ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Abramo partì, senza sapere dove andava

Monica Romano

Il tempo di Quaresima è, più di altri, un tempo in cui la Parola di Dio ci invita a metterci in cammino. Un “tempo forte”- ci ricordava da ragazzi il mio vice-parroco, Don Paolo – molti anni fa, quando preparava per ognuno di noi una vera e propria “agenda” per l’Avvento e la Quaresima, con i riferimenti alle Letture giorno per giorno. Per darci uno strumento utile e incoraggiarci ad accostarci alla Bibbia più regolarmente rispetto ad altri tempi dell’anno liturgico.

Il cammino, la vocazione alla quale Dio ci chiama, non ci appare sempre lineare, anzi a volte ci richiede quasi un “salto nel buio”. Mi ha sempre colpito l’esperienza di Abramo, che parte lasciando tutto e tutti e, come noterà successivamente la Lettera agli Ebrei, “per fede” obbedì a Dio e “partì senza sapere dove andava”. Qui entra il gioco un aspetto fondamentale nel cammino di fede: la fiducia in Dio. Molti di noi non mettono in dubbio l’esistenza di Dio e credono che Gesù Cristo sia Suo Figlio, il Salvatore, venuto nel mondo per riscattarci, come primizia della Resurrezione che sperimenteremo anche noi. Ma dalla fede in Gesù Cristo alla fiducia incondizionata vi è appunto un salto molto grande da fare. Spesso questa è la debolezza della nostra fede – fidarsi (e affidarsi) incondizionatamente di Dio. Fiducia che Dio ci ha tracciato dal momento in cui si è incarnato in un bambino indifeso, che poteva vivere solo se accudito e amato da Maria e Giuseppe. Dio ha fatto Lui stesso per primo un atto di fiducia nell’uomo, prima creandolo e dopo scendendo nel grembo di Maria e affidandosi a una famiglia diciamo “come tutte le altre”, che si è a sua volta fidata di Dio e ha portato avanti una vocazione straordinaria alla quale era stata chiamata. Non senza momenti di buio e di incertezza, alcuni dei quali emergono anche dai racconti del Vangelo. C’è un’immagine molto bella che porto nel cuore, dipinta dalle Piccole Sorelle di Charles de Foucault (vedi immagine sotto). Maria che tiene in braccio il piccolo Gesù, che invece di starsene “accovacciato” tra le braccia rassicuranti della mamma, le tende come per farsi prendere dal passante che desidera accoglierlo. Questa “iconografia” originale mi richiama di nuovo l’idea della fiducia, che il Signore ha riposto nell’uomo, fino a donare la sua vita per lui, ciascuno di noi e tutti insieme. E che ha richiesto a noi cristiani, che crediamo “pur non avendo visto”. Atti di fiducia che ci vengono richiesti non una sola volta nella vita. Ad Abramo successivamente verrà chiesto addirittura di sacrificare il figlio Isacco. A significare che, in aggiunta ai “piccoli”, “quotidiani”, atti di fiducia cui i cristiani sono chiamati a rispondere nella vita ordinaria, ve ne possono essere di molto, molto grandi, nel corso della vita.

Madonna-con-Bambino

I santi sono uno specchio luminoso di questa fiducia incondizionata nell’amore del Padre e hanno seguito Gesù sempre e comunque, molte volte attraversando percorsi bui, nell’anima e nella vita concreta di tutti i giorni. Per me i santi sono una grande consolazione, perché nelle amarezze della vita mostrano che esse si possono superare umanamente o vivere secondo quanto il Signore ci chiede, con l’aiuto della grazia.

Ma vediamo che già da subito, la tentazione alla “scorciatoia”, all’alternativa alla “salita” nel buio, si affaccia nel cuore dell’uomo, perfino in chi era più vicino al Signore e ha poi dato tutto, la vita, per Lui. Nel Vangelo di oggi che segue la Prima Lettura sulla vocazione di Abramo, la liturgia propone il racconto della Trasfigurazione di Gesù. Camminano il Signore, Pietro, Giacomo e Giovanni, “su un alto monte”. Spesso, quando il Signore prepara qualcosa di speciale come in questo caso, il Vangelo racconta che ci si mette in cammino e in condizioni o circostanze generalmente ostili, difficili. La salita sul monte, come in questo caso; il contesto dei pastori – i reietti della società di allora – o i Magi ingannati da Erode, quando nasce Gesù… Una volta giunti a destinazione, Pietro propone di preparare tre capanne e rimanere lì, loro soli. “Lasciamoci tutto alle spalle, abbandoniamo il mondo con le sue amarezze”, praticamente a me sembra voglia dire Pietro. Forse, anche: “Godiamoci noi tre la compagnia del Signore”. Mi è capitato molte volte di sperimentare o incontrare persone che hanno vissuto questa tentazione. “Mollare tutto”, per dirla con un linguaggio più vicino a noi e forse più efficace; “tenerci stretta” la fede, nel nostro gruppo parrocchiale, nel nostro movimento, lontani dal mondo che “non conosce” o peggio ancora “rifiuta” il Signore…. La liturgia della Parola che saggiamente è stata “assemblata” con il Concilio ci dice con queste Letture che invece non bisogna fermarsi ma – come Abramo e parafrasando le parole di Gesù nel Vangelo di oggi, “alzarci e non avere paura” -, camminare, e dopo aver goduto della luce di Gesù, dobbiamo a nostra volta portarla nel mondo, per illuminare quei cammini bui che molte volte ci ritroviamo a percorrere nelle nostre vite. Non è una vocazione cristiana vivere in una capanna tra di noi, ma – direbbe ancora Papa Francesco – aprire le sue porte,  uscire per portare Gesù al mondo e lasciar entrare chi lo desidera.

Che questo tempo quaresimale, che ho sempre considerato un dono propizio nel cammino di fede, possa aiutarci ad alimentare sempre di più la piccola lampada della nostra fede e della nostra fiducia in Dio, che già non è stata delusa, , con la promessa della Resurrezione.


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Una luce sulla nostra debolezza

Riflessione nella II Domenica di Quaresima 

La Prima Lettura della seconda Domenica di Quaresima tratta dal Libro della Genesi ci presenta la vocazione di Abramo, chiamato a partire fidandosi unicamente della Parola di Dio. Anche noi come Abramo siamo chiamati ad uscire dalla nostra terra. Siamo in un momento storico in cui attraversare la terra dal vecchio al nuovo mondo è divenuto un fatto necessario. La nostra terra occidentale, la nostra Europa delle cattedrali, sono ormai assediate da milioni di persone in cerca di dignità e sicurezza. Non è retorica affermare che un nuovo mondo si sta formando. Una Chiesa che ancora volesse rimanere rinchiusa nell’Arca di Noè durante il diluvio, cioè una Chiesa eurocentrica forte soltanto delle proprie sicurezze e tradizioni, sarebbe semplicemente fuori dalla storia. Ancora di più sarebbe fuori dal dolore del mondo. Questo dolore del mondo è illuminato dalla luce di Gesù che oggi nel vangelo di Matteo al capitolo 17 svela per un istante la Sua Gloria.

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Sull’esempio di Gesù, ogni cristiano è chiamato a condividere la fede in quel terra comune, tra tutte le latitudini, anche tra credenti e non credenti che è la sofferenza. Il «Gesù solo» della Trasfigurazione, terminata l’anticipazione della Pasqua, è solo un uomo tra gli uomini.  Ecco però che nel Gesù debole, tentato come noi in ogni cosa noi, abita la Gloria di Dio.  In Gesù solo e abbandonato da tutti, Dio rivela la Sua Gloria e dice agli uomini che la debolezza è la casa di Dio.

Per questo con fiducia dobbiamo percorrere il nostro cammino quaresimale; le amarezze della vita non diminuiscono il nostro slancio pasquale, perché il Signore le illumina con la Sua Gloria e chiede a noi di saper sempre scorgere dentro di noi e fuori di noi la Sua presenza salvatrice.

“E’ bello”, dice Pietro a Gesù. Ripartire dalla bellezza; la vita se sempre non è facile, sempre può essere felice se la viviamo con Gesù, se sappiamo meglio comprendere con uno sguardo compassionevole, noi stessi e gli altri.

Le molte cose da fare, le preoccupazioni, i “rumori del mondo” spesso ci impediscono di ascoltare il sussurro di una brezza leggera attraverso il quale Dio si fa presente (1 Re 19,12).

Vivere una vita cristiana bella e consapevole richiede l’ascolto della voce di Dio dentro di noi e tra noi. Dio agisce nostra vita, si prende cura di noi. Nessuno è escluso, nessuno è abbandonato.


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I bambini cinesi cantano “Forza Gesù”

In occasione della Visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in Cina in questi giorni, un gruppo di studenti cinesi di scuola elementare si è esibito con una canzone in italiano intitolata “Forza Gesù” dello Zecchino d’Oro.

Come si legge sul sito del Quirinale e riportato dall’account twitter dell’Ambasciata d’Italia a Pechino, il Presidente Mattarella ha incontrato docenti e alunni della Scuola Elementare del Popolo di Chongqing, città che si trova nella parte centro-meridionale della Cina, con quasi 33 milioni di abitanti. Durante la visita alla scuola, un gruppo di bambini ha accolto il Presidente cantando “Forza Gesù”, una canzone in gara della 53ma edizione dello Zecchino d’Oro, che si è svolta a novembre del 2010. Il brano era cantato da Simone Deiana e come tutte le canzoni della performance canora era accompagnato dal Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. Secondo una rapida ricerca su internet, la canzone è diventata popolare in Cina tramite un video postato su internet relativo a un’esibizione di poco successiva del Coro dell’Antoniano nella Basilica di San Fermo a Verona, in occasione del Natale dello stesso anno. Come riporta Famiglia Cristiana, il video con la canzone sottotitolata in cinese (dal titolo letterale “加油耶稣”) ha registrato un milione e mezzo di visualizzazioni in Cina. La voce solista era quella di una bambina di quattro anni, Francesca. In fondo al post i testi della canzone in italiano e in cinese.

La canzone mostra come i bambini siano consapevoli del male che li circonda e dei loro limiti nel poterlo affrontare. Appare anche la preoccupazione che i bambini hanno quando vedono che gli altri, gli adulti, sono infelici e il desiderio di fare qualcosa per loro. Ma il cuore della canzone è il riferimento a Gesù e non solo il fatto che il bambino veda la preoccupazione di Gesù per il male del mondo e vorrebbe consolarLo. Ma il fatto che l’amore di Gesù può superare il male e rendere il mondo più bello, e la bellezza salvare il mondo. Così un passaggio significativo del testo: “Con l’amore penso si può fare tanto. Per esempio consolare un po’ Gesù. Forza Gesù, non ti preoccupare se il mondo non è bello visto da lassù, con il Tuo amore si può sognare e avere un po’ di Paradiso quaggiù”.

Questa canzone è una piccola goccia in un oceano dove i riferimenti alla fede e ai simboli cristiani vanno scomparendo nelle nostre società occidentali, anche nei contesti dove un tempo erano considerati fondamentali, come ad esempio per l’educazione e i momenti di svago di bambini e ragazzi. A Roma, ad esempio, è molto triste in tempo di Natale vedere solo riferimenti generici alle “buone feste” e dover andare solo nelle librerie cattoliche per trovare biglietti augurali con immagini o rappresentazioni di carattere religioso. Si trovano Babbo Natale e il pupazzo di neve, a volte gli angeli (che però non hanno necessariamente, o nel tempo hanno visto un po’ perdersi, una connotazione cristiana), ma quasi mai la capanna di Betlemme con Gesù Bambino…

Questa canzone è anche una goccia anche nell’immensa Cina, dove la fede cristiana cresce, anche se con difficoltà, chiaroscuri e contraddizioni…Ed è bello che il testo riconosca che Gesù “faccia sognare”. Se i genitori capissero che Gesù è la risposta ai desideri, alle aspirazioni, e alle inquietudini dei giovani, tante infelicità, tanti mali del mondo certamente non esisterebbero. Anche nella grande Cina, dove al galoppante e sorprendente progresso economico e sociale si accompagna un allarmante vuoto di valori spirituali e morali, soprattutto tra le giovani generazioni. Può una fede bella, serena, vissuta nella vita di tutti i giorni, nei propri doveri quotidiani nella società, una fede nella persona di Gesù, che ci rende liberi interiormente e mette il prossimo al centro, “essere una marcia” in più per la grande Cina? Può questa figura di Gesù attrarre i giovani cinesi e rendere la loro vita più bella, più orientata a un benessere economico e sociale che sia più umano, meno individualista e più ricco interiormente e spiritualmente?

Nel diario di viaggio relativo a una delle due recenti tournée cinesi del Piccolo Coro dell’Antoniano leggiamo: “Sentire l’ovazione per ‘Forza Gesù’ o l’ascolto in silenzio della ‘Benedizione a Frate Leone’, pensando al messaggio così universale di quei testi, fa impressione. Abbiamo cantato in Italiano, in Inglese, in Cinese, in Spagnolo, in Francese, in Latino e alla fine tutto era comprensibile e tutto era a misura di bambino”. Qualcuno che segue il Papa più attentamente ricorderà che in occasione della sua visita in una parrocchia romana, i bambini della Prima Comunione avevano cantato per lui la Benedizione di Frate Leone.

Non è la prima volta che “Forza Gesù” è stata cantata in Cina. In internet abbiamo trovato che il piccolo coro filarmonico di Qingdao diretto da maestro Yang Guoqing l’aveva cantata, insieme a un altro testo (“Una stella a Betlemme”). Preghiamo e speriamo però che la scelta di questo testo in un’occasione ufficiale così importante sia un altro piccolo segno di un ponte che si costruisce, tra la Chiesa e la Cina, secondo gli sforzi e le intenzioni di Papa Francesco.

 

TESTO DELLA CANZONE (ITA e CIN)

Forza Gesù

Ogni sera quando prego nel lettino Penso a quello che si vede da lassù, Tutto il male che viviamo sulla terra, Ogni lacrima che scende sale su.

Tu mi dici cosa mai può fare un bimbo, Come può contare piccolo com’è.
Con l’amore penso si può fare tanto Per esempio consolare un po’ Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso.

Quando dico la preghiera del mattino Prego per la sorellina ed il papà,
Per la mamma che mi sta vicino
Mi sorride, mi dà gran felicità.

Ma poi penso a tutti quei bambini Che non sono fortunati come me, Senza amore si cresce con fatica Che dolore tutto questo per Gesù.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso quaggiù.

E’ importante la preghiera di un bambino, E’ importante perché nel suo cuore ha
La bellezza che al Signore dà un sorriso, La bellezza che il mondo salverà.

Forza Gesù, non ti preoccupare
Se il mondo non è bello visto da lassù, Con il tuo amore si può sognare
E avere un po’ di paradiso
Quaggiù.
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù,
Avere un po’ di paradiso
Anche quaggiù!

         加油耶稣

每夜我都在小床上默默回顾经历那位多少的祝福
也许地上难免仍有许多痛苦
每滴眼泪他都为我们细数
人说小孩去做不可能会成功
怎能指望小孩去完成圣工
我想有爱的话就有能力传送
比如安慰耶稣让他更轻松
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户
清晨我的祷告向他心意倾吐
为妹妹还有我地上的生父
陪伴妈妈一同祈祷很幸福
她的微笑让我心里很满足
想起许多小朋友在世界各处
他们并非和我一样的幸福
没人关爱的他们成长艰苦
这对耶稣来说他也很伤楚
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
即便一个小孩祷告也很重要
因为他的心中有一份美好
这份美好传递给主一个微笑
这份美好可以拯救这世道
加油耶稣 请你不要担忧
  即使从天上看这世界很陈腐
  有你的眷顾 梦拉开帷幕
  天堂的一角可以落户 此处
天堂的一角可以落户 地上此处
天堂的一角可以落户 就在此处

 

 


					
		
	


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Il povero Lazzaro tende la sua mano

Riflessione sul messaggio per la quaresima di Papa Francesco 

E’ stato pubblicato ieri il Messaggio del Santo Padre Francesco per la  Quaresima, un tempo di particolare preghiera, che ci porterà dopo 40 giorni al Triduo Pasquale, cuore dell’anno liturgico. Nel Mercoledì delle Ceneri inizio della Quaresima, la Chiesa compie un gesto semplice che ricorda la fragilità della natura umana, l’essere creature. Il fatto di essere creati, però, nella visione cristiana non si riduce a una nota negativa, o minore dell’essere umano, della sua natura e delle sue potenzialità. Essere creature presuppone l’esistenza di un Dio creatore, che ci ha amato “sin dal grembo materno” e si prende cura di noi. Un Dio creatore si, ma prima ancora Padre. Recita infatti il Credo, il simbolo della fede cristiana: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra”.  La parola onnipotente  e’ accostata al “ruolo” di Dio come Padre. Dio e’ un padre che può fare tutto per i suoi figli, in virtù dell’amore che lo lega a lui.  In questa creatura umana desiderata, amata e custodita da Dio, abita poi lo Spirito, “che e’ Signore e da’ la vita”. Lo Spirito – l’amore che lega il Padre e il Figlio – sarà con noi come consolatore, rimanendo con noi tutti i giorni, “fino alla fine del mondo”. Un dono perenne. Nel messaggio di questo anno, papa Francesco ci invita proprio a custodire i doni, due in particolare.

 La Parola è un dono. L’altro è un dono, è il titolo del testo di Francesco che riflette sulla parabola biblica del ricco e del povero Lazzaro (cfrLc 16,19- 31).  “Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita.”(Messaggio Quaresima 2017)

Vivere l’Eucaristia è partecipare al presente di misericordia che si fa Pane e Vino, cioè alimenti di vita in vista di una pienezza di vita per tutti gli uomini di buona volontà. La Quaresima può essere un tempo favorevole per chiedere al Signore di  donarci  la volontà di rinnovare le nostre relazioni, per pronunciare  non le parole che vincono,ma quelle che toccano i cuori, e che guariscono i tanti Lazzari accovacciati alle nostre porte.

In questo modo emerge il vero problema del ricco: la radice dei suoi mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio; questo lo ha portato a non amare più Dio e quindi a disprezzare il prossimo. La Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio. Chiudere il cuore al dono di Dio che parla ha come conseguenza il chiudere il cuore al dono del fratello.” Avere ben chiaro quello che dice la Parola di Dio circa il rapporto fra i ricchi e i Lazzari è fondamentale per evitare di vivere come gli «spensierati di Sion» di cui parla il profeta Amos, e crearsi   un sistema di giustificazioni tali che ci possono essere diecimila Lazzari davanti alla porta di casa, e “il ricco” nemmeno sa che ci sono. Il nostro  epulone anni duemila, costruisce una casa con la cancellata, fa elargizioni per i poveri, prevede un fondo per il Terzo Mondo, pur di non avere il fastidio dei Lazzari alla porta.

In tutte le chiese cattoliche del mondo si leggerà questo testo papale sulla Quaresima  ma domani Lazzaro sarà come oggi. Non cambia nulla. E questo perché la Parola e le parole evangeliche di papa Francesco  rischiano di essere imprigionate in un sistema  che le vuole rendere del tutto innocue, senza nessuna efficacia sul piano reale. Questo è l’abisso che qualcuno vuole creare. Anzi, tutti constatiamo che l’abisso tra i Lazzari e gli epuloni si allarga sempre di più. Gli epuloni hanno da secoli deciso che non si può consentire la promiscuità tra chi è dentro  e chi è fuori. Lazzaro deve stare fuori dal sistema,dalle nostre città, la bibbia  usa il termine Accampamento.  Lazzaro poi  non solo è escluso ma deve essere anche convinto che sia normale così, che sia giusto. L’esclusione lo tocca dentro, nella coscienza.

La nostra società però vuole ispirarsi ai grandi principi del cristianesimo e dell’illuminismo, ma si trova a compiere una impossibile quadratura del cerchio. Fa finta di voler inserire in sé stessa Lazzaro l’escluso, ma non ci riesce, perché dovrebbe contestare se stessa nei propri principi costitutivi. Il sistema  esclude coloro che lo minacciano nella sua integrità. Gli immigrati   sono i Lazzari del ventunesimo  secolo.

Dio però  predilige i Lazzari, anzi Dio in questo mondo è Lazzaro. Gesù è andato fra gli immondi per insegnare loro a smettere di dirsi immondi, a guardare l’accampamento e scoprire che l’accampamento è immondo. Questa è la rivoluzione, il capovolgimento. Le beatitudini sono fatte di Lazzari. Gesù è venuto a svegliare la coscienza degli esclusi perché smettano di considerarsi legittimamente esclusi, perché sappiano che il futuro è in mano loro.

“La parabola è impietosa nell’evidenziare le contraddizioni in cui si trova il ricco. […]In lui si intravede drammaticamente la corruzione del peccato, che si realizza in tre momenti successivi: l’amore per il denaro, la vanità e la superbia”(Messaggio Quaresima 2017).Molti hanno tentato di arruolare Gesù come guardiano dell’accampamento, e hanno fatto di tutto per inserirlo nei propri quadri, per farne un profeta accomodante, ma Gesù non ha accettato. Egli non è mai andato nel Pretorio e nel Sinedrio come ospite gradito, ha rappresentato la minaccia per le due strutture, quella del potere politico/religioso e quella del potere economico. Perciò è stato crocifisso come un immondo. «Come un delinquente voi lo avete appeso ad un legno» dice Pietro, nel primo discorso dopo la Pentecoste.  Il futuro del mondo è dei lazzari; domineranno la terra come dicono le beatitudini; i poveri stanno venendo verso di noi, non per distruggerci, ma  per  dirci parole di salvezza

Viviamo allora con speranza questo tempo, nella riflessione, nella meditazione e nella preghiera, ricordandoci di essere creature fragili ma soprattutto amate e custodite da Dio Padre. Questo ci potrà aiutare a vivere questo percorso non in una penitenza fine a se stessa, timorosa e sterile, ma come una riconciliazione con Dio Padre e una conversione  verso i Lazzari che incontriamo nel nostro cammino.

 Ritornare al Signore con tutto il cuore ci dirà il profeta Gioele. Questo  significa intraprendere il cammino di una conversione non superficiale e transitoria, bensì un itinerario spirituale che riguarda il luogo più intimo della nostra persona. Il cuore, infatti, è la sede dei nostri sentimenti, il centro in cui maturano le nostre scelte, i nostri atteggiamenti. Quel ‘ritornate a me con tutto il cuore non coinvolge solamente i singoli, ma si estende all’intera comunità, è una convocazione rivolta a tutti: «Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo»”.


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Dare voce a chi non ha voce. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

La Chiesa celebra Domenica 15 gennaio la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Quest’anno, Papa Francesco ha scelto come tema: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. Questa giornata ha più di cento anni e fu istituita nel 1914 da Benedetto XV.

Come ormai tutti sappiamo, la questione dei migranti e’ diventata un’emergenza globale. Secondo i dati riportati dalla Fondazione ISMU, sono oltre 181mila gli arrivi via mare registrati nel 2016 in Italia, in aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Di essi, 25mila sono minori, di cui il 14% non accompagnati. Con questa Giornata siamo chiamati  a dare voce ma soprattutto risposte a questi esseri umani, soprattutto donne e bambini, che sono costretti a fuggire e a lasciare tutto, nella speranza di una vita migliore. Ma quali risposte possiamo dare? La nostra semplice risposta è una questione di buon senso: umanità, generosità e competenza.

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In primo luogo, notiamo che molte informazioni che ci vengono date o che riportiamo non sono corrette. Questo è spesso responsabilità di alcuni media, ma anche  nostra, come  cittadini. Abbiamo infatti il dovere di informarci e di non giudicare in base al sentire e all’apparenza. Soprattutto quando si tratta di questioni così fondamentali e delicate, come quelle della vita e della sicurezza di esseri umani in fuga perché a rischio della vita e della loro incolumità.

Dalle informazioni che riceviamo e da come noi parliamo, sembra che migranti e i rifugiati siano una fetta molto ampia della popolazione italiana. Sempre secondo le informazioni della Fondazione Ismu, riportate in un recente articolo del Sole 24 Ore , gli italiani credono che gli immigrati siano il 30% della popolazione, mentre si tratta di un mero 10%. Similmente, si ha una percezione più ampia della presenza musulmana, che suscita in molti una certa apprensione. Tali errate percezioni certo non aiutano ad affrontare la questione migranti, che richiede la cooperazione e la buona volontà di tutti, dalle istituzioni internazionali, ai singoli governi, fino a noi cittadini.

Poi ci siamo noi cristiani. Specialmente noi, non possiamo sottrarci al dovere della carità e non possiamo essere vittime della paura, tanto più se immotivata. Dobbiamo inoltre superare visioni ristrette e antistoriche. I cristiani hanno come vocazione quella di passare dal particolarismo all’universalità. Il Cristianesimo è per sua natura aperto al mondo. Non a caso si è adattato a molteplici culture e sistemi sociali, “fino agli estremi confini della terra”.

Per questo seguiamo l’invito del Papa e quanto detto profeticamente da San Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato. Apriamo i confini politici ed economici degli stati. Apriamo le case sfitte, le parrocchie e gli istituti religiosi. E soprattutto apriamo i nostri cuori verso questi nostri fratelli e sorelle che soffrono. Ci renderemo conto ancora una volta della realtà del Vangelo: se metteremo insieme le nostre forze verrà fuori qualcosa di bello e di umano, come i cinque pani e due pesci che condivisi e distribuiti con equità, con l’aiuto del Signore, hanno sfamato tanta gente.

E siamo fedeli alla nostra storia. Già nel 1914, Benedetto XV, scriveva ai vescovi diocesani italiani la lettera circolare “Il dolore e le preoccupazioni”, dove chiedeva di istituire una Giornata annuale per sensibilizzare e raccogliere offerte in favore degli emigrati italiani. Nel corso degli anni si è poi sviluppata e aggiornata questa iniziativa profetica del Papa, nata nell’ambito della Prima Guerra Mondiale, per arrivare alla struttura odierna. L’azione pastorale della Chiesa riguardo alla questione migratoria ha quindi una lunga storia e una notevole esperienza, ed è sempre stata una parte fondamentale della sua Dottrina Sociale. Noi cristiani dobbiamo metterla in pratica, attuarla nel mondo, secondo i tempi e i momenti.

La storia insegna che la paura è sempre stata una cattiva consigliera. Le nostre paure, poi, sono relative. Dal punto di vista dei migranti, quelle che sono le nostre paure sono invece una speranza. In fondo se la nostra cultura europea e occidentale oggi si sente più fragile, insicura e minacciata significa anche che finalmente altri popoli stanno rivendicando dignità e cibo per i loro figli, dopo secoli di oppressione e sfruttamento. Quello che il beato Paolo VI aveva preannunciato nella Enciclica Populorum Progressio si sta verificando oggi. E realmente oggi capiamo meglio che “lo sviluppo è il nome nuovo della pace”.

Convertiamoci dunque verso uno stile di vita più sobrio, verso gesti di carità concreti, invece di tante forme di devozionismo al limite della fede che non portano beneficio a nessuno, tanto meno al nostro cammino cristiano e alla nostra anima. Un gesto di carità, una preghiera, un diverso stile di vita personale possono portare qualcosa di bello, magari una vita migliore, a qualcuno. Aggiungiamo un gesto di carità, un po’ del nostro tempo, a un Ave Maria che ci viene chiesta come penitenza nella Confessione. “La carità copre una moltitudine di peccati” – dice la Scrittura. Siamo una piccola goccia nell’oceano, diceva Santa  Madre Teresa. Eppure quella “piccola matita nelle mani di Dio” vediamo cosa ha fatto.

Oggi sullo scenario internazionale si affaccia una grande opportunità per affrontare efficacemente il fenomeno migratorio. Il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha diretto per tanti anni l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR). La sua esperienza in questo ambito è un fattore molto importante e certamente ha pesato sulla sua designazione. E’ una cosa che lascia ben sperare. Il mondo, nella sua sede istituzionale più importante, sembra essersi finalmente deciso ad affrontare risolutamente e senza più rinvii la crisi umanitaria legata all’emergenza migranti, emergenza che è ormai quotidianità. Guterres è anche un cattolico praticante. Pensiamo che potrà così unire le competenze tecniche e politiche all’umanesimo cristiano.

E non ci dimentichiamo dell’opera misericordiosa e profetica del nostro amato Papa Francesco, che ha deciso di guidare lui stesso in prima persona la sezione dedicata ai migranti del nuovo dicastero sullo Sviluppo Umano Integrale.

Preghiamo e operiamo come possiamo per questi nostri fratelli e sorelle, apriamo a loro il nostro cuore, ciascuno secondo le sue possibilità, sensibilità e competenze.


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Riempire con una Parola di giustizia l’acqua del Battesimo

La Festa del Battesimo di Gesù che conclude il tempo di Natale ci aiuta a riflettere sul senso profondo del nostro battesimo. Noi oggi grazie allo Spirito Santo e a papa Francesco siamo in una bella crisi, una crisi che ci fa tanto bene. Stiamo passando da una appartenenza alla Chiesa di tipo sacrale, nella quale i sacramenti sono come i gradi dei militari, cioè segnano il livello di appartenenza (dal battesimo in poi), ad una visione messianica della Chiesa, costituita su Gesù servo dell’uomo. Proprio per questa crisi provvidenziale, si dovrebbero ripensare anche la forma, il linguaggio e i tempi di accesso ai sacramenti. Ad esempio si dovrebbe dare più spazio nella liturgia dei sacramenti, alla Parola di Dio. Se io getto un po’ di acqua in testa ad un bambino, mentre lo battezzo, compio un gesto semplice; ma se io dico nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo io ti battezzo, ecco la Parola di Dio che ti fa rinascere; bisogna proprio ridare la Parola all’acqua, la Parola all’olio, la Parola al pane. Il rischio altrimenti è quello di essere dei sacramentalizzati, schedati in un polveroso registro da sagrestia.

Essere battezzati vuol dire essere mandati; vuol dire chiesa in uscita. Essere battezzati vuol dire professare la fede in Gesù e dire pubblicamente io voglio vivere come Lui, facendo del bene e liberando l’uomo d ogni schiavitù. Fondamentali anche a questo proposito le parole di Pietro:” In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia a qualunque nazione  appartenga ”(At 10,34).

Prima di tutto dobbiamo renderci conto  che chiunque ama la giustizia è nel cuore di  Dio,  è già uno di noi in cammino verso la pienezza che è l’atto di fede. Le distinzioni tra vicini e lontani, credenti e non credenti, vengono dopo, sono importanti ma vengono tutte dopo, non solo dopo, ma devono rimanere interne a questa comune solidarietà umana; noi dobbiamo essere uomini fra gli uomini come Gesù che si è messo in fila tra gli uomini e non certo in prima fila. Così Il Signore dirà anche ad ognuno noi:” Tu sei il mio figlio predilettonon se avremo fatto riti sacri e processioni, ma se li avremo fatti mentre servivamo gli uomini.

Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere come una colomba. Il cielo si squarciò raccontano i vangeli. Un segno di speranza per il mondo, il cielo a­perto per sempre, e non chiuso minacciosamente in nessuna legge o dottrina. Chiediamo perdono al Signore per quando abbiamo chiuso il cielo in faccia a qualcuno imponendo pesi che noi non tocchiamo neanche con un dito come disse Gesù.

Da questo cielo aperto viene come colom­ba lo Spirito, cioè la vita stes­sa di Dio. Si posa su di te, ti vuole bene, ti tende la mano e non ti lascia più. Nessun ostacolo, nessuna difficoltà, nessuna forza umana e sovraumana può impedire a Dio di volerci bene per sempre.


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Un peccato che ci fa vergognare

Una lettera di Papa Francesco ai Vescovi di tutto il mondo pubblicata  il 28 dicembre nel  giorno in cui la Chiesa fa memoria  dei Santi Innocenti  è un’altra tappa fondamentale di questo straordinario pontificato. La lettera esorta i vescovi di tutto il mondo a mettere al centro della loro azione pastorale, l’attenzione ai bambini; porre la massima attenzione affinchè i bambini nel mondo siano, rispettati, difesi, e considerati come uno dei tesori più preziosi da difendere.

La liturgia dei Santi Innocenti, ricorda i bambini fatti uccidere da Erode, preso dal turbamento  della nascita del  Messia che avrebbe potuto insidiare  il suo regno. Erode in un certo senso “aveva ragione”; i bambini sono realmente un’insidia per i regni di questo mondo. La loro innocenza, la loro purezza, la bellezza della loro fragilità sono un continuo mettere in questione i disvalori del mondo degli adulti. Il papa ci chiede di costruire l mondo a partire dai valori dei bambini. Oggi tra la nostra gente, purtroppo – e lo scrivo con profondo dolore –, si continua ad ascoltare il lamento e il pianto di tante madri, di tante famiglie, per la morte dei loro figli, dei loro figli innocenti.”

Noi adulti siamo come l’albero descritto dal vangelo, su cui ha posto l’occhio il padrone che deve essere tagliato perché non porta frutti, ed invece, per un mistero di misericordia gli viene concesso ancora un pò di tempo.Noi siamo all’ultima possibilità. Dobbiamo fare uno scatto di dignità, riprende le misure del vivere, anche quelle della fede. Il grido degli oppressi deve essere il nostro grido; entrando fino in fondo nella situazione dei bambini, disperati, abusati, lasciati morire per la strada, possiamo capire qualche cosa del Dio bambino. Ricorda papa Francesco nella sua lettera ai vescovi :” Il Natale, nostro malgrado, viene accompagnato anche dal pianto. Gli evangelisti non si permisero di mascherare la realtà per renderla più credibile o appetibile. Non si permisero di realizzare un discorso “bello” ma irreale. Per loro il Natale non un era rifugio immaginario in cui nascondersi di fronte alle sfide e alle ingiustizie del loro tempo. Al contrario, ci annunciano la nascita del Figlio di Dio avvolta anch’ess in una tragedia di dolore. Citando il profeta Geremia, l’evangelista Matteo lo presenta con grande crudezza: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli» (2,18). È il gemito di dolore delle madri che piangono la morte dei loro figli innocenti di fronte alla tirannia e alla sfrenata brama di potere di Erode.”.

“Ma se non vi convertirete, perirete tutti”; cosi’ scrive il vangelo di Luca al capitolo 13. È tutto un mondo degli adulti  che si deve convertire. Non serve fare la conta dei buoni e dei cattivi, bisogna dire a voce alta  che è un certo mondo degli adulti  che non va, se la società  non si costruisce su altre fondamenta, e non sulla disonestà eretta a sistema, la sopraffazione del più forte, la prepotenza del più ricco, è una società destinata a morire; già sta morendo. Due giorni fa ad esempio, in Italia la Rai ha pensato di sostituire un programma dove si leggeva l’oroscopo per tutto l’anno 2017, per inserire un approfondimento giornalistico sull’attentato di Istambul. C’è stata una vera rivolta nei social media.; è questo tipo di società che non va; deve essere combattuta con determinazione. Mai come oggi capiamo che tutto nel mondo è una cosa sola : se ci sono nel 2016 come ricorda il papa, 150 milioni di bambini che hanno compiuto un lavoro minorile, molti di loro vivendo in condizioni di schiavitù, se ci sono  milioni di poveri senza dignità né istruzione, è  tutto il mondo che soffre e si disumanizza. Senza bambini rispettati e amati, non ci sarà futuro.

Papa Francesco non ha dimenticato l’orrore della pedofilia, compresa quella del clero:” Ascoltiamo il pianto e il lamento di questi bambini; ascoltiamo anche il pianto e il lamento della nostra madre Chiesa, che piange non solo davanti al dolore procurato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia e il dolore dei minori che furono abusati sessualmente da sacerdoti. Peccato che ci fa vergognare. Persone che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità.” Anche il Dio bambino è vittima di questo orrore.Sono chiare le parole del papa:Ci uniamo al dolore delle vittime e, al tempo stesso, piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere.”

”Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna”? ”(Lc 10,26 ) Gesù non risponde alla domanda posta dal maestro della legge ma racconta una storia. E’ la storia del buon samaritano, può essere la storia di ognuno di noi. Notiamo prima di tutto che la domanda è fondamentale; si tratta della nostra vita. E’ in gioco la nostra umanità, il senso ultimo del nostro esistere, la strada da percorrere per realizzare la nostra vocazione.

“Passò oltre dall’altra parte”(Lc 10,31). Grazie a Dio tanti invece si sono fermati ; la storia della Chiesa e del mondo è piena di Buoni samaritani che hanno soccorso l’uomo “mezzo morto” se lo sono caricati sulle spalle e lo hanno rialzato a nuova dignità.

Oggi  tutti lo sperimentiamo, siamo chiamati a fermarci davanti ai bambini con una carità quotidiana; nessuno può dire di non sapere o di non essere bene informato sulle ferite dei bambini. La strada infatti è una sola, non ci sono scorciatoie o corsie preferenziali e i bambini mezzi morti sono davanti a noi, intralciano i nostri passi, sono accovacciati alle nostre porte, sono un monito perenne alla coscienza di ciascuno. Che devo fare per ereditare la vita eterna? Che devo fare io ? oggi come posso mettermi a servizio dei bambini , di ogni bambino ? come mettere in gioco il talento delle mie competenze, della mia storia, della mia fede?

Bisogna curvarsi  verso i bambini  non  solamente con le tavole della legge in mano, sia essa civile che religiosa ma  con gesti di umanità pura, con una carità non finta, non diplomatica, non dettata dalla convenienza del momento o dalla appartenenza al proprio gruppo che prevede anche piccoli momenti di carità ,ma poi fa i suoi affari.

Con  qualsiasi segno politico sociale o  religioso, chi si abbassa  verso i bambini, per soccorrerli , questo uomo che si curva è già un buon samaritano, è un buon cittadino è un buon credente è già un modello di civiltà. E’ già nel cuore stesso di Dio.


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La non violenza come stile personale e comunitario per costruire la pace

Il messaggio di papa Francesco per la giornata della pace 2017, ha il  titolo:” La non violenza: stile di una politica per la pace”.Sono passati quasi 50 anni da quando Paolo VI con intuizione profetica istituì per il primo gennaio di ogni anno una giornata dedicata al grande tema della pace.

Quest’anno il papa ha fatto della “non violenza” vissuta concretamente “come strategia di costruzione della pace” il perno sul quale ruota tutto il messaggio. Vengono subito alla mente i grandi costruttori non violenti della pace, come Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela e anche il grande impegno in questo campo così delicato, del partito Radicale italiano.

La prima violenza è quella dell’occhio; si lavora per la pace e la si costruisce, imparando giorno dopo a giorno a guardare il mondo con gli occhi dello Spirito, sapendo scrutare i segni dei tempi. Il fatalismo, il giudizio di condanna senza appello, sono solo modi per nascondere il disimpegno, per ripararsi fuori dal mondo reale. Il papa ci sfida invece a:” costruire la società, la comunità, con lo stile degli operatori di pace”.

Lo vediamo bene anche oggi: le ripercussioni della guerra cadono soprattutto sui poveri. Vediamo però anche la forza del messaggio evangelico, non sconfitta dalla storia e sempre capace di riecheggiare potentemente«beati i poveri, beati i miti…».I poveri si riappropriano della speranza, e allora la guerra rimane nuda e manifesta tutta la sua assurdità e inutilità, Noi siamo in questi tempi, tante guerre ma anche tante speranze non vinte e non annientate dai signori della guerra.

Noi inoltre siamo dentro alla inesorabile decadenza di una parte del mondo che ha fatto la storia e adesso usa le armi perché la storia non cambi. La storia però è già cambiata e oral’ombra della morte, non causata della guerra, ma per autodistruzione, copre molti cieli occidentali. Il futuro passa altrove e passa attraverso quei luoghi del mondo dove vivono gli esclusi, le vedove, gli orfani, i poveri; cioè le categorie evangeliche di quelli che non hanno mai contato nulla, agli occhi dei signori della guerra e dei loro complici silenziosi e opulenti. Nessuno di noi può permettersi di rimanere fuori da questa vera e propria rivoluzione dei poveri che cercano la pace.La rivoluzione, per essere efficace, deve sempre cominciare dalla sfera privata, e la distinzione tra privato e pubblico è in questo senso un inganno pensato a tavolino da una parte della cultura di cui siamo eredi. Scrive papa Francesco:” che siano la carità e la non violenza a guidarci nei rapporti interpersonali come in quelli sociali e internazionali”.

Noi dobbiamo cominciare a vivere il cambiamento modificando gli spazi privati delle nostre responsabilità. Solo l’uomo delle Beatitudini può costruire la pace e può inserirsi naturalmente nei grandi processi di pace della storia. L’uomo del potere, del privilegio, della lobby, risulterà sempre un corpo estraneo alla pace e diventerà quasi senza rendersi conto, alleato della guerra.

Quando voglio dare dei nomi alla non violenza, dico giustizia, rispetto delle diversità, pace, bene comune. Dico le Beatitudini, parole che danno nomi molteplici a questa verità unica di cui Gesù è stato il primo testimone. Gesù è testimone di non violenza, questa non violenza dai tanti nomi, che sono le beatitudini.

Quando uno ha una autorità, una azienda, un posto di comando, oppure quando un paese possiede delle risorse, non bisogna difenderle con la spada. Gesù dice a Pilato: se il mio regno fosse come il tuo, i miei avrebbero combattuto. Combattere con la spada è uccidere, è la violenza che crea solo sconfitti e nessun vincitore. Infatti la nostra storia è un fiume di sangue versato in nome del principio che senza una spada un regno non si regge. Per questo siamo sempre in guerra. «Metti via la spada» ha detto Gesù a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele, del meglio armato.

Certo a volte c’è anche da aver paura quando i potenti fanno la pace. Non possiamo mai dimenticare e sottovalutare che Gesù fu crocifisso quando Pilato ed Erode, divennero amici, fecero la pace sopra il suo corpo martoriato. Non dobbiamo chiedere alla politica nessuna difesa della religione; quante volte si sente dire ma quel tale politico, quel partito, difendono i valori cattolici. Non dobbiamo chiedere alla politica nessuna difesa della religione perché si rischia di fare della casa del Signore un mercato e una spelonca di ladri; anzi non è un rischio, è quasi una certezza.

Dobbiamo chiedere invece con forza alla politica, ai regni di questo mondo cioè, la difesa della dignità e della libertà dell’uomo, di ogni uomo, in particolare oggi dei migranti e di tutte le minoranze.

Chiediamo allora ai leaders mondiali, di fare la pace, quella vera,che non si fa sulle spalle dei poveri. Preghiamo per una pace non sulle spalle della povera gente. Per esempio una pace che preveda il continuo innalzamento degli armamenti, e quindi affami mezzo mondo, non è pace. Preghiamo allora Gesù Cristo Re della Pace. Una regalità che con l’enorme sforzo di papa Francesco si sta liberando da tutti i mantelli e le corone di costantiniana memoria, e in questo modo come seme fecondo costruisce un mondo non violento dove:”non abbiamo bisogno di bombe e di armi,di distruggere per portare pace,ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri”( Madre Teresa di Calcutta discorso alla consegna del premio Nobel  per la Pace 1979).


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Natale. Conoscere Dio e l’uomo

Ringraziamo il Signore per la possibilità di vivere più intensamente in questi giorni i nostri rapporti famigliari. Stare in famiglia, con gli amici più intimi e’ un segno di come dovremo sempre essere, quasi una rivelazione della nostra esigenza naturale di fraternita’. Purtroppo lo sappiamo, non e’ sempre così. Come mai questa esigenza di fraternita’ e’ spesso disattesa sia a livello personaLe che comunitario? La risposta del Natale e’ molto chiara.

La luce e’ venuta nel mondo e noi spesso abbiamo preferito le tenebre. Dio e’ venuto nel mondo, fra i suoi, ma sono proprio i suoi a non averlo accolto. Siamo anche noi i suoi che non lo accolgono.

La salvezza e’ venuta, l’hanno vista tutti i popoli della terra, ci ricorda la Scrittura, ma poi subito abbiamo guardato da un’altra parte.Ecco perché spesso non c’e’ fraternita’. Guardare dall’altra parte puo’ significare tante cose; ad esempio una fede intellettuale , borghese, che sa tutto del bambino, conosce anche il luogo di nascita, ma come gli Scribi non fa un passo per andare a Betlemme.

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“Dio nessuno lo ha mai visto, soltanto il Figlio unigenito che e’ nel seno del Padre, lo ha rivelato”. Dobbiamo scegliere il Dio bambino rivelato dalla Parola fatta carne, altrimenti la fede diventa un concetto intellettuale o peggio ancora un raffinato strumento ideologico, per difendere principii che al contrario non vanno difesi, ma semplicemente vissuti.

E’ spesso vero che non conosciamo Dio, ma e’ altrettanto vero che molto spesso non conosciamo neanche l’uomo, tanto lo abbiamo disumanizzato insieme al creato. Uomini respinti e abbandonati; bambini violentati con in mano non giocattoli ma armi; donne usate e gettate via. La natura depredata della sua bellezza non più al servizio dell’uomo ma merce di guadagno e profitto per pochi. Il Natale ci richiama tutti a tornare all’origine del vero rapporto tra Dio e ogni uomo.

Come possiamo fare? Dice il Prologo di Giovanni: “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Ecco un grande messaggio del Natale; Figli di Dio, uomini non disumanizzati, non si nasce ma si diventa, accogliendo Gesù e imitando la sua vita, compiendo semplicemente e senza condizioni, le Beatitudini.

“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Dobbiamo accogliere l’amore di Dio e poi subito manifestarlo. Non dobbiamo commettere l’errore, come spesso abbiamo fatto, di combattere le tenebre; non si deve combattere il male, perché è troppo più forte. Dobbiamo compiere il bene, espandere la luce, e così le tenebre sono sopraffatte. Vincere il male con il bene.

Natale insegni alla Chiesa, ad ogni cristiano e ad ogni uomo di buona volontà a fare il bene, amando i nemici senza combatterli.


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Verso il Natale 1. Un germoglio di giustizia per preparare la via al Signore

La prima lettura di questa domenica seconda di Avvento, tratta dal profeta Isaia racconta  di un germoglio che spunta da un tronco inaridito. Noi crediamo che il Signore  che viene sostiene la nostra povera vita, e anche se in tanti giorni tutto sembra arido e secco, da qualche parte spunta sempre un germoglio di speranza e di vita nuova. Noi crediamo che questo è vero, perché è lo Spirito Santo che custodisce questo germoglio, cura la sua fragilità, è attento a difenderlo da ogni pericolo: “Dite agli smarriti di cuore, coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio,” dirà il profeta Isaia.

Lo Spirito attesta che il germoglio è un germoglio di giustizia. Ecco un compito di Avvento che lo Spirito ci assegna ; lottare contro le ingiustizie, entrare nelle piaghe del mondo e mettersi come nostro Signore dalla parte delle pietre scartate.  Le ingiustizie  i soprusi, non le compie nessun demonio, ma alcuni uomini in carne ed ossa. E’ compito dei cristiani denunciare i nomi e  i cognomi degli usurpatori e dei loro complici  ad ogni livello, insieme ai nomi delle vittime.

Abbiamo l’esempio di Giovanni il Battista che preparando la via al Signore gridava forte:«Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di potere sfuggire di sottrarvi all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”.(Mt 3,8-9).

Per fare anche noi questo verso i farisei e sadducei del nostro tempo, abbiamo bisogno di riscoprire il nostro battesimo, troppo spesso ridotto ad un inutile rito di un cattolicesimo borghese ben al riparo dalla “meravigliosa complicatezza”(papa Francesco) della vita. Dice Giovanni Battista:” Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”(Mt 3,12)

Un battesimo di fuoco ci serve; ci serve la passione per lottare contro le ingiustizie, ci serve la potenza dello Spirito che abbatte tutti i muri e gonfia le vele della giustizia e della carità.

Nella Chiesa sono finiti i tempi nei quali che parlava e lottava per la giustizia e si metteva dalla parte delle pietre scartate, veniva scartato anche Lui, messo da parte in favore di cortigiani e complici di vanità. Che il Signore ci aiuti sempre ad essere dalla parte dei poveri, custodi del regno e annunciatori di Colui che sta per venire.