ConAltriOcchi blog – 以不同的眼光看世界-博客

"C'è un solo modo di vedere le cose finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi" – "There is only one way to see things, until someone shows us how to look at them with different eyes" (Picasso) – "人观察事物的方式只有一种,除非有人让我们学会怎样以不同的眼光看世界" (毕加索)


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Oltre il velo squarciato

Verso la Festa della Ascensione

Il Signore Gesù ascende al cielo. Non è più fisicamente con noi, è nel Mistero della Gloria del Padre. Questo significa anche che ormai l’uomo è nel cuore stesso di Dio , non abita più soltanto il tempo e lo spazio, ma abita il mistero di Dio.

La festa della Ascensione vuole anche dirci che non è più lecito separare l’umanità e Dio, la storia degli uomini da quella del Figlio dell’uomo, perché l’uomo già partecipa in Cristo alla vita stessa di Dio. Allo stesso modo siamo invitati, per arrivare alla pienezza del mistero di Dio, a percorrere la via di Gesù, la strada più sicura, dove il Signore ci precede e ci accompagna. Lontani da ogni spiritualismo disincarnato e da ogni eccesso devozionalista, i cristiani camminano nella storia come Popolo di pellegrini verso la pienezza.

La lettera agli Ebrei ci ricorda inoltre che “Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore (Eb 9,24). Siamo invitati cioè a percorrere la strada, a mettere i nostri passi, anche al di là del velo del Tempio. Ricordiamo che secondo la visione tipicamente ebraica, Dio abitava dentro il Santo dei Santi, al quale aveva accesso, una volta l’anno, il sacerdote che compiva il sacrificio ed andava al di là del velo.

Gesù è il sacerdote dei nuovi tempi, Lui è definitivamente al di là del velo. Il velo lo conosciamo tutti ; quando ricordiamo i nostri defunti, li possiamo vedere al di là del velo, dove nessuno di noi è mai entrato. Questo sguardo è il nostro sguardo di fede, perchè solo nella fede possiamo guardare dentro il mistero.

L’Ascensione di Gesù ci permette di penetrare nelle profondità del mistero della vita e della morte; ci fa sperimentare la comunione dei santi e il legame, rotto ma non interrotto, con i nostri cari defunti.

Il velo del Tempio , quando Gesù morì in croce – dice la Scrittura – si squarciò dall’alto in basso, non dal basso in alto. Significa questo che è Dio stesso che ha aperto il cielo, è Lui nel sacrificio del Figlio che ha annullato per sempre la separazione del cielo con la terra.

Per questo noi oggi possiamo credere e sperare, nell’attesa di poterLo incontrare dopo la morte, nella Gloria eterna del Padre.


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In compagnia dello Spirito sulle strade del mondo come missionari di Pace.

Gli evangelisti Matteo e Marco raccontano la missione di annunciare la Buona Notizia, in particolare dal punto di vista dei «Dodici», cioè diremmo oggi dell’Istituzione; Luca invece rende protagonista il popolo di Dio, forte anche della sua esperienza a contatto con Paolo apostolo dei gentili. Gerarchia e Popolo di Dio, gli uni e gli altri sono inviati insieme a testimoniare il Risorto nel mondo.

“La messe è abbondante ma sono pochi gli operai! Pregate!”( Lc 10,2) . Non si tratta qui di fare la conta del numero dei missionari, o di lasciarsi impaurire della vastità del mondo; si tratta invece ancora una volta di mettere la preghiera al centro di ogni opera di evangelizzazione. La preghiera è il luogo dove possono convivere la nostra debolezza di annunciatori e la grandezza del compito che il Signore assegna alla Sua Chiesa.

Come si fa ad annunciare il Risorto, cosa dobbiamo dire, consapevoli della nostra debolezza? Gesù dice: «non portate borsa né sacca né sandali»(Lc 10,4). Ecco in sintesi il metodo dell’evangelizzazione; non vi lasciate mai condizionare dai mezzi che avete in mano, non diventate gruppo di pressione, o gruppo di potere; andate soltanto con la forza della fede incontro alla coscienza di ogni uomo che attende una Parola di Speranza. Il cristiano missionario non è un ingenuo, sa bene di essere inviato come un agnello in mezzo ai lupi; è necessario un profondo spirito di discernimento per non essere sedotti dai lupi, che ti invitano nei loro palazzi, ti presentano ai loro amici, ti offrono i loro denari, ti espongono alle loro televisioni e così ti catturano alle loro logiche, che invece di servire si servono della Chiesa. Ringraziamo il Signore per tutti quei missionari che nel corso della storia sono andati nel mondo, poveri, liberi da ogni condizionamento, a volte vittime lungo la strada della loro miseria, ma già semi fecondi del vangelo. Chiediamo anche perdono per quelli che invece si sono lasciati sedurre dai lupi, e che hanno testimoniato solo se stessi, comodi nei loro privilegi e con le sacche piene di denari e di potere.

«In qualunque casa entriate prima dite: Pace a questa casa!»(Lc 10, 5). In un certo senso questo è l’unico annuncio necessario, la base per ogni opera di evangelizzazione. Oggi fa comodo a quelli che si sono alleati con i lupi, creare una contrapposizione tra Dottrina e Pastorale. Non esiste una dottrina che rimane vera, se la pastorale è sbagliata. Non sta in piedi una dottrina fatta di principii, con una pastorale che entra nella case facendo “la guerra”, entra nel mondo avendolo già giudicato e condannato a priori. Fra la dottrina e la pratica pastorale c’è un rapporto necessario in cui la priorità è della pastorale che annuncia la Pace, non della dottrina. Preghiamo lo Spirito che ci aiuti tutti ad essere annunciatori di Cristo Nostra Pace, camminando insieme agli uomini del nostro tempo, amandoli rispettandoli e servendoli.


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Fede in Dio e nell’uomo

Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? ” il grido del profeta Abacuc appartiene a molti. In tanti aspetti della vita spesso siamo vittime e testimoni di iniquità, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. E’ vero anche che a volte siamo complici, magari con il nostro silenzio, o il nostro voltarsi dall’altra parte. Il profeta ascolta poi la risposta di  Dio: “ scrivi la visione è una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà ”. Conclude: “il giusto vivrà per la sua fede”. Che cosa è allora la fede? E’ quella fiducia che dona la forza di combattere nell’attesa del Suo ritorno. Noi infatti viviamo l’Eucaristia “finché egli venga“nell’attesa della tua venuta”. Dobbiamo poi tenere sempre presente che la fede non è nata dal ricordo di Gesù, da qualcuno che ce lo ha raccontato solamente.

La fede è nata da una presenza, non da una rievocazione (con buona pace dei tradizionalisti che vivono una Chiesa del ricordo e non della presenza). Cristo deve tornare e noi lo aspettiamo, ma è già presente nel dono dello Spirito. Stette in mezzo a loro raccontano i vangeli a proposito del Risorto. Gesù si fa presenza, dentro una comunità che è capace di sostenere, la paura, il pericolo, ma direi soprattutto per otto giorni porta sulle proprie spalle, anche l’incredulità, la non fede di Tommaso e chissà di quanti altri. Tommaso dubita, non crede, eppure rimane dentro la comunità, e neanche nessuno lo caccia via: rimane in un gruppo che non lo esclude. Che bella la Chiesa che accoglie e non esclude, sostiene e non isola nessuno. Una Chiesa che proprio come Gesù sempre ti aspetta con le porte aperte, anzi ti viene a cercare, rispettosa perfino della nostra poca fede e delle nostre paure.

Stiamo tutti molto attenti a separare troppo in fretta la fede, la speranza e la carità, perché in fondo sono una cosa sola. Nella storia abbiamo conosciuto uomini di fede che hanno distrutto tante speranza, specialmente quelle dei poveri. Abbiamo conosciuto uomini di fede senza carità che hanno ammazzato altri gli uomini. Non è bene anche, distinguere troppo rigidamente tra credenti e non credenti. Ci sono alcuni che dicono di credere in Dio ma non credono nell’uomo; altri dicono di non credere, ma sono a servizio dell’uomo, specialmente il più debole e indifeso. E’ lo Spirito l’unico che può distinguere, nell’attesa della verità tutta intera.


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San Benedetto Giuseppe Labre testimone del Risorto

Oggi la Chiesa celebra la memoria di San Benedetto Giuseppe Labre  , “Il pellegrino della Madonna”, “Il povero delle Quarantore”, “Il penitente del Colosseo”, “Il nuovo sant’Alessio”. Così il popolo romano chiamava Benedetto Giuseppe Labre, che morì a Roma a 35 anni. Un francese che trascorse parte della sua breve vita come pellegrino, sostando in preghiera davanti alle immagini più care della Madonna e davanti all’Eucarestia.

San Benedetto Giuseppe  Labre ci sorregge in quella grande avventura dello Spirito che è la nostra vita di fede

Ha testimoniato   che la Parola di Dio è una Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia e che carezza come un vento leggero la nostra vita, spesso così difficile in tante giornate.

Ha testimoniato che la Parola di Dio è una Parola efficace che opera ciò per cui era stata mandata.

Ha testimoniato che la Parola di Dio porta in sé il gemito di ogni carne in cammino verso la pienezza, di Dio.

Ha testimoniato qui a Roma che una Chiesa in preghiera con Pietro e per Pietro è una Chiesa in cammino verso il Risorto.

Ha testimoniato come Profeta, la sofferenza della incomprensione e anche della derisione dei profeti di sventura.

Ha testimoniato la gioia del Natale con la sua devozione alla Santa Famiglia

Ha testimoniato che l’eucarestia non è un rito ma uno stile di vita, di vita eterna.

La sua testimonianza continua   lungo i secoli.

La nostra società vuole ispirarsi ai grandi principi dell’uguaglianza e della fraternità, cari all’Illuminismo, e ai principi cristiani, ma si trova a compiere una impossibile quadratura del cerchio. Fa finta di voler inserire in sé, dentro le proprie città, l’escluso, (l’immigrato, il clandestino, il senza fissa dimora, il carcerato) ma non ci riesce; perché non ci riesce?

 Non ci riesce perché dovrebbe contestare se stessa, nei propri principi costitutivi, e non ne ha il coraggio, anzi meglio non ne abbiamo il coraggio.

San Benedetto Giuseppe Labre ha avuto il coraggio di contestare se stesso, la società e la Chiesa del suo tempo;

Oggi siamo in tempi di grande inquietudine. Ci sono vari tipi di inquietudini. Ci sono purtroppo inquietudini non sane, cattive, violente, razziste, egoiste, borghesi.

La sana inquietudine invece nasce dal desiderio di allargare i confini delle nostre città, perché ci sia posto anche per quelli che sono esclusi e nasce dalla necessità di aggiornare le regole della nostra società, perché la violenza non nasca da dentro di noi; già sta succedendo.

Questa sana inquietudine, morale, giuridica, politica, religiosa, è l’ultimo lembo della nostra dignità.

San Benedetto Giuseppe Labre è anche un testimone della dignità dell’uomo, di ogni uomo.

Ci testimonia che Gesù è andato fra i lebbrosi di ogni tempo, per insegnare loro a smettere di dirsi immondi, a guardare le nostre città e scoprire che sono loro molto spesso immonde. Questa è la rivoluzione cristiana, il capovolgimento.

Chiediamo a San Benedetto Giuseppe  Labre di intercedere affinchè nessuno di noi trasformi Gesù in un profeta accomodante a misura delle nostre società.

Chiediamogli di intercedere presso il Signore per allargare i nostri confini, i nostri spazi, i nostri cuori, per accogliere i piccoli di ogni tempo.


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Alla sera della vita saremo giudicati sull’Amore

Il Vangelo ci chiama a superare le facili contrapposizioni tra giusti e ingiusti, peccato e virtù. Anche il figlio maggiore della parabola  è peccatore. Cosa ha fatto? Niente! Non ha capito l’amore. Non ha capito l’amore e con il suo occhio guardava tutto e tutti con sospetto; ricordiamo bene quando gli scribi e i farisei mormoravano contro Gesù perché “guardavano” che mangiava con i peccatori. La prima violenza è proprio quella dell’occhio; dobbiamo sempre tutti imparare ogni giorno a guardare il mondo con gli occhi misericordiosi del Padre.

Un pastore che affronta i pericoli della natura, una donna di casa che con ostinazione cerca la sua moneta di valore, un padre che sa solo correre incontro e abbracciare. Nelle parabole lucane della misericordia   ci sono queste tre immagini bellissime di un Dio che ci cerca continuamente e non trova pace fino a quando non ci ha ritrovati. Il Pastore  si mette  sulle spalle la pecora che ha ritrovata, e la aiuta così nel suo cammino di ritorno, gli rende più leggeri i passi, non la umilia con una punizione per il fatto di essersi perduta.

Dio non guarda i nostri meriti o le nostre colpe, ma prima di tutto i nostri bisogni. La donna che cerca il suo tesoro sotto la polvere, ci aiuta a credere di più nell’aiuto di Dio e in noi stessi; sotto la polvere di tanti nostri giorni, nascosto in qualche angolo dentro di noi, c’è un tesoro prezioso che dobbiamo cercare con la lampada dello Spirito. Nessuna sporcizia, nessuna difficoltà, nessun male della vita sarà mai più forte della nostra immagine e somiglianza con Dio.

Non lasciatevi rubare la Speranza è la profezia di Papa Francesco. Un padre misericordioso che corre e abbraccia il figlio; lo vuole più felice che fedele, lo vuole debole ma vicino, piuttosto che forte e lontano. Il Vangelo ci insegna a ripudiare  mentalità aggressive, perché gli uomini  non solo disarmino i loro arsenali di guerra, ma anche i loro cuori. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” – come scriveva il sacerdote e poeta del sedicesimo secolo, San Giovanni della Croce.


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Gesù è risorto! La Settimana di Pasqua nella nostra parrocchia

Monica Romano

Come ogni anno, la Settimana Santa è stata molto intensa. Tanto lavoro per organizzare le varie celebrazioni e i momenti di preghiera, le confessioni, la benedizione delle case, ma anche molti momenti di preghiera e raccoglimento, soprattutto la Domenica delle Palme e durante i giorni del Triduo. Ripercorriamo con questo post, accompagnato da una galleria fotografica, questa intensa settimana vissuta nella comunità di Santa Maria ai Monti, nella Diocesi di Roma.

Domenica delle Palme

Come da tradizione, la Messa solenne della Domenica delle Palme si è celebrata la mattina alle ore 11. Ci si riunisce prima nella piazzetta di Monti, dove si legge il passo sull’entrata di Gesù a Gerusalemme e si benedicono le palme insieme alla comunità cattolica ucraina, che per quell’ora ha terminato la Messa, mentre noi dobbiamo ancora iniziarla. Don Francesco, Mons. Guido Mazzotta, e Don Ivan (parroco degli ucraini) benedicono le palme, insieme ai Fratelli Ortodossi della Georgia, cui la Diocesi di Roma ha affidato una rettoria vicino alla nostra parrocchia. Quest’anno questo momento è stato ancora più ecumenico perché era presente anche un rappresentante di una comunità svedese riformata, il mio amico Fredrik Fallman, sinologo, professore all’Università di Göteborg.

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Dopo la benedizione delle palme, la breve processione si è avviata verso la chiesa per la celebrazione della Messa, intonando il canto “Osanna al Figlio di David, Osanna al Redentor”. La chiesa era gremita e la Messa è stata animata dal coro, quest’anno allargato dal prezioso contributo delle suore che gestiscono l’emporio per i poveri e due ragazze cinesi, Cristina e Sofia, che studiano al Conservatorio di Santa Cecilia. Anche le Messe della sera hanno registrato una notevole partecipazione popolare.

Giovedì Santo

I preparativi per il Giovedì Santo sono iniziati già martedì alle 4 del mattino, con don Francesco e le suore che sono andati al mercato dei fiori per preparare le composizioni floreali e allestire l’Altare della Reposizione. Il mercoledì pomeriggio, le suore hanno preparato delle splendide composizioni floreali – cui se ne sono aggiunte altre regalate da una generosa donatrice della parrocchia e tutte le piante fiorite bianche portate dai parrocchiani – che abbiamo disposto nell’Altare della Reposizione il giovedì mattina, mentre don Francesco partecipava alla Messa crismale presieduta da Papa Francesco. Ci sono volute come sempre diverse ore e abbiamo concluso nel primo pomeriggio. Oltre i fiori, abbiamo disposto anche il pane, l’uva e la stola – a ricordare l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio ministeriale di cui si fa memoria il Giovedì Santo.

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La Messa in Coena Domini è iniziata alle 19:30 – una mezz’ora dopo la Messa serale essendo giorno lavorativo, per favorire la partecipazione. Hanno concelebrato con Don Francesco, Don Ermanno e Don Guido, che aiutano in parrocchia e alcuni religiosi delle rettore vicine. Diversi bambini del catechismo hanno servito come ministranti. La chiesa era talmente piena che diverse persone hanno dovuto trovare vari stratagemmi per potersi sedere – come mettersi dietro al coro. Hanno letto le letture Gigi Accattoli, il nostro “vaticanista parrocchiano”, e in rappresentanza dei “giovani adulti” Anna Maria, mentre la Dottoressa Flaminia Giovanelli, Sottosegretario del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, ha letto le preghiere dei fedeli. Don Francesco ha presieduto la lavanda dei piedi per la quale aveva scelto una decina di parrocchiani tra donne, anziani e bambini.

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Alla fine della Messa, accompagnata dal Pange Lingua, la processione ha portato l’Eucarestia all’Altare della Reposizione, per iniziare l’adorazione notturna, che si è protratta fino a dopo la mezzanotte, mentre Don Francesco era a disposizione per le confessioni.

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Dopo la Messa e una sosta di preghiera in parrocchia, mia madre e mia zia sono andate a fare il tradizionale giro delle chiese per il centro di Roma e pellegrinaggio per pregare all’Altare della Reposizione. Hanno così documentato con delle foto la bellezza delle decorazioni floreali di alcune delle stupende chiese di Roma – la Basilica di Santa Cecilia, San Francesco a Ripa e Santa Maria dell’Orto.

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Venerdì Santo

La mattina del Venerdì Santo l’Altare della Reposizione è rimasto allestito per consentire alle persone, soprattutto agli anziani che non erano potuti rimanere la sera precedente, di continuare l’adorazione eucaristica, anche se in forma non solenne. Alle 15, ora della morte di Gesù, si è svolta la Via Crucis in parrocchia, e alle 19:30 la solenne Liturgia della Croce. La processione è entrata in chiesa in silenzio e don Francesco quale celebrante principale si è prostrato di fronte al Tabernacolo vuoto e all’Altare spoglio. Hanno concelebrato Don Ermanno, Don Guido e alcuni religiosi delle rettore vicine. Anche questa sera la chiesa era gremita e la gente ha presenziato con grande partecipazione, soprattutto al momento della Lettura del Passio e dell’adorazione della Croce. Hanno letto Stefania Falasca, giornalista di Avvenire, e Francesco Rui Zhang, giovane cinese della nostra parrocchia. Don Francesco ha letto la Preghiera Universale della Chiesa.

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Subito dopo la Messa alcuni di noi sono corsi al Colosseo per la Via Crucis presieduta da Papa Francesco. Com’è noto, la zona era blindatissima ed essendo noi in lieve ritardo dovuto al protrarsi della Liturgia della Croce in parrocchia fino alle 21 passate, ci siamo messi su una strada laterale dalla quale vedevamo la croce illuminata dalle fiaccole del Colosseo. Non potevamo sentire bene le parole dei lettori e poi del Papa, ma abbiamo potuto seguire dal cellulare in diretta streaming.

 

Sabato Santo

Il Sabato è la giornata del grande silenzio. La mattina fino al primo pomeriggio la chiesa – spoglia – è rimasta aperta per la preghiera personale davanti alla Croce. Don Francesco era ancora a disposizione per le confessioni. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato i preparativi dell’Altare per la Messa di Pasqua. Abbiamo preso tutte le composizioni floreali e le piante fiorite che erano state allestite per il Giovedì Santo e le abbiamo sistemate per decorare l’Altare centrale, il Tabernacolo, e il Fonte Battesimale. Anche questo un grande lavoro, ma il risultato finale ci ha ripagato di tutta la fatica, oltre la gioia di aver contribuito a rendere più bello il luogo dove è riposto il Signore e per la celebrazione della Messa di Pasqua.

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La solenne Veglia Pasquale è iniziata alle ore 22 con la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale – la Luce di Cristo – nella chiesa al buio. Don Francesco ha proclamato l’Exultet, l’annuncio della Pasqua, seguito dalla lunga Liturgia della Parola, che ha ripercorso la storia della salvezza. Tanti i lettori che si sono avvicendati – tutti parrocchiani, perché questa è davvero una festa di tutta la parrocchia. Il Coro ha intonato tutti i canti e cantato alcuni dei Salmi. Durante la Messa si è svolto anche il Battesimo di Lorenzo, che ha reso la festa ancora più bella. Don Francesco ha poi intonato le Litanie dei Santi, tra i quali gli ultimi Papi (San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II e il Beato Paolo VI), i Santi Martiri Cinesi (a significare la nostra comunione speciale con la Chiesa in Cina), e Santa Teresa di Calcutta e il Beato Gabriele Allegra, di cui conserviamo le reliquie in chiesa.

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Come si vede dalle foto, dal buio e la fioca luce all’inizio della celebrazione, siamo passati all’accensione delle candele al Canto del Gloria, fino all’illuminazione completa della Chiesa al momento dell’Alleluia, che non cantavamo dall’inizio della Quaresima. Aumentava la gioia man mano che celebravamo la memoria della Resurrezione di Cristo, mentre pregavamo i santi, rinnovavamo la promesse battesimali, pregavamo per Lorenzo, facevamo la Comunione e intonavamo il Regina Coeli e il canto finale ,”Resurrezione”. “Che gioia ci hai dato, Signore del Cielo, Signore del grande Universo” – così inizia il canto, che poi abbiamo “incrociato” dividendo il coro in due gruppi, per accompagnare la gente che usciva dalla lunga Veglia. Davvero, una grande gioia, una gioia che è di tutto il Popolo.


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Towards the Synod on youth

The Preparatory Document of the XV Ordinary General Assembly of the Synod of Bishops on the theme “Young people, the faith and vocational discernment” is guiding the process of preparation of the Pre-Synodal Meeting of March and the Synod of October.

As it is known, the Holy Father wished to accompany this synodal journey  with his personal letter to the youth of the whole world : “A better world can be built also as a result of your efforts, your desire to change and your generosity. Do not be afraid to listen to the Spirit who proposes bold choices; do not delay when your conscience asks you to take risks in following the Master. The Church also wishes to listen to your voice, your sensitivities and your faith; even your doubts and your criticism. Make your voice heard, let it resonate in communities and let it be heard by your shepherds of souls” (the letter of Pope Francis to the young people).

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By now the questionnaire of consultation, sent to the representative bodies by law (Synods of Bishops and Councils of the Hierarchs of the Eastern Catholic Churches, Episcopal Conferences, Dicasteries of the Roman Curia and Union of Superior Generals) proved to be a very useful tool. There is also the great novelty of a consultation of all young people through an Internet site, with a questionnaire about their expectations and their lives. The answers to the two questionnaires formed the basis for the drafting of the “Instrumentum Laboris”(working instrument) which will be the point of reference for the discussion of the Synod. Once again Pope Francis amazes us and encourages us to be protagonists of the Gospel and authentic and courageous witnesses of Christian life. All the young people of the world are “summoned”; they are called to make their voices heard, too often suffocated by the world of adults.

I would also remind you of the words that Jesus once said to the disciples who asked him: “Teacher […] where are you staying?” He replied, “Come and see” (Jn 1:38-39; the letter of Pope Francis to the young people).

As the Vatican has announced already, Pope Francis will canonize Blessed Pope Paul VI during the Synod of Bishops; a great gift for the youth of the world.

Let us begin this synodal journey knowing that the Lord calls us to follow Him with trust and passion, certainly He will always be with us during the journey.

 


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To live the truth

Reflection on the Fourth Sunday of Lent “laetare”

The 4th Sunday of Lent which is also called as “Laetare”, is a pause on the long journey towards Easter, marked by the fast for forty days. On this Sunday the Church was pausing for a while, interrupting the fast for a day. The liturgy has a joyous beginning since the entrance antiphon, taken from the prophet Isaiah: Rejoice, Jerusalem, and all who love her. Be joyful, all who were in mourning; exult and be satisfied at her consoling breast”, the joy of being almost close to the Easter.

In 587 B.C. the king of Babylon Nebuchadnezzar seizes and destroys Jerusalem, sets the temple on fire and deports the most useful/capable part of the population to slavery leaving back the older folk. The liturgy of today in the first reading presents us the conclusion of the second book of the Chronicles, whose anonymous author meditates on this disaster that no Israelite could ever have imagined. They looted/ plundered the temple of God. How could this happen?

The reason for deportation is – in the light of faith – the pride of the people of Jerusalem who despised, mocked and ignored the prophets – who were the truth bearers of God. It is not the temples that will save us – the temples with all that they mean of power and privilege, they will be destroyed – it is the truth of the love of God that precedes us, that saves us.

The truth that saves us is that God so loved the world that he gave his Only Son (Jn 3:16)… This verse is the pivot around which the whole history of God with man lives. God has loved, a past that however continues, lasts forever and flourishes even today. The Truth is the Good News that we should repeat on every awakening, on every difficulty, on any distrust. We are not Christians because we love God more; we are Christians because we believe that God loves us.

 In the Gospel “to love” is not abstract instead it is something concrete that which realizes in ‘giving’, donating’ and ‘sacrificing’. This is also with God who never retained anything, even his only Son, which he gave to the world so that the world may be saved in and through him. Hence, God does nothing else but giving eternally, his Son Jesus Christ, who came from the Father as an intention of good, for our life, and calls us to remove that false image of a punitive God who frightens us and in which we were often educated. Love never causes fear;

Nicodemus goes to Jesus at night. Jesus through the darkness of narrow mindedness takes him to the understanding, in the light of the world surrounding him. Let us remember that the world is not bad or evil (as states the false and ignorant spirituality), the world is just a place where freedom plays its entire game: with God, without God, against God, indifferent to God. It’s our choices that determine our exile or our liberation. The God of Jesus Christ, the revealer of the Father, is always beside us, and leaves us free to choose. We too must learn from God to respect everyone’s freedom. Listening to the Word of God means entering into this logic, that is, proclaiming the Gospel without overpowering, with the certainty that even when we move away from him, we always find him near us, because Jesus never abandoned us, even during the time of the exile. Not even in the exile of pain, of unbelief, can snatch us from the arms of his paternal love that illuminates us every night like as it was for Nicodemus.

It is necessary to note the verse 21 of the Gospel of John in chapter 3 which concludes the verses quoted by the liturgy; we have a strong expression: “to live the truth”. We are used to, to seek, to know the truth (science, philosophy), but we are not used to “to live it”. Here, while science and philosophy legitimately seek the truth, the faith instead does what is true, it completes it. What is the truth in John? The Greek term alētheia has more or less the meaning of the term mystērion in St Paul. It indicates the depth of our being where there is the synthesis between love and pain, the meeting point between the human experience and the divine presence, between freedom and the gift. For John as for Paul, the truth is a person who comes to meet us; to be true means to let ourselves to be loved by Christ who comes to meet us and to do the same with the brothers who come to meet us.

This is why in John the “Truth” is related to “the judgment” because choosing it means taking a position for or against the person of Jesus, coming to light, coming out of the superficiality hidden by the darkness. Truth is judgment because it compels a choice and requires an assessment of what we are and what we do. Christianity is a behavior.

This is the mission of the Church as it is a “sacrament”: it should always reveal Christ-Truth to be met, not as a system of doctrines to be known because there is the perennial risk of making it an ideology, a moral philosophy. Unveiling the Truth/Christ means helping men and women to descend into the deep well of their conscience and to remain there listening to the voice of the one who comes to call you them by name because only he knows what is in each of us (Jn. 2:24).

 


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Joy, praise, Love: The Pontificate of Francis

Today, March 13th, five years have passed since Pope Francis sits on the Chair of St. Peter and it shines with a unique light that manifests the working of the Spirit in the Church.

Evangelii Gaudium   Laudato Sì    Amoris Laetitita  Joy, Praise and Love. The very names of  Pope Francis’ magisterial documents give one clear insight to understanding the faith in God and the trust in man that inhabit the priestly heart of Francis. A compelling biblical joy emerges: “I announce to you a great joy that will be of the entire people”.  A joy that has entered the world and that is not reserved only to an exclusive elite of “pure”.

The one who speaks always and only of “doctrine” and separates it from the Gospel, which is its foundation, is a sad Christian and cannot be a credible witness. The disciples teach, first of all, with love, by accepting people as they are, by journeying with them, correcting them as a father would, but above all by contagiously attracting them through their coherent and joyful witness of Christian life.

If we do not “give up looking for those personal or communitarian remedies or fixes that permit us to maintain a distance from the crux of the human drama” (AL), we can not understand the “drama” of the Kerigma; the Kerigma is not a doctrine but a narrative that unfolds. Announcing the Gospel without personal involvement is an illusion, it is not only useless, but counterproductive. Without the smell of the sheep, the Shepherd is no longer a shepherd and becomes a wolf, he smells only of incense and of ink, he no longer wears the dirty clothes proper to the shepherd, but rather cloaks of the Constantinian era, which the sheep will not recognize.

Let’s go over some significant moments of the ministry of Pope Francis. At the end of October 2017, Pope Francis was in Lund, Sweden, to commemorate the 500th Anniversary of the Lutheran Reformation together with the Lutheran World Federation.

In 2016, Francis, Bishop of Rome and Pope of the Catholic Church, and Kirill Patriarch of Moscow and of all Russia (while signing a joint Declaration) embraced in Cuba. They did not propose an alliance, but pledged to walk together towards unity announcing Christ to the world. The Pope stresses that unity is realized by walking together.

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Pope Francis has also undertaken with prudence and evangelical determination a path of reconciliation and dialogue with China. This process of  reconciliation and dialogue takes up the important steps of his predecessors in this direction, especially the Letter to the Chinese Catholics, which perhaps was already conceived under the Pontificate of John Paul II and brought to light by Benedict XVI, and presents to China, in the course of a long and tortuous journey, a Church of dialogue, of mutual respect,and of mercy, a Church where one looks and works on “what unites us, rather than on what divides us”.

Pope Francis, as the bishop of Rome, has also indicated the direction that the Church in Italy must undertake. He began his pilgrimage in Italy from Lampedusa paying homage to two great prophetic figures, led by the Spirit namely, Don Milani and Don Mazzolari. In the coming weeks Pope Francis will continue his  pilgrimage in the footsteps of Don Tonino Bello and don Zeno Saltini. In the ecclesial convention of Florence, Francis once again proposed his exhortation Evangelli Gaudium to all the Italian bishops as the principal instrument of evangelization.

We cannot forget the Jubilee of Mercy which began in one of the poorest countries in the world – the Central African Republic – offering the gift of opening the “Holy Door” not only in Rome, but throughout the world, in order to reach everyone, even those most distant.

“No one has ever seen God. The only Son, God, who is at the Father’s side, has revealed him” In other words, it is God who makes himself known through the Incarnate Word in the Son of Man, otherwise this God would not be the Christian God, but rather a concept, or even an ideological instrument, and one who doesn’t say anything to our heart. The people of God need pastors who are capable of touching the heart, they do not need instructions for use.  A warm heart is like clay, more easily malleable from which little by little masterpieces are formed; in contrast, a heart that is inhabited only by instructions for use may be beautiful on the exterior, but interiorily it does not palpitate or feel and thus cannot be molded in any way.

“But to those who did accept him he gave power to become children of God”. In a certain sense, we are not born children of God, but we become his children. One becomes a child of God by accepting Jesus and imitating his life of love, spelled out in the Beatitudes. Pope Francis has made the Church be confronted by the Gospel and invites all of us to be imitators of Christ.

The language of Christianity is a universal language. It is a language of unity, but not of uniformity. Pope Francis, guided by the Spirit, teaches us daily to speak this universal language, the language of love in the joy of the Lord who comes and to praise the great things he has done for us and continues to do for us.


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Gioia, lode, amore: il pontificato di Francesco

Oggi 13 marzo sono cinque anni che sulla  Cattedra di Pietro siede Papa Francesco ed essa brilla di una luce particolare che fa intravvedere lo Spirito all’opera nella Chiesa.

Evangelii Gaudium, Laudato Si’ e Amoris Laetitia. Gioia, lode, amore. Già il nome dei documenti del magistero del Papa fanno chiaramente capire la fede in Dio e la fiducia nell’uomo che abitano il cuore sacerdotale di Francesco. Una gioia biblica emerge prepotentemente: “Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo”. Una gioia entrata nel mondo e che non è riservata solo ad una elite esclusiva di “puri”.

Chi parla sempre e solo di “dottrina” e la separa dal Vangelo, che ne è il fondamento, è un cristiano triste e non può essere un testimone credibile. I discepoli si istruiscono prima di tutto con l’amore, accogliendoli così come sono, facendo un tratto di strada con loro, correggendoli come un padre ma soprattutto “contagiandoli”, attraendoli, con una coerente e gioiosa testimonianza di vita cristiana.

Se non “rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano” (AL) non possiamo capire il “dramma” del Kerigma; il Kerigma non è dottrina ma dramma. Annunciare il Vangelo senza coinvolgimento personale è una illusione, non solo inutile ma controproducente. Senza l’odore delle pecore, il Pastore non è più pastore e diventa lupo, odora solo di incenso e inchiostro, non ha più l’abito sporco del pastore ma mantelli di costantiniana memoria, che le pecore non riconosceranno.

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Ripercorriamo alcuni momenti significativi del ministero di Francesco. A 500 anni dalla Riforma luterana, a fine Ottobre 2017, Francesco è stato  a Lund, in Svezia, per commemorare, insieme alla Federazione luterana mondiale, questo importante anniversario.

Nel 2016 Francesco, Vescovo di Roma Papa della Chiesa Cattolica, e Kirill Patriarca di Mosca e di tutta la Russia (come si firmano nella Dichiarazione, )si sono abbracciati a Cuba.  Non propongono  una Santa Alleanza, ma camminano insieme verso l’unita’ annunciando Cristo al mondo. L’unita’ si fa camminando, sottolinea il Papa.

Francesco ha poi intrapreso con prudenza e con evangelica determinazione un cammino di riconciliazione e dialogo con la Cina. Certo riprendendo gli importanti passi dei predecessori, soprattutto la Lettera ai cattolici cinesi forse già pensata sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e realizzata da Benedetto XVI. Presentando anche alla Cina nel lungo e tortuoso cammino, una Chiesa del dialogo, del rispetto reciproco, della misericordia. La Chiesa dove si guarda e si lavora su “ciò che ci unisce piuttosto che su ciò che ci divide”.

Francesco poi come vescovo di Roma ha anche indicato la rotta alla Chiesa che è in Italia, cominciando il Suo pellegrinaggio da Lampedusa, e rendendo omaggio a due grandi profeti dello Spirito come don Milani e don Mazzolari; fra poche settimane il pellegrinaggio proseguirà sulle orme di don Tonino Bello e di don Zeno Saltini. Nel convegno ecclesiale di Firenze ha donato ancora una volta la Sua esortazione Evangelli Gaudium a tutti i vescovi italiani perché ne facciano strumento principale di evangelizzazione.

Non possiamo poi dimenticare il Giubileo della Misericordia, che ha iniziato in uno dei Paesi più poveri del Mondo – la Repubblica Centrafricana – offrendo il dono di aprire la “Porta Santa” non solo a Roma ma nel mondo intero, per raggiungere tutti, anche i lontani.

«Dio nessuno l’ha mai visto, soltanto il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato». O è il Dio che si fa conoscere attraverso la Parola incarnata del Figlio dell’uomo, oppure questo Dio non è il Dio cristiano, ma un concetto, o addirittura uno strumento ideologico, ma non dice niente al nostro cuore. Il popolo di Dio ha bisogno di pastori che scaldano il cuore, non di istruzioni per l’uso. Un cuore caldo poi è come la creta, più facilmente malleabile dalla quale a poco a poco vengono fuori dei capolavori; un cuore riempito di istruzioni per l’uso è bello fuori, ma dentro non palpita e non si può in nessun modo plasmare.

“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Figli di Dio, in un certo senso, non si nasce, ma si diventa; si diventa accogliendo Gesù e imitando la sua vita di amore, che sono le beatitudini. Papa Francesco ha messo la Chiesa davanti al Vangelo e invita tutti noi ad essere imitatori di Cristo.

La lingua del Cristianesimo è una lingua universale; è una lingua di unità ma non di uniformità. Papa Francesco guidato dallo Spirito ci insegna ogni giorno  a parlare questa lingua universale, la lingua dell’amore nella gioia del Signore che viene e nella lode delle cose grandi che ha fatto e continua a compiere per noi.