sente “dio del creato”, “padrone assoluto”, usandolo “non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri”. Ma la redenzione di Cristo investe anche il Creato, oltre che tutte le creature, che saranno liberati “dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21).


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In cammino per il Clima

Ieri da Piazza San Pietro con la Benedizione dell’Incaricato per la Pastorale sociale della diocesi di Roma, è partito il Pellegrinaggio organizzato da FOCSIV, GCCM – Global Climate Catholic Movement e The Climate Pilgrimage per chiedere ai partecipanti di COP 24 di ridurre il riscaldamento globale

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Protagonista di questo Cammino per il Clima è Yeb Saňo, ex delegato della Repubblica delle Filippine per le conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e responsabile Greenpeace Sudest Asiatico.

Afferma Yeb : “I pellegrini, ispirati dall’Enciclica Laudato Si’, sono i portavoce del messaggio delle comunità locali, incontrate lungo il percorso, e rivolto ai leader mondiali affinché onorino gli impegni presi a Parigi tre anni fa. La Conferenza ONU di Katowice, questo dicembre, potrebbe rivelarsi una pietra miliare cruciale nel percorso tracciato dall’Accordo del 2015.[…] Soprattutto, vogliamo che le persone vedano la crisi climatica come una crisi dello spirito che investe tutta l’umanità e come una questione di giustizia per l’intero Pianeta. Una crisi che richiederà un risveglio spirituale globale”.

Il pellegrinaggio che è partito ieri si pone in ideale continuità con l’ incontro di preghiera ecumenico per il creato, che si è svolto ad Assisi, il 31 agosto, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per il creato.

In una conferenza stampa organizzata presso la sede della Radio Vaticana è stato presentato anche il Manifesto per il Clima


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Neve a Roma, la bellezza del creato

Stamattina Roma, come nel lontano 1985 e più recentemente nel 2012, si è svegliata nel cuore della notte per ammirare la bellezza della neve che scende e si posa su questa meravigliosa città, donandole (se possibile) un aspetto ancora più incantevole e unico al mondo. “Allertati” dalle previsioni e dalle misure di sicurezza, non pochi romani nelle ore notturne si sono svegliati appositamente per vedere Roma sotto la neve by night, immortalandola con foto e video condivisi sui vari social media. “Ho svegliato tutti a casa alle due di notte” – scrive su Twitter Lorenzo – “semo romani, semo fatti così“. E ancora chiosa un altro tweet: “Il romano è un sognatore…A noi ci salva la fantasia“.

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Roma sotto la neve ci ricorda la magnificenza del creato, la mano di Dio che plasma tutte le cose con amore e perfezione, “la bellezza che salverà il mondo”. L’uomo è chiamato a un’alta vocazione dal Creatore: godere di questo meraviglioso giardino e custodirlo affinché sia una casa bella e accogliente per tutti, come era nel piano di Dio al momento della creazione, come il Signore ce l’ha donata, a tutti.

La Scrittura fa diversi riferimenti alla neve. Come ci ricorda in un tweet oggi il Cardinale Ravasi, recita il Salmo 147: “Fa scendere la neve come lana, come polvere sparge la brina, getta come briciole la grandine: di fronte al suo gelo, chi resiste?“. E ancora, il Profeta Isaia: “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,10-11).

Riconciliamoci con il creato e impariamo ad amare questa terra che il Signore ha creato e che ci ha donato. Non solo oggi, in cui l’eccezionalità di questo evento ci colpisce il cuore più profondamente, non solo in questo tempo di Quaresima, ma sempre, ogni giorno, volendo bene nella quotidianità a questa nostra città di Roma e custodendo il creato, soprattutto noi cristiani.